Gaetano Immè

Gaetano Immè

giovedì 29 settembre 2011

LO DICO DA SEMPRE: LA STAMPA ITALIANA FA SCHIFO.

L’altro giorno ho letto l’editoriale di Angelo Panebianco sul Corriere della Sera, anche Panebianco si univa, pure lui, al coro di coloro che chiedono a gran voce le dimissioni di Silvio Berlusconi. In compagnia di Ernesto Galli della Loggia e di Sergio Romano e di Eugenio Scalfari. Le certezze che avevo mi si frantumano nell’animo, il coraggio delle proprie idee si trasforma in un mare di viltà.. Ma su chi posso contare ? E perché devo commentare anche le idee di Panebianco? Basta, mi sono stancato di ripetere sempre le stesse osservazioni. Non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire.

I giornalisti non dovrebbero avere padroni per essere , noi lettori, certi della loro imparzialità. Ma in Italia i padroni dei giornali ci sono sempre stati e ci saranno sempre, pronti a distribuire, secondo i servizi loro resi, stipendi, prestigio e fama alle penne ed ai pennini asserviti alla loro causa.

Vedrete quante resistenze si leveranno allorché, tra poco, il governo varerà il disegno di legge per regolamentare le intercettazioni. Vedrete chi sarà che tenterà di diffondere l’idea falsa che regolamentare le intercettazioni significherà mettere le catene ai piedi della magistratura e il bavaglio alla libertà di stampa.

Niente invece è più ipocrita e niente è più falso di questo teorema scellerato, che ci offende tutti, dal momento che vige nelle società civilizzate il principio che la propria libertà finisce dove comincia la libertà altrui. Oggi le intercettazioni sono la negazione dei principi di libertà, giacché esse invadono arbitrariamente la libertà altrui anche se non dimostrano alcun reato. Esse mettono in piazza la vita privata delle persone, invadono i loro sentimenti, le ridicolizzano e le infangano senza alcun motivo agli occhi del mondo.

Si può tollerare che questa situazione si prolunghi e si affermi? No, non si può. Giacché continuare questo andazzo significa, in realtà, porre il bavaglio al Paese. Avete capito bene: non il bavaglio alla stampa e le catene ai piedi della magistratura. Bensì il bavaglio al Paese. Molti, infatti, già da qualche tempo non si sentono più liberi di parlare. Si sentono spiati. Come accadeva nella Russia staliniana.

Spero che Panebianco , quando arriverà il momento di prendere posizione al riguardo , si ricordi di tutto questo. Lo aspetto al valico della onestà intellettuale.

A PROPOSITO DI NUOVO CHE AVANZA

Il Pd non mostra nessuna intenzione di diventare una opposizione moderna, costruita nella socialdemocrazia. Salterebbero tutti i privilegi e le speranze di essere ammessi un giorno, per cooptazione ( che significa “ non per merito” ), nell’empireo del soviet, dove ha più probabilità di accedere un automa che ha rinunziato a pensare, di quanta potrà mai averne chi si ostina a ragionare con la propria testa. L’analisi di Adinolfi, un cattolico che ha abbandonato ieri il P.D, è perfetta.” Ai giovani nel Pd “è offerta solo la trafila appartenenza –fedeltà - cooptazione”, che non prevede capacità di pensare, e meno che mai di progettare.Ma che include sempre il dovere di sacrificarsi per il partito. Come Greganti, come Tedesco, come Penati, ecc. Le cariatidi dominanti sanno di non poter aprire non solo ai giovani, ma neppure ai quarantenni, perché non ancora perfettamente addestrati a pensare con la testa del Fuhrer rosso. Le cariatidi del soviet non permetteranno a nessuno ( che non sia una loto perfetta riproduzione , un clone ) di arrivare al loro livello. E perdono pezzi, i pezzi migliori, quelli in grado di pensare. E poi, quando uno sbotta e si ribella – guardate cos’è accaduto con quei sei onorevoli radicali ieri! – quando uno se ne vuole andare, quando uno si vuole liberare l’animo dallo schiavismo, dal servilismo acritico imposto, allora parte la campagna denigratoria, diffamatoria, stile comunismo staliniano, quando chi non si sottometteva al pensiero unico dominante veniva dipinto come un pazzo, internato in manicomi criminali o nei paradisiaci gulag. Pd, Pds, Pci, etc etc etc. Il lupo perde il pelo ma non il vizio!!! Cioè: se sei nato comunista, puoi chiamarti come vuoi ma resti e muori comunista!!! Ma questo già lo si sapeva. Invece di trarre dal gesto di Adinolfi e da quello dei Radicali il significato profondo, il disagio insopportabile che dovrebbe provare un cattolico o un uomo libero che vede costretta la sua coscienza in cattività, che si vede alleato con un Di Pietro e con un Vendola, il P.D. sa solo emettere ridicole sentenze di condanna. Un ridicolo conformismo comunista.

