Gaetano Immè

Gaetano Immè

sabato 20 agosto 2011



TRENTADUE ANNI PER COMINCIARE A SPERARE DI VEDERE LA VERITA’ SULLA STRAGE DI BOLOGNA. UNA VERGOGNA DELLA MAGISTRATURA E PER TUTTI COLORO CHE LE TENGONO BORDONE.




Non più tardi di 18 giorni fa, proprio il 2 agosto 2011 , aprivo questo blog ricordando, per sommi capi, la famosa strage di Bologna, una tragedia sulla quale la Magistratura ha dato, dopo l’episodio di Enzo Tortora, il peggio di se stessa. Se anche il Comitato dei parenti delle vittime di quell’attentato parla ormai apertamente di voler conoscere la verità, dopo aver mediaticamente così tanto influenzato la Magistratura avallando acriticamente e contro tutte le evidenze la sola ” pista nera”, vuol dire che la Magistratura italiana dal 1980 ad oggi ha scherzato, ha giocato con le vittime di quella strage, ha giocato con l’Italia, con tutta una serie di ignobili sentenze. Tutti sapete che per quell’atroce attentato sono stati condannati in via definitiva Francesca Mambro e Giuseppe Valerio Fioravanti. Questo riassunto non vuole affatto sostenere che i due condannati all’ergastolo siano innocenti, ma vuole coltivare quel principio altamente democratico e nobile che la Magistratura, che il Comitato delle vittime, che la sinistra e che tutta la stampa loro “ organica” non ha mai saputo coltivare: il sacrosanto principio del “ dubbio”. E la Magistratura, come leggerete, sapeva bene che vi erano prove che portavano verso la “ pista palestinese”, ma non le volle colpevolmente verificare perché il suo scopo non è mai stato quello di fare un processo ma di mettere in piedi indizi, per confezionare una condanna che schiacciasse la destra politica come colpevole dell’attentato, “ a prescindere”.

Oggi sappiamo che, con trentadue anni di ritardo la Procura di Bologna ha finalmente iscritto nel registro degli indagati due persone di cui si dirà che erano presenti a Bologna quel giorno e che portano alla pista palestinese. Facevano parte della Suprema Corte di Cassazione che emise la sentenza contro la Mambro e il Fioravanti i seguenti Magistrati: Dott. Aldo VESSIA Presidente, Dott. Pasquale LA CAVA Consigliere, Dott. Nicola MARVULLI Relatore, Dott. Umberto PAPADIA , Dott. Bruno FOSCARINI , Dott. Francesco MORELLI ", Dott. Mauro D. LOSAPIO , Dott. Giuseppe COSENTINO e Dott. Adalberto ALBAMONTE .

Il ventisei agosto 1980 la Procura della Repubblica di Bologna emise ventotto ordini di cattura nei confronti di militanti di estrema destra dei NAR Roberto Fiore ( futuri fondatori di F.N.), Gabriele Adinolfi, Francesca Mambro,Elio Giallombardo, Amedeo De Francisci, Massimiliano Fachini, Roberto Rinani, Giuseppe Valerio Fioravanti, Claudio Mutti, Mario Corsi,Paolo Pizzonia,lderico Sica,Francesco Bianco, Alessandro Pucci,Marcello Iannilli,Paolo Signorelli, Pier Luigi Scarano, Francesco Furlotti, Aldo Semerari,Guido Zappavigna, Gian Luigi Napoli,Fabio De Felice, Maurizio Neri. Vengono subito interrogati a Ferrara, Roma, Padova e Parma. Tutti saranno scarcerati nel 1891.

Lentamente e con fatica, attraverso una complicata e discussa vicenda politica e giudiziaria, e grazie alla spinta civile dell'Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, si giunse ad una sentenza definitiva della Corte di Cassazione il 23 novembre 1995. Vennero condannati all'ergastolo, quali esecutori dell'attentato, i neofascisti dei NAR Giusva Fioravanti e Francesca Mambro, che si sono sempre dichiarati innocenti.

