Gaetano Immè

Gaetano Immè

giovedì 29 settembre 2011

LO DICO DA SEMPRE: LA STAMPA ITALIANA FA SCHIFO.

L’altro giorno ho letto l’editoriale di Angelo Panebianco sul Corriere della Sera, anche Panebianco si univa, pure lui, al coro di coloro che chiedono a gran voce le dimissioni di Silvio Berlusconi. In compagnia di Ernesto Galli della Loggia e di Sergio Romano e di Eugenio Scalfari. Le certezze che avevo mi si frantumano nell’animo, il coraggio delle proprie idee si trasforma in un mare di viltà.. Ma su chi posso contare ? E perché devo commentare anche le idee di Panebianco? Basta, mi sono stancato di ripetere sempre le stesse osservazioni. Non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire.

I giornalisti non dovrebbero avere padroni per essere , noi lettori, certi della loro imparzialità. Ma in Italia i padroni dei giornali ci sono sempre stati e ci saranno sempre, pronti a distribuire, secondo i servizi loro resi, stipendi, prestigio e fama alle penne ed ai pennini asserviti alla loro causa.

Vedrete quante resistenze si leveranno allorché, tra poco, il governo varerà il disegno di legge per regolamentare le intercettazioni. Vedrete chi sarà che tenterà di diffondere l’idea falsa che regolamentare le intercettazioni significherà mettere le catene ai piedi della magistratura e il bavaglio alla libertà di stampa.

Niente invece è più ipocrita e niente è più falso di questo teorema scellerato, che ci offende tutti, dal momento che vige nelle società civilizzate il principio che la propria libertà finisce dove comincia la libertà altrui. Oggi le intercettazioni sono la negazione dei principi di libertà, giacché esse invadono arbitrariamente la libertà altrui anche se non dimostrano alcun reato. Esse mettono in piazza la vita privata delle persone, invadono i loro sentimenti, le ridicolizzano e le infangano senza alcun motivo agli occhi del mondo.

Si può tollerare che questa situazione si prolunghi e si affermi? No, non si può. Giacché continuare questo andazzo significa, in realtà, porre il bavaglio al Paese. Avete capito bene: non il bavaglio alla stampa e le catene ai piedi della magistratura. Bensì il bavaglio al Paese. Molti, infatti, già da qualche tempo non si sentono più liberi di parlare. Si sentono spiati. Come accadeva nella Russia staliniana.

Spero che Panebianco , quando arriverà il momento di prendere posizione al riguardo , si ricordi di tutto questo. Lo aspetto al valico della onestà intellettuale.

A PROPOSITO DI NUOVO CHE AVANZA

Il Pd non mostra nessuna intenzione di diventare una opposizione moderna, costruita nella socialdemocrazia. Salterebbero tutti i privilegi e le speranze di essere ammessi un giorno, per cooptazione ( che significa “ non per merito” ), nell’empireo del soviet, dove ha più probabilità di accedere un automa che ha rinunziato a pensare, di quanta potrà mai averne chi si ostina a ragionare con la propria testa. L’analisi di Adinolfi, un cattolico che ha abbandonato ieri il P.D, è perfetta.” Ai giovani nel Pd “è offerta solo la trafila appartenenza –fedeltà - cooptazione”, che non prevede capacità di pensare, e meno che mai di progettare.Ma che include sempre il dovere di sacrificarsi per il partito. Come Greganti, come Tedesco, come Penati, ecc. Le cariatidi dominanti sanno di non poter aprire non solo ai giovani, ma neppure ai quarantenni, perché non ancora perfettamente addestrati a pensare con la testa del Fuhrer rosso. Le cariatidi del soviet non permetteranno a nessuno ( che non sia una loto perfetta riproduzione , un clone ) di arrivare al loro livello. E perdono pezzi, i pezzi migliori, quelli in grado di pensare. E poi, quando uno sbotta e si ribella – guardate cos’è accaduto con quei sei onorevoli radicali ieri! – quando uno se ne vuole andare, quando uno si vuole liberare l’animo dallo schiavismo, dal servilismo acritico imposto, allora parte la campagna denigratoria, diffamatoria, stile comunismo staliniano, quando chi non si sottometteva al pensiero unico dominante veniva dipinto come un pazzo, internato in manicomi criminali o nei paradisiaci gulag. Pd, Pds, Pci, etc etc etc. Il lupo perde il pelo ma non il vizio!!! Cioè: se sei nato comunista, puoi chiamarti come vuoi ma resti e muori comunista!!! Ma questo già lo si sapeva. Invece di trarre dal gesto di Adinolfi e da quello dei Radicali il significato profondo, il disagio insopportabile che dovrebbe provare un cattolico o un uomo libero che vede costretta la sua coscienza in cattività, che si vede alleato con un Di Pietro e con un Vendola, il P.D. sa solo emettere ridicole sentenze di condanna. Un ridicolo conformismo comunista.

UNA PAGLIACCIATA DA BUFFONI, ALTRO CHE GIUSTIZIA.!

Questo tipo di magistratura spregiudicata è ormai fuori controllo.Nessuno ha il coraggio di fermarne il corso pernicioso, tanto meno chi avrebbe il dovere di farlo per carica istituzionale . C’è un bubbone in cancrena e nessuno di coloro che dovrebbero eliminarlo interviene. Dal presidente Napolitano al Csm.Della vicenda di Tarantini, che si è talmente complicata che sarà difficile venirne a capo, è interessante registrare non tanto l’impreparazione degli addetti (i coniugi Tarantini sono stati arrestati e non si doveva, la competenza non è né di Roma né di Napoli, ma di Bari), bensì lo sforzo, oltre la linea del lecito, che i pm napoletani hanno fatto e stanno facendo per poter mantenere l’inchiesta e mettere così, loro e non altre procure, gli artigli sulla preda alla quale stanno dando la caccia: Silvio Berlusconi. È un modo selvaggio di agire, come si vede, degno più del mondo animale che della nostra civiltà.

Questa specie di Giustizia , mascherata, come Pulcinella, da Procura di Napoli ( quella dei Lepore, quella dei Woddcock, quella dei De Magistris, quella dei Narducci, tanto per intenderci ben bene di chi sto parlando ) spia illegalmente ( senza autorizzazione del Parlamento necessaria per Legge in questi casi ) Silvio Berlusconi, poi lo indica come “ vittima “ di un presunto reato, l’estorsione, il ricatto. Non si accorge che tutti i verbali di quelle centomila e più telefonate registrate illegalmente vengono “ da qualcuno” passate ai soliti giornali , da questi pubblicate ed interpretate come meglio loro piaccia. Sono anni che verbali e trascrizioni estranee a procedimenti contro Berlusconi finiscono sui soliti giornali, ma nessun Magistrato se ne accorge. Invece un GIP di Milano non solo riesuma la divulgazione della telefonata fra Fassino e Consorte ( “ Allora, abbiamo la BNL ? ”, anno di grazia 2005 ) , ma oltre a rinviare a giudizio Paolo Berlusconi , fratello di Silvio ed editore de Il Giornale, chiede anche il rinvio a giudizio di Silvio Berlusconi perché “ costui ha tratto utilità politica da quella illecita divulgazione”. Ma guarda! Invece sembra che su Il Corriere della Sera, Repubblica, La Stampa, ecc, che da quasi venti anni altro non hanno fatto che divulgare verbali e trascrizioni illegali su Silvio Berlusconi, nessun Magistrato indaga e, soprattutto, nessuno ne abbia tratto giovamento politico .E Amato, D’Alema , Prodi, Scalfaro, Ciampi, ecc non hanno tratto forse immense utilità politiche da falsi reati penali addebitati a Silvio Berlusconi da “ compiacenti Magistrati” - tipo Di Pietro , per esempio o tipo Tedesco o tipo Maritati o tipo Emiliano , premiati poi con seggi parlamentari dalla sinistra riconoscente – che si sono poi rivelati tutti falsi? . Che presa per i fondelli la decantata “ obbligatorietà dell’azione penale”! Che presa per i fondelli quella ridicola frase “ La legge è uguale per tutti”! Napoli indaga su eventi che non sono mai accaduti a Napoli. Semmai sono accaduti a Roma o a Bari.

Perché quell’azione penale ( caso Tarantini) è iniziata ? La Legge prescrive che si possa dare inizio all’azione penale ( e quindi alle indagini) non sulla base di “ presunzioni” ( dunque io P.M. registro illegalmente il Presidente del Consiglio, poi rileggo le telefonate, estraggo qualche frase e da queste “ io presumo che “con quel che segue: roba da peggiore Stasi, da Gestapo, da KGB) specie quando l’ipotetica vittima della “ presunta estorsione” nega di aver subito quel reato. Questi P.M. che vivono a Napoli dovrebbero quindi molto più logicamente “ presumere” che tutti i camorristi che infestano Napoli ogni giorno commettano ricatti, estorsioni, violenze e galanterie del genere. Perché dunque, con le medesime modalità che hanno usato per Silvio Berlusconi, non incardinano pure altri centomila processi per estorsioni a carico dei camorristi? La Legge prescrive che l’esercizio dell’azione penale per i reati contro la persona – com’è l’estorsione ed il ricatto – diventa obbligatorio solo se viene denunciato dalla vittima ( non è il caso nostro), se viene confessato dall’autore dell’estorsione o se l’estorsione viene segnalata da un confidente . Insomma non vi è alcuna giustificazione dell’inizio di questa indagine della Procura di Napoli.

Ma anche al di là di queste considerazioni di diritto – che alla sinistra politica cieca , illusa e sotto scopa della Magistratura ed ai complici poteri forti non interessano – , mancando la legittimità all’inizio dell’indagine ( essendo tutte le intercettazioni effettuate illegalmente), mancando anche il requisito della competenza territoriale per Napoli, cos’è questo “ affare Tarantini”? Senza esagerare, solo una miserabile , indegna e sovietica “ caccia all’uomo”, anzi “ caccia al nemico politico”, creata a bella posta da questa Procura di Napoli sulla base di peccati morali che, tramutati a giudizio dei P.M. di quella Procura in inesistenti reati, rendono fattibili , grazie all’incondizionata complicità della stampa e dei poteri forti ( sempre in trepida attesa di potersi sbarazzare di Berlusconi per qualsiasi via che non sia però quella delle elezioni democratiche e popolari) questi veri a e propri “ assalti alla diligenza”, questi “ assalti al palazzo” di questo Partito delle Procure contro chi governa legittimato dal voto democratico e popolare. Una vergogna davanti al mondo civile.

Come chicca finale, ricordo e segnalo che la Corte di Milano, in uno dei tanti processi istruiti a carico di Silvio Berlusconi, ha deciso di “tagliare la bellezza di undici testi della difesa”perché si avvicina la prescrizione. Come dire ecco il “giusto processo” che piace a questa Magistratura, a Di Pietro, alla sinistra, quel giusto processo prescritto da quel pezzo di carta straccia che è per la Magistratura la nostra Costituzione. Come dire “ Ma che stiamo a perder tempo a fare , se a sentenza è ormai decisa fin da prima dell’inizio delle indagini”?

Il Presidente Napolitano, Capo anche del CSM, commemorando le vittime cadute sotto i colpi del terrorismo e della mafia, ha detto chiaramente che prima di qualsiasi riforma è necessario «onorare i magistrati». E l’onore glielo regalo pure, ma non dimentico certo quei magistrati che, con i loro operato mediocre , sospetto ed inqualificabile hanno causato diverse ingiustizie ai cittadini. E di questi, Napolitano, stranamente non si è mai rammentato. Onore dunque alla Magistratura, ma con la necessaria premessa di voler valutare il suo operato, che non è sempre rose e fiori e che spesso ha creato più danni che vantaggi alla collettività con la sua lentezza esasperante, dovuta non necessariamente (come tendono a giustificarla i magistrati) agli scarsi mezzi messi a disposizione dallo Stato, quanto piuttosto da un evidente squilibrio tra potere e dovere che si rileva all’interno dell’ordine magistratuale, unito a una blindatura eccessiva della carica rispetto alla effettiva esigenza di tutela dell’autonomia e dell’indipendenza del magistrato e a una confusione di carriera e di ordine ingiustificata tra giudice e pubblico ministero. Confusione – debbo ancora ricordare – che nel nostro paese è stata determinata da un motivo di ordine storico che nel tempo è diventato un evidente travisamento del concetto di divisione dei poteri: credere che la pubblica accusa sia tradizionalmente parte dell’ordine dei magistrati.

