Gaetano Immè

Gaetano Immè

sabato 6 agosto 2011

 Il rischio di poter essere perseguito da questa magistratura, i recenti casi di condanna occorsi a Legno Storto e ad altre persone o siti indipendenti e non schierati ideologicamente e pregiudizialmente solo “contro” Silvio Berlusconi, mi suggerirebbe la sospensione di questa pubblicazione .

Purtroppo so resistere a tutto, fuorché alle tentazioni. E dunque proprio non ce la faccio a sopprimere, per timore della censura, un'iniziativa di liberta' come questa. Un grande abbraccio a tutti.  Gaetano Immè



LA PROVA DEL FUOCO

Si dice che i reati contestati a Penati stiano per cadere in prescrizione perché la Magistratura ha chiuso gli occhi davanti ad essi,riaprendoli – guarda caso – solo “ dopo “ le elezioni amministrative e che quindi si tratterebbe di un ulteriore favore alla sinistra, la quale ,rinnegando il compagno Penati – dopo averlo sfruttato per decenni e decenni – ( ricordate cosa disse D’Alema di Primo Greganti nel 1992 in Tribunale ? Esattamente “ Greganti? Mai visto e conosciuto”!” quando invece questo Greganti lavorava nella Sede del PCI di Via delle Botteghe Oscure) ed abbandonandolo al suo destino conferma il suo " essere comunisti  dentro ".Insomma si vocifera che la Magistratura stia dando una ulterore  mano a salvare il P.D. in quanto i reati contestati a Penati sarebbero  ormai  quasi prescritti proprio per l’incuria della Magistratura.

Sbagliato !

Infatti un noto P.M. di Milano, tale Dottor De Pasquale Fabio, illustre esponente della corrente di Magistratura Democratica e della Magistratura politicizzata, ha elaborato una importante innovazione dottrinaria che ha stupito il mondo accademico e scientifico intero . Una innovazione di portata  direi copernicana, ecumenica, epocale e che è già stata applicata in Italia, dal Tribunale di Milano per un processo in corso contro un  imputato di “ corruzione” e che quindi, come suole dirsi, “ fa giurisprudenza e testo ”. Penati ed il P.D. non si illudano di dormire sonni tranquilli per la ormai prossima prescrizione dei reati contestati al Penati stesso!. Non hanno fatto i conti con questa nuova regola giuridica e processuale, dovuta alla fervida intelligenza del Dr Fabio De Pasquale, secondo la quale , contrariamente a quanto la giurisprudenza mondiale riteneva  fin dai tempi del “ Diritto Romano” e fino all’anno scorso , il reato di
“ corruzione” non decorre dal momento in cui il corrotto “ incassa ” la “ dazione di denaro o di utilità “, ma decorre dal momento in cui il presunto corrotto “ spende o utilizza “ quel denaro o quelle utilità.  Anibody remember ? Come dite ? Voi dite che si tratta di una sciocchezza perché lascerebbe impunito un corrotto che non spende in vita il prezzo della corruzione ma lo lascia ai figli come eredità perché, per Costituzione, la responsabilità penale è personale ? Ma chi siete voi e chi sono io per permetterci di criticare il Dr. De Pasquale ? Come disse il famoso Marchese del GrilloIo so io! E voi non siete un cazzo!”. Va da sè che se tale interpretazione è stata applicata dal Tribunale di Milano contro quel tizio, per via dell’articolo 3 della nostra “ Sacra” Costituzione, non può certo essere disattesa per Penati.

Chi vivrà, vedrà.


