Gaetano Immè

Gaetano Immè

venerdì 2 settembre 2011


PENSIONI DI VECCHIAIA E LIMITAZIONE DELLE ANZIANITA’ CONVENZIONALI. UNA SCELTA GIUSTA NEL MERITO





Diciamo la verità, in nessun Paese al mondo esistono la bellezza di cinque modi per andare in pensione. Invece in Italia , notoriamente Paese abitato da nababbi, ricco di risorse naturali ricco di petrolio, di giacimenti d’oro e di diamanti , dal 1948 ad oggi lo Stato padrone s’è inventato la bellezza di cinque vie di fuga verso il mantenimento eterno a carico dello Stato. In ordine: anzianità( quando hai compiuto i 65 o 60 anni e hai versato 40 ani di contributi), vecchiaia ( quando hai lavorato almeno 14 anni sei mesi ed un giorno se sei uomo o 15 anni sei mesi ed un giorno se sei una donna – non importa che età tu abbia – avendo anche versato i contributi ), lavori usuranti ( sacrosanti) , “ scalini” e “ reversibilità”. Quando Bismarck , alla fine dell’ottocento, ebbe la felice intuizione della pensione , la vita media era sui 45 anni e la pensione veniva pagata a decorrere dal compimento del settantesimo anno . Figurarsi! Non ho i dati, ma pensare che riuscissero a riscuoterla sì e no l’ 1% degli austriaci non credo sia lontano dalla realtà. In Italia, nel 1960, la vita media era di circa 63 anni e nel 1965 in Italia vennero introdotte le “ pensioni di anzianità”. Ricordo come una parte della stessa DC fosse contraria, in testa Aldo Moro, che scrisse sul Corriere della Sera “ che solo in Italia esiste la possibilità di conseguire la pensione indipendentemente dall’età”. Abolite non ricordo come nel 1968, le pensioni di vecchiaia furono definitivamente ripristinate nel 1969 , con i governi Fanfani e della sinistra DC, ebbe così inizio il mostruoso debito pubblico del Paese, sotto l’euforia –tutta ideologica sessantottina - che tutto fosse possibile e lecito, che i soldi si sarebbero sempre trovati. Nel 2010 la vita media indica valori vicini ai 73 / 75 anni, almeno dieci anni in più di quella del 1960 ma nonostante tutto questo in Italia , con le parole di Moro “ ancora si consegue la pensione indipendentemente dall’età anagrafica”.

Lavorando per quaranta anni, con uno stipendio mensile di 1.500,00 euro, si versano alla Previdenza ( INPS soprattutto ) contributi pari a circa Euro 750,00 mensili. Valgono circa 10.000,00 Euro l’anno accantonati. Alla fine dei quaranta anni, sono stati accantonati 400.000,00 euro. Pure senza investirli, considerando una pensione pari all’80% dello stipendio – e cioè Euro 1.200,00 mensile, pari ad Euro 16.000,00 circa all’anno – quei quattrocentomila euro basterebbero da soli per pagare la pensione di costui per circa venti/venticinque anni. Insomma chi va in pensione dopo quaranta anni di lavoro ha messo da parte una cifra di contributi che gli permetterebbero di campare bene per il resto della sua vita. Chi ruba dunque i nostri soldi dal salvadanaio? Sono proprio coloro che se ne vanno in pensione senza avere versato lo stesso gruzzolo, sono quelli che campano da mantenuti, da magnaccia, sulle spalle di chi lavora, sono quelli che , complice lo Stato, rubano i soldi dal salvadanaio di ognuno di noi per godersi una pensione mensile che costoro non hanno mai pagato. Vogliamo indicarli meglio? Bene. Cominciamo con tutti i politici che hanno sistemato milioni di persone che lavoravano a nero per i loro partiti politici con la famigerata Legge Mosca, della quale nessuno a sinistra parla più. Uno scempio compiuto da due ladri matricolati: dalla DC di sinistra del tempo ( siamo intorno agli anni settanta ) e dal PCI, più i partiti dei servi di costoro. Bastava una semplice autocertificazione delle segreterie dei partiti per riconoscere trenta anni, per esempio, di lavoro come autista ad una persona di , esempio, quarantacinque anni. Uno che cominciò a guidare la macchina a quindici anni. Da qui inizia lo sfacelo previdenziale che oggi ci schiaccia. Poi ci mettiamo la legge che ha stabilito il vitalizio per parlamentari, senatori, consiglieri regionali, consiglieri provinciali, consiglieri comunali, consiglieri di comunità montane, che fino a pochi anni fa venivano pure pagate “ subito” al beneficiario che rimanesse “ non eletto”, indipendentemente dalla sua età anagrafica: esempio preclaro, Valter Veltroni, il quale, oggi cinquantacinquenne, si pappa dal 2000 un vitalizio mensile di quasi 10.000,00 euro per essere stato per una sola Legislatura in Parlamento. Ma se è per questo, tranquilli, perché fra i politici magnaccia ce ne è uno al quale viene pagata la pensione di quasi tremila euro al mese per essere stato in Parlamento per un solo giorno. Ci sono libri e documenti a disposizione, prego leggerli.

