Gaetano Immè

Gaetano Immè

domenica 28 agosto 2011

LA STORIA SI RIPETE, LA SINISTRA DI DIVIDE SU TUTTO, MENO CHE SULLA PRETESA DI VOLER GOVERNARE IL PAESE SENZA AVERNE IL MANDATO.


Sulla prima pagina di Repubblica, Tito Boeri boccia, clamorosamente, la così detta “ contromanovra “ proposta questa settimana dal Partito democratico alla parti sociali. Sempre su Repubblica, dovrebbe rispondere a Boeri Stefano Fassina, responsabile economico del Pd. Intanto, qui, il passaggio più significativo della critica al Pd.
Se non è facile governare in condizioni di emergenza, è ancora più difficile essere all´opposizione in questi frangenti. Bisogna salvare il Paese senza coprire le responsabilità di chi ci ha portato sull´orlo dell´abisso. Purtroppo il decalogo di proposte presentato da Bersani martedì scorso alla stampa e mercoledì alle parti sociali non ha né i numeri, né i contenuti per riuscire in questo intento. Era stato preannunciato come una vera e propria "contro-manovra". Di "contro" nel decalogo c´è molto. Di "manovra" molto meno. Più o meno un decimo di quanto sarebbe necessario. Quasi metà del testo consiste in critiche alla manovra del governo. Il resto del documento è un elenco di titoli generici, più che un insieme coerente e articolato di proposte. Ed è un elenco che trascura del tutto il 90 per cento del nostro bilancio pubblico: non una proposta sulla previdenza (40 per cento della spesa corrente primaria), non una sulla sanità (17%), oppure su istruzione ricerca e cultura (13%), difesa e ordine pubblico (8%) agricoltura, trasporti ed energia (5%), ammortizzatori e assistenza (4%), ambiente e sviluppo urbanistico (2%).”

A “ Similcrozza Bersani” oramai gira la testa e va via la lingua, insomma si rifugia nel dialetto emiliano per tentare di non far capire quello che dice. Gli consiglio di usare la lingua italiana, tanto quello che dice non lo capisce proprio nessuno , neanche se lo dice in siciliano o in danese. Intanto il “ poareto” non ce la fa più: corre di qua e corre di là, insegue Di Pietro, arranca dietro alla Camusso, dice di ni a Di Pietro, dice di so alla CGIL, prende ceffoni da Cacciari, sberle da Scalfari, scarpate in bocca da Renzi, insomma, una vera goduria. Ripagata , però, - tutti i gusti son gusti! - dall’essere riconsolato dalla vicinanza “arrapevole” di una Rosi Bindi, di un Dario Franceschini…. Qualcuno ricordi a Bersani che a forza di tirar la corda si rischia anche una Weimar.

DEDICATA A BOSSI
Caro Senatur, Lei non vuol rendersi conto di avere ormai una certa età…..E una certa età, come sia e come non sia, anche fare sempre sto cavolo di gesto dell’ “ ombrello “ è pericoloso……Lo vede ? Stavolta s’è rotto un gomito, domani chissà…………

GARANTISTI SI, FESSI MAI.

Garantisti si, fessi no , dicevamo ieri a proposito di Penati. E lo riconfermo: rispettosi del dettato costituzionale che comporta l’assoluta presunzione di innocenza di qualsiasi indagato fino a sentenza definitiva, sempre, non a corrente alternata come nella sinistra ; desiderosi che la difesa di ogni imputato abbia gli stessi poteri che ha l’accusa, senza alcuna limitazione, come invece vorrebbe la sinistra; rispettosi delle decisioni assunte dal Tribunale in ogni grado di giudizio, ma anche consapevoli che spesso, specialmente negli ultimi venti anni ( ma non solo, anche prima, molto prima) , la stessa Magistratura ha assunto tutta una serie di decisioni non del tutto basate sull’unico principio che la Costituzione impone alla stessa e cioè sul principio “ dell’applicazione della Legge “, non sulle sue “ interpretazioni basate sui famosi e troppo spesso fumosi liberi convincimenti “ da parte di Magistrati spesso politicamente schierati ed ideologizzati. Insomma da parte mia garantismo assoluto, senza se e senza ma, come direbbero a sinistra, a prova di bomba, a prova, sopra tutto, del’appartenenza politica dell’indagato. Dunque Penati è il vecchio PCI ed il suo nipotino PD, ma questo non deve interessare. Avrebbe dovuto essere così anche per il Senatore  Tedesco, autore di conclamate concussioni e corruzioni nella sanità pugliese, per il quale, invece, un P.D.. schizofrenico ha preteso la libertà invece che la sua carcerazione preventiva come l’ha imposta per il Senatore Papa del PdL. Se per il caso Penati il nostro garantismo ci impone di attendere l’esito dell’opposizione che la pubblica accusa ha prodotto al Riesame del Tribunale di Monza contro la derubricazione dei reati imputati al Penati da “ concussione” a “ corruzione”, con conseguente prescrizione dei reati stessi a favore i Penati, dall’altra parte , trattandosi di atti pubblici e non essendo “ fessi” ma solo “garantisti”, ci siamo presi la briga di spulciare il ricorso dei due P.M. di Monza. Walter Mapelli e Franca Macchia , appunto i due accusatori di Penati non usano mezzi termini nel ricorso al Riesame. Sul punto cruciale se si tratti di “ concussione” oppure di “ corruzione” l’accusa non pare avere dubbi che si tratti del reato più grave. E’ evidente, scrive l’accusa, dagli accertamenti processuali acquisiti, come le due parti – da un lato i politici e dall’altro lato gli imprenditori – non potevano essere sullo stesso piano, in un rapporto criminoso e paritario, in considerazione del fatto che la carica rivestita dall’indagato gli permetteva di incidere sull’atto ( l’approvazione del piano di ristrutturazione dell’ex area Falk ) in assoluta posizione di pubblica preminenza. E non solo, perché abbiamo anche letto di interventi da parte di Penati fatti con la stessa logica di un delinquente matricolato “ ( testuale) , mirati a realizzare quello che la Magistratura definisce “ inquinamento probatorio”. Insomma , fermo il nostro l’assioma “ garantisti sempre, ma fessi mai” che contrapponiamo a quello tipico della sinistra ( “ garantisti sempre ma solo con i nostri, mai con gli indagati di altri partiti”), ripetiamo ancora la frase che meglio s’adatta alla bisogna. Signori Magistrati e cara sinistra, accà nisciuno è fesso . Aspettiamo sviluppi della faccenda, inoltre aspettiamo l’interrogatorio dell’immobiliarista Zunino, dell’imprenditore “ re delle bonifiche “ Giuseppe Grossi, di Marcellino Gavio. Insomma non arriveremo certo a costituire una “ Comitato per la verità su Monza”, come altri hanno fatto con Brescia, con Piazza Fontana, con Bologna con Ustica, con l’Italicus, ecc campandoci pure sopra alla grande e senza fatica se non quella di esercitarsi “ semel in anno” nella moda del più imbecille “antifascismo fischiaiolo da cretinetti ”, ma vigileremo, vigileremo……e la storia insegna che prima poi tutti i nodi vengono al pettine.


MA COME FANNO I NAPOLETANI, CON LE LORO FACCE STANCHE,............
Titolo che è parodia della canzone “ Ma come fanno i marinai, con le loro facce stanche…..). Posso dire che quando vedo in televisione il Presidente del Napoli, mi gusto la sua sceneggiata ma poi mi fracasso gli zebedei? Altro che Mario Merola, questo è un maestro, un professorone di sceneggiatura napoletana, fatto di quel populismo impastato con questi altri ingredienti essenziali: avere tantissimi soldi, decidere di dilapidarli comprando una squadra di calcio, entrare nel consesso dei Presidenti della squadre di Calcio e nella Lega ( l’equivalente della Confindustria ), essere sempre pronti ad inventarsi un qualche complotto ai propri danni, incitare come Masaniello ( toh! Era proprio di quelle parti!) il popolo alla ribellione , avere una bella faccia tosta per imputare agli altri presidenti di essere dei cretini - quando non dei disonesti – salvando sempre se stesso, fregarsene della questione dello scudetto 2006 all’Inter , strappare il microfono dalle mani dell’incauto intervistatore ( che non lo rivedrà mai più), sentirsi bello, sentirsi bravo, sentirsi unico al mondo per aver prodotto tanti cinepanettoni………..insomma una vera goduria di profondo umano squallore. Chissà che direbbe il Dr De Laurentiis se la Federazione gli fregasse due scudetti – vinti sul campo dal suo Napoli – e li facesse dare a chi, guarda caso, non solo combinava le sue stesse porcherie con gli arbitri, ma era anche il proprietario ( Tronchetti Provera Consigliere dell’Inter e A.D. di Telecom ) della società telefonica incaricata di intercettare le telefonate sospette, per giunta guidata da un commissario che era proprio l’ ex AD della stessa Telecom che era di proprietà di Tronchetti Provera che era ed è Vicepresidente della stessa Inter !

MA LO SAPRANNO QUELLO DI CUI STRAPARLANO ?

Proprio strana la gente”, recitava , tempo fa, una commediola di Cinzia Leone. Niente di più vero. Chissà quante persone, tra tutte quelle che dal barbiere, al bar, al supermercato, parlano come niente fosse di PIL, di Bond, di manovra, di deficit, di sciopero dei calciatori, sanno veramente come stanno le cose, almeno per i “pallonari”. Non credo, perché conosco il giornalismo italico e so che tutti i pennivendoli scrivono solo quello che gli ordina il padrone, non la verità. Provo a sintetizzare. La Lega rappresenta i proprietari delle squadre ( una sorta di Confindustria del Calcio) e in accordo con i giocatori e con il loro sindacato, hanno stabilito uno specifico “ contratto di lavoro “ da applicare ai soli giocatori. In questo “ contratto di lavoro” – perché tale esso è – sono pattuite due cose: la prima riguarda il fatto che “ la cifra dell’ingaggio annuo del giocatore si intende come la somma che il giocatore deve incassare”. Insomma il “ netto”. Di conseguenza tutte le imposte e tutti i contributi di quello stipendio devono essere calcolati, gestiti e pagati dal club, come “ sostituto di imposta”. Criticabile, ma lecito. Quando si è cominciato a parlare del “ contributo di solidarietà” della manovra, le parti ( club e giocatori) si sono messi a litigare su chi dovesse pagare questo balzello. Chi la dice cotta e chi cruda, liti, riunioni, casini. Nessuno ha pensato alla soluzione più ovvia , al ricorso al Tribunale del Lavoro. Adìto, un qualsiasi Giudice del Lavoro – perché di questo trattasi, non d altro – avrebbe deciso secondo la giurisprudenza e la legge vigente in Italia , oggi. Non ci interessa la soluzione. Invece hanno scelto di dare spettacolo indecente, Della Valle che strilla “ agli scemi”, Abete che fa proposte pazzesche , De Laurentiis che strilla perché gli altri Presidenti osano discutere le sue decisioni, Moratti che fa lo gnorri, Zamparini che urla . La questione degli “ allenamenti separati” dei così detti “ fuori rosa” va regolata, in mancanza di accordo fra le parti, sempre dal Giudice del Lavoro. E fatela finita i fare i ridicoli ricchi scemi.

domenica 28 agosto 2011

Gaetano Immè

sabato 27 agosto 2011

GLI IMBROGLI DELL’ITALIA “POLITICAMENTE CORRETTA” -

DALLA PROCURA DI NAPOLI SOLO UNA DISGUSTOSA PARODIA DI GIUSTIZIA

La richiesta è stata formulata al termine della requisitoria svolta dai pm Stefano Capuano e Giuseppe Narducci ( proprio colui che oggi –dopo aver indagato anche Cosentino uomo a Napoli ed in Campania del PdL – siede nel Consiglio Comunale di Napoli di De Magistris , avversario di Cosentino in politica, qualche conflittino?) davanti alla nona sezione del tribunale di Napoli. Gli avvocati di Moggi hanno chiesto l'acquisizione di 75 telefonate "inedite" tra gli ex designatori e diversi dirigenti di club. Ok della procura. Il colonnello dei carabinieri Auricchio: "Facchetti andava dal designatore e chiedeva Collina in griglia".

Ci mancava anche questo: un pozzo di verità inesplorata che cambia tutto. Calciopoli era, doveva essere tutta un’altra cosa: ora abbiamo scoperto che i marescialli orecchiuti di via In Selci ascoltavano 24 ore su 24, ma abbiamo anche scoperto che chi doveva poi dare ordine di trascrivere le telefonate gravi o solo interessanti non dava l’input se di mezzo c’era l’Inter. O se di mezzo c’erano squadre diverse dalla Juventus, come il Chievo, come il Brescia etc. Quei tre segni messi a fianco delle telefonate del povero Giacinto Facchetti – resta sempre un mito - a significare che la chiamata era di quelle gravi, da sunteggiare, da inserire nelle informative fatte poi circolare e pubblicare o precipitate nell’estate 2006 sulle scrivanie di Saverio Borrelli e compagni significano tanto, forse tutto. Ci mettono paura, ci sgomentano quei tre segni rossi omessi: il caso Telecom, l’indagine scomparsa della Boccassini di cui non si può sapere più nulla, la fuga di cervelli dal ruolo di pm a Napoli, Guido Rossi – uomo di Tronchetti Provera, Consigliere storico dell’Inter – nominato Commissario della FIGC che assegna lo scudetto tolto alla Juventus proprio all’Inter, l’approdo al comune di Napoli di tali P.M. Auricchio e Narducci, la prescrizione a orologeria per lo scudetto 2006, l’Inter che alla faccia della lealtà sportiva si vanta di uno scudetto vinto con le raccomandazioni dei potenti, ma non sul campo, la dignità di una squadra storica che avrebbe dovuto rifiutare uno scudetto riciclatogli
da potentati economici , le telefonate sparite e poi ritrovate, i segni rossi comparsi e finiti nel dimenticatoio. Ma in che razza di sabbie mobili stiamo mettendo le mani? E poi : come diavolo è possibile che questa parte della verità di Calciopoli interessi solo all’imputato Moggi, per i suoi ovvi fini difensivi in un processo per evitare una condanna per associazione a delinquere e non ad altri ?

