Gaetano Immè

Gaetano Immè

venerdì 2 settembre 2011


REFERENDUM SULLA LEGGE ELETTORALE E LE SOLITE CIALTRONERIE DELLA SINISTRA




Indubbiamente euforici per il successo referendario ottenuto nel maggio scorso, i soliti noti , i prodiani del P.D e cioè Arturo Parisi , il docente bolognese Andrea Morrone ( che materialmente ha preparato i due quesiti depositati in Corte di Cassazione) , l’IDV , il SEL , quel che avanza del PLI , Mario Segni , ecc. hanno lanciato la campagna di raccolta di firme per il referendum elettorale che, abolendo l’attuale legge elettorale detta “ porcellum “ , vorrebbe riportare indietro le lancette del tempo, precisamente al 2005 , ristabilendo in toto il vecchio sistema elettorale del “mattarellum “. Ancora incerto l’accodamento del P.D. al progetto referendario il quale, per bocca di Bersani, ancora nelle scorse settimane, aveva scaricato l’idea di un referendum per cambiare la legge elettorale , preferendo la via parlamentare. L’impresa è partita con molto ritardo, non appare semplice raccogliere 500 mila firme entro il prossimo trenta di settembre. I motivi di questo ritardo sono tanti: innanzitutto il deposito in Cassazione avvenuto solo l’11 luglio. “La spinta è arrivata dalla vittoria dei referendum di giugno – spiega il Prof. Andrea Morrone – abbiamo ripreso a crederci”. Poi l’attesa per capire quale sarebbe stata la linea ufficiale del Pd, che però già a fine luglio non lasciava speranza ai referendari: il partito di Pierluigi Bersani “avrebbe” infatti scelto la via del “ maggioritario a doppio turno con una quota proporzionale “, da approvare per via parlamentare. Infine ci si è messo agosto, che in qualche modo rallenta tutto. Restava ancora incerta la posizione di Romano Prodi sul tema, anche se la presenza , alla presentazione bolognese del Comitato, ci fossero la sorella di Romani Prodi , Fosca, seduta in prima fila nonché , oltre a Parisi notoriamente suo “ Richelieu “, anche i parlamentari del Pd Antonio La Forgia e Sandra Zampa, prodiani di ferro, non lasciava dubbi in merito. Infatti, proprio domenica scorsa sul suo sito , il Professore ha tenuto a comunicare che il lunedì successivo si sarebbe recato a firmare per il Comitato . E’ opportuno avere bene in mente che, qualora questo referendum andasse in porto e gli italiani lo votassero, si tornerebbe al vecchio sistema: maggioritario a turno unico con collegi uninominali per scegliere il 75 % dei parlamentari e proporzionale per scegliere il restante 25 %. Non il sistema migliore, ma il migliore possibile e il più facilmente raggiungibile, secondo i referendari. Questo lo scenario organizzato. Ora vediamone i contenuti, spesso coperti – come nel referendum precedente- da slogan fatti apposta dai “ nuovi Goebbels” per intorcinare i cervelli .Ne prendo “ due su tutti “, come Cipolletta e Prodi stesso.

Innocenzo Cipolletta ha scritto sul Corriere della Sera , “questa legge impedisce agli elettori la scelta dei parlamentari che li rappresentino, perché essi vengono designati direttamente dalle segreterie dei partiti politici. Il risultato è un Parlamento dove, accanto a persone serie e affidabili, siedono personaggi sotto processo che vogliono sfuggire alla giustizia assieme ai loro avvocati, persone dipendenti e fedeli ai capipartito, amici, parenti, fidanzati, fidanzate e ogni tipo di relazione legittima o meno. La conseguenza è un Parlamento di basso livello e quindi anche un governo di incompetenti, che poi non a caso si affida a faccendieri come Bisignani . Né questa legge- prosegue il Professor Cipolletta - ha consentito un vero bipolarismo. Con un premio di maggioranza dato a qualsiasi gruppo ottenga almeno un voto in più degli altri, si sono formate coalizioni spurie che hanno vinto le elezioni ma sono state incapaci di governare. “ Ho ritenuto che un referendum – scrive il docente - fosse utile per proclamare l' insoddisfazione della gente nei confronti di questo sistema elettorale. La chiamata a un referendum deve suonare come un appello al cambiamento del sistema elettorale. Spetterà poi ai partiti politici che domani vorranno governare, il compito di proporre un nuovo sistema elettorale che consenta agli italiani si scegliere i propri rappresentanti e il proprio governo. L' accordo sulla nuova legge elettorale va trovato adesso, in modo che si possa cercare di farlo passare in Parlamento prima delle elezioni. E se questo non sarà possibile perché l' attuale maggioranza si opporrà, allora l' accordo sulla legge elettorale può essere il collante per uno schieramento che intenda vincere le elezioni e cambiare sistema elettorale.
Accodate , addirittura identiche, le osservazioni postate domenica scorsa dal Prof. Romano Prodi sul suo sito.

Rispondo a i due Professori dispiacendomi, prima di tutto, che essi abbiano affrontato un argomento così delicato e serio armati sopra tutto di astio, di risentimento, di invidia, di rancore belluino – come si evince dalle loro lamentale da “ camerieri da retrocucina” che diffamano gratuitamente il padrone ( una fetta della classe politica ) – più che di una necessaria lucida logica. Le loro parole ed il loro tono circa un presunto “ governo di incompetenti” e su presunti “ incarichi governativi a faccendieri come Bisignani” dimostra come costoro , non potendo evidentemente sfoggiare sull’argomento né verità accertate né un filo logico intellettuale impostato sulla coerenza delle proprie insufficienti argomentazioni, abbiano dovuto fare ricorso, per sperare di accaparrarsi il consenso, ad una serie di pettegolezzi , al più becero populismo, a sparare nel mucchio, evidenti segni di villania civile e di vigliaccheria intellettuale .