Le storture della Costituzione

Nel resto del mondo le cose non vanno così. L’accusa è una promanazione del Potere Esecutivo, e il Magistrato – in quanto terzo potere dello Stato – è il solo Giudice. E là dove non lo è, spesso e volentieri è una carica elettiva che risponde direttamente al popolo. In Italia le cose non sono andate in questo modo e questo perché il ventennio fascista ha creato una profonda lacerazione nella nostra cultura giuridica e politica, periodo al quale pretende di ispirarsi l’IDV e tutta la sinistra giacobina e giustizialista. Gli italiani sono diventati, dopo il 1945 timorosi, paurosi, tanto dall’aver praticamente svuotato il Potere Esecutivo di ogni vero potere politico e d’azione, subordinandolo un poco al Potere Legislativo (con un parlamentarismo duplice, inutile, costoso ed isterico), e dall’altra incrementando esponenzialmente le prerogative e le guarentigie costituzionali del Potere Giudiziario, nelle quali sono stati ricompresi sia i Giudici (che naturalmente fanno parte di questo potere), sia i Pubblici Ministeri (che per loro natura fanno parte invece del Potere Esecutivo). I nostri costituenti presero questa decisione sofferta, ma ne furono pienamente consapevoli, ecco perché introdussero come meccanismo di compensazione l’articolo 68 della Costituzione, nella sua originaria formulazione. Perché era l’unico modo corretto, democratico ed accettabile per fornire la garanzia fondamentale di ogni sana democrazia : garantire l’indipendenza della politica ( eletta dal popolo sovrano) , senza la necessità di restituire al Potere Esecutivo le facoltà e le prerogative che gli furono amputate a causa della dittatura fascista. E le cose – diciamo – avrebbero potuto andare bene per molti altri decenni, se non fosse che quell’art. 68 della Costituzione, quell’unico, vero e solo baluardo della vera democrazia contro ogni tentazione di sopraffare la sovranità del popolo, venne abbattuto vergognosamente per via di «Tangentopoli».

Quel Parlamento di corrotti ( molti sono stati graziati e siedono ancora oggi in Parlamento ed anche ai Colli più alti ) impauriti dall’irruenza gaglioffa e manettara di quel Pool giudiziario e giustizialista , cedette vigliaccamente alle intimidazioni ricattatorie di quel Pool golpista e , supinamente, forse sperando di evitarne i rigori e le vendette e di assicurarsene le grazie , prostituì l’ordine politico eletto dal popolo sovrano alle antidemocratiche volontà dell’ordine Giudiziario non eletto da nessuno. Da allora, l’equilibrio (già precario) garantito dalla nostra Costituzione è stato irrimediabilmente alterato, e la magistratura ha acquisito un potere oltre i limiti originariamente previsti dalla Carta fondamentale. Ed oggi, dopo diciassette anni di potere assoluto, questa gaglioffa Magistratura pretende di prendere il potere senza essere eletto dal popolo sovrano. E’ così che oggi le attività del Governo e del Parlamento sono profondamente condizionate dalle azioni giudiziarie; azioni che hanno creato un aspro conflitto tra i poteri dello Stato, di cui Berlusconi è l’epicentro, la vittima predestinata, ma non certo la causa. Certi conflitti infatti erano già vitali venti, trenta e forse quarant’anni fa. Perché nonostante l’art. 68 Cost. vecchia formula, l’equilibrio instaurato nel ‘48 era comunque un equilibrio basato su una forzatura giuridica e politica che prima o poi sarebbe collassato. Era solo questione di tempo dunque, e Tangentopoli, nel 92-93, aveva semplicemente accelerato il processo. Processo che oggi è arrivato all’estremo limite del politicamente sopportabile. Ciononostante qualcuno, quasi fosse cieco e sordo, accusa con un atteggiamento fastidiosamente petulante il Governo di non combinare nulla e di pensare solo alla «riforma epocale della giustizia». Ma quel qualcuno non si è affatto posto il problema che certe riforme ormai sono propedeutiche rispetto al resto; sono una sorta di condicio sine qua non che non può essere evitata. Solo se la politica può lavorare con relativa tranquillità e senza la pistola giudiziaria puntata alla tempia, è possibile che combini qualcosa di positivo per i cittadini. Le modifiche inferte sulla pelle della “sacra” Costituzione ( sacra quando fa comodo alla sinistra, ovvio!) al suo articolo 68 trovarono una giustificazione ignobile ed inqualificabile come il comportamento ignobile, vile ed inqualificabile
di quel Parlamento di corrotti e di ricattati: la scusa fu che quell’istituto era stato utilizzato per salvare Craxi. Cioè, invece che punire esemplarmente i corrotti che avevano stuprato la nostra Costituzione utilizzato quell’articolo 68 per difendere connivenze e lobby, si distrusse sciaguratamente e colpevolmente l’unico argine democratico che i Padri costituenti ci consegnarono per il necessario equilibrio fra poteri dello Stato onde evitare i timori sia di un nuovo Partito Fascista quanto quelli di uno strapotere del PCI allora, come sempre, asservito e seguace del PCUS.

Ecco perché ritengo che la riforma della Magistratura abbia la priorità su tutto. Perché solo così sarà possibile ripristinare un accettabile equilibrio tra politica e magistratura

Allora, Signor Presidente della Repubblica, la vuole smettere di giocare alle tre scimmiette “ non vedo, non sento, non parlo”? Non è ora di intervenire e di provvedere in merito per il bene del Paese?


LE TESTE DI LEGNO FAN SEMPRE FRACASSO

«Se il "caso Berlusconi-escort" fosse esploso negli Stati Uniti, il Presidente si sarebbe, certamente, dimesso».Un ridicolo Paolo Mieli, al quale ricordo – se la legga e se la studi ben bene- la poesia
del Giusti , ha scelto una tribuna notoriamente imparziale ed obiettiva, il quotidiano "manettaro" di Marco Travaglio, per assestare la sua quotidiana e “presunta” picconata al premier.

Peccato che nell'esaltare , con le parole sopra riportate , in modo grossolano e qualunquista , la politica e la giustizia degli ammirati States, l'ex direttore del Corriere della Sera abbia omesso di evidenziare un elemento tutt'altro che secondario. Mentre Silvio Berlusconi è, da anni, sulla graticola politica-mediatica-giudiziaria per la sua condotta – personale –tenuta nelle sue residenze private; a Washinghton, la Procura distrettuale, in poche settimane, ha prima incarcerato e poi scagionato l'esponente socialista francese, Dominique Strauss-Kahn, avendo accertato, con rapidità e scrupolo da noi ignoti, la falsità delle accuse relative a un presunto stupro, rivolte all'ex direttore generale del FMI da una cameriera dell'hotel Sofitel di Washington. E non solo, perché il nostro esimio pensatore non ha minimamente riflettuto sul fatto che lo stesso Bill Clinton , stella dell’Ulivo Mondiale , non ostante il ben noto e spaventoso puritanesimo americano, restò imperterrito al suo posto di Presidente degli States dopo lo scandalo di Monika, episodio affatto “ immaginato o presunto” ma reale, peraltro anche ignobilmente messo in atto proprio nel cuore della Casa Bianca, non certo nella casa privata di Clinton.

Ricordare le gesta di Mieli , il suo “ una botta al cerchio ed uno alla botte”, il suo ben noto “ doppiopesismo” , francamente mi annoia molto , come anche parlare di altri “ campioni” di indignazione a giorni alterni , tipo quella dei D’Alema, dei Veltroni, dei Franceschini, delle Bindi, delle Finocchiaro, dei Bersani, ecc Da un giornalista e da uno storico – come ama definirsi lui stesso - come Mieli, i lettori e i telespettatori si aspettano giudizi più sereni. Come quelli che, in passato, il giornalista esternò quando invitò – in primis i capi della sinistra – ad archiviare il giustizialismo forsennato anti-Berlusconi, certo molto più diffuso, oggi, sulla stampa e nelle TV, rispetto alle rare posizioni garantiste. Espresse da coloro che, prima di "squalificare" e condannare una persona, non si accontentano delle chiacchiere e del gossip, ma si chiedono quali siano le prove e, soprattutto, quali reati, e da chi, siano stati commessi.

Il che spiega perché nessuno riduca la spesa pubblica – aumentata, invece, di circa seicento miliardi dalla nascita del bipolarismo centrodestra- centrosinistra (1994) a riprova che, chiunque governi, la musica è sempre la stessa: come spillare altri soldi dalle tasche dei cittadini per farvi fronte – e perché di sviluppo e crescita neanche se ne parla. Se ogni Paese ha la classe politica che si merita, la conclusione è che la confusione politica viene da molto lontano. Dobbiamo risalire al ’48, esaminare come sono nate e cresciute le classi dirigenti dei due maggiori partiti dell’epoca, il PCI e la DC, la loro esemplare storia fatta di “ segreterie di partito” di  nomenclature” di “ portaborse” poi promossi a politici, di Legge Mosca, di amnistie fatte ad arte e , sopra tutto, “ ad partitum”, il loro dominio assoluto politico, economico e mediatico sotto il quale hanno tenuta prigioniera l’Italia dalla fine della seconda guerra mondiale fino al 1994. La società civile – che, poi, vuol dire l’establishment, a tutti i livelli, e il «sentire comune» dell’uomo della strada – da noi, non è per niente, caro Mieli, migliore della Casta politica, bensì ne è il suo fondamento, la sua matrice, la brodaglia di coltura nel quale la classe politica sguazza e cresce.. L’Italia non è sprofondata, all’improvviso, in un «vuoto politico» magari per colpa del solito Berlusconi e delle sue televisioni commerciali, mentre l’intero Paese continuerebbe a progredire. È vero esattamente il contrario. È stato il «vuoto sociale» di una parte del Paese – che meglio sarebbe dire «culturale» – ad aver inabissato la democrazia in un vuoto politico.


UNA PANZANA AL GIORNO TOGLIE IL MEDICO DI TORNO ( MA AVVICINA L’OSPEDALE PSICHIATRICO )

Il problema vero è che si sono ascoltate le parole di Brunetta solo di striscio, un po’ come si ascolta una radio in sottofondo: si sentono le parole in lontananza, ma non se ne capisce il significato. Questo è il tipico errore degli ignoranti supponenti. Quelli che ritengono di aver capito tutto e invece non hanno capito niente. E sputano giudizi magari anche ben spalleggiati dai soliti poteri dell’informazione falsata . Eppure, se solo si fosse alzato il volume della radio,se solo si fosse messo da parte l’atteggiamento arrogante e supponente e si fosse prestata attenzione alle parole del ministro, probabilmente l’atteggiamento sarebbe stato diverso. Chiaramente parlo per le persone intelligenti, per quelle che ragionano con il loro cervello, e non con quello di chi si basa sul «vangelo» dei vari giornali sinistrati. Perché, ad ascoltarlo per bene, Brunetta non ha detto scemenze. Né ha fatto proposte indecenti a favore delle infiltrazioni mafiose negli apparati pubblici come ridicolmente vanvera un Di Pietro in formato “ cretinetti” . Ha semplicemente rilanciato una proposta che già è prevista nella normativa statale. Del resto, già oggi, per legge, la Pubblica Amministrazione è tenuta a recuperare d’ufficio gli atti che ha già disponibili o che può reperire da un’altra Pubblica Amministrazione, senza gravare il cittadino di questo impegno assurdo. E allora? Allora che senso ha la polemica contro il ministro Brunetta? Il quale lo si può certamente criticare sotto molti punti di vista ( forza, signori comici, satiri e simili, forza , dagli al bassotto, dagli al nano, che alta satira! che alta critica!), ma che certo non ha fatto affermazioni criminali o atte ad avvantaggiare la criminalità organizzata. Il certificato antimafia è un atto amministrativo che può essere recuperato tranquillamente dalla Pubblica Amministrazione interessata ad averlo presso l’Amministrazione competente a rilasciarlo. Che senso ha perciò che debba essere il cittadino a recuperarselo, perdendo altro tempo a fare file negli sportelli degli uffici pubblici? Magari solo per fare il fattorino dell’Amministrazione che lo richiede? Insomma, guardiamo la realtà e non prestiamo ascolto alla propaganda. Brunetta ha detto queste (sante) parole: il certificato antimafia lo recuperi l’Amministrazione che lo richiede, direttamente, tramite i suoi uffici, e risparmi questo incombente (o rottura di scatole) al cittadino, che così anziché stare davanti a uno sportello a perdere tempo e denaro, sta nel proprio posto di lavoro a produrre ricchezza. È così difficile da capire questa filosofia? Credo proprio di sì. Del resto, siamo uno degli ultimi paesi occidentali dove ancora è presente il comunismo a tutti i livelli. L’efficienza e il principio di semplificazione e sburocratizzazione dell’economia sono concetti troppo alieni per chi esalta il leninismo radical chic. Ancor dipiù lo sono per le opposizioni in genere, che ogni giorno che passa si rivelano per quel che realmente sono: un gruppo di beceri politicanti irresponsabili, i quali più per interesse proprio che per interesse dei cittadini, sono disposti a mandare l’Italia in default (politico, economico e giudiziario) pur di togliersi dai piedi quel satanasso di Berlusconi che da venti anni non consente loro di fare quello che gli pare e piace di questo disgraziato Paese.

