Gaetano Immè

Gaetano Immè

domenica 3 aprile 2011

SICCOME STANNO TUTTI ZITTI E MOSCA , TOCCA SEMPRE A ME SVERGOGNARE IL CAPO DELLO STATO


Se i paladini della Costituzione, giornali, persone, partiti, santoni, paraculi vari, ecc che colorano di viola e riempiono di menzogne gaglioffe e truffaldine le nostre belle piazze si prendessero la cura di leggerla e di studiarla, una buona volta, questa nostra benedetta Costituzione , si accorgerebbero – avendone le capacità intellettive, ovviamente - che quello che accade tra Governo, Csm e Colle è uno scontro istituzionale senza precedenti che sta facendo scempio della Costituzione stessa. Sia chiaro : che la magistratura si fosse ormai arrogato il diritto di intervenire a gamba tesa sull’attività svolta dal Potere legislativo e da quello Esecutivo lo sapevamo fin troppo bene dal 1993 e dunque, che il Csm abbia minacciato fuoco e fiamme non appena presentata la bozza di riforma della giustizia da parte del governo, non è certo una novità. Non solo questa “ casta “ gaglioffa ha stuprato la Costituzione nel 1993, ma ad ogni piè sospinto insistono con le consuete minacce , questi gaglioffi ed impuniti stupratori della Carta. Ma quello che sconcerta ( lo dico per gli altri, per tutte le anime belle che credono in questo “comunista dentro” – a me non mi incanta di certo - ) è l’incostituzionale atteggiamento che sta tenendo nella vicenda la Presidenza della Repubblica nel viscido silenzio ossequioso e vigliacco dei famosi “scribi “ dalla schiena dritta. Per prima cosa voglio ricordare che il Capo dello Stato presiede il Consiglio Superiore della Magistratura. Ma è meglio dire “ lo dovrebbe presiedere “ , visto che si tratta di una prerogativa che Napolitano, al contrario di Cossiga, non ha mai esercitato. Proprio in una occasione così delicata come quella che si va profilando, avremmo auspicato che Giorgio Napolitano, per un minimo di decenza istituzionale se non per onestà intellettuale, si sarebbe preso la briga di salire a Palazzo dei Marescialli e rammentare ai magistrati che tra le prerogative loro assegnate dalla Costituzione non v’è quella di porre il veto né di esprimere pareri su proposte di legge. Se non ricordo male, un vero Presidente della Repubblica, oggi deceduto, ma a quel tempo non certo schiavo di alcuna parte politica né costretto a ripagare i suoi “grandi elettori” ( come accade a chi pur di okkupare il Colle ha accettato di andarci con il voto dei suoi soli compagni di partito) con complicità ed omertà quando non con veri e propri “ concorsi”, si presentò davanti al CSM , che voleva porre veti a leggi parlamentari, con la scorta di Carabinieri minacciando lo stesso CSM di azione giudiziaria qualora il CSM avesse deliberato al di fuori delle sue prerogative costituzionali. E’ sciocco illudersi che un coniglio possa per un giorno diventare non dico un leone, ma quanto meno una persona dignitosamente autonoma. Ma che il Presidente si spingesse, egli stesso, ad uscire fuori dall’alveo dei poteri che gli assegna la Suprema Carta, questo non possiamo certo tacerlo né non denunciarlo ad altissima voce. Perché certi assegni bancari, una volta emessi, anche in occasione di nomine istituzionali, prima o poi, anche se postdatati, vanno onorati e pagati: Giorgio Napolitano da giorni lavora alacremente per convincere il governo a modificare la norma relativa alla responsabilità civile dei magistrati. Intendiamoci, nel merito anche questo blog considera quell’ipotesi di responsabilità del Giudice legata alla “violazione manifesta del diritto” una fattispecie troppo astratta e fumosa che va sicuramente messa meglio a punto, ma questo nulla ha a che vedere e nulla può giustificare l’invadenza anticostituzionale del Colle.

Anche in questo caso, la lettura della Costituzione aiuta a rammentare che i margini di intervento del Capo dello Stato riguardo all’iter legislativo attengono il cosiddetto “ potere di veto (art. 74 cost.)” e basta: “Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, con messaggio motivato inviato alle Camere può chiedere una seconda deliberazione. Se le Camere approvano nuovamente la legge deve essere promulgata”. Stop. Andare oltre significa esorbitare dai poteri che la Costituzione assegna al Capo dello Stato.