Quella misura minacciata riguardo le pensioni di vecchiaia non era affatto sbagliata. Veniva indicata una “ via di fuga” verso la pensione di anzianità che era rimasta inspiegabilmente al riparo da tutte le restrizioni e gli inasprimenti dei “ requisiti anagrafici” assunti negli ultimi venti anni. Insomma la “ via di fuga” che veniva “ temporaneamente chiusa” dal provvedimento era “ solo” quella ( di anzianità, evidentemente) che consente la concessione del vitalizio a chi abbia compiuto 40 anni di anzianità di lavoro indipendentemente dalla età anagrafica del “ pensionando”.Mentre i pensionamenti “ da scalini”( “35 anni di contributi + età anagrafica”) sono stati, nel 2010, 56.000, quelli ai quali la restrizione si sarebbe applicata sono stati , nel 2010, 125.000 , con una età anagrafica media di anni 58,3 per i dipendenti e di 59 per gli autonomi, mentre i “ limiti anagrafici” attuali sono di anni 61 per i dipendenti e di 62 per gli autonomi. Lo scorporo del riscatto della laurea e del servizio militare dal calcolo dei quaranta anni di contribuzione avrebbe dunque colpito solo coloro i quali all’atto della entrata in vigore della disposizione de quo non avevano compiuto “ anche” il requisito anagrafico richiesto. Si poteva anche migliorare la disposizione prevedendo che la stessa non si applicasse a tutti coloro che avevano già concordato il prezzo del riscatto della laurea con ciò evitando tutto il chiacchierume che i soliti cretini della sinistra hanno pettegolato . Ma rimaneva comunque una misura parziale, secondaria, perché l’Italia non ha bisogno di eliminare soltanto alcuni privilegi ingiustificati ( oltre le solite menate pseudoculturali e patriottistiche, chi sa dare una spiegazione giuslvoristica e non parolaia di queste due assurde regalie?) senza, tra l’altro, toccare i privilegi pensionistici della classe politica ( questa sarebbe stata una cosa buona e giusta da fare insieme a quella sopra discussa ) .

E non ho volutamente toccato il capitolo , semplicemente vergognoso, delle così dette “ pensioni baby”, vere e proprie operazioni truffaldine legittimate da uno Stato vergognoso e complice . Perché nel calderone delle pensioni di “ anzianità” si trovano anche quelle, scandalose, dette “ baby” dove la gente se ne fotte altamente della propria età anagrafica – di solito hanno intorno ai quarantacinque, quarantotto anni quando se ne avvalgono – in quanto basta aver lavorato “ tredici anni, sei mesi ed un giorno” per gli uomini o “ quattordici anni, sei mesi ed un giorno” per le donne, per andarsene in pensione – in misura ridotta ovvio – con i fatidici diciannove anni sei mesi ed un giorno di lavoro nei quali comprendere anche i cinque o sei anni per i maschi ( secondo la durata del corso di laurea) o i quattro o i cinque anni ( sempre secondo la durata del corso di laurea) per le donne.

