Gaetano Immè

Gaetano Immè

sabato 3 settembre 2011

UNA PREGHIERA AL GOVERNO: PER FAVORE ABBATTIAMO LA CIURMA CONSERVATRICE DELLA SINISTRA E DEI SINDACATI CHE RUBA SOLDI E VITA AI NOSTRI FIGLI E NIPOTI
Inutile girarci intorno, intervenire sulle pensioni di vecchiaia è cosa buona e giusta. E sacrosanta. E doverosa. Delle cinque vie di fuga ( vecchiaia, anzianità, reversibilità, lavori usuranti, scalini ) verso l’agognato vitalizio (a spese degli altri) , almeno quell’assurdo privilegio delle “ pensioni baby” va eliminato per un elementare “ senso di decenza”. Ma va eliminato perché praticamente consente ad una foltissima platea di utenti che hanno versato contributi per diciotto anni sei mesi ed un giorno , di godersi un vitalizio – anche se ridotto – per trenta e più anni. Con uno stipendio di 1.500 euro mensili, il “prepensionato “ di cinquanta anni ( età anagrafica) che ha lavorato per diciotto anni sei mesi ed un giorno ( compreso servizio militare) ha accantonato qualcosa come 130.000 euro. Vivendo fino ad ottanta anni, egli incassa ( 70% dello stipendio) 390.000 euro. Si riprende dunque i suoi 130.000 e “ ruba” agli altri lavoratori ( che intanto devono pure continuare a sgobbare ) 260.000 Euro. Per non parlare dei medici che grazie alle “ pensioni baby ” e comunque utilizzando i sette anni fra laurea e militare se ne vanno dagli ospedali con un’età media anagrafica di 58 anni. Vanno a esercitare la professione negli studi e nelle cliniche private, prendendo pure la pensione, servendo Esculapio a suon di parcelle da favola . La sinistra, il P.D., la CGIL, Vendola, Di Pietro stanno difendendo questi privilegi e questi privilegiati. Complimenti vivissimi. Portare l’età pensionabile a 65 anni per le donne nel settore pubblico ed in quello privato come impostoci dall’Europa è ormai ineludibile, inutile proclamare scioperi o fingersi indignati. Come disse De Gaulle “ la ricreazione è finita”. Solo l’allineamento dell’età pensionabile per le donne allo standard europeo dei 65 anni consente un risparmio di circa 1,3 miliardi di euro ogni anno. Se poi mettiamo in conto che ogni anno l’Italia benedice 125.000 prepensionamenti volontari “ senza” il requisito dell’età anagrafica ( in sostanza, pensioni di vecchiaia e baby) , possiamo stimare il risparmio annuo intorno ai tre miliardi di euro. Se sommiamo poi a queste misure la soppressione dei privilegi pensionistici della politica decidendo che gli eletti non abbiano l’assurdo privilegio di maturare una pensione di platino per un Mandato parlamentare, accontentandosi di vedere accrescere la propria pensione da lavoratore di un certo quid da definire con incasso del vitalizio a decorrere dai sessantacinque canoni anni di età anagrafica, possiamo risparmiare ogni anno quasi 5 miliardi di Euro. La riforma delle pensioni, contrariamente al solito liso slogan delle sinistre velleitarie ( le pensioni non si toccano) è una riforma che consentirebbe al Paese di crescere perché creerebbe nelle giovani leve almeno la certezza della futura pensione, non li graverebbe di debiti previdenziali ( che sono fratelli del debito pubblico) che terrorizza gli investitori nazionali ed esteri , che temono manovre alla “ Amato 92 “, cioè da “ rapina anche se a mano disarmata”. E’ anche una riforma per la giustizia, per l’equità, perché è da delinquenti promettere un vitalizio bello gonfio e immediato se non si è in grado di mantenere l’impegno e perché da decenni si sta mantenendo questo privilegio derubando ai giovani i quattrini da loro risparmiati per pagare ai loro padri, zii e nonni “ pensioni non guadagnate” .

