Gaetano Immè

Gaetano Immè

lunedì 9 maggio 2011

IL VERO SIGNIFICATO DEL CAZZIATONE DI NAPOLITANO ALLA SINISTRA


E così, dopo avere sgridato l’altro ieri i suoi compagni accusandoli di non essere né credibili né responsabili né presentabili per essere considerati una forza competitiva ed alternativa di governo, l’On. Napolitano, ieri ha perso la pazienza e con un rumoroso “ Ragazzini, lasciatemi lavorare!” ha messo da parte i vari Bersani, Veltroni, D’Alema, Di Pietro ecc assumendo una nuova carica : quella di capo dell’opposizione in Parlamento stando però, nello stesso tempo, seduto sul Colle. Il problema che la Costituzione vieti al Capo dello Stato di “ fare politica” non gli interessa minimamente perché in verità a Napolitano da sempre è piaciuto dire di “ difendere” la Costituzione, di “ sbandierare” la Costituzione come fosse un “ libretto rosso di Mao”, di “ amare “ la Costituzione , non certo di “ conoscerla” e tanto meno di “ rispettarla”. Infatti due sono le cariche Istituzionali la cui elezione non è riservata – motivi ignoti - alla sovranità popolare: la Presidenza della Repubblica e la Corte Costituzionale. E così, utilizzando ogni arma in loro possesso, il centrosinistra è riuscito a creare un quadro istituzionale che rispondesse alla sua seguente logica: ad un centrodestra tanto più forte quanto è più evanescente ed impresentabile il centrosinistra, occorre contrapporre l’arma vincente della Magistratura politicizzata nonché l’asservimento al centrosinistra di due cariche istituzionali fondamentali, quali il Quirinale e la Consulta.

Giorgio Napolitano è una persona che sa essere grata con chi gli ha fatto, nel 2006, un regalo assolutamente impensabile: il Colle. In effetti, Napolitano al Colle è stato un regalo “ sui generis”, un regalo che certamente deve essere ben ripagato, insomma, altro non è stato se non una delle tante mosse di una occupazione strategica delle Istituzioni Costituzionali da parte del centrosinistra , istituzioni che, anziché essere diretta espressione della supremazia politica del popolo, sono state “ accaparrate” dal centrosinistra. Sono state tutte mosse ben studiate dai comunisti e realizzate con azioni coordinate e mirate , messe a segno opportunamente durante i loro Governi o durante il mandato di Presidenti della Repubblica loro contigui , a cominciare dal ribaltone del 1995, per proseguire con il Governo uscito dalle elezioni politiche del 1996 ( Prodi I, D’Alema I, D’Alema II, Amato tutti Governi dell’Ulivo e dei DS ) , per proseguire con il Governo Prodi II della XV Legislatura durata dal 17 maggio 2006 fino all’8 Maggio 2008, terminando con la Presidenza della Repubblica all’On. Giorgio Napolitano.

