Gaetano Immè

Gaetano Immè

lunedì 22 agosto 2011

DOPO LA “ MAGNA GRECIA DI NUSCO” ECCO IL “ MACHIAVELLI DI BENEVENTO”


Il Sannio e la sua Provincia non possono essere cancellati per decreto, in nome di una pretestuosa esigenza di risparmio (ancora da dimostrare)”, sostiene il leader dei “Popolari per il Sud-Udeur”, Clemente Mastella. “Se le Province non hanno più valore politico ed istituzionale, lo si dica e, conseguentemente, si abbia il coraggio di eliminarle tutte, senza discriminare sul numero di abitanti - afferma Mastella in un messaggio inviato al Consiglio provinciale di Benevento (convocato ieri in seduta straordinaria) -.

Diversamente, è solo fumo negli occhi, a spese di poche comunità locali, tra le più virtuose, che pagano l'unica loro colpa: un modesto peso elettorale”.Nel giudicare opportuna l'iniziativa del presidente della Provincia di Benevento (Aniello Cimitile), Mastella dice di agire “per lanciare un chiaro ed univoco segnale politico, oltre che istituzionale: Sono certo che in questa battaglia di civiltà e di giustizia (oltre che di assoluto buon senso) si ritroverà compatta l'intera deputazione sannita: i parlamentari europei, i parlamentari nazionali, i consiglieri regionali, assieme ai rappresentanti istituzionali locali, senza distinzione. Oggi, dai banchi del Consiglio provinciale di Benevento, parte all'indirizzo del Governo nazionale, del Parlamento italiano, un messaggio forte ed autorevole, basato su motivazioni, principi e valori che meritano la più alta considerazione”.Forse che il leader dei “Popolari per il Sud-Udeur” intenda scongiurare la cancellazione del suo feudo elettorale? Sulla carta lo smembramento della Provincia di Benevento prevede l'ampliamento delle province di Foggia, Avellino, Napoli e Campobasso. Come ha giustamente rammentato Virginia Piccolillo sul Corriere della Sera, non sarebbe da escludere qualche trovata mastelliana, come favorire politicamente la creazione del MoliSannio. Altri dicono che Mastella sarebbe stato colto alla sprovvista: dovrebbe velocemente cercare di piazzare amici, parenti e clienti tra comunità montane, consorzi di bonifica ed enticchi vari che insistono nel Sannio, che non è più beneventano. Così la recente (si fa per dire) Benevento minaccia di tornare alle origini, a quella Maleventum che tanto dispiaceva ai romani.


VELTRONI E LE SUE APPROPRIAZIONI INDEBITE RIDICOLE

Veltroni ha cercato di impadronirsi di Obama, così come ha tentato di impadronirsi di John Fitzgerald Kennedy, mito della sinistra perché aristocratico, bello, ricco e ucciso da “ oscure forze della reazione”. Nessuno che abbia ricordato, a questo “politicante comunista “ ricco baby pensionato ( alla faccia di tutti i nostri figli e nipoti che nascono pieni di debiti per pagargli la sua “diecimila al mese “ da quando aveva quaranta anni ) che Mr J.F.K. stava per dichiarare guerra all’Urss e che tentò di invadere Cuba attraverso l’attacco alla Baia dei Porci. Un episodio che vale la pena di rievocare a beneficio di chi è “ scordarello “, come Walter Veltroni.

La Baia divenne nota per un tentativo di invasione di Cuba effettuato il 16 aprile 1961 da 1.500 anti-castristi emigrati negli Stati Uniti e oppositori del governo di Fidel Castro. Lo sbarco nella Baia dei Porci fu l’inizio del tentativo di invasione; ideata durante la presidenza di Dwight Eisenhower, l’operazione fu autorizzata dal suo successore John Fitzgerald Kennedy. A suggerire l’opportunità dell’attacco erano stati i servizi segreti Usa, decisi a riportare l’isola sotto la propria sfera d’influenza. Castro, succeduto al filo-americano Fulgencio Batista, aveva infatti nazionalizzato banche, società e casinò, ostacolando gli interessi statunitensi, avvicinandosi – con lo scambio zucchero per petrolio – all’Unione Sovietica e argomentando a favore di una possibile aggregazione di Stati centro e sud-americani. Per quanto riguardava Cuba, Kennedy poteva contare sull’appoggio degli esuli anticastristi, scappati dopo l’arrivo delle truppe di Castro a l’Avana. L’obiettivo di Kennedy era rovesciare il prima possibile il governo di Fidel Castro, inviando contro di lui i suoi oppositori fuggiti in America. Il 16 aprile 1961 furono effettuati dei piccoli bombardamenti in alcune zone dell’Avana e nell’area dell’appunto famosa Baia dei Porci. Il 17 aprile gli esuli anticastristi appoggiati da piccoli contingenti dell’esercito americano provarono lo sbarco nella Baia dei Porci. Ad attenderli trovarono Castro e i suoi guerriglieri, più esperti nel combattimento in quelle zone, che avevano attraversato durante gli anni della rivoluzione fino ad arrivare alla presa dell’Avana. L’operazione, nonostante gli esuli avessero ricevuto un rilevante supporto logistico e un approfondito addestramento militare americano, fu un clamoroso insuccesso. Gli anti-castristi ebbero circa 90 morti, mentre l’esercito cubano non ebbe vittime. I servizi segreti americani confidavano nella spontanea adesione della popolazione al rovesciamento di Castro, ma ciò non avvenne. Per non compromettere ulteriormente la propria posizione, Kennedy negò l’appoggio diretto dell’aviazione statunitense.

