Gaetano Immè

Gaetano Immè

domenica 31 luglio 2011

 E’ SOLO QUESTIONE DI TEMPI ?


L’inchiesta che coinvolge Filippo Penati, ex sindaco della Stalingrado d’Italia ed ex capo della segreteria di Pierluigi Bersani, avrà conseguenze pesantissime sul Partito democratico. Non penso alla cosiddetta “questione morale “ né .alle lotte interne al Pd, sempre più diviso su tutto e sempre meno in grado di guidare un’alternativa seria e concreta all’attuale maggioranza. Né mi meraviglia il silenzio e la confusione mentale dello stesso Bersani, reduce da una disastrosa e ridicola campagna giustizialista contro Papa e da ignobile accondiscendenza per il suo ex compagno Tedesco e che, per reati minori il primo rispetto al secondo, ha mandato in cella Papa e salvato il secondo. Ricordo che il dalemiano Tedesco era stato mandato in Senato – con un’abile manovra – proprio dopo le dimissioni da assessore regionale della giunta Vendola in quanto sfiorato dalle indagini. Del caso Penati mi colpisce maggiormente la tempistica. Egli lasciò la poltrona di sindaco di Sesto San Giovanni nel 2002: ad allora risalgono dunque gli avvenimenti per cui è indagato. In questi dieci anni scarsi, molti giornali si sono occupati delle vicende urbanistiche di Sesto San Giovanni e del relativo, vorticoso giro d’affari. Eppure la magistratura si è mossa soltanto negli ultimi mesi, con un ritardo di almeno otto se non di nove anni. Come mai tanto ritardo davanti ad una prescrizione decennale?

Da quando Silvio Berlusconi è entrato in politica, la sinistra ha avuto un solo collante, un solo pensiero fisso , una sola occupazione: è stata il partito asservito alle procure. Frastornata dall’inattesa disfatta del 1994, povera di risorse umane nuove e di idee politiche vere, la sinistra italiana, composta sempre dagli stessi personaggi che erano nel Parlamento della Prima Repubblica con i soliti partiti PCI, DC e PSI, ha affidato allo strapotere dei pm - colpevolmente aumentato con il golpe costituzionale del 1995 - il compito di dettare i tempi e i modi della sua strategia politica. Ha puntato a rovesciare il Cavaliere per la via delle inchieste giudiziarie, poi attraverso il gossip giudiziario (le intercettazioni su Rai e Ruby o le registrazioni della D’Addario), quindi con le sanzioni pecuniarie giudiziarie (lodo Mondadori), ultimamente con le inchieste giudiziarie a margine (le varie P3 e P4 colpiscono uomini del Pdl ma ultimamente puntano a Berlusconi). Il pallino, dunque, non è mai stato in mano al centrosinistra, ma sempre alla magistratura. Che oggi, mentre ritorna l’infuocato clima dell’anti-politica, dell’anti-casta, si sente le spalle coperte non più dal PCI - Pds-Ds-Pd, ma dalla stessa opinione pubblica più esasperata, da altri movimenti politici e da parte del sistema mediatico. E perché sia ben chiaro chi detiene il vero potere, mette nel mirino lo stesso Pd. Bersani tace perché gli viene meno il principale strumento di lotta politica degli ultimi anni. E perché sa che lo tsunami-Penati terremoterà l’intero partito.


E torniamo per un momento alla domanda iniziale, quella sui tempi impiegati dalla Magistratura per concludere le indagini e spiccare gli eventuali rinvii a giudizio. Le inchieste su Berlusconi e su Mediaset hanno avuto inizio “ non appena” F.I. sbaragliò alle elezioni politiche del 1994 il PCI di Occhetto. L’inchiesta che costò a F.I. ed a Berlusconi le sue dimissioni , quella del 1995 sulle “ Tangenti alla GdF” fu istruita dalla Magistratura milanese in pochi mesi: le elezioni furono di Aprile 1994 e il famoso “invito a comparire” fu di settembre del 1995, dunque un anno e qualche mese. Lo stesso per tutte le altre inchieste che hanno investito il Leader del centrodestra. E in questa sede neanche voglio sfiorare un altro fatto paradigmatico e che cioè almeno alcune delle accuse rivolte dalla Magistratura al Leader del centrodestra si sono poi rivelate, dopo il regolare processo, del tutto “ inventate”. A tale fine voglio solo ricordare che proprio per il processo denominato “ Tangenti alla GdF” che determinò l’uscita della Lega dalla coalizione vincente alle elezioni e la caduta del Governo Berlusconi I , la sentenza definitiva dichiarò l’imputato “ assolto per non aver commesso il fatto”. Insomma tutte le inchieste sono state costruite dalla Magistratura – salvo quella su Mondadori e CIR che preesisteva – entro un anno, due anni dalla vittoria di F.I. del 1994. La tesi opposta, supportata da coloro che invece sostengono che tutti i processi a Berlusconi abbiano avuto inizio per la Magistratura “ prima” della così detta “ discesa in campo politico “ non hanno nessuna prova che conforti e certifichi tale loro assunto, tanto che i teoretici di tale falsità storica hanno bisogno di puntellare il loro assunto invece che sulla base di certezze – come stiamo facendo noi – ma sulla base di affermazioni apodittiche e viscerali ( tipo “ è sceso in politica per salvare le sue aziende che erano sull’orlo del fallimento” ecc) che possono convincere solo chi non ragiona col cervello, ma con l’odio.

Invece, se andiamo a spulciare le storie giudiziarie che miravano a personaggi della sinistra, scopriamo come i Magistrati abbiano avuto tutt’altro atteggiamento, rispetto ai “ tempi” necessari per concludere le loro indagini e per spiccare precisi capi di imputazione. Di Penati abbiamo già accennato in apertura, dal 2002 ad oggi la Magistratura non ha fatto assolutamente nulla. Si tratta di otto anni e credo che questo era lo scopo della Magistratura: quello di ignorare i reati di Penati per fare avvicinare la prescrizione decennale. E non è il solo caso.

Prendiamo, per esempio, l’inchiesta sulla “ Missione Arcobaleno” che vedeva come imputati anche D’Alema, allora Premier e l’Ing. Barbieri Franco, allora capo della Protezione Civile. L’inchiesta inizia nell’anno 1999, la Procura quella di Bari, il P.M. il Dr Michele Emiliano. L’inchiesta sonnecchia fra carte e rinvii. Nel 2003 , improvvisamente, il P.M. Emiliano sente la necessità di candidarsi a Sindaco di Bari con il centrosinistra. Lascia dunque l’inchiesta Arcobaleno che passa ad altro P.M. che ricomincia tutta l’inchiesta daccapo. Oggi quell’inchiesta viaggio ormai come un treno veloce, verso la completa prescrizione.

Prendiamo ancora l’inchiesta sugli imbrogli della Sanità pugliese, quella che ha coinvolto il Senatore del P.D. Tedesco e su Frisullo. Quell’inchiesta era una vera bomba che doveva coinvolgere non solo Tedesco e Frisullo, ma anche – come si evince dalle registrazioni pubblicate – anche lo stesso Vendola, anche Emiliano ed altri. Tedesco entrò nella Giunta Vendola, la prima, nell’anno 2005, l’inchiesta su di lui prese il via nel 2007. Sono passati quattro anni durante i quali Tedesco è stato messo dal P.D. a forza nel Senato, per consentirgli godere di qualche immunità e di evitare l’arresto. La richiesta vdella Magistratura è arrivata solo oggi, nel 2011. Quattro anni buttati via o c’è qualcos’altro? Ripeto la mia domanda rivolta ai Signori Magistrati: come mai?

Poi leggi l’intervista di un alto Magistrato, il Dr Giancarlo Capaldo , ma ti rendi conto, leggendola, che costui ora parla non per il bene della Giustizia o per svelare come farla funzionare meglio per il cittadino ma solo perché teme di perdere il posto che credeva di occupare alla Procura di Roma, quello di Capo della stessa, al posto del Dr Ferrara. E poi, ditemi un poco, ma è più grave una riunione tra potenti ( Capaldo, Tremonti,ecc) per stabilire chi dovrà andare ad occupare la carica di Capo della Procura di Roma ( per la quale scatta subito la “ Santa inquisizione” e giù a sparlare si “ sistema” di “ lobby” e via cretinando), o una riunione fra “ poteri forti” potenti e dominanti il Paese i quali, fuori del Parlamento vogliono stabilire chi deve essere il Presidente del Consiglio( per il quale “ reato penale” – attentato o cospirazione contro gli organi democratici – nessun Magistrato pare avere tempo) ? Poi rifletti bene e ti rendi conto che in Italia ci sono troppi magistrati in Parlamento, che sono troppi quelli che sono andati da una Procura fino al Palazzo, ti accorgi che un Di Pietro s’è guadagnato una bella carriera politica dopo il famoso “ io quello lo sfascio”, che troppi uffici giudiziari sono diventati sedi di partiti d’opposizione, che troppi Magistrati perseguono , nello spazio di un fulmine, reati o presunti reati imputabili a politici di centrodestra – vedi lo sfogo di Tremonti e l’immediata inchiesta della Procura di Roma – mentre accuse contro persone del centrosinistra vengono lasciate marcire o fatte proprio marcire con promozioni sospette. Ed allora, quando non trovi una ragione logica che spieghi per quali meriti politici la sinistra abbia promosso in Parlamento tanti Magistrati ( vedi Casson, Violante, Maritati, Emiliano, Tedesco, D’Ambrosio, De Magistris, ecc), quando poi ti accorgi che , gira e rigira, ciascuno di costoro ha condotto nel suo passato da Magistrato inchieste che hanno consentito alla sinistra stessa o di non essere incriminata o di sbarazzarsi per via giudiziaria dei propri avversari politici, allora finalmente ti chiedi:” ma costoro, ma questi Magistrati, sono veramente persone che lottano per affermare la Giustizia oppure sono dei volgarissimi funzionari statali che tradiscono il loro dovere di imparzialità per fare politica e per sistemarsi nel palazzo?


SIGLE , SOLO SIGLE E BASTA . MA IL CERVELLO, DOVE LO AVETE ?

Processo breve, processo lungo, quelle sigle che mi rimandano agli anni cinquanta e sessanta, quando il PCI parlava di “ legge Truffa” come sinonimo della Legge elettorale, quando Leone Piccioni fu condannato dal PCI ad essere per forza l’assassino di Wilma Montesi non per aver commesso il fatto, ma per essere il figlio di un Ministro democristiano, quando lo stesso PCI parlava di “ Antilope Klober” per intendere l’innocente Giovanni Leone e diffamarlo con la Cederna in testa e Napolitano dietro di lei, quando Cossiga era “ il pazzo” da rinchiudere in manicomio perché criticava la Costituzione, ti cascano le braccia a pensare che nel 2011 la sinistra va avanti ancora con queste menzogne . Processo lungo? Vediamo come stanno veramente le cose.

La Legge in questione nasce alla Camera il 30 Aprile 2008 come “ Modifica dell’articolo 442 del c.p.p.: inapplicabilità del procedimento abbreviato ai delitti puniti con la pena dell’ergastolo”. Viene licenziato dalla Commissione Giustizia della Camera e trasmesso quindi al Senato dove alla Legge in questione vengono aggiunte altre due modifiche del codice e precisamente all’articolo 190 ed all’articolo 238-bis . Si tratta dei criteri per l’ammissibilità dei testi e per l’uso di sentenze come elementi di prova. Sul primo dei due punti, si è cercato semplicemente di adeguare nei fatti quella disposizione del c.p.p. alla superiore disposizione recata dal terzo comma dell’articolo 111 della Costituzione, nella formula come modificata nel 1999 con la sinistra al Governo. Non si tratta dunque di agevolare Berlusconi per il processo Mondadori, ma di consentire che quel terzo comma dell’articolo 111 della Costituzione venga finalmente integralmente recepito nelle disposizioni del codice di procedura penale, al fune di raggiungere il giusto e ragionevole processo. Appare proprio ridicolo questo stracciarsi le vesti della sinistra, che accusa col solito ritornello il Governo di aver voluto creare un’altra “ legge ad personam”. Ma insomma, la volete rispettare la Costituzione o volete solo dire d’amarla o la volete solo sventolare come un Totem? E poi a questi ridicoli bugiardi ricordo sommessamente – ma tanto la figura dei cretini la fanno ugualmente – che comunque l’applicazione della legge approvata anche da Senato sarà applicata sempre da un Magistrato, non certo da Berlusconi o da Mediaset.



LE CRETINATE DA OSCAR



Nel suo goffo tentativo di nascondere le mani sporche di marmellata e di tangenti, P.L.Bersani raggiunge il massimo della comicità e della scempiaggine, chiedendo, pubblicamente, una legge contro la corruzione. Di chi? Dei suoi o di quella di tutti gli altri? E poi, che significato avrebbe una nuova Legge contro i ladri? Avrebbe, aggiungo io, l’unica interpretazione che , se non ci fosse questa nuova Legge, rubare , in Italia, anche in Comune, in Regione, in Parlamento, è permesso e lecito. Della serie : una idiozia tira l’altra.

Cercavano di far passare una legge con la quale introdurre nel Codice una disposizione aggravante per chi offende un omosessuale. Sarebbe questo lo spirito della legge sulla “ omofobia”. Cioè gli omosessuali sono talmente disuguali agli altri cittadini da necessitare una apposita legge per difenderli dalle diffamazioni. Una vera cretinata. Tutti uguali davanti alla Legge, ci ripetono sempre i signori Ottimati di casa nostra, i Magistrati e noi che vorremmo fare? Introdurre una legge “ razziale”, ( la “ razza dei froci” , la “ razza delle lesbiche”, la “ razza dei transessuali”, ecc) che creerebbe una sorta di “ razza protetta” o “ superprotetta. E noi poveri etero? Tutti ci possono diffamare ed offendere, con dileggi tipo” sto schifoso corteggiatore di donne!” e nessuna Legge ci difende! Neanche una qualche Ministra delle “ Pari opportunità”! Come diceva la canzone di Manfredi? “ Pe fa la vota meno amara, me so comprato ‘na chitara e quando er sole scenne e more, me sento er core cantatore …”.



Roma domenica 31 luglio 2011

Gaetano Immè

sabato 30 luglio 2011

LA GIUSTIZIA E’IL TERMOMETRO DELLA CIVILTA’ DI UN PAESE : RIFORMA !!!!!!!!