PILLOLE DI INDIGNAZIONI ALTAMENTE DEMOCRATICHE

Davanti ad un’inchiesta giornalistica condotta su documenti dello Stato reperibili e consultabili , che affermava come il Quirinale “ avesse in dotazione “ anche” quaranta” auto blu con allegati centoventi autisti “, la Presidenza della Repubblica e “ Repubblica” , con voce e penne rotte dall’indignazione per l’evidente tentativo di diffamazione di Napolitano, hanno tenuto pubblicamente a smentire nella maniera più categorica quell’inchiesta, che hanno definito come “ fangosa “. “ Sono tutti dati destituiti di qualsiasi fondamento “ hanno tuonato Colle e suo maggiordomo cartaceo, con voce e penna incerte per la rabbia e per i singulti di pianto che quella infame accusa, peraltro rivolta ad un Napolitano che appena due o tre giorni orsono aveva munificamente e pubblicamente rinunciato, con un “ beau geste” incantatore , “ agli aumenti indicizzati dei fondi di dotazione del Quirinale”, provocava nelle coscienze e negli “intimi” di tutti i sinceri democratici di casa nostra . Così è stata impartita, da Napolitano e da Repubblica, una vera lezione di verità , di correttezza e di civiltà pubblicando anche le cifre vere, non quelle fangose e false di quel giornale. Eccole, le cifre vere : le auto blu del Colle sono solo 32 e non 40 . E non solo, perché Napolitano – che dal 2006 gode , suo malgrado senza nessun entusiasmo ovviamente , dell’appannaggio di Euro 200 milioni l’anno , oltre pensione e privilegi post carica senza mai aver accennato da cinque anni a qualche rimorso – ha dato un concreto via alla lotta ai privilegi della casta politica con quella rinuncia, rifiutando cioè a 70 Euro al mese sul suo appannaggio che resta di 200 milioni di Euro annui, pensionabili.
A proposito, mi sto chiedendo, da qualche tempo, per quale motivo un Presidente della Repubblica debba avere quel po’ po’ di stipendio. Mangia , viaggia, mantiene personale, auto, autisti, corazzieri, uffici, impiegati ecc tutto a spese nostre. Che spese ha un Presidente della Repubblica che non siano pagate da noi?
“ Segnale concreto e reale per moralizzare le prerogative e le impunità della casta”, secondo i maggiordomi cartacei e catodici della sinistra. Mi chiedo se Napolitano e consorte riusciranno ad arrivare alla terza settimana del mese.

Repubblica, che ha bisogno di dosi industriali di Memoril per i suoi scribi, come una consumata mignotta, recita da verginella scandalizzata,  affermando che se le mazzette della Prima Repubblica erano nascoste nelle poltrone di Poggiolini ( do you remember ?) , oggi spunta una scatola di scarpe dove l’On Milanese avrebbe messo 125.000 Euro di provenienza “ misteriosa” da consegnare a due suoi amici coindagati. Repubblica però dimentica ( Memoril fa effetto dopo tempo dalla sua assunzione,  quando e se lo fa!) un’altra scatola di scarpe , datata 1990, dove un certo P.M. di cognome Di Pietro e di nome Antonio mise – così dice lui – cento milioni in contanti ( si dice che fossero tutti biglietti da mille lire !) che restituì a tale Pacini Battaglia, un signore imputato di reati patrimoniale vari, indagato proprio dallo setsso Antonio  Di Pietro come P.M.,  dal quale lo stesso Antonio Di Pietro aveva ottenuto il prestito senza interessi diversi anni prima! Come? Vi pare una schifezza ed una fregnaccia? Eppure per Milanese, indagato, Repubblica chiede la galera, a  Di Pietro ha invece regalato un seggio in Parlamento.


