Gaetano Immè

Gaetano Immè

sabato 27 agosto 2011

GLI IMBROGLI DELL’ITALIA “POLITICAMENTE CORRETTA” -

DALLA PROCURA DI NAPOLI SOLO UNA DISGUSTOSA PARODIA DI GIUSTIZIA

La richiesta è stata formulata al termine della requisitoria svolta dai pm Stefano Capuano e Giuseppe Narducci ( proprio colui che oggi –dopo aver indagato anche Cosentino uomo a Napoli ed in Campania del PdL – siede nel Consiglio Comunale di Napoli di De Magistris , avversario di Cosentino in politica, qualche conflittino?) davanti alla nona sezione del tribunale di Napoli. Gli avvocati di Moggi hanno chiesto l'acquisizione di 75 telefonate "inedite" tra gli ex designatori e diversi dirigenti di club. Ok della procura. Il colonnello dei carabinieri Auricchio: "Facchetti andava dal designatore e chiedeva Collina in griglia".

Ci mancava anche questo: un pozzo di verità inesplorata che cambia tutto. Calciopoli era, doveva essere tutta un’altra cosa: ora abbiamo scoperto che i marescialli orecchiuti di via In Selci ascoltavano 24 ore su 24, ma abbiamo anche scoperto che chi doveva poi dare ordine di trascrivere le telefonate gravi o solo interessanti non dava l’input se di mezzo c’era l’Inter. O se di mezzo c’erano squadre diverse dalla Juventus, come il Chievo, come il Brescia etc. Quei tre segni messi a fianco delle telefonate del povero Giacinto Facchetti – resta sempre un mito - a significare che la chiamata era di quelle gravi, da sunteggiare, da inserire nelle informative fatte poi circolare e pubblicare o precipitate nell’estate 2006 sulle scrivanie di Saverio Borrelli e compagni significano tanto, forse tutto. Ci mettono paura, ci sgomentano quei tre segni rossi omessi: il caso Telecom, l’indagine scomparsa della Boccassini di cui non si può sapere più nulla, la fuga di cervelli dal ruolo di pm a Napoli, Guido Rossi – uomo di Tronchetti Provera, Consigliere storico dell’Inter – nominato Commissario della FIGC che assegna lo scudetto tolto alla Juventus proprio all’Inter, l’approdo al comune di Napoli di tali P.M. Auricchio e Narducci, la prescrizione a orologeria per lo scudetto 2006, l’Inter che alla faccia della lealtà sportiva si vanta di uno scudetto vinto con le raccomandazioni dei potenti, ma non sul campo, la dignità di una squadra storica che avrebbe dovuto rifiutare uno scudetto riciclatogli
da potentati economici , le telefonate sparite e poi ritrovate, i segni rossi comparsi e finiti nel dimenticatoio. Ma in che razza di sabbie mobili stiamo mettendo le mani? E poi : come diavolo è possibile che questa parte della verità di Calciopoli interessi solo all’imputato Moggi, per i suoi ovvi fini difensivi in un processo per evitare una condanna per associazione a delinquere e non ad altri ?

"A noi vogliono radiarci per la violazione dell’articolo 1, l’Inter ha oltrepassati i limiti con l’articolo 6, che è anche più grave. Non credo proprio che la cosiddetta ’banda degli onesti, possa ancora chiamarsi così ": Luciano Moggi, l’ex direttore generale della Juventus imputato principale di Calciopoli, commenta così a Radio 24 la relazione di Palazzi...."Sulla vicenda dello scudetto non ho alcun parere - dichiara Moggi - dovrà deciderlo la Federazione, che certo dovrà riflettere su quello che ha fatto nel 2006. Non mi sembra che allora sia stato fatto un buon lavoro". "L’illecito dell’Inter non mi sorprende, e sono contento che dal processo di Napoli sia almeno emersa qualche verità. Non ho alcuna sensazione di rivincita, ho solo la voglia e il desiderio di difendermi", conclude Moggi.

Il Campionato di Seria A 2005-06 fu il centoquattresimo campionato italiano di calcio e il settantaquattresimo a girone unico. Il torneo fu segnato dallo scandalo denominato Calciopoli, nel corso del quale emersero rapporti illeciti tra dirigenti sportivi e rappresentanti della classe arbitrale allo scopo di alterare i risultati di determinate partite del campionato 2004-05. Le indagini, avviate durante il mese di aprile a tre giornate dal termine del torneo, erano ancora in corso quando la Juventus sollevò la coppa dei vincitori dello scudetto a Bari il 14 maggio e condussero ad un sostanziale mutamento della classifica finale. Il verdetto sportivo, ovvero la vittoria del 29º scudetto da parte della Juventus in un campionato letteralmente dominato dai bianconeri ( lo dice un tifoso laziale, figurarsi!) fu sovvertito dalle sentenze della magistratura sportiva ( in stratosferico conflitto d’interessi) , che assegnò il titolo all'Inter, in qualità di prima squadra classificatasi alle spalle di Juventus

