Gaetano Immè

Gaetano Immè

lunedì 23 maggio 2011

IL TEMPO E’ GALANTUOMO, COME LEGGE DEL CONTRAPPASSO



PARTE PRIMA- DSK e Silvio Berlusconi

Il tempo è galantuomo, basta avere la forza, morale e politica, di aspettare. Ed il tempo è stato, anche stavolta, galantuomo. Parlo di DSK e di Silvio Berlusconi, parlo di osservazioni che li riguardano e che non trovate certo sul Corriere della Sera, su La Repubblica, su Il Fatto, nei telegiornali schierati e faziosi, dai mezzibusti che attaccano il somaro dove il padrone ordina, insomma non li trovate se non qui, che non suoni da autosbrodolamento. Perché quanto è successo a DSK ha praticamente messo in naftalina, riposto in archivio, nascosto dentro la stanza dei segreti e dei ricordi, l’aggressione volgare, pruriginosa, guardona, papalina e moraleggiante che per due o tre anni ha investito Silvio Berlusconi e di riflesso tutta la sua parte politica accusata, dai nuovi bardi papalini e dai mozzorecchi , dai novelli Mastri Titta della sinistra - sulla base di una inesistente “ proprietà transitiva” o ignorando che la “ sineddoche” è solo una figura grammaticale – di essere gli untori di una sorta di corruttiva “ dipendenza dal sesso”. Come possiamo e come potete dimenticare la più imponente congiura di ignobili moralisti e di guardoni falsi puritani, ben camuffati da inquisitori del neopuritanesimo del terzo millennio, che la storia repubblicana italiana ricordi, alla quale la stampa estera di sinistra ha tenuto pedissequamente bordone, ordita per dileggiare non solo Silvio Berlusconi, ma anche il Governo dell’Italia e con esso anche tutto il nostro Paese, nel compiaciuto riciclaggio di peccati in reati? Ma come sempre, chi la fa l’aspetti, il tempo è galantuomo ed ecco che i veri puritani, gli americani , quelli che sbranarono Clinton non perché importasse molto un pompino alla Casa Bianca, ma perché aveva giurato il falso ( spergiuro è reato penale da quelle parti, non come da noi, dove gli spergiuri vengono acclamati e resi ricchi e famosi dalla cultura della sinistra ), spietati con i reati penali e noncuranti con i peccati altrui, ci hanno ricompensato e vendicato di tutta quella paccottiglia di “annusa mutande “, di spioni da buco di serratura, di allupati falsi moralisti alla Alberto Sordi, di tutti quei gaglioffi pipparoli da sacrestia , che per tre lunghi anni hanno spacciato, come droga dell’animo e della mente, desideri sessuali o peccati cristiani di carne come fossero dei veri reati penali.

