Gaetano Immè

Gaetano Immè

lunedì 5 settembre 2011


LEGGE ELETTORALE E LA PROMESSA DI UNA NUOVA POLITICA LIBERALE


Non riesco a capire come questo governo, sulla scia di un’ondata antipolitica e partitocratica, possa rendere compatibile il pur giustissimo e benedetto dimezzamento dei parlamentari con un sistema uninominale. Infatti, è senz’altro vero che quello che facciamo oggi determina il nostro domani, ma è anche vero il contrario e cioè che anche le scelte di domani possono identificare il nostro passato e contribuire a spiegare meglio chi siamo stati e cosa abbiamo fatto. E’ il giudizio storico che ne verrà che conta, per leggere il significato e il senso del nostro passato.

Per questo motivo, Silvio Berlusconi ha una responsabilità rispetto alla propria “discesa in campo” e al fatto che, nel 1994, provocò e permise l’attuazione del sistema democratico dell’alternanza. Non può né deve sottrarsi a una tale responsabilità. Proprio perché quel mutamento è un suo indiscutibile merito e, quindi, lo caratterizza sul piano politico più di qualsiasi altra cosa. Anzi senza la prospettiva liberale e riformatrice, rappresentata da un sistema democratico costruita sul sistema uninominale, ci sarebbe solo un presente da buttare via , senza un futuro. Qualora Berlusconi e il centrodestra rinunciassero alla riforma istituzionale ed elettorale sul modello anglosassone o americano, allora quei meriti politici si dissolverebbero nel nulla, si perderebbero di fronte a scelte divenute dichiaratamente partitocratiche, come il cosiddetto “porcellum”, che va proprio nella direzione opposta e contraria alla storia politica di Berlusconi, alla sua “discesa in campo” e alla nascita di Forza Italia. Grazie alla prospettiva della rivoluzione liberale, infatti, già all’epoca, nel 1994, Silvio Berlusconi riuscì a determinare un cambiamento dell’assetto politico. Fu una rivoluzione. Per un paio d’anni sembrò che da quell’inizio dovesse scaturire, come naturale conseguenza, una legge elettorale uninominale e maggioritaria.

Invece, niente. Dopo aver favorito la nascita della democrazia dell’alternanza, negli anni successivi, purtroppo, quella prospettiva liberale e riformatrice fu accantonata e progressivamente vanificata. In altre parole, sul passato politico del Cavaliere pesano e peseranno le decisioni che prenderà già da oggi e ancor di più domani, in riferimento all’unico vero cambiamento che è riuscito a fare all’interno del nostro sistema politico: l’alternanza tra maggioranza e opposizione al governo del Paese. Mi riferisco, in particolar modo, quindi, alla riforma istituzionale e a quella elettorale. Per quanto concerne la legge elettorale, qualora dovesse restare il “porcellum” al premier non resterà nemmeno il merito di aver costruito l’alternanza liberale. Non è un’esimente il fatto che in concreto manca del tutto la sinistra alternativa; un Paese è lo specchio del suo popolo e se il popolo della sinistra vota questa sinistra non possiamo certo impedirglielo. Noi, infatti, non siamo stalinisti come Flores D’Arcais o come Spinelli o come Scalfari o come Spataro ,ecc….



CON LE PRIVATIZZAZIONI , DOPPI BENEFICI


Le privatizzazioni degli asset pubblici possono produrre un doppio dividendo: più concorrenza e meno debito pubblico. Privatizzare non è più un’opzione: è una necessità. “Privatizzare non è più una semplice opzione: è una necessità. Il Policy Paper “Uscire dalla crisi. Un’agenda di privatizzazioni” , dell’IBL, spiega le ragioni per cui le privatizzazioni degli asset pubblici possono produrre un doppio dividendo: più concorrenza e meno debito pubblico.