Il nostro codice nonché l’articolo 27 della Costituzione prevedono l’arresto del sospettato (non colpevole fino a prova contraria), prima della definitiva condanna in tribunale soltanto nel caso in cui si verifichi una delle ormai famose tre circostanze: il pericolo concreto di fuga; il rischio d’inquinamento delle prove; la probabilità che il sospettato compia altri reati. Il carcere preventivo è un obbrobrio , un’offesa alla civiltà , uno strumento medioevale di pressione psicologica più forte, una vera e propria tortura. Non c’è bisogno di leggere Cesare Beccaria per comprendere come esso costituisca il più terribile mezzo di costrizione : rende l’individuo completamente alla mercé degli altri, lo fa dipendere interamente da loro,lo fa cessare di esistere. E’ dunque una conquista della civiltà del nostro “ Stato di Diritto” se i nostri due binari fondamentali , il Codice e la Costituzione impongano il carcere prima del processo soltanto in casi eccezionali e socialmente pericolosi. I due parlamentari del Pdl di cui la Procura di Napoli ha chiesto l’arresto - l’ex colonnello della Guardia di Finanza Marco Milanese e l’ex magistrato Alfonso Papa non meritano certo i miei applausi, ma neppure la tortura, il carcere. Non possono fuggire, proprio perché sono parlamentari (e, se proprio lo si vuole, basta ritirar loro il passaporto); molto difficilmente inquineranno le prove, perché ormai sanno di essere indagati ed intercettati (e del resto, di prove dovrebbero già essercene a sufficienza, se addirittura se ne chiede l’arresto!); infine, non commetteranno certo di nuovo i reati di cui sono accusati perché l’inchiesta, per il solo fatto di essere diventata pubblica, ne ha bruciato le presunte capacità affaristiche. Lo stesso vale per Alberto Tedesco, il senatore del Pd implicato nello scandalo della sanità in Puglia, e sul quale pende un’analoga richiesta d’arresto. Se dunque i pubblici ministeri napoletani ( per Papa e Milanese ) e pugliesi ( per Tedesco) chiedono di ammanettare tre parlamentari ( ricordare sempre che nella storia repubblicana solo quattro volte il Parlamento ha votato favorevole all’arresto di un parlamentare ma fu sempre perché si trattava di conclamati delinquenti ed assassini : Moranino, Saccucci, Abatangelo e Negri), non è perché la legge è uguale per tutti, ma perché i parlamentari, ai loro occhi, sono meno uguali degli altri. Quest’opinione, qualunquista , volgarmente giustizialista ed assolutamente incivile, può valere per ognuno di noi, cittadini comuni , ma mai per i giudici. Ai cittadini, agli elettori, alla gente qualunque insomma, è consentito indignarsi, scandalizzarsi, stracciarsi le vesti, invocare giustizia sommaria, cercare il boia con la forca pronta, minacciare lo sciopero del voto . Siamo in democrazia, tutti possono manifestare pacificamente le proprie opinioni. Tutti, ma non certo i magistrati: il loro ruolo costituzionale impone loro una rigorosa impassibilità sia che si trovino di fronte al ladruncolo di una mela , di fronte ad un pedofilo , ad uno stupratore, ad un extracomunitario, sia che si trovino di fronte ad un politico. Il magistrato è l’unico in terra ai cui occhi dobbiamo essere tutti uguali. Se dunque per l’opinione pubblica anche l’ombra del sospetto è criticabile in un politico, per il magistrato vale esattamente il contrario : soltanto il rigoroso rispetto delle procedure è garanzia della «moralità» del suo lavoro.«Questione morale», «partito degli onesti» sono espressioni particolarmente odiose, perché introducono surrettiziamente nella politica una categoria morale , assolutamente estranea alla politica, spacciandola per “questione giuridica “ che inesorabilmente finisce col corrodere le fondamenta dello Stato liberale di diritto . Non esistono né persone né comportamenti «onesti», se non di fronte al proprio padre confessore. La sfera pubblica è governata dalle leggi, le quali a loro volta sono legittime soltanto se non violano i diritti naturali dell’uomo. Chi viene accusato di infrangere le leggi, ha diritto ad un giusto processo. Fine delle chiacchiere. Che diavolo c’entra la morale, che cosa mai c’entra l’onestà? La sproporzione fra i reati contestati e la richiesta di carcerazione preventiva per Papa, Milanese e Tedesco dimostra invece che i giudici vogliono farsi interpreti, come già è accaduto in passato, di una presunta «questione morale» , imposta secondo il “ loro insindacabile giudizio”, che renderebbe la politica impresentabile, e dunque illegittima. Allora, cosa vogliamo fare? Vogliamo forse cambiare la Costituzione ed introdurre il principio di “ presunzione di colpevolezza” che medierebbe fra la carcerazione preventiva e la presunzione d’innocenza? Vogliamo proprio far inorridire il mondo civile? I parlamentari di destra, di sinistra e di centro che hanno approvato quella richiesta di carcerazione preventiva per Papa e per Tedesco e che l’approveranno a settembre prossimo anche per Milanese , lo fanno non per convincimento intellettuale che questo rappresenti un progresso di civiltà per il Paese, ma solo per miserabile e bieco interesse “ castale”, perché sperano così di arginare, con improbabili e ridicoli «partiti degli onesti», il nuovo tsunami antipolitico che si vede avanzare all’orizzonte. Perché credono, stoltamente, che offrendo “ sacrifici umani” all’ara pagana di questi nuovi “ ottimati” , che essi stessi saranno anch’essi “ sacrificati” ma che lo saranno “ dopo” gli altri. Il coccodrillo al quale dai da mangiare carne umana, finite le vittime, mangia anche te. Non è certo mandando in galera prima del processo tre di loro che i nostri deputati si salveranno dalla grande onda. La classe politica italiana, ancorché inefficiente per cecità ed interesse e debole per essersi sottomessa alla Magistratura con il golpe giudiziario del 1993, deve trovare in se stessa, nella sua cultura, nella sua intellettualità, le forze e le personalità per rinnovarsi, a destra come a sinistra. Nuovi leader si affacciano sulla scena. Gli Alfano, i Renzi , i tanti quarantenni che emergono ovunque nel panorama politico , rendendolo meno ingessato , meno “ sepolcro imbiancato” il Parlamento degli eletti , dove invece ancora oggi conta gente che ci ha ridotto in questo miserabile livello dopo che è stata da tutti noi mantenuta come volgari “ magnaccia” per trenta o quarant’anni ( elenco lungo, cari lettori, che comincia con Bersani, D’Alema, Veltroni, Bindi, Franceschini,Casini, De Mita, Fini, ecc) ( anche al centrodestra attuale , sia ben chiaro, spetta la sua “ fetta” di elenco, ma solo in proporzione al tempo passato in Parlamento e quindi, come minimo, un elenco che potrà essere meno della metà di quello del centrosinistra ) fanno almeno ben sperare. Tutti costoro , non dimentichiamolo mai, hanno ridotto l’Italia la vergogna del mondo civile: l’unico Paese al mondo che per liberarsi di un dittatore ha dovuto ricorrere all’eccidio tribale di Piazzale Loreto anziché trovare la forza nell’intellighenzia sociale. Ed anche quando nel 1992/1993 si ebbe l’occasione per ripulire il tempio da tutti i corrotti , quelle stesse persone hanno creato altra corruzione per salvare se stessi , hanno approfittato di suicidi, di manette, hanno avuto bisogno di ricorrere al giustizialismo ed all’esposizione dei corpi impalati dei nemici. Non credete che basti?



GLI APPELLI PERDITEMPO

Fare appelli tonitruanti, che fanno scalpore solo su “ Repubblica” e dunque “ in quel popolo costituito solo dai tanti acini allevati in batteria nella vigna dei coglioni” è molto facile, comodo ma anche semplicemente “ una vera stronzata ”! Diciassette organizzazioni diciassette , UIL esclusa, sindacali ed economiche ( tradotto in italiano: un esercito di quasi nullafacenti mantenuti con soldi nostri a non fare nulla ) hanno raccolto il mormorio d’ammirazione dei troppi Tartufi di casa nostra, presentando un “ appello” ( a che numero di appelli saremo arrivati ?) nel quale si chiede “ discontinuità “ e “ crescita” al Governo guardandosi bene – questa “ società de li magnaccioni” - dallo scrivere una sola parola a proposito di quanto esse diciassette sarebbero pronte a fare in proprio per facilitare le invocate “ discontinuità” e “ crescita”. A questi Tartufi italiani, veri catafalchi sepolcrali eretti dal consociativismo fra PCI e DC all’ ipocrisia e all’i ignavia intellettuale, che conoscono solo il “ chiagni e fotti “ invece del “ darsi da fare “, amo rammentare che nel non lontano 31 luglio 1992 il Governo Amato , in una situazione politica ed economica simile all’attuale, trattò con le così dette “ parti sociali” come segno di “ discontinuità” l’abolizione di ogni forma di indicizzazione di tutte le retribuzioni ed il blocco automatico per diciotto mesi della rivalutazione automatica di “ tutte” pensioni. Che il Governo accetti dunque questo inutile tavolino, ormai più simile ai tanti tavolini delle tre carte che di giorno invadono Piazza Garibaldi a Napoli che a qualcosa di serio, concreto e propositivo.


DEDICATO A GIORGIO NAPOLITANO


Mese di Luglio dell’anno 1996 ( Governo Prodi I , prima volta dei comunisti al Governo, Giorgio Napolitano Ministro dell’Interno, Presidente della Repubblica O.L. Scalfaro ) , questo è quello che scrisse l’On Prodi, Presidente del Consiglio, in risposta ad una richiesta di tale Onorevole Paissan: “Alla domanda di Paissan che chiedeva cosa intendessimo per “ Capitale reticolare”, noi rispondiamo che vogliamo davvero cominciare a realizzare quello che già da tempo esiste negli altri Stati federali, cioè che non solo uffici decentrati, ma anche grandi centri decisionali siano distribuiti nel Paese a cominciare dalle nuove strutture, le Authoriy. Queste non potranno nascere a Roma, saranno l’inizio del discorso del decentramento che comprenderà anche strutture di comando del Paese che ora sono localizzate a Roma e che un Paese federale vede invece vivere in tutto il suo territorio “.Napolitanonon poteva non sapere”….anche se oggi sembra….sembra….sembra…non ricordare!!!!


La notizia del giorno è sensazionale: Napolitano ha deciso di rinunciare all’aumento dello stipendio presidenziale. Un gesto  di pura propaganda populista , : il Presidente della Repubblica rinuncia a 70 euro al mese , al ’povero inquilino del Quirinale restano ancora all’incirca QUINDICIMILA  euro mensili. Commentando i tagli annunciati questa mattina dal Quirinale sottolineo anche che "i 15 milioni di risparmi annunciati" dal Colle "arriveranno semplicemente attraverso i pensionamenti: nessun sacrificio". Il Colle ci costa come dieci Case Bianche, come venti Elisei, come trenta Regine di Inghilterra e istituzioni tedesche . E lui……70  euro al mese…….contro un appannaggio personale di 200 milioni annui……e lui……

Ogni commento, seppure inutile - se chi legge ha un cervello libero di ragionare - potrebbe essere la causa di una denuncia penale . Mi astengo “ obtorto collo “. Ma che almeno si sappiano queste cose…….


Roma sabato 30 luglio 2011

Gaetano Immè

venerdì 29 luglio 2011

 SPARARE SU BERSANI E SULLA SINISTRA ORMAI  E’ COME SPARARE SULLA CROCE ROSSA


Fa ridere il “ veterocomunismo” viscerale, ridicolo, incancellabile di P.L. Bersani, quando, minacciando querele invece che rispondere su Penati, su Pronzato, su Tedesco, su Degli Esposti, su Donegaglia, ecc – abitudine tutta di sinistra ( vedi D’Alema ) – tira fuori nel 2011 la stessa logica che vigeva nel PCI del secolo scorso. Il ladro è un borghese farabutto che agisce per pura cupidigia, mentre chi contribuisce a finanziare il PCI ruba per finanziare una ragione sociale superiore. Sbagliato, compagno Bersani, sbagliato! Perché il ladro borghese sarà isolato e pecca sovente in modo malamente umano, mentre chi ruba per finanziare un partito non rischia mai in proprio, non ci mette quasi mai la faccia, conta sempre sulla complicità sistemica della rete economica che abbraccia il partito, conta sulla complicità di tantissimi individui accomunati e cementati dall’appartenenza ideologica. Il ladro sfida - da solo ed erga omnes - la Legge, l’altro sempre ladro è, ma protetto dallo scudo dell’omertà ideologica: insomma una sorta di “picciotto” di mafia. Da Bersani, che è stato anche Presidente della Lega delle Cooperative e che meglio di tutti conosce tutte le interiezioni, tutte le “ drittate” che da una secolo consentono al PCI di essere finanziato dalle cooperative stesse , dall’Unione sovietica e dagli ignari contribuenti italiani ( Legge Mosca e doppio incarico “ Cooperativa e istituzioni”), ci si aspettava qualcosa di meglio e di più dignitoso. La sua difesa – una sorta di attacco contro “ nescio nomen” – vale un soldo di cacio e fa ridere chi ha cervello per ragionar in proprio. La sua non è altro che la solita, trita e ritrita, stantia riproposizione del mitologico suprematismo berlingueriano, che ha conosciuto momenti di schizofrenica autodistruzione con lo sciagurato autoammanettamento del P.D., del Segretario Veltroni , all’IDV. Bersani è talmente “comunista dentro ” secondo lo schema classico , da non riconoscere agli eletti dal popolo il loro diritto/dovere di tutelare la sovranità della loro prerogativa, che certamente non prevede la libera facoltà di delinquere, ma nemmeno – come invece fa Bersani – una immediata “ presunzione di colpevolezza” . Il vero problema del PD non è quello che Bersani non ha scritto sul Corriere della Sera, ma proprio quello che Bersani ha scritto e detto. “ Lasciamo lavorare i Magistrati “ dice lui, mentre nello stesso momento i suoi sgherri parlamentari urlano per reclamare l’abolizione del voto vincolante dell’Aula sulla richiesta di arresto di un Parlamentare. Cos’è questo, Bersani? Perché ti mortifichi e denigri il Parlamento con tale ridicola pervicacia? Non sarà il terrore di essere accusato di intendersela con il nemico, per farsi salvare dal Berlusconi stesso, come avvenuto con D’Alema all’Europarlamento e con Tedesco al Senato ?


Brutta bestia da gestire la questione morale, una clava che da decenni la sinistra agita sopra il cranio dei malcapitati. Uno strumento per fare politica, da parte di PCI, poi PDS, poi Ds, poi Pd. Certo, funziona, ma fino a quando? Fino a quando se ne scopre la mala fede o cattiva coscienza. Il che non avviene con facilità e di frequente. Perché, secondo un parere abbastanza diffuso, le cosiddette “toghe amiche”, servendosi di quella sponda politica gauchista, la contraccambiano con trattamenti privilegiati, quando non è la stessa politica ad intervenire salvandoli. So’ Diego e mi spiego. In nome dell’orgoglio di partito, Bersani ha lanciato la sua campagna d’estate per difendersi dal “caso Penati” e dall’accusa del “non poteva non sapere”, attaccando la stampa, non soltanto di destra, con la sua macchina del fango, intesa a sfigurare la loro immagine, virtuosa e ligia alle toghe. Dimentica il poveretto tra l’altro, che della macchina del fango “ anti Cav “ si sono serviti loro stessi a iosa, cavalcando, per di più, tutte le occasioni di smerdamento mediatico del Premier senza distinguersi dal giustizialismo forcaiolo esterno e interno. Che appariva sulla cresta dell’onda anche per le disgrazie giudiziarie del Cav, e su cui si è abbattuto il caso Penati. Una storia trattata da troppi, del Pd, alla stregua della vicenda Del Turco, con poche espressioni di solidarietà, preferendo, purtroppo, alla costituzionale presunzione d’innocenza, una totale fiducia ( o paura fottuta?) nei giudici La minaccia di querele da parte di Bersani ricorda troppo l’agitare delle mani di Occhetto, nel 1992-94.

“Noi abbiamo le mani pulite!”, squittiva l’allora Segretario del PCI , rivendicando la diversità etica, storica, berlingueriana del suo partito. L’inchiesta del secolo, come Lourdes, li miracolò, ma non per avere le mani pulite nei costi della politica coinvolti com’erano nel sistema di allora (ricordate il compagno G. Greganti, un nome che ritorna ancora oggi di striscio?) ma perché le inchieste, nei loro confronti, non procedettero allo stesso modo riservato agli altri. Grazie ai Di Pietro, ai Colombo che hanno poi riscosso i tredici denari del lavoro sporco fatto per il PCI. Il caso più clamoroso riguardò l’Enimont, la “madre di tutte le tangenti” per dirla con Di Pietro dove tutti i responsabili dei partiti di governo andarono in tribunale e, a parte Craxi che rubò la scena all’accusa, si mostrarono a capo chino. Tutti i partiti, anche la Lega, all’infuori del PCI ( che pure avevano ricevuto a Botteghe Oscure una valigetta portatavi da Gardini in persona con dentro 1 miliardo (di allora)). Dopo aver chiacchierato con Occhetto e D’Alema, sempre con la valigetta in mano, Gardini entrò in un ascensore, salì al terzo piano dove fu avvicinato da un funzionario che gli disse: questa deve essere la mia valigetta. Consegnata. Perché se la cavarono i compagni di Botteghe Oscure, in quella come in altre vicende, sopravvivendo, unici, al crollo epocale? Anche perché, al di là delle simpatie procuratizie, non fu loro applicato, dai Di Pietro e dai Colombo, il teorema del “ non potevano non sapere”. Teorema che fece di Craxi, di Citaristi, di Moroni i capri espiatori di quella falsificazione storica che fu Mani Pulite . Falsa perché, appunto, non uguale per tutti. In altri casi, come in quello simbolizzato dall’ineffabile battuta intercettata nel 2005: “Abbiamo una banca!”, la Procura non poté procedere contro i parlamentari diessini. Ancora una volta non finirono in tribunale perché il Parlamento Europeo fece scattare l’immunità, la stessa che la sinistra non vuole nel Parlamento di Roma. Dove, tuttavia, e quando è necessario, scattano, nel segreto dell’urna, i voti amici di Berlusconi, Lega ecc., vedi il caso Tedesco. Furbizie, cattiva coscienza, aiuti vari, toghe amiche e sventolamento della diversità, predicando di tanto in tanto il character assassination altrui, il colpevolismo a priori del Premier e, ovviamente, la sistematica condivisione delle tesi dell’accusa. Su questo humus merdaiolo è cresciuta la mala pianta del giustizialismo, mai contrastata seriamente dal Pd, salvo alcune eccezionali e meritorie posizioni garantiste, come quella de “Il Riformista”. Una deriva forcaiola che ha corrotto la politica, commissariandola, eliminando la sovranità parlamentare e le sue prerogative, non contemplando la sacra presunzione d’innocenza ma anzi, votando l’arresto del parlamentare nemico secondo il rito della vittima sacrificale al Moloch giudiziario. E adesso, “ ma che stai a di?” povero Bersani?


VENTI ANNI DOPO

Come Dumas, venti anni dopo. Non è il passato che ritorna, è invece la politica, questa politica, che non ha futuro. Le inchieste penali, il coinvolgimento di politici, la consegna dei parlamentari alle patrie galere, non è la riedizione del vergognoso triennio del Terrore (1992-1994), perché tutto è diverso. Allora le forze politiche vincitrici, quelle che s’erano opposte al blocco sovietico, furono prese d’assalto dagli sconfitti, bestiali e vandaliche orde di briganti da valico . Oggi la scena è popolata ancora dagli sconfitti di allora, privi di un disegno o progetto capace di proiettarsi nel futuro. In quel triennio vennero a galla i problemi del finanziamento illecito dei partiti, reso necessario dalla competizione con il più grande, ricco, organizzato e più “ criminalmente finanziato “ partito comunista d’occidente. Ora quello cui assistiamo ha un tratto diverso: c’è chi fa politica appositamente per arricchirsi, personalmente e direttamente, mentre i partiti non esistono e le loro strutture burocratiche campano a spese del finanziamento pubblico. Infine: allora ci fu un comitato politico giudiziario, che agiva secondo logiche di schieramento e in continuo accordo con il Quirinale, oggi ci sono Procure che vanno ciascuna per i fatti propri, mentre la giustizia ha smesso (da tempo) di funzionare.