UNA PAGLIACCIATA DA BUFFONI, ALTRO CHE GIUSTIZIA.!

Questo tipo di magistratura spregiudicata è ormai fuori controllo.Nessuno ha il coraggio di fermarne il corso pernicioso, tanto meno chi avrebbe il dovere di farlo per carica istituzionale . C’è un bubbone in cancrena e nessuno di coloro che dovrebbero eliminarlo interviene. Dal presidente Napolitano al Csm.Della vicenda di Tarantini, che si è talmente complicata che sarà difficile venirne a capo, è interessante registrare non tanto l’impreparazione degli addetti (i coniugi Tarantini sono stati arrestati e non si doveva, la competenza non è né di Roma né di Napoli, ma di Bari), bensì lo sforzo, oltre la linea del lecito, che i pm napoletani hanno fatto e stanno facendo per poter mantenere l’inchiesta e mettere così, loro e non altre procure, gli artigli sulla preda alla quale stanno dando la caccia: Silvio Berlusconi. È un modo selvaggio di agire, come si vede, degno più del mondo animale che della nostra civiltà.

Questa specie di Giustizia , mascherata, come Pulcinella, da Procura di Napoli ( quella dei Lepore, quella dei Woddcock, quella dei De Magistris, quella dei Narducci, tanto per intenderci ben bene di chi sto parlando ) spia illegalmente ( senza autorizzazione del Parlamento necessaria per Legge in questi casi ) Silvio Berlusconi, poi lo indica come “ vittima “ di un presunto reato, l’estorsione, il ricatto. Non si accorge che tutti i verbali di quelle centomila e più telefonate registrate illegalmente vengono “ da qualcuno” passate ai soliti giornali , da questi pubblicate ed interpretate come meglio loro piaccia. Sono anni che verbali e trascrizioni estranee a procedimenti contro Berlusconi finiscono sui soliti giornali, ma nessun Magistrato se ne accorge. Invece un GIP di Milano non solo riesuma la divulgazione della telefonata fra Fassino e Consorte ( “ Allora, abbiamo la BNL ? ”, anno di grazia 2005 ) , ma oltre a rinviare a giudizio Paolo Berlusconi , fratello di Silvio ed editore de Il Giornale, chiede anche il rinvio a giudizio di Silvio Berlusconi perché “ costui ha tratto utilità politica da quella illecita divulgazione”. Ma guarda! Invece sembra che su Il Corriere della Sera, Repubblica, La Stampa, ecc, che da quasi venti anni altro non hanno fatto che divulgare verbali e trascrizioni illegali su Silvio Berlusconi, nessun Magistrato indaga e, soprattutto, nessuno ne abbia tratto giovamento politico .E Amato, D’Alema , Prodi, Scalfaro, Ciampi, ecc non hanno tratto forse immense utilità politiche da falsi reati penali addebitati a Silvio Berlusconi da “ compiacenti Magistrati” - tipo Di Pietro , per esempio o tipo Tedesco o tipo Maritati o tipo Emiliano , premiati poi con seggi parlamentari dalla sinistra riconoscente – che si sono poi rivelati tutti falsi? . Che presa per i fondelli la decantata “ obbligatorietà dell’azione penale”! Che presa per i fondelli quella ridicola frase “ La legge è uguale per tutti”! Napoli indaga su eventi che non sono mai accaduti a Napoli. Semmai sono accaduti a Roma o a Bari.