DSK, che deve essere comunque ritenuto innocente fino a definitiva sentenza di condanna ( come dovrebbe essere per tutti, vero Lerner, vero Santoro, vero Mauro, vero comici, attorucoli, nani e ballerini parlanti?) è un ricchissimo esponente politico francese della più classica “ gauche caviar”, uno che ha tifato per la “ revolucion” sessantottina ma restando sempre ben acquartierato negli attici dorati delle sue residenze parigine o alsaziane o delle capitali della vecchia Europa , in amicizia culocamiciesca e lobbistica con i grandi banchieri e con la potente rete finanziaria franco germanica, il prodotto di un establishment corrotto, avariato dal potere giudiziario-economico , coccolato , vezzeggiato, rianimato – scandalo dopo scandalo – da una forza lobbistica che vive ormai, come una cariatide , sotto l’insegna di “ la legge è uguale per tutti gli altri”, dotato di un talento mai dimostrato nei fatti ma sempre attribuitogli, ma costruito , montato, pezzo per pezzo, nelle officine delle amicizie d’alto bordo , nelle garconniers frequentate dal vero potere franco tedesco .Ebbene tutti questi boia che hanno calzato le scarpe ferrate della diffamazione con le quali hanno passeggiato impunemente finora sul corpo di Berlusconi, sul corpo del centrodestra e su quello dell’intero Paese, mostrando, come fosse un pregio, il disprezzo pur in assenza reato per un leader politico e per una maggioranza del popolo italiano sui quali ciascun boia , ciascun gaglioffo, ciascun infame si è sentito per questo autorizzato a scatarrare, vestono ora sdrucite palandrane vaticaniste e pretesche , farisaiche, perbeniste, talebanamente crociatesche pur di propalare , dalle compiacenti e garantiste prime pagine di La Repubblica, Il Corriere della Sera, Il Fatto, ecc, il testo della assoluzione del loro Tribunale del popolo per questo ricco, sfrontato, arrogante, ma solo “indagato” banchiere della “ gauche caviar” dalla solidissima e conclamata nomea di “ acchiappatore”, di “ predatore” non certo di “ conquistatore” di donne. Il tempo, che il Sommo Poeta invocava quando sussurrava “ non ti curar di lor , ma passa e vai!”, ha realizzato, per la confezione di questa perla di celestiale “ legge del contrappasso”, una specularità da brividi, da Rupe Tarpea: ha dimostrato, cioè, che i peccati ed i peccatucci privati ( ben noti e conclamati in DSK) ( presunti ed immaginifici in SB) restano tali , essendo da infami e da indegni tentare di spacciarli e trasformarli in reati penali presunti. Il tempo e questa sfortunata vicenda dimostrano ancora che una cosa sono i trastullamenti più o meno senili, il divertimento più o meno scosciato ed una cosa ben diversa sono lo stupro, la violenza, la vis, l’attitudine conclamata all’istinto predatorio sul corpo di donne il cui corpo andrebbe sempre difeso ( vero Concita De Gregorio?). A Carmen Llera per esempio, vedova di Alberto Moravia, questa aggressività di DSK è addirittura molto piaciuta, tanto da farle scrivere un apposito libro, veloce come una sveltina , dedicato proprio a “ Gaston” DSK. Da non credersi! L’apologia dello stupro come atto sessuale che dona alla donna, alla femmina il “ piacere puro “. Corradino Mineo, invece, si sforza in tutti i modi per non affrontare il problema DSK rifugiandosi , con la sua consueta sottile vigliaccheria, dietro il solito meschino e ridicolo paravento dello stantio “ sarà difficile che venga fuori la verità” da consumato mezzobusto spacciatore di patacche qual’ è. Ma il campionario delle incredibili indulgenze ideologizzate e cretine è vastissimo: “ il salvatore della Grecia, del Portogallo, dell’Irlanda, dell’Europa Intera” e perché no del mondo intero, sviolina servilmente tale Anais Ginori , con “ gli eventi che hanno deciso per lui”. Gli eventi, capite, gli eventi, non l’arroganza dello DSK che incredibilmente , dopo il “ presunto “ stupro, scappa come una lepre dal Sofitel, non la spocchia del potente che si ritiene e che è da una vita un vero e proprio “ intoccabile”, alla Puzo. Capito che roba, capito che finezza, capito che sciccheria, che spirito alto? Qualcuno sostiene che il mistero sollevato dal caso di Ophelia e dal libro di Carmen Llera riapra un dilemma antico. Fino a che punto la “violenza ” “piace alle femmine ” e fino a che punto la gente di sinistra è nata per essere asservita e schiava di un dittatore? Ma forse questo dilemma vale ancora solo in Francia o in Italia e solo per le femmine – non per le donne - di sinistra. Nel resto del mondo e, sopra tutto, per le cameriere d’albergo, specie se negre o portoricane o messicane e povere da sembrare “ carne fresca”, la risposta è una sola : al termine del processo, cinquanta anni di galera al colpevole!