Il Paper IBL tenta un censimento delle proprietà in mani pubbliche, e avanza una stima del possibile gettito della loro cessione, distinguendo tra i beni che possono essere alienati rapidamente e quelli che richiedono interventi quali riforme normative o regolatorie, riorganizzazione aziendale o altre operazioni di valorizzazione. Per questi ultimi – quali Eni, Inail, Poste, Ferrovie e il patrimonio edilizio – il documento predispone delle schede specifiche con l’indicazione dei passi necessari.Le privatizzazioni rispondono a una duplice esigenza: da un lato ricavare risorse da destinare all’abbattimento del debito, dall’altro aprire i mercati alla concorrenza. Infatti, “le imprese privatizzate diventano più efficienti, le privatizzazioni tendono a favorire lo
sviluppo dei mercati finanziari, e le privatizzazioni tendono a essere associate con la modernizzazione delle strutture di governo societario, anche al di là delle specifiche imprese cedute dallo Stato”. Per quel che riguarda l’aspetto di finanza pubblica, “La cessione degli attivi patrimoniali in mani pubbliche potrebbe fornire risorse importanti per l’abbattimento del debito pubblico, e contribuire – in presenza degli adeguati aggiustamenti, ove necessario – al rilancio dell’economia. Una stima molto conservativa del potenziale gettito è di circa 200 miliardi di euro, di cui circa la metà dalle società del Tesoro e la restante parte dalle cessioni immobiliari, per le quali tuttavia, questo blog esprime le riserve che avevo esposte alcuni giorni fa. Il risparmio
conseguibile in termini di minore spesa per interessi sarebbe dell’ordine dei 6-10 miliardi, a seconda del tasso medio di interesse a valere sul debito”. Un passetto alla volta.


MAGISTRATI E POLITICA. IDEE, PROPOSTE.


Come disciplinare lo spinoso rapporto, il via vai, il vero " struscio istituzionale", tra magistrati e politica? Interviene il Dr. Raffaele Cantone, Magistrato, che il problema lo ha egregiamente risolto declinando tutti gli inviti, e sono stati molti e pressanti, a candidarsi come sindaco di Napoli. Cantone è dunque un Magistrato degno della massima attenzione. E' fonte autorevolissima per questo blog. E tuttavia, nell'affrontare un caso specifico, forse il caso emblematico, quello del P.M. Narducci, diventato assessore ( con Giggino floppe De Magistris) nella stessa città , Napoli, in cui esercitava la funzione di pubblico ministero specie “ contro” l’avversario politico dello stesso De Magistris , anche Cantone sembra imbarazzato. Definisce infatti legittima la decisione di Narducci di mettersi in aspettativa con la Magistratura. Ma è una “ legittimità” in quanto azione espressamente non vietata da una legge. Ma casi del genere, noi lo sosteniamo da sempre, devono essere cancellati in uno Stato di Diritto, perché generano veri e propri velati ricatti del tipo “ci vediamo in Tribunale dopo la scadenza del mio mandato”. Insopportabile, un vero e proprio regime, una Stasi magistrale. Cita il Dr. Cantone, ma nella sostanza sorvolando, l'esistenza di un codice deontologico che vieta ( vieterebbe ) ai magistrato quella scelta. E sorvola - nonostante Cantone faccia parte del collegio dei probiviri dell'associazione che quel codice ha voluto e approvato, vale a dire l'Anm, l'associazione magistrati – su tutto l resto. Ne dobbiamo dedurre quindi che i codici deontologici non servono a nulla?

Il Dr. Cantone afferma che per disciplinare l'incompatibilità tra toghe e politica serve una legge ad hoc . Del resto, lo dice anche Giorgio Napolitano. Lo dicono tutti, insomma. Ma questa legge non si è mai fatta, né in passato né ora. Perché? Semplice, non si fa perché , almeno per quanto concerne dal 1995 ad oggi, il Parlamento è stato messo dai Magistrati stessi “ sotto la tutela “ della stessa Magistratura e perché, per quanto concerne dal 1948 al 1995, diciamo la verità, ci sono leggi difficili a farsi. Soprattutto perché la sinistra non vuole che la si faccia, per timore di perdere il privilegio di poter ricompensare tutti i “ magistrati organici “ al “ partito delle Procure “ a spese dei contribuenti italiani con un bel seggio nel Palazzo ( do you remeber Violante, Colombo, Casson, Di Pietro, De Magistris, Nocita, Tedesco, Maritati, Emiliano,ecc?). Il vicepresidente del Csm, Vietti, sostiene ameno che una tale norma dovrebbe sancire l'impossibilita, per il magistrato che entra in politica, di tornare poi un giorno nel suo ufficio. Per costui, sostiene Vietti, bisognerebbe piuttosto prevedere il passaggio obbligato ad un altro ramo dell'amministrazione pubblica.