Ovvio che la lobby più avversa alla misura, insieme alla incomprensibile CGIL schierata coi vecchi privilegiati contro i giovani precari ,fosse l’ordine dei medici, un cui rappresentante sindacale ha avuto anche l’ardire di scrivere sul Corriere della Sera – che con uguale se non peggiore faccia tosta ha consentito la sua pubblicazione – una somma di menzogne, dicendo che se lo Stato toglie ora ai medici la possibilità di utilizzare un tanto lungo tirocinio universitario, li obbligherà ad andare in pensione non prima dei sessantacinque anni. Come se fosse uno scandalo, quando è l’età in cui, uomini e donne di tutta Europa vanno in pensione. Stia tranquillo il sindacalista dei medici, così come lui teme non sarà. I medici potranno tranquillamente andarsene dall’ospedale ben prima, anche a 57 o a 58 anni. Per continuare poi a servire Esculapio: ma dietro pagamenti a nero, negli studi privati. Magari lavorando fino a ottanta anni. Questa è la gente che la sinistra sta difendendo: baroni, marpioni e ladri.



RIFLESSIONI SU PENATI



L’inchiesta del Tribunale di Monza su Penati e sul “ sistema Sesto San Giovanni” apre una luce sinistra sul nostro Parlamento. Perché al di là di Penati, ( che deciderà come difendersi nel giusto processo che merita senza che nessuno lo marchi con il bollo mediatico della mela marcia ) che non sembra aver usato la politica per arricchirsi , dimostra con chiarezza quello che nessun commentatore dotato di cervello e testa propria e non concessa in comodato gratuito a Repubblica o a Il Fatto ha neanche lontanamente considerato. Eccolo sotto i nostri occhi il fallimento, se non proprio l’evidenza dell’imbroglio ordito venti anni fa dal mitico Pool di Milano: il quale , in testa Di Pietro , Borrelli e Colombo, fece finta di non vedere quello che oggi prepotentemente affiora dall’inchiesta di Monza. Un bel sistemino per spartire appalti, guadagni e tangenti fra le Cooperative rosse ed il PCI. Per ben due volte quel Pool di non vedenti e di cialtroni mascherati d’ermellino non volle indagare sulle Coop nonostante le insistenze dei GIP dell’epoca. Questo sistema esiste da decenni, esisteva anche quando quel macellaio politico del PCI, Enrico Berlinguer, si inventò quell’arlecchinata della diversità morale del PCI , mentiva spudoratamente, ben sapendo di mentire. Quanti di quei Magistrati “ cecati a sinistra” siedono oggi in Parlamento? E perché tutti “ a sinistra”? Risposta: ecco il prezzo del salvataggio del PCI, un portoncino da quale sono stati fatti entrare in Parlamento sia Di Pietro che Colombo, per pagare il pizzo del lavoro sporco del Pool dell’epoca. Su Penati, mi fanno pena e schifo le parole dei vari Bindi, Letta, Bersani, Caselli, ecc. Le loro parole sono dei rutti,  degli scatarramenti indegni di persone civili. D’altronde cosa vuoi aspettarti da un P.D. che tre anni orsono fece il boia con Ottaviano Del Turco il cui processo ha poi ampiamente dimostrato quanto ignobile e sbagliata fosse la scelta del P.D.? Ora le cose si ripetono con Penati, con quel coro di superipocriti che lo spingono a rinunciare alla prescrizione. Ma che significa? Quell’istituto giuridico è un baluardo dello Stato di Diritto , una garanzia per tutti. Non una sorta di privilegio individuale di ciascun imputato. Ma andate a nascondervi.

Roma giovedì 1 settembre 2011

Gaetano Immè

















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