Gaetano Immè

Gaetano Immè

domenica 15 maggio 2011

  

DALL’USO POLITICO DELLA GIUSTIZIA ALLO SFRUTTAMENTO DEI CADAVERI DEI GIUDICI MASSACRATI DAI LORO STESSI COMPAGNI.


Chissà cosa ritengono di aver fatto tutti quei media compiacenti che hanno inneggiato alla decisione del Presidente del Tribunale di Milano Livia Pomodoro di srotolare sulla facciata del Tribunale milanese le gigantografie di due Magistrati e di un legale ( voglio ricordarli: il Pm Emilio Alessandrini, il giudice Guido Galli e l’avvocato Giorgio Ambrosoli) che i terroristi di Prima Linea ( nella quale militava anche tale Giuliano Pisapia , ricco figlio di noto avvocato milanese , insieme al figlio di tale Donat Cattin , ricco e potente Ministro del Lavoro della DC conservatrice ) ed i mafiosi amici di Michele Sindona uccisero, a cavallo degli anni 70-80, nel capoluogo lombardo. Ricordare ed anche esaltare le vittime della cieca violenza di chi considerava la legge ed i magistrati il “ braccio armato del regime democristiano e della classe borghese “ e pensava che colpendo alcuni di loro si colpisse il cuore dello Stato, non solo è giusto, ma anche doveroso. Un paese, infatti, che non abbia la corretta percezione del proprio passato, non può affrontare seriamente il proprio futuro. Non sto quindi discutendo o criticando la decisione del Capo dello Stato di dedicare una giornata della memoria degli uomini di Legge uccisi dai terroristi e dai mafiosi e tanto meno il legittimo orgoglio della Magistratura di esaltare i propri martiri sacrificati dai terroristi nel nome di quell’ideologia pazza e farneticante che venne e che viene ancora cullata e vezzeggiata da una minoranza elitaria , snob e piduista della stessa Magistratura , minoranza che ha anche la sfrontatezza di ripresentarsi, oggi, per proporre un suo mai pentito corifeo alla guida di Milano. Insomma il vero problema è un altro.

E va sollevato e posto anche se il clima non favorisce una discussione aperta e priva di pregiudizi. Il vero problema è che quelle gigantografie non vengono esaltate come esempi degli orrori degli anni di piombo, come rimorsi sulle coscienze dei colpevoli, come monito per i nuovi brigatisti in pectore per evitare analoghe situazionni.e come strumenti culturali per le giovani generazioni. La semplice e pedissequa esaltazione di due vittime del terrorismo comunista e di una vittima della mafia non svolge alcuna funzione didattica verso le giovani generazioni , ma rappresenta invece una vera truffa ideologica, una volgare mistificazione culturale, un’operazione da puro Minculpop , tesa all’esibizione delle vittime della violenza fisica e politica di movimenti extraparlamentari come Prima Linea e mafia che dentro i cenacoli di Magistratura democratica di quegli anni settanta avevano trovato brodo di coltura, un ignobile e mistificatorio tentativo di spacciare come proprie icone coloro che sono stati invece proprio le loro vittime. Tre cadaveri uccisi dall’ideologia comunista di Prima Linea negli anni di piombo e che oggi , con una infame azione di mistificazione mediatico-politica, vengono acclamati come vittime di ignoti.

Non posso credere che una persona colta come quella che presiede un Tribunale importante come quello di Milano, non abbia capito tutto ciò. Credo che invece si sia trattato di una operazione di meschina macelleria mediatica , di utilizzare e trasformare proprio “quelle “ vittime in grandi ed inespugnabili barriere difensive, contro ogni tentativo di riforma, innovazione, cambiamento della Giustizia.
E’ dunquepiù che probabile che le intenzioni del Presidente del Tribunale di Milano Livia Pomodoro fossero proprio queste, fosse la volontà di usare le immagini di Alessandrini, Galli ed Ambrosoli non come le vittime dei brigatisti rossi e della mafia quali sono , ma come ostacoli putrefatti con cui blindare e proteggere anche i magistrati politicizzati rinchiusi nel palazzo milanese e chiusi a riccio a difesa delle proprie medioevali prerogative e del sistema giudiziario esistente.

