Gaetano Immè

Gaetano Immè

domenica 21 agosto 2011


VITTO E SOPRAVITTO , UN MISTERO NELLE CARCERI ITALIANE!

Nelle carceri italiane non c'è solo un problema di spazi e di letti, ma anche di cibo. La prima ad evidenziarlo fu l’onorevole radicale Rita Bernardini che ha raccontato a Radio radicale come questo business sia gestito in maniera monopolistica da anni (addirittura dal 1930). Per tacere del fatto che l’ultima volta che è stato assegnato a livello nazionale, l’aggiudicatario si era impegnato a fornire tre pasti al giorno a detenuto per meno di 4 euro. Si , proprio così, quattro euro! Dopodiché anche la vicenda del detenuto tunisino Ismail Ltaief, cuoco nelle mense del carcere di Velletri, che ha denunciato un bel po’ di gente in loco per presunte ruberie sul cibo dei detenuti, rifiutando 15 mila euro per ritrattare le accuse, ci ha mosso a ulteriore curiosità: non è che sui pasti dei detenuti succede qualcosa, diciamo, di strano? Quelli di “Ristretti orizzonti” ne sono convinti e così ci hanno fornito ben tre delibere regionali della Corte dei Conti, per il Veneto, per l’Umbria e per la Lombardia, nonché una segnalazione dell’autorità garante per la concorrenza del 2010 ( secondo cui l’aggiudicazione di questi appalti è “distorsiva” per la concorrenza) che contestavano tutte questa maniera di aggiudicare senza gara, “per asseriti motivi di sicurezza”, l'appalto del cibo nelle carceri.

E sempre alla stessa ditta: quella degli eredi di tale Arturo Berselli. Cioè la Arturo Berselli e C. S.p.A., con sede amministrativa a Milano.Addirittura nel 2003 la Corte dei conti regionale della Lombardia rifiutò di vistare le procedure di appalto con cui venne rinnovato il contratto a tale ditta sostenendo che non fossero state seguite le procedure previste dalla legge.Circostanza che nel tempo ci è costata anche l’avvio di una procedura di infrazione da parte della Ue. All’epoca era ministro Guardasigilli Roberto Castelli, per la cronaca. E siccome solo da via Arenula dipendono i decreti di proroga, il conflitto, tuttora irrisolto, è quello tra chi appone motivi di sicurezza non meglio determinati, qualcuno potrebbe pensare che altre ditte non consuetudinarie a questi appalti potrebbero favorire la fuga dei detenuti magari mettendo la lima nel panino, come nei fumetti, e chi chiede una gara europea.

Ma il sospetto è che si voglia favorire un monopolista che peraltro, a seconda delle regioni, opera da anni in consorzio con altre ditte (nella Lombardia con la SAEP S.p.A e la Domenico Ventura di Umberto Ventura e C. S.a.S., in Umbria con la Ias Morgante S.r.l.). Mentre la corte dei conti della Lombardia ha messo bastoni tra le ruote a via Arenula, quella del Veneto e quella dell’Umbria hanno sollevato molti rilievi ma alla fine hanno ceduto alle pretese di rinnovo di questi appalto alle stesse ditte e senza gara, pur riconoscendo questa procedura contraria a una norma dello stato varata ad hoc per tenersi buona l’Europa. Cioè l’articolo 23 della legge 18 aprile 2005, n. 62(legge comunitaria per il 2004), approvato al fine di conseguire l’archiviazione di una procedura di infrazione comunitaria avviata contro l’Italia in relazione al contrasto della previgente disciplina del rinnovo dei contratti pubblici scaduti con i principi di libertà di stabilimento e di prestazione dei servizi di cui agli articoli 43 e 49 del Trattato CE e con la normativa europea in tema di tutela della concorrenza. Ma questo articolo che ha sancito un generale divieto di rinnovazione dei contratti pubblici di fatto nelle carceri rimane inapplicato in seguito all’emanazione del decreto del Ministro della Giustizia del 21.07.2004, cioè il provvedimento in forza del quale “il contratto oggetto del provvedimento di approvazione in esame è stato sottoposto a particolari misure di sicurezza”. Peraltro nelle motivazioni del provvedimento datato 16 aprile 2008 dalla sezione regionale del Veneto si sottolinea come il ministero abbia persino “ribadito la necessità di affidare vitto e sopravvitto al medesimo soggetto per motivi di efficienza e convenienza, in ragione delle reciproche interazioni tra le due attività e dell’incremento dei costi, sia per l’Amministrazione che per i detenuti, che potrebbe conseguire a una diminuzione del volume dei generi approvvigionati dalle singole imprese affidatarie”.