Perché solo un cieco può non vedere come il francese rapina con arroganza, mentre l’altro corteggia; il primo disprezza la donna , l’altro valorizza la donna. Spero, ma non ci credo, che se ne accorgano anche tutti quei ribaldi e gaglioffi nuovi bardi papalini che subito dopo aver condannato senza alcuna garanzia costituzionale il “corteggiatore italiano”, ora pretendono di difendere con ogni mezzo l’ influente amico d’oltralpe , in nome dell’appartenenza politica in luogo del civile e democratico garantismo. Questo naturale e spontaneo paragone, che bolla come una “ pura mascalzonata” il famoso “ caso Ruby” ,scivola fatalmente anche sul tema della giustizia. Perché abbiamo sempre sostenuto, gridato, urlato che la “promenade “ organizzata , davanti alle telecamere, dell’indagato potente o noto, in manette o ridotto in schiavettoni di dipietresca memoria o le paginate di Repubblica costruite sui peccati spacciati , dal Tribunale di De Benedetti, per reati, per far bella mostra della forza divina della “ giustizia del popolo ” è una pratica mostruosa e medioevale, un intollerabile abuso civico per le nostre coscienze che solo la droga dell’odio politico e dell’ideologia riesce a farla metabolizzare, agli assuefatti ed ormai schiavizzati lettori di La Repubblica, de Il Corriere della Sera, de Il Fatto, dell’Unità, ecc, come “atto dovuto” . Così come è semplicemente “troglodita ed indegno”, per un Paese libero e civile, l’uso politico del pentitismo calunnioso, tipico dei regimi totalitari comunisti e fascisti – Stasi ed Ovra rammentino – dove “ l’antipatia personale “, la “ supposizione “, “ il sospetto” ed infine la “delazione” diventano poi strumenti di quotidiana umana tortura per la vittima e di carriera politica per il delatore , (come questo sciagurato e criminale “ patto fra mafia e parte della magistratura italiana ” che umilia la seconda e tutto il Paese a sporcarsi le mani immergendole nella merdosa melma delle truffaldine cazzate di un Ciancimino Jr o di un Brusca o di uno Spatuzza , spocchiosamente e pervicacemente gestito e guidato da sedicenti P.M. che gettano sulla restante “ magna pars” della Magistratura italiana la vergogna della loro incostituzionale “asservita ideologizzazione”, dei troppi casi di malagiustizia , esibendosi, oltre tutto, in pose maramaldeggianti , come fossero consumati attori che recitano in un qualche film di Marco Bellocchio , come icone nel circo mediatico . Ed eccoli dunque i P.M. comizianti ed il loro stridulo codazzo, i politici che vivono di “ antiberlusconismo militante” anziché di progetti politici per il popolo, gli scriba alla corte di un padrone, adusi ad annusar mutande e letti sfatti per captare olezzi peccaminosi da trasformare – come ridicoli e miserabili Maghi Silvan – in roboanti e spropositati reati penali, gli stessi che con maniacale e inquisitoria persecuzione per anni hanno goduto - come maniaci necrofori - a massacrare le carni vive di Silvio Berlusconi e di chi lo vota per una telefonata di cortesia spacciata per concussione ( ma senza un concusso )( per il semplice fatto che non esiste) , per festicciole osè con amici ed amiche entusiaste spacciate per fatti di prostituzione anche minorile(mai accertata né da alcuno denunciata ). Eccoli questi “ nuovi mostri” da “Striscia La Notizia” che non sanno che pesci prendere, non sanno cosa dire , sopra tutto non sanno cosa pensare davanti ad un arresto dovuto ad una denuncia di tentato stupro di un vero uomo di potere e di lobby giudaico bancaria che la giustizia americana tratta come un cittadino qualunque, senza riguardi o cortesie ideologiche, umiliato per sua grave anche se presunta colpa, in un giusto processo appena appena cominciato e che questo blog si augura – essendo lo stupro un crimine abominevole da chiunque compiuto – si concluda bene, ma nel solo interesse della Giustizia e della verità.

Resta, eclatante, la dura lezione , la bastonatura, la vendetta a sangue freddo, lo “ strano gioco del destino” che si fa beffe di tutti questi inquisitori e papalini torturatori di Silvio Berlusconi , ricacciati dalla forza del destino e da una impareggiabile “ legge del contrappasso” , dal cerchio dei “ gaudenti “ nel cerchio “ dei dannati”, messi in mutande da una verità conosciuta e colpevolmente e mafiosamente taciuta. La verità è che su Berlusconi non esiste nulla, non è emerso neanche un indizio incriminante che non sia un dettaglio della sua vita privata spiata e spiattellata di fronte al mondo intero con una persecuzione maniacale ed inquisitoria , non c’è neanche lontanamente il sospetto di prevaricazioni, di coercizioni sessuali. Eppure costui da tre anni deve difendersi da “ nemici” affetti da evidenti turbe psichiche sessuali e da una accecante e squallida faziosità politica. Invece su GDSK ci sarebbe stato molto ma molto da dire, ancor prima della mattinata di presunta follia stuprante nell’elegante e costosa suite del Sofitel di N.Y. , c’era tanto e tutto da dire, perché tutti sapevano, tutti conoscevano le comprovate tendenze sessuali di GDSK. Ma , come si usa a sinistra, fra compagni, come fu con Stalin, poi con Togliatti, poi con Krusciov, poi con Pol Pot, poi con Mao Tse Tung, poi con Arafat, poi con Mugabe, poi con Hussein, poi con Ahmadinejah ed ora con il dittatore Siriano che stermina con la repressione il suo popolo, tutti zitti e prostrati, in adorazione di un uomo, che è certamente ancora solo indagato, ma che è stato indegnamente coccolato, vezzeggiato , protetto dalla sinistra francese e da quella asservita italiana , dove da quaranta e più anni ha regnato, su GDSK, l’omertà del potere della ricchezza, la colpevole e meschina complicità della cerchia degli amici, del privilegio e dell’appartenenza politica.