Titoli e resoconti di giornali e di televisioni avallano e confermano questa mia impressione. Perché non è difficile che chi è incline a venir meno ai propri doveri costituzionali per fare un uso politico della giustizia, come una parte ben nota dei Magistrati di Milano, di Palermo, di Firenze, ecc, possa poi cedere alla tentazione – nella delirante onnipotenza , poi, della propria impunità assoluta - dell’appropriazione e dell’uso politico dei cadaveri dei martiri dei mitra dei propri cari “ compagni che sbagliavano” , per creare gaglioffe e mistificatorie trincee morali e barriere psicologiche inespugnabili contro la riforma della giustizia. Chi non ricorda le macabre e lugubri esposizioni che avvenivano sulla Piazza Rossa di Mosca dove quel malefico regime comunista “ esibiva” , fingendo di onorarli pubblicamente, proprio i cadaveri di quelle persone che lo stesso regime aveva deciso di uccidere? Devo aggiungere, a disdoro di tale
ignobile iniziativa, che l’esaltazione delle vittime in funzione politica di lotta a qualsiasi iniziativa riformatrice della giustizia , produce anche un effetto collaterale e più grave: quello di spingere ad una sorta di militarizzazione l’intera categoria dei magistrati e costringerla ad impugnare le armi contro i presunti nemici, cancellando al suo interno ogni tentativo di discussione, ogni accenno o sospetto di confronto, di dibattito sulla necessità o meno di un qualche cambiamento.

Risibile, ridicola , meschina e moralmente indecente la tesi , sostenuta dalla figlia del giudice Galli , che sta dalla parte di chi gli ha barbaramente trucidato il padre ( non è la sola, anche un figlio di Calabresi, anche una figlia di Valter Tobagi si sono schierati per gli assassini dei loro padri, si chiama, usando un lessico “ delicato” “sindrome di Stoccolma”), secondo la quale “ a provocare questo effetto sia chi aggredisce e delegittima i magistrati da anni ed anni a questa parte e li spinge, a rinserrarsi a difesa della corporazione “. Ricordo a questa Tafazzi di turno che Berlusconi ed il centrodestra , ai quali Lei allude , non hanno mai né aggredito né tanto meno delegittimato “ la Magistratura”, ma solo “ quella sua piccola ma violenta ed arrogante parte che, violando la Costituzione, si è fatta fazione politica , che applica una giustizia frutta della propria ideologia anziché quella delle leggi dello Stato”. Imparino una buona volta le troppe Galli e tutti coloro che non vogliono capire questa realtà – per cecità intellettuale , per essere prigionieri di falsi teoremi smerciati da chi guadagna dallo smercio di tale droga mentale – ad attenersi alla verità dei fatti, ad avere uno scatto di responsabile dignità. Ed è ancora e più drammaticamente vero e difficilmente contestabile che in tutti questi lunghissimi anni ( sono diciotto, dicasi diciotto!) di dura contrapposizione tra il centrodestra ed alcuni settori della magistratura non un segnale, che sia “uno”, sia mai venuto da questa frangia ideologizzata dei Magistrati e dagli organismi rappresentativi dell’intera categoria. Del CSM e dell’ANM che ne parliamo a fare ? Questi organismi, al contrario, forti del complice silenzio del Colle ( ma esiste ancora il reato di “ culpa in eligendo”?) e del consenso dei media sostenitori ( sia per interesse, sia sopratutto per paura di pesanti ricatti ), l’unica scelta di questi due organismi – dicevo - è stata ,per la bellezza di diciotto lunghissimi anni, solo quella di escludere, di sottrarsi, di eludere, ogni forma di confronto, di dialogo, di riflessione. Ora, travalicando ogni limite di decenza , arrivano pure a riesumare i cadaveri delle vittime dei loro cari “ compagni che sbagliarono “ ( le Brigate Rosse) per mascherarli ed usarne i miseri resti alla maniera staliniana e carnevalesca. Mi pare di rivedere quei film western degli anni cinquanta, quando i morti venivano ammucchiati come sacchetti di sabbia uno sopra l’altro, per costruire un muretto di carne umana dietro la quale ripararsi da pallottole e da frecce . Uno “ sfruttamento di cadaveri” , uno spettacolo indecoroso e lugubre, assolutamente indegno di gente civile.

