Gaetano Immè

Gaetano Immè

lunedì 5 settembre 2011

 IL MERAVIGLIOSO MONDO DI AMELIE BERSANI !!!!


Per contrapporre qualcosa che sembrasse “pulito” alla frase carpita a Berlusconi circa il Paese di “ merda”, P.L. Bersani non ha trovato di meglio che dire che l’Italia è, invece, un Paese “ meraviglioso”. P.L. Bersani non ha per niente torto, anzi, direi che la ragione è della e dalla sua parte. Pensateci bene: con tutta la merda che da sempre, ma in modo particolare dal 1994, la sua parte politica produce, coadiuvata dai giornali e dalle televisioni “ organiche “ all’ ex PCI , tutti coloro che trovano quella merda un piatto sopraffino sono dei mangiatori di merda.
Ed in quale altro Paese del mondo, del globo terracqueo,semplici produttori di “ merda” come costoro avrebbero potuto ricavare tutti gli enormi vantaggi e privilegi dei quali essi godono ? Certo che per Bersani e per tutti i “ comunisti dentro l’Italia non può che essere “ meravigliosa”, anzi un vero Paese di Bengodi, l’Eden in terra, altro che l’America. L’Italia è stata la “ Bengodi” dei comunisti, ma non da oggi o dal 1994, ma da sempre.

In quale altro Paese una DC intimidita ,intimorita dai ricatti di piazza dei comunisti avrebbe permesso, per “ PAGARE “ il ricatto della piazza , al PCI di fargli avviare, come avrebbe poi raccontato il suo ormai ex segretario Massimo Caprara, una politica di furbesco investimento sulle nuove leve della magistratura fin da quando Palmiro Togliatti, il capo del PCI, fu nominato da De Gasperi Ministro della Giustizia? “ Penetrare nei gangli vitali del sistema per corroderlo dall’interno al fine di frantumarne le difese così da poterselo annettere senza fatica” era la lezione marxista leninista che , come è evidente, del benessere del popolo e del Paese se ne fotteva altamente, mirando solo alla sua disgregazione socio economica ed alla sua conquista manu militari.

In quale altro Paese, se non in Italia , sarebbe stato consentito al PCI, ai tempi della guerra fredda, di schierarsi a favore dell’URSS e di essere illecitamente finanziato da Mosca senza pagare alcun dazio penale? In quale altro Paese, se non in l’Italia, sarebbe stato permesso al PCI di far varare una bella amnistia per salvarsi il culetto dai reati commessi con tutti quei finanziamenti da un Paese nemico?E di diventare orgogliosamente, grazie anche a quegli aiuti, il più forte partito comunista d'occidente?

In quale altro Paese, una volta caduto il comunismo con il muro di Berlino nell'autunno del 1989, il Pci avrebbe potuto sottrarsi alle sue macerie solo cambiando più volte nomi e simboli. ? Che altrove non sono giustamente bastati ad evitare la loro fine. In Italia invece sono bastati, e avanzati. Per quanto ridotti al lumicino anche nei voti sono riusciti in questo «meraviglioso» Paese a conservare forza e ruolo. E a liberarsi, nel biennio 1992-93, dei loro avversari targati Dc, Psi, Psdi, Pli e sigle varie della cosiddetta Prima Repubblica affidandone la esecuzione e la liquidazione, con processi inquisitori per concussione, corruzione, concorso in associazione mafiosa e quant'altro ad un sistema giudiziario di cui Togliatti da Guardasigilli, come ho già ricordato, aveva saputo prevedere ed impostare lo sviluppo fin dall’inizio della storia repubblicana. Costoro hanno sempre fatto ricorso al finanziamento illegale della politica , prima anche da Paesi stranieri e poi anche con le tangenti di casa nostra, ma ebbero, diciamo così, “ la fortuna “ (?) di uscire indenni dalle indagini giudiziarie. Certo, il “pizzo” lo hanno e lo stanno pagando ai vari Violante, Di Pietro , Colombo, ecc, ma si tratta di posti in Parlamento quale corrispettivo del “ lavoro sporco da costoro fatto durante Tangentopoli” ma sempre a spese nostre; e ricavandone , in aggiunta, un totale, sconfinato ed arrogante senso di impunità che spiega la sfrontatezza dei corruttori di sinistra di cui le cronache giudiziarie di questi giorni, di Monza e dintorni ci narrano. Dalle quali si è scoperto l'uso delle tangenti rosse in anni come il 1994, quando cioè democristiani, socialisti e altri per le stesse cose finivano ancora in galera o comunque sputtanati sui giornali.