Le somiglianze sono altre: il giustizialismo, di cui s’è infettata la società e che ha corrotto la sinistra; una politica vile, che consegna al macello parti di sé nella speranza di non essere collettivamente macellata.

Dice Andrea Orlando, responsabile giustizia del Pd: noi siamo diversi, non chiediamo alla magistratura di fermarsi, semmai chiediamo ai nostri inquisiti di farsi da parte. Per sua fortuna Togliatti è morto, altrimenti lo inseguirebbe con gli scarponi chiodati e lo prenderebbe a calci nel sedere. Dovrebbe ricordarsi, l’ Orlando, d’essere stato commissario del suo partito in quel di Napoli, e dovrebbe essersi accorto del disastro, plebeo e giustizialista ,cui conduce la sua apparente ragionevolezza. La via che gli piace è quella che segna la fine della politica, la resa senza condizioni. Saranno le procure a stabilire chi governa, quando non saranno loro stesse a governare. A Napoli è già successo. Anche in Italia, due volte in diciotto anni.

Non siamo geneticamente diversi, dice ora Pier Luigi Bersani (complimenti per la prontezza di riflessi), ma vogliamo esserlo politicamente. Bravo, e come? Consegnando i parlamentari alle manette? Semmai dovrebbero accorgersi che per inchieste di quel tipo non si giustifica l’arresto per nessuno. Dovrebbero avere gli attributi per denunciare che il codice di procedura, circa la custodia cautelare, è costantemente tradito. Ma ci vuole coraggio. Loro , coraggiosamente e con alto senso dell’onore, preferiscono consegnare gli ostaggi.
Per essere politicamente migliori ci si dovrebbe accorgere che lo Stato deve togliere le mani da gran parte dell’economia, sicché non ci sia più un esercito di partitocrati che campano di spesa pubblica, come magnaccia. Lui, invece, Bersani, è a capo di un partito che chiede ai propri amministratori e nominati di contribuire alle spese. Perché? Se gli emolumenti sono troppo alti abbassiamoli, così si risparmia. Se sono adeguati al lavoro che si svolge non si chieda il pizzo. Ma se si batte cassa in ragione di una nomina si è nel pieno della corruzione. Il fatto che non se ne rendano conto è segno di quanto sia calata la sensibilità.

Anche Chiamparino (che delusione) insegue la demagogia dicendo: togliamo l’autorizzazione all’arresto dei parlamentari. Ma sì, sbattiamoli direttamente  in galera  poi  processiamoli con comodo, in dieci anni, così avremo consegnato l’Italia a un potere che i costituenti non vollero tale, per una semplicissima ragione: quello giudiziario non è un ordine democratico. Sono ani che mi sgolo. Ed è giusto (nel nostro sistema) che non lo sia, ma proprio per questo non deve essere un potere. Venti anni dopo, peggio di Dumas, la differenza può essere così riassunta: allora si volle abbattere, con la forza, un sistema democratico malato, oggi se ne seppellisce uno composto da un corpo putrefatto  proveniente dalla Prima Repubblica. Se ancora c’è qualcuno che ha testa per la politica, si metta mano alle istituzioni della terza Repubblica.

NECESSARIA COME L’ARIA UNA RIFORMA ISTITUZIONALE



Mentre la sindrome «nimby» (acronimo di «Not In My Back Yard»), cioè «Non nel mio cortile», si impossessa ancora una volta di sparuti gruppuscoli di guerriglieri urbani in Val di Susa; mentre si scopre, per il tramite delle cronache giudiziarie, che la superiorità morale e giuridica del PD è tutta una menzogna con il coinvolgimento di uomini di spicco (Penati , Pronzato, Tedesco, ecc) del partito dei moralisti in torbide storie di tangenti e potere; mentre il terzo polo, scontando una sorta di pena del contrappasso, si costituisce per la terza volta (sic!); mentre il Presidente della Repubblica è molto severo contro la politicizzazione ed i protagonismi delle toghe e il Presidente del CSM (lo stesso Napolitano) è ancor più severo contro la politica , il Governo tenta di ammodernare il pigro, sonnolento e burocraticamente obeso pachiderma sdraiato su un fianco nel bel mezzo del Mediterraneo, cioè l’Italia.

In un Paese qualunque vi sarebbero le fisiologiche, e per quanto aspre pur sempre naturali, contrapposizioni politiche necessarie alla costruzione di una dialettica democratica; in un Paese come l’Italia, stretto da un lato dalla morsa dell’ideologia ambientalista (per cui diventa impossibile costruire discariche, centrali nucleari, rigassificatori, termovalorizzatori, autostrade, ferrovie e ponti), da un altro lato castrato dallo spirito di conservazione che contraddistingue le diverse categorie e i centri di potere ad esse afferenti (per cui diventa difficile l’eliminazione degli ordini professionali come la concreta responsabilizzazione giuridica della magistratura), ogni tentativo di seria riforma inciampa in ostacoli insormontabili, che solo la determinazione ed il coraggio di un Silvio Berlusconi o di qualche spirito libero e liberale possono arditamente superare.

Ecco allora che la riforma istituzionale si presenta non solo e non tanto come un punto del programma elettorale di una qualunque parte politica, ma come la terapia d’urto che consenta al sistema Italia di non morire d’inedia, soprattutto nel periodo di carestia dei mercati internazionali e degli assalti pirateschi degli speculatori. Ecco quindi che occorre abbandonare il bicameralismo perfetto (cioè, per i non addetti ai lavori ed in parole molto semplificanti, la circostanza per cui ogni disegno di legge deve essere approvato in ciascun ramo del Parlamento; Camera dei Deputati e Senatori, senza apportare modifiche, altrimenti deve essere riapprovata da quella Camera che non aveva deliberato sulle modificazioni apportate, con sperpero di tempo, danari e risorse d’ogni genere), trasformando il Senato in un Senato federale delle regioni, cioè costituito dai rappresentanti delle regioni, come il Senato statunitense è composto dai rappresentanti dei singoli Stati. Il secondo passo dovrebbe consistere in una decisa virata verso una forma di Premierato, cioè di rimodulazione dei poteri e delle prerogative (allargati in taluni casi, diminuiti in tal’altri) del Presidente del Consiglio in particolare e del Governo in generale. Dalle prime indiscrezioni sul progetto di riforma sarebbe certo questo punto, con la possibilità, per il Capo del Governo, di nominare e revocare i ministri, sottraendo così l’azione di Governo alle logiche particolaristiche e campanilistiche delle varie fazioni politiche chiamate a comporre l’Esecutivo, garantendo all’un tempo una migliore efficacia nell’azione di Governo e una più seria e stabile forma di rappresentanza politica nei confronti dei cittadini che hanno votato una determinata maggioranza sperando di vederla operare per il bene del Paese, e non per assistere al pietoso spettacolo del mercato delle poltrone (esperienza quest’ultima in cui le coalizioni di centro-sinistra hanno sempre dato tragi-comiche prove di insuperata maestria ed impareggiabile eccellenza). Un'altra priorità per il sistema Italia, oltre alla riforma istituzionale, è la riforma del regime delle imposte e delle tasse per garantire una reale boccata di ossigeno a tutti i soggetti (imprenditori, artigiani e liberi professionisti) che subiscono quella che Pascal Salin ha brillantemente definito come «tirannia fiscale» e che è causa primaria del freno alla crescita ed allo sviluppo, come ben sa non solo chi mastica qualche principio di economia liberale, ma soprattutto chi si trova ogni giorno a dover guadagnare una somma della quale quasi il 60% è sottratta dallo Stato. La quarta ed ultima urgenza dovrebbe riguardare l’ordinamento giudiziario, causa anch’esso di risentimento sociale ( a causa della ingiustizia e del pressappochismo delle decisioni assunte ), e dei ritardi nella soddisfazione degli interessi e dei diritti dei cittadini, con ulteriore ingolfamento dell’intero Paese. La riforma delleistituzioni, allora, si presenta come la più urgente per evitare che l’Italia si suicidi con le proprie stesse mani. Come vorrebbero tutti coloro che sono sempre a gridare “ no” ad ogni pur timido tentativo di ricucitura dell’assetto istituzionale italiano.

Roma venerdì 29 luglio 2011

Gaetano Immè

giovedì 28 luglio 2011

SE ANCHE IL COLLE RACCONTA SCIOCCHEZZE….


Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Alla fine, però, poi vinci. Parole di Gandhi , utili per togliere ogni partigianeria , ogni cenno di ideologia al discorso che segue e che riguarda la lettera che il Presidente della Repubblica Napolitano ha inviato al Presidente del Consiglio Berlusconi riguardo alla decisione di aprire al Nord alcuni uffici di rappresentanza dello Stato. Il dibattito, come sempre, si sporca e si insozza con le prese di posizione, con il tifo, con la smaccata partigianeria di bassa politica, ma il nocciolo del problema è costituzionale e come tale va affrontato, senza quindi, prender partito per questioni politiche. Il dibattito si incentra sull’articolo 114 della Costituzione, articolo fra l’altro recentemente modificato dal centrosinistra con la famosa “ riforma del titolo V° della Costituzione “ che, occorre ricordarlo per tutti coloro che parlano di necessità di “ riforme condivise”, fu approvata con soli quattro voti di maggioranza. Dove era andata a finire , quella volta, la oggi tanto sbandierata ed auspicata “ condivisione” Dio solo lo sa. Comunque, oggi come oggi , l’articolo 114 afferma : Roma è la capitale della Repubblica. La legge dello Stato disciplina il suo ordinamento. Il testo cosi definito viene approvato in prima deliberazione dalla Camera dei deputati il 26 settembre 2000 e dal Senato della Repubblica il 17 novembre dello stesso anno.L’ultimo comma dell’articolo in commento costituzionalizza la peculiare posizione della Città di Roma in quanto capitale della Repubblica e prescrive una legge speciale di ordinamento della capitale che dovrà anche regolare i rapporti con la Regione Lazio. Si tratta della prima applicazione in Italia di un modello già sperimentato in altre capitali europee e americane, fondato sulla consapevolezza della peculiarità del governo delle aree metropolitane. Basti semplicemente ricordare il modello londinese fondato sullo statuto speciale della città di Londra, quello spagnolo con Madrid Comunidad autonoma, quello tedesco con Berlino che dopo l’unificazione diventa Land. Il modello italiano risponde ad esigenze non solamente economico finanziarie ma anche
legate al ruolo di Roma capitale della Repubblica plurale. In tal senso si giustifica la peculiarità di affidare, in deroga alla potestà normativa regionale, la possibilità di una legge-provvedimento che disciplina direttamente “il suo ordinamento”, pur nell’ambito territoriale nella quale ha competenza laRegione Lazio. Come è stato efficacemente scritto “con l’espressione Roma-capitale…si trovano a coesistere una dimensione caratterizzata, tanto da interessi della comunità generale, quanto di quella locale”. Da ciò si evince che la scelta costituzionale fissa una volta per tutte la peculiarità storica acquisita dalla Capitale e pone le premesse per uno sviluppo normativo capace di dare alla città un proprio “ordinamento” differenziato da quello di altri comuni, anche metropolitani. Dagli studi costituzionali degli ultimi trenta anni, le alternative interpretative che si sono affacciate in diritto sono sostanzialmente due. La prima tende ad attribuire un rapporto diretto tra Roma e lo Stato in una sorta di derivazione verticale; la seconda, tendenzialmente orizzontale, che riconosce l’esistenza di motivi costituzionali che giustificano una disciplina speciale per una Città rispetto al contesto territoriale in cui è inserita; ossia i comuni limitrofi, la Provincia di Roma, la Regione Lazio. Disciplina speciale da attribuire , peraltro, non con legge ordinaria come attualmente previsto, ma con legge costituzionale in modo da poter derogare a quanto stabilito dall’art. 114, comma 162.



Dunque il riferimento che fa il Capo dello Stato all’articolo 114 della Carta, il quale verrebbe “ violato” o “ sminuito” – secondo le parole del Colle - dall’apertura di sedi statali anche in altre città, è del tutto fuori luogo. Devo però , per rispetto, osservare che il Colle non è solo “ Napolitano”, ma tutta una serie di suoi consiglieri che non possono non essere condizionati, provenendo dalla carriera politica, dal virus dell’appartenenza. Ma , a parte questa umana considerazione che comunque non sposta il problema della responsabilità istituzionale di Napolitano per quanto scritto e detto, da ciò deriva che l’intervento di Napolitano è stato un voler intervenire su scelte politiche mascherandole, peraltro con grossolano errore, con rilievi costituzionali che , come dimostrato, sono assolutamente inesistenti. Dunque questo di Napolitano altro non è che l’ennesimo anticostituzionale intervento del Presidente nel campo della politica, una esondazione del Colle nei poteri del Governo, che rappresenta un vero e proprio insulto alla Costituzione. Non si capisce dunque come e perché, se non per squallidi motivi di meschino tornaconto da botteguccia politica, alcune forze politiche non si ribellino a tali iniziative illecite del Colle, in nome non solo della dignità e dell’autonomia del potere legislativo “ eletto” rispetto ad una semplice carica maturata “ nei palazzi” e come tale puramente “ castale” e non certo evangelizzata dal voto popolare, ma anche per quel fondamentale rispetto per la Costituzione che – ma solo a parole – gli stessi partiti dicono ( a chiacchiere) di avere.

In questo contesto si pone la proposta di legge costituzionale che - come hanno spiegato Italo Bocchino e altri deputati finiani - eviti “ogni equivoco” sul tema sollevato dall’iniziativa del Carroccio a Monza. Il provvedimento di Fli prevede che nella Carta Costituzionale, all’articolo 114, alle parole “Roma è la capitale della Repubblica” seguano “è sede del Parlamento, del presidente della Repubblica, della Corte Costituzionale, del Governo e dei Ministri”. Una proposta senza capo ( costituzionale ), senza logica e senza alcuna seria coda politica, perché mai , nella sua storia complessiva, l’articolo 114 si è occupato “ anche” dell’ubicazione di Ministeri o uffici dello Stato. Dunque una proposta “ ad clientelam suam” ovvero la sfacciata pretesa di ex fascisti di legittimarsi come rappresentanti del peggior grumo di potere romano centrico, allo scopo di acquisire rendite di posizione ( assunzioni pubbliche, ecc) e conseguenziali voti , ovviamente per togliere, alla faccia della democrazia , una qualsiasi autonomia culturale, politica, organizzativa alle altre città. Nessuno, insomma, vuole modificare l’articolo 114 della Costituzione, né mettere in dubbio che Roma sia la capitale della nostra Repubblica. Spiace che il Capo dello Stato si sia prestato a questa squallida farsa , a questa sciatta buffonata, ma questa è la pura verità. Ancora di più delude poi che il Capo dello Stato abbia avuto anche la spudoratezza e la sfrontatezza di lamentarsi anche per i “ costi di questi uffici di rappresentanza”, proprio lui il cui ufficio e le sue prerogative ci costano una enormità, il doppio della Casa Bianca, il triplo dell’Eliseo ed il quadruplo di quello tedesco. Potrebbe forse cominciare a dare l’esempio. Senza vergogna,


Non credo di offendere Napolitano affermando, come affermo e  confermo, che il Capo dello Stato si sta intromettendo troppo ovunque , specie dove non gli compete, anzi, dove gli è espressamente vietato dalla Costituzione della quale “si dice” tutore. Presto ci dira' dove sarebbe meglio facessimo le vacanze e che cosa dobbiamo mangiare. Roma e' capitale e nessuno dice il contrario. Gli uffici di rappresentanza al Nord non interferiscono con l’articolo 114 della Carta. Egli sta difendendo quei partiti che ignorano la Costituzione e che vogliono che nulla cambi per il semplice fatto che la mangiatoia deve restare a Roma. Del potere locale, delle autonomie, della loro affermazione democratica, insomma della gente comune , a chi frega qualcosa?


LA GRANDE PRESA PER I FONDELLI DEL P.D.

