Gaetano Immè

Gaetano Immè

domenica 5 giugno 2011

QUALCHE DEDICA, QUALC HE SASSOLINO TOLTO DALLA SCARPA, QUALCHE DOVEROSA REPLICA


Siamo al “ sabato del villaggio”, non però come sostenevo la volta passata, nel senso profondo e metafisico del significato intimo dei versi leopardiani, ma ormai nel crudo e dispregiativo significato de “ il sabato del Villagio” nel senso dell’attore, ossia tutti i deprimenti, meschini, vigliacchi, mistificatori Ragionieri Filini e Fantozzi della cultura italiana che, dagli ultimi venti, hanno pure la pretesa, la faccia tosta, l’ardire, l’improntitudine di volerci anche insegnare qualcosa.

Al tenero Gad Lerner - ho sempre paura di fargli male solo a guardarlo negli occhi, che lui tiene sempre debitamente bassi, come s’usa dalle parti arabe a lui sì care, solo a ricordare chi sia stato e chi sia , solo a ricordargli le sue innumerevoli prove da vero “ cuor di leone” - che , infantilmente ridanciano, saltella e scribacchia sulla “ Milano liberata” - tacendo ben bene, com’è abituato visto il suo grande equilibrio e il suo ben noto coraggio civile , di Napoli - dico due sole paroline, di più non ne vale proprio la pena. Quello che disse ( Roma-Juve:4-1) Totti a Furino :pja, pesa, incarta e porta a casa quattro pallini ! Contegno Gad, contegno. Gli sfottò della sinistra di oggi, potrebbero diventare fra due anni lacrime di sangue ! Ricordati di Icaro !

Alla sinistra tutta, i miei complimenti e le mie congratulazioni. Ci sono voluti settanta anni ma, finalmente la sinistra ha scoperto che esiste una Patria, una Patria che non se ne va a zonzo per il mondo, che si chiama Italia e che ha una bandiera con tre colori: verde, bianco e rosso. Oggi sono tutti come i fascistoni di ieri, tutti “ dio, patria e famiglia ( anche gay)“, dopo settanta anni passati a pisciare sopra il tricolore, osannando la rossa bandiera dell’URSS, dopo settanta anni a bollarti come fascista se solo ti usciva dalla bocca il sostantivo “ patria”, dopo settanta anni di loro miserabile servaggio per l’Unione sovietica, per i loro missili, per le loro invasioni, insomma finiamola qua, oggi vedo la sinistra ravveduta e umanamente ed intellettualmente me ne compiaccio. Vorrei che completassero l’opera però, con poche ma significative “ canosse”, che chiedessero scusa agli avieri italiani trucidati in Congo nel 1958 e da loro infangati come “ burattini americani”, agli eredi di Quattrocchi, che fu ucciso in Irak e che morì gridando in faccia ai suoi assassini “ Vi faccio vedere io come muore un italiano!” e che la sinistra bollò con sussiego e con disgusto come un “ miserabile mercenario”, ai tredici morti a Nassirya durante i funerali dei quali la sinistra sbandierava patriottici cartelli con su scritto “ dieci, cento, mille Nassirya!” e mi fermo qui per amor di Patria. A guardarli oggi, tutti ossequiosi di Santa Romana Chiesa, tutti proni davanti al tricolore, sembra di vedere tutte quelle vecchie zoccole da marciapiede che , dopo una vita da battone, imboccano il vecchio rimba che se le sposa e recitano, malamente, il ruolo di “ signore”….Perciò, cari Napolitano, D’Alema, Bersani, Nichi, Ferrero, ecc, non siate ridicoli come vecchie mignotte rifatte, un po’ di contegno, giù quei ditini e se proprio volete tenerli dritti, i vostri benedetti ditini, sapete dove dovete metterveli.