Se poi si considera che, nel caso specifico, questi è anche Presidente del Csm, l’invasione è ancor più patente e, dunque, inaccettabile. Silenzio assoluto e perciò assordante dei vari “ sinceri democratici”, dei vari e variegati “ difensori della Costituzione”, di Repubblica, del Corriere della Sera, di Bersani, di Di Pietro, di Vendola, di Ferrero e di tutte le anime belle ed i poteri forti che si indignano quando fa loro comodo. Alla faccia della verità e della coscienza.

Ecco perché, con il dovuto rispetto personale e la totale disistima istituzionale ( che appartiene alla sana critica politica, come dare del “buffone” ad un uomo politico ) occorre intimare al Presidente della Repubblica di stare nel suo orto e che pensi piuttosto a tenere dritta la barra del proprio ruolo istituzionale. Che si occupi di più della Presidenza della Camera , una vergogna costituzionale e istituzionale piuttosto che aiutare Palazzo dei Marescialli a tramutarsi nella camera unica della repubblica delle toghe.


TUTTI SANTONI A SINISTRA

Sinite ….populum venire ad me……., siamo passati ormai alla fase “profetica”. il nostro amico Saviano ha cominciato ad incantarci con rare perle di saggezza, con impensabili insegnamenti di vita. Magari poi vieni a scoprire che l’accusa di plagio se l’è beccata non solo da tale Di Meo, un giornalista de Il Roma di Napoli, ma anche – recentemente – dal Direttore di un giornale albanese. E poi, che ne sai, non c’è due senza tre, chi la fa l’aspetti, chi troppo vuole nulla stringe, ecc. Vi sento già, birbaccioni, a sussurrare, credendovi fuori onda come Fini a Pescara, “ eccone un altro “, dopo Jovanotti, Vissani , Vanna Marchi , Scalfari, Aiazzone, Trabucchi, Camilleri e Frate Indovino, un altro santone, un grandissimo “ PARA-GURU” anzi, che ci vuole indicare la via giusta per riequilibrare il nostro pensiero. Chissà perché gli intellettuali di sinistra, anche e sopra tutto quelli “ sedicenti”, si ergono tutti novelli Sai Baba o Para Mansa Iogananda se non proprio a Santoni ormai vicini a Dio, anche se vanno “ per l’alto mare aperto” con un bellissimo yacht di qualche Ingegnere italo-svizzero? Non so, devo dire però che la lista proposta dallo scrittore partenopeo è un simpatico esercizio di ipocrisia mentale al quale intendo contrapporre la lista della Giustizia Giusta, ovvero le dodici cose ( mi voglio limitare amici, limitare solo a dodici) che mi renderebbero felice se in Italia ci fosse una riforma tale da consentirci di poter far affidamento su una Giustizia Giusta. Eccovi il mio dodecalogo , non sarà come quello di Mosè Saviano, non avrò le telecamere puntate addosso, non sarò irradiato in tutta Italia grazie a RAI3, non incasserò sopra tutto la bellezza di 250.000,00 Euro per tre orette di trasmissione da Fazio, insomma non sarò un grandissimo “ PARAGURU” come Saviano Roberto, nato ed allattato nel rispetto della legge e della legalità senza se e senza ma ( tanto è vero che ha il padre imputato di truffa ai danni di una USL della Campania)), ma qualcosa ho anch’io da elencare, eccole.1 ) Sapere che per la strage di Bologna, di Brescia, di Piazza Fontana e per tutte le stragi italiane irrisolte esistono, Dio santo, dei colpevoli; 2)Sentire un giudice chiedere pubblicamente perdono agli eredi di Enzo Tortora; 3) Verificare che la legge è uguale per tutti…anche per Berlusconi , per Dell’Utri ed anche per i cittadini italiani; 4) Constatare che I processi si celebrano in Tribunale e non altrove ( tipo Annozero o In mezz’ora ) e che un imputato non è colpevole fino a sentenza definitiva emessa da un Tribunale e non da Repubblica ; 5) Constatare che I giudici di Milano sanno perseguire altri reati all’infuori di quelli – presunti ed adattati– del Signor Silvio Berlusconi; 6) Constatare che chi sbaglia paga, sia se indossa una toga da giudice sia se indossaq un camice da medico ospedaliero o la cravatta di un ingegnere edile progettista; 7) sentire con le mie orecchie che il totem dell’obbligatorietà dell’azione penale è una vera mega stronzata; 8) Vedere che un processo non si incardina e non si dibatte con due giudici amici e colleghi oltre ad un avvocato ( difesa ) estraneo ai primi due e che ha già perso 2-1, ma da un Magistrato inquirente , un Magistrato giudicante, che non sono amici e colleghi, ma che appartengono a carriere diverse ed un avvocato ( della difesa) che nulla abbia a che vedere e spartire con gli altri due; 9 ) Verificare che la Giustizia è amministrata davvero in nome del popolo e che oltre alla certezza della pena esista in un carcere che non sia un luogo di tortura di Stato; 10): Verificare che i CSM, due , pensino ad applicare le Leggi e non a criticarle; 11) verificare che , come impone la Costituzione, la Corte Costituzionale sia composta da quindici Giudici super partes e non da 10 Giudici scelti dalla sinistra e solo 5 scelti da quelli di centrodestra perché questo non viene indicato dalla Costituzione ma solo da quell’altro totem che è stata la “ concertazione ed il consociativismo” fra sinistra e DC per troppi lustri. 12) Verificare che sia stato rimesso in piedi tutto l’articolo 68 della Costituzione così come lo avevano voluto i padri costituenti e che serve per consentire la coesistenza, nel rispetto della Costituzione, della Magistratura con la Politica eletta senza che nessuno dei due poteri possa sopraffare al’altro. Saviano? Se ci sei batti un colpo.