"A noi vogliono radiarci per la violazione dell’articolo 1, l’Inter ha oltrepassati i limiti con l’articolo 6, che è anche più grave. Non credo proprio che la cosiddetta ’banda degli onesti, possa ancora chiamarsi così ": Luciano Moggi, l’ex direttore generale della Juventus imputato principale di Calciopoli, commenta così a Radio 24 la relazione di Palazzi...."Sulla vicenda dello scudetto non ho alcun parere - dichiara Moggi - dovrà deciderlo la Federazione, che certo dovrà riflettere su quello che ha fatto nel 2006. Non mi sembra che allora sia stato fatto un buon lavoro". "L’illecito dell’Inter non mi sorprende, e sono contento che dal processo di Napoli sia almeno emersa qualche verità. Non ho alcuna sensazione di rivincita, ho solo la voglia e il desiderio di difendermi", conclude Moggi.

Il Campionato di Seria A 2005-06 fu il centoquattresimo campionato italiano di calcio e il settantaquattresimo a girone unico. Il torneo fu segnato dallo scandalo denominato Calciopoli, nel corso del quale emersero rapporti illeciti tra dirigenti sportivi e rappresentanti della classe arbitrale allo scopo di alterare i risultati di determinate partite del campionato 2004-05. Le indagini, avviate durante il mese di aprile a tre giornate dal termine del torneo, erano ancora in corso quando la Juventus sollevò la coppa dei vincitori dello scudetto a Bari il 14 maggio e condussero ad un sostanziale mutamento della classifica finale. Il verdetto sportivo, ovvero la vittoria del 29º scudetto da parte della Juventus in un campionato letteralmente dominato dai bianconeri ( lo dice un tifoso laziale, figurarsi!) fu sovvertito dalle sentenze della magistratura sportiva ( in stratosferico conflitto d’interessi) , che assegnò il titolo all'Inter, in qualità di prima squadra classificatasi alle spalle di Juventus

Nel 2006 a guidare la FIG viene chiamato l’Avvocato Guido Rossi in qualità di Commissario Straordinario. Guido Rossi è un avvocato d’affari molto noto, assai vicino a Tronchetti Provera, cioè al vicepresidente dell’Inter, autorevolissimo Membro del Consiglio di Amministrazione della stessa squadra. Rossi fu anche l’uomo messo alla guida della Telecom Italia, quando la proprietà di quell’azienda di Stato, doveva passare da mano pubblica (IRI) ai famosi “ capitani coraggiosi “ del Premier di quei tempi, cioè Massimo D’Alema, per pochi soldi - molti dei quali prestati ai capitani coraggiosi ( Gnutti, Colaninno, l’UNIPOL di Consorte, ecc ) da compiacenti Banche . Successivamente, dai “dalemiani capitani coraggiosi “, la Telecom passò, ad un prezzo esorbitante rispetto a quello del suo acquisto, alla famiglia Tronchetti Provera.

Dunque proprio Guido Rossi, nel 2006, viene nominato commissario straordinario della federazione per gestire la situazione di emergenza creatasi dopo lo scandalo di Calciopoli. Rimarrà in carica per soli tre mesi, giusto il tempo necessario affinché la federazione assegni all'Inter, in qualità di prima squadra classificata dopo Juventus e Milan, entrambe penalizzate, lo scudetto numero quattordici della sua storia. Il 15 settembre dello stesso 2006, dopo le dimissioni di Marco Tronchetti Provera dalla carica , Guido Rossi viene nominato nuovamente presidente di Telecom Italia.

Qualcuno, che non sia un tifoso da stadio, ha per caso “ l’intimo che gli rode “?


PENATI

L’articolo 317 del Codice Penale prevede il reato di “ concussione” ( etimologicamente derivante dal participio passato del verbo latino “ concutere”, cioè “ estorcere”, quindi “ azione estortiva “) e lo punisce con la pena della reclusione compresa dai quattro ai dodici anni, una procedibilità d’ufficio ( cioè anche senza denuncia o querela di parte offesa ), con facoltà anche dell’arresto oltre che del consentito “ fermo”. Questo è senz’altro il più grave dei reati contro la pubblica amministrazione. Può essere commesso solo dal pubblico ufficiale o dall'incaricato di pubblico servizio. La condotta incriminata consiste nel farsi dare o nel farsi promettere, per sé o per altri, denaro o un altro vantaggio anche non patrimoniale abusando della propria posizione.

In Italia il concetto di corruzione è riconducibile a diverse fattispecie criminose, disciplinate nel Codice Penale, Libro II - Dei delitti in particolare, Titolo II - Dei delitti contro la pubblica amministrazione. In base all'art. 319 codice penale il pubblico ufficiale che, per omettere o ritardare o per aver omesso o ritardato un atto del suo ufficio, ovvero per compiere o per aver compiuto un atto contrario ai doveri di ufficio, riceve per sé o per un terzo, denaro o altra utilità, o ne accetta la promessa, è punito con la reclusione da due a cinque anni.

Nella corruzione in senso generico il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio percepiscono l'utilità in seguito ad un accordo con il privato, viceversa, nella concussione il pubblico ufficiale sfrutta la propria posizione di supremazia o potere per costringere o comunque indurre il privato a corrispondere o promettere denaro od altre utilità. Le due fattispecie criminose sono, pertanto, l'una l'opposto dell'altra. La giurisprudenza si è a questo proposito interrogata sul criterio che consenta di stabilire quando la dazione è frutto di accordo (corruzione) e quando invece è frutto di costrizione o induzione (concussione )

La differenza tra le due figure di reati , non sempre facilmente delineabile, risiede per la giurisprudenza maggioritaria nel "metus publicae potestatis". Se la dazione o la promessa sono compiute dal privato, in quanto posto in uno stato di soggezione derivante dall'abuso del soggetto pubblico si integra concussione. Viceversa se i due soggetti liberamente agiscono per un risultato comune, si integra l'ipotesi di corruzione. Nel caso della concussione il concusso cerca di evitare un danno (certat de damno vitando), mentre nella corruzione cerca di ottenere un vantaggio (certat de lucro captando).

La sentenza con la quale il GIP del Tribunale di Monza , dottoressa Anna Magelli, ha respinto la richiesta di carcerazione preventiva per Filippo Penati avanzata dei P.M. della sua stessa Procura, letta con attenzione, mi ha lasciato un gradevolissimo retrogusto “garantista”(che tutti i Magistrati dovrebbero applicare a tutti gli indagati, senza prima verificarne l’appartenenza politica ).Non ho gli strumenti per giudicare se effettivamente i reati ascritti a Penati rientrino nella fattispecie della “ concussione” o in quella, di evidente minore impatto sociale “ della corruzione”, come sostiene questo GIP. Ovvio che, dato l’immediato ricorso al Tribunale del Riesame da parte dell’accusa, ci saranno altri “ Magistrati” che esamineranno dettagliatamente, in via di diritto e di giurisprudenza, se gli indizi o le prove contro Penati giustifichino o meno la derubricazione , il declassamento del reato da quello più grave di “ concussione” ( la cui prescrizione è più lunga ed ancora di là da venire ) a quello meno grave di “ corruzione” ( il cui termine di prescrizione è già scaduto) . Sia consentito comunque a questo blog senza che suoni da offesa per nessuno, di esprimere pubblicamente l’augurio che i Magistrati del Riesame, sicuramente più preparati in materia dei tanti giornalisti e politici che tranciano sul caso giudizi ed opinioni di parte, applichino solo legge e giurisprudenza, come tra l’altro impone la Costituzione , anzi ché “ i liberi convincimenti di magistrati” che sono frutto anche, se non soprattutto, di visioni ideologiche , che costituiscono la vera negazione della giustizia giusta. E la puntualizzazione non è affatto causale, dato che è fin troppo recente quella famosa “ interpretazione “( da parte di un P.M. del Tribunale di Milano tale Dr. Fabio De Pasquale ) ( il cui impegno politico/ ideologico è palesemente e praticamente innegabile ) secondo la quale la prescrizione , in riferimento al reato di “ corruzione”, non decorre – come sempre era stato ritenuto fin dai tempi del Diritto Romano ad oggi – dal momento della “ dazione” ( soldi o utilità), ma dal momento, evidentemente successivo, della spesa della stessa. Una vera assurdità per questo blog, perché, tra l’altro, consentirebbe al “ corrotto” che lasciasse la “ dazione” , senza spenderla, in eredità, di farla franca in virtù della sacrosanta disposizione costituzionale ed universale per la quale la responsabilità penale è solo personale. Il Dr De Pasquale ha creato una nuova figura di cittadino che non è uguale a tutti gli altri come impone l’articolo 3 della Costituzione, ma un vero privilegiato : il figlio di un corrotto tirchio.

Le tangenti comunque ci sono state, come ha ammesso la stessa GIP Magelli, anzi, come scrive il GIP, “ sono dimostrati dalle indagini numerosi e gravissimi atti di corruzione poste in essere da Penati ” ma sono già prescritti. Stesso motivo per cui il Gip ha rigettato anche la richiesta di arresto per l’ex collaboratore di Penati, Giordano Vimercati. La motivazione è che, pur essendoci “gravi indizi di reato” e anche “esigenze cautelari”, le tangenti vanno riqualificate non in concussione (come proponevano i pm) ma in corruzione, i cui termini di prescrizione sono però più brevi. E siccome le mazzette pagate dagli imprenditori Giuseppe Pasini per l’area Falck e Piero Di Caterina per la sua azienda di trasporto urbano a Penati e a Vimercati risalivano per lo più al 2001-2002, questi fatti risultano per il giudice ormai prescritti e non possono quindi sorreggere una misura cautelare.

Il gip ha invece disposto l’arresto, sempre per corruzione ma per episodi più recenti compresi tra il 2006 e il 2008, del dimissionario assessore all’edilizia del Comune di Sesto San Giovanni nella giunta di centrosinistra dell’attuale sindaco Giorgio Oldrini, Pasqualino Di Leva e dell’architetto Marco Magni.

Il giudice, per quanto riguarda invece ancora Penati, ha ritenuto che un solo elemento d’accusa, ovvero l’assegno di una caparra da 2 milioni di euro concessa nel 2008 dall’imprenditore Bruno Binasco a Di Caterina per un’opzione immobiliare lasciata scadere due anni dopo, non sia sufficiente a sostenere l’imputazione di illecito finanziamento al partito di Penati che i pm “avevano letto” in quella triangolazione.

Noi saremo sempre garantisti e con tutti, anche con Penati, ma mai fessi. Anche la Magistratura deve esserlo, garantiista, ma verso tutti. Non ci risulta la Magistratura che lo sia stata.

sabato 27 agosto 2011

Gaetano Immè

giovedì 25 agosto 2011



GENIALATE DELLA SINISTRA DAVANTI ALLA CRISI. SIAMO ANCORA AI TEMPI DI PROUDHON.


Tempo nero di crisi, non si arriva a fine mese e la manovra deve ancora essere discussa. E cosa partorisce quel geniaccio della Camusso? Qual è l’ultima sua genialata ? Un bello sciopero generale, una bella ammucchiata di “ pensionati” iscritti alla CGIL ( oggi costoro costituiscono i tre quarti degli iscritti a questo Sindacato storico, ormai ridotto a melma ), un mucchio di pullman ( per la gioia dei padroncini) ed ecco qua una bella giornata di scialo per le vie di Roma, con colazione al sacco incorporata. Dunque il colpo di genio della Camusso è proprio questo: contro la manovra, che nel frattempo potrebbe anche essere modificata, un bello sciopero generale . Con un comunicato la Cgil ha indetto lo sciopero generale, in tempi molto stretti, "contro, e per cambiare, la manovra iniqua e sbagliata del governo". E' stato eccezionalmente indetto dalla segreteria confederale, al termine della riunione dei segretari generali di categoria e territoriali, bruciando i tempi rispetto alla riunione del direttivo Cgil che era prevista per il 30 ed il 31 agosto. La segreteria aveva già un mandato dal direttivo dello scorso luglio. Le modalità dello sciopero e le proposte della Cgil alternative alla manovra del governo saranno illustrate domani dal segretario generale Susanna Camusso nella conferenza stampa prevista "in piazza, di fronte al Senato" alle 11, in coincidenza con un presidio del sindacato contro la manovra. Per il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, lo sciopero "è la risposta giusta e rapida per agire mentre il Parlamento sta discutendo la manovra, perché l'obiettivo è cambiare questo provvedimento". Simili arroganti pretese neanche passavano per la testa alla CGIL dei tempi d’oro, di Lama, per capirci. Figurarsi oggi, con un Landini ed una Camusso! Landini ritiene che lo sciopero sia "solo l'inizio di una mobilitazione straordinaria che deve andare avanti coinvolgendo tutti i soggetti che si pongono il problema di un cambiamento, che deve essere anche politico". Secondo il modestissimo avviso di questo Blog, invece, l'annuncio della Cgil di indire per il 6 settembre uno sciopero generale è una nuova ma non ultima evidente prova della irresponsabilità di questo sindacato , che separerà la Camusso non solo dagli altri leader sindacali, ma soprattutto dal buon senso della stragrande maggioranza degli italiani, indipendentemente dal loro orientamento politico. Che votino a destra o a sinistra, infatti, tutti comprendono che una strillata e una piazzata, oggi, non servono proprio a nulla. Così, tristemente, uno storico sindacato viene trascinato dalla irresponsabile sua “ governance” nella palude melmosa dei tanti, dei troppi, degli inutili “linguaioli perditempo”, alla “Nichi ma che cazzo stai a dì!”