Mentre il segretario Pd Bersani s’affanna a sostenere che la macchina del fango si starebbe abbattendo sul Pd, il vicesegretario Enrico Letta grida all’Italia che “il Pd è un partito di gente pulita, in cui la militanza e la partecipazione sono i valori di un impegno a servizio del Paese”. In effetti, manca solo una bella pernacchia alla Totò. Ma a chi credete di fare fessi? Dichiarazioni, atteggiamenti, invocazioni che ci rammentano gli ultimi giorni delle più fameliche dittature comuniste. Frasi come “si cercano solo contributi per il partito” non incantano più. Anche il più disinformato ha visto “Le vite degli altri” o “Good Bye Lenin”. Nessun soffre di nostalgia veterocomunista per la “vita onesta e giusta” nella vecchia Germania Est. E la Rai, per quanto rete di stato comunista, mai provvederà ad informare i telespettatori di tutte le camarille del P.D.. Insomma,, o Bersani e Letta recitano o (ed è più grave) credono davvero il Pd sia una conventicola di uomini buoni. Macchina del fango troppe volte fermata per evitare schizzi sui vecchi Pci-Pds. Come faccio a dimenticare la cronaca omertosa del ’93, quando Mani Pulite inciampava nelle cosiddette “tangenti rosse”. Tutti allineati quando D’Alema definiva il pool come “quel soviet di Milano”. Per evitare che gli uomini buoni venissero infangati, il governo Amato del ’93 s’arrabattava per una soluzione politica a Tangentopoli: la politica del due pesi due misure è vecchia come il cucco, e mentre per i comunisti s’è sempre invocata la soluzione politica, per tutti gli altri schiavettoni e carcere preventivo. Dettagli ben noti al senatore Tedesco (socialista passato nel partito di D’Alema) che sedeva come consigliere in Regione Puglia nel 1985, quando Massimo D’Alema (allora segretario regionale del Pci pugliese) intascava 20 milioni di lire (ma per il partito) da Francesco Cavallari (re dell’allora sanità privata, antesignano degli Angelucci). Episodio ammesso da D’Alema in sede processuale: il giudice barese , tale P.M. Russi, scrisse, bontà sua, nel decreto di archiviazione “Uno degli episodi di illecito finanziario, e cioè la corresponsione di un contributo di 20 milioni in favore del Pci, ha trovato sostanziale conferma, pur nella diversità di alcuni elementi marginali, nella leale dichiarazione dell’onorevole D’Alema...”. La macchina del fango non toccava D’Alema nemmeno per le telefonate con Consorte (quelle delle scalate). S’inceppava anche sulle stecche intascate da Luigi Carnevale (Pci-Pds), Soave, Cervetti e Guido Caporali da ferrovie, metropolitane, teatri. E se oggi un imprenditore puntasse la macchina del fango verso il Pd, su di lui piomberebbe l’anatema che ebbe a colpire Lorenzo Panzavolta (presidente della Calcestruzzi, gruppo Ferruzzi) che pagò il Pds per ottenere appalti Enel. E che per questo fu crocefisso. Difficile orientare la macchina del fango verso chi l’ha inventata e finanziata, con quei fiumi di denaro (come ebbe a dire Greganti) che hanno alimentato, scommetto che pochi lo ricordano, anche l’azienda torinese Eumit (di proprietà del Pci) creata dalla Ddr con i finanziamenti illeciti della Stasi al partito che era sempre di Bersani , di D’Alema, di Berlinguer , di Veltroni, di Paietta , di Occhetto, ecc. Eccola la vera e vecchia macchina del fango, caro Bersani, caro Letta, che ancora oggi ben oliata, ben funziona, istituzionalmente orientata solo verso il “ nemico”, ieri verso Craxi, oggi verso Berlusconi. Comunque e sempre e solo, contro chi introduce innovazioni e modernizzazioni nel sistema istituzionale italiano, mettendo così in pericolo chi da una vita vive alle nostre spalle, da magnaccia e da  mantenuto.

Roma giovedì 28 luglio 2011

Gaetano Immè

mercoledì 27 luglio 2011

PAOLO MIELI COME IL MAGO OTELMA O COME UN VOLGARE IMBONITORE ?


Paolo Mieli , lo si sa, è un uomo d’onore! E aveva previsto che alle elezioni amministrative sarebbe saltato il “tappo” Berlusconi. E , ringalluzzito dall’avere azzeccato la profezia, ne ha subito avanza una seconda, sostenendo che lo svuotamento della bottiglia lasciata libera dal “tappo” saltato impiegherà forse un po’ di tempo ma sarà assolutamente inesorabile. Se avesse voluto interpretare fino in fondo il ruolo di Mago Otelma che si è voluto ritagliato addosso, l’ex P.O. ed ex direttore del Corriere della Sera nonché raffinato stratega della campagna di consunzione del berlusconismo, Mieli Paolo appunto, avrebbe dovuto indicare quale liquido dovrebbe sostituire quello ormai svaporato di Berlusconi e, soprattutto, in quanto tempo il travaso dovrebbe avvenire. Invece l’autorevole giornalista ha scelto di fare il “ mago” solo a metà. Non ha avanzato pronostici su chi e su cosa potrebbero essere l’alternativa al leader del Pdl ed al blocco sociale del centro destra. E, per quanto riguarda i tempi, non è andato oltre la previsione che, a dispetto dello scappamento attuale, il tramonto di Berlusconi avverrà entro qualche mese o forse entro qualche anno. Dispiace che Mieli, che pure è un uomo colto, raffinato, prudente , intelligente e, soprattutto “ d’onore”, si sia lasciato trascinare dal clima di “Annozero” e si sia comportato come certi cialtroni che leggono la mano ed invariabilmente prevedono che in futuro avrai un dolore, farai un viaggio, incontrerai delle persone, seguirai funerali, cercherai l’anima gemella e parteciperai a battesimi e matrimoni. Si può condividere o meno la tesi del “ tappo saltato”. Ma non ha alcun senso in politica un tramonto a cui non corrisponda l’alba di una quale alternativa. Perché nella vita pubblica non esistono vuoti, se non quello che evidentemente ingombra la mente di Mieli. Una fase si chiude solo perché se ne apre contemporaneamente un’altra . E quest’altra, al momento, quale sarebbe? Quella dell’alleanza tra il Pd ed un Terzo Polo che, a dispetto delle montature dei media, si è rivelato essere morta prima ancora di venire elettoralmente alla luce? Oppure è l’Ulivo senza Prodi, spostato tutto a sinistra del vendoliano Giuliano Pisapia ,che copre con il proprio tratto, falsamente mite e signorile, il vuoto programmatico di uno schieramento votato culturalmente all’opposizione? O è forse l’area dei giustizialisti di un De Magistris ? Per questo Mieli non trova il coraggio intellettuale di sbilanciarsi sui tempi del tramonto, sostenendo che può durare qualche mese o qualche anno. Ma il fallimento del “ complottone” del 14 dicembre scorso indica che è molto azzardato immaginare una riedizione a breve di quella operazione. E parlare di tramonto entro qualche anno è come dire che nei prossimi mesi qualche volta ci sarà il sole e qualche volta la pioggia. Una cosa ridicola, da imbonitore, anzi, peggio, da Vanna Marchi. Cioè è come dire che, presto o tardi, Berlusconi uscirà di scena. Come capita, senza eccezione alcuna, a tutti i mortali. Almeno su questo punto Mieli avrebbe potuto e dovuto essere più preciso. Perché non è affatto indifferente se il tramonto dovesse avvenire in due anni o in tre. Perché tra due anni ci sono le nuove elezioni politiche e l’elezione ( finalmente) del nuovo presidente della Repubblica. E un conto è che il sole berlusconiano sia nel frattempo scomparso, un altro che sia ancora alto nel cielo! “A Mieli, ma che stai a di?”


LA MACCHINA DELLE MENZOGNE

Non volevo occuparmi di quel che ha scritto P.L. Bersani, Segretario del P.D., nella lettera che il “ Corriere della Sera “ si è precipitato a pubblicargli, né, tanto meno, occuparmi delle truffe storiche che tale duo “ De Riccardis e Randacio “ hanno pubblicato su “ La Repubblica” ( e dove, sennò?) di ieri, anche se magari solo a pagina quindici. Perché ho deciso di dedicarmi a commentare solo cose serie, tralasciando, come Cecco Angiolieri, “ il vecchio ed il laido, che – ben volentieri - lasserei altrui”. Ma il coro degli idioti melensi che hanno sbavato, imbecilli emuli del peggior Fantozzi, per le minchiate della rinomata ditta“ Corriere Sera / P.D.” o i gridolini arrapati dell’ esercito di lobotomizzati seguaci del giornale dell’editore svizzero , mi hanno indotto a vomitare tutta la mia cena nel cesso dal disgusto e dalla pena che provo per tutti coloro che neanche si accorgono delle menzogne che costoro gli rifilano , come usuali truffaldini “ guaritori “. Si tratta di Papa, di Tedesco e di Penati. A pochi è sfuggita un’osservazione che attiene alla dignità istituzionale e non all’interesse da bo tteguccia: che i sempre troppi Magistrati o ex Magistrati seduti anche in Parlamento, avendo un piede dentro la Magistratura ed uno dentro la politica non solo costituiscono la negazione del sacrosanto principio costituzionale dell’assoluta indipendenza fra i due poteri ( con buona pace del rispetto della Carta ) , ma addirittura sono sempre in grado di reiterare eventuali reati o di inquinare le prove avendo accesso alle Procure. Questo, a ben riflettere ed usando un cervello libero e pensante, li rende tutti immediatamente meritevoli di custodia cautelare. E mentre tutto questo è accaduto per Papa, per Tedesco addirittura questa constatazione è per di più ampiamente avvalorata dal fatto che nessun Tribunale si è mai mosso per richiederne l’arresto se non “ dopo” ( i fatti per i quali Tedesco deve essere processato risalgono ad anni passati ) che lo stesso è stato fatto entrare in Senato. Attenzione dunque a questo passo: Tedesco era già inquisito per gli stessi reati quando il PD lo ha fatto entrare al Senato a scopo “ riparatorio”. Quando dunque P.L. Bersani, Segretario del maggior partito d’opposizione, dal quale dovresti aspettarti almeno un briciolo di onestà intellettuale e non solo servilismo sciatto e mistificatorio ad una ideologia, scrive sul Corriere che “ i parlamentari debbono essere trattati come un qualsiasi cittadino” meriterebbe una pena corporale robusta ed adeguata alla criminale menzogna che tenta di diffondere. Come sarebbe “ tutti uguali”? Dove Papa è stato “ uguale” a Tedesco? Dove Papa è stato uguale a delinquenti ed assassini come Moranino, Abatangelo, Saccucci, Toni Negri? Dove Tedesco è stato “ uguale” a costoro ed a Papa ? Ma il peggio deve ancora venire ed arriva, al galoppo, quando Bersani ha anche la faccia tosta di scrivere che “ aspettando che si faccia chiarezza, chi è indagato si faccia ora da parte per non metterci in imbarazzo”. Ricordo a Bersani ed a tutti gli ipocriti manettari del PD che il signor Tedesco era inquisito per tutti i reati che ora gli sono contestati già da quando era solamente Assessore alla Sanità della Regione Puglia di Vendola, parliamo dunque di otto anni orsono. Rammento a Bersani che questo Tedesco , indagato dalla Procura già da allora, fu letteralmente salvato dall’arresto proprio dal P.D. che lo fece Senatore proprio per sottrarlo all’arresto. Le bugie , Bersani, hanno le gambe corte.

Il duo “ repubblica ” si cimenta nell’insostenibile tentativo di modificare la storia d’Italia e di limitare i fenomeni di corruzione solo dal 1993 in poi, allo scopo di darne la colpa al solito Berlusconi. Il quale, oltre che autore di ogni tipo di reato, stupro ed abigeato per ora esclusi, è ora anche colpevole della corruzione dei suoi avversari politici. Bisognava proprio essere in due e farsi reciprocamente coraggio per trovare la faccia di scrivere tali imbecillità. Al duo republicones rammento solo che lor signori ( sono sempre le stesse persone , anche se hanno cambiato insegna: PCI, PDS, DS,PD ) hanno incassato a piene mani finanziamenti illeciti in rubli dall’Unione sovietica (che venivano cambiati in dollari nelle stanze vaticane dello IOR) e che poi, aiutati dai loro amichetti della DC di sinistra, si sono fatti anche una bella amnestia ad partitum per cancellare tutti questi illeciti. E’ storia d’Italia, allora Berlusconi non esisteva nemmeno, ma a Repubblica non conoscono la storia, loro sanno solo vendere la loro penna per ritirare il loro solito soldo, i soliti tredici denari e servire il loro padrone svizzero. E vorrebbero anche ergersi a censori! Ma andate a lavorare di badile!!!!

Roma mercoledì 27 luglio 2011
Gaetano Immè

domenica 24 luglio 2011

  UNA VERGOGNA TUTTA ITALIANA


Quella vergogna che il Parlamento italiano ha mandato in scena mercoledì scorso, con la Camera che ha mandato in galera ( prima del processo) l’on. Papa e con il Senato che ha salvato dalla galera ( sempre prima del processo) il Senatore Tedesco è il frutto di un Parlamento bacato, marcio, maleodorante, meschino, vile, intimorito, in putrefazione. La vergogna ha dimostrato senza necessità di ulteriori prove, che in quella sede c’è disgraziatamente un solo partito che rispetta la Costituzione e questo è il PdL. Tutti gli altri partiti se ne fregano altamente della Costituzione. Come scritto nel suo manifesto elettorale, come convenuto nel patto con i suoi elettori, solo il PdL ha votato coerentemente sempre “ contro” l’arresto, sia per Papa sia per Tedesco, perché la civiltà del “ garantismo” , la civiltà del rispetto totale della Costituzione che prevede – vedere articolo 27 – che “ L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva “ - è una ed una sola: niente carcere per nessuno sino ad una sua condanna definitiva, qualora ovviamente non ricorrano le condizioni richieste dal Codice Penale per le misure cautelari e che sono assolutamente estranee a questi due casi . E dunque solo il PdL ha mantenuto fede al suo proclama elettorale, al suo garantismo endemico, al suo rispettare sempre e comunque la Costituzione. La sinistra, invece, ha definitivamente perso ogni briciolo di credibilità salvando Tedesco e condannando Papa, perché ha dimostrato come se ne sbatta altamente di quella Costituzione che a chiacchiere dice di difendere. Che squallore morale, che vergogna: la sinistra, sapendo che il PdL avrebbe sempre votato contro gli arresti, invece di fare una battaglia di civiltà e di difesa della Costituzione, ha fatto solo quello che le è convenuto. Se il PdL fosse stato più furbo, avrebbe fatto uscire i propri Senatori dall’Aula prima della votazione su Tedesco per svergognare, ancora di più tutti i giustizialisti della sinistra forcaiola. A questi assertori del linciaggio mediatico e giudiziario consiglierei di leggere – in luogo di Repubblica, de Il Fatto, de L’Unità, ecc – almeno una volta nella loro vita un libro , non certo di Eco o di Garimberti o di Carofiglio, ma di “ Storia della filosofia del Diritto” e di leggersi anche il testo dell’articolo 27 della Carta che costituisce – come essi stessi pappagallescamente ripetono accodandosi acriticamente ai loro truffaldini suggeritori – la base della nostra Repubblica . La sinistra ha dimostrato dunque di pensare non al rispetto della Costituzione ma solo ad attuare la tattica del vetero-comunismo che sapeva solo criminalizzare l’avversario politico. L’ipocrisia dei vari Di Pietro, Casini, Fini, Vendola, Franceschini, Bindi, Bersani, Veltroni ecc. è abissale e solo chi è cieco non sa la vedere. Costoro solleticano l’ira del popolaccio organizzando piazzate contro la “ casta” e provocando così l’applauso dei forcaioli assetati di sangue e senza cervello, fingendo di dimenticare che essi stessi fanno parte e che si sono fatti ricchi proprio usando tutti i privilegi di quella che a chiacchiere definiscono “ casta” ma che in effetti è stata la loro unica fonte di guadagno da una vita. Che altro hanno fatto nella loro vita costoro se non vivere di politica ? Come mai costoro sono sempre “ distratti” quando la casta si vota aumenti di stipendio? Come mai hanno voluto affossare la riforma costituzionale del Governo di centrodestra, con il referendum confermativo del 25 e del 26 giugno 2006, che prevedeva tra l’altro anche la riduzione dei parlamentari e dei senatori? Una massa di cialtroni, ecco cos’è diventata la sinistra italiana.