La cosa incredibile è che la ditta Berselli abbia sedi atipiche in quasi ogni carcere italiano. Il cibo ai detenuti è cosa loro. Altro mistero di chi volesse approfondire il tutto è questo: da anni i detenuti segnalano che i prezzi dei prodotti in vendita al sopravvitto sono troppo cari, e da anni i volontari che provano a fare una verifica nei supermercati della zona si scontrano con il fatto che invece molti prezzi sono identici, o quasi, a quelli dei supermercati. Questo significa che esiste un sistema istituzionalizzato di creste all’interno dei penitenziari? Se fosse ad esempio verificata proprio quella parte della denuncia di Ismail Ltaief, il cuoco di Velletri, secondo cui quando arrivavano i pacchi delle forniture di vitto “qualcuno segnava 300 quando veniva scaricato 60”, allora tutto sarebbe più facile da capire.. Come ai tempi delle carceri d’oro sulla pelle dei detenuti è più facile giocare. Tanto di denaro pubblico se ne spreca tanto, mica vogliamo star lì a perder tempo su come lo Stato fa mangiare “ i delinquenti “?

IL CSM E IL FASCICOLO SUL  P.M. ANTONINO INGROIA

A sollecitare l’intervento del Csm era stato Giuliano Ferrara, nella puntata di Qui Radio Londra andata in onda il giorno dell’arresto di Massimo Ciancimino: si era conclusa con un appello al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che del Csm è il presidente, e a Michele Vietti,numero due di Palazzo dei marescialli. Ferrara definì Ciancimino “calunniatore professionale in mano a un circuito mediatico giudiziario” e disse che Antonio Ingroia, il pm di Palermo che lo ha fatto arrestare, “si è servito delle sue accuse mai davvero controllate”. “L’apertura di un fascicolo da parte della Prima commissione del Csm sulla vicenda Ciancimino, circostanza chissà perché sfuggita a un cronista attento come Santoro, non può risolversi in una pura formalità.”

Massimo Ciancimino è accusato di detenzione di esplosivo, cioè di un’arma molto cara alla mafia stragista. Ma questo è quasi irrilevante rispetto alle altre pagine oscure del personaggio - afferma Osvaldo Napoli (vice presidente dei deputati del PdL) -. Ciancimino - ricorda Napoli - è stato, dopo che si è accertata l’inaffidabilità del pentito Spatuzza, il teste che negli ultimi tre anni ha consentito alla procura della Repubblica di Palermo di mettere in mora la politica italiana.Egli è stato ritenuto inaffidabile dalla magistratura di Caltanissetta, affidabile a intermittenza da quella di Palermo salvo, da ultimo, essere arrestato da quello stesso pm Ingroia che lo aveva sempre difeso. Ce n’è in abbondanza perché il Csm si metta al lavoro - è la conclusione dell’esponente PdL - e faccia entrare un po’ d’aria pulita in qualche Procura”.

PROCESSO BREVE E FREGNACCE DI SINISTRA

Sostenere che la tecnica del processo breve sia la più consona ad un sistema di giustizia giusta è in verità assai difficile. Ma, se andiamo a vedere quelli che sono i “tempi brevi” in cui si vogliono costringere i processi, se non si è Italiani, come tali vaccinati contro le sorprese di ogni stravaganza del sistema giudiziario (non usiamo il termine “giustizia” per non aggravare il grottesco) ci si accorge che chi ha inventato questa storia del “processo breve” ha voluto scherzare o, piuttosto, ha voluto sfoderare una dose spropositata di umorismo nero. Sono tempi che in qualsiasi paese sarebbero considerati inverosimili per la loro lunghezza. A parte, dunque, gli scherzi ed a parte la disinvoltura con la quale si vuol far finta, con una dose di irresponsabilità notevole, al contempo, di scherzare e di fare sul serio, bisogna dire che questo è un provvedimento di legittima difesa contro una sedicente giustizia, espressione della politica faziosa del Partito dei Magistrati. Legittima difesa che non toglie che rispetto all’esistenza stessa del P.d.M. (Partito dei Magistrati) ed alle sue ineliminabili (perché un partito del genere non può farne a meno) malefatte, non basta difendersi (cosa cui si ha indubbiamente diritto, salva l’ampia gamma delle ipotesi di eccesso colposo, di aberratio ictus, etc.etc.) ma si ha pure il dovere di difendere la Società e lo Stato dal fenomeno in sé, potenzialmente sempre pericoloso per tutti e tragicamente rovinoso per la giustizia.