Ma se Sparta piange, Atene non ride. Così se Sparta/CGIL non ride , non è che opposizione/Atene se la passi meglio. A forza di stare a sentire gente come la Bindi, come Franceschini, come Letta jr, a forza di sentire una Serracchiani che scambia ogni parola fra PD e Governo per “ inciucio” ( come se un partito politico non avesse altro compito che parlare di politica con Governo e nel Parlamento ) ( ma chiedere a gente come la Serracchiani di avere questa visione della politica è come chiedere ad un oste di fare il chirurgo ) , al povero “ similcrozza Bersani “ non resta che presentare una proposta – molto tardiva , ma accettiamola pure e discutiamone - che manda il cattivo odore ( alias “ il fetore”) di un giustizialismo punitivo da quattro soldi. Mentre la maggioranza è obbligata alla concretezza , alla serietà ed alla responsabilità di Governo, l'opposizione non trova altro scenario che quello di rinchiudersi volontariamente nella pura demagogia e nelle solite strumentalizzazioni. I singoli punti presentati da Bersani nella sua enfatizzata “ contromanovra” hanno, come i vini che bevi, un retrogusto che ti lascia la bocca amara. Il problema dell’opposizione, ad oggi, non sono i “ punti” ( dieci o sette che siano ) perché certo , alcuni sono passabili, alcuni da discutere, alcuni semplicemente “ ridicoli”, ma è il loro insieme che sgomenta , la loro, come si usa oggi dire, filosofia politica che disgusta.

Perché “rivedere lo norme sul falso in bilancio così che quel reato sia di nuovo punito severamente “ sta alla manovra come i cavoli stanno alla merenda. Una norma da squadraccia fascista , da spedizione punitiva con olio di ricino pronto, senza alcun nesso logico con la manovra. Insomma il prodotto del solito riflesso pavloviano della sinistra, l’antiberlusconismo viscerale e d’accatto delle varie isteriche prefiche tipo Bindi e Serracchiani. Partorito segnatamente per creare ostacoli insormontabili all’investimento straniero. Amen. Porre annualmente “ all’asta “ le frequenze televisive è una sciocchezza infinita: una RAI, un TIM, una Mediaset che devono programmare investimenti enormi per reggere mercato e concorrenza, che ogni anno deve temere che qualcun altro possa strapparle la concessione è il prodotto di un cervello semplicemente ed irrimediabilmente malato.

Insistere su un’i poi sull' imposta del 15% sui capitali scudati vuol dire far assurgere” l’ inadempimento contrattuale “ da reato civile, da perseguire in un Paese Civile, a “ sistema di gestione “ per guidare uno Stato, uno Stato, ovviamente, di rapinatori e di banditi, di gentaglia inaffidabile alla quale non si può mai concedere fiducia, neanche se firma davanti ad un Notaio. Una proposta vergognosa in punto di civiltà in quanto con la sua “ natura retroattiva” costituisce la “ vera negazione “ dello Stato di Diritto.

Il pezzo forte del citato pacchetto è l'introduzione di una poderosa patrimoniale con la quale il Partito democratico intende ricordare agli italiani che,  come diceva il socialista romantico Proudhon, la proprietà è sempre ed ancora un furto. Pretendere di tassare gli immobili significa sposare acriticamente un’altra “genialata” alla quale questa sinistra ci ha fatto recentemente assistere, mandando avanti a presentarla ( tipo gag dei Fratelli De Rege dove il primo sbuffava contro il secondo con un famoso” vieni avanti….cretino!”) il volto falsamente rassicurante di uno dei tanti baroni universitari e bancari, quel tale Professor Pellegrino Capaldo che aveva proposto di colmare il nostro debito pubblico ( 1.900 miliardi di Euro) imponendo su tutti i proprietari di casa ( l’80% degli italiani ) una bella tassa del 15% circa da calcolarsi sul “valore di mercato” dei loro immobili, da pagarsi, bontà sua, in tre anni. Traduco per chi non capisse il parlare dei lestofanti : gli stessi ladroni che dal 1948 al 1994 ci hanno derubato 1.900 miliardi di euro spendendoli con i loro amichetti e sodali per comprarsi clientele e voti, oggi – fingendo come fa Napolitano di non aver fatto parte di quella ciurma di briganti e di rapinatori da valico – ci dicono di sganciate ancora questa tassa ( da paura un 15% su una casa normale, oggi valutabile circa Euro 500.000,00, pari ad Euro 75.000,00!) per ripagare ( NOI! I derubati da loro!) la refurtiva che LORO si sono fregati dalle nostre casse. Che intelligentoni! Che raffinatezza! Che senso di equità e di giustizia!

Come la mettiamo con le proposte su “ lavoro “ e su “ mezzogiorno” che paiono compilate da mani democristiane vintage anni settanta, quando regnavano “ mezzogiornismo a pagamento della Cassa del Mezzogiorno” e “ fiattizzazione delle maestranze disoccupate “ a spese “ nostre”? Quelle esposte da Bersani su questi temi sono idee da rigattiere politico, non da politico.

Perché altre proposte non sono da escludere ( ben vengano le liberalizzazioni, ad esempio, ma come fidarsi del P.D. che si è battuto alla grande fino a ieri per il referendum che invece abrogava alcune liberalizzazioni?) ben vengano alcune restrizioni valutarie (se conformi alle regole imposteci dall’Europa monetaria)ma che così come presentate appaiono da Stasi e da DDR, ma come la mettiamo con le improponibili dismissioni immobiliari sulle le quali questo blog non concorda assolutamente? Se il nostro complessivo patrimonio immobiliare demaniale disponibile – Colosseo escluso per gli spiritosi e per gli scemi – è valutato 200 miliardi di Euro ed il nostro debito pubblico è di Euro 1.900 miliardi, è chiaro che l’operazione sarebbe dissennata. Infatti ridurrebbe in misura minima il nostro debito ( da 1.900 a 1.700 miliardi di Euro ) ma lascerebbe i nostri “ bond” ( CCT, ecc) alla mercé della speculazione perché , non potendo offrire più la garanzia immobiliare, figurarsi dove schizzerebbero gli interessi richiesti!

Una sorta di demagogico libro dei sogni in cui, tuttavia, c'è un filo conduttore: far piangere i ricchi, secondo un'antica vacazione radical-comunista, tartassare tutti gli altri e soffocare il sistema con il metodo della cosiddetta tracciabilità applicato in modo assurdo fino a pagamenti di 300 euro. Ecco quindi una “ contromanovra” mirata , con sfacciata visceralità, solo a far pagare “ gli altri”, per demonizzare il risparmio, per spacciare per sterco del demonio il denaro ( quello degli altri, s’intende), per riempirsi la bocca con la consueta favola della “ caccia agli evasori” , roba degna delle “ gride manzoniane”, come se la Bindi o il Bersani sapessero come fare a scovarli questi stramaledetti “ evasori” ed anzi ne avessero anche l’elenco, con nome, cognome, luogo e data di nascita, residenza, codice fiscale, indirizzi e telefoni, pronto da consegnare alla GdF; sempre, cioè, impegnati, questi della sinistra, a veicolare un messaggio psicologico subliminale vergognoso e da populista d’accatto. Cioè che “ i sacrifici “ li devono fare sempre e solo “gli altri”, che esiste sempre qualche capro espiatorio. Come nella giustizia ideologizzata esiste sempre un “ potere occulto” ( non si sa quale e chi sia), c’è sempre un “ antistato” , ci sono sempre “ le oscure forze della restaurazione” e simili cretinate , colpevoli delle stragi causate dalla sinistra. Come sempre chi delinque non delinque perché delinque, ma delinque perché a ciò costretto ( sic!) dalla “ ingiusta società”. Tutto questo, in conclusione, corrobora l'impressione, se ce ne fosse ancora bisogno, che il Pd è un partito che basa la sua filosofia di governo, in un'ottica di riequilibrio della finanza pubblica, sul duplice binario di un deciso inasprimento del prelievo e di un forte aumento dei controlli capillari sulle attività economiche e le transazioni di qualunque rilevanza e natura.

In sostanza, un vero partito statalista coi fiocchi il cui trionfale ingresso nella stanza dei bottoni non potrebbe che accelerare notevolmente il processo, peraltro già in atto, di disfacimento della nostra organizzazione economica. Insomma, roba da fondaco del 1960 , secolo scorso, regimi autoritari comunisti, altro che da Parlamento di un Paese democratico



Roma giovedì 25 agosto 2011



Gaetano Immè.





martedì 23 agosto 2011

UN BORGHESE PICCOLO PICCOLO 

Once were warriors. Adesso c'è invece l'”avanguardia della borghesia illuminata” che appare destinata, sempre dalla storia, a prendere il posto della scomparsa classe operaia per guidare il paese verso quel radioso futuro sempre promesso da Stalin Togliatti, Pol Pot, Castro, ecc e che , a causa delle forze oscure della reazione in agguato, in passato non è mai stato possibile realizzare. Ce lo ha spiegato domenica scorsa in una intervista al Corriere della Sera Piero Bassetti , che oggi ha più di ottant'anni e che è da sempre un così detto “ cattolico democratico “, è stato presidente della Regione Lombardia e, negli ultimi tempi, ha dato vita ad una associazione “Gruppo 51”, che a detta del “ giornale di via Solferino “ ( ma meglio non fidarsi troppo di costoro, troppo ammanicati con i poteri forti, troppo vogliosi di riagguantare “ il potere” soprattutto senza “ dover passare per le forche caudine delle elezioni democratiche”, per essere considerati “ dei tipi raccomandabili”) raccoglierebbe “ l'avanguardia della borghesia illuminata milanese “, quella , per capirci, che si è battuta per l'elezione di Giuliano Pisapia a sindaco di Milano.

Proveniente dalla ricchissima e nota famiglia borghese ( senza alcun “ merito” credo, ma solo per puro “culo”), Piero Bassetti ha studiato, avendone in abbondanza i mezzi, negli USA presso la Cornell University e nel Regno Unito presso la London School of Economics . E’ stato sposato con Carla Bonomi (figlia della mitica Anna Bonomi Bolchini) . Anna Bonomi nasce in una straricca famiglia dell’alta borghesia milanese, figlia di Carlo Bonomi Nella metà degli anni novanta la Bonomi balza agli onori delle cronache del Palazzo di Giustizia di Milano per gli sviluppi giudiziari della complessa vicenda del fallimento del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi , vicenda da cui Anna Bonomi esce con un patteggiamento nel processo di appello. Negli stessi anni verrà coinvolta anche nello scandalo della P2 e travolta dalle tragedie personali. Fatta questa sintetica presentazione del personaggio che, francamente è " tutto un programma", , sarebbe facile ironizzare con il cumulo di sciocchezze dette da Bassetti. Ma, caro Dr Bassetti, vuole dirmi cortesemente da chi o da che cosa sarebbe  illuminata questa sua avanguardia della borghesia? Da quale
“ sole dell’avvenire”? Dalla famiglia Moratti -del ramo calcistico- o da quella parte della Curia meneghina e lombarda che dai tempi di Monsignor Montini propugna una sorta di teologia della liberazione padana per meglio continuare a gestire la ricca finanza cattolica del Settentrione?

E, soprattutto, visto che nella società aperta della democrazia liberale tutti gli interessi sono legittimi con la sola eccezione di quelli criminali , da quale sua nefasta concezione della società e dello stato non di diritto ma etico deriva la distinzione che Lei arrogantemente sancisce , tra i “poteri buoni” e quelli “cattivi”, tra gli interessi “nobili” dei primi e quelli “deprecabili” dei secondi?  Mi vuole spiegare , Dr Bassetti, quale sia il criterio con cui Lei, l'alfiere della borghesia illuminata, distingue e condanna – senza processo, nè giusto, nè corto, nè lungo , comunque senza appello , alla santa inquisizione - tra i buoni ed i cattivi? E' il manicheismo di stampo autoritario e razzista di chi pretende di stabilire una distinzione antropologica tra gli italiani, i lombardi, i milanesi in base alle loro diverse concezioni politiche? O è la banalità di chi si sente portatore di una verità superiore per grazia ricevuta che spinge Bassetti a definire “buoni” i suoi amici e “cattivi” quelli che non lo sono?

Ma serve a poco l'ironia sulle sciocchezze in libertà dell'illuminato che, con sommo sprezzo del ridicolo, aderisce anche al digiuno di solidarietà con i musulmani per il Ramadan, che saluta con favore il processo di pubblica islamizzazione di Milano, che contesta la presunta iniquità della manovra del governo contro la crisi ma difende ed esalta la stangata di prezzi e tariffe con cui la giunta Pisapia ha esordito a Palazzo Marino. Trovo molto più utile prendere ad esempio Bassetti ed il suo richiamo presunto “blocco sociale” formato da arancioni, borghesia illuminata e poteri forti buoni da lui definito come “unica speranza per l'orizzonte nazionale” e riflettere sul significato più profondo e più inquietante della faccenda. Le pure idiozie di Bassetti dimostrano, al contrario ed in maniera definitiva ed incontrovertibile, che non esiste una idea, un progetto, un gruppo dirigente, una strategia in grado di rappresentare una alternativa credibile al blocco sociale formato da piccoli e medi imprenditori, professionisti, lavoratori autonomi e lavoratori dipendenti del settore pubblico , pensionati in cerca di stabilità e giovani in cerca del loro futuro che ha espresso nel 2008 l'attuale maggioranza di governo.La constatazione che non esiste alternativa non è un motivo di soddisfazione. E', al contrario, una causa di forte preoccupazione. Perché vuole dire che la maggioranza deve farsi carico anche delle carenze dell'opposizione. E che, proprio per l'assenza di una possibilità di ricambio, il paese rischia di essere condannato ad una paralisi devastante. Non sempre l’età veneranda è sinonimo di saggezza e di senso di responsabilità.

