Gaetano Immè

Gaetano Immè

domenica 10 luglio 2011

PARLIAMO UN POCO DEL FATTO DEL GIORNO: LA MONDADORI.



Nell’Italia degli anni ottanta, nell’Italia governata dalla sinistra socialista riformista ed anticomunista , con un PCI accecato dall’odio contro il craxismo  che lo aveva messo all'angolo ed incapace di una propria benché minima introspezione autocritica, tanto da non presagire neanche lontanamente il tracollo di tutto il comunismo che sarebbe avvenuto di lì a poco, con l’insurrezione spontanea e popolare che distrusse il regime comunista di riferimento, una sorta di colosso dai piedi d’argilla, nell’Italia che poi sarebbe diventata l’ignobile l’Italia del grande Terrore giustizialista degli anni 1993 in poi, gli anni della nascita della grande Lobby composta da “ Magistratura politicizzata * sinistra + giornali e media asserviti “ che nessun Magistrato ha avuto il coraggio e la dignità di perseguire e di indagare , nell’Italia dei suicidi di Gardini , di Cagliari, di Moroni, nell’Italia della misteriosa morte di Sergio Castellari ( forse un suicidio forse un omicidio) un funzionario dell‘IRI prodiano, nell’Italia disgustosa che consentiva ai ben noti poteri forti di “ rapinare ” ad Angelo Rizzoli la RCS, come una banda di rapinatori di fine ottocento appostati al Passo della Futa , in quell’Italia lì , quella lobby che pretendeva di continuare a comandare il Paese come nei cinquanta anni passati e che quindi demonizzava con qualsiasi mezzo - lecito ed illecito - chiunque tentasse di introdurre novità e cambiamenti che minacciassero i propri poteri sul territorio, aveva predisposto un altro succulento piatto: quello che avrebbe portato al fallimento coattivo di Berlusconi, di quel teocoon che aveva osato inventare ed introdurre in Italia la TV commerciale senza canone ( e che a quel tempo era oberata di debiti bancari ) , una punizione esiziale oltre che esemplare , ordita da quel grande vecchio che coagulava intorno a sé i poteri forti, da quell’ Enrico Cuccia che, guarda caso, “ si dimenticò” di avvertire il Dr. Ambrosoli - il Liquidatore del Banco Ambrosiano Veneto di Calvi - “ suicidato“ a Londra chissà da chi sotto il Ponte dei Frati Neri - delle minacce che lo riguardavano; per quell’uomo che aveva osato confortare ed incoraggiare il percorso governativo di Bettino Craxi.

Quella Lobby difendeva con la violenza e con la tracotanza tipica della “ razza padrona” le proprie posizioni di potere , il proprio regime e non poteva accettare che un Berlusconi  estraneo alla casta non solo inventasse il mercato pubblicitario televisivo ( in luogo dell’oppressione illiberale del canone per la “ TV di Stato” ) ma che oltretutto si opponesse a Cuccia ed ai suoi scherani finanziari, mediatici, imprenditoriali e che non si inchinasse alle lobby imprenditoriali , finanziarie e politiche di quell’Italia stracciona, consociativa, viscerale, corrotta . Gli bastò far leva su un populismo generato dalla crisi dei partiti ed incrementato dalle orripilanti pretese dominatrici della Lobby conservatrice rappresentata da quel ridicolo Robespierre di Di Pietro, per sbaragliare il PCI e per stravincere le elezioni del 1994. Sfidando a viso aperto la Lobby, Berlusconi capì che avrebbe fatto la stessa fine di Angelo Rizzoli , ma reagì, sbaragliò i politicanti professionisti, mandò fuori dalla grazia di Dio un inviperito Massimo D’Alema che , con la classe che lo ha sempre distinto, profetizzò un “ voglio vederlo chiedere l’elemosina all’angolo della Chiesa” azzeccato come tutte le idee di costui, ma salvò il suo patrimonio dalle minacce di quei briganti da valico, patrimonio che fu poi quotato in Borsa. La Lobby sbavò dall’ira nel vedersi sfuggire “ la rapina del secolo”, giurò atroce vendetta contro colui che si era sottratto dalle sue grinfie sbaragliando con elezioni democratiche i tanti “mantenuti di Stato” , ma la libertà di quell’imprenditore diventò da quel momento una sorta di pegno per la libertà dell’Italia.