Al di là, comunque, dei gratuiti insulti, i Professori sbagliano di grosso. Ed inducono in errore chi ha la dabbenaggine di dar loro ascolto e credito. Il nocciolo della questione è il seguente: i candidati debbono essere prescelti dai partiti politici ( come attualmente avviene) oppure ( come desidererebbero i referendari) dovranno essere scelti direttamente dal popolo? Pensare che la scelta dei candidati non sia prima “ verificata”e “ passata al setaccio” -con relativa assunzione “ morale e politica di responsabilità “ - da parte delle Segreterie dei partiti vuol dire solo voler lasciare il campo della politica libero per le scorribande della malavita organizzata e dei potentati economico - finanziari. Certo, l’errore di persona è sempre dietro l’angolo, ma si può ricorrere ad un “ codice etico”, a tutta una serie di iniziative da studiare onde limitare ingressi in Parlamento dei “ figli di” o di “ fiduciari di” o di “ prossimi indagati da salvare “ o di “ assassini da salvare” e cialtronerie simili. Proprio sull’abbrivio di questo movimento “ anticastale” che investe il nostro parlamento, sono riusciti infatti, ad accaparrarsi un posto sulla scena politica elementi e personaggi, emblematici Grillo e Montezemolo, che sono i prodotti di potenti, ricche e spregiudicate “ lobby” mediatico-finanziarie che aspirano al commissariamento del potere politico o addirittura alla guida del Paese, le prime sulla base di un protestaiolo e ridanciano antiparlamentarismo fine a se stesso e le seconde sulla base di un razzista , medioevale , totalitarista “ diritto di appartenenza” ad una oligarchia di “ sedicenti ottimati o principi “. Dunque non vi é dubbio che il previo vaglio dei partiti politici sui candidati riparerebbe il Paese dal pericolo di parlamentari indegni meglio di come vorrebbero attuare i referendari (quanto meno esisterebbe la responsabilità politica e civile del Partito che ha promosso un parlamentare indegno) la cui idee lascerebbero il campo della politica libero alle affatto escludibili scorribande della malavita organizzata, dei poteri forti , dei potentati economici ed anche dei parvenu arricchiti chissà come.

Ma non basta, perché i due Professori , oltre ad ingannare , disinformano, anzi dicono proprio delle grosse menzogne. Quando infatti essi scrivono che “ Né questa ha consentito un vero bipolarismo. Con un premio di maggioranza dato a qualsiasi gruppo ottenga almeno un voto in più degli altri, si sono formate coalizioni spurie che hanno vinto le elezioni ma sono state incapaci di governare”, essi attribuiscono alla Legge elettorale delle colpe e responsabilità che la legge elettorale non ha. E non parlo di “ questa “ o di “ quella” legge elettorale, ma parlo di “ tutte le leggi elettorali” che dal 1948 fino ad oggi sono state verificate. Perché dunque confondere due problemi diversi agli occhi dei lettori? Perché confondere la “ legge elettorale e le sue norme elettorali” con la “ governabilità” di un Paese che è invece data dal suo sistema istituzionale? La legge elettorale è “ quella strada” che conduce al Parlamento, ma il Parlamento funziona secondo regole che non sono derivate dalla Legge elettorale, ma dalla Costituzione e dal sistema istituzionale. E’ vero, come scrivono anche i due Professori, che “ con un premio di maggioranza si sono formate coalizioni che sono state incapaci di governare” , ma questo non deriva dal Porcellum e, sopra tutto, non si risolve con la reintroduzione del “Mattarellum” ma discende dal fatto che i poteri che la Costituzione affida al Governo non consentono alla coalizione di governare. Questo è notorio a tutti: Prodi non ha potuto attuare il suo programma elettorale né nel 1996 né nel 2006, come Berlusconi non ha potuto attuarlo né nel 1994, né nel 2011, né nella attuale legislatura.

Un pensiero particolare per due personaggi della schiera dei referendari che dovrebbero avere almeno il buon gusto, il pudore  di tacere. Parlo di Vendola e di Di Pietro. Il primo pare sposare qualsiasi refolo che gli consenta di prendere la scena ; dopo avere nominato schiere di dirigenti e di funzionari in Puglia – la pacchia gli dura da dieci anni – dopo aver voluto vicino a sé Tedesco, ben sapendo quale razza di conflitto di interessi avrebbe portato nella sanità pugliese, Vendola dovrebbe avare il buon gusto di tacere, di ritrovare un momento di serietà e non ridicolizzarsi in tal modo. Quanto poi a Di Pietro, al paladino indefesso di vari imbrogli referendari, ricordo semplicemente che Albertini gli mostrò tutte le malefatte del “ sistema Sesto San Giovanni” e che lui stesso, dopo l’esame del fascicolo, disse “ Per molto di meno, nel 1994 si andava in galera”. Bene: oggi Di Pietro pretende che tutti noi facessimo uso della logica come ha fatto lui con Penati. Del quale conosceva bene le malefatte ma , per i propri interessi di bottega , l’ha sostenuto politicamente con l’IDV e l’ha fatto anche vincere alle ultime consultazioni.

Prodi e Cipolletta , due professori che sposano l’uso “ spacciatorio e truffaldino” del referendum.



Roma lunedì 29 agosto 2011



Gaetano Immè





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