Ma come si può commentare una vergogna? Questo blog è sempre stato contro l’arresto di qualsiasi eletto – salvo che per i reati penali per i quali esistevano i pericoli che comportano necessariamente la galera prima del processo – perché è la Costituzione che lo ordina, senza prima guardare la tessera del suo partito. Perché tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, ma un “ eletto” è ovviamente più “ uguale “ degli altri perché ha avuto “ anche” il mandato popolare , elemento che tutti gli altri non hanno e che quindi mette gli eletti non del tutto sullo stesso piano giuridico di tutti gli i altri. Il voto di mercoledì scorso è stato una vera infamia, uno scandaloso scambio tra la coscienza e l’interesse, con il quale i deputati ed i senatori della sinistra e della Lega Nord hanno letteralmente disonorato l’istituzione nella quale siedono, consegnandola alle bramosie manettare della Procura di Napoli. Perché Papa è non solo un “ indagato” pur sempre titolare del diritto costituzionale previsto dall’articolo 27 della Costituzione, ma anche un eletto, un parlamentare. Le autorizzazioni che il nostro Stato di diritto aveva fin’ora concesso nella sua storia dal 1948 ad oggi sono state solo quattro e tutte legate a crimini contro la persona. Ricordate quel criminale di Moranino , quell’assassino partigiano comunista salvato poi da Togliatti che lo spedì in Cecoslovacchia, quei due criminali di destra , Saccucci e Abatangelo e quel Toni Negri di recente e infausta memoria? Papa come Tedesco, poteva e doveva essere processato per tutta una serie di indizi di reato che disgustano senza ombra di dubbio la nostra coscienza, ma la galera preventiva ad un parlamentare indagato è solo la meschina partecipazione dei partiti al banchetto disgustoso di una giustizia tribale. Tedesco si salva in Senato perché la coscienza garantista del PdL è più ferma della forca leghista e dei boia della sinistra. Ma capisco pure come quelle votazioni si siano svolte in un clima di terrore, con tutti i forcaioli ed i manettari leghisti e della sinistra che temevano di essere inseguiti coi forconi se avesse avuto l’ardire di votare, secondo Diritto, contro il partito delle Procure. Si tenta di imporre in tal modo il principio secondo il quale la preoccupazione, sacrosanta e doverosa per rispetto della Costituzione, che la Magistratura faccia un uso politico del suo potere sia un timore illegittimo, avvallando così la pretesa di assoluta impunità per la casta dei Magistrati. Insomma i prezzolati “ opinion makers “ della sinistra stanno organizzando una truffa contro il popolo, tentando di spacciare come illegittima la giusta difesa della politica contro l’arroganza incostituzionale della Magistratura. Questo scempio della verità faciliterà gli appetiti eversivi di coloro che vogliono sovvertire l’ordine dei poteri sanciti dalla costituzione, relegando il primo ( cioè la sovranità politica del popolo) nello scantinato dei rifiuti. Una sinistra ed una Lega, uniti dal giacobinismo manettaro, hanno preferito la resa vigliacca alla giusta rivendicazione della propria sovranità costituzionale; è la paura dei servi verso i padroni, la paura della sinistra e della Lega verso i Magistrati. Ricordate quello che dava da mangiare al coccodrillo? Lo faceva perché sperava che la bestia non lo divorasse subito, ma “ dopo” aver divorato tutti gli altri. Basta guardare l’Inghilterra di oggi per capire qual è la differenza fra un Paese “ democratico” ed un Paese “ magistratico”. In Italia le intercettazioni sono alla base di tutte le inchieste e mentre a Londra si dibatteva sullo scandalo delle intercettazioni dei giornalisti di Murdoch, in Italia partiva l’ennesima inchiesta su Berlusconi basata su una telefonata del Premier sul solito Santoro ( illegalmente intercettata) con l’ennesima ridicola accusa per “ abuso d’ufficio”.



E non è la prima volta che questo schifo succede, perché questa sottomissione al partito dei Giudici è la ripetizione di quella che portò i magistrati del Pool di Milano ad appellarsi per televisione al popolo inferocito contro il famoso Decreto Biondi in quel fatale 1994 basando quell’appello anticostituzionale sulla necessità della carcerazione preventiva da utilizzare come ordinario mezzo di indagine. Davanti a questa vergogna , la Senatrice del P.D. Finocchiaro ha avuto la improntitudine di parlare di “ onestà” , proprio Lei che ancora deve darci conto dell’inchiesta per truffa alla ASL di Catania che ha coinvolto suo marito; il Segretario del maggior partito della sinistra non ha saputo trovare di meglio che sottolineare che “ la maggioranza si è divisa”. Una cretinata da bassa politica da bar, dove qualsiasi stronzata va bene per sviare l’imbecille elettore che ti sta a sentire .Così forse pochi si accorgeranno che il vero scempio compiuto da questi cialtroni della sinistra è di aver consegnato il simbolo della nostra democrazia, cioè il Parlamento, con mani e piedi legati ed anche incaprettato, ad un P.M. fallito e squallido come questo John Henry Woodcock . E’ il segno palpabile della irrilevanza della sinistra , della sua cialtroneria , che non le consente se non di sopravvivere nell’ignavia. Così davanti alla morte del “ garantismo costituzionale “ avvenuta mercoledì scorso, quello che lascia perplessi e sconcertati è, soprattutto, l’atteggiamento prevalente del P D che insegue una vittoria parlamentare anche a costo di rinunciare ai principi elementari della costituzione e del suo preteso riformismo. Bersani balbetta qualche idiozia sulla presunzione di innocenza quando si tratta di Penati e poi si contraddice quando si parla di Papa. Dice di avere proposte per la riforma della giustizia e per le intercettazioni, ma poi si sottrae vilmente al confronto anche sulle sue stesse proposte con la scusa che “ non si può dialogare con questo Governo e con questa maggioranza”. La verità è una sola : Bersani e tutta la sinistra sono una massa di pavidi , che non hanno il coraggio di sfidare il giustizialismo ed il partito delle Procure in nome dei principi di giustizia e di garanzia. Questo Parlamento, fatta eccezione dunque per il solo PdL, soggiace supinamente al banchetto della giustizia sommaria e, dopo quasi venti anni di “ captività” - prodotta dallo squilibrio dei poteri costituzionali determinati dallo stupro della Costituzione del 1994 - si dimostra ancora una volta , nella sua maggioranza numerica assolutamente incapace di affermare l’autonomia della politica rispetto alle ambizioni politiche del partito delle Procure militanti.



La verità è che dal 1994 in poi un P.M. qualsiasi può tranquillamente ordinare intercettazioni senza che gli interessati – che diventano “ indagati” – ne siano a conoscenza per via dell’obbligatoria “ informazione di garanzia”. E’ la raccolta illegale delle prove. Ai giustizialisti che rispondono che “ se li si informa, smettono di parlare” replico semplicemente “ ma vale una prova raccolta illegalmente”? Vale solo in un Paese manettaro come il nostro, vale solo in uno “ Stato di Polizia” non certo in uno “ Stato di Diritto”, vale solo dove si concede credibilità ai soliti soloni che pensano di essere i “ soli bravi” e che i cattivi sono sempre “ gli altri”. In nessun altro Paese accade quello che sta accadendo in Italia. Se questo signor Woodcok ha delle prove, le porti in Tribunale, le presenti al GIP e lasci che si celebri un processo serio e dentro il Tribunale invece che elargire notizie di reato tenendo nascoste le prove per far celebrare un processo politico sui giornali. Quei cialtroni che una volta sbraitavano a Berlusconi “ difenditi nel processo” ora , con la loro logica da cialtroni accusano e condannano il nemico politico “ fuori del processo”.



E’ stato l’ispiratore della dittatura imposta al Paese dalla Magistratura dal 1994 fino al 2006 e poi dal 2006 ad oggi il Capo di tutti i Magistrati ed il loro “ palo” sul Colle e solo giovedì scorso, Napolitano spende una parola, tardiva e ridicola , contro questa dittatura che soffoca il Paese. Chi, come questo blog, da molto tempo esprime le proprie preoccupazioni per l’indebita intromissione delle Procure nelle vicende politiche del Paese, per l’uso spregiudicato dei poteri giudiziari a cominciare da quello delicatissimo di privare della libertà personale persone ancora non giudicate, credeva di aver trovato conforto nelle sue parole di mercoledì scorso. Di questo conforto se ne sentiva da tempo immemore il bisogno, ma si è invece avuto solo silenzio acquiescente dal Colle. Perché lui lo sa benissimo, anche se finge di non accorgersene, ma in Italia è stata instaurata dal 1994 una vera e propria “ dittatura della Magistratura. Le prove sono ormai innumerevoli, stanca ripeterle. Gli ultimi segnali sono preoccupanti. Basta pensare che la Procura di Milano ha avuto la faccia tosta di muoversi contro “ Libero” per una vignetta. Come D’Alema, allora Premier, contro Forattini. Ma D’Alema non era un Magistrato. Ora per un vignetta si muove la Procura, torna la Stasi, torna il codice Rocco, torna il “ reato di opinione”, torna la “ vigilanza sulla libertà di
stampa”. Eccola la dittatura. Dopo diciassette anni durante i quali i dittatori/magistrati ed i loro camerieri si sono almeno celati dietro farsesche inchieste giudiziarie che comunque avevano i burocratici lineamenti della giurisdizione, oggi il partito delle Procure ha deciso di gettare la maschera e di sfidare apertamente l’istituzione democratica. Ecco la Procura di Milano che si getta su “ Libero” per una vignetta. Questa dittatura colpisce sempre più duro, non concede respiro, sa di non dover render conto a nessuno, sa di godere di una totale impunità penale e civile e se ne avvale sfacciatamente, con la interessata compiacenza dei suoi reggicoda che da questa dittatura sperano di avere un poco di potere in regalo. Non ci sono differenze fra questa dittatura e quelle che hanno dominato in tanti regimi dittatoriali che si sono retti per decenni su apparati di polizia e su giudici e su sentenze compiacenti. E il vero Capo di tutto questo siede sul Colle.

Roma domenica 24 luglio ’11

Gaetano Immè

domenica 10 luglio 2011

PARLIAMO UN POCO DEL FATTO DEL GIORNO: LA MONDADORI.



Nell’Italia degli anni ottanta, nell’Italia governata dalla sinistra socialista riformista ed anticomunista , con un PCI accecato dall’odio contro il craxismo  che lo aveva messo all'angolo ed incapace di una propria benché minima introspezione autocritica, tanto da non presagire neanche lontanamente il tracollo di tutto il comunismo che sarebbe avvenuto di lì a poco, con l’insurrezione spontanea e popolare che distrusse il regime comunista di riferimento, una sorta di colosso dai piedi d’argilla, nell’Italia che poi sarebbe diventata l’ignobile l’Italia del grande Terrore giustizialista degli anni 1993 in poi, gli anni della nascita della grande Lobby composta da “ Magistratura politicizzata * sinistra + giornali e media asserviti “ che nessun Magistrato ha avuto il coraggio e la dignità di perseguire e di indagare , nell’Italia dei suicidi di Gardini , di Cagliari, di Moroni, nell’Italia della misteriosa morte di Sergio Castellari ( forse un suicidio forse un omicidio) un funzionario dell‘IRI prodiano, nell’Italia disgustosa che consentiva ai ben noti poteri forti di “ rapinare ” ad Angelo Rizzoli la RCS, come una banda di rapinatori di fine ottocento appostati al Passo della Futa , in quell’Italia lì , quella lobby che pretendeva di continuare a comandare il Paese come nei cinquanta anni passati e che quindi demonizzava con qualsiasi mezzo - lecito ed illecito - chiunque tentasse di introdurre novità e cambiamenti che minacciassero i propri poteri sul territorio, aveva predisposto un altro succulento piatto: quello che avrebbe portato al fallimento coattivo di Berlusconi, di quel teocoon che aveva osato inventare ed introdurre in Italia la TV commerciale senza canone ( e che a quel tempo era oberata di debiti bancari ) , una punizione esiziale oltre che esemplare , ordita da quel grande vecchio che coagulava intorno a sé i poteri forti, da quell’ Enrico Cuccia che, guarda caso, “ si dimenticò” di avvertire il Dr. Ambrosoli - il Liquidatore del Banco Ambrosiano Veneto di Calvi - “ suicidato“ a Londra chissà da chi sotto il Ponte dei Frati Neri - delle minacce che lo riguardavano; per quell’uomo che aveva osato confortare ed incoraggiare il percorso governativo di Bettino Craxi.

Quella Lobby difendeva con la violenza e con la tracotanza tipica della “ razza padrona” le proprie posizioni di potere , il proprio regime e non poteva accettare che un Berlusconi  estraneo alla casta non solo inventasse il mercato pubblicitario televisivo ( in luogo dell’oppressione illiberale del canone per la “ TV di Stato” ) ma che oltretutto si opponesse a Cuccia ed ai suoi scherani finanziari, mediatici, imprenditoriali e che non si inchinasse alle lobby imprenditoriali , finanziarie e politiche di quell’Italia stracciona, consociativa, viscerale, corrotta . Gli bastò far leva su un populismo generato dalla crisi dei partiti ed incrementato dalle orripilanti pretese dominatrici della Lobby conservatrice rappresentata da quel ridicolo Robespierre di Di Pietro, per sbaragliare il PCI e per stravincere le elezioni del 1994. Sfidando a viso aperto la Lobby, Berlusconi capì che avrebbe fatto la stessa fine di Angelo Rizzoli , ma reagì, sbaragliò i politicanti professionisti, mandò fuori dalla grazia di Dio un inviperito Massimo D’Alema che , con la classe che lo ha sempre distinto, profetizzò un “ voglio vederlo chiedere l’elemosina all’angolo della Chiesa” azzeccato come tutte le idee di costui, ma salvò il suo patrimonio dalle minacce di quei briganti da valico, patrimonio che fu poi quotato in Borsa. La Lobby sbavò dall’ira nel vedersi sfuggire “ la rapina del secolo”, giurò atroce vendetta contro colui che si era sottratto dalle sue grinfie sbaragliando con elezioni democratiche i tanti “mantenuti di Stato” , ma la libertà di quell’imprenditore diventò da quel momento una sorta di pegno per la libertà dell’Italia.


UNA BREVE RICOSTRUZIONE DEI FATTI STORICI

La grottesca e ridicola somma risarcitoria della quale si parla oggi come risarcimento dovuto alla CIR di Carlo D e Benedetti, deriva da fatti che, ormai, solo i più anziani ricordano e conoscono e che vanno sinteticamente ora riassunti proprio per evitare la propalazione di facili menzogne. Berlusconi acquistò la Mondadori dai legittimi proprietari delle sue azioni, vale a dire da Cristina Mondadori, da Luca Formeton e da Leonardo Mondadori. E’ anche ovviamente vero che Leonardo Mondadori aveva, in un primo tempo, promesso le sue azioni alla CIR di Carlo De Benedetti. Davanti a questo cambio di volontà da parte del solo Leonardo Mondadori, mentre Berlusconi acquistava le azioni, De Benedetti si rivolgeva al Tribunale , sostenendo che la cessione delle azioni a Berlusconi non fosse legale perché il compromesso di Formenton verso di lui era “ irrinunciabile”. Questo ricorso fu, consensualmente, risolto con l’intervento del famoso “ Lodo Mondadori” nel quale tre magistrati decisero che la cessione a Berlusconi fosse legittima. Fu un verdetto unanime, tutti e tre i Magistrati votarono a favore di Berlusconi, ma uno solo di essi venne poi condannato perché - sostiene la sentenza - fu corrotto da Berlusconi. A parte il fatto che corromperne uno su tre è da puri imbecilli, resta il fatto che il “ Lodo” fu favorevole a Berlusconi per due a zero e che il “ Lodo” è per sua natura giuridica inappellabile. E invece eccoci qua a commentare come la Magistratura italiana sia stata capace di ignorare la realtà ( “Lodo “ valido per due a zero e “ Lodo” inappellabile “ ) ed in più di stabilire una cifra stratosferica quale danno derivato alla CIR di De Benedetti dal fatto che i Formenton ed i Mondadori cedettero la Mondadori a Berlusconi invece che a De Benedetti. Di conseguenza arriva ora questa megapenale, una seconda condanna assolutamente sproporzionale al valore della faccenda , un vero e proprio tentativo di “ esproprio” di un patrimonio personale per via giudiziaria. E’ la riedizione della rapina che negli anni ottanta fu perpetrata , dai soliti “ poteri forti” cucciani, ai danni dei Rizzoli ai quali fu “ rapinato” il Corriere della Sera e che solo quest’anno la Magistratura ha restituito ad Angelo Rizzoli ( che ancora deve ricorrere ai giudici per riottenerlo). Se si va poi alla vera origine dei fatti, allora bisogna risalire agli anni ‘55 quando Adriano Olivetti mette a disposizione di Arrigo Benedetti e di Eugenio Scalfari - cacciati dall’Europeo di Manlio Cancogni - per il progetto “ Espresso” la somma di 150 milioni di vecchie lire. Subito dopo la “ dazione” del denaro da parte di Adriano Olivetti , costui , temendo pubbliche rappresaglie sulle forniture allo Stato di macchine da scrivere da parte della Olivetti a causa di inchieste scomode del “ giornalismo d’inchiesta”, con gesto da gran signore “ regalò” i 150 milioni in questione. Dunque a quel punto la situazione dell’Espresso risultava essere la seguente: il 70% che era di Adriano Olivetti andò a Carlo Caracciolo ( cognato di Gianni Agnelli), il 15% era di Benedetti ed il 15% era di Eugenio Scalfari. Era , insomma, tutto un regalo di Adriano Olivetti. Nel ‘63 Benedetti cede a Scalfari la sua quota e si arriva così ad un Espresso di proprietà al 90% di Caracciolo ( e di Agnelli ) ed al 10% di Eugenio Scalfari. Carlo De Benedetti , semplicement compagno di scuola altamente privata ed elitaria degli Agnelli, diventa padrone dell’indebitata Olivetti nel 1978 utilizzando i soldi ottenuti dagli Agnelli come buonuscita per essere stato per quattro mesi nel 1976 alla guida della FIAT , non certo per meriti acquisiti ma per appartenenza all’oligarchia dei ricconi. Si ricorda , ad eventuali smemorati, che l’Olivetti SpA negli anni craxiani, ottenne svariati regali dai governi di quel tempo , quali , ad esempio , l’essere stata riconosciuta come l’unica abilitata produttrice dei famosi “ registratori di cassa” , registratori introdotti come obbligatori nel sistema fiscale italiano dal Ministro Bruno Visentini il quale, guarda caso e senza che nessun sincero democratico alzasse un dito o si facesse “ rodere l‘intimo“ davanti a quel truffaldino “ conflitto di interessi“, era anche l’AD della stessa Olivetti Spa. Così Carlo De Benedetti entrò in possesso anche delle quote della Mondadori detenute dalla Olivetti. Ma il Signor De Benedetti ha mai pagato con denari propri qualcosa delle sue attuali proprietà?