Perché quell’azione penale ( caso Tarantini) è iniziata ? La Legge prescrive che si possa dare inizio all’azione penale ( e quindi alle indagini) non sulla base di “ presunzioni” ( dunque io P.M. registro illegalmente il Presidente del Consiglio, poi rileggo le telefonate, estraggo qualche frase e da queste “ io presumo che “con quel che segue: roba da peggiore Stasi, da Gestapo, da KGB) specie quando l’ipotetica vittima della “ presunta estorsione” nega di aver subito quel reato. Questi P.M. che vivono a Napoli dovrebbero quindi molto più logicamente “ presumere” che tutti i camorristi che infestano Napoli ogni giorno commettano ricatti, estorsioni, violenze e galanterie del genere. Perché dunque, con le medesime modalità che hanno usato per Silvio Berlusconi, non incardinano pure altri centomila processi per estorsioni a carico dei camorristi? La Legge prescrive che l’esercizio dell’azione penale per i reati contro la persona – com’è l’estorsione ed il ricatto – diventa obbligatorio solo se viene denunciato dalla vittima ( non è il caso nostro), se viene confessato dall’autore dell’estorsione o se l’estorsione viene segnalata da un confidente . Insomma non vi è alcuna giustificazione dell’inizio di questa indagine della Procura di Napoli.

Ma anche al di là di queste considerazioni di diritto – che alla sinistra politica cieca , illusa e sotto scopa della Magistratura ed ai complici poteri forti non interessano – , mancando la legittimità all’inizio dell’indagine ( essendo tutte le intercettazioni effettuate illegalmente), mancando anche il requisito della competenza territoriale per Napoli, cos’è questo “ affare Tarantini”? Senza esagerare, solo una miserabile , indegna e sovietica “ caccia all’uomo”, anzi “ caccia al nemico politico”, creata a bella posta da questa Procura di Napoli sulla base di peccati morali che, tramutati a giudizio dei P.M. di quella Procura in inesistenti reati, rendono fattibili , grazie all’incondizionata complicità della stampa e dei poteri forti ( sempre in trepida attesa di potersi sbarazzare di Berlusconi per qualsiasi via che non sia però quella delle elezioni democratiche e popolari) questi veri a e propri “ assalti alla diligenza”, questi “ assalti al palazzo” di questo Partito delle Procure contro chi governa legittimato dal voto democratico e popolare. Una vergogna davanti al mondo civile.

Come chicca finale, ricordo e segnalo che la Corte di Milano, in uno dei tanti processi istruiti a carico di Silvio Berlusconi, ha deciso di “tagliare la bellezza di undici testi della difesa”perché si avvicina la prescrizione. Come dire ecco il “giusto processo” che piace a questa Magistratura, a Di Pietro, alla sinistra, quel giusto processo prescritto da quel pezzo di carta straccia che è per la Magistratura la nostra Costituzione. Come dire “ Ma che stiamo a perder tempo a fare , se a sentenza è ormai decisa fin da prima dell’inizio delle indagini”?

Il Presidente Napolitano, Capo anche del CSM, commemorando le vittime cadute sotto i colpi del terrorismo e della mafia, ha detto chiaramente che prima di qualsiasi riforma è necessario «onorare i magistrati». E l’onore glielo regalo pure, ma non dimentico certo quei magistrati che, con i loro operato mediocre , sospetto ed inqualificabile hanno causato diverse ingiustizie ai cittadini. E di questi, Napolitano, stranamente non si è mai rammentato. Onore dunque alla Magistratura, ma con la necessaria premessa di voler valutare il suo operato, che non è sempre rose e fiori e che spesso ha creato più danni che vantaggi alla collettività con la sua lentezza esasperante, dovuta non necessariamente (come tendono a giustificarla i magistrati) agli scarsi mezzi messi a disposizione dallo Stato, quanto piuttosto da un evidente squilibrio tra potere e dovere che si rileva all’interno dell’ordine magistratuale, unito a una blindatura eccessiva della carica rispetto alla effettiva esigenza di tutela dell’autonomia e dell’indipendenza del magistrato e a una confusione di carriera e di ordine ingiustificata tra giudice e pubblico ministero. Confusione – debbo ancora ricordare – che nel nostro paese è stata determinata da un motivo di ordine storico che nel tempo è diventato un evidente travisamento del concetto di divisione dei poteri: credere che la pubblica accusa sia tradizionalmente parte dell’ordine dei magistrati.