UNA BREVE RICOSTRUZIONE DEI FATTI STORICI

La grottesca e ridicola somma risarcitoria della quale si parla oggi come risarcimento dovuto alla CIR di Carlo D e Benedetti, deriva da fatti che, ormai, solo i più anziani ricordano e conoscono e che vanno sinteticamente ora riassunti proprio per evitare la propalazione di facili menzogne. Berlusconi acquistò la Mondadori dai legittimi proprietari delle sue azioni, vale a dire da Cristina Mondadori, da Luca Formeton e da Leonardo Mondadori. E’ anche ovviamente vero che Leonardo Mondadori aveva, in un primo tempo, promesso le sue azioni alla CIR di Carlo De Benedetti. Davanti a questo cambio di volontà da parte del solo Leonardo Mondadori, mentre Berlusconi acquistava le azioni, De Benedetti si rivolgeva al Tribunale , sostenendo che la cessione delle azioni a Berlusconi non fosse legale perché il compromesso di Formenton verso di lui era “ irrinunciabile”. Questo ricorso fu, consensualmente, risolto con l’intervento del famoso “ Lodo Mondadori” nel quale tre magistrati decisero che la cessione a Berlusconi fosse legittima. Fu un verdetto unanime, tutti e tre i Magistrati votarono a favore di Berlusconi, ma uno solo di essi venne poi condannato perché - sostiene la sentenza - fu corrotto da Berlusconi. A parte il fatto che corromperne uno su tre è da puri imbecilli, resta il fatto che il “ Lodo” fu favorevole a Berlusconi per due a zero e che il “ Lodo” è per sua natura giuridica inappellabile. E invece eccoci qua a commentare come la Magistratura italiana sia stata capace di ignorare la realtà ( “Lodo “ valido per due a zero e “ Lodo” inappellabile “ ) ed in più di stabilire una cifra stratosferica quale danno derivato alla CIR di De Benedetti dal fatto che i Formenton ed i Mondadori cedettero la Mondadori a Berlusconi invece che a De Benedetti. Di conseguenza arriva ora questa megapenale, una seconda condanna assolutamente sproporzionale al valore della faccenda , un vero e proprio tentativo di “ esproprio” di un patrimonio personale per via giudiziaria. E’ la riedizione della rapina che negli anni ottanta fu perpetrata , dai soliti “ poteri forti” cucciani, ai danni dei Rizzoli ai quali fu “ rapinato” il Corriere della Sera e che solo quest’anno la Magistratura ha restituito ad Angelo Rizzoli ( che ancora deve ricorrere ai giudici per riottenerlo). Se si va poi alla vera origine dei fatti, allora bisogna risalire agli anni ‘55 quando Adriano Olivetti mette a disposizione di Arrigo Benedetti e di Eugenio Scalfari - cacciati dall’Europeo di Manlio Cancogni - per il progetto “ Espresso” la somma di 150 milioni di vecchie lire. Subito dopo la “ dazione” del denaro da parte di Adriano Olivetti , costui , temendo pubbliche rappresaglie sulle forniture allo Stato di macchine da scrivere da parte della Olivetti a causa di inchieste scomode del “ giornalismo d’inchiesta”, con gesto da gran signore “ regalò” i 150 milioni in questione. Dunque a quel punto la situazione dell’Espresso risultava essere la seguente: il 70% che era di Adriano Olivetti andò a Carlo Caracciolo ( cognato di Gianni Agnelli), il 15% era di Benedetti ed il 15% era di Eugenio Scalfari. Era , insomma, tutto un regalo di Adriano Olivetti. Nel ‘63 Benedetti cede a Scalfari la sua quota e si arriva così ad un Espresso di proprietà al 90% di Caracciolo ( e di Agnelli ) ed al 10% di Eugenio Scalfari. Carlo De Benedetti , semplicement compagno di scuola altamente privata ed elitaria degli Agnelli, diventa padrone dell’indebitata Olivetti nel 1978 utilizzando i soldi ottenuti dagli Agnelli come buonuscita per essere stato per quattro mesi nel 1976 alla guida della FIAT , non certo per meriti acquisiti ma per appartenenza all’oligarchia dei ricconi. Si ricorda , ad eventuali smemorati, che l’Olivetti SpA negli anni craxiani, ottenne svariati regali dai governi di quel tempo , quali , ad esempio , l’essere stata riconosciuta come l’unica abilitata produttrice dei famosi “ registratori di cassa” , registratori introdotti come obbligatori nel sistema fiscale italiano dal Ministro Bruno Visentini il quale, guarda caso e senza che nessun sincero democratico alzasse un dito o si facesse “ rodere l‘intimo“ davanti a quel truffaldino “ conflitto di interessi“, era anche l’AD della stessa Olivetti Spa. Così Carlo De Benedetti entrò in possesso anche delle quote della Mondadori detenute dalla Olivetti. Ma il Signor De Benedetti ha mai pagato con denari propri qualcosa delle sue attuali proprietà?


