Gaetano Immè

Gaetano Immè

sabato 30 luglio 2011

LA GIUSTIZIA E’IL TERMOMETRO DELLA CIVILTA’ DI UN PAESE : RIFORMA !!!!!!!!


Il nostro codice nonché l’articolo 27 della Costituzione prevedono l’arresto del sospettato (non colpevole fino a prova contraria), prima della definitiva condanna in tribunale soltanto nel caso in cui si verifichi una delle ormai famose tre circostanze: il pericolo concreto di fuga; il rischio d’inquinamento delle prove; la probabilità che il sospettato compia altri reati. Il carcere preventivo è un obbrobrio , un’offesa alla civiltà , uno strumento medioevale di pressione psicologica più forte, una vera e propria tortura. Non c’è bisogno di leggere Cesare Beccaria per comprendere come esso costituisca il più terribile mezzo di costrizione : rende l’individuo completamente alla mercé degli altri, lo fa dipendere interamente da loro,lo fa cessare di esistere. E’ dunque una conquista della civiltà del nostro “ Stato di Diritto” se i nostri due binari fondamentali , il Codice e la Costituzione impongano il carcere prima del processo soltanto in casi eccezionali e socialmente pericolosi. I due parlamentari del Pdl di cui la Procura di Napoli ha chiesto l’arresto - l’ex colonnello della Guardia di Finanza Marco Milanese e l’ex magistrato Alfonso Papa non meritano certo i miei applausi, ma neppure la tortura, il carcere. Non possono fuggire, proprio perché sono parlamentari (e, se proprio lo si vuole, basta ritirar loro il passaporto); molto difficilmente inquineranno le prove, perché ormai sanno di essere indagati ed intercettati (e del resto, di prove dovrebbero già essercene a sufficienza, se addirittura se ne chiede l’arresto!); infine, non commetteranno certo di nuovo i reati di cui sono accusati perché l’inchiesta, per il solo fatto di essere diventata pubblica, ne ha bruciato le presunte capacità affaristiche. Lo stesso vale per Alberto Tedesco, il senatore del Pd implicato nello scandalo della sanità in Puglia, e sul quale pende un’analoga richiesta d’arresto. Se dunque i pubblici ministeri napoletani ( per Papa e Milanese ) e pugliesi ( per Tedesco) chiedono di ammanettare tre parlamentari ( ricordare sempre che nella storia repubblicana solo quattro volte il Parlamento ha votato favorevole all’arresto di un parlamentare ma fu sempre perché si trattava di conclamati delinquenti ed assassini : Moranino, Saccucci, Abatangelo e Negri), non è perché la legge è uguale per tutti, ma perché i parlamentari, ai loro occhi, sono meno uguali degli altri. Quest’opinione, qualunquista , volgarmente giustizialista ed assolutamente incivile, può valere per ognuno di noi, cittadini comuni , ma mai per i giudici. Ai cittadini, agli elettori, alla gente qualunque insomma, è consentito indignarsi, scandalizzarsi, stracciarsi le vesti, invocare giustizia sommaria, cercare il boia con la forca pronta, minacciare lo sciopero del voto . Siamo in democrazia, tutti possono manifestare pacificamente le proprie opinioni. Tutti, ma non certo i magistrati: il loro ruolo costituzionale impone loro una rigorosa impassibilità sia che si trovino di fronte al ladruncolo di una mela , di fronte ad un pedofilo , ad uno stupratore, ad un extracomunitario, sia che si trovino di fronte ad un politico. Il magistrato è l’unico in terra ai cui occhi dobbiamo essere tutti uguali. Se dunque per l’opinione pubblica anche l’ombra del sospetto è criticabile in un politico, per il magistrato vale esattamente il contrario : soltanto il rigoroso rispetto delle procedure è garanzia della «moralità» del suo lavoro.