Ora che la norma proposta dal Governo ( che avrebbe consentito di congelare la riscossione dei crediti - ma solo quelli sopra i venti milioni di Euro - nelle cause civili in attesa della sentenza definitiva) è stata tolta dal decreto sulla manovra finanziaria, sarà possibile, spero, ragionare con una dose sufficiente di lucidità e di freddezza e spiegare perché quella norma fosse giusta, tanto che avrebbe dovuto essere estesa a tutti questi crediti , senza alcun limite di importo, senza per questo essere tacciato di servilismo a Berlusconi. Stiamo infatti discutendo, nel merito e nel diritto, della così detta “ provvisoria esecutività” di una sentenza civile dopo i primi due gradi di giudizio della causa. La eccezione sollevata da Repubblica, lasciata “intravedere” dallo stesso Colle che cioè detta norma , se introdotta, sarebbe stata “ incostituzionale”, è completamente destituita di ogni e qualsiasi fondamento. E’ così evidente a tutti come nessuno possa essere privato dei propri beni sino ad una sentenza di condanna definitiva, che neanche vale la pena di ripeterlo. Basta ricordare come a suo tempo la Corte Costituzionale bocciò come contrario alla Costituzione il principio medioevale del “ solve et repete” in base al quale il contribuente era tenuto a versare quanto richiesto dal Fisco se voleva essere ammesso a presentare ricorso contro quella pretesa erariale. La civiltà di un Paese si misura anche dal grado di civiltà giuridica che quel Paese riconosce ai propri cittadini , senza trattarli da “ sudditi”. Ma, una volta disattesa questa civile decisione della Consulta, risulta dalle statistiche ministeriali che pendono, presso la Cassazione, venti ricorsi di cittadini contro l’Agenzia delle Entrate per i quali i cittadini stessi hanno dovuto versare - una volta tornati ad essere trattati da “ sudditi” anziché da “ cittadini” - tutte le somme che essi ancora contestano nel merito e nel diritto. Vi sono poi altri 50 cittadini che hanno dovuto già versare somme superiori a venti milioni di Euro sui cui ricorsi la Cassazione deve ancora decidere. Si aggiungano poi quelli pendenti ancora in Appello per i quali il debitore è stato costretto dal Tribunale ad anticipare la somma in attesa del giudizio definitivo. Non è quindi assolutamente vero che la norma sarebbe servita unicamente e principalmente a Berlusconi, così come quel limite di venti milioni di Euro era un limite illiberale, da togliere. Come può una Magistratura di uno Stato di Diritto concedere ad un “ presunto creditore” di incassare somme “ ancora pretese” e sulle quali la stessa Magistratura deve ancora deliberare, senza porsi il duplice problema fondamentale che ne deriva: primo, lo stravolgimento del principio costituzionale in base al quale nessuno può essere privato dei propri beni se non in base ad una sentenza definitiva e, secondo, senza preoccuparsi che la massima parte delle somme così anticipate , in caso di sentenza definitiva favorevole al ricorrente, non possano essere restituite, con svariati escamotage, a che le ha anticipate? Sto parlando di svariati miliardi di Euro versati a vario titolo a creditori pubblici e privati, che potrebbero essere successivamente restituite, visto che nella sola Corte di Cassazione “ pendono” la bellezza di 90.000 cause. Le carenze proprie della Magistratura, evidenziate dalle lunghezze assurde dei processi, non possono costituire, in un Paese civile ed in uno Stato di Diritto, una giustificazione per cavare quattrini dalle tasche dei cittadini prima che non si sappia se quelle somme siano o meno realmente dovute. Tanto più che la concessione della “ provvisoria esecutività” di una sentenza viene assunta da un Giudice monocratico che, ovviamente, si trova in una condizione mentale di asservimento al creditore nei cui confronti sa di essere in torto marcio per una attesa di sentenza definitiva che non viene mai, da anni ed anni. Non ho sentito la sinistra battersi per questa giusta causa, per cancellare questa vergogna giuridica dalle nostre pandette, per dare dignità ai cittadini vessati dal medioevale solve et repete. Perché la Finocchiaro o la Bindi o Donadi  non hanno tuonato chiedendo l’estensione della norma congelatrice a tutti i contenziosi anche a quelli da mille Euro ? Perché Napolitano, invece di “ pretendere” con incostituzionale arroganza ( della quale dovrà pure rispondere prima o poi ) non ha esclamato un più dignitoso “ Ma per i contenziosi al di sotto dei venti milioni, ma che si fa "? Erano troppo impegnati a fare la sola cosa che ormai sanno fare dal 1993 ad oggi :fingere di essere scandalizzati , urlare al lupo al lupo, rinchiudersi nel recinto dei buoi inferociti dall’antiberlusconismo viscerale. Ci fosse stato qualcuno di sinistra che abbia, per esempio, eccepito l’assurdità del limite dei venti milioni. O qualcuno che avesse levato la sua indignazione frallocca per qualcuno di quei centomila disperati che aspettano che la Cassazione decida la loro sorte o qualcuno che si battesse per cancellare la mostruosa previsione che affida ad un singolo magistrato monocratico di decidere se concedere la provvisoria esecutività ad una sentenza di primo o secondo grado. Se invece i crediti in contenzioso venissero “ congelati” in attesa di sentenza definitiva, essi non solo dovrebbero essere sempre “ garantiti” dai presunti debitori fornendo opportune e controllate fiudejussioni bancarie , ma si instaurerebbe un circuito virtuoso per cui i creditori dovrebbero premere sulla Magistratura per arrivare prima possibile ad una sentenza definitiva,contribuendo così a ridurre le attuali inefficienze. E invece!!! Ma cosa che volete gliene frega a questa sinistra , in primis Colle compreso, della correttezza costituzionale delle nostre pandette quando c’è in gioco la possibilità che ,con una norma ancorché palesemente illecita, si può rapinare impunemente ed espropriare l’odiato Berlusconi? E chi se ne fotte della civiltà giuridica di questa Italia !!!!!


AVEVAMO UN SISTEMA BICAMERALE PERFETTO , A PAROLE TUTTI VORREBBERO TAGLIARE I COSTI DELLA CASTA MA NEI FATTI LA SINISTRA CI FA TROVARE IN UN SISTEMA TRICAMERALE ASSURDO




Avevamo il sistema bicamerale perfetto. Tutti chiedono “ a chiacchiere” di risparmiare sulla politica, di ridurre il numero dei deputati e dei senatori, di tagliare o Camera o Senato per evitare doppioni e perdite di tempo e denaro, ma nessuno , nei fatti, procede. Tanto meno la sinistra che ora recrimina di “ mancati tagli dei costi della politica” quando proprio con la sua assurda astensione ha vietato che passasse in Parlamento la riduzione delle Provincie. Anzi, fingendo di voler ridurre i costi della casta , la sinistra “ aumenta i costi della costa” e ci fa trovare , oggi, in un sistema non più “ bicamerale perfetto”, ma in un “ sistema tricamerale assurdo”. Nel senso ora abbiamo anche una terza Camera che , violando impunemente la Costituzione che tutta la sinistra dice di “ amare” ma che “ nessuno a sinistra rispetta e conosce”, interviene incostituzionalmente quando il processo legislativo è concluso e procede al terzo esame della legge in chiave, né prevista, né richiesta, di correttezza costituzionale e di opportunità politica.Visto che viviamo in una fase storica segnata dalla dominazione del sistema giudiziario su quello legislativo , analogamente siamo arrivati ad un terzo grado di cameralismo anche in politica. Ormai Camera e Senato sono il Primo Grado e l’Appello, ma la Cassazione e la Corte Suprema stanno orami non vicini al Colle, ma “ dentro il Colle”.

Cioè questa surrettizia Terza Camera si è arrogato , violando - ripeto- la Costituzione che “ dice” di difendere, nel silenzio complice di tutta la sinistra , il potere di concedere una sorta di definitiva autorizzazione alle leggi, arrivando addirittura ad imporre anche correzioni, cambiamenti e modifiche ai provvedimenti. Il Quirinale, che ormai agisce come agiva il Soviet comunista mistificando la realtà, sostiene che la sua è solo una lettura “tecnica” visto che la responsabilità “politica” dei provvedimenti è sempre del governo che li propone o del Parlamento che oltre ad avviarli ha il compito di esaminarli ed approvarli. Chi crede a queste cretinate è degno di essere un ulteriore acino che prospera nella ubertosa “ vigna dei coglioni” allevata da sinistra e dai media ad essa asserviti.

Ma l’attività di questi ultimi anni del Colle “ comunisteggiante “ è piena di esempi di letture “tecniche” cariche di fortissimo significato politico. L’ultimo della serie, quello relativo alla manovra finanziaria, è solo il più clamoroso e recente. Quello che simbolizza significativamente tutti i precedenti.


Quanta dose di sfacciataggine è necessaria per tinteggiare da “ lettura tecnica “ quel vero e proprio rifiuto politico lanciato dal Quirinale che al momento dell’esame del testo governativo fa sapere attraverso un collaudato (anche se informale) sistema informativo formato da i giornalisti “quirinalisti” delle grandi testate, il proprio “gelo” rispetto al comma applicabile al Lodo Mondadori?
Con quanta faccia tosta si può definire ’ “tecnico” il frenetico scambio di telefonate tra Quirinale, Palazzo Chigi, i vertice della Lega e quelli dei partiti d’opposizione (i verbali di questi colloqui farebbero la gioia di qualsiasi magistrato) incentrato sull’ipotesi che il rifiuto della firma da parte del Capo dello Stato avrebbe potuto provocare l’apertura della crisi di governo?
Ceri, ad aprire la crisi di Governo avrebbe provveduto qualche partito d‘opposizione deputato a svolgere quel lavoro sporco per conto di un Quurinale convitato di pietra! Ma tutto sarebbe sempre dipeso dalla mancata firma del Quirinale a seguito del “gelo” della fabbrica del ghiaccio e del consenso e della lettura della manovra compiuta in qualità di terzo, ultimo ed inappellabile grado di giudizio politico!Il fenomeno della estrema politicizzazione della Presidenza della Repubblica, dunque, è sotto gli occhi di tutti.Nessuno però ha l’onestà intellettuale e la schiena diritta per rilevarlo perché la grande stampa conformista ha trasformato Giorgio Napolitano in un tabù intoccabile.

Ma il fenomeno esiste. Ed indica in maniera inequivocabile che il sistema parlamentare sta lentamente diventando presidenziale. Non per l’azione politica di chi diceva di volerlo. Ma per il comportamento “tecnico” di chi, a stare alla Costituzione formale, dovrebbe accuratamente evitarlo.

E’ colpa solo di Napolitano? Il Capo dello Stato viene in parte indotto a colmare il vuoto provocato dalla incapacità della politica di dare una forma istituzionale alle trasformazioni materiali della Costituzione avvenute nella fase finale della Prima Repubblica e nelle Seconda.
Ma perché Napolitano non ha il coraggio e l’onestà di spiegare che la sua azione di supplenza è imposta da una carenza istituzionale? E perché non si fa carico lui stesso ed i suoi tecnici della Camera Altissima di elaborare una proposta capace di dare forma istituzionale definita e definitiva al ruolo presidenzialista che gli capita di interpretare?


Cannigine domenica 10 luglio 2011

Gaetano Immè

lunedì 4 luglio 2011

RIFLESSIONI SU BISIGNANI E DINTORNI


Vista la sudditanza intellettuale che la schiera dei seguaci di Repubblica, de Il Fatto, del Corriere, rinvigorita dall’ indiscutibile successo della “truffa referendaria” (ben organizzata ai danni del popolo italiano da una consorteria affaristico-politica composta da “ poteri forti , Magistratura, sinistra e Chiesa “ (quella che confonde “ assistenzialismo“ con “ statalismo“) nutre nei confronti dei media di sinistra ( non è ,per caso, soprattutto questa, una vera lobby peraltro gigantesca?), ecco una nuova P ( a che numero siamo arrivati?) occupare e preoccupare le menti “altamente democratiche”. Presentata , da un fior fiore di P.M. (del quale andare veramente orgogliosi visti tutti i suoi precedenti ), tale John Woodcock, come una sorta di associazione segreta a delinquere , che tramerebbe per dominare il Paese. Stampa, pensatori e saltimbanchi di sinistra hanno evidentemente così tanto disprezzo per l’intelligenza dei propri simpatizzanti che ancora oggi , nel 2011, hanno la sfacciataggine di continuare a comminare loro ridicoli e stantii arnesi , quali appunto le svariate “P” , al fine di demonizzare “il potere” dell‘avversario. Perché non riuscendo ad agguantare il potere per vie democratiche con elezioni politiche , altro non sanno fare da diciassette anni che demonizzare il potere che il popolo ha osato assegnare agli avversari. La Lobby, come concetto, è demonizzata solo dalla pseudo cultura Italiana , perché i signori della sinistra hanno inculcato nelle labili menti dei loro adepti il concetto che “ lobby” sia sinonimo di qualcosa di losco ed anche di criminale. Invece non è così, perché è la stessa vita dell’uomo che è retta dalle “relazioni”; nulla di strano se , per esempio, avendo bisogno di un Avvocato io chieda ad un amico come sia il suo. Questo vale per tutti e, ovviamente, non solo per gli Avvocati. J.F.Kennedy, un’icona della nostrana sinistra schizofrenica, disse delle lobbies testualmente che “ i lobbisti ci mettono cinque minuti per spiegarmi un problema che per i miei collaboratori avrebbe richiesto cinque settimane”. Non voglio insistere sull’ovvietà che la lobby negli USA è risorsa invece preziosa , un associazionismo naturale e spontaneo , un mezzo che porta nel Parlamento i problemi di ogni “ centro di interesse culturale, sociale, economico ed umano ”, ma solo sottolineare l’ipocrisia di questi “ pret a penser” della sinistra italiana i quali danno da bere ai loro adepti la mega bufala che “ la democrazia sia solo una sorta di insieme efebico-paradisiaco “ invece che “ il sistema che organizza regole e compromessi per attrarre i necessari consensi che verranno poi retribuiti con vantaggi di varia natura, etici, civici, economici, ecc.” . Confondono “ corporazioni” e “ lobby” per evocare scenari fascisti, dimenticando di dire che le “ corporazioni” riguardavano i “ mestieri” mentre la lobby riguarda i “ valori “ e , sopra tutto, che la nostra Costituzione ci ha relegato in un angusto ambito di libertà , ma non talmente angusto da rendere le associazioni illegittime. Perché cosa mai sono, in sostanza, i partiti politici, tutte le organizzazioni politiche, quelle sindacali, i giornali, tutte le Direzioni televisive, la stessa Chiesa, le associazioni gay, i verdi, le stesse famiglie, tutti i Governi del mondo , se non delle pure e semplici lobbies?

Chiamiamoli “ informatori”, chiamiamoli “ osservatori “, chiamiamoli “ amici”, ma è ovvio che ogni partito politico ha i suoi confidenti: la rete poi si allarga ai banchieri, ai giornalisti, agli editori, alla RAI, alle assicurazioni, agli industriali, ecc. Sono uno stuolo, anzi molti stuoli perché ogni fazione politica ha il proprio. Chi non ricorda, per esempio, i “ Banchieri di Prodi” che ostentarono, come Profumo e Mazzotta, pubblicamente il voto alle primarie del PD. ? Perché “ Morichini, Pronzato, Enac, appalti voli per Elba, ecc” secondo la sinistra “ non è una lobby, ma solo compagni che sbagliano, mentre Bisignani è una lobby? Nella valanga di intercettazioni compaiono anche e spesso i nomi di “ amici di Prodi”, da Montezemolo, a D’Alema, a Letta , oltre ad una lunga sfilza di industriali, finanzieri, banchieri che fanno parte del sistema forte della sinistra. Solo una sinistra senza un progetto politico, senza una coerenza politica, senza l’attrezzatura necessaria per essere considerata una credibile ed affidabile forza alternativa di poteva ridursi ad utilizzare, ancora una volta, un Magistrato, questo P.M. Woodcock, per accusare altri di attuare, per supposti fini criminali, spacciati per certi, quel sistema di “ relazioni” che la sinistra stessa non fa che attuare nel suo vivere quotidiano. Non è la prima volta che un P.M. si fa sollecitatore di inchieste/patacca, contando su successive corpose ricompense lobbistiche della sinistra, inchieste comunque utili alla stessa sinistra per accusare l’avversario politico di nefandezze inesistenti , ma che intanto , con una disonestà intellettuale da vomito, le consente di sfruttare quell’immediato processo mediatico , da “ tribunale del popolo”,che la stampa di sinistra officia immediatamente dalle pagine di gazzette di editori svizzeri o di Procure politicizzate. Dopo diciotto anni di similari tentativi falliti - la storia la trovate avanti - solo chi ragiona con le viscere, solo chi non vuole vedere la realtà dei fatti, solo chi tutti quei “ fatti” non è capace di leggerli con i propri occhi e cervello ma se li fa “ confezionare “ dai tanti Goebbels che infestano la stampa di sinistra , non vuole capire qual è la realtà di questo Paese. La storia di tali e tanti “ infiltrati nel sistema giudiziario italiano “ per scardinare il sistema democratico istituzionale , mascherati da Magistrati, è lunghissima .