Le storture della Costituzione

Nel resto del mondo le cose non vanno così. L’accusa è una promanazione del Potere Esecutivo, e il Magistrato – in quanto terzo potere dello Stato – è il solo Giudice. E là dove non lo è, spesso e volentieri è una carica elettiva che risponde direttamente al popolo. In Italia le cose non sono andate in questo modo e questo perché il ventennio fascista ha creato una profonda lacerazione nella nostra cultura giuridica e politica, periodo al quale pretende di ispirarsi l’IDV e tutta la sinistra giacobina e giustizialista. Gli italiani sono diventati, dopo il 1945 timorosi, paurosi, tanto dall’aver praticamente svuotato il Potere Esecutivo di ogni vero potere politico e d’azione, subordinandolo un poco al Potere Legislativo (con un parlamentarismo duplice, inutile, costoso ed isterico), e dall’altra incrementando esponenzialmente le prerogative e le guarentigie costituzionali del Potere Giudiziario, nelle quali sono stati ricompresi sia i Giudici (che naturalmente fanno parte di questo potere), sia i Pubblici Ministeri (che per loro natura fanno parte invece del Potere Esecutivo). I nostri costituenti presero questa decisione sofferta, ma ne furono pienamente consapevoli, ecco perché introdussero come meccanismo di compensazione l’articolo 68 della Costituzione, nella sua originaria formulazione. Perché era l’unico modo corretto, democratico ed accettabile per fornire la garanzia fondamentale di ogni sana democrazia : garantire l’indipendenza della politica ( eletta dal popolo sovrano) , senza la necessità di restituire al Potere Esecutivo le facoltà e le prerogative che gli furono amputate a causa della dittatura fascista. E le cose – diciamo – avrebbero potuto andare bene per molti altri decenni, se non fosse che quell’art. 68 della Costituzione, quell’unico, vero e solo baluardo della vera democrazia contro ogni tentazione di sopraffare la sovranità del popolo, venne abbattuto vergognosamente per via di «Tangentopoli».

Quel Parlamento di corrotti ( molti sono stati graziati e siedono ancora oggi in Parlamento ed anche ai Colli più alti ) impauriti dall’irruenza gaglioffa e manettara di quel Pool giudiziario e giustizialista , cedette vigliaccamente alle intimidazioni ricattatorie di quel Pool golpista e , supinamente, forse sperando di evitarne i rigori e le vendette e di assicurarsene le grazie , prostituì l’ordine politico eletto dal popolo sovrano alle antidemocratiche volontà dell’ordine Giudiziario non eletto da nessuno. Da allora, l’equilibrio (già precario) garantito dalla nostra Costituzione è stato irrimediabilmente alterato, e la magistratura ha acquisito un potere oltre i limiti originariamente previsti dalla Carta fondamentale. Ed oggi, dopo diciassette anni di potere assoluto, questa gaglioffa Magistratura pretende di prendere il potere senza essere eletto dal popolo sovrano. E’ così che oggi le attività del Governo e del Parlamento sono profondamente condizionate dalle azioni giudiziarie; azioni che hanno creato un aspro conflitto tra i poteri dello Stato, di cui Berlusconi è l’epicentro, la vittima predestinata, ma non certo la causa. Certi conflitti infatti erano già vitali venti, trenta e forse quarant’anni fa. Perché nonostante l’art. 68 Cost. vecchia formula, l’equilibrio instaurato nel ‘48 era comunque un equilibrio basato su una forzatura giuridica e politica che prima o poi sarebbe collassato. Era solo questione di tempo dunque, e Tangentopoli, nel 92-93, aveva semplicemente accelerato il processo. Processo che oggi è arrivato all’estremo limite del politicamente sopportabile. Ciononostante qualcuno, quasi fosse cieco e sordo, accusa con un atteggiamento fastidiosamente petulante il Governo di non combinare nulla e di pensare solo alla «riforma epocale della giustizia». Ma quel qualcuno non si è affatto posto il problema che certe riforme ormai sono propedeutiche rispetto al resto; sono una sorta di condicio sine qua non che non può essere evitata. Solo se la politica può lavorare con relativa tranquillità e senza la pistola giudiziaria puntata alla tempia, è possibile che combini qualcosa di positivo per i cittadini. Le modifiche inferte sulla pelle della “sacra” Costituzione ( sacra quando fa comodo alla sinistra, ovvio!) al suo articolo 68 trovarono una giustificazione ignobile ed inqualificabile come il comportamento ignobile, vile ed inqualificabile
di quel Parlamento di corrotti e di ricattati: la scusa fu che quell’istituto era stato utilizzato per salvare Craxi. Cioè, invece che punire esemplarmente i corrotti che avevano stuprato la nostra Costituzione utilizzato quell’articolo 68 per difendere connivenze e lobby, si distrusse sciaguratamente e colpevolmente l’unico argine democratico che i Padri costituenti ci consegnarono per il necessario equilibrio fra poteri dello Stato onde evitare i timori sia di un nuovo Partito Fascista quanto quelli di uno strapotere del PCI allora, come sempre, asservito e seguace del PCUS.