Costretti proprio nel 1994 a perdere i conti elettorali con la imprevista irruzione del centrodestra e di Forza Italia nella politica, gli epigoni del Pci sembrarono per un attimo persi. Ma, appunto, sembrarono. L'Italia è infatti rimasta per loro la terra politicamente meravigliosa e promessa. Ed ecco quel gigante politico che fu Mino Martinazzoli, l'ultimo segretario della Dc morto ieri, che li recuperò ad un progetto di alleanza di cosiddetto centrosinistra. Che fruttò al Martinazzoli – ognuno ha il suo prezzo – il benestare degli ex PCI per la sua elezione a sindaco di Brescia – sai che goduria! - e da cui sarebbero poi nate con Romano Prodi le esperienze dell'Ulivo e dell'Unione.

Ma - cosa ancora più importante per la sopravvivenza degli ex o postcomunisti - scattarono contro il centrodestra micidiali trappole giudiziarie e istituzionali. Che ancora, dopo circa venti anni di micidiali calci sui denti , continuano ad imperversare ad opera di una Magistratura che , politicizzata, fa quello che vuole , anche azioni illegali ( vedi intercettazioni) godendo preordinatamente dela pèiù totale impunità, consentendo che questa sotto specie di Giustizia lasci cadere in prescrizione ogni anno , milioni di procedimenti penali e civili che interessano il “popolo bue”.

E in quale altro Paese, ditemi voi, uno come Bersani , come la Bindi, come la Finocchiaro, come Franceschini, come Veltroni, come Marini, ecc sarebbero non solo sopravvissuti , ma si sarebbero anche arricchiti a spese nostre? Nel Paese più bello del mondo, nell’Italia “ meravigliosa” di Amelie Bersani.

Ma oltre all'Italia «meravigliosa», Bersani plaude spesso alla Costituzione «più bella del mondo». Ha ragione anche qui , sempre dal suo punto di vista. Con il” potere legislativo eletto “ ormai (dal 1995) sottomesso all’ordine dei Magistrati, disseminata di veti più che di diritti e di garanzie reali, essa ha consegnato il Paese alle esondazioni giudiziarie e rende l'opposizione, qualsiasi essa sia, di fatto più forte della maggioranza, qualsiasi essa sia. Accade così che, dopo avere avuto il Pci più forte dell'occidente, abbiamo i postcomunisti più protetti e garantiti del mondo, altro che articolo 18 per i lavoratori: tanto da mettere in imbarazzo anche uno come Giorgio Napolitano, al quale ieri, non a caso, Eugenio Scalfari, al termine dell'abituale omelia sulla sua Repubblica, ha tirato un po' le orecchie, pur «con devoto rispetto», per gli ostacoli che costui osa ancora frapporre ai suoi tentativi di aggravare la difficile situazione dell'economia e della finanza con una bella crisi di governo. Scalfari fa pena, l’età ormai è quella che è e la sua testa è sempre stata quella, votata alle cause perse ed alla produzione della merda di cui sopra. Ma guarda un po’ questo tovarik Napolitano, che osa resistere alle sue richieste di creare una bella crisi di governo perché “ voluta da Scalfari “ e dai suoi coprofaghi seguaci almeno fin quando il governo in carica continuerà a disporre di una maggioranza parlamentare.

Certo, per gli ex comunisti l’Italia è veramente un Paese meraviglioso. In un altro Paese, cito Togliatti e la sua frase contro De Gasperi, li avrebbero presi tutti a “ calci in culo”.

E POI HANNO ANCHE LA FACCIA TOSTA DI STREPITARE CHE IL VATICANO NON PAGA L’ICI, GLI IGNORANTONI!!!