Giusto? Sbagliato? Il Dr. Cantone dice che sarebbe sbagliato, perché l'incompatibilità non deve apparire come una sorta di punizione. Ma, secondo me sbaglia, perché se nel bando di concorso per Magistrati fosse prevista quell’incompatibilità , non sarebbe sbagliato proprio per niente. Dura lex sed lex. Ecco, allora, perché esistono i codici deontologici: per non buttare sempre la croce addosso al legislatore di turno, sempre per trovare un “ facile e comodo capro espiatorio”. Ma ditemi voi chi meglio di un Magistrato dovrebbe dimostrare puro senso civico e patriottismo civile? E invece neanche per sogno. Anche i magistrati stanno lì alquanto ipocritamente ad invocare una legge – praticamente impossibile da varare per i motivi sopra detti - che regoli quel che già il più elementare buonsenso dovrebbe regolare. Il caso Narducci, se esistesse ancora chi fosse disponibile a discuterne senza fanatismi ideologici , dice tutto questo. Ma ci ricorda anche che è la stessa Costituzione che pretende sia messa fine a queste piratesche scorribande di magistrati in politica. Dove? Dove afferma che “magistratura” e “ politica” devono essere autonome ed indipendenti l’una dall’altra.

APPELLO A BERLUSCONI

Caro Governo, cosa devo ancora aspettarmi di peggio da un Governo “liberale”? Che magari introduca il “ salario minimo per tutti i diciottenni” o la pensione sociale minima anche per gli eredi Agnelli? O che so, che ricrei una bella IRI, che faccia un bel piano quinquennale per la produzione del grano? Sento parlare di “ manette agli evasori”, di limiti oltre il quale, di “ vietato questo”, “ vietato quello” e mi sto confondendo. Ma queste idee, caro Cavaliere, ve le ha date Visco direttamente o siete entrati in contatto con Dracula ? Vi volete fare dolci con questa ignobile sinistra e vi state massacrando con iniziative che gridano vendetta solo a sentirle. Ma per piacere! Ancora con questa storia delle manette agli evasori! Ma fatemi ridere! Se ne parla dal 1980 e non ho visto che due o tre giorni di carcere per una Sofia Loren e basta! Ma basta a farsi menare per il sedere sul fisco! Alle misure “ deterrenti” contro l’evasione certo che sì, quindi niente “ divieti comunisteggianti” ma semplicemente metter mano alla riforma fiscale con quel sistema equo,progressivo, solidale e liberale che lo stesso Berlusconi ci aveva promesso. Ma ridursi a dare la caccia ai quattro imbecilli che evadono, istigare alla delazione, ridursi alla stessa stregua degli invidiosi della sinistra, caro Cavaliere, proprio non ci siamo. Invece di menare il can per l’aia, abbia il coraggio che noi tutti le riconosciamo e se ne freghi di fare riforme improcrastinabili per il bene del Paese che però la penalizzeranno al prossimo voto. Riduca quello scandalo vivente che è la previdenza pensionistica, quel furto legalizzato dell’INPS e degli enti di previdenza, tolga via le pensioni di vecchiaia, via i baby pensionati, via i vitalizi ai politici, riduca i costi della politica, riduca ancora di più il palazzo, attui veramente il federalismo , vie le provincie, via gli enti inutili, faccia insomma quello che ci promise nel 1994. E vivaddio, non faccia anche Lei, mi consenta, ……il comunista.

SE QUESTA E’ LA SINISTRA ITALIANA UNO!!!!!!

Qualcuno di lor signori , ricorda i proclami vittoriosi e le belluine esultanze della sinistra italiana quando Mr Barack Obama divenne presidente degli Usa? E le scene di giubilo per Zapatero premier in Spagna? A sinistra ormai tutti con l’Alzeihmer, tutti smemorati, nessuno ricorda più nulla. Ma questo blog , sfortunatamente per tutti i “ cretinetti di sinistra” , ha la memoria lunga, lunghissima.. Io mi ricordo tutti quei melliflui e sorridenti “Yes, we can” subitoi scopiazzati – more solito - dal cinefilo Walter Veltroni in Italia ed importati di forza dentro il P.D. , tutti quei cartelli “Zapatero santo subito” in bella mostra sui carri colorati dei Gay Pride di Roma 2005 e su Repubblica , il fregnacciume di “Viva Zapatero” che nelle sale cinematografiche era diventato uno status symbol del perfetto “ cretinetti radical chic” di sinistra.