«Questione morale», «partito degli onesti» sono espressioni particolarmente odiose, perché introducono surrettiziamente nella politica una categoria morale , assolutamente estranea alla politica, spacciandola per “questione giuridica “ che inesorabilmente finisce col corrodere le fondamenta dello Stato liberale di diritto . Non esistono né persone né comportamenti «onesti», se non di fronte al proprio padre confessore. La sfera pubblica è governata dalle leggi, le quali a loro volta sono legittime soltanto se non violano i diritti naturali dell’uomo. Chi viene accusato di infrangere le leggi, ha diritto ad un giusto processo. Fine delle chiacchiere. Che diavolo c’entra la morale, che cosa mai c’entra l’onestà? La sproporzione fra i reati contestati e la richiesta di carcerazione preventiva per Papa, Milanese e Tedesco dimostra invece che i giudici vogliono farsi interpreti, come già è accaduto in passato, di una presunta «questione morale» , imposta secondo il “ loro insindacabile giudizio”, che renderebbe la politica impresentabile, e dunque illegittima. Allora, cosa vogliamo fare? Vogliamo forse cambiare la Costituzione ed introdurre il principio di “ presunzione di colpevolezza” che medierebbe fra la carcerazione preventiva e la presunzione d’innocenza? Vogliamo proprio far inorridire il mondo civile? I parlamentari di destra, di sinistra e di centro che hanno approvato quella richiesta di carcerazione preventiva per Papa e per Tedesco e che l’approveranno a settembre prossimo anche per Milanese , lo fanno non per convincimento intellettuale che questo rappresenti un progresso di civiltà per il Paese, ma solo per miserabile e bieco interesse “ castale”, perché sperano così di arginare, con improbabili e ridicoli «partiti degli onesti», il nuovo tsunami antipolitico che si vede avanzare all’orizzonte. Perché credono, stoltamente, che offrendo “ sacrifici umani” all’ara pagana di questi nuovi “ ottimati” , che essi stessi saranno anch’essi “ sacrificati” ma che lo saranno “ dopo” gli altri. Il coccodrillo al quale dai da mangiare carne umana, finite le vittime, mangia anche te. Non è certo mandando in galera prima del processo tre di loro che i nostri deputati si salveranno dalla grande onda. La classe politica italiana, ancorché inefficiente per cecità ed interesse e debole per essersi sottomessa alla Magistratura con il golpe giudiziario del 1993, deve trovare in se stessa, nella sua cultura, nella sua intellettualità, le forze e le personalità per rinnovarsi, a destra come a sinistra. Nuovi leader si affacciano sulla scena. Gli Alfano, i Renzi , i tanti quarantenni che emergono ovunque nel panorama politico , rendendolo meno ingessato , meno “ sepolcro imbiancato” il Parlamento degli eletti , dove invece ancora oggi conta gente che ci ha ridotto in questo miserabile livello dopo che è stata da tutti noi mantenuta come volgari “ magnaccia” per trenta o quarant’anni ( elenco lungo, cari lettori, che comincia con Bersani, D’Alema, Veltroni, Bindi, Franceschini,Casini, De Mita, Fini, ecc) ( anche al centrodestra attuale , sia ben chiaro, spetta la sua “ fetta” di elenco, ma solo in proporzione al tempo passato in Parlamento e quindi, come minimo, un elenco che potrà essere meno della metà di quello del centrosinistra ) fanno almeno ben sperare. Tutti costoro , non dimentichiamolo mai, hanno ridotto l’Italia la vergogna del mondo civile: l’unico Paese al mondo che per liberarsi di un dittatore ha dovuto ricorrere all’eccidio tribale di Piazzale Loreto anziché trovare la forza nell’intellighenzia sociale. Ed anche quando nel 1992/1993 si ebbe l’occasione per ripulire il tempio da tutti i corrotti , quelle stesse persone hanno creato altra corruzione per salvare se stessi , hanno approfittato di suicidi, di manette, hanno avuto bisogno di ricorrere al giustizialismo ed all’esposizione dei corpi impalati dei nemici. Non credete che basti?



