Gaetano Immè

Gaetano Immè

venerdì 13 maggio 2011

OGGI PARLO DI SQUOLA

Un lettore solleva una questione che interessa migliaia di docenti precari delle nostre scuole, i quali spesso non sono neolaureati o bamboccioni, ma padri e madri di famiglia con anni di insegnamento alle spalle, esperienza, corsi di aggiornamento, e si vedono retrocessi nelle graduatorie non in virtù di una valutazione di merito ma grazie all’azione della tenaglia sindacato-giudici amministrativi e alla complicità di certe istituzioni scolastiche.

“Dopo decenni in cui gli insegnanti che si trasferivano, il primo anno venivano inseriti in fondo alle graduatorie di arrivo, il Tar ha deciso che con il trasferimento si sarebbero dovuti inserire “a pettine”. Con buona pace di chi si è trasferito da anni, è lì lì per entrare di ruolo e ora si vede scippare il posto da qualcuno che poi entro pochi anni chiederà nuovamente il trasferimento. Questa ormai è una cosa su cui non si può fare più nulla, grazie ai sindacati che sembra difendano sempre chi ha torto a discapito di chi meriterebbe di essere protetto. Ma si pone un altro problema. E’ noto che al Sud le graduatorie degli insegnanti sono infinite. Essendoci questa carenza di posti, moltissimi insegnanti chiedono il trasferimento al Nord (grazie anche alla delibera del Tar di cui sopra), e si trovano ad avere, con meno anni di servizio, punteggi più alti non solo di chi lavora da anni al Nord, ma anche di chi magari si è trasferito già da tempo lasciando tutto, perdendo un anno per essere stato inserito (secondo le vecchie regole) in fondo alla graduatoria, e lavorando poi successivamente. Gli interrogativi che nascono sono:
- se hai quel punteggio, dovresti avere lavorato sempre, ma allora che motivo hai di trasferirti?
- come è possibile che tutte queste persone, in luoghi che notoriamente non hanno posti, abbiano punteggi così alti?
Secondo alcune voci, pare che, in accordo con certi dirigenti, gli insegnanti accettino di risultare in qualche modo in forza a certe scuole, con il solo compenso di vedersi poi riconosciuti i punti come avessero lavorato, anche se non hanno fatto un giorno solo di servizio e non hanno preso una lira di compenso. Poi, grazie anche alla sentenza del Tar, una volta ottenuto il punteggio adeguato, possono salire al Nord, prendersi il posto di ruolo, e ritrasferirsi al Sud. Magari nei due anni da far trascorrere prima di chiedere il secondo trasferimento possono prendere un anno di maternità e un anno sabbatico, con il risultato che queste persone senza il minimo sacrificio otterrebbero un posto di ruolo, alla faccia di chi i sacrifici li fa da tanti anni.Mi sembra il solito meccanismo da “furbi” che premia i disonesti e penalizza gli onesti. Sarebbe bello se venisse portato alla luce e possibilmente venisse posto rimedio alla situazione dei punti “fasulli”. E’ una denuncia grave. Chi altri è a conoscenza di questo perverso meccanismo, o di persone che lo hanno sfruttato, o di qualcuno che lo abbia denunciato come il lettore del Giornale?