SULL’ACQUA LA SINISTRA E’ IDENTICA A QUELLA DEL 1950 QUANDO SBRAITAVA CONTRO LA LEGGE TRUFFA CHE TRUFFA NON ERA.


Un milione e quattrocentomila persone sono state ingannate e truffate: gli è stato chiesto di firmare contro la ‘privatizzazione’ dell’acqua e contro gli aumenti tariffari, quando in realtà stavano firmando per consegnare alla casta il controllo delle risorse idriche. In Italia, infatti, l’acqua non è mai stata privatizzata e nessuno propone di privatizzarla: semplicemente, il nostro paese si è parzialmente allineato agli standard europei che prevedono di affidare il servizio idrico tramite gara.

Solo in questo modo è possibile costruire una cornice legale e regolatoria favorevoli agli investimenti necessari in tutto il ciclo idrico, dalla captazione delle acque fino alla depurazione. L’alternativa, naturale conseguenza dell’eventuale vittoria dei sì ai referendum, è la gestione politicizzata, clientelare e sprecona che ci ha portato nell’attuale situazione in cui più di un terzo dell’acqua va sprecata e troppi comuni sono ancora privi di impianti di depurazione decenti. La normativa esistente è per molti versi inadeguata, ma occorre farle fare dei passi avanti verso una maggiore apertura al mercato, non un balzo indietro verso un passato partitocratico che nessuno rimpiange.

Ecco in poche righe il significato del decreto Ronchi e di una campagna pilotata e strumentale che è riuscita a raccogliere un milione e quattrocentomila firme. Vi invitiamo a partecipare al dibattito commentando quella che ai nostri occhi appare come una riforma essenziale, che risponde prima di tutto alla richiesta di efficienza da parte dei cittadini.

E’ la classica battaglia del buonsenso contro il populismo e l’ideologia. Se avessero spiegato ai firmatari dei quesiti che stavano firmando contro il principio della gara pubblica per l’affidamento dei servizi idrici, in favore della gestione da parte della Casta, moltissimi avrebbero cambiato idea. Nessuno ha mai messo in discussione la proprietà pubblica della risorsa idrica: i firmatari si scagliano contro la 'privatizzazione', in realtà la loro è una guerra ideologica al mercato, alla concorrenza, all’idea democratica del “chi consuma paga”. Spero però che il dibattito referendario possa servire per informare i cittadini delle vere questioni aperte: la gestione pubblica spreca più del 30% di acqua, intere regioni sono afflitte da carenze strutturali, le reti fognarie sono carenti. Mancano all’appello almeno 60 miliardi di investimenti. Solo una modernizzazione del settore idrico che replichi le migliori esperienze dell’energia elettrica può portare a maggiore qualità e minori sprechi. Altro che “ privatizzazione dell’acqua”, ovvero una megacazzata.

domenica 3 aprile 2011

Gaetano Immè

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