PER NON DIMENTICARE CHI SONO STATI E CHI SONO OGGI QUELLI CHE FURONO IERI I VERI NEMICI, I DIFFAMATORI E GLI ASSASSINI DI FALCONE E BORSELLINO



A) LEOLUCA ORLANDO CASCIO E MICHELE SANTORO

Prima di tutti e di tutto, il duo Leoluca Orlando e Michele Santoro. Due veri e propri “ delinquenti della diffamazione delatoria e della televisione politica ” , che, sia da soli che in coppia, hanno fortemente contribuito all’uccisione di Giovanni Falcone- e non solo- da parte della Mafia.

Leoluca Orlando Cascio , quello mascherato da “intransigente”, uno che è stato eletto Sindaco di Palermo quando a Palermo non si muoveva foglia che mafia non voglia , oggi mascherato da “paladino dell’antimafia”, portavoce nazionale di Italia dei Valori, faceva la guerra spietata a Giovanni Falcone. E non è l’unico esponente dell’attuale centro-sinistra ad avere lanciato diffamazioni, accuse, intimidazioni e vere e proprie calunnie al magistrato ucciso a Capaci il 23 maggio 1992. C’è n questi giorni su internet un video che mostra con quale disprezzo, con quale dileggio, con quali sospetti tutti gli auto-referenziatisi “paladini dell’antimafia” -ora tutti schierati con il centro-sinistra- trattavano Giovanni Falcone da vivo. Gravissime le accuse che Orlando Cascio vomitò su Falcone: addirittura ipotizzando – a Samarcanda in televisione, con un ignobile Santoro che gli teneva delinquenziale bordone - che Falcone “tenesse chiusi nei cassetti una serie di documenti riguardanti omicidi eccellenti di mafia”. E così la mafia , quella che aveva consentito a Leoluca Orlando Cascio di amministrare Palermo, ringraziò della notizia e, spaventata dalla prospettiva , decise di uccidere Giovanni Falcone. Orlando lui, il delatore, il diffamatore, l’untore, l’ipocrita, ha fatto invece la sua bella carriera politica in questa Italia di merda, passando dalla Dc alla Rete, per poi finire nella Margherita cattolica , per poi litigare con Rutelli ed avvicinarsi finalmente alla sua Eldorado, dove tutti sono come lui, all’ Italia dei Valori. Fu anche proposto , con una sfrontatezza pari solo alla “imbecillità” di chi sostiene ancora questo diffamatore professionale , come Presidente della Commissione vigilanza Rai, lui, che aveva di fatto condannato ed ucciso in diretta televisiva Giovanni Falcone, un Dracula come guardiano alla Banca del Sangue, si sarebbe fatto garante di un giornalismo fazioso come quello alla Santoro, che spesso l’ha aiutato, che spesso lo ha protetto, mantenendo la sua immagine di ”duro e puro”.

Pochi rammentano e ricordano, oltre quella puntata di “Samarcanda” cui accennavo prima, quell’altra volta che, sempre in televisione e sempre da Santoro, quando Claudio Martelli , Ministro della Giustizia ai tempi di Giovanni Falcone, fece appena in tempo a rivelare i motivi per cui lo stesso Orlando facesse la guerra a Falcone. Subito imbavagliato da Santoro che, strappando il microfono dall’ex Ministro, cercò di confutare le affermazione di Martelli ma poi cambiò discorso.Per gli smemorati d’Italia, per tutti coloro che con il loro comportamento hanno trasformato il nostro Paese dal Bel Paese al Paese di merda, vale la pena riportare il dialogo, particolarmente significativo:
MARTELLI: Perché Falcone accetta il mio invito di fare Il Direttore degli Affari Penali al Ministero (…..) Falcone venne a lavorare per il governo perché l’aria per lui a Palermo si era fatta irrespirabile.
SANTORO: Ha paura di essere ucciso.
MARTELLI: Per le accuse di Orlando e perché Giammanco, nuovo capo della Procura, praticamente non gli faceva più vedere le carte.
SANTORO: Gli hanno fatto la bomba altro che Orlando (eh già, altro che Orlando).
MARTELLI: Perché Orlando ce l’ha con Falcone? Perché Falcone aveva arrestato Ciancimino con l’accusa che Ciancimino era tornato a fare affari e appalti con il sindaco Leoluca Orlando Cascio. Da questo nasce la rottura tra Orlando e Falcone, questo lo depone Falcone al Csm, lo racconta per filo e per segno e non va dimenticato!!
SANTORO: facciamo una cosa, no scusate un attimo solo, so che parlereste fino a domani mattina però, allora Beatrice introduciamo un attimo questa storia di Ambrosoli (…). (fine del discorso n.d.r).