Il P.D. , non sapendo che pesci prendere davanti a questa crisi se non invocare come un mantra le dimissioni di Berlusconi che,  da sole, miracolosamente, farebbero sparire la crisi mondiale ( poi noi condanniamo solo Vanna Marchi  o qualche " guaritore" o il Mago Otelma per abuso della credulità popolare!!!!) il Bersani scamiciato continua a ripeterci che “ abbiamo vissuto sopra le righe, sopra le nostre possibilità”. Frasi e toni che mi riportano alla mente quell’indimenticabile identico ritornello detto dalla voce sorcesca ( da “ sorcio” non da altro ) di quel Giuliano Amato che nottetempo ci  fregò dai conti correnti una bella fetta dei nostri  risparmi come usano fare i " ladri da valico". Ormai lo abbiamo capito che questo ripeterci sempre le stesse cose significa solo che al prossimo Governo il centrosinistra una bella patrimoniale non ce la leverà nemmeno Dio, se pure avesse tempo e voglia di occuparsi di queste schifezze. Il Bersani non sa come dirlo, non cita mai le parole “ imposta patrimoniale” ma ci allude sovente, con quella voce emilianovattata , suadente,  alla Raoul Casadei da balera  , aspetta che il Pascoli di Bari ( al secondo Vendola, detto anche  “ er poeta”) trovi la frase giusta per mettercelo lì dove duole, con tanta vasellina. Però i milioni di risparmiatori  ( che lo Stato potrà pure obbligare a pagare di tasca propria le spese pazze parassitarie ed assistenzialiste del loro Governo di sinistra )  hanno da tempo capito che questi predicozzi sono una vera presa per il culo da parte di un pulpito ormai svergognato e senza la minima credibilità per chi,  per una vita “ ha vissuta sotto le righe” , senza vivere da parassita e da mantenuto , proprio perché ha risparmiato. Questo esercito di “ fottuti dalla sinistra” rimpiangerà di non aver minimamente pensato di portare i propri risparmi fuori dalle grinfie di uno Stato rapace, sciupone e piratesco, come sfacciatamente , per cinquant’anni e , sopra tutto, impunemente , ha fatto la real famiglia Agnelli.

CHE FARA’ LA SINISTRA?

Il problema della crescita economica non si risolve di sicuro né con qualche slogan propagandistico né tanto meno con qualche richiesta di governo tecnico. L’opposizione incontrerà le rappresentanze del mondo del lavoro, imprenditoriale e sindacale dopo l’incontro che costoro avranno avuto con il Governo ed ha dunque l’occasione di mettere sul tavolo parlamentare – l’unico luogo dove legittimamente si dibatte la politica di una democrazia e non, come pretenderebbe la sinistra , sui giornali , nelle piazze e nelle televisioni - idee concrete , proposte di merito, senza continuare a rinchiudersi nel recinto di coloro che dietro l’alibi dell’ostracismo aprioristico contro Berlusconi nascondono invece proprio l’assoluta mancanza di proposte e di idee. Se queste idee e proposte fossero realistiche e concrete, potrebbero essere accolte dalla Maggioranza politica oppure andare a formare una piattaforma politica dell’opposizione costruita per il progresso ed il benessere del Paese. Se invece l’opposizione ha come unica ricetta quella delle dimissioni di Berlusconi che da sole, risanerebbero conti pubblici , farebbero d’incanto ripartire i consumi interni e sparire anche il debito pubblico, allora significa che alla sinistra piace raccontare fregnacce e frottole, non garantire la coesione sociale né rassicurare i mercati finanziari per il bene del Paese.


MA BERSANI ED IL P.D. CAPISCONO O NO?

Coerente con la sua formazione politica da comunista , per Bersani la "coesione nazionale" non è altro che la resa dell'esecutivo alle ragioni dell'opposizione ( e neanche in Parlamento, ma anche nelle piazze) e non la convergenza, sia pure occasionale, delle diverse componenti parlamentari intorno ad un programma minimo di salvezza nel quale ci stia dentro anche qualche idea della opposizione. Il Pd, in verità, vuole solo profittare della grave crisi per disarcionare Berlusconi, come se tutte le colpe fossero sue, ed issare al suo posto il tecnocrate di turno – meglio chiamarlo anche “ l’utile idiota di turno” - in grado di imporre misure da lacrime e sangue al Paese e poi ritirarsi in buon ordine spianando la strada elettorale a chi non è stato votato dal popolo.

