Gaetano Immè

Gaetano Immè

martedì 17 maggio 2011

 NAPOLITANO CHIEDE MODIFICHE COSTITUZIONALI. LE STESSE CHE CHIEDE  BERLUSCONI !!!


Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in visita in Israele, ha detto una sacrosanta verità, quando ha parlato della sua mancanza di quei “ poteri esecutivi “ che la Costituzione di questa nostra repubblica parlamentare, come la nostra, nega alle cariche istituzionali, specie a quelle elette direttamente dal popolo. Non sfugge, però, quale sia il senso politico che sta dietro quelle parole pronunciate davanti al presidente di Israele Shimon Peres. Il “ lamento di Giorgio “ , quale “ voce dal sen fuggita “ ha lasciato capire quanto ma quanto quegli effettivi e maggiori poteri che la Costituzione nega alle singole cariche elettive , siano invece ritenuti ed ormai sentiti come assolutamente necessari.

Giunto al traguardo dei suoi primi cinque anni di carica, il capo dello Stato si pone ora, con tale sua pubblica affermazione , in una nuova prospettiva istituzionale , assai diversa da quella tradizionale osservata dai suoi due predecessori ( Scalfaro e Ciampi) che condividiamo pienamente e che spero significhi l’avvio del suo ultimo biennio sul Colle che gli resta richiedendo per l’assetto istituzionale del Paese e per sé stesso un peso politico assai più riformista ed al passo con i tempi di quanto non sia stato il suo primo quinquennio passato al Quirinale. C’è da notare , però, che l’auspicato maggiore impegno “per la marcia della democrazia” che Napolitano invoca e la sua utilità al paese Italia, restano però insabbiate nelle strettoie costituzionali dal 1948 che delimitano il suo ruolo e quei poteri che il capo dello Stato vorrebbe in cuor suo irrobustiti nella compiacente ed ebete accondiscendenza di giornali e televisioni e professionisti della stantia difesa della Costituzione.

Non so se l’On. Napolitano abbia veramente percepito l’essenza politico istituzionale di quei suoi “lamenti di Federico” , dal momento che un tale disegno, invocato da anni dalla governance di centrodestra ed osteggiato belluinamente da tutto il variegato mondo del centrosinistra, implicherebbe la trasformazione della nostra forma istituzionale e costituzionale da democrazia parlamentare a democrazia presidenziale. Pare impossibile, eppure nessun osservatore , nessuno dei tanti, dei troppi “ maitre à penser “ , politologi, divinità, pensatori, ha rilevato che l’unico modo di operare un tale rafforzamento di poteri sarebbe quello di modificare la carta costituzionale. Nessun accenno alla questione, ovviamente, da parte di Repubblica, de Il Fatto, mentre il Corriere della Sera non ha trovato di meglio che appiattirsi sulle parole di Napolitano , dal momento che a rammaricarsi della sua assenza è, appunto, il presidente Napolitano e non altri. Insomma è stata tutta una gara a chi è più ipocrita , fariseo e Ponzio Pilato, dal momento che da tempo, non solo da questa Legislatura, tutto il centrodestra non ha fatto altro che lamentarsi della scarsezza dei poteri di governare che la nostra Costituzione attribuisce alle cariche “popolari elettive”. Perché, fra l’altro, rivendicare maggiori poteri costituzionali da parte di chi è eletto direttamente dal popolo per governare un Paese è una forma trasparente e democratica rispetto a quella di attribuire questi maggiori poteri ad una carica che non è “ eletta dal popolo” , ma dal “palazzo”, com’è quella del Capo dello Stato, che è votato dal Parlamento e non dagli elettori.