LA MAGISTRATURA CHE INDAGA PER CERCARE LA VERITA’ E’”SECCANTE” PER L’”ASSOCIAZIONE VITTIME BOLOGNA”,  PER IL P.D., PER DI PIETRO, PER VENDOLA. LORO PRETENDONO SOLO LA GIUSTIZIA CHE ESEGUA I LORO ORDINI.


La notizia che la Procura di Bologna ha iscritto nel registro degli indagati per la famosa strage del 2 agosto del 1980 due terroristi tedeschi, riportando, dopo trentuno anni di ignobile silenzio , al centro delle indagini la così detta “pista palestinese “ o anche “ pista libica”, il fatto che vengano finalmente riportate alla dovuta ribalta alcune “ prove” – come la comunicazione scritta del Dr De Gennaro che certificava al Tribunale di Bologna a presenza di quei due terroristi a Bologna nei giorni dell’attentato – che , invece, per trentuno anni i Magistrati hanno colpevolmente dimenticato e tralasciato in nome di una giustizia ideologicamente asservita a condannare comunque una “ parte politica” disinteressandosi del tutto di “altre evidenze probatorie “, pare abbia “ infastidito” ( molti giornali e giornalisti hanno avuto la spudoratezza di usare proprio questo termine nei loro commenti ) molti di coloro che di fatto attraverso le piazze e i giornali hanno guidato, hanno “ commissariato” la Magistratura costringendola a confezionare quella sentenza per Bologna. Parlo in modo particolare del Dr Paolo Bolognesi, Presidente dell’Associazione delle vittime della strage , il quale di quell’associazione ne ha fatto uno strumento populista vivendoci sopra dal 1996 ad oggi, esempio preclaro del così detto infantile “ antifascismo fischiaiolo” buono solo per i gonzi. . Il Presidente,
“ seccato” per le nuove iniziative della Procura bolognese, ha tenuto a precisare , trovando cassa di risonanza in molti giornali democratici e rispettosi a corrente alternata della Magistratura stessa ( brava quando condanna comunque la destra , impresentabile e seccante quando invece pretende, magari con una scatto di dignità tardivo trentuno anni, di scrollarsi di dosso i ricatti intimidatori di Associazione vittime, di partiti politici e di giornali di sinistra che per la bellezza di trentuno anni hanno vietato ad un Tribunale della Repubblica Italiana di ricercare la verità dei fatti), che “ le nuove iniziative giudiziarie sulla strage nulla cambiano del giudizio della storia”. Lo credo bene che sono “ infastiditi” i Signori! Dopo trentuno anni durante i quali hanno “ teleguidato” la Giustizia , oggi se la ritrovano improvvisamente sveglia e contro di loro. Ovvio che fra i “ più  seccati ” trovano posto, in tribuna d’onore,  anche il P.D., anche l’IDV, il SEL, forse anche la “new entry” Montezemolo , mentre un impresentabile inquilino del Colle si guarda bene dal far sentire una sua parola in favore dell’accertamento della verità su quella strage . Se il lavoro, i fascicoli e quanto altro messo in campo da tutta la sequela di Magistrati che si sono occupati di quella strage fossero stati indirizzati, da subito, alla ricerca della verità anziché a nasconderla con ogni mezzo, sapremmo da tempo se i condannati all’ergastolo per quella strage sono i colpevoli , sapremmo come mai l’unico loro grande accusatore , quel tale Sparti , fu premiato con un incredibile esonero dalla carcerazione sulla base di un certificato medico oggi chiaramente verificato come “ un puro falso”.



BERSANI NON DIALOGA, MINACCIA!

Dopo il “ commissariamento” ( a due mani con il Prof. Giavazzi sul Corriere della Sera), dopo la
richiesta di dimissioni immediate , di un immediato passo indietro affinché il PD ne possa fare uno avanti “ ( pura affermazione apodittica -  il termine è assunto come sinonimo di “ certamente falso “in opposizione all’aristotelico "dialettico" ) coro a più voci anche bianche , ormai praticamente un disco rotto , P.L. Bersani nel suo alto e responsabile eloquio è passato, con alto senso dello Stato,  a minacciare  il Paese. La minaccia bersaniana è “ la rivolta sociale”. Oddio, la “ politica fatta di minacce e di rivolte di piazza organizzate “ non è che sia una novità per chi proviene dal comunismo staliniano, come il “ nostro”. Loro si autodefiniscono “ democratici” forse in virtù del fatto che se non la pensi come loro fai presto una brutta fine e questa, per questa gente, “è” la “ loro democrazia”. Il ridicolo è che il compagno-Bersani vorrebbe accreditarsi come “ progressista e democratico”, ma le cose non tornano proprio per niente. Obama, per esempio, che pure si dice “ democratico”, certe minacce non le farebbe mai. “ Naturaliter “ il Kompagno Bersani, nella sua tragica e ridicola supponenza, non ci ha svelato in quale modo una rivoluzione in Italia – con tanti bei cadaveri dei “ nemici” appesi a testa in giù , una vera specialità di  casa PCI ( come gli
“ spaghetti alla puttanesca  " alle fraschette di Ariccia) – dovrebbe risolvere i problemi di una crisi che ( ma forse sono i suoi giornali di riferimento che glielo hanno tenuto ben nascosto!) riguarda quasi tutto il mondo occidentale e che è cominciata proprio a causa di quell’Obama che nel suo P.D. è “ venerato come un Padre Pio”. A tale proposito, poi, il Kompagno Bersani – ma un po’ tutto il P.D. in primis Veltroni - dovrebbero anche spiegarci come mai , secondo quanto riportato dall’Agenzia “ Nuova Cina” , “ gli USA appoggiano fermamente la politica di una sola Cina di Pechino, non sosterranno mai l’indipendenza di Taiwan e riconoscono che il Tibet è una parte della Cina.”. La storia, allora, si ricorderà di un Presidente americano molto democratico che ha fatto dietrofront su Tibet e Taiwan, di un presidente americano entrato alla Casa Bianca perché da quelle parti ai negri sono state concesse le stesse opportunità e diritti dei bianchi,ecc. Ma chiedo troppo al Kompagno.



Roma martedì 23 agosto 2011

Gaetano Immè

lunedì 22 agosto 2011

DOPO LA “ MAGNA GRECIA DI NUSCO” ECCO IL “ MACHIAVELLI DI BENEVENTO”


Il Sannio e la sua Provincia non possono essere cancellati per decreto, in nome di una pretestuosa esigenza di risparmio (ancora da dimostrare)”, sostiene il leader dei “Popolari per il Sud-Udeur”, Clemente Mastella. “Se le Province non hanno più valore politico ed istituzionale, lo si dica e, conseguentemente, si abbia il coraggio di eliminarle tutte, senza discriminare sul numero di abitanti - afferma Mastella in un messaggio inviato al Consiglio provinciale di Benevento (convocato ieri in seduta straordinaria) -.

Diversamente, è solo fumo negli occhi, a spese di poche comunità locali, tra le più virtuose, che pagano l'unica loro colpa: un modesto peso elettorale”.Nel giudicare opportuna l'iniziativa del presidente della Provincia di Benevento (Aniello Cimitile), Mastella dice di agire “per lanciare un chiaro ed univoco segnale politico, oltre che istituzionale: Sono certo che in questa battaglia di civiltà e di giustizia (oltre che di assoluto buon senso) si ritroverà compatta l'intera deputazione sannita: i parlamentari europei, i parlamentari nazionali, i consiglieri regionali, assieme ai rappresentanti istituzionali locali, senza distinzione. Oggi, dai banchi del Consiglio provinciale di Benevento, parte all'indirizzo del Governo nazionale, del Parlamento italiano, un messaggio forte ed autorevole, basato su motivazioni, principi e valori che meritano la più alta considerazione”.Forse che il leader dei “Popolari per il Sud-Udeur” intenda scongiurare la cancellazione del suo feudo elettorale? Sulla carta lo smembramento della Provincia di Benevento prevede l'ampliamento delle province di Foggia, Avellino, Napoli e Campobasso. Come ha giustamente rammentato Virginia Piccolillo sul Corriere della Sera, non sarebbe da escludere qualche trovata mastelliana, come favorire politicamente la creazione del MoliSannio. Altri dicono che Mastella sarebbe stato colto alla sprovvista: dovrebbe velocemente cercare di piazzare amici, parenti e clienti tra comunità montane, consorzi di bonifica ed enticchi vari che insistono nel Sannio, che non è più beneventano. Così la recente (si fa per dire) Benevento minaccia di tornare alle origini, a quella Maleventum che tanto dispiaceva ai romani.


VELTRONI E LE SUE APPROPRIAZIONI INDEBITE RIDICOLE

Veltroni ha cercato di impadronirsi di Obama, così come ha tentato di impadronirsi di John Fitzgerald Kennedy, mito della sinistra perché aristocratico, bello, ricco e ucciso da “ oscure forze della reazione”. Nessuno che abbia ricordato, a questo “politicante comunista “ ricco baby pensionato ( alla faccia di tutti i nostri figli e nipoti che nascono pieni di debiti per pagargli la sua “diecimila al mese “ da quando aveva quaranta anni ) che Mr J.F.K. stava per dichiarare guerra all’Urss e che tentò di invadere Cuba attraverso l’attacco alla Baia dei Porci. Un episodio che vale la pena di rievocare a beneficio di chi è “ scordarello “, come Walter Veltroni.

La Baia divenne nota per un tentativo di invasione di Cuba effettuato il 16 aprile 1961 da 1.500 anti-castristi emigrati negli Stati Uniti e oppositori del governo di Fidel Castro. Lo sbarco nella Baia dei Porci fu l’inizio del tentativo di invasione; ideata durante la presidenza di Dwight Eisenhower, l’operazione fu autorizzata dal suo successore John Fitzgerald Kennedy. A suggerire l’opportunità dell’attacco erano stati i servizi segreti Usa, decisi a riportare l’isola sotto la propria sfera d’influenza. Castro, succeduto al filo-americano Fulgencio Batista, aveva infatti nazionalizzato banche, società e casinò, ostacolando gli interessi statunitensi, avvicinandosi – con lo scambio zucchero per petrolio – all’Unione Sovietica e argomentando a favore di una possibile aggregazione di Stati centro e sud-americani. Per quanto riguardava Cuba, Kennedy poteva contare sull’appoggio degli esuli anticastristi, scappati dopo l’arrivo delle truppe di Castro a l’Avana. L’obiettivo di Kennedy era rovesciare il prima possibile il governo di Fidel Castro, inviando contro di lui i suoi oppositori fuggiti in America. Il 16 aprile 1961 furono effettuati dei piccoli bombardamenti in alcune zone dell’Avana e nell’area dell’appunto famosa Baia dei Porci. Il 17 aprile gli esuli anticastristi appoggiati da piccoli contingenti dell’esercito americano provarono lo sbarco nella Baia dei Porci. Ad attenderli trovarono Castro e i suoi guerriglieri, più esperti nel combattimento in quelle zone, che avevano attraversato durante gli anni della rivoluzione fino ad arrivare alla presa dell’Avana. L’operazione, nonostante gli esuli avessero ricevuto un rilevante supporto logistico e un approfondito addestramento militare americano, fu un clamoroso insuccesso. Gli anti-castristi ebbero circa 90 morti, mentre l’esercito cubano non ebbe vittime. I servizi segreti americani confidavano nella spontanea adesione della popolazione al rovesciamento di Castro, ma ciò non avvenne. Per non compromettere ulteriormente la propria posizione, Kennedy negò l’appoggio diretto dell’aviazione statunitense.

La figura di Castro si rinsaldò, avvicinandosi ulteriormente a Mosca. Un anno dopo, la crisi dei missili sovietici installati a Cuba e puntati verso gli Stati Uniti avrebbe portato il mondo ad un passo da una guerra nucleare. In cambio del ritiro dei missili, Kruscev ottenne da Kennedy l’impegno formale a non attaccare militarmente l’isola di Cuba.

Così andarono le cose, a cavallo tra guerra fredda e guerra nucleare. Altro che le minchionate veltroniane del pacifismo kennedyano !

Commovente, titanico, ma soprattutto infinitamente patetico lo sforzo di Veltroni poi di presentarsi come la controfigura di Barack Obama. Un tentativo comico come il famoso personaggio di Nando Moriconi ( quello di “ A me m’ha ruvinato ‘a guera….Sinnò io stavo già a Kansassiti…..a me m’ha ruvinato ‘a guera…….) di Alberto Sordi e goffo come solo la politica di Veltroni sa essere.

Ci riuscite, voi, ad immaginare Obama con Tonino Di Pietro, con Guglielmo Epifani, con la Camusso, con le maestre tesserate Cgil,con i comici di Rai tre e con tutto il triste circo veltroniano fatto da ballerine, comici, musicanti, nani e donne cannone? Suvvia! Non scherziamo!