PARTE SECONDA

Marcello Dell’Utri

Il tempo è galantuomo, anche se, francamente, dodici anni sono effettivamente proprio troppi . Tanto ci è voluto affinché la Magistratura, quella parte di essa che si è fatta, con la complice ed interessata omertà del PD, dell’IDV, della sinistra restante, del Capo della Magistratura, del CSM, della Corte Costituzionale, dei politologi, della stampa e dei politici asserviti, “ fazione politica” sbattendosene altamente di Napolitano, della Costituzione e del Popolo, fosse “ sbattuta al muro “, “costretta” , dall’evidenza dei fatti concreti, delle prove , dei documenti a dichiarare , per voce della Corte d’Appello di Milano, Marcello Dell’Utri “ innocente perché il fatto non sussiste”. Ricordo, ai tanti smemorati di Collegno e del resto d’Italia , che Marcello Dell’Utri , amico e collaboratore di Silvio Berlusconi nella nascita di Forza Italia del 1994, era stato già condannato , in primo e secondo grado, a sette anni di carcere per “ concorso esterno in associazione mafiosa”, quel famoso e famigerato inesistente reato penale, dalla consueta Procura di Palermo ed era stato poi accusato, insieme ad un noto boss mafioso ancora rinchiuso in carcere (perché condannato per altri reati ad una lunga pena detentiva) , di avere esercitato “una estorsione mafiosa” ai danni dello sponsor della squadra di basket di Trapani. .

Ebbene questo fatto criminoso, che la Procura palermitana supportata dai soliti giornali asserviti alla sinistra, dai mezzobusti televisivi proni alla sinistra, dai poteri forti ( sempre speranzosi in un governo amico da parte della sinistra che elargisse quel poco a tutti così da rafforzare il loro monopolio in Italia senza starsi tanto a misurare – fatica immensa!- con il mondo intero sul libero mercato )aveva per dodici anni dodici esposto, nel loro circo Barnum mediatico giudiziario, utilizzato per criminalizzare Forza Italia e dunque non solo Silvio Berlusconi ma tutti coloro che votano centrodestra di non meglio identificata mafiosità. A tutti questi infamoni, che al primo refolo di ipotesi di reato sono lesti ad apparecchiare all’angolo di ogni strada il proprio postribolare patibolo con boia incorporato la Corte D’Appello di Milano dice semplicemente che “ quel reato” non esiste, non è mai esistito, mai, mai, mai.

L’assoluzione, per giunta e per sommo “ scuorno” di tutti coloro che per dodici anni dodici hanno guadagnato e si sono arricchiti con queste miserabili menzogne, con la stessa motivazione de “ il fatto non sussiste”, riguarda anche quel boss mafioso in carcere per altre vicende. Un crollo fragoroso, un vero e proprio tsunami di un fatiscente e falso impianto accusatorio , sorretto per dodici anni con spasmodici lavori di puntellamento ad opera di manovali del pentitismo mafieggiante , utilizzati dalla Procura palermitana come extracomunitari ai quali promettere premi e benefits in cambio di patacche utili alla diffamazione perpetua , che è avvenuto puntuale, deciso, secco, come il crollo del muro di Berlino del 1989. Vengono così spazzati via, sebbene dopo dodici anni dodici, tonnellate di titoli giornalistici falsi, quintalate di articoli a firma di miserabili scribi prezzolati che non sanno cosa sia vergogna e dignità, kilometrate di servizi televisivi di farabutti e gaglioffi mezzibusti asserviti al soldo del mandante pur se mantenuti coi soldi della RAI pubblica, gentaccia che non avrebbe lavoro in TV se non si rivolgesse agli amici e complici giudici del lavoro, tutta “ munnezza “, tutto “ merdoso percolato “ spacciato, per dodici anni dodici , per “ oro colato” dai soliti noti. Chi paga? Nessuno, ovviamente. Anzi: paghiamo noi, noi contribuenti italiani che manteniamo questi arlecchini gaglioffi, camuffati con ermellini da Giudici, noi che permettiamo loro, mettendo nelle loro tasche immeritati e lautissimi stipendi, di farsi fazione politica non facendo il lavoro per il quale sono pagati, non rispettando la Costituzione che a chiacchiere dicono di amare, di adorare, di sventolare , come fosse un totem, una flag, qualcosa da sbandierare come il famoso libretto rosso di Mao. Questa sentenza della Corte, emessa peraltro anche senza rinvio, chiude questo capitolo in una bara postribolare e mefitica , alla quale ha buon diritto insieme con quel che resta della dignità e della credibilità di tutti quei Magistratoni, di quei falsi P.M., di quei compiacenti e tremebondi GIP che non hanno mai avuto il coraggio di sfidare, in nome della verità, le tesi inventate, fasulle, gaglioffe di questa piratesca consorteria di Magistrati palermitani.