Tra il 1999 e il 2006, durante i lavori istruttori della Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi (XIII legislatura, 1996-2001) e poi della Commissione d’inchiesta concernente il «dossier Mitrokhin» e l’attività d’intelligence italiana (XIV legislatura, 2001-2006) sono emersi elementi inediti sui collegamenti internazionali del terrorismo italiano e sulle reti dei servizi segreti dell’ex blocco sovietico e dei principali Paesi arabi come Siria, Libano, Libia, Yemen del Sud e Iraq. Ad aprire la strada sulla “ pista palestinese” fu l'onorevole Enzo Fragalà, il quale pagò un prezzo mostruoso alla sua testardaggine: fu ucciso a bastonate da un ignoto sicario nel febbraio dello scorso anno, nel 2010, a Palermo. Del suo brutale assassinio, sul quale hanno indagato a Palermo i P.M. Nino Di Matteo e Carlo Lenzi e l’aggiunto Maurizio Scalia ancora non si sa nulla. Il fascicolo, a carico di ignoti, originariamente iscritto per tentativo di omicidio, ipotizza l’omicidio volontario.

Questo suo impegno portò a scoprire un fonogramma successivo di poche ore alla strage firmato da Gianni De Gennaro (futuro capo della Polizia, ma allora direttore della Criminalpol) in cui si avvertiva che il terrorista comunista tedesco Thomas Kram era a Bologna mentre esplodeva l'ordigno nella stazione. Si scoprì inoltre che il fonogramma era stato ignorato dai Magistrati inquirenti , che la più importante pista investigativa era stata sepolta, che le evidenti ipotesi di coinvolgimento arabo (palestinese o libico è da vedere) erano state accuratamente insabbiate, così da spingere il processo nella direzione di una «pista nera» fascista che, come osservò anche Francesco Cossiga, non aveva né capo né coda. Grazie a queste informazioni è stato possibile riannodare i fili di una trama occultata per 25 anni e scoprire i punti nevralgici di uno dei segreti più sensibili della Repubblica: – gli accordi con la dirigenza palestinese (cosiddetto «lodo Moro»); – i retroscena del traffico di armi tra l’Fplp e l’Italia; – le minacce al governo italiano per il sequestro dei missili di Ortona e l’arresto del capo dell’Fplp in Italia Abu Anzeh Saleh; – i legami di Abu Anzeh Saleh con il terrorista internazionalista Ilich Ramirez Sanchez, detto Carlos; – l’allarme dell’antiterrorismo italiano ai servizi segreti tre settimane prima della strage; – il fallimento delle manovre della nostra intelligence per evitare l’azione ritorsiva; – l’arrivo in Italia il 1° agosto 1980 del terrorista tedesco Thomas Kram legato al gruppo Carlos e ai palestinesi, e presente a Bologna il giorno della strage. A fronte di queste evidenze il 17 novembre 2005, dopo la bellezza di venticinque anni, la procura bolognese si è degnata di aprire un procedimento contro ignoti (7823/2005 RG)

Nel 2011 la Procura di Bologna pone finalmente sotto indagine due terroristi tedeschi, Thomas Kram e Margot Frohlich, entrambi legati al gruppo del terrorista Carlos, i quali risulterebbero presenti a Bologna il giorno dell'attentato, seguendo così la pista del terrorismo palestinese, mai pregiudizialmente accettata dal presidente dell'Associazione famigliari vittime Paolo Bolognesi e invece ripetutamente riproposta da Francesco Cossiga. Speriamo di riuscire, anche se dopo trentadue anni, a vedere per la strage di Bologna la verità e non a leggere solo sentenze politiche costruite da Magistrati che hanno volutamente omesso di indagare su piste alternative perché volevano testardamente addossare la responsabilità di quell’atroce attentato alla destra politica. Questa è la “ loro “ Giustizia, quella che Di Pietro, che Bersani, che Veltroni, che Bindi, che Franceschini, che Vendola, che Fini insieme a tutti i “ poteri forti “ ed a quella consorteria di malfattori che pretende di dominare il Paese senza averne alcun titolo democratico , difendono a spada tratta.

“ALLORA? ABBIAMO UNA SQUADRA?”

