Gaetano Immè

Gaetano Immè

martedì 12 aprile 2011

I VERI NEMICI DEI NOSTRI GIOVANI. DA SEMPRE.

Il Professor Ernesto Galli della Loggia è sicuramente un'eminenza. Ma   scoprire solo oggi che il nostro Paese deve  invertire la rotta  perché  i nostri  giovani di qualità emigrano a causa degli anziani che non solo non muoiono ma che oltretutto  rimangono inchiodati all’infinito su poltrone e  privilegi- sopratutto pensionistici - conquistati nel passato, grazie ad una dissennata politica della Prima Repubblica cattocomunista che non negava sussidi e privilegi a nessuno pur di riaverne il pizzo politico - il voto - , non gli fa alcun onore. Come se oggi un politico di lungo corso si lamentasse della mancanza , in Italia, di  un giornale in grado di portare avanti proposte politiche e campagne di innovazione intelligenti e formulate esclusivamene per il bene del Paese. Ribolle il sangue nel constatare com  questi intellettuali benestanti , gaglioffi  ed ipocriti,  che si lamentano - ma solo ora e solo per dare addosso al Governo attuale - e protestano per i vuoti istituzionali o culturali che impedirebbero alla società italiana di crescere e cambiare positivamente,  sono proprio gli stessi intellettuali, sempre ipocriti e gaglioffi , che avversano tutte le riforme, tutte le modernizzazioni proposte per il Paese e che si prestano a nascondere questi vuoti con le proprie persone ,con la propria attività, con la propria faccia tosta. Il Professor Ernesto Galli della Loggia è eminene pensatore da una vita, da più di vent’anni occupa spazio sui maggiori giornali. Insomma dal 1990 circa. Con il prestigio del giornale in cui scrive e con l’autorità che tutti gli hanno sempre riconosciuto, non avrebbe potuto,  nel corso di questi anni,  contribuire a migliorare il Paese , a correggere il declino di cui solo oggi si accorge e che solo oggi  denuncia ?  Una tardività ignobile, prezzolata, sospetta, da imputare, scelgo,  ad una sua " impreparazione" o ad una sua " disonestà intellettuale"? Considero il Prof. Galli della Loggia personaggio troppo colto per accreditare la tesi della " impreparazione"  ; anche un intellettuale come il Professore vende le sue idee, la sua testa, il suo cervello e , dunque , la sua onestà intellettuale, ad una fazione politica. Anche lui un Capuleti o un Montecchi. Avrebbe potuto magari rilevare che  dare una risposta alla contraddizione esistente tra lo straordinario allungamento della vita media e la pretesa idiota ed arrogante di continuare a vivere nel " Paese dei balocchi" , ad avere regole di  una società ferma a quando si moriva a sessant’anni è da pazzi schizofrenici. Invece il Professor Galli della Loggia ha seguito l’esempio di altri,  producendo e professando una sorta di qualunquismo , elitario e snob , millantando truffaldinamente qualità e nobiltà inesistenti, qualunquismo bilioso , becero e plebeo. Il caso del Professor della Loggia non è affatto raro. Anzi, di gente specializzata nel trovare nelle " mancanze attriibuite sempre ad altri  "l’alibi per le proprie nefandezze o incapacità ne è pieno il paese. Il Professor della Loggia è in buona compagia. Con persone  troppo spesso proveniienti  dai massimi livelli. E' il rifugio dei vigliacchi, che non hanno le forze per assumersi nessuna responsabilità e che vivono addossando le loro colpe agli altri ; è il Paradiso degli inutili parassiti ,  che vivono  solo per mangiare ( e che non mangiano per vivere)  e per attaccare il somaro dove vuole chi paga bene, chiunque esso sia . Insomma degli esseri molto ben pagati, dotati di più pensioni da scandalo rispetto ai normali pensionati, molto seguiti da uno stuolo di pifferi senza cervello, ma pur sempre degli squallidi epigoni,  dei molluschi senza nerbo e cuore, i veri assassini e gli autentici affossatori della nostra gioventu'.


I SOGNI SON DESIDERI, CHIUSI IN FONDO AL CUOR! NEL SOGNO TI SEMBRAN VERI E TUTTO TI PARLA D'AMOR!!!!SE CREDI , CHISSA', CHE UN GIORNO, NON TORNI LA FELICITA', NON DISPERARE DEL PRESENTE, MA CREDI FERMAMENTE, E IL SOGNO REALTA' DIVERRA'!!!!!