Invece, venendo a cose più serie, è stato quasi divertente – in ottica italiana – assistere al succedersi della crisi internazionale, alle prime parole dure di Obama contro uno Stato-canaglia. Improvvisamente, l’“Itaglia demogradiga” ha scoperto che Obama, alla fine della fiera, oltre ad essere “ abbronzato” , è pur sempre un americano. E giù allora con le marce indietro, con i consensi ritirati, i “disendorsement”, con le prese di distanza da Obama, esattamente come accadde con Clinton ai tempi del Kosovo.

Ecco perché mi è sempre apparsa letteralmente patetica la “ola” in curva da parte di Veltroni e dei suoi: è la solita storia, non hanno capito niente o poco, ma sono sempre pronti a spiegare tutto.

QUACOSA DI NUOVO SOTTO IL SOLE DELLA POLITICA? ANZI! D’ANTICO?

Andiamoci piano perché il soggetto – parlo di Luca Cordero di Montezemolo – è poco raccomandabile, poco affidabile, come quel tale Cimabue che “ faceva una cosa e ne sbagliava due “ e che ci ha abituati a dietrofront rapidissimi, a stop and go micidiali, a “ un passo avanti e cinque indietro” da terrore, ma pare che la politica italiana stia per dare il benvenuto ad un nuovo movimento politico, quella Generazione Italia Futuro che fa capo al Presidente della Ferrari ed all’economista ex P.D. Nicola Rossi. Ho intravisto su Sky24 qualche “ trailer” del programma che dovrebbe basarsi su una sonora bocciatura del centrodestra ( “ignobile la politica di chi da quindici anni dice di voler fare le riforme che poi non fa mai””) e del centrosinistra, dal quale ha “rimediato” quel Nicola Rossi che è scappato dal P.D. per “ l’ivi assoluta mancanza di liberismo”. Insomma, un nuovo “ grande centro” ma composto da facce vecchie, decrepite e sempre uguali ( lui, Casini, Fini, Rutelli, ecc, ci manca solo qualche Agnelli, qualche De Mita, una spruzzata di D’Alema, qualche foglia di “Nichi ma che cazzo stai a dì” e siamo a posto ) i quali ancora non capisco quale “ nuovo “ dovrebbero rappresentare. Son qui che fremo, caro Montezemolo, son tutto un fremito in attesa del suo programma. Purché sia breve però , purché si capisca, purché non sia le trecento inutili paginate del Prodiprogramma del 2006 , né quello sintetico di Berlusconi del 1994 e del 2001. Onestamente mi chiedo cosa mai può darci di nuovo , di moderno, di liberale , un personaggio come lui, che incarna, almeno ai miei occhi, il peggio del peggio di quei poteri forti che hanno dominato senza alcun titolo il Paese dal 1948 fino al 1994- grazie al consociativismo fra PCI e DC - , che ci hanno ridotto ad avere il debito pubblico più grande del mondo, che mirano solo ad eliminare con ogni mezzo, forcaiolismo giudiziario in prima linea ed elezioni democratiche ben escluse , il movimento politico che inaspettatamente ha strappato loro il dominio politico del Paese e che , oltre tutto, pretendono pure di farlo senza chiedere alcun consenso popolare. Il personaggio non è di quelli da “ self made man”, ma piuttosto da “ siur parun da li beli braghi bianchi “, un cascame , un sottoprodotto dell’agnellismo degli anni cinquanta, quando il nostro Paese era più che una “ Repubblica” una specie di “ Regno degli Agnelli” o anche “ vigna dei coglioni”, un residuo archeologico di una politica da secolo scorso, sconfitta da storia e vita. Per costui il centrosinistra è “ cacca” ed il centrodestra “ pura merda”. Siamo tutti ansiosi del suo programma Dr. Montezemolo, La prego, non i provi , non faccia il “ gran paraculo” cominciando dalla “ legge elettorale” coma prima cosa da riformare. Guardi che operai, impiegati, casalinghe, studenti, precari, disoccupati, ecc hanno bisogno di “ campare” prima di pensare a “ votare”. Perciò se fosse nel suo profondo pensiero scopiazzare le varie fantasie dei Bersani, dei D’Alema, dei Fini, dei Bocchino , dei Casini/Caltagirone, che vorrebbero iniziare a costruire la “ loro nuova Italia” dal tetto ( della Legge Elettorale) anziché dalle fondamenta ( della produttività e del PIL ) ci risparmi la noia , faccia il suo solito “ passo del gambero” e torni a fare quello che ha dimostrato di saper fare benissimo : trovare in Ferrari due posti fissi ( per ora stage, Lei dice? ) per due “rampolli illustri” come i “virgulti” di Celli ( ex RAI ) e di Bisignani ( meglio tenerselo buono, vero?). Come dimostrazione di come Montezemolo intenda “ combattere il precariato” non c’è male!!Come diceva uno dei Fratelli De Rege? “ Vieni avanti, cretino!!!”.

LE STORICHE BUGIE

A partire da quel tragico 1992, durante il quale la tempesta giudiziaria spazzò via un'intera classe politica e il Parlamento, in preda ad un furore autolesionistico senza precedenti, accettò di essere commissariato dalla magistratura, nel nostro paese si sono diffuse, e non a caso, due convinzioni assolutamente errate: la prima è che un sistema di potere diffuso e ramificato fosse stato completamente spazzato via per lasciar spazio ad una nuova classe dirigente «eticamente sostenibile»; la seconda è che, come per magia, la politica avesse cessato di avere un costo, ovvero che il conseguimento del consenso ed il mantenimento del medesimo non comportassero più il reperimento, il consolidamento e l'amministrazione di risorse. Obnubilati dalla «buona novella» giudiziaria e ipnotizzati dalle innumerevoli «questioni morali» cavalcate da Occhetto, Parisi, D'Alema e infine Bersani gli italiani hanno davvero cominciato a credere che il sistema politico avesse subìto una radicale palingenesi: stop al nepotismo, agli oscuri interessi di bottega, all'esercizio arbitrario del potere, alla preservazione del consenso attraverso favori più o meno occulti, più o meno illegali. All'Italia resa ebbra e bestiale dal giustizialismo bastò lo sfregio del lancio di monetine contro Bettino Craxi fuori dall'Hotel Raphael per illudersi che un'epoca fosse finita e che il Palazzo d'Inverno stesse bruciando. Definitivamente. Non fu così, né diversamente poteva andare, col senno di poi.

In primo luogo perché ancora oggi, a distanza di venti anni, non è stata fatta chiarezza su una stagione politica che in fretta, troppo in fretta, fu liquidata come infame: fu una stagione caratterizzata da luci ed ombre, certamente, ma perché sia stato dato risalto esclusivo a queste ultime pretendendo che la tipicamente italiana cultura della rimozione censurasse le prime è domanda che oggi più che mai risulta non banale e meritevole di urgente risposta.

In secondo luogo perché, alla luce di quanto sta emergendo in relazione all'inchiesta su Filippo Penati e su altri notabili del Partito democratico, possiamo affermare senza tema di smentite che la magistratura nel 1992 ha clamorosamente fallito, limitandosi , forse, per impossibilità oggettiva di perseguire determinati filoni di inchiesta, a spostare la polvere sotto al tappeto, come si usa dire.

Perché quanto emerge dai primi riscontri si presenta come un vero e proprio Vaso di Pandora: ovvero un sistema particolarmente ramificato, diffuso ed ingegnerizzato che è subentrato, con perfetta continuità, a quello precedente tanto odiato e vituperato. Da un'inchiesta di Panorama apprendiamo che sarebbero ben 102 gli uomini del Pd indagati, arrestati, imputati o condannati: niente male per un partito che ha fatto del proprio codice etico un fiore all'occhiello, il cui leader ha più volte usato toni savonaroliani in relazione alla cosiddetta «P4».

L'affaire Serravalle poi appare particolarmente oltraggioso, poiché risulta davvero inspiegabile la plusvalenza realizzata da Marcellino Gavio, ammontante a 179 milioni di euro a seguito della vendita delle sue quote dell'autostrada A7 alla Provincia di Milano. Il «giochetto», per così dire, è stato portato a buon fine attraverso una classica triangolazione: Gavio ha rilevato la quota pubblica di A7 dalla Provincia di Genova, allora presieduta (siamo nel 1999) da Marta Vincenzi, attuale sindaco di Genova, pagando ogni azione 1,60 euro. Quelle stesse azioni che Filippo Penati acquisterà nel 2005, svuotando le casse della Provincia di Milano, a 8,93 euro: sei volte tanto.. La faccenda non è per nulla nuova, tra l'altro, poiché in tempi non sospetti l'ex sindaco di Milano Gabriele Albertini pose all'attenzione del pool di Milano e di Antonio di Pietro, allora europarlamentare, un dossier ove si evidenziavano con chiarezza le discrepanze dell'operazione. Dossier finito lettera morta.

Ora, se l'operazione Serravalle non configura per ora reati conclamati, vero è che risulta comunque poco trasparente e giustificabile, di per sé, sul piano eminentemente etico. A questo aggiungiamo le dichiarazioni di noti imprenditori quali Piero di Caterina e Giuseppe Pasini, che accusano Penati di avere preso cospicue tangenti non solo e non tanto a titolo personale. Dichiarazioni attualmente al vaglio degli inquirenti. Tra i tanti dubbi, uno in particolare merita ulteriore analisi: il tornaconto di Marcellino Gavio era chiaro ed evidente, ovvero realizzare la suddetta e assai cospicua plusvalenza. Ma l'establishment pdem cosa ci avrebbe mai guadagnato, a parte l'eterna gratitudine del re delle autostrade italiane, deceduto nel 2009? Ci viene nuovamente in aiuto Albertini, il quale afferma che 50 milioni di quei 179 furono utilizzati da Gavio per acquistare un corposo stock di azioni Bnl in appoggio alla scalata di Giovanni Consorte, padre-padrone di Unipol, colui che fece gongolare Piero Fassino tanto da spingerlo imprudentemente a dire al cellulare: «Abbiamo una banca». Il conto torna, pur ammettendo la legittimità formale dell'operazione.

In ultima analisi, che cosa è realmente cambiato rispetto alla dannata e condannata «Prima Repubblica»? L'impressione è che siano semplicemente cambiati i «padroni del vapore», oggi vittime del loro stesso malriposto moralismo.

A tal proposito risultano illuminanti queste parole di Enrico Berlinguer riportate al tempo che fu da Repubblica: «La questione morale, nell'Italia di oggi, fa tutt'uno con l'occupazione dello Stato da parte dei partiti e delle loro correnti. Fa tutt'uno con la guerra per bande, fa tutt'uno con la concezione politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ladri, corrotti, concussori vanno scovati, denunciati, messi in galera». Quanto spirito profetico nelle parole di Berlinguer...che oggi potrebbe calzare a pennello per i suoi poco degni epigoni...



Roma lunedì 22 agosto 2011

Gaetano Immè

domenica 21 agosto 2011


VITTO E SOPRAVITTO , UN MISTERO NELLE CARCERI ITALIANE!

Nelle carceri italiane non c'è solo un problema di spazi e di letti, ma anche di cibo. La prima ad evidenziarlo fu l’onorevole radicale Rita Bernardini che ha raccontato a Radio radicale come questo business sia gestito in maniera monopolistica da anni (addirittura dal 1930). Per tacere del fatto che l’ultima volta che è stato assegnato a livello nazionale, l’aggiudicatario si era impegnato a fornire tre pasti al giorno a detenuto per meno di 4 euro. Si , proprio così, quattro euro! Dopodiché anche la vicenda del detenuto tunisino Ismail Ltaief, cuoco nelle mense del carcere di Velletri, che ha denunciato un bel po’ di gente in loco per presunte ruberie sul cibo dei detenuti, rifiutando 15 mila euro per ritrattare le accuse, ci ha mosso a ulteriore curiosità: non è che sui pasti dei detenuti succede qualcosa, diciamo, di strano? Quelli di “Ristretti orizzonti” ne sono convinti e così ci hanno fornito ben tre delibere regionali della Corte dei Conti, per il Veneto, per l’Umbria e per la Lombardia, nonché una segnalazione dell’autorità garante per la concorrenza del 2010 ( secondo cui l’aggiudicazione di questi appalti è “distorsiva” per la concorrenza) che contestavano tutte questa maniera di aggiudicare senza gara, “per asseriti motivi di sicurezza”, l'appalto del cibo nelle carceri.

E sempre alla stessa ditta: quella degli eredi di tale Arturo Berselli. Cioè la Arturo Berselli e C. S.p.A., con sede amministrativa a Milano.Addirittura nel 2003 la Corte dei conti regionale della Lombardia rifiutò di vistare le procedure di appalto con cui venne rinnovato il contratto a tale ditta sostenendo che non fossero state seguite le procedure previste dalla legge.Circostanza che nel tempo ci è costata anche l’avvio di una procedura di infrazione da parte della Ue. All’epoca era ministro Guardasigilli Roberto Castelli, per la cronaca. E siccome solo da via Arenula dipendono i decreti di proroga, il conflitto, tuttora irrisolto, è quello tra chi appone motivi di sicurezza non meglio determinati, qualcuno potrebbe pensare che altre ditte non consuetudinarie a questi appalti potrebbero favorire la fuga dei detenuti magari mettendo la lima nel panino, come nei fumetti, e chi chiede una gara europea.