Al TG3 , alla Berlinguer ed a Mannoni, due intellettuali veramente tutti d’un pezzo, mai proni, in ginocchio giammai, sdraiati non se ne parla proprio, due giornalistoni cresciuti a “ pane e coerenza”, non credo che stiano a RAI3 perché raccomandati, quando mai! Roba seria insomma. Martedì sera al TG3 Notte, parlavano di “ Napoli liberata”, ma si guardavano bene dal dire da chi Napoli fosse stata liberata. Da venti anni di amministrazione di sinistra ( Bassolino e poi Jervolino), dalla recente Giunta degli ultimi cinque anni della Jervolino nella quale ha sempre seduto l’IDV di De Magistris,, quello che oggi “ ha liberato Napoli”, secondo Mannoni. Ma da chi non si deve sapere, per Berlinguer e Mannoni. E poi, la chicca, sui referendum! Quando Leoluca Orlando Cascio, non sapendo cosa replicare a chi contestava l’inutilità dei referendum, non ha trovato di meglio - poverino, ogni botte dà il vino che ha - che dare una perla della saggezza sua farfugliando “ ….è sempre bene che il popolo dica la sua opinione su argomenti importanti come quelli…”. Insomma, secondo questo “ scienziato della politica italiana” quando un partito desidera conoscere cosa pensi il popolo di un certo argomento non spende i suoi soldi per un’inchiesta, no! Organizza a spese nostre un referendum! Una chicca della democrazia secondo Berlinguer e Mannoni e il TG3: quello che è tuo ( soldi) è mio.

Dedica particolare a Massimo Gramellini ( Il Corriere della sera)  ed a Michele Serra ( Repubblica. I due scrivono, proprio lo stesso giorno, su due giornali diversi, praticamente lo stesso articolo nel quale affermano che - dopo la vittoria a Milano di Pisapia e di De Magisteri a Napoli - “ sono finiti gli anni ottanta”. Michele Serra , che è un “ professorone” oltre che un uomo d’onore, scrive che “è finita la politica del cerone, delle facce rifatte, delle escort, delle olgettine…..è finita la fiction!”. Massimo Granellini scrive che gli anni ottanta sono “ la tv commerciale, luccicante, ma soprattutto volgarmente liberatoria”. Costoro vorrebbero dare ad intendere all’ignaro ed ignorante lettore che tutto ciò che è accaudto in Italia, dopo la fine della guerra ideologica degli anni settanta , compresa la rinascita di Milano, sia stato tutto un disastro, una frana. Tradotto in soldoni, costoro vi stanno dicendo che un decennio ( dagli 70 agli anni 80) e’ invece un trentennio ( dagli anni 80 agli anni ’10). E così , confondendo un decennio con un trentennio, un lucidissimo Gramellini può scrivere che “ …nel pantheon dei valori supremi l’uguaglianza cedette il passo alla libertà, intesa come diritto di fare i comodi propri , perché da questo egoismo vitale sarebbe sorto il benessere”. La verità che il “ duo scriba” non deve dire - loro sono ben adusi a scrivere quel che il padrone comanda, verità o bugia fa lo stesso, lo fanno da una vita - che in quel trentennio la loro sinistra, quella borghesia che ora canta una forse prematura vittoria, non è stata capace di produrre nulla, non una alternativa politica, non un progetto sociale nuovo, non un giudizio storico che andasse oltre il loro naso, non un’imprenditoria che fosse all’altezza di misurarsi con il mercato . Dove stavano lor signori in quel trentennio? Come mai hanno consentito che Milano diventasse una bella e ricca città grazie all’inventiva imprenditoriale della nuova classe dirigente uscita fuori con l’individualismo berlusconiano? Come mai ne hanno goduto i frutti, ne hanno intascato i lauti guadagni, i medioevali privilegi standosene sempre ben zitti e mosca? Cosa han fatto costoro ed i loro intellettuali durante quel trentennio? Dove stavano in quel trentennio tutti costoro se non ben rifugiati, accoccolati, pasciuti, nelle redazioni della TV pubblica, nei media berlusconiani, nelle case editrici e nei quotidiani ? Dov’era dunque, cari scriba altezzosi e bugiardi, la vostra borghesia dura e pura? L’omissione ridicola dei tre decenni vi serve per servire bene il padrone, vi serve per nascondere le troppe colpe della sinistra. Dove stavano questi famosi “ progressisti” mentre la biliosa magistratura italiana, anticostituzionale, giacobina e gaglioffa massacrava quei partiti politici contrari e salvava solo la sinistra comunista ? Dove vi eravate nascosti negli anni novanta quando in tutta Europa e nel mondo la sinistra faceva i conti con la sua storia ed i suoi fallimenti approdando a baie riformiste e socialdemocratiche ,, mentre in Italia ancora vivevano i sacri mostri del passato e della concertazione? Cari Serra e Granellini, pensare di prendere per il culo i vostri lettori è deplorevole, anche se costoro se lo meritano. Tuttavia se credete che sia sufficiente condannare “ Drive In” per salvare la vostra incapacità siete fuori strada. Scoperti e svergognati.