Ecco perché ritengo che la riforma della Magistratura abbia la priorità su tutto. Perché solo così sarà possibile ripristinare un accettabile equilibrio tra politica e magistratura

Allora, Signor Presidente della Repubblica, la vuole smettere di giocare alle tre scimmiette “ non vedo, non sento, non parlo”? Non è ora di intervenire e di provvedere in merito per il bene del Paese?


LE TESTE DI LEGNO FAN SEMPRE FRACASSO

«Se il "caso Berlusconi-escort" fosse esploso negli Stati Uniti, il Presidente si sarebbe, certamente, dimesso».Un ridicolo Paolo Mieli, al quale ricordo – se la legga e se la studi ben bene- la poesia
del Giusti , ha scelto una tribuna notoriamente imparziale ed obiettiva, il quotidiano "manettaro" di Marco Travaglio, per assestare la sua quotidiana e “presunta” picconata al premier.

Peccato che nell'esaltare , con le parole sopra riportate , in modo grossolano e qualunquista , la politica e la giustizia degli ammirati States, l'ex direttore del Corriere della Sera abbia omesso di evidenziare un elemento tutt'altro che secondario. Mentre Silvio Berlusconi è, da anni, sulla graticola politica-mediatica-giudiziaria per la sua condotta – personale –tenuta nelle sue residenze private; a Washinghton, la Procura distrettuale, in poche settimane, ha prima incarcerato e poi scagionato l'esponente socialista francese, Dominique Strauss-Kahn, avendo accertato, con rapidità e scrupolo da noi ignoti, la falsità delle accuse relative a un presunto stupro, rivolte all'ex direttore generale del FMI da una cameriera dell'hotel Sofitel di Washington. E non solo, perché il nostro esimio pensatore non ha minimamente riflettuto sul fatto che lo stesso Bill Clinton , stella dell’Ulivo Mondiale , non ostante il ben noto e spaventoso puritanesimo americano, restò imperterrito al suo posto di Presidente degli States dopo lo scandalo di Monika, episodio affatto “ immaginato o presunto” ma reale, peraltro anche ignobilmente messo in atto proprio nel cuore della Casa Bianca, non certo nella casa privata di Clinton.