1 . L’OCCUPAZIONE DEL COLLE

Non ha molta importanza esaminare quali siano le prerogative costituzionali del Quirinale per il semplice fatto che della Costituzione e dei suoi comandamenti alla sinistra importa poco o nulla. L’importante è “presidiare” la massima carica della Repubblica e far sentire all’occorrenza il peso di quella occupazione. Per rendersene conto basta iniziare da O.L. Scalfaro , noto esponente della sinistra della DC - che confluirà con i comunisti nel PD - al Quirinale dal 28 maggio 1992 al 15 maggio 1999, passando poi per il finto “ indipendente” C.A. Ciampi , al Quirinale dal 1999 fino al 2006 e per terminare con Napolitano, “issato “ di peso sul Colle dal 2006, dove resterà fino al 2013. Se si osservano bene i fatti, si vede chiaramente la strategia politico - militare attuata dalla sinistra. Mentre infatti per O.L. Scalfaro ed anche per C.A. Ciampi la loro elezione al Colle coinvolse l’intero Parlamento ( Scalfaro fu eletto con il 66,3% e Ciampi addirittura con il 71,4% dei voti ) , così non fu nel 2006 con Napolitano. La spiegazione sta nella diversità del futuro politico della sinistra alle rispettive “ epoche “, che videro un brusco cambio di strategia da parte dei veterocomunisti proprio nel 2006. Infatti mentre Scalfaro si presentava con un certificato di “ garanzia” come quello rilasciato dalla vecchia DC anche se di sinistra e lo stesso Ciampi aveva dalla sua la infingarda terzietà del suo passato da “ gran comis di Stato”, così non potette essere nel 2006, quando la sinistra ebbe la netta percezione della sua sconfitta politica ormai terminale. Non ostante infatti una precedente Legislatura disastrosa governata da un centrodestra (dal 2001 al 2006) praticamente “ tenuto in ostaggio” dall’UDC di Casini e di Follini , le elezioni del 2006 segnarono una sostanziale sconfitta della sinistra stessa, che riuscì ad afferrare una striminzita maggioranza ( i famosi 24.000 voti per la Camera contro una debacle di 500.000 voti al Senato ) grazie alla quale si accaparrò il “ premio di maggioranza” e dunque la guida del Paese. La sinistra capì che i risultati di quelle votazioni erano la campana a morto, il funerale della sinistra stessa, un preavviso chiaro e netto, un vero e proprio “ de profundis”, una sentenza che recitava: se non vinci alla grande dopo una legislatura da schifo dell’avversario politico sei un cadavere ambulante. Forte dunque del colpo di fortuna elettorale e della certezza che si trattasse di un ormai irripetibile miracolo, la strategia della sinistra dal 2006 si fece violenta e perse quella vernice del bon ton istituzionale che fino al 2006 era stato rispettato.Al cospetto dei risultati elettorali funerei del 2006, il centrosinistra perse ogni controllo formale ,si affrettò , senza nessun riguardo per la Costituzione e fregandosene del “ bon ton istituzionale” , ad occupare il Colle con il compagno Napolitano eletto – uno scandalo fin dall’inizio, uno sbrego costituzionale sanguinoso ma circondato dalla interessata complicità della Magistratura, della stampa, della televisione e dei “ poteri forti” - ricordiamolo con i soli voti della sua parte politica , con un miserabile 54,8% dei voti . Solo con i voti dei suoi compagni. Peggio di Napolitano , nella storia della Repubblica , solo Antonio Segni nel 1962 con il 52,6% dei voti ( lo impose la DC ,che a quei tempi era alle prese con gravi problemi d’ordine pubblico – do you remeber Tambroni e Genova? – e che non poteva certo mettersi d’accordo con un PCI che era impegnatissimo nel gestire proprio quei sommovimenti di piazza ) e Giovanni Leone , nel 1971, voluto , sempre dalla DC, con un 52,00% dei voti ( anche in quella circostanza si trattava di affrontare problemi d’ordine pubblico susseguenti al famoso 1968 lasciando dunque che il PCI facesse sua la gestione di quel movimento sessantottino che condusse poi agli anni di piombo del 1970). Dunque Napolitano è il primo e l’unico personaggio politico della storia della nostra Repubblica che senza avere alle spalle alcuna motivazione che potesse legittimare la sua nomina a scapito della doverosa e costituzionale ricerca, nel Parlamento intero, di un candidato che raccogliesse il doveroso, costituzionale e generale consenso , non ebbe alcuno scatto di dignità personale ed accettò di essere “ issato a forza” sul Colle, con la sola forza delle braccia dei soli suoi compagni . Napolitano è dunque il primo politico italiano che “ occupa” il Colle “ senza” essere eletto da tutto il Parlamento Italiano.