Troppo tardi. Martelli ha fatto in tempo a dire ciò che quel presentatore che si fa bello coi soldi degli altri e che lavora non per contratti guadagnati ma per decisioni del Tribunale del Lavoro, non voleva fosse detto, con ogni evidenza.

D’altra parte, che Leoluca Orlando non sia quel “cavaliere senza macchia” che ci vogliono far credere è chiaro pure dai procedimenti penali a suo carico dei quali, chissà perché, si parla poco. Vista la fine di Falcone, dire la verità su questo ex sindaco mafioseggiante di Palermo diventa assai pericoloso. Indagato nel ’95 per l’appalto concesso alla Sispi e per il restauro del Teatro Massimo, accusato nel ’96 di corruzione aggravata dal pentito Tullio Cannella, senza però alcun seguito giudiziario, è stato condannato in via definitiva nel 2005 per diffamazione aggravata nei confronti dei consiglieri comunali di Sciacca che nel 1999 avevano sfiduciato il sindaco Ignazio Messina, definiti da Orlando “collusi con la mafia”. A quanto pare non era vero, come la solito Leoluca Orlando Cascio vive di diffamazioni. E all’IDV si trova, perciò, come a casa sua.

Purtroppo Falcone è stato ucciso prima di andare fino in fondo alla questione Ciancimino-Orlando, inhiesta che la Magistratura, dando prova del peggio di se,  ha del tutto dimenticato. Ma vale la pena ricordare com’era trattato Giovanni Falcone da vivo, da certi “paladini della giustizia”, dai “ professionisti dell’antimafia”.

B) ANTONIO DI PIETRO- ANCHE MONTENERO DI BISACCIA AVRA’ IL SUO TROTA


Cristiano Di Pietro, detto anche Di Pietro jr sarà candidato alle Regionali che si terranno a ottobre. Lo ha designato "all’unanimità" la sezione Idv di Montenero di Bisaccia. Sono cinque anni che punta a quel posto, il terzo in ordine crono¬¬logico per Di Pietro jr: consigliere comuna¬le a Montenero di Bisaccia (borgo natìo), consigliere provinciale a Campobasso (feudo dipietresco), e infine consigliere re¬gionale in Molise. Il papà non l’ha neppu¬re candidato alle provinciali della prima¬vera scorsa, perché si preparava al grande salto: la Re¬gione. Lì si vota in ottobre, sfasati rispetto al resto d’Italia, e il partito dei valori ( del capoccia ) ha già detto che il figlio di papà , il nuovo Trota , sarà candidato, annunciano, con un certo orgoglio, che «la sezione montenerese dell’Idv ha ap¬provato all’unanimità la sua candidatu¬ra».

Neanche un dissenso a Montenero di Bisaccia. Nel comune dove Di Pietro senior torna sempre Di Pietro jr è riconfermato (dal 2010)consigliere comunale, ma di minoranza. Incredibile a dirsi, se i Di Pietro covano ambizioni di leadership nazionale, a casa loro nemmeno raccolgono una maggioranza. L’ Idv «montenerese» si compone di un solo consigliere comunale, appunto Cristiano Di Pietro, che almeno è capogruppo (di se stesso). Per non fare la stessa fine in Regione all’’ Idv converrebbe un’alleanza. Ma Di Pietro (padre) non ha voluto partecipare alle primarie del centrosinistra, cosa che dovrebbe preludere ad una corsa solitaria. Dunque per il figlio si prospetta la possibilità concreta di essere candidato non solo capolista (già scontata) ma anche come aspirante governatore per l’Idv.