Cosa è rimasto di tutto questo? Zero, niente. La sinistra italiana, bastonata alle politiche del 2008, pensava di aver vinto le elezioni quando Obama fu eletto presidente degli Usa, “il primo nero della storia” a diventare l’uomo più potente del mondo. Stesso copione come per Bill Clinton, anni orsono, con la storia – una vera barzelletta che fece e fa scompisciare dalle risate – dell’”Ulivo Universale”! Da Premio Pulitzer del ridicolo! Peccato che il Partito democratico statunitense abbia poco o nulla a che vedere con quello “ alla gricia” di casa nostra ed anche l’idealizzato Obama, appoggiato da fior di banchieri, assicurazioni e poteri forti, sia lontano anni luce dalla parabola del povero ragazzo di colore che dal bronx approda alla Casa Bianca. Non solo Barack Obama è stato tutt’altro rispetto alla agiografia che la sinistra italiana gli ha costruito addosso, ma soprattutto ha fallito, travolto dalla crisi economica a cui ha assistito come spettatore e dal declassamento del rating Usa dalla tripla A a Aa+. Consensi ai minimi storici oltre oceano, qui da noi la compagnia di giro della sinistra ostenta indifferenza al tema, fischietta svagata girando la testa dall’altra parte.

E dove lo metti il cerbiatto ( appena fatto) Zapatero? Quello che vinse le elezioni grazie agli amici musulmani che a Madrid Atocha massacrarono migliaia di inermi civili spagnoli per screditare , ad elezioni vicinissime, il premier uscente Josè Maria Aznar, Zapatero, idealizzato ancora una volta da Walter Veltroni (ma non sarà proprio lui che porta jella?), lanciato sul mercato da Sabina Guzzanti che ha ideato quell’indimenticabile fregnacciume di “Viva Zapatero” , eravamo appena nel 2005, non nel secolo scorso; Zapatero , amato persino dai tre leader della triplice sindacale , Epifani, Bonanni e Angeletti che in coro lo definivano addirittura “Un riformista vero” ( ricordate quella canzone “ un italiano vero”?) spingendosi fino a slogan da shock, come “Altro che Prodi, vogliamo Zapatero” sfidando così la sete di vendetta del rancoroso Prodi le cui doti da medium erano peraltro assai note , visto che già nel 1978, all’epoca del rapimento di Aldo Moro, testimoniò in Tribunale, senza essere incriminato per “ offesa alla Corte”, che aveva saputo dove costui era tenuto prigioniero da “ un piattino durante una seduta spiritica” ( testuale”); Zapatero , stimato persino da un comico come Maurizio Crozza che, in estasi, in deliquio, esclamava rapito “Zapatero Zapatero/l’un per cento del tu carisma me serve aqui!!!”. Travolto anche da così tanti iettatori, il premier spagnolo ora ha ammesso di aver fallito, annunciando il suo addio nel 2012. I suoi tanti sostenitori, però, l’avevano già abbandonato. Anche in Italia, pronti, come al solito, a salire sul prossimo carro che passa, sperando sempre sia quello del vincitore..

Per un breve periodo anche Tony Blair fu un’icona della sinistra italiana. Per poco. Tutti i grandi leader europei che vengono accolti dalla sinistra come guru e nuovi Messia ben presto si rivelano dei bluff. Per inconsistenza dei soggetti, in primis, ma anche e soprattutto per ipocrisia della sinistra, che prima sostiene a spada tratta e poi volta le spalle quando la faccenda si mette male.

Quando mancano idee e progetti, si idealizzano le persone e si formano i culti delle personalità. Come per Stalin, come per Pol Pot, come per Hitler, come per Mussolini, come per Castro, come per Arafat, come per Mao Tse Dung, ecc, la sinistra europea e italiana ha bisogno di idoli in cui credere e far credere. Ma sono stati tutti un fallimento .Ora i “salvatori”, i volti nuovi, il “vento del cambiamento” sono gente come Giuliano Pisapia, Luigi De Magistris e Nicola Vendola. I primi due, eletti sindaci a Milano e Napoli, si stanno già rivelando bluff, il terzo è un “ simpatico parolaio” il cui unico fiore politico all’occhiello è l’aver prodotto un mostruoso e clientelare deficit sanitario pugliese e tutta la sua relativa corruttela , senza uguali al mondo. Ma la sinistra spera sempre in qualche volto nuovo, chi sia sia, avanti c’è posto . Infatti dopo il Prof. Mario Monti ( un barone universitario usato , “ come un fazzoletto usa e getta , alla bisogna” come prossimo “ Presidente ” per un governo tecnico che sostituisca , con ogni mezzo ma con elezioni popolari tassativamente escluse, quello eletto dal popolo e prepari il terreno alla sinistra per la conquista del palazzo d’inverno ), dopo LCdM, al secolo Luca Cordero di Montezemolo , razza padrona da capo a piedi, quello che “ scendo e non scendo”, quello che “scendo oggi o forse tra due anni” come fosse una Wanda Osiris sulle scale della politica , ecco un volto nuovissimo, di zecca. Si tratta nientepopodimenoche di tale Alessandro Profumo, un ex AD di Unicredit, un banchiere, che da Unicredit fu estromesso con liquidazione da spavento che fece scandalo. Oggi a questa sinistra va bene pure lui, sono “ de bocca bona” i comunisti odierni. Da ridere. Adesso la sinistra se la fa con i padroni. La sinistra italiana……Altro che Fratelli De Rege!