IL CARDINALE? SOLO UNO DEI TANTI TARTUFI DI CASA NOSTRA

Dedico qualche riga anche al Cardinale Angelo Bagnasco, Cardinale del Vaticano, di Sacra Romana Chiesa, un vero e grande “ tartufo” all’italiana. La sua prolusione – meglio chiamarla pappardella – mi ha profondamente deluso ed anche irritato. Lecito che anche la Chiesa esprima liberamente, in un Paese civile, la propria opinione su ogni argomento, anche sulla politica senza che tali dichiarazioni - come faceva la sinistra fino a qualche tempo fa – siano bollate come “ indebite ingerenze” nella politica italiana e dabbenaggini simili. A chiunque vuole esprimersi dunque su argomenti politici è consentito esprime liberamente la propria opinione. Non avrei dunque nessuna meraviglia se, esprimendosi sull’attuale situazione politica del Paese, la folta schiera dei Guelfi si limitasse alla solita sequela di insulti e di diffamazioni gratuite contro il centrodestra , così come sorriderei se la altrettanto folta schiera dei Ghibellini rispondesse a tali infamità con la consueta legge del taglione, con il detto “ a brigante, brigante e mezzo”. Ma così, metodo Scalfari, metodo Spinelli, metodo Mauro, si resta nel cortile di casa, nei locali delle lavandaie della politica, nel retrobottega delle osterie dove, avventori ignoranti ed avvinazzati, si insultano a colpi di diffamazioni e di pettegolezzi. Dalla così detta “ società civile”, perdindirindina però, ci si aspetta tutt’altra cosa, ci si aspetta la saggezza, ci si attende lo sguardo globale che colga l’insieme della situazione , ci si aspetta insomma un contributo che unisca la verità dei fatti ( separati dalle interpretazioni ideologiche) al bene supremo del Paese. Tanto più se a parlare – di propria iniziativa e senza esserne stato da alcuno richiesto – è un Cardinale dello Stato del Vaticano, uno Stato estero, dunque.

Da un Cardinale, poi, mi aspettavo molto, ma molto di più e di meglio, dunque: un discorso che partisse da una base di verità accertate, non dai suoi spiegazzamenti ideologici buoni, appunti, per fomentare odio di classe dei Guelfi e dei Ghibellini. Ed invece S.E. Angelo Bagnasco che ti combina? Prende per veri alcuni fatti che invece a tutto oggi sono solo delle semplici accuse mai provate( accuse peraltro desunte con sistemi da Stato di polizia che violano ogni Legge di questo Stato, persino la Costituzione, indegni di un Paese civile).  Sentire parlare Bagnasco di “ relazioni improprie” va benissimo ( cos’altro dovrebbe dire un prete se non rammentare ed incitare alla castità ?) ma accorgermi che si riferiva solo a Silvio Berlusconi anziché, tanto per fare solo qualche esempio, a un Marrazzo o ad un Vendola o ad un Del Bono o ad un Penati o ad u n Tedesco o al separato Casini (al quale Sacra Romana Chiesa sgancia ostie consacrate (pur avendo scomunicato tutti i separati che vivono more uxorio con altra donna ) a tutti i preti pedofili che hanno corrotto il mondo intero e per il quale non ho sentito Bagnasco chiedere scusa, bè, mi fa proprio sbellicare dal ridere e cascare le braccia Credo che S.E. Angelo Bagnasco abbia avuto la sua ora di dabbenaggine, la così detta “ Botta del cretino”. Innanzi tutto perché appare evidente come costui , in tal modo, umili , non solo se stesso ma anche la Chiesa, riducendosi e riducendola al ruolo di semplice portavoce o, meglio, di “ utile idiota” di quella ben nota lobby mediatico-giudiziaria dei poteri forti dal pensiero debole che fa capo a Repubblica ed al suo editore svizzero che da tempo immemore investe soldi ( e ne aspetta verosimilmente un congruo tornaconto, vero Spinelli, Scalfari, Mauro,ecc?) allo scopo di abbattere mediaticamente questo Governo con mezzi antidemocratici ed anticostituzionali. Non dimostra “ intelligenza”, né “ oculata responsabilità “, né “ capacità di sereno giudizio” un Cardinale che basandosi sulle chiacchiere di quattro falsi chierichetti non s’accorge di invogliare verso una maggior laicità ( che sarebbe una grande fortuna per il mio Paese, che sia detto fra di noi!) una maggioranza politica che ha portato avanti nel Parlamento tante di quelle battaglie sociali ( che stavano molto a cuore alla Chiesa stessa) nel nome non del tornaconto politico ( perché l’UDC è all’opposizione, perché molti cattolici dossettiani sono nel PD ) , ma in quello di una superiore e sacra laicità rispettosa ! Bagnasco, Lei ricorda per caso, le richieste manipolazioni della vita, le invocate eutanasie, le richieste forme di unione fra persone dello stesso sesso, eccetera ?

Ai tantissimi che hanno sparato titoli cubitali voglio chiedere “ Ma voi, siete veramente dei cattolici praticanti “? Prima di fare la morale agli altri, siete sicuri di potere sostenere lo stesso esame? Prima di parlare di peccatori, vi siete guardati allo specchio? Lo sapete che Casini, capo di un partito che si richiama alla Chiesa ed è lontanissimo dagli eccessi di Berlusconi, in quanto divorziato vive in costante peccato mortale, in costante concubinato? Lo sapete che il prete dovrebbe negargli l’assoluzione e l’eucarestia? E allora si arriva alla conclusione. Il cardinale ha dedicato una parte del suo discorso alla sua battaglia politica, ora antigovernativa. Libero di farlo. Liberi pure i giornali di scrivere fiumi di parole per vendere più copie. Liberi quotidiani e politici dell’opposizione di approfittare dell’occasione per dare addosso alla maggioranza e a Berlusconi in particolare: ma tutta questa si chiama libertà politica. Un prelato, alto o basso che sia, che parla riciclando come “ espressioni papali” una serie di ignobili diffamazioni cialtronesche non merita però alcuna scusante né alcun rispetto. . Libero lui di parlare, libero io di ridergli in faccia. Come se avesse parlato una D’Addario qualsiasi. E il tutto, francamente, puzza di tartufo lontano un miglio.


Roma giovedì 29 settembre 2011

Gaetano Imméì

martedì 27 settembre 2011

RISPOSTA AL PROFESSOR GALLI DELLA LOGGIA


Ernesto Galli Della Loggia, grande professore ed editorialista del Corriere della Sera che ieri nel mio blog avevo un poco trascurato, oltre che la canzone “ Ernesto, fa presto, non posso più aspettar..!!” cantata dal famoso Trio Lescano, con il suo aplomb , con la seriosità con cui scrive sul giornale di quei poteri forti (che pretendono di prendere il potere sul Paese eliminando chi glielo impedisce democraticamente) mi ricorda un’altra famosa canzone degli anni passati, quella “ E Pippo, Pippo non lo sa, ma quando passa ride tutta la città!! Si crede bello, come un Apollo e sorride come un pollo!” Definito dissacrativamente da Bettino Craxi come “ l’intellettuale dei miei stivali”, EGdL resta nel campo degli “ scarpari” essendo oggi a libro retribuzione ( libro paga è volgare ! ) del Corriere della Sera di Della Valle, sempre di uno scarparo si tratta. La sua sconfinata cultura politologica infatti si limita a seguire l’andazzo di una Repubblica, di un Vendola, di un Di Pietro, di un P.D., di una Bindi: ribaltare il governo quello eletto dai cittadini per piazzarci, con la cortese complicità di Napolitano, uno qualsiasi purché composto da loro fidati famigli. Quello che dicono tutti gli altri, quello ripete Galli della Loggia. Insomma come una comare pettegola, anche Galli della Loggia ripete “ il sentito dire”, cerca di imbellettarlo con la carta del Corriere della Sera ma il suo sforzo mistificatore alla fine precipita nel ridicolo più assoluto . Per due semplici motivi che vi spiego.

In primo luogo, perché , qualora – come gufa il “ nostro” – venisse meno Berlusconi, per qualsivoglia causa, non scompare certo l’area elettorale del suo consenso. Il grande politologo si limita a fare scomparire qualcosa come venti milioni di italiani che votano PdL. Neanche se lo pone il problema vero che è: se venisse meno Berlusconi, cosa accadrebbe alla sua maggioritaria area di consenso? Forse il “ nostro” ha confuso Berlusconi ed il PdL con Martinazzoli, la vecchia DC e gente come Rosi Bindi. Quella parte dell’elettorato che ha votato dal 1994 in poi sempre per il PdL considera le ricette della sinistra stucchevoli ed esiziali per il Paese e mai darà il voto a costoro.

In secondo luogo , leggo con stupore che Galli Della Loggia scrive che “ anche i suoi dicono male di Berlusconi e vorrebbero che se ne andasse “. E il Principe degli editorialisti, il grande politologo del Corriere della Sera i che fa ? Si fa portavoce delle maldicenze, come un portiere degli anni cinquanta . Sta tutta qui la sua critica politologica e la sua sapienza storica? Se quei signori non osano dire in faccia a Berlusconi che se ne deve andare, non potrebbe per caso essere che questo è contro i loro interessi e di gran lunga al di là dei loro poteri? Se sono privi di consenso personale perché dovrebbero spegnere il motore che li tiene in aria? Si lasciano andare al piacere della maldicenza come comari, è vero: ma non sono i soli, perché chi spaccia per verità i loro miasmi pettegoli è un millantatore.

Non tutti disponiamo della preveggenza dell’editorialista del “Corriere”. Ma considero sbagliata la sua analisi. Non ci vuole molto tempo per svergognarlo. Basta osservare che se fosse vero quanto lui sostiene ( che fino ad ora le decisioni sono state prese solo “dal capo e dai suoi fidi”) come mai non sono state fatte le leggi e le riforme che avrebbero messo lui e tutti noi al riparo dagli abusi della magistratura? L’opposizione, continua della Loggia nelle sue maldicenze da portineria, accusa Berlusconi di avere fatto solo leggi ad personam: e come mai, di grazia, come mai non avrebbe varato quelle che l’avrebbero fatto vivere in pace definitivamente, come si otterrebbe – solo per dirne una, solo per ricordare al grande editorialista un problema vero – ripristinando l’art.68 della Costituzione com’era prima del 1993?

Galli Della Loggia scrive che “la storia ha voluto prendersi la vendetta di questa bizzarra anomalia”. Forse il nostro sta ancora sognando e non si è accorto che Silvio Berlusconi è ancora il Primo Ministro, che non se n’è andato via, che il Governo conta su una maggioranza parlamentare sempre solida ed accertata più volte, che i sogni finiscono all’alba e che la storia potrebbe invece vendicarsi di chi non guarda ai fatti. Se poi qualcuno, con la smania del primo della classe, come certi editorialisti del Corriere della Sera, dà per avvenuto un fatto che non si è ancora verificato, cade nel ridicolo. Anche se si esprime in modo pomposo, saccente ed arrogantemente ultimativo. Bettino Craxi definiva Galli della Loggia, come dicevo, “l’intellettuale dei miei stivali”. Che avesse  ragione?