Un «uno contro tutti» per tentare il botto come De Magistris in Campania e Pisapia a Milano? Però Cristiano non è “ Giggino floppe” e la parte di outsider gli verrebbe male, come figlio di papà. In realtà chi conosce bene l’Idv molisano racconta che tra Pd e Idv ci sia già un accordo sottobanco per sostenere un candidato comune, Paolo Frattura, che Di Pietro ha incontrato privatamente già due volte. I consiglieri regionali del Molise hanno peraltro questa interessante prerogativa ( o scandaloso privilegio?), che pur governando la regione più piccola d’Italia (319mila abitanti, quanto quelli di Venezia ), hanno un’indennità tra le più alte, circa 10mila euro netti al mese tra emolumento e rimborsi (quasi il doppio dei colleghi dell’Emilia Romagna, 5600 euro, molto più di Liguria, Piemonte, Marche, Toscana, Basilicata e altri). Compris les paysans?

Si vedrà poi se l’Idv seguirà quanto sta promettendo in campagna elettorale, cioè «dimezzare lo stipendio ai consiglieri regionali entro e non oltre la prima riunione utile del consiglio regionale». Sulla fame della casta stanno impostando tutta la campagna elettorale, volantini con piatti di spaghetti fumanti e forchette arrotate, siamo alla Nando Moriconi con i famosi spaghetti. «Fermiamo l’appetito della casta» lo slogan, creato proprio da quelli che vivono , prosperano e si sono arricchiti con i privilegi della casta, come tutti i Di Pietro , dove si annuncia la cancellazione del nuovo statuto del Molise. In base al quale i consiglieri passano però , tanto per coerenza , da 30 a 32 (Berlusconi li vorrebbe dimezzare ? Allora tutti contro Berlusconi, come dire “ Falqui”, basta la parola per inebriare i cretini di sinistra ) e si istituisce pure la bizzarra figura del«sottosegretario»regionale, un posto in più. Ma Di Pietro non si scaglia a chiacchiere contro la casta? E allora? La coerenza? E poi, Di Pietro jr, tolto il cognome, è il no¬me giusto? La fama non è il massimo. Ci si ricorda dei guai che passò nel 2009, con la brutta faccenda delle raccomandazioni intercettate, quelle col procuratore alle opere pubbliche di Molise e Campania. Indagato (corruzione ,turbativa d’asta e abu¬so d’ufficio), si dimise dal partito (non dalle cariche e dallo stipendio, però ). Una botta notevole per la famiglia di questurini (il padre è ex poliziotto, il figlio ex poliziotto) e per l’Idv. Sono passati due anni, non poco, ma nemmeno troppo. E poi un posto al Consiglio regionale che vuoi che sia. Ha anche la villa quasi pronta questo nuovo Trota molisano, nella parte nuova di Montenero di Bisaccia ci mancherebbe, si dice da 600mila euro, mica due camere e cucina con mutuo . Ecco la “ famiglia degli anticasta”, eccoli quelli osannati dai tanti cretini di sinistra. Sempre in nome dei valori ( solo quelli propri ) e del cognome ( di papà ) . E poi parlano male del Trota lombardo……