In fondo, il tacito ed insieme esplicito auspicio di Napolitano per un irrobustimento del potere esecutivo altro non è che la stessa richiesta ripetutamente avanzata dal premier Silvio Berlusconi di un aumento dei poteri del Presidente del Consiglio, ancor più oggi che, in una repubblica bipolare la legge elettorale ha introdotto di fatto, da svariati quinquenni, una forma , ancorché surrettizia ma fattuale, di “ premierato” almeno votato direttamente dal popolo sovrano . Ma questa ovvia considerazione cozza con l’assoluta incoerenza di tutto il centrosinistra, con il viscerale ed inconcludente “ antiberlusconismo” che è la sola idiozia che unisce il variegato mondo del centrosinistra per il quale scatta puntualmente la solita forsennata e trita denuncia di protagonismo, di vocazione cesarista e di attentato alla costituzione se ad invocare i maggiori poteri è il centrodestra , mentre tutto andrebbe bene se ad invocarli o addirittura a “ pretenderli” è il Colle, organo peraltro neanche eletto dal popolo e che dunque possiederebbe in sé medesimo un assai scarso “ intuitu democratiae “. Se, con questo assetto istituzionale, il Colle godesse di questi maggiori poteri esecutivi, non solo saremmo di fronte ad un vero e proprio furto di sovranità al popolo , ma saremmo davanti alla medesima immissione di elementi di presidenzialismo , in una repubblica parlamentare, prefigurati dal ‘presidenzialismo del centrodestra. E perché mai, dunque, quest’ultimo sarebbe da considerarsi una disgrazia costituzionale, una “ deriva cesarista” e sciocchezze del genere, rispetto a quello, invece auspicabile e presentabile, di Napolitano?

ESAME DEI RISULTATI ELETTORALI SENZA DOVER PER FORZA FAR VINCERE QUALCUNO O FAR PERDERE QUALCUN ALTRO.

Gli spunti che i risultati di queste amministrative mettono in luce e che meritano di essere giustamente esaminati sono diverse. Necessario preambolo è che ragionare sui risultati di queste elezioni amministrative senza avere il compito se non addirittura il dovere di trovare scuse più o meno valide per chi è stato sconfitto è l’unico modo per fare , dei risultati stessi , un esame coerente con il bene del Paese, contribuire a fare chiarezza sul panorama politico cercando di capire quale società oggi è quella che vive e che vota in Italia. Bene: questo esame non può farlo nessun giornale italiano, né, per esempio, Repubblica, né Il Fatto, né Il Giornale. Ognuno tira l’acqua al proprio mulino o, se preferite, ognuno attacca il somaro dove vuole il padrone. Questo blog non ha finanziatori, non ha dunque padroni, né finanziari, né intellettuali.La sintesi di questi risultati è, secondo me, questa: il PdL ha perso le elezioni, il PD è uscito triturato e ridotto ad un colabrodo, il così detto “ Terzo Polo” resta impalpabile ed hanno invece vinto i giustizialisti mozzorecchi dell’IDV, i grillini della protesta a parolacce, i vendoliani parolai.

Il ballottaggio fra Pisapia e Moratti a Milano è già di per sé stesso la “ smoking gun” della sconfitta del PDL. Cercare ora le motivazioni di questa sconfitta è necessario, ma certo che la spinta verso la conflittualità e la estremizzazione del voto milanese, alla quale ha contribuito purtroppo anche lo stesso centrodestra, è stata senza dubbio una delle principali cause della sconfitta . La radicalizzazione e l’estremizzazione dello scontro politico ha premiato dunque l’estremismo politico che sostiene Pisapia, che, come è noto, trova il suo perfetto brodo di coltura , trova il suo miglior habitat proprio quando lo scontro politico si fa violento . Disgraziatamente a Milano il centrodestra invece che mantenersi sui temi squisitamente politici e progettuali, ha commesso il gravissimo errore di scendere su campi assolutamente estranei alla propria politica progettuale facendosi trascinare man mano verso lo scontro ideologico violento nel quale l’ideologia prende il sopravvento sulla ragion politica, nel quale l’arrogante prepotenza e la violenza dei centri sociali e dell’antagonismo soffocano e zittiscono, con metodi fascisti e squadristi, la logica e la coerenza politica liberale. Dunque, mai più accettare sfide improprie, mai più mettersi con la coerente logica politica contro la violenza squadrista, contro una coalizione che tiene in sé stessa anche i massimalismi più estremi della sinistra , contro la quale “ ragion non vale”, perché non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Dunque, correzione immediata di rotta, azione politica raffinata e concreta, nessun cedimento allo scontro frontale ed ideologico, apparentamenti corretti sotto il profilo della logica politica, un occhio attentissimo al più che opportuno rifiuto di contare sull’eventuale appoggio, nel ballottaggio, dei cascami del FLI , dentro il quale F L I già emergono segni di diaspore portatrici solo di disgrazie e di opacità fatali o del presunto Terzo Polo. Certi apparentamenti sono dei veri e propri “ patti col demonio”: dico che al limite è meglio perdere Milano, è meglio far bruciare Pisapia con le sue mani con le sue moschee, con i suoi gay, con le sue massimizzazioni ed estremizzazioni politiche che scendere a patti col demonio. L’esperienza immobilizzante ed imprigionante di Casini e Follini negli anni dal 2001 al 2005 e quella di Fini nel 2008 fino a ieri, debbono fare da monito e da faro. Perché chi vince il ballottaggio deve poi “ governare”: questo chiede l’Italia e Milano. E come si potrebbe dunque “ governare” con le idee liberali del centrodestra se devi pagare il pizzo a chi non vede l’ora di metterti i bastoni fra le ruote?