2. L’OCCUPAZIONE DELLA CORTE COSTITUZIONALE


La Corte Costituzionale è composta da quindici Giudici che durano in carica nove anni. Di costoro, cinque sono nominati dal Presidente della Repubblica, cinque dal Parlamento in seduta comune e cinque provengono dalle Magistrature. La Corte Costituzionale è regolata dagli articoli dal 134 al 137 ed in nessuno di questi è previsto che la nomina di un Giudice Costituzionale segua il criterio “dell’appartenenza politica”. Anzi proprio il tenore ed il contenuto dell’articolo dedicato alla loro scelta , e cioè il secondo comma dell’articolo 135 della Costituzione ( “ I giudici della Corte Costituzionale sono scelti tra i magistrati anche a riposo delle giurisdizioni superiori ordinaria ed amministrative, i professori ordinari di università in materie giuridiche e gli avvocati dopo venti anni di servizio”) , conferma che la composizione della Corte Costituzionale deve essere del tutto estranea alla politica, tanto che se pure è previsto che un terzo dei Giudici sia di elezione parlamentare ( massimo organo politico ) è espressamente altresì previsto che essi debbano essere scelti avendo esclusivo riguardo alla loro esperienza professionale . Il fatto che questo organo abbia i poteri di abbattere , su semplice richiesta di un qualsiasi P.M. che intravedesse una qualche sospetto , anche preteso, di incostituzionalità di una qualsiasi legge della Repubblica ( si sappia che la maggioranza delle leggi di questo Paese potrebbero cadere sotto la sempre più dilatata interpretazione dell’articolo 3 o dell’articolo 10 della Costituzione), fa comprendere l’importanza di controllare questo organo . Potendo esso infatti annullare leggi emanate dal Parlamento, qualora la sua composizione fosse – come disgraziatamente oggi è - “ politica” e non “ istituzionale “ - come imposto dalla Carta - produrrebbe , come produce, un insopportabile “ dominio” di un organo dello Stato - la Magistratura – - di cui la Consulta diventa l’organo politico terminale – delegato a soffocare ed azzerare le prerogative costituzionali del Parlamento. E questo è proprio quello che è accaduto, dal 1993 in poi, nel nostro Bel Paese, in quella che una volta era la “ Patria del Diritto”, che era la “ culla dello Stato di Diritto”, insomma in Italia. Così , nell’assordante silenzio di tutti i finti “ sinceri democratici” e con la evidente “ complicità” di tutti coloro che hanno concorso nella realizzazione di questo “ disegno anticostituzionale e criminoso ” ( perché conseguito sfregiando e violando a più non posso l’articolo 135 della Carta ) ecco che la sinistra è riuscita ad appropriarsi , con i suoi undici giudici sui quindici complessivi, di questo basilare “ presidio” per il “ controllo” istituzionale e politico dell’Italia che è la Consulta. I cinque giudici di nomina presidenziale sono: Franco Gallo , nominato il 14 settembre 2004, Sabino Cassese nominato il 4 novembre 2004, Maria Rita Saulle nominata il 4 novembre 2005 , Giuseppe Tesauro nominato il 4 novembre 2005 e Paolo Grossi nominato il 17 febbraio 2009.

3. I CINQUE GIUDICI DI NOMINA PRESIDENZIALE

Franco Gallo fu addirittura Ministro delle Finanze nel Governo di Carlo Azeglio Ciampi ( dal 28 aprile 1993 al 10 maggio 1994 ), il primo Governo della Repubblica Italiana con la partecipazione diretta dei comunisti. L’On Gallo fu eletto alla Consulta da un Capo di Stato che si chiamava niente meno che Carlo Azeglio Ciampi. La stesse considerazioni valgono per l’On. Sabino Cassese , Ministro della Funzione Pubblica con lo stesso Governo Ciampi e nominato alla Consulta dallo stesso C.A. Ciampi come Presidente della Repubblica . Fu ancora lo stesso Presidente C.A. Ciampi che il 4 novembre 2005 elesse alla Consulta sia Maria Rita Saulle , unico giudice costituzionale senza alcuna precedente o successiva compromissione politica, sia Giuseppe Tesauro , un giurista assai vicino all’On. Violante ed all’On. Mancino , cioè al centrosinistra, per essere stato scelto proprio da costoro come Presidente dell’Autorità Garante per la Concorrenza e per il Mercato. Infine il Giudice Paolo Grossi, un docente di assodata fede di sinistra certificata da sette anni ( dal 1979 al 1986 ) al servizio del Ministero della Pubblica Istruzione ( sotto i Governi di centrosinistra di Giulio Andreotti, di Cossiga, di Forlani e di Fanfani - e dunque tutti di centrosinistra - con i Ministri Mario Pedini (DC), Giovanni Spadolini ( PRI), Sarti, Bodrato e Falcucci ( tutti DC di sinistra) ) , eletto dal Presidente Napolitano il 17 febbraio 2009. Dunque due Presidenti della Repubblica di sinistra , Ciampi e Napolitano, hanno eletto alla Consulta quattro dei cinque giudici costituzionali che essi hanno certo facoltà di nominare ma non scegliendoli dalle file dei giudici di fede di centrosinistra come invece hanno fatto. Tre negli anni 2004 da C.A. Ciampi ed uno nel 2009 da Napolitano. E dunque. ai cinque giudici provenienti dalle Magistrature ( che l’attuale CSM riserva alle sue correnti politiche ( MD, Unicost, ecc) e dunque alla “ sinistra “ ) si aggiungono oggi quattro dei cinque Giudici di nomina Presidenziale. Fanno già nove giudici su quindici: siamo dunque nove a sei per la sinistra, senza contare i cinque di estrazione parlamentare . Questi sono “ fatti” non “ opinioni”. Facciamo in modo che la Consulta sia una Corte Costituzionale e non una corte dei miracoli.