NAPOLITANO E LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA

Napolitano ha senz’altro ragione quando lascia intendere che se si smette di sparare verbalmente contro la magistratura si può favorire il processo riformatore. Ma farebbe bene ad accorgersi finalmente, e con lui tanti giornali a lui genuflessi, che Berlusconi non spara né delegittima affatto “ la Magistratura” ma solo alcuni suoi componenti che, invece di fare i magistrati, fanno i politici, scrivendo e escogitando anticostituzionali sistemi per eliminarlo dalla scena politica - da lui conquistata con democratiche elezioni popolari - stuprando giovani menti dodicenni , come pedofili incalliti, che coartano a favore delle proprie tesi ideologiche; partecipando a trasmissioni televisive ed a dibattiti politici nei quali – senza che nessuno muova un dito e nel silenzio assoluto dell’altra parte della Magistratura – affermano pubblicamente essere il Capo del Governo un brigante, un mafioso, un corruttore, un lenone e simili piacevolezze; senza che nessuno pensi di applicare anche a costoro e ad un certo Davigo ( “ certi politici sono peggio delle B.R.” dice il “ soave” nel totale compiacimento della sinistra ) quell’ignobile e fascista codice Rocco col quale essi stessi vogliono imbavagliare la
bocca di Lassini ( che ha praticamente ritenuto che “ alcuni giudici sono come le B.R. “) Che tutte queste discrasie culturali non siano comprese da un uomo chiamato Tulliani Fini è cosa normale: e poi, non fa certo comodo al Signor Tulliani Fini specificare che Berlusconi non delegittima affatto “ la magistratura” ma stigmatizza invece la condotta indecente di quei magistrati che seguono ed applicano la loro ideologia anziché la Legge dello Stato. Stesso dicasi per quel residuato democristiano che pretende, quale portaborse di Forlani prima ed ora ridotto a portavoce del suocero Caltagirone, reintrodurre la bella e “ proporzionale” Prima Repubblica, quella nella quale il popolo, una volta votato ogni cinque anni, si levava dai coglioni perché tutto veniva fatto dai politici nel palazzo, con accordi, accordicchi, inciuci, maneggi, impicci, sistema che si è concluso nel 1993 con uno Tsunami giudiziario che ha spazzato via una parte sola dei politici corrotti , salvandone troppi altri. Di Rutelli e dell’API credo sia vano cercare qualcosa di politicamente valido da dire, se non ripetere noiosamente come Rutelli continui sempre a rappresentare il nulla politico , anzi la sua sintesi politica che era “ “sopra il motorino niente”( andava sempre in motorino).

Per Merlo ( La Repubblica, e dove sennò?), Berlusconi, definendo certa magistratura come un “ cancro” ha condotto il Paese sull’orlo della guerra civile. Merlo fa il politologo degno dell’ “ osteria dei magnaccioni “, perché anche i dementi sanno che il confine tra
“ violenza verbale” e “ violenza fisica” è estremamente sottile, non c’era necessità del suo “ verbo” per scoprirlo, visto che lo andiamo lamentando ed avvertendo proprio noi da quasi venti anni. Ma quello che fa ridere, in questo Merlo di nome e di fatto, è come il
“ sommo” si dimentichi che se c’è qualcuno che da venti anni subisce attacchi, anche fisici  ed improperi di inaudita violenza , questo è proprio Berlusconi, altro che la Magistratura. Sinceramente provo profonda pena per Merlo, costretto dal padrone a vendere per trenta denari la propria dignità di uomo e di intellettuale, come per tutti i suoi “ adepti”, soggiogati dal sapore del fiele e dall’odore del sangue che lui sparge a piene mani da quel palco da boia da Mastro Titta, dove si uccide senza processo, che è Repubblica. Perché questa gente, con la mente ormai corrotta dal fremito dell’odio contro l’avversario ( non solo Silvio, attenzione, questa gente vuole “ eliminare” anche “ tutti quelli che lo votano”, vero Zagrebelsky, vero Spinelli ?) non riesce a rendersi razionalmente conto che se Berlusconi è uscito indenne da venti dei ventisei processi che gli sono stati costruiti addosso vuol dire che le accuse erano delle “ patacche” belle e buone , come i pizzini di Ciancimino Jr; vuol dire che esiste una Magistratura d’assalto che si è fatta fazione politica e che , con l’asservita complicità della stampa “organica “, dal 1993 inutilmente ed ininterrottamente da diciotto anni dà l’assalto al nemico politico, senza cavarne un ragno dal buco, che qualcosa di altro vorrà pur dire; che allora esiste una “ consorteria di gaglioffi” , composta dai P.M. tipo Ingroia, tipo Di Matteo, tipo Messineo, ecc oggi, come furono ieri i vari Caselli, Violante, Di Pietro, ecc , da giornaletti loro “organici, asserviti, reggicoda” con incorporati “ pennivendoli” , da conclamati assassini, mafiosi, scanna cristiani come un Brusca, come uno Spatuzza, come un Ciancimino Jr , interessati fornitori nel tempo di tutta una serie di “ deliranti patacche giudiziarie” al fine non solo di mettere sotto truffaldina accusa tutti i partiti “nemici” dei loro aedi giuridici, ma mirando ad introdurre nel corpo delle Istituzioni, come sparse metastasi, dubbi e calunnie sugli apparati istituzionali. Questo non può avere altro nome che : cancro, che metastasi, che tumore, caro il mio Merlo. Così “ sto Merlo di Merlo” tifa per il “ cancro”, vorrebbe veder trionfare il cancro , non sopporta che la parte sana del corpo colpito dal “ cancro” lotti e si difenda da quel tumore e , sopra tutto, non sopporta che vinca, nojn sopporta che sconfigga il male. L’eutanasia di Stato per chi voglia combattere il cancro: una cosa degna di Stalin, della Stasi.