Il PD esce da queste consultazioni amministrative a sua volta sconfitto, frantumato, superato a sinistra, nebulizzato. Inutile , mistificatorio e degno dei peggiori metodi da “ Pravda” di staliniana memoria innalzare il trofeo della conquista immediata di Torino come emblema di vittoria. A Torino il PD deve accendere un cero all’opera di un encomiabile Chiamparino che ha sempre goduto della mia personale stima. L’effetto “ traino” ha funzionato anche con Fassino. Senza dunque mistificazioni pravdiane , il PD esce da questa tornata elettorale suonato come una zampogna o come un pugile sul viale del tramonto. In nessun centro il PD da solo è riuscito ad essere forza trainante e vincente, dunque un addio alla sua leadership sul centrosinistra, che subisce invece una pesantissima OPA ostile da parte di un assembramento troppo variegato per poter essere una vera forza di governo. A Torino Fassino ha goduto del traino dell’IDV e del SEL; a Bologna Merola ha avuto bisogno dell’IDV, del SEL, della Federazione della sinistra per superare Berardini; a Napoli, poi, il candidato del PD , Mario Morrone è letteralmente scomparso, ha dovuto cedere il passo non solo al candidato del PdL Lettieri, ma anche al candidato dell’IDV Luigi De Magistris . In parole povere, il PD dove non ha avuto l’appoggio dell’IDV e del SEL è uscito disastrato, come a Napoli, da queste elezioni amministrative. Insomma il centrosinistra non piazza nessuno dei propri uomini, se non Fassino a Torino, sul podio; ma solo uomini di Grillo, di Di Pietro, di Vendola. Dunque mi pare da irresponsabili festeggiare come sembra fare Bersani. Festeggiare cosa? La sua sconfitta?

La Lega non vince e non perde, ma sicuramente soffre, perché la sua radicalizzazione sul territorio prometteva risultati migliori di quelli ottenuti. Eppure la Lega ha portato a casa il federalismo, ma sembra non sia stato sufficiente questo splendido incasso politico per consentire alla Lega la crescita di consenso sulla quale Bossi contava di sicuro. Non so se a Via Bellerio sceglieranno di addossare al solito Berlusconi tutte le responsabilità di questa stasi consensuale o se avranno la forza e l’onestà di cercare le cause vere di tutto questo. Non chiedo certo a Bossi di fare la figura che fa Bersani che spaccia per vittoria quello che è una sua sconfitta , ma pretendo dal segretario della Lega di dimostrare la sua coerenza nel cercare le cause del suo stop dentro casa sua.