PARLIAMO DI SOLUZIONI PER L’ARTICOLO 18 DELLO STATUTO DEI LAVORATORI

Qualche anno fa (nel 2000) venne proposto un referendum per abrogare l’art. 18. Il referendum fallì e la norma si salvò. E dire che – così come è formulata – ha contribuito non poco all’incremento del lavoro irregolare , del sommerso e dell’evasione fiscale e contributiva. Poiché, per chi non lo sapesse, l’art. 18 di fatto «blinda» il posto di lavoro e obbliga il datore di lavoro che licenzia senza giusta causa o giustificato motivo a reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro.

La norma di per sé è fondamentale, e personalmente non ritengo saggia una sua totale abrogazione. Tra una tutela eccessiva e l’assenza di qualsiasi tutela, c’è sempre la strada di mezzo, adeguata ai tempi che cambiano e al contesto economico e sociale in cui si vive. Pretendere pertanto una legislazione di tutela rigida e immutabile come quella difesa dalla CGIL, è attaccarsi pervicacemente a una visione ideologica del lavoro; visione decisamente anacronistica e antistorica Nello stesso tempo , però, chiedere un completo riordino delle tutele sociali (anche attraverso una possibile deroga nella contrattazione aziendale) potrebbe produrre effetti peggiori per l’economia e l’occupazione, poiché il precariato la farebbe da padrone e verrebbe meno la sicurezza economica: ergo minori consumi e più (insano) risparmio. Ecco dunque che sarebbe opportuno valutare una via di mezzo.Ma prima di parlarne dobbiamo tenere presente che in sé questo articolo 18 non ha una formulazione malvagia. Il problema primario infatti non sta tanto nell’obbligo del datore di lavoro di riassumere il lavoratore ingiustamente licenziato, quanto nella definizione di licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo su cui ruota l’obbligo di reintegrazione. La giurisprudenza lavoristica, via via, ha talmente ampliato i concetti di licenziamento senza giusta causa e/o giustificato motivo, che oggi è facile per il lavoratore ottenere il reintegro nel posto di lavoro. Soprattutto nei settori dove la legislazione sulle tutele nel lavoro è rigidamente applicata e contemporaneamente sono bassi i livelli di efficienza, competenza e operatività dei lavoratori, come nel settore pubblico.

Se dunque non è opportuno né conveniente cancellare l’art. 18, è comunque necessario rivederlo e adeguarlo ai tempi moderni.

Come? Le soluzioni sono diverse.

Sarebbe per prima cosa opportuno che il legislatore, ancor prima che la giurisprudenza, definisse meglio questi due concetti giuridici ( mancanza di giusta causa e o mancanza di giustificato motivo ), affinché il giudice non abbia grandi spazi di manovra quando deve decidere sull’applicazione della norma. Di fatto, sarebbe opportuno che si rendessero tassativi i casi di giusta causa e giustificato motivo, o venissero comunque fissati dei criteri più restrittivi per definirli in rapporto al caso concreto.

Diversamente, anche l’abolizione dell’obbligo non sarebbe una cattiva soluzione, se il lavoratore comunque venisse adeguatamente rimborsato. Perciò, ipotizzando la possibilità di scelta del datore all’esito del processo a lui non favorevole di reintegrare il lavoratore oppure no, in tal ultimo caso, il datore di lavoro dovrebbe pagare una somma sostanziosa , ben oltre le 15 mensilità previste dalla norma, nel caso però in cui sia il lavoratore a non scegliere la reintegrazione. In altre parole, la disposizione potrebbe essere formulata nel seguente modo: se a scegliere la non reintegrazione è il datore di lavoro, egli dovrà ristorare il lavoratore con una somma pari a 24 mensilità. Se invece a scegliere di non essere reintegrato è il lavoratore, la somma dovrà essere pari a 12 mensilità.

Inoltre incrementerei anche il tetto per l’applicazione della norma, lasciando invariato quello per le imprese agricole a 50 dipendenti. Forse oggi sarebbe opportuno fissare il limite per le aziende diverse da quelle agricole a un tetto di 30 dipendenti.

Vi chiederete, ma per i datori di lavoro che hanno meno di 15 dipendenti (se imprenditori commerciali) e 50 dipendenti (se imprenditori agricoli) si applica o no l’art. 18? La risposa è no. Non si applica. Ma questo non vuol dire che i lavoratori non siano tutelati. Solo che la loro tutela non è reale (cioè con l’obbligo di reintegro), ma obbligatoria, secondo l’art. 2 della legge 108 del 1990. Di fatto, il datore di lavoro può scegliere se riassumere il lavoratore entro 3 giorni, oppure pagare un’indennità che va da un minimo di 2,5 mensilità a un massimo di 6 mensilità. I giuslavoristi parlano di una tutela più blanda. Forse. Ma certamente più rispondente ai tempi moderni.


MA CHI SONO QUESTI FALSI PURITANI

Non è un assillo della Chiesa e del Vaticano quello di abbattere il Governo in carica per motivi etici che attengono alla disinvoltura con la quale Silvio Berlusconi magheggia con le donne. Sono tre anni che una tale campagna è in atto da parte della sinistra politica con la collaborazione interessata dei “poteri forti” utilizzando, come arma contundente , come pistola fumante, come killer prezzolato, la Magistratura. Per sinistra politica, Magistratura e poteri forti abbattere Silvio Berlusconi , magari con metodi meschini, è il loro vero problema che resta irrisolto dal 1994 ad oggi. Certo i componenti di questa “ banda di gaglioffi golpisti” fanno finta di essere fedeli cristiani ed anche bacchettoni moralisti, dopo una intera vita passata ad esaltare il sesso libero e il relativismo culturale . Non vedo cos’altro possono fare e dire gli ecclesiali se non ribadire che certe cosette non si fanno e , se proprio si devono fare, emendarsene con la confessione e con la penitenza e risponderne dunque alla propria fede, alla propria coscienza. Ma è semplicemente ridicolo che a portare la bandiera papalina di tali stili di vita di stampo grettamente cattolico siano oggi coloro che hanno voluto bandire il preservativo, coloro che hanno inneggiato al libero amore in libero stato, coloro che inneggiano all’aborto facile , alla selezione eugenetica di bimbi costruiti in magazzino invece che attesi per madre natura, coloro che partecipano ad una quantità industriale di “ marce” per l’abolizione della pena di morte ma che non si rendono conto che ignorare l’aiuto alla madre incinta invogliandola al solo aborto non è altro che una “ pena di morte”.



Roma martedì 27 settembre 2011

Gaetano Immè

lunedì 26 settembre 2011

POCO SPAZIO PER PERSONE CON POCHE IDEE



1
Spinelli Barbara si maschera da devota suddita del Papa Re, evoca addirittura la restaurazione del potere temporale della Chiesa, scrivendo un articolo ( su La Repubblica, e dove sennò?) che definire patetico è una squisita concessione di magnanima cortesia , zeppo di suggestionanti rievocazioni medioevali ( tipo “ …le donne, i cavalier,l’armi, gli amori…”, di crociate - ieri “ fetenti ed imperialistiche aggressioni della cieca violenza barbarica del cristianesimo “ ed oggi “ operazioni da fare sante subito “ - , di “ Guido, io vorrei che tu e Lapo ed io fussimo presi per incantamento e messi in un vassel che ad ogni vento…..””) con il quale suggerisce al Papa di lanciare la scomunica contro Silvio Berlusconi di tal guisa acciocché la messa al bando ecclesiale conduca alla di lui decadenza dalla carica temporale. Aulico il discorsetto, vero no? Possibile mai che Madame non sappia che esiste un metodo molto facile per sconfiggere l’avversario politico, senza spargere sangue e scomuniche, senza riportare la civiltà nel buco nero del Medioevo, senza infliggere oppressione e dittatura al popolo, cioè con democratiche elezioni politiche ? Insomma , dopo che nel corso della consueta omelia domenicale Eugenio Scalfari “, dallo stesso pulpito di carta ( dove si servono gli oscuri interessi economici di un finanziere italiano residente in Svizzera con tessera “number One” del P.D.” più noto come “ rapace scippatore” che come “ capace imprenditore”) aveva chiesto a Napolitano di tramutarsi in Giove e di scagliar dall’alto del suo Colle dardi , fulmini e saette contro Palazzo Chigi onde incenerire l’indegno okkupante ( visto che il P.D. non riesce più a superarlo democraticamente, va bene anche un tuono, un fulmine, magari anche “uno sparo nel buio”, pensa questa ormai vecchia otre gonfia d’odio). Si vede, anche nella loro precoce ed ormai trista vecchiaia ( ma “ sol di rancor composta “) l’impronta degli studi classici nei due, che sparano citazioni mitologiche e storiche come un Papa Re o un Giove Pluvio scagliavano scomuniche e saette , ma ottenendo gli stessi risultati di ilarità diffusa come il noto Presidente della Lazio, Lotito, . aduso a lanciarsi, nei frangenti meno opportuni, in improponibili, sovente errate e dunque diabolicamente ridicole citazioni greche e latine.

Io avrei consigliato a codesta infingarda “ novella Erinni finta cattolica “ di dare una bella studiata alla storia prima di metter mano alla penna, onde evitarle figure barbine perché dimostra di non sapere, per esempio, come la “ scomunica papale ” fosse , a quei tempi , arma riservata contro un eresiarca e non contro un semplice peccatore ( ma io credo che questa nuova “ Vanna Marchi ecclesiale “, in verità, contasse proprio sul fatto, peraltro scontato, che ben pochi lettori di Repubblica dispongano di tali conoscenze). Poi l’avrei definitivamente bocciata, perché ha “ dimostrato di non sapere “che Gesù Cristo, pur avendo cacciato i mercanti dal Tempio, non andò poi a piagnucolare , a piatire, prostrandosi ai piedi di Ponzio Pilato affinché provvedesse anche a cacciarli dalla città. . Ma cosa può mai capire una Barbara Spinelli , cariatide imbalsamata dell’Italietta prigioniera della DC e del PCI, vissuta di antifascismo militante e ben pagato , della grandezza morale innovativa della figura del Cristo ( a prescindere dalla religione )?



2

Sergio Romano e Ernesto Galli della Loggia. Al secondo , che ieri discettava su scenari politici alternativi replico quanto segue che risponde anche al primo. Insomma con una sola boccia faccio cadere due birilli. Il primo, sul Corriere della Sera di mercoledì scorso, suggerisce a Silvio Berlusconi una “ via d’uscita”: “annunci “, pontifica l’ambasciatore ,” lui stesso l’anticipo delle elezioni politiche al 2012 e rinunci alla sua ricandidatura. “ Questa, in sintesi , la sua omelia , senza altra indicazione solutoria alternativa, senza suggerire fattivi e concreti rimedi. Sergio Romano, mercoledì scorso e Galli della Loggia ieri , hanno così confermato , ove ancora ve ne fosse la necessità, che il Corriere della Sera è ormai solo un giornale “ del partito dei conservatori, dei poteri forti , padroni da servire ossequiosi, padroni che lottano per difendere i loro annosi privilegi”; ma temendo comunque di rimanere contaminati da una possibile soluzione giacobina (stile” la “Piazzale Loreto di Mani Pulite anno 1992 ) , si lancia, il Romano, anche in consigli non richiesti. Excusatio non petita accusatio manifesta. Ora accade che leggendo il pezzo di Romano , si scopre che costui non ha neanche letto il rapporto di “ S&P” sull’Italia. Se lo avesse letto, invece di impancarsi e pontificare , avrebbe compreso che il declassamento del nostro “ debito pubblico” risiede nelle “ strozzature di una società italiana bloccata dai perenni veti di Confindustria, dei sindacati, degli ordini professionali, di tutte quelle “ lobby” e quelle confraternite gaglioffe che esercitano da sempre un ruolo di ostacolo ad ogni ipotesi o proposta di cambiamento, atteso che per queste confraternite , nel loro insieme denominate poteri forti” , il mantenimento dello “ status quo” è sinonimo della propria egemonia sul Paese “. Questo dice quel rapporto, non altro, né tanto meno quello che scrive Romano. In realtà è la sfrontata spudoratezza di costui , il suo essere Arlecchino servo di due o tre padroni fingendosi difensore delle vittime che colpisce come un pugno da k.o. non tanto la infondatezza , la pretestuosità, la nullità politica dei suoi “ consigli non richiesti” , alle quali siamo ormai da tempo abituati.