La figura di Castro si rinsaldò, avvicinandosi ulteriormente a Mosca. Un anno dopo, la crisi dei missili sovietici installati a Cuba e puntati verso gli Stati Uniti avrebbe portato il mondo ad un passo da una guerra nucleare. In cambio del ritiro dei missili, Kruscev ottenne da Kennedy l’impegno formale a non attaccare militarmente l’isola di Cuba.

Così andarono le cose, a cavallo tra guerra fredda e guerra nucleare. Altro che le minchionate veltroniane del pacifismo kennedyano !

Commovente, titanico, ma soprattutto infinitamente patetico lo sforzo di Veltroni poi di presentarsi come la controfigura di Barack Obama. Un tentativo comico come il famoso personaggio di Nando Moriconi ( quello di “ A me m’ha ruvinato ‘a guera….Sinnò io stavo già a Kansassiti…..a me m’ha ruvinato ‘a guera…….) di Alberto Sordi e goffo come solo la politica di Veltroni sa essere.

Ci riuscite, voi, ad immaginare Obama con Tonino Di Pietro, con Guglielmo Epifani, con la Camusso, con le maestre tesserate Cgil,con i comici di Rai tre e con tutto il triste circo veltroniano fatto da ballerine, comici, musicanti, nani e donne cannone? Suvvia! Non scherziamo!

Invece, venendo a cose più serie, è stato quasi divertente – in ottica italiana – assistere al succedersi della crisi internazionale, alle prime parole dure di Obama contro uno Stato-canaglia. Improvvisamente, l’“Itaglia demogradiga” ha scoperto che Obama, alla fine della fiera, oltre ad essere “ abbronzato” , è pur sempre un americano. E giù allora con le marce indietro, con i consensi ritirati, i “disendorsement”, con le prese di distanza da Obama, esattamente come accadde con Clinton ai tempi del Kosovo.

Ecco perché mi è sempre apparsa letteralmente patetica la “ola” in curva da parte di Veltroni e dei suoi: è la solita storia, non hanno capito niente o poco, ma sono sempre pronti a spiegare tutto.

QUACOSA DI NUOVO SOTTO IL SOLE DELLA POLITICA? ANZI! D’ANTICO?