Ma il sospetto è che si voglia favorire un monopolista che peraltro, a seconda delle regioni, opera da anni in consorzio con altre ditte (nella Lombardia con la SAEP S.p.A e la Domenico Ventura di Umberto Ventura e C. S.a.S., in Umbria con la Ias Morgante S.r.l.). Mentre la corte dei conti della Lombardia ha messo bastoni tra le ruote a via Arenula, quella del Veneto e quella dell’Umbria hanno sollevato molti rilievi ma alla fine hanno ceduto alle pretese di rinnovo di questi appalto alle stesse ditte e senza gara, pur riconoscendo questa procedura contraria a una norma dello stato varata ad hoc per tenersi buona l’Europa. Cioè l’articolo 23 della legge 18 aprile 2005, n. 62(legge comunitaria per il 2004), approvato al fine di conseguire l’archiviazione di una procedura di infrazione comunitaria avviata contro l’Italia in relazione al contrasto della previgente disciplina del rinnovo dei contratti pubblici scaduti con i principi di libertà di stabilimento e di prestazione dei servizi di cui agli articoli 43 e 49 del Trattato CE e con la normativa europea in tema di tutela della concorrenza. Ma questo articolo che ha sancito un generale divieto di rinnovazione dei contratti pubblici di fatto nelle carceri rimane inapplicato in seguito all’emanazione del decreto del Ministro della Giustizia del 21.07.2004, cioè il provvedimento in forza del quale “il contratto oggetto del provvedimento di approvazione in esame è stato sottoposto a particolari misure di sicurezza”. Peraltro nelle motivazioni del provvedimento datato 16 aprile 2008 dalla sezione regionale del Veneto si sottolinea come il ministero abbia persino “ribadito la necessità di affidare vitto e sopravvitto al medesimo soggetto per motivi di efficienza e convenienza, in ragione delle reciproche interazioni tra le due attività e dell’incremento dei costi, sia per l’Amministrazione che per i detenuti, che potrebbe conseguire a una diminuzione del volume dei generi approvvigionati dalle singole imprese affidatarie”.

La cosa incredibile è che la ditta Berselli abbia sedi atipiche in quasi ogni carcere italiano. Il cibo ai detenuti è cosa loro. Altro mistero di chi volesse approfondire il tutto è questo: da anni i detenuti segnalano che i prezzi dei prodotti in vendita al sopravvitto sono troppo cari, e da anni i volontari che provano a fare una verifica nei supermercati della zona si scontrano con il fatto che invece molti prezzi sono identici, o quasi, a quelli dei supermercati. Questo significa che esiste un sistema istituzionalizzato di creste all’interno dei penitenziari? Se fosse ad esempio verificata proprio quella parte della denuncia di Ismail Ltaief, il cuoco di Velletri, secondo cui quando arrivavano i pacchi delle forniture di vitto “qualcuno segnava 300 quando veniva scaricato 60”, allora tutto sarebbe più facile da capire.. Come ai tempi delle carceri d’oro sulla pelle dei detenuti è più facile giocare. Tanto di denaro pubblico se ne spreca tanto, mica vogliamo star lì a perder tempo su come lo Stato fa mangiare “ i delinquenti “?

IL CSM E IL FASCICOLO SUL  P.M. ANTONINO INGROIA

A sollecitare l’intervento del Csm era stato Giuliano Ferrara, nella puntata di Qui Radio Londra andata in onda il giorno dell’arresto di Massimo Ciancimino: si era conclusa con un appello al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che del Csm è il presidente, e a Michele Vietti,numero due di Palazzo dei marescialli. Ferrara definì Ciancimino “calunniatore professionale in mano a un circuito mediatico giudiziario” e disse che Antonio Ingroia, il pm di Palermo che lo ha fatto arrestare, “si è servito delle sue accuse mai davvero controllate”. “L’apertura di un fascicolo da parte della Prima commissione del Csm sulla vicenda Ciancimino, circostanza chissà perché sfuggita a un cronista attento come Santoro, non può risolversi in una pura formalità.”

Massimo Ciancimino è accusato di detenzione di esplosivo, cioè di un’arma molto cara alla mafia stragista. Ma questo è quasi irrilevante rispetto alle altre pagine oscure del personaggio - afferma Osvaldo Napoli (vice presidente dei deputati del PdL) -. Ciancimino - ricorda Napoli - è stato, dopo che si è accertata l’inaffidabilità del pentito Spatuzza, il teste che negli ultimi tre anni ha consentito alla procura della Repubblica di Palermo di mettere in mora la politica italiana.Egli è stato ritenuto inaffidabile dalla magistratura di Caltanissetta, affidabile a intermittenza da quella di Palermo salvo, da ultimo, essere arrestato da quello stesso pm Ingroia che lo aveva sempre difeso. Ce n’è in abbondanza perché il Csm si metta al lavoro - è la conclusione dell’esponente PdL - e faccia entrare un po’ d’aria pulita in qualche Procura”.

PROCESSO BREVE E FREGNACCE DI SINISTRA

Sostenere che la tecnica del processo breve sia la più consona ad un sistema di giustizia giusta è in verità assai difficile. Ma, se andiamo a vedere quelli che sono i “tempi brevi” in cui si vogliono costringere i processi, se non si è Italiani, come tali vaccinati contro le sorprese di ogni stravaganza del sistema giudiziario (non usiamo il termine “giustizia” per non aggravare il grottesco) ci si accorge che chi ha inventato questa storia del “processo breve” ha voluto scherzare o, piuttosto, ha voluto sfoderare una dose spropositata di umorismo nero. Sono tempi che in qualsiasi paese sarebbero considerati inverosimili per la loro lunghezza. A parte, dunque, gli scherzi ed a parte la disinvoltura con la quale si vuol far finta, con una dose di irresponsabilità notevole, al contempo, di scherzare e di fare sul serio, bisogna dire che questo è un provvedimento di legittima difesa contro una sedicente giustizia, espressione della politica faziosa del Partito dei Magistrati. Legittima difesa che non toglie che rispetto all’esistenza stessa del P.d.M. (Partito dei Magistrati) ed alle sue ineliminabili (perché un partito del genere non può farne a meno) malefatte, non basta difendersi (cosa cui si ha indubbiamente diritto, salva l’ampia gamma delle ipotesi di eccesso colposo, di aberratio ictus, etc.etc.) ma si ha pure il dovere di difendere la Società e lo Stato dal fenomeno in sé, potenzialmente sempre pericoloso per tutti e tragicamente rovinoso per la giustizia.

E’ questo il punto. C’è un processo lunghissimo di evoluzione dell’apparato giudiziario italiano in strumento di un partito che non è uno di quelli che apertamente si fregiano di tale definizione, ma è il partito di quelli stessi che dovrebbero amministrare la giustizia tale e quale dovrebbe essere: accertamento della verità ed applicazione della legge, senza pretese di obiettivi diversi, quali che essi siano, di conduzione di “lotte”, di eliminazione di storture sociali o politiche che non siano l’obiettivo consistente nella pura e semplice applicazione della legge.La legittima difesa, prima di essere un istituto del diritto penale che stabilisce un“esimente” dalla responsabilità per i reati commessi a tal fine (uccidere per non essere ucciso, percuotere per non essere percosso o rapinare etc.) è un dato naturale, istintivo dell’uomo. Ciò non significa che il meglio che possa farsi per contrastare la criminalità sia affidarsi alla legittima difesa delle vittime.

Ed allora parliamo chiaro. Se il processo breve provocherà ingiustizie, perché sembra che la giustizia da noi, in Italia, debba realizzarsi solo in tempi lunghissimi (i tentativi di “velocizzare” questo sgangherato carrozzone si sono risolti e si risolveranno in ancor più grottesche ed ingiuste forme di sommarietà) bisogna pure intraprendere una azione coerente e concludente contro il “Partito dei Magistrati” che obbliga a tali forme di episodica difesa.

Il Partito dei Magistrati, dei Magistrati meno capaci, meno scrupolosi, meno preparati, meno garantisti; quelli che hanno indotto i legislatori ad empire le nostro leggi processuali di una quantità incredibile di disposizioni di salvaguardia, di mezzi di impugnazione, di avvisi, di notifiche etc.etc. che appesantiscono i processi e ne moltiplicano la durata, ma si risolvono in altrettante nuove “trovate” per eludere quelle, come le altre garanzie, che non garantiscono nulla o quasi. Difendersi da loro, possibilmente in modo coerente, razionale, conclusivo. Il difetto sta nel manico.

E’ inutile sperare che con una magistratura, che, nella sua gran parte, non ha esitato a tradursi in partito, profittando delle mille insensatezze che il potere legislativo e la classe politica sembra proprio abbiano messo in essere, per assecondare ed accelerare tale processo, possa darci una giustizia, con processi brevi o lunghi che siano, che possa considerarsi veramente giusta.Una magistratura costituita in partito, oltre che una mostruosità istituzionale e costituzionale , un pericolo costante per l’equilibrio tra i poteri dello Stato, il preludio di un regime autocratico, è una fucina di processi ingiusti. Non solo quelli che processi neppure si possono definire, perché sono solo espressioni dell’attività del partito, in quanto tale, ma anche nei confronti di tutti i cittadini qualsiasi. Altro ha da fare un Partito dei Magistrati che fare giustizia per i cittadini!

Ed allora il problema, il vero problema è una “campagna” (le fanno loro, facciamole anche noi!!) contro il Partito dei Magistrati. Se il Presidente della Repubblica, che ne è il Capo, ha da dire una parola sulla giustizia, essa non sia , certo,  la “ paraculata” del “si riserva di dire” (a seconda degli emendamenti che saranno o meno apportati, come ha lasciato intendere) sul “processo breve”.


La dica, Presidente esternatore , la dica finalmente , abbia il coraggio di dirla una parola chiara, sul Partito dei Magistrati: ci faccia sapere se Le  va bene che quel partito esiste e perché o se invece Lei esiga che questa mostruosità costituzionale  scompaia dall'Italia. Ma non ci dica che il Partito dei Magistrati non c’è. L’evidenza dei fatti  non può essere negata,  nemmeno da un privilegiato Presidente della Repubblica.

GLI EROI DELLA SINISTRA!

Spulciando la storia su Wikipedia, ho scoperto che nel lontano 1997, il Professor Roberto Vecchioni, in una intervista , dall’alto della sua impressionante tuttologia  ( accreditatagli, però, solo  dalla sinistra intera, non certo da questo blog ,  ebbe a dire : “ Elvis Presley un mito? E’ solo un reperto archeologico. E’ solo un personaggio finito, non può essere un modello, troppo spicciolo e rozzo”. Povero Professore ! Capisco l’invidia e la rabbia nel constatare che le canzoni di Elvis dopo quarant’anni ancora spopolano mentre le sue  canzonettine anche se incartate con carta ideologica e presuntuosa dopo neanche due mesi spariscono dalla circolazione , capisco anche che per “ uno de sinistra” un americano è sempre  un amerikano, ossia  un  puro coglione , “ a prescindere”;  capisco pure che il Professore quando torna a casa deve fare i conti con una come Daria Colombo,  per cui guai a ragionare con il proprio cervello, meglio abbandonarsi alle solite frasi fatte e politicamente corrette,  per la buona pace familiare! Ma definire “ un reperto archeologico” un artista che attira ancora  oggi 70 mila persone sulla sua tomba ( al giorno!), che ha venduto “ più di un miliardo di dischi in tutto il mondo!”, che ha vinto qualcosina come 170 “ dischi d’oro” , bè… altro che presentarsi ancora a San Remo ( a proposito, ma che fine ha fatto quella sua canzonettina da tronfio musicante ?) . Da nascondersi dentro una tomba per sempre , se si avesse un minimo di dignità.

A PROPOSITO DI FORCAIOLISMO

Ci stiamo arrivando, statene certi, stiamo arrivando alla custodia cautelare decisa non da un Magistrato ma dai parenti delle vittime ( Bologna 1980 ha fatto “ scuola”, nevvero?) , ai quali – sia chiaro – va sempre il massimo della comprensione e del rispetto e dai giornaloni e dalle televisioni che s fanno loro megafono. Figurarsi come sono contenti e felici tutti quei P.M. e tutti quei Giudici che vi fanno ricorso con estrema facilità. Questo è l’incivile clima forcaiolo, da Mastro Titta con forca pronta ed incorporata, che respiro in questa indegna Repubblica penale di questa Italia mozzorecchi, alla quale indegna rappresentazione dà pure il suo gagliardo contributo un Ministro dell’Interno che , forse frastornato dalla batteria del suo “ complessino”, da qualche tempo ha smarrito la retta via e va in giro a parlare di nuovi reati da creare, come se non bastassero quelli che già esistono. Questi ignobili “ forcaioli e finti garantisti un tanto al chilo “ che disgraziatamente minacciano, come metastasi corruttive , tanto la sinistra quanto la destra. Sono costoro i nostri avversari. Perché sono proprio loro – i Bersani, i Di Pietro, i Vendola, i Pisapia, i Fini, i Maroni, ecc- i nemici giurati dello Stato di Diritto.

OBAMA , DA “ YES WE CAN” A “ YES WE ARE FAILURES!”

Non bastasse il caos che ha combinato portando gli USA a prender schiaffi finanziari anche dalla Cina, il fallimento politico di Obama assume proporzioni impressionanti se andiamo a guardare anche qualcosa della sua “ politica estera”. Lasciamo stare le promesse non mantenute, come la chiusura pubblicitaria di Guantanamo, lasciamo stare la fantasmagorica “ riforma sanitaria “ americana ridotta a poca cosa ( essere sponsorizzati da Veltroni porta sfiga da matti!) ma veniamo al suo punto dolente e fetido: la sua politica estera. Barack, Clinton, Cameron ( USA, GB) e la UE hanno formalmente chiesto due giorni fa a Bashar El Assad di lasciare il potere in Siria. Il Dittatore ovviamente se ne è altamente sbattuto rilanciando al summit del suo Baath con le sue inesistenti riforme. Mai visto un Presidente Americano fare una simile figura barbina, mai visto un ditta torello come Assad permettersi di fare spallucce davanti ad appelli presidenziali tanto grotteschi e velleitari . La repressione feroce e crudele in atto in Siria ad opera del tiranno Assad pone il fronte americano ed europeo di fronte alla più grave crisi umanitaria dopo la guerra in Bosnia. La responsabilità è di Barack, di Clinton , di John Kerry, di Nancy Pelosi che hanno considerato più volte Assad come un “ baricentro affidabile” sul quale fare leva per separare i destini della Siria da quelli dell’Iran, sulla quale certezza – clamorosamente oggi sconfessata dai fatti – costruire la piattaforma per una sorta di
“ dialogante pacificazione di tutta l’area mediorientale , questione palestinese inclusa. Ad impressionare non è tanto l’ampiezza del passo falso compiuto da Barack Obama ma la sua ormai assodata incapacità di comprensione delle dinamiche delle aree mediorientali in crisi.