Nel 2006 a guidare la FIG viene chiamato l’Avvocato Guido Rossi in qualità di Commissario Straordinario. Guido Rossi è un avvocato d’affari molto noto, assai vicino a Tronchetti Provera, cioè al vicepresidente dell’Inter, autorevolissimo Membro del Consiglio di Amministrazione della stessa squadra. Rossi fu anche l’uomo messo alla guida della Telecom Italia, quando la proprietà di quell’azienda di Stato, doveva passare da mano pubblica (IRI) ai famosi “ capitani coraggiosi “ del Premier di quei tempi, cioè Massimo D’Alema, per pochi soldi - molti dei quali prestati ai capitani coraggiosi ( Gnutti, Colaninno, l’UNIPOL di Consorte, ecc ) da compiacenti Banche . Successivamente, dai “dalemiani capitani coraggiosi “, la Telecom passò, ad un prezzo esorbitante rispetto a quello del suo acquisto, alla famiglia Tronchetti Provera.

Dunque proprio Guido Rossi, nel 2006, viene nominato commissario straordinario della federazione per gestire la situazione di emergenza creatasi dopo lo scandalo di Calciopoli. Rimarrà in carica per soli tre mesi, giusto il tempo necessario affinché la federazione assegni all'Inter, in qualità di prima squadra classificata dopo Juventus e Milan, entrambe penalizzate, lo scudetto numero quattordici della sua storia. Il 15 settembre dello stesso 2006, dopo le dimissioni di Marco Tronchetti Provera dalla carica , Guido Rossi viene nominato nuovamente presidente di Telecom Italia.

Qualcuno, che non sia un tifoso da stadio, ha per caso “ l’intimo che gli rode “?


PENATI

L’articolo 317 del Codice Penale prevede il reato di “ concussione” ( etimologicamente derivante dal participio passato del verbo latino “ concutere”, cioè “ estorcere”, quindi “ azione estortiva “) e lo punisce con la pena della reclusione compresa dai quattro ai dodici anni, una procedibilità d’ufficio ( cioè anche senza denuncia o querela di parte offesa ), con facoltà anche dell’arresto oltre che del consentito “ fermo”. Questo è senz’altro il più grave dei reati contro la pubblica amministrazione. Può essere commesso solo dal pubblico ufficiale o dall'incaricato di pubblico servizio. La condotta incriminata consiste nel farsi dare o nel farsi promettere, per sé o per altri, denaro o un altro vantaggio anche non patrimoniale abusando della propria posizione.

In Italia il concetto di corruzione è riconducibile a diverse fattispecie criminose, disciplinate nel Codice Penale, Libro II - Dei delitti in particolare, Titolo II - Dei delitti contro la pubblica amministrazione. In base all'art. 319 codice penale il pubblico ufficiale che, per omettere o ritardare o per aver omesso o ritardato un atto del suo ufficio, ovvero per compiere o per aver compiuto un atto contrario ai doveri di ufficio, riceve per sé o per un terzo, denaro o altra utilità, o ne accetta la promessa, è punito con la reclusione da due a cinque anni.

Nella corruzione in senso generico il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio percepiscono l'utilità in seguito ad un accordo con il privato, viceversa, nella concussione il pubblico ufficiale sfrutta la propria posizione di supremazia o potere per costringere o comunque indurre il privato a corrispondere o promettere denaro od altre utilità. Le due fattispecie criminose sono, pertanto, l'una l'opposto dell'altra. La giurisprudenza si è a questo proposito interrogata sul criterio che consenta di stabilire quando la dazione è frutto di accordo (corruzione) e quando invece è frutto di costrizione o induzione (concussione )

La differenza tra le due figure di reati , non sempre facilmente delineabile, risiede per la giurisprudenza maggioritaria nel "metus publicae potestatis". Se la dazione o la promessa sono compiute dal privato, in quanto posto in uno stato di soggezione derivante dall'abuso del soggetto pubblico si integra concussione. Viceversa se i due soggetti liberamente agiscono per un risultato comune, si integra l'ipotesi di corruzione. Nel caso della concussione il concusso cerca di evitare un danno (certat de damno vitando), mentre nella corruzione cerca di ottenere un vantaggio (certat de lucro captando).