Figurarsi se questo blog vuole difendere il Vaticano, ma altro che Vaticano !Il Vaticano paga regolarmente l’ICI sugli immobili “ a reddito “ ma non su quelli destinati a finalità di culto e di assistenza. I locali della mensa dei poveri o quelli dove vengono accolti gli “ homeless” o una Chiesa, ecco gli esempio di immobili del Vaticano esentati dal pagamento dell’ICI. E la cosa appare anche logica, perché in quei locali – meno che per le Chiese – il Vaticano svolge a proprie spese un’attività sociale di assistenza che supplisce le mancanze del sistema istituzionale. Dunque a me pare che l’esenzione sia legittima. Ma invece, i Sindacati , cosa fanno i Sindacati? .Forse svolgono una attività simile a quella del Vaticano? Nossignori, neanche per sogno. Ma i sindacati vantano un patrimonio immobiliare immenso, ma non pagano un solo euro di Ici. Questo grazie ad una legge, la numero 504 del 30 dicembre 1992 (ovviamente in pieno governo Amato), che di fatto impedisce allo Stato italiano di avanzare richieste ai sindacati. E i soldi sottratti, o meglio non percepiti, dalle casse statali sono davvero tanti: la Cgil, ad esempio, sostiene di avere circa 3mila sedi in tutta Italia, ma si tratta di una specie di autocertificazione, in quanto i sindacati non sono assolutamente tenuti a presentare i loro bilanci. Solo un altro dei tanti privilegi dell’”altra Casta”, come è stata brillantemente definita dal giornalista dell’Espresso Stefano Liviadotti, che con tale formula ha dato il titolo al suo libro/inchiesta sulla Triplice. Se la Cgil dichiara 3mila sedi, la Cisl addirittura 5mila. E la Uil sarebbe in possesso di immobili per un valore di 35 milioni di euro. La legge, però, paragona in modo del tutto immotivato i sindacati alle Onlus, ossia alle organizzazioni di utilità sociale senza scopo di lucro. Senza scopo di lucro? I sindacati? Un paradosso. Ma c’è di più. Cgil, Cisl, Uil, Cisnal (poi diventata Ugl) e Cida hanno ereditato immobili dai sindacati del Ventennio fascista, senza dover pagare tasse. Tutto secondo legge, in questo caso la 902 del 1977, che con l’articolo 2 disciplina la suddivisione dei patrimoni residui delle organizzazioni sindacali fasciste.

Non c’è da stupirsi: soltanto nella scorsa legislatura, 53 deputati e 27 senatori, quindi 80 parlamentari in totale, provenivano dal mondo sindacale . Logico che in parlamento si facciano leggi “ad personam”, o meglio ad usum sindacati. I regali più importanti, inutile dirlo, arrivano però sempre quando al governo c’è una coalizione di centro-sinistra.

Eccone alcuni: nel maggio 1997 il governo Prodi, per iniziativa del ministro della Funzione pubblica, Franco Bassanini, ha tirato fuori dal cilindro la legge n. 127, la quale grazie all’articolo 13 libera le associazioni dall’obbligo di autorizzazione nelle attività e nelle operazioni immobiliari. Con la finanziaria del 2000 vengono invece istituiti fondi per la formazione continua gestiti da sindacati e associazioni degli imprenditori. Ancora con il governo Amato, nel 2001 è fissato l’importo fisso per i patronati calcolato su tutti i contributi obbligatori versati da aziende e lavoratori agli enti.

Attraverso i patronati, i Caf (Centri di assistenza fiscale) e le deleghe sindacali sulle pensioni giungono fiumi di denaro nelle casse dei sindacati. Un meccanismo infallibile: i patronati si occupano di previdenza, richieste di aumento e pratiche di invalidità. E per ogni pratica l’Inps rimborsa. L’assistito del patronato è però logicamente anche un potenziale cliente dei Caf: i Centri di assistenza fiscale, nati ovviamente con la sinistra al governo (Amato, anno 1992), compilano le dichiarazioni dei redditi e le spediscono via internet all’Inps. Ad ogni spedizione corrisponde un rimborso, anche se i costi sono pressoché azzerati. In soccorso dei Caf è arrivato persino il decreto legislativo 241 del 1997, governo D’Alema, che concedeva loro l’esclusiva sulla verifica dei dati inseriti sui 730. Costringendo il Ministero delle Finanze a elargire un rimborso per ogni 730 inviato dai Caf. Peccato che tale decreto sia stato “bastonato” nel 2006 dalla Corte di Giustizia Europea, senza che nessun quotidiano nazionale sempre attento alle sanzioni europee ne abbia dato notizia. Ma su internet la notizia si trova! Alla fine le entrate che derivano dai tesseramenti, la cui revoca è pressoché impossibile, sono quelle meno importanti. Allora, i sindacati davvero meritano agevolazioni fiscali? E i cretinetti di sinistra, gli ignorantoni, meritano ancora di parlare di ICI e di Vaticano ?

Roma lunedì 5 settembre 2011

Gaetano Immè

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