Gaetano Immè

Gaetano Immè

lunedì 24 ottobre 2011

A PROPOSITO DI VATICANO E DI LAICISMO


Chiedo umilmente scusa, ma se questo Cardinale Bagnasco , che parla a nome della Chiesa, ha deciso ( lui!) di cambiare il Governo eletto da tutto il popolo italiano, compresi i tantissimi laici, con un Governo che sia a lui ( a lui, hai capito?) gradito per essere obbediente ed asservito alle parole della Conferenza dei Vescovi, posso io in nome della democrazia italiana chiedere le immediate dimissioni di questo Don Bagnasco di rosso cardinalizio mascherato, che invece di pensare a salvare le anime delle pecorelle più o meno smarrite si è messo “’nta capa, ‘nta cervella” di distribuire poltrone politiche nello Stato Italiano?

HANNIBAL AD PORTAS !!!

Ma non fatevi menare per il naso da questa ciurmaglia di novelli Lanzichenecchi, da queste orde di Vandali ! Inutile che perdiate tempo a cercare di capire i motivi del “ loro disagio” perché non esiste ! Non fatevi prendere per il sedere da questi boghesucci ben rimpannucciati, da questi figli di vecchi sessantottini falliti, roba da fondaco di rigattiere di campagna, da questi i figli di papà che possono permettersi di essere “ fancazzisti” alla loro età , che viaggiano parecchio ( da Roma a Genova poi in Val di Susa ) e però non lavorano perché, dicono i cretinetti di nero abbigliati, “ c’è il precariato !” ( ma per viaggiare, lo sappiamo bene, “ ce vonno li quatrini !”), che sdottoreggiano ad Erasmus fra Londra e Valencia, perché tanto ai soldi per vivere all’estero provvedono “ mamy e papy “ , come sempre hanno fatto, e quando mai hanno saputo dire di no ai figliolini ! Non fatevi soggiogare da queste “ squadracce fasciste ” , la cui unica aspirazione e la cui unica “ intellettualità” è “ lo sfascio”, “la distruzione” di ogni cosa , di ogni pensiero, di ogni forma di democrazia, l’eliminazione anche fisica di coloro che non la pensano come loro. Nessuno sa quale sia il loro
“ progetto politico”. Se lo chiedi loro, ti senti rispondere con una valanga di negazioni: no Tav, no sviluppo, no riforme, no governo , no polizia, no casta, no palazzo, no finanza e così via . E come dimostrano tutto questo ? Sfasciano vetrine di banche, sfasciano bancomat, incendiano mezzi della polizia di Stato, sfasciano le strade di Rima e le macchine di poveri ed inermi pensionati. Sono talmente ignoranti da non sapere che banche e blindati sono assicurati contro gli atti vandalici? Sono talmente ignoranti da non sapere che invece nessuna assicurazione copre l’auto del pensionato contro gli atti vandalici? Ecco che allora appare chiaro il loro progetto politico: identico a quello del fascismo degli anni venti , identico a quello del comunismo ed a quello del nazismo. Seminare la paura della violenza e della mancanza di ordine nel ceto medio benpensante ,
gettare il seme che sia cosa buona e giusta attaccare uno Stato incapace di fornire garanzie così aprendo la strada ad un intervento politico del potere forte della Magistratura, la cui presa di palazzo con mezzi imperativi, totalitari i ed anticostituzionali potrebbe sbandierare come giustificazione il ristabilire l’ordine.