Insomma, mettetevi per cinque minuti nei panni di questi grandi industriali italiani, quelli che pagano anche l'iscrizione a Confindustria e ve ne accorgete anche voi che siete dei distrattoni. Tutti quarantenni o quarantacinque o cinquantenni, tanti Colaninni, tanti Gnudini, tanti " figli di famosi e rinomati capitani coraggiosi" ,  tutti semplicemente eredi di fortune aziendali creati da padri che nell'assistenziaismo statale della Prima Repubblica hanno sguazzato, si sono ingrassati, si sono arricchiti, hanno costruito con la compiacenza cattocomunista enormi patrimoni , tutti ormai più propensi verso sponde finanziarie che rendano bene piuttosto  che faticare da " mane a sera " a produrre beni e servizi da  immettere poi sul libero mercato col pericolo che poi nessuno ti si fila e  tutti o molti che hanno pure in tasca la ricetta giusta - a sentir loro - per salvare il Paese ( ma da cosa?). La Marcegaglia , un piede nella siderurgia e due piedi nell'eolico pugliese-vendoliano, Luca Cordero e Della Valle ovvero " il gatto e la volpe" che stanno vendendo alla Francia la Grande Velocità che fu loro concessa in Italia dalle Ferrovie italiane ( quando le FF.SS. erano giudate da tale Ignazio Cipolletta , un " confindustriale" che con Montezemolo alla guida ha fatto  una carriera incredibile ) e che stanno tentando una bella " acchiappata" del  " Corriere della Sera " , un " make opinions " non da poco  con la discreta regia di Paolo Mieli, compagno di una ex moglie di Montezemolo ( conflitto di qualcosa? Quien sabe, hombre ?). Davati a tanta fatica  a tirare avanti con i tempi che corrono, voce dal sen sfuggita  , ad Emma scappa  " ahhhh! Come mi sento sola risetto ai bei tempi che furono!" che significa un auspicio del Presiente di Confindustria per un veloce ritorno al panettone di Stato, visto che Lactalis viene ostacolata, che si parla di CDP come della nuova IRI, perchè no? L'onirismo non è peccato, ma la schizofrenia è una malattia mentale altamente invalidante. Quando ne soffri non puoi certo lavorare, forse nemmeno fare l'imprenditore assistito, forse solo l'imprenditore mantenuto. Tipo Agnelli degli anni belli che Pinelli immortalò.....A rivederci, Roma!


LA SINDROME DEL TIRANNO

 La scorsa settimana, da queste colonne, con un articolo sarcastico come spesso mi succede, ho interpretato come un pesce d’aprile la proposta di legge n. 4252 intitolata “Introduzione dell’articolo 4-bis della legge 15 febbraio 1953, n. 60, in materia di incompatibilità tra il mandato parlamentare e l’esercizio della professione di avvocato” presentata dal quel mozzorecchi molisano di Antonio Di Pietro. Un pesce d’aprile, una burla - ma contro se stesso - perché ad un certo punto l’ex P.M. propone che “i membri delle due camere non possono esercitare la libera professione di avvocato”. Aggiungevo che “lo stesso leader del Partito IDV, iscritto presso il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma, finirebbe col ritrovarsi in posizione di incompatibilità”. Ed in realtà, digitando in Internet http://www.ordineavvocati.roma.it/ si può pubblicamente rintracciare un ‘tale’ Di Pietro Antonio, nato a Montenero di Bisaccia il 2 ottobre del 1950 e iscritto all’albo dal 25 marzo del 1997, i cui dati potrebbero individuare propio il leader dell’Italia dei Valori. Potrebbe anche trattarsi di un caso di omonimia, ma stento a crederci. Per di più, la scheda dell’avvocato Di Pietro, presente sul sito dell’ordine forense capitolino, riporta anche altri dati (codice fiscale, indirizzo dello studio, numero telefonico) che in questa sede ometto di riprodurre anche se di pubblico dominio perché, appunto, facilmente reperibili in Internet. E allora perché quella proposta di legge n. 4252 ? Delle due una: o l’iscrizione all’albo forense costituisce una “attività di facciata” (ma, fino a prova contraria, tendo ad escludere decisamente questa ipotesi), o l’avvocato Di Pietro – oramai intriso d’odio viscerale contro Silvio Berlusconi e i legali che lo difendono – si è dimenticato anche di se stesso: come un mozzorecchi che si rispetti. Vi confesso , però , la mia verità e cioè che esiste anche una “terza via”: che " l’incompatibilità " proposta da Di Pietro valga per tutti, tranne che per uno. Come la storia dell'"immunita parlamentare " che non deve valere per altri . Sì, avete capito bene: l'immunità parlamentare deve valere solo per lui, come l' "incompatibilità" non deve valere per lui. E' la malattia mentale che va sotto il nome di " sindrome del tiranno", il quale crede di potere tutto, come una specie di semi Dio. Ne hanno sofferto Lenin, Stalin, Pol Pot, Hitler, Beria, Krusciov, Arafat, Saddam Hussein, Mussolini Benito, Mao Tse Tung. Oggi Di Pietro.


