Gaetano Immè

Gaetano Immè

martedì 19 aprile 2011

A   PROPOSITO   DI   CULTURA,  DI   CINEMA,  DI   COSTITUZIONE

L' articolo  9 della Costituzione stabilisce che " La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica " mentre l'articolo . 33 sancisce che " L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento".Le norme costituzionali sull’organizzazione della cultura e dell’arte si sistemano principalmente intorno a due distinti poli d’attrazione: da un lato l’art. 9 Cost., a norma del quale «la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura» e tutela altresì «il patrimonio storico e artistico della Nazione»; dall’altro, l’art. 33 Cost., secondo cui «l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento».Per ciò che attiene il 1° comma dell’art. 9, questo, nell’attribuire alla ‘Repubblica’ compiti di promozione culturale, non consente (né presuppone) un’ingerenza del potere politico sulla spontanea evoluzione della vita culturale. Una siffatta interpretazione è, infatti, esclusa dall’art. 33 Cost., che tende proprio ad impedire la formazione di un’arte o di una scienza ‘di Stato’ e che, anzi, assicura una tutela ‘privilegiata’ alla libertà di manifestazione del pensiero in materia artistica e scientifica. Il dovere di promozione culturale non può, pertanto, tradursi in una pianificazione della cultura da parte dell’apparato pubblico, ma impone un’azione statale finalizzata alla realizzazione del valore della libertà dell’uomo in campo artistico. Il Costituente ha, dunque, avvertito la necessità dell’intervento pubblico, inteso non come intervento ‘di parte’ o ‘politico’, ma come intervento ‘imparziale’ o ‘neutro’, in forza del quale l’incentivazione culturale dello Stato, per essere legittima, non deve essere tesa a soddisfare le esigenze politiche della maggioranza o a realizzare interessi economici, ma deve essere indirizzata prevalentemente a sostegno delle posizioni di minoranza. Il fine perseguito dalla Costituzione è, dunque, la crescita del pluralismo culturale, in quanto strumento di sviluppo della personalità dei singoli e, quindi, della collettività.

Siccome sono questi gli articoli della nostra Costituzine che riguardano "lo spettacolo" in genere , se ne devono trarre alcune conclusioni chiare. Una, prima fra tutte, propedeutica : che la Costituzione parla di " promozione" della cultura, non di finanziamento nè di mantenimento della stessa.

La prima affermazione costituzionale è che il suo dettato  vieta il finanziamento completo di un'opera ( cinema, teatro e quel che volete) propro perchè con questa mossa si realizza il contrario di quel che la Costituzione vuole: e cioè che
" una maggioranza" politica - intesa sia come espressione squisitamente politica vincitrice delle ultime elezioni politiche che come " aspetto burocratico della gestione concessoria" , rete umana che dunque si pone fra la volontà politica e l'attuazione pratica del precetto  - usa la cultura come un qualisiasi strumento di propaganda politica. E dunque proprio nel nome della libertà di cultura bisogna essere assolutamente contrari al completo finanziamento di qualsiasi opera.

Dunque resta aperta la via per un intervento statale che sia veramente  " di promozione" alla cultura, non dovendo mai essere di " finanziamento" completo o addirittura di " mantenimento" , perché lo esclude la Costituzione  stessa.

Per poter attuare questa promozione culturale necessita prima risolvere un problema fondamentale, cui avevo prima accennato. E' noto come " il sistema burocratico" possa avere più potere del " sistema politico ": basta pensare all'esistenza in Italia dei così detti " poteri forti" che nulla hanno ha che spartire con il " potere politico " ma che lo condizionano. Ma se " i poteri forti culturali" si perpetuano nel tempo, ininterrottamente,  essi costituiscono un attentato alla Cotituzione perché cercheranno di congelare , di anestetizzare la volontà politica quando questa fosse contraria al loro interesse politico ed economico. Fuori di metafora e precipitanto nel concreto : questi poteri forti culturali durano decenni e decenni e quindi svariate legislature politiche , mentre il potere politico ne dura cinque di anni. Sarà dunque facile per i poteri forti , quando dovesse vincere  un potere politico contrario al loro credo politico ed economico,  imporre nei fatti " promozioni" ed anche " finanziamenti " secondo  la loro specifica volontà. In questo modo si tradisce la Costituzione e dunque il popolo sovrano.