C’è, chiedo a Serio Romano, un altro Governo che sia in grado di garantirci e di assicurarci di poter sbloccare il Paese da quelle strozzature e da quei perenni veti dei “ poteri forti uniti” ? Perché allora non ce lo indica, Sergio Romano, perché invece svicola dal problema , perché sorvola? Così Romano non affronta la questione di fondo, non la affronta perché non saprebbe cosa dire e così anche il Corriere della Sera , quello che una volta era il giornale della “ borghesia illuminata” si riduce ad un foglietto di partito, tipo alla peggiore Unità, tipo il peggior Il Fatto! Dissimulare il nocciolo del problema spacciando per grano del misero loglio e ridurre tutto all’estromissione in modo peraltro assolutamente antidemocratico ed anticostituzionale di Berlusconi ( ma Romano sa bene che Il Corriere della Sera non fa parte del Potere politico , del Parlamento eletto dal popolo, né ha più quell’autorevolezza che una volta - ma nel secolo scorso - gli consentiva di influenzare la borghesia ) è una meschina truffa intellettuale indegna di persona rispettosa della propria dignità. C’è un limite anche alla peggiore viltà, c’è un limite anche al più meschino servilismo. Si vada a rivedere il Vittorio Gasman de “ La grande guerra” , quello che alla fine trova la forza di superare la sua umana paura sputando in faccia all’odioso austriaco che lo dileggia quel famoso “ allur io te dis propr nen, faccia de merda”” Ma mi faccia il piacere!!!Quale Governo Lei suggerisce che sia in grado di fare quello che Berlusconi non è riuscito ancora a fare per tanti motivi che tutti conoscono benissimo ? Quale Governo potrebbe ridurre il welfare, scontentare i sindacati, scontentare Confindustria , irritare la Lega Nord , tagliare Province, tagliare fondi, riformare il fisco, riformare la Giustizia, ecc? Perché di grazia non indica i suoi referenti politici? Chi sarebbero costoro, esimio maestro Sergio Romano? Forse l’ex portaborse di Forlani ed attuale genero famiglio dei Caltagirone e dei Mezzaroma? Forse mettendo i destini del nostro Paese nelle mani di una persona così affidabile e coerente da essere passato da fascista duro e puro a patetico leader di un partitino dell’unovirgolaqualcosapercento oggi schierato con i comunisti di ieri? O forse con la ridicola “ banda degli pseudo onesti” di Di Pietro, quella che da sempre si riempie la bocca di parole vuote come “ onestà”, “ trasparenza”, “ via gli indagati dal Parlamento” e che poi usa il potere politico per arricchirsi personalmente ( è stato sempre Antonio Di Pietro ad incassare i cospicui rimborsi elettorali pagati dallo Stato all’IDV e c’è un’indagine in corso ) e per piazzare il figlio come capolista alle prossime regionali urlando però a squarciagola contro “ il nepotismo degli altri” ? O forse quel Nichi Vendola le cui uniche capacità politiche fin’ora dimostrate si riassumono nel fallimento della sanità pugliese e nello scandalo ancora inesplorato del senatore Tedesco? O saranno forse Bersani ed il P.D. , quelli che “ le tasse sono bellissime” che diminuiranno le imposte, che diranno a tutti che non possiamo continuare a vivere sopra le nostre possibilità, che innalzeranno l’età pensionabile, che ridurranno gli statali, che metteranno in un angolo i sindacati, che ridurranno il welfare, che metteranno a sedere Confindustria, che ammorbidiranno lo Statuto dei Lavoratori, che cancelleranno il debito pubblico ?

La verità nuda e cruda è che ormai anche un Sergio Romano, come un Ernesto Galli della Loggia, dovendo riscuote la loro ricca paghetta dalla proprietà del Corriere della Sera e cioè da quegli stessi “ poteri forti” che ingessano il Paese e che vorrebbero sbarazzarsi in qualsiasi modo di Berlusconi per riprendersi tutto l’antico potere, devono ridursi a mettere la loro intelligenza al servizio del più sciatto antiberlusconismo da quattro soldi. Voglio chiudere, tralasciando le altre frivolezze di Sergio Romano in quell’articolo, facendo all’esimio articolista ed al suo omologo domenicale una sola semplicissima domanda: è sicuro Sergio Romano, è certo anche Ernesto Galli della Loggia che se Berlusconi facesse “ un passo indietro” l’Italia diventerebbe per incanto un Paese felice e prospero e che il suo debito pubblico sarebbe svanito ?

3
Dedicato alla nostra Magistratura

Il candidato del Partito socialista operaio spagnolo (Psoe) , tale Alfredo Perez Rubacalba, in carica come Ministro spagnolo fino a due o tre mesi fa, , parlando a proposito di una legge spagnola ( quella che vorrebbe imporre il catalano sullo spagnolo) , afferma testualmente “ che le decisioni dell’autorità giudiziaria non devono mai prevalere sulla sovranità popolare”. Coloro che sfacciatamente invitano l’Italia e Berlusconi ad imitare l’esempio della Spagna pensando solo all’anticipazione delle elezioni politiche decise da Zapatero ( il quale, contrariamente ai poteri che la nostra Carta concede alla figura del nostro Presidente del Consiglio, possiede il potere di sciogliere le Camere per Costituzione !) dovrebbero annoverare fra le cose apprezzabili anche una tale lezione di democrazia costituzionale a difesa della sovranità popolare. Sovranità popolare che, invece, da noi, viene regolarmente sbeffeggiata da una banda di paraculi mascherati da Magistrati servi della loro politica, invece che, come impone la Costituzione, dello Stato che li paga.



Grazie ad alcuni ben noti magistrati, l’Italia è un Paese ridotto a barzelletta del mondo civile;
dove un pataccaro come Massimo Ciancimino può impunemente scagliare accuse di mafiosità – senza averne alcuna prova – contro un Presidente del Consiglio;
dove un servitore dello Stato come il Generale Mario Mori viene processato per avere arrestato Totò Riina;
dove un servitore dello Stato come Contrada, accusato di associazione mafiosa e condannato a dieci anni di carcere sulla base di sole dichiarazioni di pentiti prezzolati;
dove un Magistrato politicizzato denuncia il Capo della sua Procura accusandolo di un reato forgiato apposta per lui, per “ omissione di persecuzione giudiziaria” contro Berlusconi Silvio;
dove un Magistrato politicizzato decide di rinviare a giudizio Silvio Berlusconi per “ aver tratto utilità dalla pubblicazione dell’intercettazione telefonica con cui Fassino e Consorte nel 2006 parlavano dell’acquisto della BNL” , mentre per tutte le intercettazioni illegali che ogni giorno vengono pubblicate dai giornali nessuno risulta mai indagato;
dove un magistrato come Ingroia invece di lavorare sugli immesni arretrati della Giustizia , se ne va , “ mani int’ ‘a sacca e bavero aizzato” alla Bellocchio a pontificare su un palco politico;

dove insomma, facciamola breve, la giustizia è stata amministrata per cercare di riscrivere la storia del Paese e non nel nome del popolo come impone la Costituzione.

4
Nichi Vendola ma che cazzo stai a dì

Forse rapito dalle sue pulsioni omosessuali, ha pontificato che “ ci fa vergognare il fatto che quattro vecchi, maschi e rincoglioniti, siano entrati in politica per sporcarla..” e che “ sono gay, non un maiale” Vorrei chiedere “ al gay alle orecchiette alle cime di rapa “da quando essere “ un maschio” rappresenterebbe un insulto? Perché “ rincoglioniti” è un insulto, come anche quel “ vecchi”scagliato da Nichi ma che cazzo stai a dì contro una benemerita categoria ormai maggioritaria in Italia la quale viene insultata dal gay pugliese senza motivo alcuno. Perché poi un gay , per quelle cosettine sessuali che tanto gli piace fare non sia un maiale mentre lo sarebbe, secondo Nichi ma che cazzo stai a dì , un “ maschio”? Perché, di grazia, farsi sodomizzare da un finocchio sarebbe secondo Nichi ma che cazzo stai a dì una cosa veramente dabbene mentre amare una donna sarebbe una cosa da porco? Nichi ma che cazzo stai a dì può raggirare solo chi ignora la verità, come per esempio, stanno le cose nella sanità pugliese. Nichi ma che cazzo stai a dì preferisce discettare su sodomie e ipocrite “ marcette pacifiste “ , ma si guarda bene dal raccontarci come stanno le cose sulla valanga dei “ medici pugliesi” già stabilizzati ed ora da lui resi “ precari” onde sistemare “ gli amichetti”cari. Ed ha anche la faccia di parlare di bluff del San Raffaele….Ah Nichi! Ma che cazzo stai a dì!!!

5
La Stampa

Non ci crederete, ma La Stampa, , quel che resta del glorioso quotidiano di Torino, della Fiat e della Real Casa Agnelli & Partners, oggi diretta con orgoglio dal figliolo prediletto del Commissario Calabresi, forse a corto di idee,venerdì scorso ha dedicato la sua prima pagina alla conta delle scopate del Dr Silvio Berlusconi. Con un esercizio matematico che deve aver distrutto il Direttore, La Stampa scriveva che “ sei al giorno per sette giorni o per sei? Trentasei o quarantadue ? Capite che profondi pensieri? Bastava però chiederlo all’interessato che, a tale titolo da altri interrogato, ha risposto come questa gentaglia si merita: va là che scherzavo!

6

NAPOLITANO

Spesso condivido le idee di Pietro Sansonetti , l’ex Direttore di Liberazione ed anche il suo articolo su “ Gli Altri” con cui condanna senza mezzi termini l’interventismo di Napolitano, mi trova assolutamente d’accordo nella sua sostanza. Un interloquire , ribadisco, quello di Napolitano che , a mio modo di vedere, nuoce alla sinistra, la quale dovrebbe ribellarsi. Ebbene, ho verificato se l’attacco esplicito e duro di Sansonetti al Colle destasse oggi qualche commento tra le firme più impegnate in politica. Non mi pare sia accaduto. Né Bersani né Vendola né Di Pietro né Veltroni né Franceschini né Bindi né Scalfari né de Bortoli né Calabrese né il Fatto Quotidiano e compagnia bella hanno risposto a Sansonetti, che pure poneva, dal suo punto di vista ovviamente, problemi seri per tutta la sinistra, o almeno problemi che non meritavano, e non meritano, certo il silenzio.

Invece è il silenzio che lo ha avvolto. Il motivo di tale assordante silenzio è semplice, ed è legato alla ossessiva campagna di delegittimazione della democrazia che sta portando avanti l’opposizione, la quale, come impazzita, insiste a chiedere, ogni giorno, le dimissioni di un governo che invece riscuote continuamente la fiducia del parlamento.La richiesta ottusa dell’opposizione è, dunque, palesemente anticostituzionale, pretendendo di imporre, alle regole dettate dalla nostra Carta, quelle della piazza, esaltandola e aizzandola, come ha fatto recentemente l’ex magistrato e leader politico Antonio Di Pietro.

Per poter continuare a comportarsi così senza ricevere i rimbrotti che Napolitano avrebbe il dovere di ripetere un giorno sì e un giorno no – visto che i leader non possono impazzire, se no tornino a casa – è necessario che venerino il capo dello Stato proprio come un tabù.

Sansonetti dunque ha fatto centro (il silenzio è un’eloquente, se pur generica, risposta), però ha sbagliato momento. In futuro, forse, la discussione potrà anche essere ripresa, ma oggi è giocoforza tacere, giacché è più importante mandare a casa Silvio Berlusconi e con lui il parlamento che gli continua a dare la fiducia. E si spera, così, in un qualche colpo di testa di Napolitano. Vero signori democratici?


TREMONTI , DRAGHI, STUPIDAGGINI E DINTORNI

Leggo ed ascolto che nel PdL , presi dalla stizza della sua assenza alla votazione su Milanese, minacciano Tremonti con l’idea di una “cabina di regia”, che lo espropri dei poteri. E’ semplicemente ridicolo. Anziché coltivare idee stravaganti provino a leggere e ad imparare l’articolo 95 della Costituzione che recita : “Il Presidente del Consiglio dei ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l’unità di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l’attività dei ministri”. Non è un articolo nuovo, è in vigore dalla notte dei tempi.