Ora che la norma proposta dal Governo ( che avrebbe consentito di congelare la riscossione dei crediti - ma solo quelli sopra i venti milioni di Euro - nelle cause civili in attesa della sentenza definitiva) è stata tolta dal decreto sulla manovra finanziaria, sarà possibile, spero, ragionare con una dose sufficiente di lucidità e di freddezza e spiegare perché quella norma fosse giusta, tanto che avrebbe dovuto essere estesa a tutti questi crediti , senza alcun limite di importo, senza per questo essere tacciato di servilismo a Berlusconi. Stiamo infatti discutendo, nel merito e nel diritto, della così detta “ provvisoria esecutività” di una sentenza civile dopo i primi due gradi di giudizio della causa. La eccezione sollevata da Repubblica, lasciata “intravedere” dallo stesso Colle che cioè detta norma , se introdotta, sarebbe stata “ incostituzionale”, è completamente destituita di ogni e qualsiasi fondamento. E’ così evidente a tutti come nessuno possa essere privato dei propri beni sino ad una sentenza di condanna definitiva, che neanche vale la pena di ripeterlo. Basta ricordare come a suo tempo la Corte Costituzionale bocciò come contrario alla Costituzione il principio medioevale del “ solve et repete” in base al quale il contribuente era tenuto a versare quanto richiesto dal Fisco se voleva essere ammesso a presentare ricorso contro quella pretesa erariale. La civiltà di un Paese si misura anche dal grado di civiltà giuridica che quel Paese riconosce ai propri cittadini , senza trattarli da “ sudditi”. Ma, una volta disattesa questa civile decisione della Consulta, risulta dalle statistiche ministeriali che pendono, presso la Cassazione, venti ricorsi di cittadini contro l’Agenzia delle Entrate per i quali i cittadini stessi hanno dovuto versare - una volta tornati ad essere trattati da “ sudditi” anziché da “ cittadini” - tutte le somme che essi ancora contestano nel merito e nel diritto. Vi sono poi altri 50 cittadini che hanno dovuto già versare somme superiori a venti milioni di Euro sui cui ricorsi la Cassazione deve ancora decidere. Si aggiungano poi quelli pendenti ancora in Appello per i quali il debitore è stato costretto dal Tribunale ad anticipare la somma in attesa del giudizio definitivo. Non è quindi assolutamente vero che la norma sarebbe servita unicamente e principalmente a Berlusconi, così come quel limite di venti milioni di Euro era un limite illiberale, da togliere. Come può una Magistratura di uno Stato di Diritto concedere ad un “ presunto creditore” di incassare somme “ ancora pretese” e sulle quali la stessa Magistratura deve ancora deliberare, senza porsi il duplice problema fondamentale che ne deriva: primo, lo stravolgimento del principio costituzionale in base al quale nessuno può essere privato dei propri beni se non in base ad una sentenza definitiva e, secondo, senza preoccuparsi che la massima parte delle somme così anticipate , in caso di sentenza definitiva favorevole al ricorrente, non possano essere restituite, con svariati escamotage, a che le ha anticipate? Sto parlando di svariati miliardi di Euro versati a vario titolo a creditori pubblici e privati, che potrebbero essere successivamente restituite, visto che nella sola Corte di Cassazione “ pendono” la bellezza di 90.000 cause. Le carenze proprie della Magistratura, evidenziate dalle lunghezze assurde dei processi, non possono costituire, in un Paese civile ed in uno Stato di Diritto, una giustificazione per cavare quattrini dalle tasche dei cittadini prima che non si sappia se quelle somme siano o meno realmente dovute. Tanto più che la concessione della “ provvisoria esecutività” di una sentenza viene assunta da un Giudice monocratico che, ovviamente, si trova in una condizione mentale di asservimento al creditore nei cui confronti sa di essere in torto marcio per una attesa di sentenza definitiva che non viene mai, da anni ed anni. Non ho sentito la sinistra battersi per questa giusta causa, per cancellare questa vergogna giuridica dalle nostre pandette, per dare dignità ai cittadini vessati dal medioevale solve et repete. Perché la Finocchiaro o la Bindi o Donadi  non hanno tuonato chiedendo l’estensione della norma congelatrice a tutti i contenziosi anche a quelli da mille Euro ? Perché Napolitano, invece di “ pretendere” con incostituzionale arroganza ( della quale dovrà pure rispondere prima o poi ) non ha esclamato un più dignitoso “ Ma per i contenziosi al di sotto dei venti milioni, ma che si fa "? Erano troppo impegnati a fare la sola cosa che ormai sanno fare dal 1993 ad oggi :fingere di essere scandalizzati , urlare al lupo al lupo, rinchiudersi nel recinto dei buoi inferociti dall’antiberlusconismo viscerale. Ci fosse stato qualcuno di sinistra che abbia, per esempio, eccepito l’assurdità del limite dei venti milioni. O qualcuno che avesse levato la sua indignazione frallocca per qualcuno di quei centomila disperati che aspettano che la Cassazione decida la loro sorte o qualcuno che si battesse per cancellare la mostruosa previsione che affida ad un singolo magistrato monocratico di decidere se concedere la provvisoria esecutività ad una sentenza di primo o secondo grado. Se invece i crediti in contenzioso venissero “ congelati” in attesa di sentenza definitiva, essi non solo dovrebbero essere sempre “ garantiti” dai presunti debitori fornendo opportune e controllate fiudejussioni bancarie , ma si instaurerebbe un circuito virtuoso per cui i creditori dovrebbero premere sulla Magistratura per arrivare prima possibile ad una sentenza definitiva,contribuendo così a ridurre le attuali inefficienze. E invece!!! Ma cosa che volete gliene frega a questa sinistra , in primis Colle compreso, della correttezza costituzionale delle nostre pandette quando c’è in gioco la possibilità che ,con una norma ancorché palesemente illecita, si può rapinare impunemente ed espropriare l’odiato Berlusconi? E chi se ne fotte della civiltà giuridica di questa Italia !!!!!