AH BATTISTA! MA CHE STAI A DI! MA QUALE EMERGENZA DEMOCRATICA !!

P.L. Battista fa quasi tristezza, anche un poco di tenerezza: quei suoi occhietti ti appaiono smarriti davanti alla vita, la sua volontà di mantenere l’ aplomb dell’uomo affidabile, del bravo vicino di casa, della persona della quale ti puoi fidare, quel suo indiscutibile senso della correttezza verbale indossato come fosse un abito che viene , però, utilizzato per mascherare l’uomo vero che sta sotto, insomma questo esimio vice direttore del Corriere ha tutti i pregi, beato lui, che io non ho mai posseduto. Ha un grande giornale sotto le chiappe, ha un grande stipendio dentro la giacca ed in banca, incassa ricche prebende e cotillons dai “ poteri forti e ricchi “ del Paese per servire la loro Spectre politico-finanziaria fingendo di difendere un popolo solo per reclamare uno Stato leviatano che imponga tasse altissime su tutti ( specie su quelli che guadagnando più degli altri non sono uguali agli altri come diceva Orwell ) per “ mantenere a pioggia tutti “, così realizzando quella politica che lui chiama “ politica del benessere” ma che invece è solo la politica “ del benessere suo e dei suoi padroni”; ha poi grandi amicizie nelle televisioni che gli consentono anche delle ricche e pensose comparsate televisive. Insomma , all’apparenza non gli mancherebbe niente per essere quello che desidererebbe di essere: un grande uomo.Ma gli manca , malauguratamente, una cosa, la sola cosa che rende grandi e liberi gli uomini, che li affranca da quella schiavitù che è l’asservimento del pensiero all’ideologia: la libertà di pensiero e quindi l’onestà intellettuale. P.L. Battista non s’illuda, come il mitico Presidente del Catania, tale Massimino , anni sessanta, quello che rimase famoso perché davanti al rilievo di un suo allenatore che disse “ Al Catania manca l’amalgama per diventare una grande squadra”, replicò pubblicamente e tutto compunto “ E allora compriamolo questo benedetto Amalgama!” Come l’Amalgama di Massimino, anche la “ libertà” e l’”onestà intellettuale “ non si comprano e nessuno le vende. Si devono conquistare. E per conquistare quelle due “ cosettine” , queste due “ quisquilie “ non bisogna essere uno scriba, non si può essere un pennivendolo, non si può servire una causa politica per ideologia e per denaro, insomma non si può lavorare a Via Solferino, per essere “ liberi” ed “ onesti”.

Leggendo dunque l’ articolo di P.L. Battista, giorni orsono, sul foglio di Via Solferino – la velina dei vecchi padroni del vapore, dei poteri forti dal pensiero debole, tanto per capirci e per essere chiari – che parlava di una asserita “ emergenza della democrazia”, mi pareva di leggere le stesse parole che un riccioluto , ricco e sfrontato ciccione , un buffone di professione, aveva pronunciato a Genova contro la classe politica. Quella del buffone era una ridicola farsa , una sorta di invettiva qualunquista, senza alcuna correlazione con la realtà, un’invettiva tribunizia piena di “ vaffanculo “ e di “ cazzi” , come se queste due parole fossero ormai un passepartout ideologico. Una scena miserabile, orchestrata da un buffone che pretende di occuparsi di politica e che crede di parlare di politica a suon di cazzi e di vaffanculo. Facile, pensavo, troppo facile fare questo tipo di politica, una politica da invettiva, una politica da osteria, fatta da uno che finge di essere “ del popolo” e che tiene la Ferrari che lo aspetta dietro al palco, da uno che dice di essere ecologista e che invece poi scorazza per il Tigullio con un suo megayacht che inquina le acque, da uno che urla “ fuori gli indagati dal Parlamento” dimenticandosi che lui stesso è stato condannato in via definitiva per omicidio colposo ( per aver ucciso, con una macchina da lui guidata, due persone sue ospiti), da uno che organizza le sue sedute politiche per poi vendere agli ebeti che lo seguono i relativi costosi DVD .