E’ questo il punto. C’è un processo lunghissimo di evoluzione dell’apparato giudiziario italiano in strumento di un partito che non è uno di quelli che apertamente si fregiano di tale definizione, ma è il partito di quelli stessi che dovrebbero amministrare la giustizia tale e quale dovrebbe essere: accertamento della verità ed applicazione della legge, senza pretese di obiettivi diversi, quali che essi siano, di conduzione di “lotte”, di eliminazione di storture sociali o politiche che non siano l’obiettivo consistente nella pura e semplice applicazione della legge.La legittima difesa, prima di essere un istituto del diritto penale che stabilisce un“esimente” dalla responsabilità per i reati commessi a tal fine (uccidere per non essere ucciso, percuotere per non essere percosso o rapinare etc.) è un dato naturale, istintivo dell’uomo. Ciò non significa che il meglio che possa farsi per contrastare la criminalità sia affidarsi alla legittima difesa delle vittime.

Ed allora parliamo chiaro. Se il processo breve provocherà ingiustizie, perché sembra che la giustizia da noi, in Italia, debba realizzarsi solo in tempi lunghissimi (i tentativi di “velocizzare” questo sgangherato carrozzone si sono risolti e si risolveranno in ancor più grottesche ed ingiuste forme di sommarietà) bisogna pure intraprendere una azione coerente e concludente contro il “Partito dei Magistrati” che obbliga a tali forme di episodica difesa.

Il Partito dei Magistrati, dei Magistrati meno capaci, meno scrupolosi, meno preparati, meno garantisti; quelli che hanno indotto i legislatori ad empire le nostro leggi processuali di una quantità incredibile di disposizioni di salvaguardia, di mezzi di impugnazione, di avvisi, di notifiche etc.etc. che appesantiscono i processi e ne moltiplicano la durata, ma si risolvono in altrettante nuove “trovate” per eludere quelle, come le altre garanzie, che non garantiscono nulla o quasi. Difendersi da loro, possibilmente in modo coerente, razionale, conclusivo. Il difetto sta nel manico.

E’ inutile sperare che con una magistratura, che, nella sua gran parte, non ha esitato a tradursi in partito, profittando delle mille insensatezze che il potere legislativo e la classe politica sembra proprio abbiano messo in essere, per assecondare ed accelerare tale processo, possa darci una giustizia, con processi brevi o lunghi che siano, che possa considerarsi veramente giusta.Una magistratura costituita in partito, oltre che una mostruosità istituzionale e costituzionale , un pericolo costante per l’equilibrio tra i poteri dello Stato, il preludio di un regime autocratico, è una fucina di processi ingiusti. Non solo quelli che processi neppure si possono definire, perché sono solo espressioni dell’attività del partito, in quanto tale, ma anche nei confronti di tutti i cittadini qualsiasi. Altro ha da fare un Partito dei Magistrati che fare giustizia per i cittadini!

Ed allora il problema, il vero problema è una “campagna” (le fanno loro, facciamole anche noi!!) contro il Partito dei Magistrati. Se il Presidente della Repubblica, che ne è il Capo, ha da dire una parola sulla giustizia, essa non sia , certo,  la “ paraculata” del “si riserva di dire” (a seconda degli emendamenti che saranno o meno apportati, come ha lasciato intendere) sul “processo breve”.


La dica, Presidente esternatore , la dica finalmente , abbia il coraggio di dirla una parola chiara, sul Partito dei Magistrati: ci faccia sapere se Le  va bene che quel partito esiste e perché o se invece Lei esiga che questa mostruosità costituzionale  scompaia dall'Italia. Ma non ci dica che il Partito dei Magistrati non c’è. L’evidenza dei fatti  non può essere negata,  nemmeno da un privilegiato Presidente della Repubblica.

GLI EROI DELLA SINISTRA!