Ora sono letteralmente “ cazzi loro “ , letteralmente sono “ cazzi loro “. Perché la legge del contrappasso ha colpito ancora ed ora sono loro ad essere ridotti in mutande davanti all’opinione pubblica italiana e mondiale, sono loro ad avere fatto credere chissà cosa non avendo in mano nulla, ma un nulla così sconvolgente da essere bollato , dalla Corte , come “ un fatto inesistente”. Così ora si apre uno scenario che pareva lontanissimo, anche sul processo principale a carico di Dell’Utri, quello di “ concorso esterno “ perché non potrà quel Tribunale non riflettere, non trarre ovvie conclusioni da questa sentenza dell’Appello milanese. Dal 1994 Dell’Utri viene martorizzato per amicizie dubbie, per sospetti giri di lavoro, per opinabili frequentazioni con un piglio inquisitorio, da parte della “magna pars” della Procura palermitana come fosse colei che giudica chi abbia diritto di parlare e chi no. Frequentazioni, sospetti, amicizie di lunga data, conoscenze di piccolo centro, parentele sconosciute , tutto questo, scekerato con la bile dell’antiberlusconismo, è la brodaglia legale sulla base della quale Marcello Dell’Utri è stato condannato in primo e secondo grado, per quell’inesistente reato che è “il concorso esterno in associazione mafiosa”. E’ venuto dunque il momento del confronto con la prima parte della verità. Ne vedremo delle belle. Non esiste paese, talebano, tribale, ancestrale, sperduto al mondo dove questo reato esista; non esiste giurista al mondo e nell’universo mondo che voglia sputtanarsi nel difendere questo “ reato da Santa Inquisizione”. In questo processo contro Dell’Utri, gli stessi P.M che si danno ai comizi politico-insurrezionali e contrari alla Costituzione che costoro si limitano ad “ agitare” come un breviario anziché a “ conoscere e rispettare”, gli stessi P.M. ( eccoli i nomi: Ingroia, Messineo e Di Matteo sopra tutti ) che hanno consentito , con la loro triennale gestione gaglioffa e ideologizzata del pentitismo, che un pataccaro conclamato come Ciancimino Jr. diventasse non solo una icona dell’antimafia ma che continuasse impunemente a “mascariare” le più alte cariche dello Stato, ebbene costoro hanno avuto la sfrontatezza e la temerarietà di affermare, in nome del popolo italiano per giunta, che “ il fatto mafioso, in realtà, esiste” e che “quell’unico fatto era rappresentato dal tentativo di estorsione che il Dell’Utri aveva commesso ai danni dello sponsor della squadra di pallacanestro di Trapani, nel 1991 in combutta con un bosso mafioso”. Ebbene, egregi P.M. comizianti , eccovi serviti di barba e capelli: quel fatto , semplicemente, ve lo siete inventato. NON ESISTE.