La democrazia italiana, infatti, non corre proprio alcun pericolo, caro P.L. Battista, non ha alcuna responsabilità se la cultura della sinistra è ferma al passato remoto. Che colpe può avere, caro Battista, la democrazia italiana se la sinistra non ha voluto fare i conti con la sua storia, con il crollo del comunismo, del Muro di Berlino, se non ha voluto e saputo neanche cogliere l’occasione di appropriarsi del craxismo – che era stato giustiziato dai Magistrati – per creare in Italia un riformismo di sinistra moderno ed efficace ; quali colpe vuoi addossare alla democrazia italiana , caro Battista, se i dirigenti di questa tua cara sinistra sono gli stessi “ggggiovani “ di quarant’anni fa ( i Veltroni, i D’Alema, i Bersani, i Fassino, le Finocchiaro, le Bindi, i Franceschini, i De Mita, ecc ) ormai invecchiati ma inchiodati ai posti di potere conquistati con il PCI e con la DC quando avevano ancora i loro bei capelli neri; che colpe vuoi attribuire alla democrazia italiana se il gruppo dirigente del Pd continua ridicolmente ad essere ossessionato dalla regola del “nessun nemico a sinistra” e rincorre ogni forsennatezza, vendolismo compreso, dell’estremismo giustizialista e massimalista per l’angoscia e la paura di subire un qualche scavalcamento, quando non si metta a ricasco, addirittura, di una qualche mignotta, di un qualche Palasharp sovversivo e pedofilo, quando non proprio alle dipendenze di qualche Magistrato estremista di turno. E se la possibile novità del Terzo Polo , al quale speravate di accodarvi, è di fatto abortita a causa del personalismo esasperato e paranoico e del rancore personale e bilioso che nascondono il totale vuoto di idee di Gianfranco Fini ; a causa della disperata nostalgia per il proporzionalismo affaristico e consociativistico della Prima Repubblica di Pierferdinando Casini in Caltagirone; a causa del nulla virgola zero assoluto di quell’ectoplasma politico che è l’API di Francesco Rutelli ; perché , davanti a tutto questo, caro Battista, non hai il coraggio e l’onestà intellettuale di ammettere la tua sconfitta, la tua sconfitta e quella della sinistra, ma cerchi ancora di addossare le tue colpe ad estranei ?

L’emergenza, caro P.L. Battista, non riguarda la democrazia italiana ma riguarda solo ed esclusivamente chi l’ha provocata e chi non la sa neanche risolvere. Non è un problema collettivo del Parlamento ma è un problema che, come ha rilevato giustamente Giorgio Napoletano, può essere sbrogliato solo da chi lo ha determinato. La tua tesi dell’”emergenza democratica”, quindi, è profondamente sbagliata. Non stai compiendo un buon servizio, mettiamola anche così, alla sinistra, perché, così facendo, hai solo creato un altro alibi dietro il quale la
sinistra si rifugerà per nascondere la sua incapacità e la sua inadeguatezza. Insomma, stai contribuendo ad affossare la sinistra nella tomba, facendo anche passare , come messaggio, la falsa convinzione che per far uscire l’opposizione dalle proprie nefaste nostalgie per il tempo passato sia necessario risolvere l’”emergenza democratica” mettendo mano al sistema della democrazia dell’alternanza. Questa è veramente una manovra squallida, che neanche la velina dei poteri forti può permettersi impunemente . Perché illudere che bisogna solo riformare il bipolarismo significa spingere per restaurare la democrazia corrotta e consociativa della seconda metà del secolo scorso, quella che ha schiavizzato per più di mezzo secolo il popolo sovrano. Insomma, una vera vergogna . P.L. Battista dimostra, però, di essere persona grata a chi gli paga il lauto stipendio: perché socializzare le perdite e privatizzare i profitti è una vecchissima pratica di alcuni dei “padroni” di Via Solferino.