AVEVAMO UN SISTEMA BICAMERALE PERFETTO , A PAROLE TUTTI VORREBBERO TAGLIARE I COSTI DELLA CASTA MA NEI FATTI LA SINISTRA CI FA TROVARE IN UN SISTEMA TRICAMERALE ASSURDO




Avevamo il sistema bicamerale perfetto. Tutti chiedono “ a chiacchiere” di risparmiare sulla politica, di ridurre il numero dei deputati e dei senatori, di tagliare o Camera o Senato per evitare doppioni e perdite di tempo e denaro, ma nessuno , nei fatti, procede. Tanto meno la sinistra che ora recrimina di “ mancati tagli dei costi della politica” quando proprio con la sua assurda astensione ha vietato che passasse in Parlamento la riduzione delle Provincie. Anzi, fingendo di voler ridurre i costi della casta , la sinistra “ aumenta i costi della costa” e ci fa trovare , oggi, in un sistema non più “ bicamerale perfetto”, ma in un “ sistema tricamerale assurdo”. Nel senso ora abbiamo anche una terza Camera che , violando impunemente la Costituzione che tutta la sinistra dice di “ amare” ma che “ nessuno a sinistra rispetta e conosce”, interviene incostituzionalmente quando il processo legislativo è concluso e procede al terzo esame della legge in chiave, né prevista, né richiesta, di correttezza costituzionale e di opportunità politica.Visto che viviamo in una fase storica segnata dalla dominazione del sistema giudiziario su quello legislativo , analogamente siamo arrivati ad un terzo grado di cameralismo anche in politica. Ormai Camera e Senato sono il Primo Grado e l’Appello, ma la Cassazione e la Corte Suprema stanno orami non vicini al Colle, ma “ dentro il Colle”.