Per ora prendiamo solo atto che davanti alle fantasmagoriche accuse ipotizzare dai P.M. di Napoli, Woodcock e Curcio, sventagliate sui giornali “ altamente democratici” come fossero reati provati , sono state quasi totalmente respinte ed archiviate dal GIP della Procura di Napoli . “Inesistenti “, sono state definite dalla Magistratura requirente “ le prove “ con le quali che i P.M. anzidetti supportavano alcune fra le più ignominiose accuse , quali “ associazione a delinquere” , “l associazione segreta”. Salvo gli esiti dell’eventuale opposizione che i due P.M. napoletano potrebbe presentare “ contro” la decisione del GIP stesso, per ora resta dunque in piedi solo l’eventuale reato di “ favoreggiamento personale” , per il quale reato, diciamocela tutta, dovrebbe essere indagata tre quarti d’ Italia,. Una bella “ retata” alla RAI, per esempio, dove tutti sanno che sono stati assunti senza concorso e con la regola del “ due democristiani, un comunista, un socialista ed uno bravo”.

Orbene preciso ora , entrando anche nel merito, che questo eventuale reato ( favoreggiamento personale ) sarebbe consistito nell’avere Bisignani avvertito Gianni Letta che vi erano magistrati che stavano studiando come incastrarlo in un processo mediatico giudiziario che avrebbe servito la causa del solito attacco a Berlusconi ed al suo Governo grazie alla complicità di qualche Magistrato impaziente di fare carriera politica . Pensate un po’ su che razza di scandalo “ i sinceri democratici “ hanno pompato l‘indignazione a comando di Repubblica, de Il Fatto, de Il Corrierone, di RAI 3 , ecc. . Mentre loro (la fazione “ sinistra + Magistrati” - sorta l’indomani come “ reazione conservatrice “ di fronte alla inattesa sconfitta politica del 1994 ) da quasi venti anni utilizzano sfacciatamente ed impunemente gli stessi Magistrati per eliminare giudiziariamente l’avversario politico con ipotesi di reato inesistenti ( come esempio paradigmatico basta rammentare il famoso “ invito a comparire” davanti al P.M. Antonio Di Pietro per il 14 ottobre 1995 notificato al Leader di F I per il reato di concorso in corruzione , imputato che il 19 ottobre 2001 la Corte di Cassazione assolse per tutti e quattro i capi d'accusa con la formula “ per non aver commesso il fatto “ ed anche la famosa inchiesta “ Why Not“ dell‘altro famoso P.M. oggi Sindaco di Napoli Luigi De Magistris che nel 2008 condusse alla caduta del Governo Prodi e che fu giudicata “ inesistente“ dalla stessa Magistratura ) senza che nessuno dei tanti falsi “ difensori della Costituzione” che infestano, come parassiti, questo Paese abbiano alzato un ditino in difesa del popolo e della Costituzione ( alludo chiaramente ai tre Capi di Stato, ai tre Capi del CSM e allo stesso CSM ) , non appena un informatore cerca di informare un personaggio del centrodestra su fatti assolutamente secondari ed irrilevanti rispetto ai primi, subito parte lo spaccio in coro del fatterello come un attentato alla Costituzione. E’ la solita, trita e ritrita storiella dei professionisti del grido “ Al lupo! Al lupo!”! Prima o poi chi avrà una dose normale di cervello libero mai più presterà fede a questi “ pataccari”dell’informazione. L’augurio è che basti quanto ricordato per comprendere quale razza di megatruffa, alla faccia della Costituzione ed a quella del popolo sovrano, la fazione “ sinistra + Magistrati “ stia compiendo impunemente e sfacciatamente da circa venti anni . Che reato si cela dietro questa consorteria truffaldina fra Magistrati e sinistra? Basta sfogliare il codice penale e ne trovate quanti ne volete.

Anche il modo prescelto per sollevare questo preteso scandalo ha un suo significato preciso, dato che oggigiorno la politica è talmente fragile, talmente debole , talmente divisa, talmente schiavizzata in modo ricattatorio da questa potentissima lobby (Magistratura militante, sinistra e media che da circa venti anni tenta con arrogante violenza di sostituirsi al popolo sovrano nella scelta della guida del Paese che, di fatto, tenta di “ commissariare” ) da non avere la forza né l’autorevolezza di impedire le “ retate telefoniche da Stato di polizia”. Badate, questa gogna mediatica continua sta letteralmente ammazzando la nostra democrazia e le nostre fondamentali garanzie costituzionali. Chi ormai si ricorda che un “ indagato” è un “innocente” fino a sentenza definitiva? Nessuno ricorda questo sacrosanto principio costituzionale, nemmeno gli ultimi tre Capi di Stato che pure tanto pontificano. Fate attenzione, perché quando uno Stato spia cosa fanno e cosa dicono fra di loro i cittadini, allora il cittadino diventa “ un suddito” e lo Stato diventa “ una tirannia”. Attenzione! Ricordiamo sempre che “ comunismo“,“ nazismo” e “ fascismo” soffocarono con la loro tirannia i popoli servendosi proprio della delazione, che iniziò dietro lo sciagurato slogan “ intercettateci tutti perché non ho nulla da temere” e si cominciò con il famigerato “ caposcala” e si finì con la Stasi, la Gestapo, la polizia segreta italiana.

L’abuso delle intercettazioni è un fatto di una evidenza solare e solo chi intende utilizzarlo per scopi politici fa finta di non vederlo. Guardate che non c’è bisogno di alcuna “ nuova Legge” per evitare questi abusi, per il semplice fatto che la Legge già esiste. Propalare informazioni private e riservate che non hanno alcuna connessione con alcun reato è già un reato sulla base della vigente legislazione ( codice di procedura penale italiano). Circa la pubblicazione delle intercettazioni di fatti privati, dunque, i “ rei colpevoli” non sono affatto i giornalisti . I veri colpevoli sono con chiara evidenza quei P.M. e quei Magistrati che “ per eludere la Legge vigente colorano, come fossero attinenti ai reati, dei fatti che invece a quei reati sono assolutamente estranei”. Sono loro i colpevoli, non i giornalisti che si limitano a fare il loro lavoro, pubblicando intercettazioni che la stessa Magistratura fornisce loro come afferenti ai reati. E non è questa forse una “ notizia di reato” sulla quale la Procura della Cassazione “ dovrebbe indagare “ sulla base famosa dell’obbligatorietà costituzionale dell’azione penale ? Che scemenza pensare che serva una “ nuova Legge” per fare rispettare una “ Legge già esistente”. Roba da manicomio. A tale proposito, vorrei invitare ufficialmente l’esimio Dr. Giandomenico Lepore, Procuratore Capo della Procura di Napoli, ad indagare dentro la sua Procura di Napoli per trovare le “ talpe” anziché limitarsi a dire scontate amenità quali “ Le talpe esistono e danneggiano anche noi”.


Non crediate, poi, scioccamente che il problema riguardi solo il centrodestra. Riflettete: chi , infatti, ha impedito ad una forza economica - come le “ cooperative rosse” ( a proposito di Lobby !)- di acquistare lecitamente la BNL, se non “ le retate telefoniche da Stato di Polizia” ? Chi ha fatto cadere quel già traballante Governo di Romano Prodi con l’Unione, se non il solito sistema di “ intercettazione di Stato di Polizia”, se non lo “ spionaggio di Stato”? La sinistra crede vanesiamente di essere un socio fondamentale nella lobby “ magistratura, sinistra e media” nata nel 1993 , ma si illude , si sbaglia. Sbaglia perché il suo contributo alla lobby si limita a fungere da megafono politico della lobby stessa nel e a attribuire valore politico al momento in cui gli interessi reconditi della Magistratura ed i propri coincidono, si saldano: e questo avviene solo con l’abuso pubblico ed illegale delle intercettazioni. Ma in quella Lobby il dominus resta la Magistratura, la quale, una volta che riuscisse ad eliminare giudiziariamente il centrodestra, metterebbe nel mirino del suo micidiale bazooka proprio la sinistra, perché lo scopo del partito dei Magistrati è quello di “ dominare , comandare e commissariare questo disgraziato Paese “, non quello - come si illude la sinistra- di portare la sinistra a Palazzo Chigi come, tra l’altro comprovato dall’aggressione on il quale la Magistratura ha fatto crollare l’ultimo Governo dell’Unione. Dovreste dirmi per quale mai ragione una Magistratura ideologizzata che arrivasse a dominare un Parlamento “ commissariato” dovrebbe poi cedere quote importanti di questo potere ad un semplice suo “ gregario”, ormai considerato anche un “ peso morto “ e dai cui ricatti la Magistratura dovrebbe poi difendersi ? Perché una micidiale banda armata dovrebbe dividere il bottino con un semplice “ autista” o con un “ palo” della rapina e non eliminarlo eliminando così anche un probabile ricattatore ed un possibile teste ?

E’ dal 1993, da quando fu violentata la Costituzione italiana da quella ben nota consorteria di magistrati ( oggi peraltro sciaguratamente e minacciosamente presenti nello stesso Parlamento ) che, nel compiaciuto e riverente ossequio della sinistra ( appositamente salvata da Mani Pulite dalla stessa Magistratura proprio per farne il proprio politico “ cavallo di Troia”) riuscì a fuggire dal Palazzo con la refurtiva chiusa nel sacco di iuta: era l’articolo 68 della Costituzione la refurtiva e Napolitano, allora tremebondo Presidente della Camera, ligio agli ordini della nascente Lobby “politico-giudiziaria” che stava attentando all’ordine Costituzionale italiano, non mosse neanche un dito a difesa della Costituzione della quale però dal 2006, con un’improntitudine ed una millanteria arroganti , si vanta ignobilmente di essere uno strenuo difensore . Un impostore, un complice di stupratori, altro che un difensore. Da allora quella masnada di “ladri di costituzione “ hanno imposto un vero e proprio “ Stato di Polizia” in luogo dello “ Stato di Diritto” quale era il nostro Paese, grazie proprio al furto con destrezza di quel dono prezioso che i Padri Costituenti ci fecero con l’articolo 68 della Carta. Perché fu proprio da allora che i P.M., non essendoci più alcuna autonomia del potere legislativo rispetto a quello giudiziario - autonomia dei due poteri che è la base della nostra costituzione democratica - poterono ascoltare conversazioni private per poi sparare ipotesi di reato fantasiose ed appariscenti . Sfacciatamente ed arrogantemente ed oltre tutto anche impunemente ( che pacchia questo Paese per chi delinque!), dato che il famoso referendum sulla responsabilità dei Magistrati venne premeditatamente affossato proprio dal PCI, dalla DC e dal PSI di allora, grazie a quella immonda truffa al popolo che fu la famigerata “ Legge Vassalli”. L’Italia ed il popolo italiano sono stati defraudati dunque da questa potentissima lobby sia dell’articolo 68 che anche dell’articolo 15 della Costituzione. Siamo, nel 2011 , una vergogna per tutto il mondo civile . Perché siamo l’unica repubblica democratica al mondo nata sull’eccidio tribale di Piazzale Loreto, con tanto di corpi impalati, impiccati, di corpi mutilati, di cappi e di boia . La nostra Repubblica non fu il prodotto della cultura del popolo, non fu il moto spontaneo prodotto dalla cultura del popolo, ma fu semplicemente la conseguenza di una carneficina, di una cieca mattanza indegna di un Paese civile. Perché siamo nel 2011 l’unico Paese occidentale che si dice democratico ma che è il più spiato al mondo, perché siamo la vergogna della civiltà occidentale , perché siamo ancora schiavi degli “ spioni di Stato” come lo era una DDR con la Stasi. Bisogna fare attenzione, perché costoro ( Magistrati politicizzati) dominano ormai molte città italiane ( Napoli, Milano, la Puglia, oltre le altre Regioni ) con i loro rappresentanti entrati in politica . Costoro sono il segno della degenerazione del sistema legale della politica che ormai è nelle mani di quel partito dei magistrati che si avvale di questa potente lobby , la più potente mai esistita in Italia . Lo scopo di questa rete spionistica ordita dalla Magistratura militante, complice la sinistra ed i media asserviti, non è affatto, per ora, il “ processo giudiziario” ma solo “ costruire capi di imputazione criminali inesistenti “. Così ci si sbarazza, grazie alla immediata sentenza emessa da quella criminale inquisizione del popolo che sono Repubblica, Il Fatto, Il Corriere , TG3, ecc , dell’avversario politico. E’ la fucilazione al muro della libertà politica, è la dittatura peggiore, quella di una oligarchia che nessuno ha eletto. Un altro tradimento alla Costituzione, al suo articolo 1. Ma chi si indigna? Dove guarda quel comunista al Colle?