Prima che dicano altre bestialità e che commettano nuovi pasticci, ricordo anche che il Governatore della Banca d’Italia è nominato con decreto del Presidente della Repubblica e, da anni, colpevolmente, s’è preso a considerare quella firma come espressione di una decisione. Non è così! L’indicazione al Quirinale non arriva dal ministero dell’economia, ma dal governo!. E aggiungo: il governatore, oggi, non ha più i poteri di un tempo, ma siede nel board della Banca Centrale Europea, dove abbiamo appena finito di mandare Draghi, al posto di presidente. Spero non sia chiedere troppo il porre un limite alle stupidate.



Roma lunedì 26 settembre 2011

Gaetano Immè

lunedì 19 settembre 2011

RICORDIAMO LA VERA STORIA DELLA VERA ANOMALIA ITALIANA.


Pochi storici e politologi si sono resi conto che dalla metà degli anni ’70 la vita politica italiana non è stata diretta dai partiti e dai loro leader, ma da tre giornali, amici e complici : il Corriere, la Repubblica e la Stampa. Tre giornali legati insieme da un enorme conflitto di interesse che nessuno dei più battaglieri giornalisti contro Berlusconi ha mai rivelato. Pensate : la famiglia Agnelli era proprietaria della Stampa e, a metà anni ’70, divenne anche azionista di maggioranza di Rcs mentre Antonio Caracciolo, azionista di maggioranza del gruppo Espresso (da cui nacque nel 1976 Repubblica, diretta da Scalfari) era il fratello maggiore di Marella Caracciolo, la moglie di Gianni Agnelli. Insomma, tutto era nelle mani di casa reale Agnelli la quale dominava anche l classe industriale italiana di quei tempi. Inoltre in RCS erano anche rappresentanti le grandi Banche, i grandi gruppi assicurativi italiani sotto la guida di Enrico Cuccia . Da allora l’Italia è stata dominata da questo grumo imperialista, da questa lobby dei così detti poteri forti, che dominava la politica, che influenzava il “ parlamento degli eletti” spingendo , per motivi coercitivi facilmente immaginabili, il Parlamento dei proporzionalisti a creare quelle alleanze politiche( che poi avrebbero governato spesso anche al di là del voto popolare) che concedevano agli stessi poteri forti indicati lo sfruttamento economico e culturale del Paese. E’ questa la storia d’Italia di questi ultimi quarantenni, signori cari. Altro che Berlusconi! Altro che conflitto di interessi! Noi siamo cresciuti sotto il dominio di questa oligarchia sostenuta essenzialmente da tre partiti politici: la DC, il PCI ed il PSI. E dalla casa reale Agnelli, intorno alla quale si coagulavano – con la corresponsabilità di Mediobanca – tutti i poteri forti così che tutti costoro hanno vissuto e si sono arricchiti grazie a questa gaglioffa consorteria di pirati.

Sulla lobby responsabile di questo gigantesco conflitto, che con un solo articolo faceva dimettere un governo durante la prima repubblica (Craxi resistette e fu subito disegnato come Mussolini da Forattini) e ha decapitato la prima repubblica, nessuno dei più inflessibili giornalisti del Corriere ha mai scritto una parola. Sergio Romano, che pure lanciò la campagna sul conflitto di interessi di Berlusconi , sapeva bene cos’era un conflitto di interesse e scrisse una serie di articoli indignati contro il tycoon televisivo che voleva farsi premier, ma non ha mai scritto un rigo sul conflitto Agnelli-Caracciolo, al cui confronto quello del Cavaliere era ed è del tutto insignificante. Un conflitto che non è solo politico, ma economico, finanziario, per i rapporti del gruppo Fiat con la finanza internazionale.

Questo conflitto rappresenta una potente Lobby economica-finanziaria e politico-culturale, i cui interessi hanno poco a che fare col bene del “Paese” come il Corriere, la Stampa e Repubblica chiamano l’Italia. E’ una Lobby senza preferenze politiche e ideologiche: usa indifferentemente come camerieri e maggiordomi partiti e politici diversi per i propri interessi. Agnelli ha avuto un ottimo rapporto col Pci, perché era nell’interesse della Fiat ottenere finanziamenti pubblici dallo Stato italiano e quindi qualsiasi attacco del Pci ai vari governi democristiani e di centrosinistra era benvenuto per le casse della Ditta. Il Pci non si è neppure accorto di essere stato espropriato dell’egemonia culturale da Repubblica, un vero e proprio partito, che ha sostituito l’Unità tra i militanti della sinistra come l’Espresso ha sostituto Rinascita. Dopo il ’92-93 la linea all’ex Pci la dettano Repubblica e il Corriere. Nessun partito socialista europeo è stato condizionato come la sinistra italiana da una lobby estranea al partito e i più forti paesi europei hanno democrazie solide, dove i governi durano cinque anni e dove a nessun giornale verrebbe in mente di far dimettere un premier o un cancelliere con una campagna giornalistica: non sarebbe possibile. Qui sta l’anomalia italiana, non l’elezione democratiche di Silvio Berlusconi.

È comprensibile che Berlusconi sia stato visto dalla Lobby che decideva i destini dell’Italia come un contropotere e sia stato combattuto fin dall’inizio, incastrandolo col quel suo minimale conflitto di interesse e col famoso avviso di garanzia pubblicato da Mieli sul Corriere, mentre il Cavaliere presiedeva il G8 a Napoli nel novembre ’94. Berlusconi tornò al governo nel 2001, perse nel 2006, rivinse le elezioni nel 2008, ma la Lobby di Repubblica, il Corriere e la Stampa si ostina a parlare di ventennio berlusconiano. È comprensibile che si sia tentato di fare fuori Berlusconi: per la prima volta in Italia è nato un contropotere deciso a fare funzionare la democrazia rappresentativa e a governare cinque anni, come in tutte le democrazie occidentali.

Per eliminare Berlusconi si è creato un nuovo ariete: i magistrati. Erano serviti per fare fuori con una campagna giudiziaria-mediatica i partiti della prima repubblica e i magistrati sono rimasti gli alleati più fedeli della Lobby, mai scalfita da un’indagine e alla quale sono sempre stati serviti su un vassoio di argento avvisi di garanzia e intercettazioni contro destra e sinistra, quando fa comodo agli interessi della Ditta. La Lobby si definisce anglofila, addita l’Inghilterra come modello, ma Murdoch è stato travolto dalle intercettazioni dei suoi tabloid e la polizia inglese adesso vuole anche sapere come il Guardian è entrato in possesso delle intercettazioni di News of the World.

I giornali della Lobby danno all’estero l’immagine dell’Italia e hanno un complesso serraglio di grandi firme, ognuna delle quali ha un diverso referente politico, e ognuna ha il suo posto nell’orchestra: chi strizza l’occhio alla destra postfascista pubblicando quotidianamente qualche dettaglio della storia del fascismo, perché, si sa, niente è più inedito dell’edito, chi fa il paladino della destra liberale e ci ricorda con gli economisti classici messi in soffitta da Schumpeter l’importanza dell’egoismo per il capitalismo, chi si batte il petto disperato perché in Italia, ahimè, non c’è né la destra, né la sinistra e la colpa è tutta dei falsi invalidi, naturalmente. Poi c’è Sartorius che se la prende col sultano, Stella e Rizzo che incalzano contro la Casta (dagli idraulici ai taxisti ai politici) e Magris, ma per Magris basta il nome, no? Tutte quelle figurine Panini che aveva tanto bene descritto Edmondo Berselli. Quante cose aveva capito Edmondo, che qualcuno all’Occidentale considera un nemico: averne di nemici come Edmondo! Aveva capito che Dagospia, da cui oggi attingono a piene mani Mauro, Flebuccio, Marione e le procure – ormai un’appendice di Dago (e chissà quanto si divertirà Cossiga dall’al di là a vedere i magistrati affannarsi a consultare Dagospia, la sua creatura) – era il teatrino più adatto per inquadrare Marchionne, ribattezzato Marpionne, che “gioca certe sue indecifrabili strategie all’interno della famiglia Agnelli, e potendo dà una gomitatina a Montezemolo”.

La debolezza italiana, l’anomalia italiana sta proprio in questa Lobby che impedisce alla politica italiana di comportarsi come quella inglese, francese, tedesca e spagnola, che ultimamente ha riscritto la Costituzione insieme, destra e sinistra. La Lobby sempre indignata con il “Paese”, perché non ci sono gli “Italians”, è riuscita perfino a dare lezioni di patriottismo con i 150 anni sbandierati ogni giorno (signora mia, non c’è più un Cavour! Se ci fosse lui!) per tenere l’Italia sotto e farla diventare il fanalino di coda dell’Occidente, diffamarla, tenerla sospesa, perché, cavolo!, non è l’Inghilterra e gli italiani sono così cialtroni, mafiosi, ladri e puttanieri, a cominciare da Berlusconi, così arcitaliano…. Per questo, non solo Berlusconi, ma anche il centrodestra va abbattuto, la sinistra basta un tozzo di pane per tenerla al guinzaglio.

Questa è l’Italia della Lobby, sbeffeggiata dall’Economist, la Bibbia della Lobby. Davvero ci vorrebbe un Principe, come chiedeva Machiavelli: ci vorrebbe la politica, tutta, di destra e di sinistra, che alzasse la testa e decidesse di riscrivere il patto per l’Italia.. Chissà se la politica italiana riuscirà mai ad alzare la testa e a prendere in mano il destino del paese. Se non lo farà sarà decapitata tutta, perché la Lobby è uno stato nello Stato, un governo ombra con i suoi ministeri e ministri, i suoi ambasciatori, le sue spie, e ha il suo esercito di magistrati che quando vuole e come vuole scaglia contro la destra e la sinistra. Ci sono momenti in cui nella vita di uno Stato la classe politica deve decidere se farsi annientare o alzare la testa e decidere se è capace di esistere. È il caso di dirlo: se non ora, quando?

MA LA LEGGE E’ VERAMENTE UGUALE PER TUTTI ?

Non posso fare a meno di fare una riflessione sulla recente vicenda che ha tenuto banco nel nostro paese: l’autorizzazione all’arresto di Papa. Per carità, chi sbaglia deve pagare. È un principio costituzionale e di civiltà che non può essere in alcun modo contestato. Ma, mi domando per l’ennesima volta: è questo il modo corretto di procedere nei confronti di chi rappresenta o dovrebbe rappresentare il popolo italiano? Mi spiego (seppure troppo spesso l’abbia già fatto da queste pagine). È vero che i cittadini sono tutti uguali dinanzi alla legge. Ed è vero che chi commette un reato deve pagare. Ma, l’uguaglianza e la retribuzione penale se possono essere considerati principi supremi inderogabili devono comunque essere calati nel contesto. La cieca giustizia è ingiustizia. Come lo è l’atteggiamento forcaiolo e rabbioso di tutti coloro che in un modo o nell’altro, ottenebrati dall’odio politico o anche semplicemente da un moralismo ridicolo e puerile, vedono in una qualsivoglia indagine penale, la sentenza di condanna senz’appello. Abbiamo impiegato secoli per costruire una giustizia, equa, umana e vicina ai cittadini, una giustizia sottoposta al controllo del popolo e non già promanazione del potere dominate o autonoma rispetto alle strutture democratiche, eppure oggi la stiamo demolendo, rendendola espressione di un potere autocratico e auto legittimante. Capace finanche di decidere chi ci deve governare e chi non. Certo, è anche vero che qualcuno potrebbe obiettare che se un governante non commette reati ed è onesto non avrà mai nulla da temere. Rispondo: e chi ci garantisce che quel governante, pur non commettendo reati, poi non possa essere comunque indagato, processato e condannato?