La sentenza con la quale il GIP del Tribunale di Monza , dottoressa Anna Magelli, ha respinto la richiesta di carcerazione preventiva per Filippo Penati avanzata dei P.M. della sua stessa Procura, letta con attenzione, mi ha lasciato un gradevolissimo retrogusto “garantista”(che tutti i Magistrati dovrebbero applicare a tutti gli indagati, senza prima verificarne l’appartenenza politica ).Non ho gli strumenti per giudicare se effettivamente i reati ascritti a Penati rientrino nella fattispecie della “ concussione” o in quella, di evidente minore impatto sociale “ della corruzione”, come sostiene questo GIP. Ovvio che, dato l’immediato ricorso al Tribunale del Riesame da parte dell’accusa, ci saranno altri “ Magistrati” che esamineranno dettagliatamente, in via di diritto e di giurisprudenza, se gli indizi o le prove contro Penati giustifichino o meno la derubricazione , il declassamento del reato da quello più grave di “ concussione” ( la cui prescrizione è più lunga ed ancora di là da venire ) a quello meno grave di “ corruzione” ( il cui termine di prescrizione è già scaduto) . Sia consentito comunque a questo blog senza che suoni da offesa per nessuno, di esprimere pubblicamente l’augurio che i Magistrati del Riesame, sicuramente più preparati in materia dei tanti giornalisti e politici che tranciano sul caso giudizi ed opinioni di parte, applichino solo legge e giurisprudenza, come tra l’altro impone la Costituzione , anzi ché “ i liberi convincimenti di magistrati” che sono frutto anche, se non soprattutto, di visioni ideologiche , che costituiscono la vera negazione della giustizia giusta. E la puntualizzazione non è affatto causale, dato che è fin troppo recente quella famosa “ interpretazione “( da parte di un P.M. del Tribunale di Milano tale Dr. Fabio De Pasquale ) ( il cui impegno politico/ ideologico è palesemente e praticamente innegabile ) secondo la quale la prescrizione , in riferimento al reato di “ corruzione”, non decorre – come sempre era stato ritenuto fin dai tempi del Diritto Romano ad oggi – dal momento della “ dazione” ( soldi o utilità), ma dal momento, evidentemente successivo, della spesa della stessa. Una vera assurdità per questo blog, perché, tra l’altro, consentirebbe al “ corrotto” che lasciasse la “ dazione” , senza spenderla, in eredità, di farla franca in virtù della sacrosanta disposizione costituzionale ed universale per la quale la responsabilità penale è solo personale. Il Dr De Pasquale ha creato una nuova figura di cittadino che non è uguale a tutti gli altri come impone l’articolo 3 della Costituzione, ma un vero privilegiato : il figlio di un corrotto tirchio.

Le tangenti comunque ci sono state, come ha ammesso la stessa GIP Magelli, anzi, come scrive il GIP, “ sono dimostrati dalle indagini numerosi e gravissimi atti di corruzione poste in essere da Penati ” ma sono già prescritti. Stesso motivo per cui il Gip ha rigettato anche la richiesta di arresto per l’ex collaboratore di Penati, Giordano Vimercati. La motivazione è che, pur essendoci “gravi indizi di reato” e anche “esigenze cautelari”, le tangenti vanno riqualificate non in concussione (come proponevano i pm) ma in corruzione, i cui termini di prescrizione sono però più brevi. E siccome le mazzette pagate dagli imprenditori Giuseppe Pasini per l’area Falck e Piero Di Caterina per la sua azienda di trasporto urbano a Penati e a Vimercati risalivano per lo più al 2001-2002, questi fatti risultano per il giudice ormai prescritti e non possono quindi sorreggere una misura cautelare.

Il gip ha invece disposto l’arresto, sempre per corruzione ma per episodi più recenti compresi tra il 2006 e il 2008, del dimissionario assessore all’edilizia del Comune di Sesto San Giovanni nella giunta di centrosinistra dell’attuale sindaco Giorgio Oldrini, Pasqualino Di Leva e dell’architetto Marco Magni.

Il giudice, per quanto riguarda invece ancora Penati, ha ritenuto che un solo elemento d’accusa, ovvero l’assegno di una caparra da 2 milioni di euro concessa nel 2008 dall’imprenditore Bruno Binasco a Di Caterina per un’opzione immobiliare lasciata scadere due anni dopo, non sia sufficiente a sostenere l’imputazione di illecito finanziamento al partito di Penati che i pm “avevano letto” in quella triangolazione.

Noi saremo sempre garantisti e con tutti, anche con Penati, ma mai fessi. Anche la Magistratura deve esserlo, garantiista, ma verso tutti. Non ci risulta la Magistratura che lo sia stata.

sabato 27 agosto 2011

Gaetano Immè

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