GLI APPELLI PERDITEMPO

Fare appelli tonitruanti, che fanno scalpore solo su “ Repubblica” e dunque “ in quel popolo costituito solo dai tanti acini allevati in batteria nella vigna dei coglioni” è molto facile, comodo ma anche semplicemente “ una vera stronzata ”! Diciassette organizzazioni diciassette , UIL esclusa, sindacali ed economiche ( tradotto in italiano: un esercito di quasi nullafacenti mantenuti con soldi nostri a non fare nulla ) hanno raccolto il mormorio d’ammirazione dei troppi Tartufi di casa nostra, presentando un “ appello” ( a che numero di appelli saremo arrivati ?) nel quale si chiede “ discontinuità “ e “ crescita” al Governo guardandosi bene – questa “ società de li magnaccioni” - dallo scrivere una sola parola a proposito di quanto esse diciassette sarebbero pronte a fare in proprio per facilitare le invocate “ discontinuità” e “ crescita”. A questi Tartufi italiani, veri catafalchi sepolcrali eretti dal consociativismo fra PCI e DC all’ ipocrisia e all’i ignavia intellettuale, che conoscono solo il “ chiagni e fotti “ invece del “ darsi da fare “, amo rammentare che nel non lontano 31 luglio 1992 il Governo Amato , in una situazione politica ed economica simile all’attuale, trattò con le così dette “ parti sociali” come segno di “ discontinuità” l’abolizione di ogni forma di indicizzazione di tutte le retribuzioni ed il blocco automatico per diciotto mesi della rivalutazione automatica di “ tutte” pensioni. Che il Governo accetti dunque questo inutile tavolino, ormai più simile ai tanti tavolini delle tre carte che di giorno invadono Piazza Garibaldi a Napoli che a qualcosa di serio, concreto e propositivo.


DEDICATO A GIORGIO NAPOLITANO


Mese di Luglio dell’anno 1996 ( Governo Prodi I , prima volta dei comunisti al Governo, Giorgio Napolitano Ministro dell’Interno, Presidente della Repubblica O.L. Scalfaro ) , questo è quello che scrisse l’On Prodi, Presidente del Consiglio, in risposta ad una richiesta di tale Onorevole Paissan: “Alla domanda di Paissan che chiedeva cosa intendessimo per “ Capitale reticolare”, noi rispondiamo che vogliamo davvero cominciare a realizzare quello che già da tempo esiste negli altri Stati federali, cioè che non solo uffici decentrati, ma anche grandi centri decisionali siano distribuiti nel Paese a cominciare dalle nuove strutture, le Authoriy. Queste non potranno nascere a Roma, saranno l’inizio del discorso del decentramento che comprenderà anche strutture di comando del Paese che ora sono localizzate a Roma e che un Paese federale vede invece vivere in tutto il suo territorio “.Napolitanonon poteva non sapere”….anche se oggi sembra….sembra….sembra…non ricordare!!!!


La notizia del giorno è sensazionale: Napolitano ha deciso di rinunciare all’aumento dello stipendio presidenziale. Un gesto  di pura propaganda populista , : il Presidente della Repubblica rinuncia a 70 euro al mese , al ’povero inquilino del Quirinale restano ancora all’incirca QUINDICIMILA  euro mensili. Commentando i tagli annunciati questa mattina dal Quirinale sottolineo anche che "i 15 milioni di risparmi annunciati" dal Colle "arriveranno semplicemente attraverso i pensionamenti: nessun sacrificio". Il Colle ci costa come dieci Case Bianche, come venti Elisei, come trenta Regine di Inghilterra e istituzioni tedesche . E lui……70  euro al mese…….contro un appannaggio personale di 200 milioni annui……e lui……

Ogni commento, seppure inutile - se chi legge ha un cervello libero di ragionare - potrebbe essere la causa di una denuncia penale . Mi astengo “ obtorto collo “. Ma che almeno si sappiano queste cose…….


Roma sabato 30 luglio 2011

Gaetano Immè

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