Dedica affettuosa anche per il Professor Ernesto Galli della Loggia, illustre editorialista de Il Corriere della Sera, altro preclaro esempio di italiche virtù, taciute e nascoste . Spiace che “ il professore” , con un editoriale dei giorni scorsi, umili la sua nota professionalità usando , contro chi non la pensa come lui termini come “ servi”, termine più da servitù domestica o da postribolo che da Corriere della Sera . Spiace e disgusta che “ il professore” scopra solo ora il coraggio di Maramaldo di infierire cioè sul nemico, solo ora , quando vede, o crede di vedere, Berlusconi gravemente menomato e moribondo. Comunque, visto che “ il professore” ha preferito maramaldeggiare anziché ragionare, è bene replicare e chiarire , a proposito di “ servi “:
1. Che Ernesto Galli della Loggia, come Il Corriere della Sera, è tato per venti e più anni al servizio di un
    editore di nome Gianni Agnelli. Non risultano , nel ventennio, prese di posizione dell’editorialista e del
    giornale contrarie all’immonda pratica da “ postribolo industriale “ con la quale lo Stato manteneva la
    FIAT , della quale Gianni Agnelli poi “ socializzava le perdite” (mettendole sul conto dei contribuenti
    italiani ) , mentre privatizzava” così bene gli utili tanto da esportarli all’estero e nascondendoli al fisco
    italiano, come stato recentemente dimostrato;
2. Che lo stesso Professor Ernesto Galli della Loggia è stato poi un fervente craxiano di ferro , un intellettuale
    che aveva sposato totalmente l’ideologia craxiana, almeno fino a quando non è
    apparso all’orizzonte lo scandalo di Mani Pulite;
3. Che lo stesso Professor Ernesto Galli della Loggia si è subito  intellettualmente convertito al “
    dipietrismo”giustizialista finché non apparve nel 1993 Berlusconi
4. Che lo stesso Professor Ernesto Galli della Loggia è stato anche  berlusconiano se non di ferro almeno
    d’acciaio, fino alle elezioni della scorsa settimana.
5. Che il giornale del quale è illustre editorialista ha padroni illustri per i quali deve lavorare e scrivere:
    banche, finanzieri anche d’assalto, assicuratori, scarpari, couturier modaioli, ecc ai quali
   chinare penne , pagine e ginocchia.

Cos’è e come chiamare , esimio Professore, un intellettuale che, anziché seguire le proprie idee, esegue gli ordini dei vari padroni che nella sua vita ha servito? Dia Lei, dall’alto della sua “ cattedra” la risposta.


RIFORMARE IL SISTEMA ISTITUZIONALE O CONFERMARE IL VECCHIO SISTEMA?