Impalpabile il ruolo del così detto “ Terzo Polo”, quello che amo definire un “ armadio di vecchi abiti lisi e consunti”, tutta roba nata ed indossata nella Prima Repubblica, composta da attempati portaborse di democristiani corrotti, come Casini – nato come portaborse di Forlani - , come Rutelli, nato anch’esso come portaborse di Pannella e come Fini, anch’esso nato come portaborse di Michelini. Dire che questo fantomatico Terzo Polo si sia attestato in media su un cinque per cento non dice poi nulla. Perché assolutamente farfalleschi sono i contributi che sia Rutelli che Fini portano a questo risultato medio. A disdoro del FLI pesa come un macigno la ridicola sconfitta subita a Latina, dove il tentativo di Pennacchi, che portava avanti una coalizione fascio comunista tipo Olbia, ha raggiunto livelli ridicoli, tipo una farina zero virgola qualcosa. Al di là dunque dei consueti proclami di Casini – che sostanzialmente confermano come lo scopo del Terzo Polo altro non sia che “ vendersi al miglior offerente “ chiunque esso sia -, resta un solo fatto concreto. Inesistente questo Terzo Polo a Milano, decisamente bene a Napoli, dove saranno forse decisivi nel ballottaggio. Il problema sarà però decidere chi appoggiare a Napoli: se De Magistris o Lettieri, se , cioè, mettere la pagnotta cruda nel forno a destra o nel forno a sinistra. Si vedrà, ma quel che conta, in sostanza, è che per questo Terzo Polo, la politica equivale, al di là delle chiacchiere da Prima Repubblichetta, ad una panetteria. Ed ho detto tutto, come ridicolmente asseriva, nelle commedie, Peppino De Filippo .

Vincono invece queste elezioni amministrative tre formazioni: l’IDV di Di Pietro, le Cinque Stelle di Grillo e la SEL di Vendola. Tutti questi personaggi sono protagonisti di una scombinata e spettacolare marcia di conquista, utilizzando un crescente consenso protestatario. Ma decisamente troppo radicalizzato ed apolitico. I manettari alla Di Pietro, i “ parolacciai” alla Grillo e gli pseudo poeti aedi di un comunismo demodè da un secolo come Vendola e Pisapia, rappresentano una mescolanza di pulsioni estremizzanti difficilmente coagulabili: dal giustizialismo ridicolo e rigoroso contro gli altri sempre combinato con il garantismo più assoluto per se stessi ( con uso di prerogative immunitarie incorporate per salvare se stessi ) come De Magistris ; alla politica fatta di invettive , di vaffanculo, di cazzi e di sola protesta, fatta da chi parla come fosse un legalitario ed un ecologista e che invece ha pronta dietro al palco la sua Ferrari ; da chi scorazza per il Golfo del Tigullio con il suo megayatch che inquina il mare ; da chi grida “ fuori gli indagati dal Parlamento” dimenticandosi di essere stato condannato per omicidio colposo di due amici come Grillo stesso ; da chi si diletta in sermoni puritani ed ecologisti ma che poi sbanca intere colline verdi per costruirci la sua megavilla in Brianza come Celentano ; all’esibizione svergognata delle  malefatte nella Sanità pugliese dove solo una Magistratura da inchiesta penale sta salvando Vendola - che ha le spesse colpe di quel Senatore PD Tedesco del quale invece la stessa Magistratura pugliese ha chiesto addirittura l’arresto - ; alla logorrea soporifera di chi vorrebbe sentirsi poeta mentre invece non fa altro che spacciare come novità merce avariata e stantia come certe posizioni economiche di Keynes come vorrebbe Vendola che vede “ nel moltiplicarsi delle bocche da sfamare il motore che metterebbe in moto il processo di produzione dei beni”. Una mescolanza di “ santonismo”, di “ profetismo”, di “ oracolismo” , di “ terzomondismo”, di “ antagonismo” , che nulla hanno a che vedere con una coalizione che deve Governare. Ma c’è anche un’Italia che irresponsabilmente vota questa ciurmaglia politica, che mai ha governato nulla, se non il proprio portafoglio, troppo spesso gonfio di quattrini spillati dallo Stato assistenzialista. Che ne dite? C’è da preoccuparsi? Io credo proprio di sì. Quando una Moratti, la Milly, mette a disposizione di un Pisapia – che le sequestrerebbe il ricco patrimonio in un baleno – i suoi miliardi odorosi di accise e di benzina , qualcosa che non torna in Italia c’è di sicuro. Fosse anche solo la carenza di uno strizzacervelli che si prenda cura di questi signori che votano questa congrega di falsi profeti.

Roma martedì 17 maggio 2011

Gaetano Immè

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