È un dilemma che non è facilmente risolvibile con il ragionamento troppo semplicistico del «se si è onesti non si ha nulla da temere». Questo è un concetto di comodo. È il concetto di chi si ferma solamente alla superficie delle cose, ai ragionamenti semplicistici del bianco e del nero, del male e del bene. E il concetto di chi si aggrappa tenacemente ai Savonarola di turno, agli Eymerich e ai Torquemada o ai Bellarmino, ai cappi al collo, ai piazzali Loreto, alle monetine e all’odio veemente e troppo spesso dettato dal pregiudizio (politico). È la più pericolosa delle subdole fregature, perché ogni giorno, tramite essa, barattiamo la nostra libertà politica per un giustizialismo militante, autocratico, intoccabile e non controllabile dai veri detentori del potere: i cittadini. Perché è la porta attraverso la quale è entrato il fascismo, il nazismo, il comunismo , tutte le dittature peggiori, con i loro “ caposcala”, con le loro “ Gestapo”, con le loro Stasi e le loro KGB. Perché quella frase imbecille e vile è un piano inclinato che sai da dove parte ma non sai dove può portarti. E allora qual è la risposta? La risposta è «equilibrio». La democrazia è equilibrio; un equilibrio nel quale è il popolo l’ago della bilancia: il dispensatore della giustizia. Ecco perché quando l’architettura democratica è solida, l’interazione tra giustizia e politica è frutto di un limite e di un rispetto reciproco che purtroppo (però) nel nostro paese è letteralmente scomparso (v. art. 68 Cost.). Il risultato è quello che si vede oggi: un paese nel quale la distruzione sistematica dell’azione politica è condotta non già tramite il dissenso politico e il confronto democratico, ma attraverso l’azione giudiziaria. State adorando il vostro futuro carnefice, state facendo rientrare la dittatura, state alimentando un mostro e non ve ne rendete conto…

RIFLETTIAMO SULLE INTERCETTAZIONI

Vorrei riflettere sulle ultime notizie che riguardano le intercettazioni telefoniche e ambientali. Qual è la funzione di questo (sicuramente) fondamentale mezzo di ricerca della prova ? Chi ha mai aperto o per lavoro o per studio un codice di procedura penale, o ha letto qualche autorevole monografia sa bene che la loro funzione non è certo quella di ledere la dignità delle persone o di metterle alla berlina mediatica, ovvero – che è peggio – di condannarle ancor prima che un processo (vero) venga eventualmente incardinato. La loro è una funzione delicata, e spesso residuale: aiutare l’investigatore (il PM) a confermare un’ipotesi di reato, che comunque è già sostenuta da altri elementi probatori. Le intercettazioni richiedono particolari (e rigidi) requisiti, e il loro utilizzo non dovrebbe mai essere pubblicizzato, né dovrebbe mai esserne pubblicizzato il contenuto. Invece oggi nella nostra «civiltà» giuridica, dove la dignità, la riservatezza e i diritti fondamentali delle persone dovrebbero essere tutelati con una certa rigidezza ( esiste ancora l’articolo 15 della Costituzione ?) anche perché spesso – nel processo penale – sono l’espressione speculare del diritto di difesa e del principio dell’innocenza fino a sentenza definitiva (entrambi diritti costituzionalmente garantiti), pare prevalga il cosiddetto diritto all’informazione. Quasi che il diritto a essere informati sia un diritto costituzionalmente più pregnante e più importante del princìpii giuridici che tutelano la dignità delle persone!

Direi che è inconcepibile! Il diritto all’informazione e il diritto alla libertà di stampa (che è presupposto e conseguenza del primo) sono sì diritti importanti, che trovano la loro giustificazione nella carta fondamentale, ma non lo sono fino al sacrificio acritico, irriguardoso, diffamante (e troppo spesso strumentalmente anticipatorio di una condanna giuridica che non necessariamente deve verificarsi) del diritto alla dignità delle persone, del diritto alla riservatezza, e del diritto a essere considerati innocenti fino a sentenza definitiva.

In altre parole ci sono dei limiti oggettivi al diritto all’informazione e alla libertà di stampa, che nella pubblicazione delle intercettazioni (soprattutto di quelle irrilevanti ai fini delle indagini), vengono frequentemente superati, violati, elusi e calpestati. Un po’ perché le intercettazioni non costituiscono naturalmente elementi di prova in un processo (la prova si forma nel processo, nel contraddittorio tra le parti, e non fuori, come nel caso delle intercettazioni!), e un po’ perché la loro pubblicazione spesso viene attuata in modo strumentale (con finalità che sono ben diverse dalla riaffermazione della giustizia), poiché non tiene conto di quei fondamentali e ineludibili elementi che caratterizzano il tono dei discorsi umani, non riproducibile su carta, e la cui povertà può determinare significati diversi e spesso contrari a quelli realmente attribuiti dai colloquianti intercettati. Ma chiaramente è un discorso complesso, e certo non basta un post in un blog per esaurirlo. Quello che però qui mi meraviglia è l’opposizione dei Magistrati a una loro riforma, quanto meno nei limiti del divieto di pubblicazione. A tal proposito mi sovviene ricordare che il Pubblico Ministero, nel procedimento penale italiano non è la semplice accusa (la figura che sostiene la responsabilità penale dell’imputato sempre e comunque). Egli riveste anche il ruolo di «promotore di giustizia». Ciò significa che quando acquisisce elementi a favore dell’imputato/indagato, ha l’obbligo e il dovere di utilizzarli, anche per richiedere l’archiviazione del procedimento o addirittura il proscioglimento dell’imputato. Tale principio, sancito nel nostro codice di procedura, può (e deve) essere esteso alla tutela della dignità dell’indagato e alla tutela della sua riservatezza, e alla tutela del principio costituzionalmente garantito della innocenza fino a sentenza definitiva. Ergo, il PM dovrebbe essere la prima figura istituzionale che deve impedire che le intercettazioni siano strumentalizzate e/o diventino oggetto di pubblicazione giornalistica, proprio perché egli è consapevole che un’indagine penale, un’ipotesi di reato non è una condanna, ma solo un mezzo per ricercare elementi che confermino o escludano la responsabilità penale dell’indagato. Negarlo, è negare la funzione stessa del Pubblico Ministero, ed è negare la giustizia. Quella vera.

È davvero singolare: mentre la speculazione internazionale non sembra ancora paga dei provvedimenti assunti dal Governo, mentre tutta Europa sembra vicina a una nuova crisi della sua credibilità e della sua moneta – una moneta senza una testa politica e senza un futuro se non vorremo tornare a pensare seriamente a noi e al nostro continente frazionato in tanti Paesi anacronistici e troppo piccoli per reggere alla competizione – intere testate giornalistiche si dedicano alla "fuga di Berlusconi" dai giudici partenopei. Sui Tg3 non di parla d'altro, e si susseguono commenti imbecilli, secondo i quali risulterebbe evidente la prevalente, enorme importanza delle indagini-gossip napoletane rispetto alla crisi internazionale, ed alla necessità urgente e pressante di sostenere l'immagine e la politica economica del nostro Paese all'estero per evitare altri danni.

Indubbiamente abbiamo a che fare con commentatori dementi, ma è l'intero Paese che sprofonda nella stessa demenza, adeguandosi allo stile e all'andazzo. E nel caso auspicabile che sia vera la prima ipotesi, fino che punto dovremo tollerare che intere reti televisive pagate col denaro dei cittadini lavorino con tanto accanimento contro il Paese, magari pilotate da gruppi specialisti nelle macchinazioni politiche senza che alcuno intervenga in difesa della Paese e della sua immagine?

È in giorni come questo che i cittadini possono rendersi conto di quanto essenziale – e non certo secondario rispetto alle questioni di carattere esclusivamente economico – sia il problema della Giustizia in Italia. Un Paese nel quale questioni che a quanto pare non hanno, per il premier, alcuna rilevanza penale diventano uno strumento per bloccarne comunque l'attività e per squalificarne a priori l'operato. Senza che nessuno, o quasi, trovi nulla da ridire. Specie quella specie di sepolcro imbiancato che pur essendo il Capo della Magistratura se ne sbatte altamente che l’Italia abbia la giustizia degna di un Paese del quarto mondo. Egli altro non è che un elegante maggiordomo di quella gaglioffa lobby di cui parlo nel pezzo di apertura del numero di oggi.



Roma 19 settembre ’11

Gaetano Immè

giovedì 15 settembre 2011

MA VOI, MI SAPETE DIRE PER QUALE MISTERIOSA ( MICA TANO!) RAGIONE…..



Mi sapete dire voi per quale misteriosa ( non tanto ) ragione il parlamentare Marco Milanese deve non deve essere arrestato, mentre il parlamentare Alfonso Papa è dietro le sbarre ? E se il parlamentare Alfonso Papa si trova in galera , sapete dirmi voi per quale ragione misteriosa ( non tanto) invece il parlamentare Alberto Tedesco siede al suo posto in Senato senza schiavettoni ?
Ancora.
Mi sapete dire voi per quale misteriosa ( mica tanto) ragione la Magistratura, per la vittima di una presunta estorsione - che sarebbe avvenuta nel 2010 - ha fatto subito eseguire la registrazione di circa centomila telefonate, ha speso poi i soldi per farle sbobinare, per trascriverle e le ha depositate nelle carte processuali, mentre per tale Signor Professor Filippo Penati, un Sindaco , un Presidente di Provincia che è accusato dei peggiori crimini corruttivi e che questi crimini commetteva ininterrottamente dal 2000 come risulta da numerose denuncie, la Magistratura non ha autorizzato alcun origliamento telefonico o ambientale ?
Ancora.
Ma mi sapete dire voi per quale misteriosa ( mica tanto) ragione la Magistratura ha speso tanti di quei soldi e di quel tempo per registrare quasi duecentomila telefonate di un certo leader politico italiano ad un amico – circa un anno e mezzo di registrazioni - perché presumeva che quel leader desiderasse qualche bella mignotta e che fosse dunque disposto ad atti corruttivi a favore dell’amico “protettore ” per averle, mentre ha messo in soffitta senza spendere tempo e soldi, senza sbobinarle, senza trascriverle, senza depositarle nelle carte processuali, tutte le registrazioni che nel 1991 e 1992 furono eseguite a carico del filippino assassino di Alberica Filo della Torre e che, se fossero state ascoltate , avrebbero condotto all’arresto dell’assassino filippino fin dal 1992 senza dover aspettare il 2011 e senza la vergogna di un assassino dichiarato ( per telefono) libero in Italia per dieci anni?
Ancora.
Mi sapete dire per quale misteriosa ( mica tanto) ragione a Milano un GIP ha disposto che venga istruito il processo a Silvio Berlusconi e per Il Giornale per aver diffuso intercettazioni di Fassino e di Consorte ( “ Allora, abbiamo una Banca?”) coperte dal segreto istruttorio, quando invece non si indaga sul reato penale disvelato e cioè sul fatto che un’accolita di speculatori dotati di denaro anche sporco tentava , con l’aiuto del Governatore della Banca d’Italia Fazio, di comprarsi una Banca d’Interesse nazionale come la BNL e mentre su altri giornali ( Il Corriere della Sera, La Repubblica ) vengono quotidianamente pubblicate intercettazioni telefoniche coperte dallo stesso segreto istruttorio?

Inutile che proviate a darmi la risposta, la conosco bene la risposta che bisogna dare . Ridicoli e patetici quelli che cercano di nascondersi dietro l’alibi della “ libertà di coscienza”. Gli imbecilli che se ne fanno scudo dovrebbero ricordarsi che invocare la “ coscienza” non basta, perché in un Paese Civile la “ coscienza” dovrebbe anche e sopra tutto essere LIBERA. Come dimenticare quella ignobile farsa con la quale la sinistra infangò il Parlamento italiano con le sue ignobili scene di giubilo entusiastico quando fu concesso l’arresto di Papa ? Papa , come Milanese e come Tedesco sono tutti ugualmente politicamente indifendibili. Una precisa responsabilità per chi li ha candidati, cioè per i partiti. (Questo almeno accade oggi, mentre domani, con il ritorno invocato del Mattarellum , queste colpe non saranno più a carico delle segreterie dei partiti, ma di nessuno. Brava la sinistra, che agevola così la malavita!). Ma l’arresto di un componente del Parlamento italiano può essere concesso solo davanti a fatti gravissimi e conclamati. L’autorizzazione parlamentare non è una specie di primo processo, non concederla non significa considerare innocente il soggetto, ma un istituto a difesa dell’autonomia e sicurezza del Parlamento. Votandosi sulla sorte di una persona è chiaro che il voto è segreto, ma deve essere pubblica la motivazione, deve essere noto il ragionamento svolto da ciascuna forza politica, altrimenti si scade nella complicità e nel killeraggio politico.