Farebbe meglio, l’On Napolitano a cercare di alimentare all’interno della categoria dei Magistrati – dei quali è per norma Costituzionale, il Capo - la convinzione che la chiusura a testuggine rappresenta un errore clamoroso. Lui che ne è il Capo, che si dia finalmente da fare dunque invece di chiacchierare , perché, caro il Presidente di “ meno della metà degli italiani” ( la prego di non spacciarsi, come l’ho sentita dire il televisione, per il Presidente “ di tutti gli italiani”, perché Lei non lo è mai stato e mai lo sarà , non s’illuda e non millanti meriti che non ha ) Berlusconi passa, ma i problemi di una giustizia che non funziona, che condanna innocenti e che libera gli assassini, i problemi della mancata sicurezza dei cittadini per colpa della Giustizia che parteggia per i delinquenti, questi problemi restano. E presto o tardi dovranno essere affrontati e risolti. Voglio anche replicare , con rispetto, al Presidente Napolitano, alle sue attuali infatuazioni patriottesche, che io ho sempre rispettato il tricolore, da quando sono nato, da sempre. Anche quando la bandiera italiana sventolava senza fanfare e televisioni appresso, anche quando sentivo che Lei ed i suoi sodali urlavate “ 10,100, 1000 Nassirya”. Non ho aspettato, come ha fatto Lei ed i suoi compagnucci, che arrivasse il 150esimo anniversario della Unità d’Italia. Non ho fatto come Lei, signor Presidente , che fino all’altro ieri marciava dietro la bandiera dell’URSS, del Comunismo e che dell’Italia diceva che “ era il Paese dei mandolinari”. E oggi proprio Lei mi vuole dare lezione di etica e di italianismo?

Ed ancora a proposito di Napolitano e di Giustizia, proprio oggi, guarda caso, un certo Magistrato, tale Corrado Carnevale compie 81 primavere e nonostante alcuni suoi colleghi abbiano fatto di tutto perché a questo importante traguardo non ci arrivasse vivo o comunque libero e soprattutto così in forma, a dispetto di tutto ciò ed alla faccia sua , Signor Presidente Napolitano, vivaddio, Carnevale ce l’ha fatta. Dopo che lo scorso governo Berlusconi è stato costretto a varare una legge ad hoc per risarcire Carnevale della ingiusta e lunghissima “squalifica” subita come magistrato a causa di ingiuste accuse di falsi pentiti alle quali un Csm sempre pronto e prono ai desiderata del partito delle procure (Carnevale fu bollato dalla sinistra – Napolitano in testa a reggere la coda di Scalfari e di Repubblica, come al solito- come “l’ammazzasentenze”, perché rispettava la legge e non si umiliò a seguire come un cieco i teoremi politico-giudiziari che il PCI aveva costruito come una bella ignobile patacca ) non è parso vero poterci credere, è stato riammesso in ruolo. Tuttavia, con una serie infinita di cavilli e di intoppi burocratici, sono riusciti a tenere lontano da quel posto di primo presidente della corte di Cassazione (che avrebbe sicuramente meritato in virtù della sua preparazione e del suo garantismo ) il Magistrato Corrado Carnevale. Due concetti che fanno a cazzotti con il populismo e il forcaiolismo imperante nella sinistra italiana. Anche in parte della magistratura. Ora che sembra che il Consiglio di Stato darà ragione a Carnevale ridandogli anche il ruolo di Presidente di sezione che qualcuno aveva provato a togliergli in virtù di un artificioso computo degli anni, noi che l’abbiamo sempre stimata, e voluto bene, le auguriamo altri cento di questi giorni, sperando che qualche Capo di Stato italiano che non si presti solo a fare il “ palo al Colle ”, lo nomini anche “Giudice costituzionale”. Alla faccia di chi la voleva distruggere ( D’Alema, Violante, Napolitano, Caselli, il PCI, la sinistra , ecc), per lei questo e altro caro presidente Corrado Carnevale.