PARTE TERZA


GDSK e Silvio Berlusconi, Dell’Utri ( e dove mettiamo poi gli Andreotti, i Mannino, i Tortora, i Carnevale, i Greganti, i Moroni, i Citaristi, i Balzamo, ecc) : su di essi tutte soperchierie, tutte menzogne , sparse, vomitate , diffuse ed avallate da soliti e ben noti cenciosi P.M. comizianti , che si nascondo pure, da perfetti pusillanime , dietro il paravento del “ in nome del popolo italiano”. Sono costoro il vero cancro del Paese, costoro e chi tiene loro bordone, per interesse, per paura, per correità , nell’informazione, nella politica, nei media. Il tempo ha dimostrato di essere un galantuomo, fa apparire le menzogne per quello che erano e che sono e che valgono: un nulla, uno zero, una petecchia . E come su quel nulla qualcuno abbia costruito il suo bel castello, marcondirondirondella, di carta straccia, anzi di carta igienica, spacciando il tutto al mondo intero come verità sacrosante e distruggendo persone, famiglie, imprese, carriere, ricchezze, lavoro. E dimostra come essere un P.M. in Italia è ora troppo, troppo , troppo comodo. E’ comodo perché prendi uno stipendio da favola, anche se fai ben poco; è comodo perché non rispondi né civilmente né penalmente dei tuoi errori, come invece accade a tutti gli altri italiani; è comodo perché un P.M. “ è fuori della Costituzione” perché è l’unico italiano al quale non si può applicare l’articolo 3 della Costituzione, come fosse “ un Re”; è comodo perché è l’unico in Italia che sfrutta il suo lavoro come mezzo di campagna elettorale ( non credo servano esempi, perché ne è pieno il Parlamento italiano ed europeo di codeste sanguisughe ); è comodo perché è l’unico che può diffamare chicchessia senza averne le prove e senza rispondere poi delle sue diffamazioni; è comodo perché questi “ petits princes” ermellinati e mascherati da persone serie, costituiscono una potentissima lobby che domina ogni altro potere con il ricatto, con la paura delle ritorsioni, avendo arraffato , rubandolo alla Costituzione con un golpe del 1995, un potere tale da dominare, da condizionare, da rendere complici, compiacenti e sudditi tutti gli altri Magistrati, siano essi requirenti, siano essi GIP o GUP che mai o raramente contraddicono le richieste del P.M.; è comodo perché , come insegnano un Di Pietro, un De Magistris, un Maritati, un Violante, un Emiliano, un Tedesco, un Colombo ,ecc i loro servigi sono ricompensati lautamente da chi è stato da costoro agevolato con fatti, opere ed omissioni. Insomma, il tempo è galantuomo e lo sta dimostrando, ma la giustizia, questa giustizia , proprio non lo è.



A PROPOSITO DI INTERCETTAZIONI

Le intercettazioni indirette dei parlamentari, quelle cioè in cui il membro di Camera o Senato parla con un suo amico o congiunto, ma effettuate sull’utenza di quest’ultimo, continueranno ad essere assoggettate alla disciplina di autorizzazione dell’articolo 68 della Costituzione per essere utilizzate nei processi.Lo ha deciso la Consulta con la sentenza 171, relatore Giorgio Lattanzi, chiamata a decidere su la questione sollevata dal gip di Napoli nell’ambito di un processo a carico di Clemente Mastella per concussione. Nessuna incostituzionalità, quindi, della norma introdotta con il Lodo Schifani che prevede debba essere richiesta l’autorizzazione alla Camera di appartenenza anche per intercettazioni a cui casualmente un parlamentare abbia preso parte, disposte cioè in procedimenti riguardanti terzi. La Corte costituzionale ha respinto per manifesta inammissibilità le istanze del gip di Napoli. Secondo il quale, in questi casi l’autorizzazione non solo non sarebbe giustificata, ma sarebbe addirittura vietata dall’articolo 68 della Costituzione, che riguarderebbe le sole intercettazioni a carico del parlamentare o comunque finalizzate a captare le sue conversazioni, perchè solo per esse si potrebbe manifestare un fumus persecutionis da parte dell’ autorità giudiziaria che la Camera deve valutare ai fini della sua autorizzazione.“La Consulta non è però potuta entrata nel merito della questione sollevata perchè”, spiega nella sua ordinanza, “il gip di Napoli non ha motivato adeguatamente la sua ordinanza per dimostrare la natura casuale delle intercettazioni in cui era incappato Mastella e dunque per poter escludere con esaustività che si sia trattato in realtà di uno strumento impiegato dai magistrati proprio per acquisire elementi di prova a carico del parlamentare”.

Roma lunedì 23 maggio 2011

Gaetano Immè

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