La soluzione " a pioggia" ( un poco a tutti ) è contraria allo spirito dela Costituzione, perché i Padri costitunenti, ben consapevoli del normale avvicendamento al potere politca della Repubblica Parlamentare, vollero propio sia con l'articoolo 9 che con l'articolo 33 fissare un principio equo, corretto e democratico: ogni potere politico gestisca il suo potere come meglio crede, così come fa del suo potere politico. Sarà poi il popolo alle prossime elezioni politiche a promuovere o a bocciare il suo governo, anche nei confnronti della cultura e dello spettacolo. Credo che scandalizzarsi davanti a quest'affermazione sia proprio comportarsi come una vecchia mignotta che finge di essere una pudica ed illibbata verginella.

La conclusione è scontata: siano gli strumenti del potere politico vincitore delle elezioni a esprimere a chi dare sostegni , promozioni e simili. E se ne assumesse anche la responsabilità culturale e politica, così la piantiamo questa storia miserabile di soldi nostri  regalati a chi li ruba. Che ci sia un responsabile " politico" di questo, un responsabile che non si nasconda dietro l'alibi della cultura. Insomma, dare, come vorrebbero invece i politici di sinistra, un poco a tutti, a pioggia, è una nefandezza  ed una offesa alla Costituzione.

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IPSE DIXIT ! CHE ILLUMINATI! CHE FRASI  STORICHE !

1
Intevistato  sull'Italia da Nice Matin, pochi giorni orsono, il Signor Neri Marcorè ha sentenziato testualmente:" La sinistra italiana ha commesso l'errore di consentire a Berlusconi di scenderein politica." Che idioti gli Occhetto, i D'Alema, i Fassino ecc: " bastava chiedere a Neri Marcorè come dovevano fare nel 1994. Bastava uccidere Berlusconi, oppure ordinare alla magistratura di rinchiuderlo in un gulag o gettare nelle foibe milioni di elettori che lo avrebbero votato, oppure ordinare all'amichetto di merende  O.L. Scalfaro di sollecitare quel Parlamento di pusillanimi di quei tempi a modificare anche l'articolo 1 della Costituzione, oltre che l'articolo 68,  inserendovi  un  semplice ulteriore comma . Questo:" Le elezioni politiche non sono valide se la maggioranza dei voti non va al PCI".

2

E sempre su Nice Matin, anche il Signor Stefano Accorsi, stessa intervista del Signor Neri Marcorè, ha dichiarato che
 " Visto che in America hanno messo in  galera Al Capone per evasione fiscale, speriamo che arrestino Berlusconi per istigazione alla prostituzione". Frase senza logica . Frase ad effetto. Da attore. E se una volta tanto i Magistrati arrestassero anche gli imbecilli ? Quanti attorucoli resterebbero in libertà? Quanti nani? Quante ballerine? Quanti?

3.
RAI Radio Due , trasmissione " 28 minuti" di pochi gorni fa. La Signora Palombelli, la moglie del famoso politico Francesco Rutelli ( uno dei leader del " grande centro" politico italiano, una sorta di emulsione di post fascisti, di post - repubblichini e di vetero democristiani) , parlando con Mario Orfeo , il nuovo Direttore della " velina dei Caltagirone " qual'è il Mesaggero di Roma,  della disavventura giudiziaria occorsa a Gaetano Gifuni, strapotente Segretario Generale del Quirinale per svariati decenni nonchè padre di attore famoso ( che fa l'attore mica perché figlio d tale padre! a che pensate sempre a male!) esprimevano il loro candido stupore sul rinvio a giudizio del Gifuni stesso. Il loro stupore, hanno poi chiarito, dipendeva dal fatto che l'accusa era inconsistente in quanto concentrata sul fatto che il Gifuni " avrebbe"indotto un falegname che lavora per il Quirinale a fargli a prezzo stracciato un mobiletto che normalmente ha un costo di 2.000/3.000 Euro". Quale acume! Quale sguardo d'insieme! Quale respiro costituzionale e democratico! In verità i due recitavano un gag radiofonica degna del " Gatto e la Volpe" di Collodi, utile per i rimbcilliti che danno loro retta e credito. In realtà - ve lo sussurro in un orecchio- S.E. Reverendissima Dottor Gaetano Gifuni è stato incriminato e rinviato a giudizio non certo per  la fregnaccetta che la Palombelli e l'Orfeo si sono letteralmente inventata, ma ( testuale) " ...reato di peculato per aver realizzato una villa abusiva dentro la tenuta Presidenziale di Castel Fusano senza la relativa licenza  e per averne fatto godere, senza che ne avesse avuto titolo alcuno, il nipote dell'imputato....".


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LA " MALA   EDUCACION " DISTRUGGE.