C) I CRETINI DI SINISTRA CHE DIFENDONO LA CASTA PUR DI ANDARE CONTRO IL GOVERNO BERLUSCONI

Sopracciglio alzato tipo D’Alema, ditino indice sempre proteso ed oscillante per impartire “saccenti lezioni morali”, i molti “ cretini di sinistra”, parlamentari inclusi, davanti alla proposta di questo Governo di varare – era ora, finalmente!- una prima legge che diminuisse il pletorico numero dei “ principi del Palazzo” , con sommo disprezzo del ridicolo, storcono il nasino affermando che si tratta di una proposta inutile, di una sorta di escamotage per non risolvere il problema, di una truffa ordita da questo Governo per assicurarsi qualche voto senza risolvere il problema dei costi della politica. E’ un apoteosi di ipocrisie, una sinfonia mozartiana di fregnacciume stantio, di saccenti “ ma ci vogliono tre anni”, di meravigliati “ ma è una legge costituzionale”, di “ ma qui”, di “ ma lì”, dimenticando, gli ipocriti e i cretini di sinistra, che questa proposta di legge è “ la prima fatta da un Governo che tenda a dimezzare i costi della politica fregandosene, per il bene del Paese, del prezzo elettorale che è destinato, per questo, a pagare”. L’invidia dei mediocri e dei grigi è stata sempre una brutta malattia per qualsiasi Paese. Cosa han fatto loro ed i loro uomini a questo proposito nel corso della Storia repubblicana? Nulla, anzi hanno vissuto, si sono ingrassati, si sono arricchiti coi privilegi che pubblicamente , poi, esecrano a parole quando parlano di quelli degli altri, mentre difendono caparbiamente i propri . Come al solito, i Bersani, le Berlinguer, i Franceschini, le Bindi, le Finocchiaro, i Napolitano, i Marini, i D’Antoni, i Cofferati, ecc. e tutta la “ consorteria dei gaglioffi “ della stampa compiacente ed asservita fingono di non sapere che avrebbero ben potuto fare loro questa legge e farla dalla notte dei tempi, solo che ne avessero avuto interesse e voglia. Cosa hanno fatto – cito a memoria solo quelli che mi vengono in mente – i Saragat, i Pertini, gli Ingrao, le Nilde Jotti, i Luciano Violante, i Paolo Napolitano, i Fausto Bertinotti, tutti comunisti che hanno occupato Quirinale e Presidenza di Palazzo, per reprimere i costi della politica? Nulla, anzi, in silenzio ancora alcuni di loro, quelli vivi, pur non essendo più neanche in Parlamento – vedi Bertinotti – godono ancora ( eccome se godono ancora! Godono alla grande !) di tutta una serie di privilegi mostruosi sui quali fingono di sorvolare. Una banda di gaglioffi, che oltretutto sa benissimo che una legge costituzionale se trova il consenso parlamentare qualificato – lo dice la Costituzione – viaggia come un treno e può completare i due passaggi canonici entro quattro o cinque mesi. Basta che le forze politiche lo vogliano. Ora vedremo chi in Parlamento creerà ostacoli alla rapida approvazione di questa Legge. Li voglio proprio guardare in faccia quelli che , fingendo indignazione contro il Governo Berlusconi, si schiereranno a difesa dei privilegi della casta.



NON ESISTONO PIU’ LE MEZZE STAGIONI COME NON CI SONO PIU’ I BEI “ COMPAGNI” DI UNA VOLTA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Ma sì, come diceva il trio Marchesini-Solenghi-Lopez ( altra stoffa, altra sartoria ) “ non esistono più le mezze stagioni”, così non ci sono più i Greganti di una volta! Quei compagni che non ad addossarsi qualsiasi nefandezza pur di salvare il grande e glorioso Partito Comunista Italiano, avanguardia della classe operaia e portatore indiscusso ed indiscutibile della verità, del sol dell’avvenire e della virtù all'interno della società nazionale! Adesso anche i dirigenti, con alle spalle anni ed anni di carriera politica con la casacca del Pci, rifiutano di svolgere il ruolo del capro espiatorio, della vittima sacrificale che sacrifica tutto se stesso per il bene del glorioso partito! Come direbbero a Roma, “ nun ce vonno stà più a fa li fessi” , vogliono salvare prima il proprio onore personale e la serenità della propria famiglia e poi quello del partito comunista e suo derivato in cui hanno militato .E , vivaddio, reagiscono alla loro criminalizzazione staliniana ed ammoniscono a non tirare troppo la corda, ai tanti ipocriti stalinisti che li vorrebbero immolati immediatamente e senza esitazione alcuna per salvare dalla tempesta dell'inchiesta di Monza il gruppo dirigente del fu PCI ed oggi! Il rifiuto di Filippo Penati di seguire l'esempio del “compagno G” segna, dunque, la fine di un'epoca .