Allora ditemi voi: su cosa votano i parlamentari? Su cosa dovrebbero avere libere le loro coscienze? Ve lo dico io: sull’esistenza o meno del famoso “ fumus persecutionis “. Vale a dire sull’ipotesi che ci sia in atto un disegno persecutorio, da parte della Magistratura. E allora ipocriti ? Milanese sarebbe un perseguitato, mentre Papa no? Sarebbe un perseguitato il Sen.Tedesco, che i suoi compagni di sinistra non ebbero neanche il coraggio di difendere e che, con immensa ipocrisia e falsità, chiese lui stesso d’essere arrestato? Lo spaccio di menzogne dovrebbe essere punito come lo spaccio di droga e voi tutti, massa di ipocriti borghesucci rimpannucciati che leggete Scalfari o De Bortoli , in galera, come Vanna Marchi, come il Maestro Do Nascimiento, come Tanzi, come Cragnotti, come le Banche che ci hanno rifilato i loro titoli mondezza per fregarci i soldi ! La verità è che su Papa la sinistra ha dimostrato tutto il suo squallore morale e politico , ha dimostrato di essere ciecamente forcaiola con gli avversari e ridicolmente garantista con sé stessa. In Italia dovrebbe essere diffusa la “ cultura del Diritto” visto che dovremmo essere un Paese non solo civile ma anche uno Stato di Diritto, almeno, stando alle tante belle parole che rotolano giù dal Colle, come barattoli vuoti ed inutili. Invece la sinistra adotta e propala l’unica cultura che mostra di conoscere : quella di farsi i cazzi propri. E affanculo verità e Paese.

Li voglio vedere questi lestofanti di sinistra il prossimo 22 settembre, quando ci sarà il voto in Aula. Abbiano uno scatto di dignità e provino almeno a dire qualche cosa di decente: per esempio “ non concediamo l’arresto di Milanese perché non si sottrae un membro al Parlamento senza che vi sia alcuna reale esigenza cautelare e senza che ricorra neanche uno dei motivi per cui un cittadino può essere privato della libertà “! E aggiungano anche “ che la custodia cautelare non deve mai essere uno strumento d’indagine, vale a dire di ricatto,una tortura e che il nostro voto a difesa di Milanese prelude ad una seria riforma, che la finisca con la sistematica violazione dell’articolo 275 del codice di procedura penale, talché nelle carceri italiane soggiornano troppi cittadini che la Costituzione c’impone di considerare innocenti fino a condanna definitiva “.Un gesto che giungerebbe nella fase terminale di una legislatura ulteriormente fallimentare nell’assicurare giustizia agli italiani, ma sarebbe pur sempre il segno che, almeno, la sinistra sarebbe in grado di capire qual è la vera posta in gioco. Non lo faranno perché non ne hanno lo spessore intellettuale adeguato , si nasconderanno vigliaccamente dietro la retorica della “ libertà delle loro coscienze “, che senza le “ coscienze libere” resta solo un nonsense, una minchiata, una cagata. Anche noi manterremo il nostro giudizio su di loro . Pessimo.

LA STORIA SI RIPETE. VICO NON C’ENTRA, E’ L’ITALIA CHE ANCORA NON HA CAPITO NIENTE.

«Fra tutti gli uffici giudiziari, il più arduo mi sembra quello del pubblico accusatore: il quale, come sostenitore dell'accusa, dovrebbe essere parziale come un avvocato. E, come custode della legge, dovrebbe essere imparziale al pari di un giudice. Avvocato senza passione, dunque e giudice senza imparzialità: questo è l'assurdo psicologico, nel quale il pubblico ministero, se non ha uno squisito senso di equilibrio, rischia a ogni istante di perdere, per amore di serenità, la generosa combattività del difensore o, per amore di polemica, la spassionata oggettività del magistrato».

Non so se il Capo della Procura di Napoli abbia mai letto queste osservazioni, contenute nell'Elogio dei giudici scritto da un avvocato, firmato nel 1935 da Piero Calamandrei, eminente giurista fiorentino e tra i più autorevoli Padri Costituenti.Il presenzialismo, le continue esternazioni, i penultimatum («Cosa aspetta Berlusconi? Il premier venga, subito, a testimoniare, o lo mandiamo a prendere!») fanno ritenere che il Dr. Lepore non sia un grande lettore di Calamandrei. Costui sempre pronto quando si accende una telecamera e davanti al taccuino aperto di un cronista, tra qualche mese andrà in pensione. Capisco come sia comprensibile che voglia vantarsi con i suoi nipotini di essere stato il primo Procuratore a far prelevare un Capo del governo dai carabinieri, per indurlo a testimoniare, e poi magari ad averlo spedito a Poggioreale, avendo ritenuto non veritiere le sue dichiarazioni ( peraltro parte lesa) nel procedimento penale a carico dei Tarantini e di Lavitola. Decisione, quella di arrestare Berlusconi, che, ovviamente, sarebbe concordata con un sostituto, dottor Woodcock, di raro equilibrio e notoriamente allergico alle luci della ribalta, già ha già ripetutamente tentato di assurgere agli onori non certo della storia, ma a quelli, più modesti, della cronaca, per aver spedito, in cella, a Potenza, Vittorio Emanuele di Savoia, nell'ambito di un'inchiesta di rilevante clamore mediatico, ma che si risolse in un clamoroso flop.

Questo Signore , che ritrovo ormai abitualmente in televisione, mi riporta indietro nel tempo, esattamente nel mese di novembre del 1994, quando il Lepore dell'epoca era il sogghignante Capo della Procura di Milano, Dr. Francesco Saverio Borrelli, il quale , insieme a tale Dr. Antonio Di Pietro – un P.M. talmente equilibrato che anziché giudicare Berlusconi urlava di volerlo "sfasciare"– vollero spedire un invito a comparire a Berlusconi, servendosi della manovalanza del Corriere della Sera (che in quell’occasione ebbe la stessa dignità che hanno i “ picciotti mafiosi” ) mentre lui si trovava impegnato in un vertice internazionale ( era il "G8" di Napoli). Analogamente martedì scorso, sono state le toghe partenopee a diffondere, a mezzo stampa, una sorta di mandato di comparizione, seguita da una minaccia di accompagnamento coatto, contro Silvio Berlusconi che si trovava a Strasburgo, per un summit con i leader dell’Europa sulla delicata questione dei conti pubblici italiani.

Eppure, il senso di responsabilità, e quello del limite, oltre alla «spassionata oggettività del magistrato», di cui scriveva Calamandrei, dovrebbero indurre la parte meno aggressiva della magistratura , il silenzioso vice-presidente del Csm, Vietti (UDC) ed anche il suo silenzioso Presidente (che è sempre stranamente distratto davanti alle illegalità dei Magistrati) a comprendere che, screditando Berlusconi proprio mentre i riflettori sono puntati su di lui, vengono provocate gravi difficoltà non solo all'uomo di Arcore e al governo, ma al Paese, davanti alla comunità internazionale, in una fase così critica dell'economia.Più passano i giorni e più si rafforza la consapevolezza che, nell'attuale caos, politico e giudiziario – con il figlio di un mafioso, Ciancimino Jr. , che dichiara di "fare quello che minchia vuole" negli uffici della Procura di Palermo – soltanto l'apertura di un dibattito serio sulla necessaria riforma della Giustizia, possa arrestare il degrado, le continue risse e la credibilità delle istituzioni. Una democrazia, nella quale nessuna parte è disposta a riconoscere le ragioni dell'altra, è condannata all'instabilità e all'inefficienza.





I CERVELLONI, I GENII DELLA POLITICA

Non credo di sbagliarmi se dico che quei “ cervelloni” ( Rutelli, Buttiglione, Pisanu, ecc) che hanno avuto quella “ vera genialata “ di proporre a Berlusconi di dimettersi dal suo ufficio ( sul quale è stato messo non dal “ Parlamento degli eletti” come usavano loro nella Prima gloriosa Repubblica “ dei corrotti” ma da democratiche votazioni popolari )offrendogli come “ pizzo” un alquanto misterioso “ salvacondotto”, hanno fatto un autogol spettacoloso, perché hanno pubblicamente ammesso che lo stesso Berlusconi è una vittima di una persecuzione giudiziaria e perché hanno apertamente spernacchiato la Magistratura , descrivendola come un’accolita di imbecilli da loro tenuti al guinzaglio . Essi hanno anche lapalissianamente dimostrato che l’Italia non è divisa fra Guelfi e Ghibellini, tra fascisti ed antifascisti, tra destra e sinistra, ma che è letteralmente spaccata in due da una discriminante morale, intellettuale, etica ed anche antropologica : la linea che separa quelli che sbriciolano il muro della peggior infamia coprendosi di vergogna e di merda mentre sono occupati a schizzare fango e merda sugli altri da tutti gli altri che non riescono a nascondere il loro serafico orrore e marmoreo disprezzo per costoro.

Ma vedere i fatti e separarli dalle opinioni è opera di cultura, opera buona e giusta, che va sempre fatta. Così tutta la cariera politica del Professore in aspettativa Filippo Penati, dalla sua gestione comunista di Sesto San Giovanni e la Provincia di Milano fino all’impresa di portare alla Segreteria del P.D. P.L. Bersani dimostra inconfutabilmente che tutta la sua comunità politica aveva di lui un giudizio lusinghiero. Non solo teneva salda la barra del dominio dei comunisti nella Stalingrado d’Italia e nella Provincia di Milano, ma addirittura aveva anche tentato di vincere una durissima battaglia ( quella per l’acquisto della BNL) utilizzando con inconfutabile perspicacia talune discutibili alleanze con poteri bancari- economici ambigui. E se costui dopo una galoppata più che decennale sulla groppa di quel destriero bizzoso chiamato “ sistema tangenti” non si è mai arricchito personalmente, se mai è stato ripreso dallo stesso Partito Democratico e dai suoi maggiorenti, resta l’interrogativo fondamentale di dove possano essere andare a ficcarsi tutti quei milioni di Euro che Filippo Penati portava in tasca. Sospendere oggi Penati dopo decenni di finanziamenti tangentizi apportati dallo stesso è ridicolo, degno giusto di quella sottospecie di morale pelosa alla Rosi Bindi. La responsabilità penale di Penati deve essere vagliata dalla Magistratura e Penati è innocente fino a sentenza definitiva. Sospenderlo dal P.D. equivale ad una sua condanna morale, ridicola, se non accompagnata dalla condanna politica che coinvolge allora tutto il P.D. Non puoi mangiare e abbuffarti con i soldi di un ladro e poi pretendere di non esserne correo.

DUE NOTAZIONI PARTICOLARI

Mi dicono che questi Magistrati napoletani che da qualche tempo si sono svegliati da un decennale torpore sonnolento da “ controra” vogliono che il calciatore Balotelli si presenti in Procura a Napoli cìe che spieghi loro le fotto che fece a Scampia insieme a taluni boss malavitosi di quel povero quartiere. Se io fossi in Balotelli invece farei loro un bello scherzetto e intimerei loro di riferirci immediatamente come mai dei boss così ben noti invece che essere detenuti fossero liberi di circolare. Ah!!!!!!!!!!!!Se fossi Balotelli………………….

Finalmente è arrivata anche una nota ufficiale della Commissione europea che chiariva come “ non abbiamo mai chiesto misure addizionali rispetto alla manovra finanziaria italiana approvata dal Governo”. Invece sulla base di “ipotesi” e di fantasticherie , i tre giornali votati alla fabbricazione ed alla divulgazione di notizie false e tendenziose e cioè La Repubblica, La Stampa e quel che resta di quel che fu Il Corriere della Sera , tre giorni orsono, prima che la Commissione europea fosse resa edotta della manovra, sparavano sulle loro prime pagine titoloni tipo “ La UE preme per ulteriori misure”. Si trattava , spiego chiarisco, di commenti della Commissione sulla precedente manovra del 12 luglio. Pensate che figura di merda questi grandi direttori come De Bortoli, Mauro e Calabresi!!!

Roma giovedì 15 settembre 2011

Gaetano Immè