Andiamoci piano perché il soggetto – parlo di Luca Cordero di Montezemolo – è poco raccomandabile, poco affidabile, come quel tale Cimabue che “ faceva una cosa e ne sbagliava due “ e che ci ha abituati a dietrofront rapidissimi, a stop and go micidiali, a “ un passo avanti e cinque indietro” da terrore, ma pare che la politica italiana stia per dare il benvenuto ad un nuovo movimento politico, quella Generazione Italia Futuro che fa capo al Presidente della Ferrari ed all’economista ex P.D. Nicola Rossi. Ho intravisto su Sky24 qualche “ trailer” del programma che dovrebbe basarsi su una sonora bocciatura del centrodestra ( “ignobile la politica di chi da quindici anni dice di voler fare le riforme che poi non fa mai””) e del centrosinistra, dal quale ha “rimediato” quel Nicola Rossi che è scappato dal P.D. per “ l’ivi assoluta mancanza di liberismo”. Insomma, un nuovo “ grande centro” ma composto da facce vecchie, decrepite e sempre uguali ( lui, Casini, Fini, Rutelli, ecc, ci manca solo qualche Agnelli, qualche De Mita, una spruzzata di D’Alema, qualche foglia di “Nichi ma che cazzo stai a dì” e siamo a posto ) i quali ancora non capisco quale “ nuovo “ dovrebbero rappresentare. Son qui che fremo, caro Montezemolo, son tutto un fremito in attesa del suo programma. Purché sia breve però , purché si capisca, purché non sia le trecento inutili paginate del Prodiprogramma del 2006 , né quello sintetico di Berlusconi del 1994 e del 2001. Onestamente mi chiedo cosa mai può darci di nuovo , di moderno, di liberale , un personaggio come lui, che incarna, almeno ai miei occhi, il peggio del peggio di quei poteri forti che hanno dominato senza alcun titolo il Paese dal 1948 fino al 1994- grazie al consociativismo fra PCI e DC - , che ci hanno ridotto ad avere il debito pubblico più grande del mondo, che mirano solo ad eliminare con ogni mezzo, forcaiolismo giudiziario in prima linea ed elezioni democratiche ben escluse , il movimento politico che inaspettatamente ha strappato loro il dominio politico del Paese e che , oltre tutto, pretendono pure di farlo senza chiedere alcun consenso popolare. Il personaggio non è di quelli da “ self made man”, ma piuttosto da “ siur parun da li beli braghi bianchi “, un cascame , un sottoprodotto dell’agnellismo degli anni cinquanta, quando il nostro Paese era più che una “ Repubblica” una specie di “ Regno degli Agnelli” o anche “ vigna dei coglioni”, un residuo archeologico di una politica da secolo scorso, sconfitta da storia e vita. Per costui il centrosinistra è “ cacca” ed il centrodestra “ pura merda”. Siamo tutti ansiosi del suo programma Dr. Montezemolo, La prego, non i provi , non faccia il “ gran paraculo” cominciando dalla “ legge elettorale” coma prima cosa da riformare. Guardi che operai, impiegati, casalinghe, studenti, precari, disoccupati, ecc hanno bisogno di “ campare” prima di pensare a “ votare”. Perciò se fosse nel suo profondo pensiero scopiazzare le varie fantasie dei Bersani, dei D’Alema, dei Fini, dei Bocchino , dei Casini/Caltagirone, che vorrebbero iniziare a costruire la “ loro nuova Italia” dal tetto ( della Legge Elettorale) anziché dalle fondamenta ( della produttività e del PIL ) ci risparmi la noia , faccia il suo solito “ passo del gambero” e torni a fare quello che ha dimostrato di saper fare benissimo : trovare in Ferrari due posti fissi ( per ora stage, Lei dice? ) per due “rampolli illustri” come i “virgulti” di Celli ( ex RAI ) e di Bisignani ( meglio tenerselo buono, vero?). Come dimostrazione di come Montezemolo intenda “ combattere il precariato” non c’è male!!Come diceva uno dei Fratelli De Rege? “ Vieni avanti, cretino!!!”.

LE STORICHE BUGIE

A partire da quel tragico 1992, durante il quale la tempesta giudiziaria spazzò via un'intera classe politica e il Parlamento, in preda ad un furore autolesionistico senza precedenti, accettò di essere commissariato dalla magistratura, nel nostro paese si sono diffuse, e non a caso, due convinzioni assolutamente errate: la prima è che un sistema di potere diffuso e ramificato fosse stato completamente spazzato via per lasciar spazio ad una nuova classe dirigente «eticamente sostenibile»; la seconda è che, come per magia, la politica avesse cessato di avere un costo, ovvero che il conseguimento del consenso ed il mantenimento del medesimo non comportassero più il reperimento, il consolidamento e l'amministrazione di risorse. Obnubilati dalla «buona novella» giudiziaria e ipnotizzati dalle innumerevoli «questioni morali» cavalcate da Occhetto, Parisi, D'Alema e infine Bersani gli italiani hanno davvero cominciato a credere che il sistema politico avesse subìto una radicale palingenesi: stop al nepotismo, agli oscuri interessi di bottega, all'esercizio arbitrario del potere, alla preservazione del consenso attraverso favori più o meno occulti, più o meno illegali. All'Italia resa ebbra e bestiale dal giustizialismo bastò lo sfregio del lancio di monetine contro Bettino Craxi fuori dall'Hotel Raphael per illudersi che un'epoca fosse finita e che il Palazzo d'Inverno stesse bruciando. Definitivamente. Non fu così, né diversamente poteva andare, col senno di poi.