Il discorso è molto semplice. E’ importante, però, affrontarlo nella sua semplicità. Così da evitare orpelli che, a volte, producono confusione. Anche se ogni approfondimento sul tema della riforma elettorale è sempre auspicabile e necessario. Facciamo un passo indietro: quando, nel 1994, Silvio Berlusconi scese “in campo”, si inserì nella trasformazione politica e istituzionale caratterizzata dal cambiamento determinato anche dalla nuova legge elettorale per i Comuni.
Insomma, già con la elezione dei nuovi Sindaci nell’autunno precedente , cioè con le consultazioni amministrative del 1993, si era prodotto un sistema costruito sulla logica del maggioritario e l’elezione diretta dei primi cittadini. Un tale mutamento provocò la possibilità di un meccanismo basato sull’alternanza al potere.All’epoca, fu una vera e propria “rivoluzione copernicana”, anche se vanificata dalla partitocrazia, imperante allora come oggi. In più, per le elezioni politiche del 1994, il cosiddetto “mattarellum”, cioè il nuovo sistema elettorale che uscì dal Palazzo in seguito al referendum del 18 aprile 1993, pose i presupposti politici per la discesa in campo di Berlusconi e per l’avvio, anche in Italia, del sistema politico dell’alternanza. Forza Italia nasce su quel presupposto, cioè nella prospettiva di realizzare la politica dell’alternanza attraverso un sistema elettorale maggioritario e uninominale. E’ il suo fondamento. In altre parole, la Riforma che connotò politicamente la discesa in campo di Berlusconi fu quella elettorale, anche se non fu lui a farla, ma la ereditò dal Parlamento precedente. Il merito principale di Berlusconi fu quello di capire, insieme ad Antonio Martino e ai Radicali di Marco Pannella, più e meglio di altri, il cambiamento di prospettiva che il “mattarellum” avrebbe permesso. Infatti, Berlusconi vinse le elezioni. Chi ha vissuto, fin dall’inizio, la nascita di Forza Italia, sa benissimo che quel progetto politico coincideva con la Riforma istituzionale americana o anglosassone, con una legge elettorale in senso maggioritario e uninominale, che fosse accompagnata da una più complessiva riforma presidenzialista o semi-presidenzialista.
Invece, forse annebbiati da chissà quale ambizione personalistica, i dirigenti del centrodestra accettarono di votare il “porcellum”, nel 2006, come espressamente chiesto e voluto dalla Lega e dall’Udc di Casini, con le conseguenze che, oggi, abbiamo sotto i nostri occhi. Ma Forza Italia era nata avviando il processo di Riforma americana del sistema elettorale. Insomma, sul piano politico, Berlusconi nasce con la prospettiva liberale di costruire un meccanismo democratico fondato sul maggioritario e sull’uninominale. Quindi, un sistema elettorale che, come si sente dire in questi giorni, tornasse a reintrodurre quote più o meno ampie di proporzionale, sancirebbe la fine della ragione sociale da cui era nata Forza Italia e, di conseguenza, l’attuale Pdl perderebbe la propria stessa e unica identità. Al contrario, una possibilità di rilancio della “rivoluzione liberale” passa innanzitutto attraverso la Riforma elettorale americana o anglosassone o, comunque, uninominale e maggioritaria. Ancora una volta, il dibattito aperto in tempi non sospetti dal quotidiano l’Opinione, e riguardante la riforma dei partiti, merita ulteriori interventi, analisi, articoli. Perché soltanto così si potrà infondere il “metodo liberale” e promuovere un meccanismo democratico all’interno dei soggetti politici organizzati. La domanda è: secondo quale visione politica? Quella riformatrice o quella conservatrice? Quella uninominale o quella proporzionale? Quella laico-liberale o quella verticistica?



LE VERITA’ DELLA NOSTRA STORIA , NASCOSTE E SCONOSCIUTE

Il due giugno è la festa della nostra Repubblica. Avete sentito tutte le feste, anche da parte di chi ha sempre odiato la Patria ( vero Napolitano, vero Bersani, vero D’Alema?). Ma nessuno vi ha raccontato una perlina che invece io vi voglio raccontare. Vi voglio parlare del così detto “ suffragio universale”. Anche questo suffragio è una leggenda che va chiarita. Perché è vero che in quella occasione votarono per la prima volta anche le donne, ma dovete sapere che , forse per favorire la vittoria della Repubblica , il Governo che dalla caduta del Fascismo al 1948 godeva anche del potere legislativo, emanò il decreto numero 69/46 - votò contro il Re Umberto - con il quale si privarono del diritto di voto tutti gli abitanti della Venezia Giulia, Alto Adige, Dalmazia, Istria e Isole del Dodecaneso , Libia. Un furto ai danni del popolo italiano, altro che suffragio universale . Anche perché questi cittadini non furono poi mai chiamati alle urne!

Cannigione, domenica 5 giugno 2011

Gaetano Immè

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