Da “abbiamo una banca” ad “abbiamo una squadra”, il passo è stato abbastanza o breve. Anche se per questa volta non abbiamo le immancabili intercettazioni telefoniche . Soprattutto se “ad avere una squadra” è proprio una banca. Unicredit per la precisione, anche se – a voler essere ancora più precisi – più che averla Unicredit, la squadra, cioè la Roma, ce l'hanno gli americani guidati da Tom Di Benedetto, portavoce di un certo Pallone di Boston, che proprio ieri hanno firmato l'accordo con cui acquisiscono dai Sensi il 60% della Roma calcio. E l'altro 40%? Ad Unicredit, naturalmente. Finisce così, tre anni dopo la morte del patriarca Franco, l'era della famiglia Sensi, anche se i bene informati dicono che da anni il vero padrone della squadra fosse proprio la banca, che con prestiti su prestiti non ha fatto altro che “coprire” i debiti degli ormai ex proprietari della Roma. E già questo ha dato il via ad un numero considerevole di polemiche, perché la Banca può certo “prestare” i soldi a chi sceglie ma lo deve fare rispettando determinati parametri perché, non dimentichiamolo mai, i soldi della Banca sono “ i nostri soldi”, perché ci sono squadre di calcio professionistiche che sono state fatte fallire (mentre la Roma è stata “salvata” dalla banca) e ci sono poveri cristi che sono finiti in maniche di mutande: se loro non pagavano il mutuo, le banche gli toglievano la casa. Ai Sensi, alla Roma , invece, no. La Roma non onorava le scadenze di un prestito? Bastava che la Sensi dicesse “ Io non sono abituata alle scadenze” ( una battuta da barzelletta, che tutti i morosi convocati dalle rispettive Banche perché non hanno potuto pagare una semestralità del mutuo di casa devono ripetere al funzionario di turno, per “ vedere” , come diceva Enzo Jannacci, “ l’effetto che fa”) ed ecco altro tempo concesso, ecco altro prestito pronto. La famiglia Sensi, invece, per anni ha accumulato debiti verso la banca e , se pure non hanno incassato i trecento milioni di Euro che pretendevano quando l’ipotetico acquirente delle Roma pareva fosse Angelini, alla fine hanno portato a casa come “buonuscita” immobili ( chissà come salvi da ipoteche della stessa Banca) per una trentina di milioni di euro. Ma questa non è l'unica stranezza dell'operazione. Quando mai si è visto in Italia una banca proprietaria di quasi metà di una squadra di calcio? Per di più quotata in Borsa? Tutt’al più , la Banca appariva come Sponsor. E allora? Anche in questo caso malelingue scatenate, fino al punto di dire che gli americani forse non esistono e che sono “ la donna dello schermo” ” della banca per non stare nella scomoda posizione di essere gli unici proprietari della Roma. E ad avallare questa tesi ci sarebbero i prestiti che la banca sta erogando alla cordata di Di Benedetto. E così c'è chi dice che Unicredit tiene la Roma perché vuole costruire lo stadio e chi perché un suo potente ed un po’ megalomane vice presidente sia un grande tifoso della Magica. Ecco perché Unicredit non ha venduto la squadra al magnate egiziano Sawiris padrone della Wind !Perché lui voleva il 100% delle azioni, mentre la banca voleva tenerne una parte. E se invece di fare dietrologia fosse che la banca reputa l'operazione un ottimo investimento? In fondo, non è che i soldi si prestano – come si dice a Roma – “ a babbo morto”. Resta però un problemino: trattandosi di “ credito” e dunque di operazioni bancarie a breve termine e quindi soggette a verifiche trimestrali da parte dell’ Organo di Controllo della Banca d’Italia, si po’ mai sapere perché alla Roma viene concesso tanto “ scialo” mentre ad un artigiano, ad un padre di famiglia, si chiudono i conti e si sequestra la casa? Bè, se proprio devo mettere anche la mia, di malalingua, allora devo proprio sussurrarvi come la penso: tutto cominciò da Ciarrapico, che era “ uomo di Andreotti” e che poi venne Sensi , che era sempre “ uomo di Andreotti” e che la Banca di Roma, poi divenuta Unicredit, aveva un capoccia di nome Geronzi, d Marno, anch’esso “ n uomo vicino alla DC andreottiana “…..

Roma sabato 20 agosto 2011

Gaetano Immè





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