CASO TEDESCO

Il caso Tedesco - ovvero del Senatore Pd pugliese e della sua richiesta d’arresto - è un caso di ordinario giustizialismo. Ma lo è in quanto si pone come cartina di tornasole dell’intensità del morbo che ha colpito la sinistra italiana. Specialmente il Pd, che è il partito di Tedesco. Non sapendo bene che pesci prendere ,hanno tirato in ballo, per mascherare la nuda realtà, le " trappole di Berlusconi " che, per ovviare ai suoi guai giudiziari, metterebbe a nudo le difficoltà del Pd rispetto al caso Tedesco lucrandovi qualche beneficio per se stesso. Ma la tesi è ridicola, non regge, anche e soprattutto perché le ambasce del Pd e della sinistra in genere, Vendola in primis, sono endemiche e non occasionali; a parte il fatto che Berlusconi non necessita di trappole verso gli altri dal momento che sono proprio costoro che se le sono costruite da soli contando , con un vero e proprio " delirio di onnipotenza", di poter fare , in Puglia e con la Magistratura pugliese, quello che gli pare e piace.. La trappola giustizialista è scattata nei primi ’90 con la sciagurata adesione del PCI pro-tempore all’azione dei PM di Manipulite , sperando che rimanendone graziati, potessero anche vincere le elezioni. Le cose andarono diversamente con grande stizza e rancore del PCI del tempo e vinse quella Forza Italia e quel Berluconi che sarebbe dunque diventato l’ossessione sia della sinistra che dei PM. Da allora il cancro giustizialista è avanzato nel corpo della sinistra , acuendosi ulteriormente con l’alleanza con Di Pietro, simbolo supremo di una giustizia innalzata a " pura divinità" cavernicola alla quale offrire " umani sacrifici", speciale, politicizzata, pervasiva, castale che non tollera nessuna riforma, si sente al di sopra di tutto e di tutti, volendo ridurre ad una fastidiosa appendice la sovranità popolare, dalla stessa commissariata. La vicenda del Senatore Tedesco è paradigmatica non solo o non tanto per via dei suoi ingredienti classici ( la inistra sapeva benissimo che il Tedesco esercitava sulla sanità pugliese un dominio feudale , anzi, lo scelsero proprio per questo, perchè la Sanità fornisce la possibilità di ricchi appalti e dunque porta voti e " omertà" spaciata per consenso , fra cui la richiesta di arresto di un parlamentare, ma per l’ipocrisia con la quale il Pd la sta affrontando. Da un lato, infatti, vorrebbero il loro senatore - che ha sempre respinto le accuse dei Pm - arrestato dal Senato per rispetto della magistratura, dall’altro ne pretenderebbero la salvezza da parte del Pdl garantista che, per evidenziare una simile contraddizione, uscirebbe dall’aula. Cercano chi gli toglie le castagne dal fuoco, insomma.Non si scherza su faccende del genere. Non si tratta infatti di rendere omaggio a una magistratura " organica al partito" , adeguandosi alle ventate forcaiole di un certo radicalismo diffuso e mostrando, contestualmente di comportarsi ben diversamente da Berlusconi, ma più semplicemente, di leggere le carte del caso, davvero emblematico, del senatore Tedesco.Emblematico anche del conflitto fra parlamento e accusa ma non perché è sotto processo, ma per la richiesta di arresto. Non entriamo nel merito delle eclatanti storie di magistrati pugliesi con nel mirino i politici - il caso Formica è il più clamoroso , come insegnano gli oggi Onorevoli del PD Maritati , Emiliano, Scelsi, ecc ieri tutti P-M. della Procura di Bari - finite sia con assoluzioni previa demolizione politica altrui, sia con l’autopromozione politica. Leggendo le carte processuali giacenti presso il Senato, ciò che balza agli occhi è l’aspetto chiaramente di sfida al Parlamento che assume la richiesta di arresto. E’ il rovescio di quanto sventolano i giacobini da strapazzo contro quei garantisti che vorrebbero sottrarre un imputato al corso della giustizia, cioè al carcere.
Questa è, semmai, la chiave interpretativa del giustizialismo: ritenere che l’accusa abbia sempre ragione e che, soprattutto i politici, debbano sottoporsi a qualsiasi sua richiesta, carcere compreso. Una richiesta che, nella fattispecie, è tanto meno credibile quanto più si pensi che Tedesco è indiziato da oltre un anno, non è fuggito, non ha inquinato le prove, si difende come ogni indiziato, specialmente ora che, dopo tanti mesi, viene richiesto il suo arresto. Ora, non allora. Ma, dicono i neomoralisti dentro e fuori il Parlamento, occorre un segnale forte per non delegittimare la giustizia che deve essere uguale per tutti. In altre parole, occorre che Tedesco offra spontaneamente le sua mani agli schiavettoni o la sua testolina al cappio , meglio se con telecamere e mezzibusti accesi e pronti ad immortalare , per dare il buon esempio, onde legittimare la politica. Solo una sinistra schizofrenica può ragionare così. E poi hanno la faccia tosta di lamentarsi degli show di Berlusconi davanti al Tribunale...


Martedì 12 aprile 2011

Gaetano Immè









.

Nessun commento:

Posta un commento