In primo luogo perché ancora oggi, a distanza di venti anni, non è stata fatta chiarezza su una stagione politica che in fretta, troppo in fretta, fu liquidata come infame: fu una stagione caratterizzata da luci ed ombre, certamente, ma perché sia stato dato risalto esclusivo a queste ultime pretendendo che la tipicamente italiana cultura della rimozione censurasse le prime è domanda che oggi più che mai risulta non banale e meritevole di urgente risposta.

In secondo luogo perché, alla luce di quanto sta emergendo in relazione all'inchiesta su Filippo Penati e su altri notabili del Partito democratico, possiamo affermare senza tema di smentite che la magistratura nel 1992 ha clamorosamente fallito, limitandosi , forse, per impossibilità oggettiva di perseguire determinati filoni di inchiesta, a spostare la polvere sotto al tappeto, come si usa dire.

Perché quanto emerge dai primi riscontri si presenta come un vero e proprio Vaso di Pandora: ovvero un sistema particolarmente ramificato, diffuso ed ingegnerizzato che è subentrato, con perfetta continuità, a quello precedente tanto odiato e vituperato. Da un'inchiesta di Panorama apprendiamo che sarebbero ben 102 gli uomini del Pd indagati, arrestati, imputati o condannati: niente male per un partito che ha fatto del proprio codice etico un fiore all'occhiello, il cui leader ha più volte usato toni savonaroliani in relazione alla cosiddetta «P4».

L'affaire Serravalle poi appare particolarmente oltraggioso, poiché risulta davvero inspiegabile la plusvalenza realizzata da Marcellino Gavio, ammontante a 179 milioni di euro a seguito della vendita delle sue quote dell'autostrada A7 alla Provincia di Milano. Il «giochetto», per così dire, è stato portato a buon fine attraverso una classica triangolazione: Gavio ha rilevato la quota pubblica di A7 dalla Provincia di Genova, allora presieduta (siamo nel 1999) da Marta Vincenzi, attuale sindaco di Genova, pagando ogni azione 1,60 euro. Quelle stesse azioni che Filippo Penati acquisterà nel 2005, svuotando le casse della Provincia di Milano, a 8,93 euro: sei volte tanto.. La faccenda non è per nulla nuova, tra l'altro, poiché in tempi non sospetti l'ex sindaco di Milano Gabriele Albertini pose all'attenzione del pool di Milano e di Antonio di Pietro, allora europarlamentare, un dossier ove si evidenziavano con chiarezza le discrepanze dell'operazione. Dossier finito lettera morta.

Ora, se l'operazione Serravalle non configura per ora reati conclamati, vero è che risulta comunque poco trasparente e giustificabile, di per sé, sul piano eminentemente etico. A questo aggiungiamo le dichiarazioni di noti imprenditori quali Piero di Caterina e Giuseppe Pasini, che accusano Penati di avere preso cospicue tangenti non solo e non tanto a titolo personale. Dichiarazioni attualmente al vaglio degli inquirenti. Tra i tanti dubbi, uno in particolare merita ulteriore analisi: il tornaconto di Marcellino Gavio era chiaro ed evidente, ovvero realizzare la suddetta e assai cospicua plusvalenza. Ma l'establishment pdem cosa ci avrebbe mai guadagnato, a parte l'eterna gratitudine del re delle autostrade italiane, deceduto nel 2009? Ci viene nuovamente in aiuto Albertini, il quale afferma che 50 milioni di quei 179 furono utilizzati da Gavio per acquistare un corposo stock di azioni Bnl in appoggio alla scalata di Giovanni Consorte, padre-padrone di Unipol, colui che fece gongolare Piero Fassino tanto da spingerlo imprudentemente a dire al cellulare: «Abbiamo una banca». Il conto torna, pur ammettendo la legittimità formale dell'operazione.

In ultima analisi, che cosa è realmente cambiato rispetto alla dannata e condannata «Prima Repubblica»? L'impressione è che siano semplicemente cambiati i «padroni del vapore», oggi vittime del loro stesso malriposto moralismo.

A tal proposito risultano illuminanti queste parole di Enrico Berlinguer riportate al tempo che fu da Repubblica: «La questione morale, nell'Italia di oggi, fa tutt'uno con l'occupazione dello Stato da parte dei partiti e delle loro correnti. Fa tutt'uno con la guerra per bande, fa tutt'uno con la concezione politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ladri, corrotti, concussori vanno scovati, denunciati, messi in galera». Quanto spirito profetico nelle parole di Berlinguer...che oggi potrebbe calzare a pennello per i suoi poco degni epigoni...



Roma lunedì 22 agosto 2011

Gaetano Immè

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