Strano modo di intendere il "passo in avanti", subordinandolo al "passo indietro" di chi ha legittimamente vinto le elezioni e, fino a prova contraria, ha ancora una maggioranza in Parlamento, la cui "centralità", guarda caso, viene evocata continuamente da Bersani e dai suoi sodali, tranne quando devono riconoscerne la costituzionalità . Ebbene, l'idea di solidarietà politica, perfino in tempi grami, evidentemente non appartiene a chi è nato e cresciuto nella berlingueriana concezione della diversità e superiorità morale e politica rispetto all'avversario, al quale non può che essere riservato il disprezzo, il dileggio , la delegittimazione, il carcere, il campo di concentramento, il gulag.

Che l'Italia vada a ramengo alla sinistra non importa proprio un fico secco. Quel che le interessa è sbarazzarsi del premier. Fine da perseguire con metodo democratico, attraverso le elezioni politiche, non con sommovimenti populisti per giunta a prezzo della disfatta del Paese cui occorre stabilità sempre. Sulle rovine, si sa, non si riesce a costruisce nulla. Se Bersani pensa di ereditare una sorta di Paese dei campanelli, dopo la caduta di Berlusconi, si sbaglia di grosso. Il banale discorsetto tenuto a Montecitorio (che peraltro non ha scaldato il cuore neppure dei suoi deputati) ha evidenziato una volta di più la miseria politica e culturale degli eredi dei due grandi partiti del secolo scorso, la DC ed il PCI, dei quali si può dire di tutto,  tranne che fossero irresponsabili di fronte ai destini del Paese. Mai i predecessori di Bersani , di Franceschini, della Bindi, si sarebbero atteggiati a truculenti giacobini davanti ad un Paese già agonizzante per colpe di certo non sue. Avrebbero ascoltato il monito del capo dello Stato e certamente non avrebbero chiesto le dimissioni dell'esecutivo in carica collaborando così alla speculazione contro l'Italia. Così si comportavano i vecchi politici di sinistra, di destra e di centro.

L'Italia oggi deve sopportare una classe di oppositori, senza idee e scarsamente dotata di parole convincenti, per cui la volontà popolare vale meno di quella dei burocrati e degli speculatori. E’ vero: i cittadini votano ogni tanto, ma «i mercati votano tutti i giorni»: ma chi soggiace a tale logica esclusivamente economica non fa altro che svendere le nazioni e gli Stati ai rapaci migliori offerenti. Chi invece intende opporsi a tale logica è naturale che si rifugi nella politica ove trova le risorse per far prevalere gli interessi nazionali. La coesione, così bistrattata in questi giorni, nasce da questa semplice idea. Non pretendo che Bersani possa comprenderla e condividerla, naturalmente.


ESISTE DUNQUE UN MAGISTRATO A ROMA ? 

Ho letto con grande piacere che il primo Presidente della Corte di Cassazione intervenuto al congresso sulla Giustizia organizzato dai Radicali e tenutosi due settimane orsono sotto il patrocinio del Quirinale sul tema “ progressiva riduzione della popolazione carceraria in Italia”, l’alto Magistrato ha indicato due vie maestre da seguire per raggiungere quell’obiettivo. La prima via deve puntare ad una “ riduzione della pena carceraria” e la seconda via ad “ una progressiva riduzione dell’area della penalità attraverso un ponderato e selettivo programma di depenalizzazione, insieme soprattutto ad un contenimento del ricorso alla custodia cautelare carceraria”. Il Dottor Ernesto Lupo ha espressamente invitato i Magistrati ad un uso sempre più prudente e misurato della custodia carceraria preventiva, che deve mantenere il suo carattere di eccezionalità “ senza mai scadere nella comoda ma incivile consuetudine, come accade purtroppo, oggi. Un primo passo verso la improcrastinabile riforma della Giustizia come frutto sia del potere legislativo dell’Esecutivo che dell’esperienza ( e non della pregiudiziale opposizione ) dei Magistrati?


Roma sabato 6 agosto 2011

Gaetano Immè

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