Ricordare le gesta di Mieli , il suo “ una botta al cerchio ed uno alla botte”, il suo ben noto “ doppiopesismo” , francamente mi annoia molto , come anche parlare di altri “ campioni” di indignazione a giorni alterni , tipo quella dei D’Alema, dei Veltroni, dei Franceschini, delle Bindi, delle Finocchiaro, dei Bersani, ecc Da un giornalista e da uno storico – come ama definirsi lui stesso - come Mieli, i lettori e i telespettatori si aspettano giudizi più sereni. Come quelli che, in passato, il giornalista esternò quando invitò – in primis i capi della sinistra – ad archiviare il giustizialismo forsennato anti-Berlusconi, certo molto più diffuso, oggi, sulla stampa e nelle TV, rispetto alle rare posizioni garantiste. Espresse da coloro che, prima di "squalificare" e condannare una persona, non si accontentano delle chiacchiere e del gossip, ma si chiedono quali siano le prove e, soprattutto, quali reati, e da chi, siano stati commessi.

Il che spiega perché nessuno riduca la spesa pubblica – aumentata, invece, di circa seicento miliardi dalla nascita del bipolarismo centrodestra- centrosinistra (1994) a riprova che, chiunque governi, la musica è sempre la stessa: come spillare altri soldi dalle tasche dei cittadini per farvi fronte – e perché di sviluppo e crescita neanche se ne parla. Se ogni Paese ha la classe politica che si merita, la conclusione è che la confusione politica viene da molto lontano. Dobbiamo risalire al ’48, esaminare come sono nate e cresciute le classi dirigenti dei due maggiori partiti dell’epoca, il PCI e la DC, la loro esemplare storia fatta di “ segreterie di partito” di  nomenclature” di “ portaborse” poi promossi a politici, di Legge Mosca, di amnistie fatte ad arte e , sopra tutto, “ ad partitum”, il loro dominio assoluto politico, economico e mediatico sotto il quale hanno tenuta prigioniera l’Italia dalla fine della seconda guerra mondiale fino al 1994. La società civile – che, poi, vuol dire l’establishment, a tutti i livelli, e il «sentire comune» dell’uomo della strada – da noi, non è per niente, caro Mieli, migliore della Casta politica, bensì ne è il suo fondamento, la sua matrice, la brodaglia di coltura nel quale la classe politica sguazza e cresce.. L’Italia non è sprofondata, all’improvviso, in un «vuoto politico» magari per colpa del solito Berlusconi e delle sue televisioni commerciali, mentre l’intero Paese continuerebbe a progredire. È vero esattamente il contrario. È stato il «vuoto sociale» di una parte del Paese – che meglio sarebbe dire «culturale» – ad aver inabissato la democrazia in un vuoto politico.


UNA PANZANA AL GIORNO TOGLIE IL MEDICO DI TORNO ( MA AVVICINA L’OSPEDALE PSICHIATRICO )