A PROPOSITO DI PD E DI S E L

In merito alle sue proposte per rilanciare l’economia del Paese, il governatore della Puglia Vendola , al di là delle chiacchiere più o meno poetiche e dunque nella sostanza del problema , ha dichiarato: “Io penso che per fare ripartire l’economia bisogna uscire dall’angolo della superstizione liberista, in cui si canta il ”de profundis“ della spesa pubblica e si considera l’abbattimento del debito come una specie di dio pagano a cui sacrificare i poveri, le famiglie, le partite Iva, il welfare, e anche un pezzo di civiltà europea. Penso che oggi occorre -indicativo testuale- sostenere la domanda interna, dare ossigeno ai ceti medio-bassi, aumentare l’area di consumo, sbloccare la spesa degli enti locali ibernata dalle ridicole penalità delle norme sul patto di stabilità”. Leggere bene il tutto, specie la parte sottolineata. Ecco, questo è il pensiero del leader della più consistente forza politica con cui il Partito democratico si appresta a presentarsi al Paese come valida alternativa alla maggioranza che governa dal 2008. Un pensiero totalmente ispirato ad una demagogica irresponsabilità, ancorato ancora a sogni marxisti che la storia ha distrutto già dal secolo scorso, che Vendola vorrebbe poi riesumare in una fase molto difficile dell’economia mondiale, la quale sta mettendo in forse la stabilità finanziaria di molti Stati europei, costretti per salvarsi dalla bancarotta a operare un forte ridimensionamento della relativa spesa pubblica. Una spesa pubblica che in Italia, proprio a causa della grave recessione attraversata, è giunta a sfiorare il 54% del Pil, ovvero una quota che un sistema economico non può sopportare a lungo. Tant’è che, oltre agli unanimi apprezzamenti ricevuti dal governo in carica per l’opera di contenimento realizzata in questi difficili frangenti espressi dalla Bce e dai più importanti organi comunitari, dalla stessa Europa, ci viene ricordato che occorre proseguire con maggiore energia lungo la strada del ridimensionamento della spesa, puntando nel contempo ad una sua sostanziale riqualificazione della spesa pubblica. Esattamente l’opposto di ciò che Vendola, al netto della logorrea che lo caratterizza, propugna e sostiene. Egli continua pericolosamente a cullarsi nell’illusione che si possa continuare a spendere e distribuire risorse senza averle prodotte e guadagnate , generando quella perversa spirale keynesiana secondo la quale basterebbe aumentare il numero e l’appetito delle “bocche” che mangiano a sbafo ( per le anime belle e cretine che pensano subito che questo blog voglia ghettizzare il welfare o simili imbecillità tardo ottocentesche, replico che invece di pensare cretinate, si vadano a rileggere quello che è accaduto nella Germania dell’Ovest – tanto per ricordar loro qualcosa di cui possono verificare facilmente senza farsi indottrinare da Repubblica o da Il Fatto - e chiedano ad un tedesco cosa è significato per loro il 1989 e gli anni seguenti!) per stimolare automaticamente l’aumento della ricchezza generale. Una vera e propria follia di stampo comunista e collettivistico. Eppure Bersani non prova alcun disagio , non sembra abbia intenzione di prendere le distanze , nel rapporto politico, con questo tardo ottocentesco apprendista stregone dell’ economia. Pensate alla Sanità pugliese, la peggiore del mondo, per deficit e per scandali , per avere una minima misura delle capacità di questo Vendola. Pensate cosa diventerebbe poi l’Italia - una Puglia totale - nel malaugurato caso che il centro-sinistra dovesse tornare insieme a Vendola nella stanza dei bottoni.