Aridatece er cowboy!


Roma Domenica 21 agosto 2011

Gaetano Immè



sabato 20 agosto 2011



TRENTADUE ANNI PER COMINCIARE A SPERARE DI VEDERE LA VERITA’ SULLA STRAGE DI BOLOGNA. UNA VERGOGNA DELLA MAGISTRATURA E PER TUTTI COLORO CHE LE TENGONO BORDONE.




Non più tardi di 18 giorni fa, proprio il 2 agosto 2011 , aprivo questo blog ricordando, per sommi capi, la famosa strage di Bologna, una tragedia sulla quale la Magistratura ha dato, dopo l’episodio di Enzo Tortora, il peggio di se stessa. Se anche il Comitato dei parenti delle vittime di quell’attentato parla ormai apertamente di voler conoscere la verità, dopo aver mediaticamente così tanto influenzato la Magistratura avallando acriticamente e contro tutte le evidenze la sola ” pista nera”, vuol dire che la Magistratura italiana dal 1980 ad oggi ha scherzato, ha giocato con le vittime di quella strage, ha giocato con l’Italia, con tutta una serie di ignobili sentenze. Tutti sapete che per quell’atroce attentato sono stati condannati in via definitiva Francesca Mambro e Giuseppe Valerio Fioravanti. Questo riassunto non vuole affatto sostenere che i due condannati all’ergastolo siano innocenti, ma vuole coltivare quel principio altamente democratico e nobile che la Magistratura, che il Comitato delle vittime, che la sinistra e che tutta la stampa loro “ organica” non ha mai saputo coltivare: il sacrosanto principio del “ dubbio”. E la Magistratura, come leggerete, sapeva bene che vi erano prove che portavano verso la “ pista palestinese”, ma non le volle colpevolmente verificare perché il suo scopo non è mai stato quello di fare un processo ma di mettere in piedi indizi, per confezionare una condanna che schiacciasse la destra politica come colpevole dell’attentato, “ a prescindere”.

Oggi sappiamo che, con trentadue anni di ritardo la Procura di Bologna ha finalmente iscritto nel registro degli indagati due persone di cui si dirà che erano presenti a Bologna quel giorno e che portano alla pista palestinese. Facevano parte della Suprema Corte di Cassazione che emise la sentenza contro la Mambro e il Fioravanti i seguenti Magistrati: Dott. Aldo VESSIA Presidente, Dott. Pasquale LA CAVA Consigliere, Dott. Nicola MARVULLI Relatore, Dott. Umberto PAPADIA , Dott. Bruno FOSCARINI , Dott. Francesco MORELLI ", Dott. Mauro D. LOSAPIO , Dott. Giuseppe COSENTINO e Dott. Adalberto ALBAMONTE .

Il ventisei agosto 1980 la Procura della Repubblica di Bologna emise ventotto ordini di cattura nei confronti di militanti di estrema destra dei NAR Roberto Fiore ( futuri fondatori di F.N.), Gabriele Adinolfi, Francesca Mambro,Elio Giallombardo, Amedeo De Francisci, Massimiliano Fachini, Roberto Rinani, Giuseppe Valerio Fioravanti, Claudio Mutti, Mario Corsi,Paolo Pizzonia,lderico Sica,Francesco Bianco, Alessandro Pucci,Marcello Iannilli,Paolo Signorelli, Pier Luigi Scarano, Francesco Furlotti, Aldo Semerari,Guido Zappavigna, Gian Luigi Napoli,Fabio De Felice, Maurizio Neri. Vengono subito interrogati a Ferrara, Roma, Padova e Parma. Tutti saranno scarcerati nel 1891.

Lentamente e con fatica, attraverso una complicata e discussa vicenda politica e giudiziaria, e grazie alla spinta civile dell'Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, si giunse ad una sentenza definitiva della Corte di Cassazione il 23 novembre 1995. Vennero condannati all'ergastolo, quali esecutori dell'attentato, i neofascisti dei NAR Giusva Fioravanti e Francesca Mambro, che si sono sempre dichiarati innocenti.

Tra il 1999 e il 2006, durante i lavori istruttori della Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi (XIII legislatura, 1996-2001) e poi della Commissione d’inchiesta concernente il «dossier Mitrokhin» e l’attività d’intelligence italiana (XIV legislatura, 2001-2006) sono emersi elementi inediti sui collegamenti internazionali del terrorismo italiano e sulle reti dei servizi segreti dell’ex blocco sovietico e dei principali Paesi arabi come Siria, Libano, Libia, Yemen del Sud e Iraq. Ad aprire la strada sulla “ pista palestinese” fu l'onorevole Enzo Fragalà, il quale pagò un prezzo mostruoso alla sua testardaggine: fu ucciso a bastonate da un ignoto sicario nel febbraio dello scorso anno, nel 2010, a Palermo. Del suo brutale assassinio, sul quale hanno indagato a Palermo i P.M. Nino Di Matteo e Carlo Lenzi e l’aggiunto Maurizio Scalia ancora non si sa nulla. Il fascicolo, a carico di ignoti, originariamente iscritto per tentativo di omicidio, ipotizza l’omicidio volontario.

Questo suo impegno portò a scoprire un fonogramma successivo di poche ore alla strage firmato da Gianni De Gennaro (futuro capo della Polizia, ma allora direttore della Criminalpol) in cui si avvertiva che il terrorista comunista tedesco Thomas Kram era a Bologna mentre esplodeva l'ordigno nella stazione. Si scoprì inoltre che il fonogramma era stato ignorato dai Magistrati inquirenti , che la più importante pista investigativa era stata sepolta, che le evidenti ipotesi di coinvolgimento arabo (palestinese o libico è da vedere) erano state accuratamente insabbiate, così da spingere il processo nella direzione di una «pista nera» fascista che, come osservò anche Francesco Cossiga, non aveva né capo né coda. Grazie a queste informazioni è stato possibile riannodare i fili di una trama occultata per 25 anni e scoprire i punti nevralgici di uno dei segreti più sensibili della Repubblica: – gli accordi con la dirigenza palestinese (cosiddetto «lodo Moro»); – i retroscena del traffico di armi tra l’Fplp e l’Italia; – le minacce al governo italiano per il sequestro dei missili di Ortona e l’arresto del capo dell’Fplp in Italia Abu Anzeh Saleh; – i legami di Abu Anzeh Saleh con il terrorista internazionalista Ilich Ramirez Sanchez, detto Carlos; – l’allarme dell’antiterrorismo italiano ai servizi segreti tre settimane prima della strage; – il fallimento delle manovre della nostra intelligence per evitare l’azione ritorsiva; – l’arrivo in Italia il 1° agosto 1980 del terrorista tedesco Thomas Kram legato al gruppo Carlos e ai palestinesi, e presente a Bologna il giorno della strage. A fronte di queste evidenze il 17 novembre 2005, dopo la bellezza di venticinque anni, la procura bolognese si è degnata di aprire un procedimento contro ignoti (7823/2005 RG)

Nel 2011 la Procura di Bologna pone finalmente sotto indagine due terroristi tedeschi, Thomas Kram e Margot Frohlich, entrambi legati al gruppo del terrorista Carlos, i quali risulterebbero presenti a Bologna il giorno dell'attentato, seguendo così la pista del terrorismo palestinese, mai pregiudizialmente accettata dal presidente dell'Associazione famigliari vittime Paolo Bolognesi e invece ripetutamente riproposta da Francesco Cossiga. Speriamo di riuscire, anche se dopo trentadue anni, a vedere per la strage di Bologna la verità e non a leggere solo sentenze politiche costruite da Magistrati che hanno volutamente omesso di indagare su piste alternative perché volevano testardamente addossare la responsabilità di quell’atroce attentato alla destra politica. Questa è la “ loro “ Giustizia, quella che Di Pietro, che Bersani, che Veltroni, che Bindi, che Franceschini, che Vendola, che Fini insieme a tutti i “ poteri forti “ ed a quella consorteria di malfattori che pretende di dominare il Paese senza averne alcun titolo democratico , difendono a spada tratta.

“ALLORA? ABBIAMO UNA SQUADRA?”

Da “abbiamo una banca” ad “abbiamo una squadra”, il passo è stato abbastanza o breve. Anche se per questa volta non abbiamo le immancabili intercettazioni telefoniche . Soprattutto se “ad avere una squadra” è proprio una banca. Unicredit per la precisione, anche se – a voler essere ancora più precisi – più che averla Unicredit, la squadra, cioè la Roma, ce l'hanno gli americani guidati da Tom Di Benedetto, portavoce di un certo Pallone di Boston, che proprio ieri hanno firmato l'accordo con cui acquisiscono dai Sensi il 60% della Roma calcio. E l'altro 40%? Ad Unicredit, naturalmente. Finisce così, tre anni dopo la morte del patriarca Franco, l'era della famiglia Sensi, anche se i bene informati dicono che da anni il vero padrone della squadra fosse proprio la banca, che con prestiti su prestiti non ha fatto altro che “coprire” i debiti degli ormai ex proprietari della Roma. E già questo ha dato il via ad un numero considerevole di polemiche, perché la Banca può certo “prestare” i soldi a chi sceglie ma lo deve fare rispettando determinati parametri perché, non dimentichiamolo mai, i soldi della Banca sono “ i nostri soldi”, perché ci sono squadre di calcio professionistiche che sono state fatte fallire (mentre la Roma è stata “salvata” dalla banca) e ci sono poveri cristi che sono finiti in maniche di mutande: se loro non pagavano il mutuo, le banche gli toglievano la casa. Ai Sensi, alla Roma , invece, no. La Roma non onorava le scadenze di un prestito? Bastava che la Sensi dicesse “ Io non sono abituata alle scadenze” ( una battuta da barzelletta, che tutti i morosi convocati dalle rispettive Banche perché non hanno potuto pagare una semestralità del mutuo di casa devono ripetere al funzionario di turno, per “ vedere” , come diceva Enzo Jannacci, “ l’effetto che fa”) ed ecco altro tempo concesso, ecco altro prestito pronto. La famiglia Sensi, invece, per anni ha accumulato debiti verso la banca e , se pure non hanno incassato i trecento milioni di Euro che pretendevano quando l’ipotetico acquirente delle Roma pareva fosse Angelini, alla fine hanno portato a casa come “buonuscita” immobili ( chissà come salvi da ipoteche della stessa Banca) per una trentina di milioni di euro. Ma questa non è l'unica stranezza dell'operazione. Quando mai si è visto in Italia una banca proprietaria di quasi metà di una squadra di calcio? Per di più quotata in Borsa? Tutt’al più , la Banca appariva come Sponsor. E allora? Anche in questo caso malelingue scatenate, fino al punto di dire che gli americani forse non esistono e che sono “ la donna dello schermo” ” della banca per non stare nella scomoda posizione di essere gli unici proprietari della Roma. E ad avallare questa tesi ci sarebbero i prestiti che la banca sta erogando alla cordata di Di Benedetto. E così c'è chi dice che Unicredit tiene la Roma perché vuole costruire lo stadio e chi perché un suo potente ed un po’ megalomane vice presidente sia un grande tifoso della Magica. Ecco perché Unicredit non ha venduto la squadra al magnate egiziano Sawiris padrone della Wind !Perché lui voleva il 100% delle azioni, mentre la banca voleva tenerne una parte. E se invece di fare dietrologia fosse che la banca reputa l'operazione un ottimo investimento? In fondo, non è che i soldi si prestano – come si dice a Roma – “ a babbo morto”. Resta però un problemino: trattandosi di “ credito” e dunque di operazioni bancarie a breve termine e quindi soggette a verifiche trimestrali da parte dell’ Organo di Controllo della Banca d’Italia, si po’ mai sapere perché alla Roma viene concesso tanto “ scialo” mentre ad un artigiano, ad un padre di famiglia, si chiudono i conti e si sequestra la casa? Bè, se proprio devo mettere anche la mia, di malalingua, allora devo proprio sussurrarvi come la penso: tutto cominciò da Ciarrapico, che era “ uomo di Andreotti” e che poi venne Sensi , che era sempre “ uomo di Andreotti” e che la Banca di Roma, poi divenuta Unicredit, aveva un capoccia di nome Geronzi, d Marno, anch’esso “ n uomo vicino alla DC andreottiana “…..

Roma sabato 20 agosto 2011

Gaetano Immè





venerdì 19 agosto 2011



LE SETTE PROPOSTE DI BERSANI E DEL P.D. RASENTANO LA TRUFFA O L’ ABUSO DELLA CREDULITA’ POPOLARE.