Il problema vero è che si sono ascoltate le parole di Brunetta solo di striscio, un po’ come si ascolta una radio in sottofondo: si sentono le parole in lontananza, ma non se ne capisce il significato. Questo è il tipico errore degli ignoranti supponenti. Quelli che ritengono di aver capito tutto e invece non hanno capito niente. E sputano giudizi magari anche ben spalleggiati dai soliti poteri dell’informazione falsata . Eppure, se solo si fosse alzato il volume della radio,se solo si fosse messo da parte l’atteggiamento arrogante e supponente e si fosse prestata attenzione alle parole del ministro, probabilmente l’atteggiamento sarebbe stato diverso. Chiaramente parlo per le persone intelligenti, per quelle che ragionano con il loro cervello, e non con quello di chi si basa sul «vangelo» dei vari giornali sinistrati. Perché, ad ascoltarlo per bene, Brunetta non ha detto scemenze. Né ha fatto proposte indecenti a favore delle infiltrazioni mafiose negli apparati pubblici come ridicolmente vanvera un Di Pietro in formato “ cretinetti” . Ha semplicemente rilanciato una proposta che già è prevista nella normativa statale. Del resto, già oggi, per legge, la Pubblica Amministrazione è tenuta a recuperare d’ufficio gli atti che ha già disponibili o che può reperire da un’altra Pubblica Amministrazione, senza gravare il cittadino di questo impegno assurdo. E allora? Allora che senso ha la polemica contro il ministro Brunetta? Il quale lo si può certamente criticare sotto molti punti di vista ( forza, signori comici, satiri e simili, forza , dagli al bassotto, dagli al nano, che alta satira! che alta critica!), ma che certo non ha fatto affermazioni criminali o atte ad avvantaggiare la criminalità organizzata. Il certificato antimafia è un atto amministrativo che può essere recuperato tranquillamente dalla Pubblica Amministrazione interessata ad averlo presso l’Amministrazione competente a rilasciarlo. Che senso ha perciò che debba essere il cittadino a recuperarselo, perdendo altro tempo a fare file negli sportelli degli uffici pubblici? Magari solo per fare il fattorino dell’Amministrazione che lo richiede? Insomma, guardiamo la realtà e non prestiamo ascolto alla propaganda. Brunetta ha detto queste (sante) parole: il certificato antimafia lo recuperi l’Amministrazione che lo richiede, direttamente, tramite i suoi uffici, e risparmi questo incombente (o rottura di scatole) al cittadino, che così anziché stare davanti a uno sportello a perdere tempo e denaro, sta nel proprio posto di lavoro a produrre ricchezza. È così difficile da capire questa filosofia? Credo proprio di sì. Del resto, siamo uno degli ultimi paesi occidentali dove ancora è presente il comunismo a tutti i livelli. L’efficienza e il principio di semplificazione e sburocratizzazione dell’economia sono concetti troppo alieni per chi esalta il leninismo radical chic. Ancor dipiù lo sono per le opposizioni in genere, che ogni giorno che passa si rivelano per quel che realmente sono: un gruppo di beceri politicanti irresponsabili, i quali più per interesse proprio che per interesse dei cittadini, sono disposti a mandare l’Italia in default (politico, economico e giudiziario) pur di togliersi dai piedi quel satanasso di Berlusconi che da venti anni non consente loro di fare quello che gli pare e piace di questo disgraziato Paese.

IL CARDINALE? SOLO UNO DEI TANTI TARTUFI DI CASA NOSTRA

Dedico qualche riga anche al Cardinale Angelo Bagnasco, Cardinale del Vaticano, di Sacra Romana Chiesa, un vero e grande “ tartufo” all’italiana. La sua prolusione – meglio chiamarla pappardella – mi ha profondamente deluso ed anche irritato. Lecito che anche la Chiesa esprima liberamente, in un Paese civile, la propria opinione su ogni argomento, anche sulla politica senza che tali dichiarazioni - come faceva la sinistra fino a qualche tempo fa – siano bollate come “ indebite ingerenze” nella politica italiana e dabbenaggini simili. A chiunque vuole esprimersi dunque su argomenti politici è consentito esprime liberamente la propria opinione. Non avrei dunque nessuna meraviglia se, esprimendosi sull’attuale situazione politica del Paese, la folta schiera dei Guelfi si limitasse alla solita sequela di insulti e di diffamazioni gratuite contro il centrodestra , così come sorriderei se la altrettanto folta schiera dei Ghibellini rispondesse a tali infamità con la consueta legge del taglione, con il detto “ a brigante, brigante e mezzo”. Ma così, metodo Scalfari, metodo Spinelli, metodo Mauro, si resta nel cortile di casa, nei locali delle lavandaie della politica, nel retrobottega delle osterie dove, avventori ignoranti ed avvinazzati, si insultano a colpi di diffamazioni e di pettegolezzi. Dalla così detta “ società civile”, perdindirindina però, ci si aspetta tutt’altra cosa, ci si aspetta la saggezza, ci si attende lo sguardo globale che colga l’insieme della situazione , ci si aspetta insomma un contributo che unisca la verità dei fatti ( separati dalle interpretazioni ideologiche) al bene supremo del Paese. Tanto più se a parlare – di propria iniziativa e senza esserne stato da alcuno richiesto – è un Cardinale dello Stato del Vaticano, uno Stato estero, dunque.