SE QUESTA E’ LA SINISTRA ITALIANA DUE!!!!!!

Ma che fa la CGIL? La manovra non era ancora definita e già dal 31 agosto scorso la Camusso aveva sentenziato: il sei settembre sciopero generale contro la manovra. E Bersani che fa ? Porta anche il P.D. allo sciopero del sei settembre. Oggi è il quattro di settembre e la manovra di cui si parlava il 31 agosto quasi non esiste più, tutta cambiata. E allora, lo sciopero della CGIL e del P.D. ? Quello resta. Resta? Ma come è possibile?

Il contributo di solidarietà non c’è più, sono state invece preparate rigide misure antievasione ed antielusione , prevedendo addirittura il carcere per chi occulta al fisco più di tre milioni di euro, e imponendo la pubblicità on line delle dichiarazioni dei redditi.

Eppure P.D. e Cgil scioperano. Evidente: vogliono difendere gli evasori fiscali.

Le festività civili del Primo maggio, del 2 giugno e del 25 aprile non sono state spostate e consentono così ai lavo¬ratori non soltanto di celebrare degnamente la memoria laica e civile del Paese, ma anche, se lo desiderano, di organizzarsi rilassanti ponti primaverili.

Eppure il P.D. e la CGIL scioperano: allora volevano sopprimere quelle festività.


La cancellazione delle anzianità convenzionali ( militare e laurea) dal calcolo dell’anzianità per le pensioni baby è stata cancellata.

Eppure il P.D. e la CGIL scioperano. Evidentemente difendono i privilegiati delle pensioni baby invece di difendere chi sgobba per quaranta anni di “ vero” lavoro.

Allora questo sciopero sarà forse contro quella parte della manovra che prevede la possibilità di deroghe al contratto nazionale di lavoro ? Ma se il relativo accordo fu sottoscritto qualche mese fa proprio dalla Cgil con la benedizione del P.D.! Tutti sanno (e certo lo sa sia il P.D. che la Cgil) che migliaia di piccole aziende aggirano ogni anno il contratto nazionale con l’accordo dei lavoratori, allo scopo di salvare produzione e posti di lavoro. Eppure anche soltanto parlarne è, per la Cgil, un tabù. E il P.D. che fa? Il P.D. che dice ? Il P.D. si accoda. L’ideologia di¬venta ipocrisia ed ignoranza.

Io credo che il P.D. e la Cgil dovrebbero essere contenti , eppure scioperano. Se lo fa, è perché la butta in politica. In sostanza P.D. e CGIL vogliono fare come fanno i cani: fanno la pipì per marcare il loro territorio politico e per estromettere da quella zona di antagonismo sindacale qualsiasi intruso si chiami esso Di Pietro o Vendola o Montezemolo. E se questo comporta lo sfascio dell’unità sindacale chi se ne frega!

L’obiettivo non è sindacale, è abbattere questo governo e a questo obiettivo primario e politico deve essere subordinato tutto il resto. La radicalizzazione dello scontro rafforza l’identità «di lotta», soffoca il dissenso in nome di un bene superiore (la cacciata del governo, appunto), trasforma il sindacato in soggetto politico.

È che ci fa il P.D. in quel guado ? Tentenna, mostra imbarazzo, dice e non dice perché mentre da un lato vede i suoi emendamenti approvati in Parlamento (come per esempio quello sulla reintroduzione delle feste civili), dall’altro ha dato la sua adesione allo sciopero per pura ideologia, senza motivazione alcuna . Col passare dei giorni, il paradosso rischia di farsi esplosivo. E ormai è addirittura ridicolo.

Eppure diversi personaggi del Pd hanno capito e vedono nello sciopero del sei settembre il segno di una possibile rottura politica con il centro moderato, rottura che avrebbe poi pericolosissime riper¬cussioni politiche sul piano del¬le alleanze. Che farà la fronda interna di Parisi ? E quella di Fioroni? E Casini? E il Terzo Polo? Ma alla Camusso importa solo scioperare a prescindere. Sempre contro Berlusconi, magari insieme agli evaso¬ri fiscali ed ai pensionati baby.

Lunedì 5 settembre 2011

Gaetano Immè



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