Gaetano Immè

Gaetano Immè

martedì 10 maggio 2011

 L’ONORE ED IL DISPREZZO


Il destino gioca a volte scherzi davvero incredibili. Il giorno dopo quello nel quale l’Italia ha ricordato tutti quei Magistrati che dettero la loro vita per rendere credibilità ed onore alla toga , nella solita Procura di Palermo, i soliti e noti P.M. , tra i quali emerge Ingroia il barbuto , fanno sfoggio della loro cocciuta ed interessata cecità nell’accreditare un emerito pataccaro, Ciancimino Jr, come un teste nel processo che quella stessa Procura ha ordito a carico del Generale Mario Mori ed altri alti ufficiali dei Raggruppamenti Operativi Speciali – i famosi R O S - dell’Arma dei Carabinieri. Dopo avere scoperto che questo pataccaro depositava alla Procura pizzini falsi, che deteneva in casa tritolo e miccia come un Brusca, che per tre anni ha menato per il sedere quella stessa Procura di Palermo promettendo ogni giorno rivelazioni clamorose che poi si sono rivelate tutte patacche ( nel frattempo il pataccaro mafioso ha sparigliato le carte del ricco patrimonio ereditato dal padre Don Vito Ciancimino, il Sindaco della Mafia e lo sta mettendo al riparo , con spericolate manovre internazionali , dal pericolo del suo sequestro per l’indagine per l’accusa di “ riciclaggio” che quel patrimonio gli è valsa dalla Procura di Caltanissetta e che la stessa Procura di Palermo –come grazioso omaggio al pataccaro parlante – aveva rallentato se non stoppato ), oggi costui , con la lucida compiacente “organicità “ del P.M. Ingroia , contribuirà in misura determinante ad infangare l’onore e la credibilità dei Magistrati e dei P.M. italiani , esibendosi sul palcoscenico siculo come “ testimone d’ accusa “ contro il Generale Mario Mori. Così mentre ieri il Capo dello Stato , capo supremo sia dell’Ordine della Magistratura che del CSM, on. Napolitano ha voluto rendere omaggio a tutti quei Magistrati che preferirono morire piuttosto che disonorare il Paese e la loro toga, oggi un P.M. di periferia, briga , ordisce, trama, “ trattando “ – lui sì che ha trattato con la mafia! – con un falsario mafioso affinché questo pataccaro possa diffamare il Generale Mario Mori ed infangare così quella stessa Giustizia che altri Magistrati, non certo l’Ingroia, avevano onorato.

Perché, dunque, i Magistrati, le vittime del terrorismo, agirono per salvaguardare l’onorabilità di questo Paese , mentre questo P.M. Ingroia da anni accusa lo stesso Stato di avere non solo forze dell’Ordine contigue se non asservite alla malavita ma addirittura di essere un Paese che si disonora, trattando da pari a pari con la peggiore malavita organizzata? Qualcuno potrebbe pensare che tale discrasia sia un frutto di quell’autonomia e di quella indipendenza che la nostra Costituzione riconosce ai Magistrati , ma non è affatto così. Per il semplice motivo che sono ormai tre anni che questo falsario mafioso ha ripetutamente dimostrato di essere solo un diffamatore ed un pataccaro e perché a questa conclusione era già pervenuta da due anni la Procura di Caltanissetta. Certamente questa indagine palermitana è il frutto di quei sacrosanti principi costituzionali, ma si tratta di frutti avvelenati, di escrescenze cancerogene con le quali una parte della Magistratura – quella politicizzata ed irreggimentata in Md o in Unicost – ha infettato il corpo della Magistratura italiana, metastasi tumorali ormai oggi pressoché incurabili e che hanno nomi ben precisi: abuso d’ufficio, diffamazione , violazione della Costituzione, attentato agli organi costituzionali, ecc. Basta scegliere. Ma nessuno sceglie, perché questo Capo di Stato, così pronto a reprimende d’ogni genere, a continue invasioni di campo, non ha mai aperto bocca davanti allo scempio della Costituzione e delle istituzioni democratiche che questa Magistratura politicizzata ha condotto “ contro” lo Stato dal 1993 ad oggi.