Da un Cardinale, poi, mi aspettavo molto, ma molto di più e di meglio, dunque: un discorso che partisse da una base di verità accertate, non dai suoi spiegazzamenti ideologici buoni, appunti, per fomentare odio di classe dei Guelfi e dei Ghibellini. Ed invece S.E. Angelo Bagnasco che ti combina? Prende per veri alcuni fatti che invece a tutto oggi sono solo delle semplici accuse mai provate( accuse peraltro desunte con sistemi da Stato di polizia che violano ogni Legge di questo Stato, persino la Costituzione, indegni di un Paese civile).  Sentire parlare Bagnasco di “ relazioni improprie” va benissimo ( cos’altro dovrebbe dire un prete se non rammentare ed incitare alla castità ?) ma accorgermi che si riferiva solo a Silvio Berlusconi anziché, tanto per fare solo qualche esempio, a un Marrazzo o ad un Vendola o ad un Del Bono o ad un Penati o ad u n Tedesco o al separato Casini (al quale Sacra Romana Chiesa sgancia ostie consacrate (pur avendo scomunicato tutti i separati che vivono more uxorio con altra donna ) a tutti i preti pedofili che hanno corrotto il mondo intero e per il quale non ho sentito Bagnasco chiedere scusa, bè, mi fa proprio sbellicare dal ridere e cascare le braccia Credo che S.E. Angelo Bagnasco abbia avuto la sua ora di dabbenaggine, la così detta “ Botta del cretino”. Innanzi tutto perché appare evidente come costui , in tal modo, umili , non solo se stesso ma anche la Chiesa, riducendosi e riducendola al ruolo di semplice portavoce o, meglio, di “ utile idiota” di quella ben nota lobby mediatico-giudiziaria dei poteri forti dal pensiero debole che fa capo a Repubblica ed al suo editore svizzero che da tempo immemore investe soldi ( e ne aspetta verosimilmente un congruo tornaconto, vero Spinelli, Scalfari, Mauro,ecc?) allo scopo di abbattere mediaticamente questo Governo con mezzi antidemocratici ed anticostituzionali. Non dimostra “ intelligenza”, né “ oculata responsabilità “, né “ capacità di sereno giudizio” un Cardinale che basandosi sulle chiacchiere di quattro falsi chierichetti non s’accorge di invogliare verso una maggior laicità ( che sarebbe una grande fortuna per il mio Paese, che sia detto fra di noi!) una maggioranza politica che ha portato avanti nel Parlamento tante di quelle battaglie sociali ( che stavano molto a cuore alla Chiesa stessa) nel nome non del tornaconto politico ( perché l’UDC è all’opposizione, perché molti cattolici dossettiani sono nel PD ) , ma in quello di una superiore e sacra laicità rispettosa ! Bagnasco, Lei ricorda per caso, le richieste manipolazioni della vita, le invocate eutanasie, le richieste forme di unione fra persone dello stesso sesso, eccetera ?

Ai tantissimi che hanno sparato titoli cubitali voglio chiedere “ Ma voi, siete veramente dei cattolici praticanti “? Prima di fare la morale agli altri, siete sicuri di potere sostenere lo stesso esame? Prima di parlare di peccatori, vi siete guardati allo specchio? Lo sapete che Casini, capo di un partito che si richiama alla Chiesa ed è lontanissimo dagli eccessi di Berlusconi, in quanto divorziato vive in costante peccato mortale, in costante concubinato? Lo sapete che il prete dovrebbe negargli l’assoluzione e l’eucarestia? E allora si arriva alla conclusione. Il cardinale ha dedicato una parte del suo discorso alla sua battaglia politica, ora antigovernativa. Libero di farlo. Liberi pure i giornali di scrivere fiumi di parole per vendere più copie. Liberi quotidiani e politici dell’opposizione di approfittare dell’occasione per dare addosso alla maggioranza e a Berlusconi in particolare: ma tutta questa si chiama libertà politica. Un prelato, alto o basso che sia, che parla riciclando come “ espressioni papali” una serie di ignobili diffamazioni cialtronesche non merita però alcuna scusante né alcun rispetto. . Libero lui di parlare, libero io di ridergli in faccia. Come se avesse parlato una D’Addario qualsiasi. E il tutto, francamente, puzza di tartufo lontano un miglio.


Roma giovedì 29 settembre 2011

Gaetano Imméì

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