Crescere figli è mestiere ingrato, difficile, anche pieno ditrabocchetti, di pericoli enormi, ma è un percorso animale, intellettuale e genitorale che tutti, chi più chi meno, dobbiamo compiere. E non è detto che si sia tutti in grado di assolverlo in mod da giovare ai figli, da essere loro di aiuto, di esempio, di riferimento. Insomma è certo che il mestiere più facile e più difficile del mondo è proprio quello di genitore. Bisogna esserne consapevoli, ci vuole sensibilità, cultura, senso di responsailità, fermezza, autorevolezza, ecc. Sono doti che non tutti possedono così che non tutti svolgono quel compito naturale come dovrebbero.

Cito l'esempio di una mia cara amia la quale, abbandanata dal marito con due figli bambini( il maschio di 10 anni e la femmina di due anni ) la quale, non essendo in grado di ritrovare la propria autostima se non nella sua animalesca femminilità ( non è un'offesa ma una constatazione che riguarda quasi tutte le donne tradite dai mariti che non trovano lenimento a quella ferta se non esibendo al colto ed all'inclita un altro uomo, l'amico dunque, che soggiaccia al suo , diciamo, fascino femminile così bistrattato dal marito fuggiasco, invece che ritrovare la propria autostima nella pedagogia dei figli, nel proprio lavoro, in qualche hobby, ecc) accolse dentro casa il nuovo " compagno" dopo  soli sette mesi, dando vita così ad una convivenza nella quale il nuovo compagno cominciò a recitare - per suo lenimento - il ruolo di " pater familias" con i figli di lei. Non essendo poi qquesta amica , capace di tutelare il figlioletto nè di mettere in riga il compagno, ne nacque un conflitto ferale che portò il ragazzetto a scappare di casa e la femmina a soffrire di anoressia. Purtroppo per la mia amica il ragazzo crebbe abbandonato sestesso e la droga lo uccise all'età di ventisette anni.

Insomma, si educa un figlio solo assecondandolo in tutto, ma anche con dolorosi ma necessari divieti. E' più educativo un no, giusto , che centomila si detti più per lassismo, per egoismo  che per pedagogismo. E questo vale anche per le ideologie che tutti i giovani maturano. Se si vuole il bene dei figli, se si vuole la loro maturazione e non la loro faziosità, se si vuole educarli al succo aristotelico e profondo  della democrazia, allora anche sulle idee dei figli occorre essere in grado di intervenire. Non certo frapponendo ostacoli e divieti traumatici alle loro nascenti idee politiche ed ideologiche , non certo compiacendosi nello scoprire come il  giovane stia assumendo la stessa ideologia dei genitori compiacendosene  - spesso accade, spesso, troppo spesso - con luciferino e miserabile orgoglio ( come un tifoso romanista chefa crescere il figlio da romanista )  ma inducendoli alla conoscenza della verità dei fatti, illustrando loro anche e sopra tutto  le ragioni  degli altri,  insomma facendo quel'opera pedagogica, sottile , dolorosa, culturale e meravigliosa  che poi la natura stessa conclude con la maturazione del giovane che lo spinge - formula ben nota al mondo serio della Scuola - a possedere quelle capacità di analisi e di sintesi che gli consentiranno di rielaborare autonomamente ogni problema.

Così l'irriducibile tifoso romanista o laziale o interista sarà orgoglioso del figlio irriducibile come lui, il sessantottino come fosse un titolo di merito e non una vera e propria menomazione intellettuale; così il genitore sessantottino extraparlamentare degli anni settanta mostrerà con orgoglio il figlio che, da lui incoraggiato ed assencondato a quellasola ideologia, è ormai un " piccolo Giuliani", un blak blok che non considera altra ragione che la sua e per il quale la democrazia vale solo se comanda lui. La perpetuazione della specie. Disgraziatamente questa è la spiegazione del detto " la madre dei cretini è sempre incinta".


Vittorio Arrigoni non era un " pacifista", era , al contrario, un " militante antisemita " come lo erano, se ricordate, le due Simone, come lo era Giuliana Sgrena. Era un tifoso di Hamas, di un'organizzazione antiisraeliana che pretende l'abbattimento dell'unica democrazia orientale che è, appunto, solo quella di Tel Aviv, un supporter di Yasser Arafat, un delinquente che ha intascato pesonalmente i miliardi che il mondo regalava alla causa palestinese e che ora ha lasciato ala moglie. Hamas lo ha ucciso, non altro. Ma, spudoratamente Hamas continua ad ingannare il mondo , perché continua ad esibire la foto di Arrigoni vicina a quella della volontaria che, invece, morì sotto i carri arati israeliani. Specula sulla morte, questo è Hamas, questi sono i loro supporters, i loro tifosi.Canaglie. Gentaglia.  Pretendere, come ora fa la madre, che il corpo senza vita di Vittorio - ripeto ucciso dagli stessi fedeli di Hamas di cui perorava la causa senza alcun cedimento a riflessioni veritiere  - è usare la morte di un figlio per strumentalizzare e perradicalizzare le contrapposizioni ideologiche. Non è un linguaggio di npace, ma di guerra. Come era anche il linguaggio di Arrigoni Vittorio. Il dolore di una madre , la dspeazione di un padre sono da rispettare, a prescindere. Ma non devono nè possono impedire che l'esercizio democratico di esame dei fatti venga conculcato dalla pietà.