Nel nostro codice penale oltre l’articolo 640 ( Chiunque, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da lire 100.000 (51,65) a 2 milioni (1.032,91) (c.p.649). La pena è della reclusione da uno a cinque anni e della multa da lire 600.000 (309,87) a 3 milioni (1.549,37): 1) se il fatto è commesso a danno dello Stato o di un altro ente pubblico (c.p.32 quater) o col pretesto di fare esonerare taluno dal servizio militare; 2) se il fatto è commesso ingenerando nella persona offesa il timore di un pericolo immaginario o l`erroneo convincimento di dovere eseguire un ordine dell`Autorità (c.p.661). Il delitto è punibile a querela della persona offesa (c.p.120-126), salvo che ricorra taluna delle circostanze previste dal capoverso precedente o un`altra circostanza aggravante (c.p.61) esiste anche l'articolo 661, dove è previsto e punito il reato di "abuso della credulità popolare ". Anche l’articolo 661 prevede che il delitto è punibile a querela della persona offesa. Una vera salvezza per Bersani e per tutta la nomenclatura del P.D. e della sinistra tutta che tutti e due i reati non siano “ perseguibili d’ufficio” – se non in casi rari – ma perseguibili a querela di parte.

Tralascio di esaminare , nel merito, i famosi sette punti del P.D.; basta consultare oggi un qualsiasi quotidiano per trovare dissacrati, svergognati e sputtanati questi famosi sette punti. Ma voglio osservare e fare osservare come essi siano essenzialmente basati su un immediato recupero dell’evasione fiscale ottenuto , oltretutto, con sistemi coercitivi, con norma retroattive, con norme anticostituzionali. Si tratta di proposte indegne di un Paese civile e di uno Stato di Diritto, quale noi ancora siamo, ancorché un Paese sull’orlo di una crisi economica che sta, peraltro, distruggendo la quasi totalità dei Paesi del mondo Occidentale. Oltre dunque che proposte “ irrealistiche” , “ demagogiche” ed anche “ illegali”, colpisce come il loro scopo sia quello di diffondere, disgraziatamente ed irresponsabilmente , l’idea ed il messaggio che non siano affatto necessari sacrifici, che ci sia sempre una non meglio identificata casta di privilegiati o di evasori , tutti ricchi e tutti ingordi, alla quale far pagare il conto. La lotta all’evasione fiscale va condotta con tenacia e con fermezza, ma da un partito che pretende anche di accreditarsi come una responsabile forza di governo ci si attende il rispetto per la verità e non il ricorso ad uno dei due articoli del codice penale sopra riportati , che serve solo a prendere per i fondelli i creduloni. Cito fonti ufficiali: il recupero dell’evasione, in soldoni, realizzato dal centrodestra negli anni 2001/2006 e 2008/2011 ammonta al triplo rispetto a quanto recuperato dal centrosinistra negli anni 1996/2001 e 2006/2008, escludendo poi dal conteggio i recuperi da mafia e camorra, peraltro cospicui anche in termini economici. Chi pretende , come Bersani e soci, di risanare bilanci e deficit con gli introiti della lotta all’evasione è un truffatore o un plagiatore, come lo sono quei costruttori che invece del cemento usano la sabbia per costruire i loro edifici. Sono ladri, bugiardi ed irresponsabili, oltre che delinquenti che truffano il consenso del popolo proprio come indica l’articolo 640 del c.p. Un coro di illusionisti, di Vanne Marchi, di sedicenti guaritori, di Maghi Merlino, di Maghi Otelma che becerano e squittiscono di evasione fiscale solo allo scopo di creare un diversivo per non concentrare l’attenzione sul vero problema del nostro Paese : quello che riguarda la spesa per sanità e previdenza.

PREVIDENZA E SANITA'NON CHIACCHIERE.

Per costruire un bilancio occorrono cifre vere, non sogni, cari compagni. Se non si blocca l’espansione della spesa pensionistica e sanitaria , questa manovra, anche se fatta di lacrime e sangue, non servirà a nulla. Lo dico con estrema convinzione: perché non proviamo oggi a sistemare la nostra azienda Paese, il suo debito pubblico stratosferico, il peso dei settanta miliardi di euro ( se va bene) di interessi passivi annui che dobbiamo pagare, i 140 miliardi di euro che ci costa annualmente questo mastodontico, ingordo, pletorico Stato, perché non eliminiamo le " pensioni di anzianità " che non esistono da nessuna altra parte del Mondo , perché non eleviamo a sessantacinque anni l'ingresso nel sistema pensionistico di vecchiaia come in quasi tutto il resto del mondo, perché non ammoderniamo la sua Costituzione e le sue istituzioni , perché non riduciamo tutto il suo apparato, perché non lo democratizziamo al massimo, eliminando tutti i privilegi, tutte le caste, invece che starci a rompere la testa con misure tampone che possono forse sistemare i conti oggi. Ma senza interventi radicali e decisi , domani saremo daccapo. Perciò l’On Bersani ed il suo P.D. che vengono a squittire spudoratamente con formule illusorie e con un’altra ondata di populista giustizialismo fiscale da quattro soldi o con altre ruberie  sullo stile del Professor Pellegrino Capaldo  ( che vorrebbe che noi pagassimo il 12% del valore di mercato della casa che ci siamo comprati facendoci un mazzo così per tutta una vita - pensa tu che grande Professorone! -  per pagare tutti i debiti  che loro,  i governi di Roma Ladrona della DC e del PCI , hanno fatto dal 1960 al 1993 per comprarsi  clientele e  voti ) , se ne torni, per favore, a casa sua. Dovunque essa sia. E ringrazi Dio che i reati p.e p. dagli articolo 640 e 661 del c.p., scattano solo a “ querela di parte”.

VI SVELO LA VERA MORALITA’ DI GENTE DI SINISTRA COME P.L. CELLI , MONTEZEMOLO, VENDOLA , NAPOLITANO, DI REPUBBLICA, DEL CORRIERE DELLA SERA E DEI LORO LETTORI E SEGUACI.

CELLIADE , DEBENEDETTIADE E MONTEZEMOLIADE


Ricordate ? Correva il 2009, era il giorno trenta di un plumbeo mese di Novembre, c’era il Governo Berlusconi e il campione italiano della più truffaldina ipocrisia dominante, tale Dr. P.L. Celli - peraltro sempre molto “ culo e camicia “ con i massimi privilegi dei “ poteri forti “ , tanto da essere stato, per un lungo periodo addirittura D.G. della RAI lottizzata dalla politica e poi addirittura D.G. dell’Università “ privata LUISS Guido Carli ” ( zitti, compagni, qui non c’è scandalo, va bene così, perché qui “ se magna alla grandissima ”!) , anzi proprio quella degli ex  “ padronacci zozzi “ della Confindustria,  – scriveva sul feuilleton dell’editore finanziere italiano con passaporto svizzero ( su La Repubblica) un articolo lacrime e sangue , dove, rivolto al suo caro virgulto Mattia gemeva “ Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all’attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai» , invitandolo ad abbandonare l’Italia dopo la laurea. Non un semplice articolo, ma un pianto dirotto su questa povera Italia berlusconiana, ridotta ormai ad una specie di cimitero di elefanti.

Oggi siamo al diciotto agosto 2011 , il Dr P.L. Celli è ancora il D.G. della Università LUISS Guido Carli, al Governo c’è ancora Silvio Berlusconi, ma Mattia Celli, virgulto venticinquenne oggi laureato in Ingegneria meccanica , come altri milioni di nostri giovani, tutti ben avviati sulla strada del  precariato a vita, Mattia Celli dicevo , invece, ha trovato posto - e che razza di posto ! -  alla Ferrari di Montezemolo. E non emigra più dall’Italia ( che sfortuna , almeno no in meno!) per il semplice motivo che ha trovato qui, proprio nell’Italia del Governo Berlusconi, la sua America, il suo Eldorado, la pacchia. Come il padre, tale e quale. Alla Ferrari , capeggiata da un altro cresciuto virgulto dell'onorata società dei magnaccioni per dinastia , quel tale Cordero di Montezemolo che vorrebbe guidare il Paese come guidò la FIAT di Gianni Agnelli ma senza avere a che fare con quella rottura di palle che sono le elezioni , Mattia Celli è entrato , scusatemi l’ovvietà, senza alcun concorso, senza misurarsi con altri giovani laureati. E  insieme a lui alla Ferrari, udite! udite!  è stato assunto, nello stesso identico modo, anche il figlio di tale Luigi Bisignani. Dice niente questo cognome, signori Republicones ?
Ovviamente, essendo La Repubblica, come anche il Corriere della Sera , un “ giornale d’onore” come lo sono stati Bruto o Giuda, la notizia la trovate  sicuramente nelle loro prime pagine. Provare per credere.


SARTORIADE E CORRIERRIADE



Lunedì 15 agosto 2011, il Corriere della Sera ha dedicato il suo articolo di fondo ( l’articolo più importante del giorno, quello spazio che anticamente veniva occupato da gente come Ostellino, come Missiroli, come Spadolini,ecc.) al Professor Giovanni Sartori, che ha scritto di demografia e di popolazione. Vi invito tutti a leggerlo, a leggerlo proprio bene quell’articolo. Perché il problema che poi sorge spontaneo, dopo la sua lettura e dopo lo sbigottimento e la nausea che ti coglie dopo aver letto quel mucchio di superficialità,  non è tanto la mancanza del minimo senso del pudore da parte del Prof. Sartori nel parlare di fenomeni così complessi come lo avrebbe fatto un avventore semi - avvinazzato dell’Osteria del Curato ( leggetevelo, vi prego, perché non sto affatto esagerando ) . Il vero, grande problema che, non è solo del Corriere della Sera o dei suoi “ azionisti “ ( che sono poi tutti i poteri forti che pretendono di governare il Paese al posto del governo eletto dal popolo, senza, però, passare dal portone delle elezioni democratiche e popolari ), ma dell’Italia tutta , è che allora è proprio vero che Il Corriere, il suo Direttore De Bortoli sono dei veri e propri spacciatori di chiacchiere inutili , previa loro bagnatura nella brodaglia ormai stantia della ufficialità e dell’autorevolezza che , una volta, il Corriere della Sera, risquoteva ( quanno ce vò, ce vò!)  nel pubblico.

VENDOLIADE E NAPOLITANIADE

Nichi Vendola ma che cazzo stai a dì combatte per davvero, non a chiacchiere,  il precariato. Anche sotto il solleone di agosto, invece di starsene in riva al mare si occupa di lavoro. Urca, se se ne occupa ! Ha raddoppiato un ufficio della Regione Puglia sull’occupazione in Puglia , che da 5 esperti diventano 10 e ha creato un ufficio ad hoc per la sua portavoce, che è tale Signora Susanna Napolitano inquadrata come caporedattore alla misera cifra di  91.701 euro lordi l’anno. Alla faccia del precariato! Chi sia costei mi chiedete? Ma come vi permettete? In piedi e scattare! Ma certo che è proprio Lei, la nipotina – non so quanto prediletta – del nostro gagliardo Presidente della Repubblica che è stata assunta da Nichi ( detto “ Nichi ma che cazzo stai a dì?”) siatene certi con regolare concorso vinto per puro merito. Dietro la “ nipotina del Colle” – un Presidente che la folla politicamente corretta ritiene essere, chissà per quale ragione misteriosa,  del tutto esente da pecche castali e da privilegi – l’ombra inquietante della Ritanna Armeni, anch’essa in procinto di sistemarsi , ovviamente a spese nostre, in quel pozzo di San Patrizio della Regione Puglia del Nichi ma che cazzo stai a di?, ma solo dal prossimo gennaio 2012, perché la Regione per quest’anno non può più sfondare, oltre quanto non lo abbia già da tempo frantumato, il patto di stabilità.

Nichi ma che cazzo stai a dì , come quel tale di Napoli di cognome Bassolino e di nome Antonio, è un governatore che prometteva “ chissà quali primavere “ , come cantava una volta Nicola Di Bari, che però non si sono mai viste . In compenso abbiamo visto e patito – eccome se lo abbiamo patito! – un deficit pugliese della sanità da fare paura, sul quale , coi piedi di piombo, si muovono anche Procure.

Nichi Vendola ma che cazzo stai a dì , ha comunque democraticamente messo un bel bavaglio al Corriere del Mezzogiorno, puro stile democrat. Nessuno dei giornali pugliesi ha dato spago a queste notizie che da qualche giorno l’opposizione mitraglia riguardo le ultime «duplicazioni» del mago “ Vendola ma che cazzo stai a dì “. Due raddoppi, come si diceva: quello della comunicazione della regione Puglia, e quello della «task force per l’occupazione», cioè gli esperti chiamati ad aiutare chi cerca lavoro, e che nel frattempo hanno risolto, e alla grande, il loro. Tutto, siatene sempre certi, con regolare concorso per titoli ed esami, per puro, distillato, genuino merito.

Passiamo all’atra perla sulla comunicazione della Regione Puglia creata da Nichi ma che cazzo stai a dì. Il 3 agosto scorso il direttore dell’«Organizzazione» della Regione Puglia ha vergato una «Determinazione» che «configura» «due uffici non dirigenziali, stampa del Presidente e stampa della Giunta regionale, con il sottoelencato contingente per ciascuno di essi: n. 1 caporedattore, n. 2 giornalisti». Da uno, due. Altro che la moltiplicazione dei pani e dei  pesci di quel povero Cristo……. «Vendola ma che cazzo stai a dì istituisce ex novo un Ufficio stampa, previa onerosa scissione di quello già esistente, tutto e solo per il Presidente, al quale pure non si può dire manchi l’attenzione continua ed adorante dei mass media, al quale lavorerà dal 2012 anche la Ritanna Armeni». Costo dell’operazione : un milione e mezzo in tre anni. Ma non potevano farlo internamente, mi chiedo? Chiedere a Vendola ma che cazzo stai a dì.


Roma venerdì 19 agosto 2011

Gaetano Immè