LE CONSUETE FREGNACCE DEL PD E DI REPUBBLICA

Per fotografare la correttezza dell’informazione di Repubblica, che il 6 maggio scorso recava in prima pagina un articolo di tale Giovanni Valentini dal chiaro titolo “ Spiagge, regalo ai privati”, che fa intendere come l’allungamento della concessione dagli attuali sei anni ad un periodo più lungo per facilitare gli investimenti turistici sia stato utilizzato dal Governo per fare qualche regalo a non meglio identificati “ soggetti privati” ( come se , non dico in Italia, ma in qualsiasi altra parte del mondo si abbia notizia di “ stabilimenti balneari di proprietà dello Stato! ) , riporto di seguito uno stralcio della mozione sull’argomento presentata dal PD al Senato e che l’aula ha accolto nella successiva delibera .
 
                                                          MOZIONI SUGLI STABILIMENTI BALNEARI






FINOCCHIARO, ZANDA, LATORRE, CASSON, GRANAIOLA, MERCATALI, AMATI, ANDRIA, ARMATO, BARBOLINI, BUBBICO, CABRAS, DE LUCA, D'UBALDO, LEGNINI, FIORONI, GARRAFFA, GASBARRI, GIARETTA, INCOSTANTE, LUSI, MARCUCCI, PINOTTI, RANUCCI, ROSSI Paolo, SANGALLI, SBARBATI, TOMASELLI, MAGISTRELLI - Il Senato,


premesso che:…………………


considerato che:…………….


impegna il Governo:

a proporre, al più presto e comunque non oltre il 28 dicembre 2011, alla Commissione europea modifiche volte a escludere le concessioni demaniali ad uso turistico-ricreativo dalla direttiva servizi o a prevedere per esse un'apposita deroga, sulla base della procedura prevista all'articolo 41 della direttiva medesima (clausola di revisione), in virtù della specificità del settore delle concessioni demaniali fortemente caratterizzato da rilevanti investimenti materiali e occupazionali………………………..



Stesso discorso sulla “ SQUOLA” e sui test dell’INVALSI. A sentir loro un fallimento, milioni di studenti che si sarebbero addirittura rifiutati di fare i test, insomma una vera e propria Caporetto. Veloce controllo dei dati del Ministero della P.I. , trasmessi al Ministero dalle singole SQUOLE e dunque verificati dai distretti scolastici, ecc. I test sono stati eseguiti dal 98% degli studenti interessati. Eccolo il vero PD: fanno loro la legge e poi su Repubblica urlano contro il Governo che la fa propria o raccontano fregnacce. Un preclaro esempio della coerenza e dell’onestà intellettuale del centrosinistra. Una presa per il sedere per i loro affezionati lettori. Lettori? O semplicemente “ adoranti ed imbelli seguaci”?


MOLTA CONFUSIONE A MILANO E I POTERI FORTI INTRIGANO…..

Dietro le quinte della sfida milanese tra Giuliano Pisapia e Letizia Moratti sembrerebbero agire potentati e poteri forti industriali, bancari, immobiliari. Nell’alta borghesia milanese, infatti, aleggia il timore che il comunista Pisapia possa assurgere a nuovo sindaco di Milano. Però è anche vero che una certa classe imprenditoriale vorrebbe far fuori Letizia Moratti più che altro per colpire suo marito, Gianmarco Moratti (tra i più importanti petrolieri italiani).