Nei terribili anni di piombo numerosi magistrati sono stati uccisi dal terrorismo, prevalentemente comunista ma anche di estrema destra e ritengo sia stato doveroso rivolgere a costoro un ricordo riconoscente. Anche grazie al loro sacrificio personale si deve la tenuta, in quegli anni, del nostro sistema democratico. Ma allora, come non ricordare anche e soprattutto tutti quegli esponenti politici, a cominciare da Aldo Moro, tutti quei giornalisti , tutti quegli imprenditori, tutti quei poliziotti e persino anche un sindacalista della tempra di Guido Rossa che non accettavano la vulgata che parlava di “sedicenti” Brigate rosse e che sacrificarono la loro vita per questa ricerca di verità per la quale furono giustiziati e trucidati? Bene dunque che Napolitano abbia ricordato che, anche in vista delle “riforme necessarie”, bisogna “parlare responsabilmente della magistratura e alla magistratura nella consapevolezza dell’onore che ad essa deve essere reso”. Parole opache però, da condividere ma solo se ci si riferisce a quella “ Magistratura “ che rispetta la sovranità popolare sancita dalla Costituzione, che rispetta l’indipendenza e l’autonomia che ciascun potere deve avere rispetto all’altro come comanda la Costituzione, che non approfitta di stupri costituzionali per assoggettare il potere legislativo – unico elettivo – ai suoi ricatti , che non ordisce trame con la malavita organizzata invece di combatterla come merita, che segue la Costituzione e quindi applica la legge che produce il Parlamento senza arrogarsi con violenza il diritto di cancellare le leggi parlamentari che non soddisfino i suoi precetti ideologici. Ancora non ha capito, la sinistra e l’On. Napolitano, che rendere merito ai magistrati che hanno onorato la loro toga con la vita non potrà mai significare assolvere tutti quei Magistrati che vogliono imporsi, con mezzi da Minculpop, come Vopos armati di questo nuovo ed anticostituzionale Partito dei Magistrati rossi. Ma il Capo dello Stato tace, parla a metà, ma ora ha stancato perché non è dignitoso che un Capo di Stato reciti un ruolo meschino di “ guardiano “ del Colle per conto di chi vuole rubare al popolo la sua sovranità.

E questa lettura, fattuale e non certo ideologica, non può che condurre alla piena condivisione poi delle parole di Silvio Berlusconi quando afferma che “Mi inchino con rispetto e gratitudine per ricordare le vittime del terrorismo, unendomi idealmente alle nobili parole pronunciate dal capo dello stato”, così come quando poi contestualmente reclama, per rendere al Paese ed alla Magistratura stessa l’onore che meritano , che nessuno debba aver paura o timore di una Commissione parlamentare che verifichi se , come , quando, con quali connivenze qualche pezzo di questa Magistratura abbia costituito una “ cellula” eversiva dell’ordine democratico , una consorteria , un’associazione a delinquere finalizzata a sovvertire l’ordine costituzionale attraverso l’ impunito uso e l’abuso della stessa Costituzione . Questa lettura rende anche giustizia di chi ha suggerito , più o meno implicitamente, che gli attacchi di carattere politico del centrodestra ad alcuni settori specifici della magistratura si possano idealmente collegare agli assassini di magistrati perpetrati dai criminali brigatisti. Non furono certo i moderati, quelli che oggi sostengono Silvio Berlusconi e il suo governo, a trucidare i magistrati. Rispettare la memoria di giudici morti tragicamente significa anche non insinuare delegittimazioni contro chi oggi critica (con le parole e l’azione politica, non certo con le armi in pugno) gli evidenti abusi di una certa magistratura.

Roma martedì 10 maggio 2011

Gaetano Immè

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