Spulciando la storia su Wikipedia, ho scoperto che nel lontano 1997, il Professor Roberto Vecchioni, in una intervista , dall’alto della sua impressionante tuttologia  ( accreditatagli, però, solo  dalla sinistra intera, non certo da questo blog ,  ebbe a dire : “ Elvis Presley un mito? E’ solo un reperto archeologico. E’ solo un personaggio finito, non può essere un modello, troppo spicciolo e rozzo”. Povero Professore ! Capisco l’invidia e la rabbia nel constatare che le canzoni di Elvis dopo quarant’anni ancora spopolano mentre le sue  canzonettine anche se incartate con carta ideologica e presuntuosa dopo neanche due mesi spariscono dalla circolazione , capisco anche che per “ uno de sinistra” un americano è sempre  un amerikano, ossia  un  puro coglione , “ a prescindere”;  capisco pure che il Professore quando torna a casa deve fare i conti con una come Daria Colombo,  per cui guai a ragionare con il proprio cervello, meglio abbandonarsi alle solite frasi fatte e politicamente corrette,  per la buona pace familiare! Ma definire “ un reperto archeologico” un artista che attira ancora  oggi 70 mila persone sulla sua tomba ( al giorno!), che ha venduto “ più di un miliardo di dischi in tutto il mondo!”, che ha vinto qualcosina come 170 “ dischi d’oro” , bè… altro che presentarsi ancora a San Remo ( a proposito, ma che fine ha fatto quella sua canzonettina da tronfio musicante ?) . Da nascondersi dentro una tomba per sempre , se si avesse un minimo di dignità.

A PROPOSITO DI FORCAIOLISMO

Ci stiamo arrivando, statene certi, stiamo arrivando alla custodia cautelare decisa non da un Magistrato ma dai parenti delle vittime ( Bologna 1980 ha fatto “ scuola”, nevvero?) , ai quali – sia chiaro – va sempre il massimo della comprensione e del rispetto e dai giornaloni e dalle televisioni che s fanno loro megafono. Figurarsi come sono contenti e felici tutti quei P.M. e tutti quei Giudici che vi fanno ricorso con estrema facilità. Questo è l’incivile clima forcaiolo, da Mastro Titta con forca pronta ed incorporata, che respiro in questa indegna Repubblica penale di questa Italia mozzorecchi, alla quale indegna rappresentazione dà pure il suo gagliardo contributo un Ministro dell’Interno che , forse frastornato dalla batteria del suo “ complessino”, da qualche tempo ha smarrito la retta via e va in giro a parlare di nuovi reati da creare, come se non bastassero quelli che già esistono. Questi ignobili “ forcaioli e finti garantisti un tanto al chilo “ che disgraziatamente minacciano, come metastasi corruttive , tanto la sinistra quanto la destra. Sono costoro i nostri avversari. Perché sono proprio loro – i Bersani, i Di Pietro, i Vendola, i Pisapia, i Fini, i Maroni, ecc- i nemici giurati dello Stato di Diritto.

OBAMA , DA “ YES WE CAN” A “ YES WE ARE FAILURES!”

Non bastasse il caos che ha combinato portando gli USA a prender schiaffi finanziari anche dalla Cina, il fallimento politico di Obama assume proporzioni impressionanti se andiamo a guardare anche qualcosa della sua “ politica estera”. Lasciamo stare le promesse non mantenute, come la chiusura pubblicitaria di Guantanamo, lasciamo stare la fantasmagorica “ riforma sanitaria “ americana ridotta a poca cosa ( essere sponsorizzati da Veltroni porta sfiga da matti!) ma veniamo al suo punto dolente e fetido: la sua politica estera. Barack, Clinton, Cameron ( USA, GB) e la UE hanno formalmente chiesto due giorni fa a Bashar El Assad di lasciare il potere in Siria. Il Dittatore ovviamente se ne è altamente sbattuto rilanciando al summit del suo Baath con le sue inesistenti riforme. Mai visto un Presidente Americano fare una simile figura barbina, mai visto un ditta torello come Assad permettersi di fare spallucce davanti ad appelli presidenziali tanto grotteschi e velleitari . La repressione feroce e crudele in atto in Siria ad opera del tiranno Assad pone il fronte americano ed europeo di fronte alla più grave crisi umanitaria dopo la guerra in Bosnia. La responsabilità è di Barack, di Clinton , di John Kerry, di Nancy Pelosi che hanno considerato più volte Assad come un “ baricentro affidabile” sul quale fare leva per separare i destini della Siria da quelli dell’Iran, sulla quale certezza – clamorosamente oggi sconfessata dai fatti – costruire la piattaforma per una sorta di
“ dialogante pacificazione di tutta l’area mediorientale , questione palestinese inclusa. Ad impressionare non è tanto l’ampiezza del passo falso compiuto da Barack Obama ma la sua ormai assodata incapacità di comprensione delle dinamiche delle aree mediorientali in crisi.

Aridatece er cowboy!


Roma Domenica 21 agosto 2011

Gaetano Immè



Nessun commento:

Posta un commento