Alla scaramuccia tra Letizia e Giuliano, nonché ad offese e querele, non bisognerebbe dare grande peso. Pisapia potrebbe anche ritirare la querela contro la Moratti: non è certo un mistero che Milly Moratti (nota consigliera comunale di sinistra) sia cognata di Letizia, poiché ha sposato Massimo Moratti. Milly fa il tifo per Pisapia e, a baruffe elettorali passate, potrebbe fungere da paciere tra Giuliano e Letizia. C’è anche chi ipotizza il salotto buono dell’economia milanese sia diviso tra chi vorrebbe affossare Letizia per colpire il marito Gianmarco, e chi spinge il Corriere della Sera ad attaccare la Moratti e parteggiare per Pisapia solo per trattare all’ultimo minuto con la candidata del Pdl. Non si può ignorare che queste sfumature siano rappresentate nel patto di sindacato siglato tra i 13 maggiori azionisti del Corriere della Sera. Il patto di sindacato fonde regole complesse e rapporti oscuri tra i soci del Corsera: i bei nomi dell’economia vengono invitati ad acquistare azioni del Corriere a seguito di consultazioni segrete tra gli storici soci. E, dopo che l’azionista novello è entrato in possesso delle azioni, viene tenuto a bagnomaria per almeno tre anni prima di poter accedere al salotto del patto di sindacato. E’ in quest’ultimo che si definiscono fortune e morte d’imprenditori, banchieri ed immobiliaristi.

Il patto prevede che su ogni delibera vi sia il voto favorevole della maggioranza assoluta dei membri in carica, e qualunque sia la percentuale di azioni che ognuno di essi rappresenta. I partecipanti al patto di sindacato devono mettersi d’accordo ogniqualvolta si prende una decisione, e non deve mai emergere un dominatore, un vincitore.

Si può facilmente asserire dunque che la candidatura di Letizia Moratti non trovi il consenso unanime dei partecipanti al patto del Corriere della Sera, stesso discorso vale per Pisapia. Azionisti del Corriere sono il re della sanità milanese Giuseppe Rotelli, le famiglie Pesenti, Agnelli, Della Valle, Pirelli (Tronchetti Provera), Ligresti, Toti, Benetton, Lucchini e Merloni. E poi le grandi banche come Mediobanca, Intesa Sanpaolo, Assicurazioni Generali, Banco Popolare e Gruppo Ubs. Dietro i gruppi e le banche comunque s’annidano gli interessi delle grandi famiglie e si bisbiglia che la gestione Moratti non abbia messo soddisfatto all’unanimità tutti i partecipanti al patto di sindacato. Viene spontaneo chiedersi cosa abbiano chiesto alla Moratti durante la sua amministrazione, soprattutto cosa mai la Moratti abbia loro negato per inimicarseli.

Certo la vittoria di Giuliano Pisapia non porterebbe buone nuove, gli immobiliaristi sanno bene che una forte sinistra radicale imporrebbe all’amministrazione di Milano un tangibile aumento della tassazione comunale. Perché da un forte aumento di Ici ed altri balzelli si potrebbero indirizzare risorse verso il sociale, ricetta certamente estranea alla gestione del Pdl. E non dimentichiamo che nel Consiglio d’amministrazione di Rcs siedono noti avversari di Silvio Berlusconi, imprenditori che vorrebbero la Moratti venisse sconfitta per colpire il governo del Cavaliere. Il salotto buono schierato con i Moratti reputa Pisapia debba perdere, e perché verrebbe votato solo da una parte della sinistra. Una certa Milano chic sente Pisapia più vicino, più gradito a certe aristocrazie. E non s’esclude che alcuni ambienti del Pd votino Moratti per colpire il partito di Vendola, il Sel, a Milano rappresentato da Pisapia. Insomma, molta incertezza e confusione.

Roma lunedì 16 maggio 2011

Gaetano Immè

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