Adesso sarà chiaro, spero,   a tutti , per chi  e perché è morto Vittorio Arrigoni. Ed abbiano il coraggio di tacere, di vergognarsi,  questi melensi ipocriti che ne infangano la memoria  chiamandolo " pacifista" , a Vittorio, che era propro il contrario del pacifista, per educazione e per volontà familiare  ,  non per grazia  ricevuta.



UNA VERA INDECENZA QUEL CARTELLONE O QUESTO PRESIDENTE ?


Roberto Lassini, quello che si è assunto la paternità dei famosi cartelloni di Milano "Via le B R  dalle Procure "  , Sindaco di Turbigo,  era stato indagato dalla Procura di Milano, tenuto in galera per due mesi e, dopo essere stato sputtanato in affetti, famiglia, lavoro, professione e politica, rimandat a casa senza scuse perché estraneo ai fatti contestati. Siccome in Italia, come in tutti i Paesi dei Campanelli e delle Banane , i Magistrati sono gli unici che godono di privilegi e di immunità reali e medioevali, nessuno ha pagato per quell'errore. Eppure se un Magistrato ti tiene in carcere e sei innocente, commette un reato che si chiama " sequestro di persona". Chi paga? Come nessuno ha pagato  per quei venti e passa processi addossati al Signor Silvio Berlusconi e dai quali il medesimo, fra assoluzioni e prescrizioni, ne è uscito pulito ( perché la prescrizione non è una mancata condanna come dicono le anime belle ignoranti e gaglioffe, ma solo una rinuncia volontaria ed unilaterale  da parte dello Stato ad interessarsi di un " eventuale reato" che, inoltre, dovrebbe anche essere comprovato), come nessuno ha pagato al Signor Romano Prodi l'indennizzo dovutogli per avere dovuto interrompere il suo Governo a causa delle false accuse a Mastella da parte del P.M. De Magistris, come nessuno ha indennizzato il Signor Silvio Berlusconi per aver fatto cadere il suo primo Governo del 1994 sulla base di false accuse infamanti, come nessuno ha indennizzato il signor Mannino, il Signor Andreotti, il Signor Carnevale, ecc. Che Lassini dunque potesse essere incazzato con la Pèrocura di Milano credo rientri nell'ordine delle cose. Che ne sappia io - in caso contrario ditemelo, vi prego! - non credo che Napolitano abbia mai detto qualcosa per difendere un Presidente del Consiglio  Italiano, comunque si chiami, dagli attacchi sconsiderati, velenosi  che stampa, radio e televisoni giornalmente gkli gettano addosso. Ha detto qualcosa il Siignor Napolitano sul fatto che la Procura di Milano abbia registrato e dato alla stampa intercettazioni del Presidente del Consiglio che sono state illecitamente raccolte  dalla Procura di Milano? Ha detto qualcosa il Signor Napolitasno sul fatto che la Procura di Milano pretende di stuprare la Costituzione arrogandosi il potere di processare un Parlamentare che invece va processato dal suo giudice naturale che è il Tribunale dei Ministri? Ha dato qualche logica spiegazione il Signor Napolitano sul fatto che, alla faccia della Costituzione, lui ed i suoi compagnucci O.L. Scalfaro e Ciampi hanno nominato undici Giudici costituzionali su quindici  totali , pescandoli fra i simpatizzanti del cenmtrosinistra? Ha detto nqualcosa il Signor Napolitano per diciassette anni di ingiurie, di offese, di contumelie che quotidianamente gli schizofrenici della sinistra vomitano sulla maggioranza attuale ? Questo nridicolo Capo dello Stato, impresentabile, fazioso, inguardabile, forse anche peggiore di Ciampi e di Scalfaro, se ne sbatte altamente di chi patisce i soprusi della Magistratura, lui pensa solo agli ordini che gli arrivano dai compagni che lo hanno " depositato" a far da palo sul Colle. Il 2013 non è lontano! Aria, aria, Napolitano, ai giardinetti coi nipotini.


Roma martedì 19 aprile 2011

Gaetano Immè





   





 

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