Se la Costituzione italiana si basa sulla “ divisione e sull’autonomia” del potere legislativo da quello del potere giudiziario e viceversa, com’è possibile che si possa assistere in silenzio allo scempio della Costituzione stessa, scempio che viene invece impunemente consumato dal continuo andirivieni di Magistrati che dal potere giudiziario passano al potere politico , per poi, terminato il mandato politico , tornare al potere giudiziario, come se fra questi due poteri non vi fosse alcuna separazione ed autonomia, ma una semplice porta girevole da albergo ? Albergo, peraltro, ad ore. Il passaggio dalla Magistratura alla Politica, è molto agevole, se ne sono serviti tanti, avvantaggiandosi di impropri privilegi castali e troppi di questi passaggi hanno avuto ed hanno il sapore acre del “ pizzo” pagato per il “ lavoro sporco “ eseguito dalla Magistratura a favore della fazione “ sinistra + Magistratura”+ media“. Luigi De Magistris, per esempio, ha atteso quattro mesi per dimettersi dalla Magistratura quando fu eletto Europarlamentare con l’IDV , quando invece in campagna elettorale aveva spergiurato pubblicamente che si sarebbe immediatamente dimesso dalla Magistratura se eletto. Ricordo la sfrontata arroganza di “ Gigi ‘o floppe” ( nomignolo meritatissimo per questo “ vergognoso Magistrato ”) che rispondeva sprezzantemente a chi gli rammentava quel suo impegno ( tanto poteva contare sia sulla medioevale “impunità “ di cui gode la magistratura italiana sia della “ immunità “ del Parlamento Europeo , dietro alle quali si è ripetutamente nascosto ) con frasi tipo “ i tempi delle mie dimissioni non me li farò dettare da nessuno…”. Parlo di Anna Finocchiaro, Presidente dei Senatori del P.D. e moglie di un medico catanese indagato per truffa alle ASL siciliane per appalti irregolari ottenuti quando era Ministro della Salute la compagna Livia Turco ( che fine ha fatto questa inchiesta catanese ? Andremo a controllare), la quale ha battuto tutti i record: è in “ aspettativa “ dalla Magistratura fin dal 1980, da quando entrò nelle file del PCI siciliano. In tempi recentissimi ( 2010) parliamo di un P.M. barese, tale Lorenzo Nicastro ; costui è diventato assessore della Giunta Vendola dopo aver condotto, come P.M., indagini su Raffaele Fitto, Presidente della Regione Puglia per il centrodestra. Anche a Lorenzo Nicastro il CSM ha concesso “ l’aspettativa “. Mi preme ricordare che l’inchiesta contro Fitto del P.M. Nicastro non portò giudiziariamente ad alcun risultato se non a quello di far vincere due volte Vendola alle Regionali della Puglia, con l’aiuto di un imbarazzante Fini che volle presentare anche l’altra candidata Poli Bortone che tolse i voti al centrodestra . Voglio essere chiarissimo, anche perché tutti costoro potrebbero tornare in Magistratura ed esercitare il loro mandato giurisdizionale proprio sullo stesso territorio dove hanno svolto la loro azione politica. Un ricatto stratosferico al popolo ed alla politica, che tutti fingono di ignorare. Ma la Costituzione , imponendo la sacrosanta “ separazione ed indipendenza” della Magistratura dal “ parlamento” e viceversa, non viene in tal modo sventrata? Parliamo ora di un altro ex P-M- di Bari. Tale Dr. Alberto Maritati, oggi Senatore del P.D. . Costui da P.M. perseguì giudiziariamente il Segretario pugliese del PSI Rino Formica, lo umiliò con anni ed anni di arresti domiciliari, lo distrusse umanamente e politicamente e poi, nel 1997, lo assolse. Formica era ormai sul lastrico, un residuato innocuo. In tal modo Alberto Maritati però collaborò concretamente con i P.M. Antonio Di Pietro e Gherardo Colombo ( quelli della Procura di Milano che in televisione minacciarono ricattatoriamente ed impunemente il Parlamento italiano con “ la Bicamerale è figlia della società del ricatto” ), nella distruzione politica per via giudiziaria della DC e del PSI. Nel 1999 costui inoltre indagò da P.M. anche l’On. Massimo D’Alema . Il P.M. Maritati Alberto archiviò tutte le accuse contro il D’Alema e nello stesso anno - annus mirabilis - il Dr Alberto Maritati venne nominato dal Premier Massimo D’Alema Sottosegretario del Governo D’Alema. Fermandomi sempre in Puglia, Regione dove il dominio del PCI e di D’Alema è arcinoto, Regione dalla quale non a caso lo stesso D’Alema l’anno scorso “ previde”, come un Mago Otelma, le famose “ scosse giudiziarie” contro il Governo Berlusconi per la famosa D’Addario (senza che nessun Magistrato Pugliese o italiano ravvisasse alcun reato nel fatto che D’Alema fosse a conoscenza e propalasse pubblicamente atti non solo coperti dal segreto istruttorio dalla Magistratura pugliese ma oltretutto dichiarati di “ nessuna rilevanza penale“, reato per il quale oggi, invece, la Magistratura Napoletana ha messo sotto accusa svariati personaggi ); la previsione di D’Alema era forse dovuta ai poteri della sua “ sfera magica” , qualcosa che ricorda molto da vicino i famosi “ piattini che volavano “ sul tavolino di Romano Prodi , come ridicolmente costui dichiarò ai Magistrati a proposito del sequestro di Aldo Moro . Si replica, sempre in Puglia, con lo splendente caso di Emiliano Michele, un altro P.M. di Bari. Il quale trovatosi fra le mani l’inchiesta che vedeva imputati D’Alema, Barbieri ed altri per la sparizione degli aiuti umanitari al Kosovo, pensò bene di mettere da parte la toga, di “candidarsi” nella corsa a Sindaco di Bari, di ottenere quel Municipio e di far languire quella indagine che, passata poi ad altro P.M. - tale Dr Scelsi , Procura di Bari che ha ricominciato tutte le indagini daccapo - si è ormai tanto protratta nel tempo da cadere ormai - senza che nessun sincero democratico avesse il minimo “ rodimento dell’intimo” - entro pochi giorni in prescrizione. Il Dr. Michele Emiliano , nell’andirivieni di “ allegri magistrati” fra Magistratura e politica e viceversa, ha seguito il collaudato schema inaugurato , negli anni novanta , dal famoso Giudice spagnolo Baltasar Garzon, l‘uomo che poi, insieme a Zapatero, ha portato la Spagna verso l‘attuale fallimento: quella dell’aspettativa e non delle dimissioni dalla Magistratura. In tal modo il messaggio mafioso e ricattatorio è lampante : state attenti, perché eventuali “ conti in sospeso” potranno essere regolati e saldati più tardi,magari direttamente in Tribunale, una volta rimessa la toga. Il Maestro, in Italia, resta Luciano Violante, altro Magistrato , che fu Giudice istruttore a Torino fino a 1977. Dal 77 al 79 lavora, su segnalazione del ministro democristiano Bonifacio, presso l'ufficio legislativo del Ministero della Giustizia , occupandosi prevalentemente di terrorismo. Fu il Magistrato che riuscì addirittura ad istruire il processo contro Edgardo Sogno che poi, ovviamente, venne assolto da ogni ridicoloa fantomatica accusa. Con tale credenziale in portafoglio, nel I979 si iscrive al PCI e viene subito premiato con un posto da deputato. Non pago di quanto tramato per Sogno, Violante , ancora Magistrato in aspettativa e Deputato del PCI ( impunità ed immunità dunque nella stessa persona) raccolse le deposizioni choc di Buscetta Tommaso ( il quale sostenne l'esistenza del terzo livello della mafia, cioè il legame con il mondo politico). Insomma, un piede in due staffe, alla faccia dell’indipendenza dei poteri e della Costituzione. Il susseguente mega processo contro Giulio Andreotti, durato più di dieci anni, con un incredibile spreco di denaro pubblico ed uno sfarzo mediatico mondiale, si concluse con una sentenza ridicola che assolse Giulio Andreotti vuoi “ per non aver commesso il fatto” vuoi per “prescrizione dell’eventuale reato”. Non dimentichiamo in questo excursus poi il caso, emblematico, del Dr. Narducci, un P.M. della Procura di Napoli, il grande indagatore, il grande accusatore di reati associativi - tutti ovviamente ancora da dimostrare - del coordinatore del centrodestra a Napoli Dr Nicola Cosentino, eliminato così dalla scena politica in base a ipotetiche collusioni camorristiche . Bene questo P.M. napoletano, che ha indagato Cosentino è oggi nella Giunta municipale di Napoli di De Magistris, dopo aver svolto quell’opera che tanto ha giovato all’eliminazione dalla scena politica del competitor PdL napoletano. Senza essersi dimesso dalla Magistratura.

Tutti i Magistrati in aspettativa o gli ex magistrati che ho citato hanno reso concreti servigi “ politici” alla sinistra , ricevendone, in corrispettivo, un posto nel Parlamento . Luciano Violante “ gestisce “ Tommaso Buscetta ed anticipa la distruzione per via giudiziaria della DC mentre è ancora un “Magistrato in aspettativa” oltre che Deputato del PCI e si dimette definitivamente dalla Magistratura solo dopo l’inizio del mega processo di Palermo ad Andreotti, insomma a “ lavoro sporco “ ormai ben avviato. Il Dr Alberto Maritati, P.M. di Bari, indaga da P.M. il craxiano Rino Formica , lo distrugge politicamente con anni ed anni di arresti domiciliari e poi, nel 1997, quando Rino Formica è ormai un ex politico distrutto, lo assolve; nel 1999 indaga anche Massimo D’Alema, ma una volta che archivia, nello stesso 1999, l’inchiesta contro D’Alema , viene nominato “ Sottosegretario” nel Governo presieduto proprio dallo stesso Massimo D’Alema. Il Dr Michele Emiliano era un altro P.M. della Procura di Bari ed anche lui ebbe la fortuna di indagare D’Alema e Barbieri per la famosa “ operazione Arcobaleno” e, nel corso delle indagini, si candidò improvvisamente a Sindaco di Bari. Eletto Sindaco, l’inchiesta sull’operazione Arcobaleno contro D’Alema e Barbieri, passò ad altro P.M. - tale Dr. Scelsi, appartenente alla corrente di Md, sempre della Procura di Bari - il quale ha lasciato che il tempo impunemente trascorresse fino a che, quell’inchiesta se ne è andata in bella prescrizione. E D’Alema e Barbieri sono salvi. Antonio Di Pietro e Gherardo Colombo erano due P.M. della Procura di Milano che nel 1992 gestirono l’inchiesta di “ Mani Pulite”. L’inchiesta - peraltro doverosa e che avrebbe dovuto essere condotta su un piano intellettuale, culturale e politico contro un Parlamento di tutti corrotti - fu condotta dal Di Pietro come fosse un massacro tribale “ contro” la DC, il PSI, il PSDI, il PRI ecc, partiti che costui “ giustiziò” giudiziariamente con operazione da giustizialismo sommario primitivo a livello di Piazzale Loreto ( con manette, riduzione in schiavitù di imputati, abuso di carcerazione preventiva, con svariati cadaveri e suicidi ) e con l‘arma letale del principio del “ non poteva non sapere“ applicato a tutti i Segretari politici dei partiti da abbattere, mentre decise di “ salvare” il PCI , che partecipava alla corruzione del tempo come tutti gli altri partiti politici, fermandosi davanti a tale Primo Greganti, il famigerato “ compagno G” peraltro arrestato ,“ dentro” la sede del PCI di Via Botteghe Oscure , con in tasca un miliardo di lire contanti ( ricevute da Gardini come fetta della megatangente Enimont del PCI ) utilizzando beffardamente il principio opposto, quello secondo il quale solo il vertice del PCI , chissà perché, “ poteva non sapere” delle ruberie del Compagno G. Ancora poi nel successivo 1995 , sempre Antonio Di Pietro, ancora P.M. sempre a Milano, spiccò il famoso “ Mandato a comparire” contro il Capo del Governo eletto dal popolo nel 1994, sulla base di accuse di corruzione per tangenti alla GdF. Quel Governo cadde, fu sostituito , senza elezioni, da Governi di sinistra - che il popolo non aveva votato - e poi nel 2001 si scoprì che tutte quelle accuse formulate dal Di Pietro erano false, tanto che la Cassazione assolse l’imputato “ non aver commesso il fatto”.

Antonio Di Pietro si dimise, giovanissimo dalla Magistratura ( aveva sul collo svariate denuncie pesantissime pendenti presso il CSM , dimettendosi , le eluse) e solo dopo pochi anni, fu premiato da Massimo D’Alema che lo nominò nel Collegio senatoriale del PCI del Mugello , Collegio strasicuro ed entrò nel Parlamento come Senatore del PCI. Non si darebbero certe dimissioni da posti d’oro come quello del Di Pietro senza aver avuto la certezza di una nuova sistemazione. Stessa sorte per l’ex P.M. Gherardo Colombo, che, una volta andato in pensione dalla Magistratura, ha riscosso la sua fetta di premio per il “ lavoro sporco“ fatto con Mani Pulite : un bellissimo seggio da Senatore nel P.D.. Il P.M. barese Lorenzo Nicastro ha distrutto , con le sue indagini (che giudiziariamente non hanno avuto alcun risultato) in Puglia il candidato del PdL Raffaele Fitto: oggi, costui, è parlamentare dell’IDV. Il P.M. napoletano Giuseppe Narducci,ha indagato e distrutto, con accuse di associazione camorristica, - mai provate - il coordinatore campano del PdL Nicola Cosentino. Come premio per aver contribuito alla sconfitta del PdL a Napoli, ecco il posto per Giuseppe Narducci nella Giunta municipale napoletana di Luigi De Magistris, suo primo beneficiato. Conflitto di interessi, lobby gigantesca, truffa costituzionale o come diavolo volete chiamare tutto ciò, signori miei? E se non capite o fate finta di non capire, allora fatevi vedere da un bravo psichiatra.

Luigi Bisignani è un personaggio “ sui generis”, una persona dalle mille e trasversali relazioni, un personaggio molto perspicace ed intelligente che fa un mestiere che personalmente aborro. E’ , costui , il prodotto perfetto della cinquantennale democrazia consociativa e corrotta dell’Italia dal 1948 fino al 1993, quando comandavano quei tre o quattro partiti politici ( la DC, il PCI, il PSI ed altri “ aspiranti commensali”) che si spartivano tutto, appalti, tangenti, RAI ( ricordate ?: due democristiani, un comunista, un socialista ed uno bravo in RAI, era la regola!) posti, Banche, assicurazioni, prebende, ecc. Ebbene costui “ teneva relazioni” trasversali da sempre. Basta pensare che neanche trentenne era già nella lista della P2 di Gelli. Costui ebbe anche la mia totale simpatia quando, in televisione , spavaldamente negò al P.M. Di Pietro di aver messo in sicurezza nelle casse vaticane una parte della tangente Enimont destinata a tutti i partiti interessati ( e cioè , repetita juvant, DC, PCI, PSI e qualche altro “ aspirante commensale “). Ai miei occhi, quell’osceno P.M. - che nel 1995 poi riscuoterà dal PCI la prima rata del corrispettivo a lui dovuto per aver giustiziato i maggiori partiti politici italiani e salvato ignobilmente il solo PCI , quando D’Alema lo impose come capolista per il Senato nella blindata Circoscrizione del Mugello - stava scassinando con arnesi delinquenziali una Prima Repubblica certamente marcita e corrotta ma che avrebbe dovuto essere rinnovata non certo con manette , non da sentenze oscene, non da una miserabile campagna forcaiola sfacciatamente ed impunemente condotta da costui e dai suoi sodali a senso unico, non da suicidi, da vergognose carcerazioni preventive, ma dalla politica e dalla cultura politica, invece che con queste simili vergognose Piazzale Loreto . Con buona pace di tale Alberto Statera il quale, su Repubblica ( e dove, sennò?) ha la faccia tosta e l’improntitudine di ergersi a censore del Bisignani agitando argomenti virtuisti ma usando un giornale edito da un affarista svizzero con un passato affaristico italiano di stampo piratesco e truffaldino da incutere terrore . Eccoli questi giullari del perbenismo ipocrita , questi dispensatori di truffaldine lezioni etiche da bassa sacrestia, gentaglia che nasconde sotto il tappeto la palta di cinquanta e più anni di vita trascorsa a godere di questi intrallazzoni e dei loro intrallazzi , senza mai averli denunciati e che non hanno mosso e non muovono un dito , ma solo lingua e penna, per sconfiggere questo andazzo, eccoli questi fanatici adoratori della casta giudiziaria , che li usa e li protegge ma solo al fine di perpetuare i suoi antidemocratici privilegi , di farsi fazione politica contando sulla sua totale impunità e di negare la vera giustizia alla nazione. Da che pulpito, Alberto Statera e Repubblica , viene la predica!

BERSANI, IL NUOVO GIULLARE ?

Da qualche tempo quell’imitatore malriuscito di Cozza che è ormai diventato l’emiliano in maniche di camicia, come il “ famoso uomo in ammollo”, alias Pier Luigi Bersani, si è dedicato a commenti tinti di sarcasmo. Il sarcasmo in politica non è certo il miglior mezzo per proporre soluzioni alternative credibili per governare un Paese, ma serve solo per cercare di ridicolizzare l’avversario politico, correndo però il pericolo di ridicolizzare subito se stesso. Così le sue reazioni sarcastiche alla manovra finanziaria e alla delega fiscale varate dal Governo non hanno convinto una parte importante del suo stesso partito. Enrico Morando si è infatti giustamente chiesto, scrivendolo su Il Riformista, cosa mai voglia il P.D. Morando , che pure aveva stilato il programma economico dell’Unione di Prodi del 2006, contrappone le dichiarazioni di Prodi e di Letta , che sostengono che il raggiungimento del pareggio di bilancio nel 2014 impostoci dalla UE è cosa sacrosanta, a quelle di Bersani e di Fassina ( responsabile economico del PD) che invece rifiutano quell’obiettivo. Morando, lasciando giustamente il sarcasmo a chi lo sa usare, vuole chiarezza dal suo partito, sbattendo in faccia a Bersani ed ai suoi anche la posizione di Napolitano che non poteva che affermare che “ gli obiettivi ed i tempi concordati nel piano europeo sono “ impegnativi” per qualsiasi governo”. Insomma il maggior partito di opposizione avrebbe uno spazio aperto di intervento qualora proponesse soluzioni ed interventi alternativi soprattutto con misure volte a stimolare la crescita. Se invece si rinchiude in posizioni negazioniste, nichiliste e demagogiche limitandosi a chiedere, come un pappagallo, come unico toccasana, le dimissione del Governo, dimostra la irresponsabilità ed il velleitarismo del suo partito. Finchè c’è Nichi Vendola a sproloquiare di “ macelleria sociale” e simili arcaiche baggianate per sfamare l’astio della minoranza biliosa che costui rappresenta, può anche star bene. Ma che proprio il P.D. - che pure afferma di voler governare questo Paese e soprattutto di essere in grado di farlo con credibilità e con responsabilità adeguate alla bisogna - si vada ad infilare di propria volontà in questo vicolo cieco politico è sconcertante e la dice lunga sulla valenza politica di questa segreteria politica. Non creda Bersani che sia stato sufficiente predisporre inutili lenzuolate di pseudo liberalizzazioni delle quali nulla è rimasto se non l’apertura nel lunedì dei barbieri e la possibilità per le grandi Coop rosse di vendere nei loro supermercati anche i medicinali da banco per essere considerato un uomo da governo. Non basta un po’ di cerone in faccia per far credere che da comunista emiliano uno è diventato un uomo di governo, ci vuole altro, molto altro. Soprattutto ci vuole onestà, caro Bersani, dal momento che costui sa benissimo che se putacaso si trovasse a Governare, dovrebbe rispettare quegli impegni presi con l’Europa e dunque il pareggio del bilancio nel 2014 e dovrebbe dunque rimangiarsi pubblicamente tutte le fanfaronate che ha sparato da giorni. L’opposizione - ditelo a Bersani ed ai suoi amichetti - non è che sia libera di dire cretinate quando si trova all’opposizione per poi fare il contrario quando sale al Governo. E’ già successo in Italia in passato. E’ abbiamo assistito ad uno spettacolo di miserabile infantilismo politico.



DAL CASO DI DSK UNA BELLA LEZIONE PER I NOSTRI MAGISTRATI

DSK è stato ingannato : la donna che lo accusava contava sulla sua nota capacità da sciupa femmine per far soldi, ma pare che lo stupro del Sofitel non esista. La Giustizia americana non è la migliore del mondo, anche loro prendono le cantonate, non sfottano con Amanda Knox che da noi è in carcere mentre forse da loro sarebbe in libertà. Però due schiaffi in faccia i nostri Magistrati se li meritano. Primo: decisione di scarcerazione e di restituzione della cauzione immediata; secondo, il Procuratore che ha sbagliato è stato “ licenziato”!



Cannigione , lunedì 4 luglio 2011



Gaetano Immè