CIANCIMINO E PROCURA PALERMO

Che ha detto in aula Cianciminino Jr, meglio noto con il nomignolo di “papello” o “ er pataccaro”? Ha tentato di spiegare le proprie false dichiarazioni sull’appunto del padre e su quel nome di De Gennaro aggiunto non si sa bene da chi. Ecco le sue parole: “in verità non ho un ricordo preciso del fatto che mio padre scrisse il nome di De Gennaro, quando ’mister x’ mi diede la fotocopia però mi convinsi che doveva essere così. Del resto mio padre mi aveva detto che il signor Franco era collegato a De Gennaro. In verità comunque non ricordo che mio padre lo scrisse”.

A Ciancimi’, ma che stai a di?

Alzi la mano chi ci ha capito qualcosa. E ne alzi due chi ritiene questo signore un testimone, non dico uno” attendibile”, ma semplicemente “ un teste”. Eppure fra gli intelligentoni, tipo Fazio, tipo Saviano, tipo Sant’Oro, tipo la ridanciana e debordante Dandini , ad “Anno Zero” e in alcune stanze della Procura di Palermo, “papello er pataccaro ” viene considerato ancora un’icona ( ma non sarebbe meglio chiamarlo “ una “ ficona” ?) dell’antimafia. Il che potrebbe essere anche vero, a patto che si parli di quella dei “professionisti dell’antimafia ” di sciasciana memoria. Sapete, quelli che campano di “ parole antimafia”, quelli che si arricchiscono e fan carriera con le chiacchiere antimafia, tipo Leoluca Orlando Cascio, tipo Saviano, insomma una di quelle categorie, tipo “ mezzi uomini” o “ ominicchi” o, per chi lo meritasse, anche “ piglia in culo “ , in cui Sciascia divideva gli uomini


MA PERCHE’ NON LO CACCIANO VIA DALLA MAGISTRATURA ?


Sembra essere così la carriera del pm Henry John Woodcock, una sorta di “ curva di Gauss” , un P.M. che dopo aver fatto parlare tanto di sè ogni tanto balza ancora “ai disonori “ della cronaca. Per la verità questa volta sul suo balzare ai disonori della cronaca è una buona notizia per lui e cioè che il plenum del Csm ha archiviato il fascicolo che era stato aperto sul pm di Napoli Henry John Woodcock, o meglio su quello che l’ex consigliere Matteo Brigandì aveva definito il “metodo” di indagine del magistrato: l’avvio di inchieste di forte impatto che poi, però,“si risolvono nel nulla”.

“Non ci sono provvedimenti di competenza del Consiglio da adottare”: questa la motivazione del Csm. Poi perseguono i falsari di monete. Ma i falsari del CSM li lasciano in libertà. Eppure altre notizie, apparse in questi giorni, mettono in dubbio il buon esito delle inchieste del pm che si trova troppo spesso a vedere finire in fumo il proprio e che fa porre più di qualche interrogativo.

Ad esempio, alcuni giorni fa, il deputato del Pd, Salvatore Margiotta, vicepresidente della Commissione Ambiente della Camera, è stato assolto con formula piena (per non aver commesso il fatto) dalle accuse formulate in relazione agli appalti della compagnia petrolifera Total nel dicembre 2008.

Le accuse erano contestate proprio dal pm Henry John Woodcock (al momento dei fatti in servizio a Potenza, ora a Napoli) che ne aveva chiesto gli arresti domiciliari, concessi dal gip Rocco Pavese ma non eseguiti per lo status parlamentare di Margiotta. Non la prima finita in fumo e altre ancore potrebbero seguirne a ruota.



Roma giovedì 12 maggio 2011



Gaetano Immè

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