Cioè questa surrettizia Terza Camera si è arrogato , violando - ripeto- la Costituzione che “ dice” di difendere, nel silenzio complice di tutta la sinistra , il potere di concedere una sorta di definitiva autorizzazione alle leggi, arrivando addirittura ad imporre anche correzioni, cambiamenti e modifiche ai provvedimenti. Il Quirinale, che ormai agisce come agiva il Soviet comunista mistificando la realtà, sostiene che la sua è solo una lettura “tecnica” visto che la responsabilità “politica” dei provvedimenti è sempre del governo che li propone o del Parlamento che oltre ad avviarli ha il compito di esaminarli ed approvarli. Chi crede a queste cretinate è degno di essere un ulteriore acino che prospera nella ubertosa “ vigna dei coglioni” allevata da sinistra e dai media ad essa asserviti.

Ma l’attività di questi ultimi anni del Colle “ comunisteggiante “ è piena di esempi di letture “tecniche” cariche di fortissimo significato politico. L’ultimo della serie, quello relativo alla manovra finanziaria, è solo il più clamoroso e recente. Quello che simbolizza significativamente tutti i precedenti.


Quanta dose di sfacciataggine è necessaria per tinteggiare da “ lettura tecnica “ quel vero e proprio rifiuto politico lanciato dal Quirinale che al momento dell’esame del testo governativo fa sapere attraverso un collaudato (anche se informale) sistema informativo formato da i giornalisti “quirinalisti” delle grandi testate, il proprio “gelo” rispetto al comma applicabile al Lodo Mondadori?
Con quanta faccia tosta si può definire ’ “tecnico” il frenetico scambio di telefonate tra Quirinale, Palazzo Chigi, i vertice della Lega e quelli dei partiti d’opposizione (i verbali di questi colloqui farebbero la gioia di qualsiasi magistrato) incentrato sull’ipotesi che il rifiuto della firma da parte del Capo dello Stato avrebbe potuto provocare l’apertura della crisi di governo?
Ceri, ad aprire la crisi di Governo avrebbe provveduto qualche partito d‘opposizione deputato a svolgere quel lavoro sporco per conto di un Quurinale convitato di pietra! Ma tutto sarebbe sempre dipeso dalla mancata firma del Quirinale a seguito del “gelo” della fabbrica del ghiaccio e del consenso e della lettura della manovra compiuta in qualità di terzo, ultimo ed inappellabile grado di giudizio politico!Il fenomeno della estrema politicizzazione della Presidenza della Repubblica, dunque, è sotto gli occhi di tutti.Nessuno però ha l’onestà intellettuale e la schiena diritta per rilevarlo perché la grande stampa conformista ha trasformato Giorgio Napolitano in un tabù intoccabile.

Ma il fenomeno esiste. Ed indica in maniera inequivocabile che il sistema parlamentare sta lentamente diventando presidenziale. Non per l’azione politica di chi diceva di volerlo. Ma per il comportamento “tecnico” di chi, a stare alla Costituzione formale, dovrebbe accuratamente evitarlo.

E’ colpa solo di Napolitano? Il Capo dello Stato viene in parte indotto a colmare il vuoto provocato dalla incapacità della politica di dare una forma istituzionale alle trasformazioni materiali della Costituzione avvenute nella fase finale della Prima Repubblica e nelle Seconda.
Ma perché Napolitano non ha il coraggio e l’onestà di spiegare che la sua azione di supplenza è imposta da una carenza istituzionale? E perché non si fa carico lui stesso ed i suoi tecnici della Camera Altissima di elaborare una proposta capace di dare forma istituzionale definita e definitiva al ruolo presidenzialista che gli capita di interpretare?


Cannigine domenica 10 luglio 2011

Gaetano Immè

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