Quella che nella tradizione comunista prevedeva la subordinazione totale ed assoluta della “ sfera personale” dell'adepto a quello del dal PCI. Subordinazione totale , prostrazione totale dell’individuo al PCI che è andata avanti per decine e decine di anni. Se anche la DC o il PSI avessero avuto militanti come quelli comunisti e post-comunisti, credo che il Pool di Milano sarebbe uscito a mani vuote dalla “mattanza di Tangentopoli “.Ma il rifiuto di Penati di rinunciare alle garanzie giuridiche personali previste dallo Stato di Diritto per suicidarsi per il PCI-PD non costituisce solo un cambio di costume nella sinistra italiana. Ma solleva un problema politico concreto ed immediato non solo dentro il partito di Bersani ma soprattutto dentro tutta la sinistra italiana e dell'intero schieramento d'opposizione.

La rivendicazione di Penati di difendere prioritariamente il proprio onore diventa automaticamente una spada di Damocle posta sulle testa di Bersani e del vecchio gruppo dirigente del Pd di derivazione diretta comunista . La spada può abbattersi subito come una mannaia sopra il PD-PCI. Oppure, ipotesi meno peregrina, questa mannaia può darsi che rimanga per aria a lungo. Sia nel primo caso che nel secondo (e forse il secondo è addirittura più gravido di conseguenze del primo), è fin troppo evidente che tutta la nomenclatura del PCI-PD è totalmente sotto ricatto e sotto intimidazione , destinato quindi a perdere ogni capacità di guida politica.

Chi sarebbe mai disposto nella sinistra e nell'opposizione ad accettare la leadership di un personaggio o di un gruppo dirigente su cui grava il rischio di fare la fine dei leader e dei partiti democratici della Prima Repubblica? Il più pronto è stato Antonio Di Pietro.

Ma il comunista segretario del Pd si illuderebbe se pensasse di dover fronteggiare solo l'offensiva dell'Italia dei Valori. Niki Vendola ed il resto della sinistra sono pronti a seguire l'esempio dell'ex Pm di Mani Pulite. Per non parlare, infine, degli avversari interni. A partire dai veltroniani e dai prodiani ( non dice nulla l'improvvisa accelerazione di costoro sul referendum in favore del ritorno del Mattarellum?). Fino a vari rottamatori alla Matteo Renzi che sono pronti a sfruttare ogni occasione per tentare di liquidare il gruppo dirigente delle generazioni con più di cinquanta anni.

Ripeto, il caso Penati si abbatterà come un hurricane sul PCI-PD e sull’IDV. Perché dimostrerà con evidenza solare come Di Pietro abbia tradito la Costituzione italiana quando non volle coinvolgere il PCI in Tangentopoli; come lo stesso Di Pietro, pur essendo venuto a conoscenza tramite Albertini del “ famigerato sistema tangentizio Sesto San Giovanni” – davanti al quale lo stesso Di Pietro disse “ per molto meno in Italia si andava in galera” – poi lo sostenne nell’ultima elezione nella quale Penati “ er tangentaro de sinistra” riuscì a vincere grazie ai voti dell’IDV. Ma siccome non “ c’è due senza tre”, potrà, chiedo io a tutti, un qualsiasi magistrato dire che “ Bersani, di Penati, poteva non sapere”? Stavolta tocca a me ammonire la Magistratura di non tirare troppo la corda……………….

Roma sabato 3 settembre 2011

Gaetano Immè



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