UNA PROPOSTA DI LEGGE ASSAI RAFFINATA, PROPRIO DEGNA DI DI PIETRO

Antonio Di Pietro , uno che se l’Italia fosse veramente un Paese normale non potrebbe neanche fare l’usciere a Montecitorio; uno che, tanto per dire della sua “legalità”, costringeva quelli che indagava da P.M. ad affidare le pratiche legali assicurative allo studio legale della sua compagna (ma per i Giudici suoi colleghi quella non era corruzione, ma un simpatico scambio di risorse ) ; un P.M. rigoroso, che si faceva “ prestare” dai suoi indagati Mercedes, appartamenti, garconniere ed anche cento milioni di lire , che restituiva solo se a sua volta costretto perché indagato , con soldi contanti messi dentro una scatola per scarpe; uno che difende “ la legalità senza se e senza ma “ tanto che si è incassato personalmente , da quattro anni, i miliardi di euro dei rimborsi elettorali che lo Stato doveva all’IDV, praticamente un presunto ladro e per tale reato indagato; quello che , vene del collo gonfie da scoppiare, urla “ fuori gli indagati dal
Parlamento” ma non ostante lui lo sia indagato e addirittura per appropriazione indebita, se ne sta incollato al seggio; uno che possiede un così elevato senso della “ legalità e della trasparenza” da avere riscosso dal PCI un seggio da senatore al Mugello – una sorta di riserva indiana del PCI , mi eleggerebbero anche a me se fossi candidato dal PCI – dopo avere salvato lo stesso PCI dallo scandalo delle Tangenti condannando un Greganti ed assolvendo un Occhetto perché “ poteva non sapere”; quello che invece durante Mani Pulite per Moroni, per Citaristi applicava comunque il “ non poteva non sapere”; quello che da. integerrimo P.M. di Mani Pulite applicava due teoremi , anziché “ un solo diritto” : “ non poteva non sapere” se indagava qualcuno di un partito di centrodestra; “ poteva non sapere” se indagava qualcuno di un partito di sinistra; questo stesso “ essere” ha presentato una proposta di legge a Montecitorio in cui si stabilisce l’incompatibilità tra il mandato parlamentare e l’esercizio delle professioni intellettuali regolamentate. Capito che roba? Questo, poi, è uno che dice sempre di difendere la Costituzione, la sventola sempre come fosse un totem, dice anche di “ amarla”, dice anche di “ rispettarla”, ma che credo non l’abbia mai letta perché lì c’è scritto che tutti siamo uguali davanti alla legge, dunque anche un avvocato o un medico o un ingegnere possono entrare in Parlamento se eletti; uno che tanto ignora la Costituzione che millanta di difendere che neanche sa che proprio all’articolo 135 la nostra Carta esige che nel Parlamento vi siano avvocati, legali ed esperti del diritto. Se dunque l’iniziativa dell’indagato (per appropriazione indebita) leader dell’Italia dei Valori dovesse avere uno sbocco positivo e diventasse legge, nel prossimo Parlamento non potrebbero entrare gli avvocati, i medici ed i professionisti in genere.Il grande politologo, il pensatore molisano di canotta vestito, il presunto truffatore del suo stesso partito politico, Di Pietro Antonio insomma, ha spiegato che il suo obbiettivo è di non far più entrare a Montecitorio ed a Palazzo Madama gli avvocati di Berlusconi. Capito che gran democratico? Ma la spiegazione non mi convince. Perché il Parlamento è pieno non solo di avvocati ma anche di medici, commercialisti, notai . Sapete qual è invece la verità ? Che se venissero esclusi gli avvocati, i medici, i commercialisti, i notai, i geometri, i dentisti, insomma tutti coloro che nella vita di tutti i giorni esercitano un’arte o una professione , ci sarebbero così tanti posti liberi nelle liste elettorali da garantire il posto anche a gente sicuramente, diciamo, non proprio intellettuale ,proprio come Di Pietro. Insomma, una legge ad personam!

Roma Lunedì 9 maggio 2011

Gaetano Immè



 

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