Costoro, dunque, esistono solo perché sono i “picciotti” nelle mani del partito dei Magistrati, sono i loro “ protetti”, sono i loro “ ragazzi di vita”, sono la loro manovalanza gratuita e violenta, la loro “ carne da macello” da gettare in piazza sperando che ne muoia qualcuno in modo da poter imbastire qualche bel processo al governo . Un processo, sia chiaro, non ai violenti, non ai marchettari della violenza, ma alla polizia, allo Stato. Non dimenticate il processo a Bruno Contrada, a Mario Mori, servitori dello Stato che hanno osato arrestare fior di delinquenti e che sono finiti sotto processo per futili e labili ipotesi di reato. Non dimenticate poi le cose essenziali, non consentite che vi confondano con le menzogne su Carlo Giuliani. Costui, lo ribadisco per amore di verità, al G8 di Genova del 2001, voleva uccidere, accoppare, il carabiniere Placanica, con un estintore, ma sotto processo della Magistratura ci fu messo il carabiniere accusato di “ eccesso di legittima difesa”, ma non certo il povero Carlo Giuliani, che avrebbe dovuto essere invece accusato di “ tentato omicidio”. Oggi la Magistratura ha capito che la mancanza di un processo a suo carico fu un errore politico ed è corsa ai ripari per salvare la sua credibilità .

Il procedimento aperto nei confronti del carabiniere Placanica, indagato per l'omicidio del giovane Carlo Giuliani , fu archiviato dal GIP Elena Daloiso nel maggio del 2003 , la quale rilevò "la presenza di caus[e] di giustificazione che esclud[ono] la punibilità del fatto" e prosciolse Placanica per “uso legittimo delle armi”, oltre che “per legittima difesa “ come richiesto , tra l’altro, anche dallo stesso P.M. Silvio Franz. Il 13 Marzo 2007 la Corte Europea dei diritti dell’Uomo dichiarò "ricevibile" il ricorso presentato, dal 18 giugno 2002 , dalla famiglia Giuliani, dove si sosteneva che la morte di Carlo Giuliani era dovuta a "un uso eccessivo della forza" in violazione dell'articolo 2 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e della “ Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali”. Ma nell'agosto del 2009, i giudici della Corte Europea hanno stabilito che Mario Placanica agì per“ legittima difesa “, motivando che «il militare non è ricorso a un uso eccessivo della forza. La sua è stata solo una risposta a quello che ha percepito come un reale e imminente pericolo per la sua vita e quella dei colleghi». Punto. Il fatto che questa stessa sentenza poi dica che la Magistratura Italiana “ non ha condotto un'inchiesta adeguata sulle circostanze della morte del giovane manifestante» non può che coprire di ridicolo la stessa Magistratura che si precipitò ad indagare il carabiniere Placanica con tale animosità, indegna di Magistrati, da farsi rimproverare e deridere in modo tanto plateale dalla Corte Europea. . In data 24 marzo 2011 la Corte Europea dei diritti umani di Strasburgo ha emesso una nuova sentenza, questa volta definitiva, assolvendo pienamente lo Stato Italiano, per non aver violato la Convenzione Europea anzidetta. Discorso chiuso. Carlo Giuliani - riposi in pace quel povero ragazzo, vittima esclusivamente della sua famiglia – era solo un invasato che tentava di uccidere un carabiniere. Non merita né i suoi falsi aedi che ne usano la morte per specularci sopra – vedi Ferrero e tanta altra sinistra – né quella sua famiglia che sul suo cadavere ci ha costruito sopra una ricca carriera in Parlamento.

E’ dunque solo colpa della Magistratura se queste “ squadracce fasciste” , alle quali troppo è stato permesso e concesso  dai loro protettori in tocco ed ermellino, se questa “peggio gioventù” crede di contare qualcosa. Vanno solo individuati, arrestati e puniti, anche se troppi di loro sono pasciuti figli o nipoti di noti personaggi politici di sinistra, oggi pluri pensionati privilegiati, che proprio sfruttando queste azioni violente, già sono state trasformate , dal solito circo Barnum mediatico, in icone di sinistra, pronte ad essere utilizzate per andare in televisione, sui giornali ed anche in Parlamento. La figlia dell’ex Senatore Giovanni Russo Spena, una “ precaria”? Ma mi faccia il piacere! E non fatevi raggirare dal falso slogan che si debba limitare la libertà di tutti, per poterli mettere al fresco come meritano. E’ più che sufficiente applicare le leggi che ci sono, è sufficiente che i Magistrati facciano funzionare la giustizia non solo contro gli avversari politici ma anche contro questi teppisti . Non date nessun peso alle consuete fregnacce del“ disagio sociale” , sull’obbligo che avremmo di comprenderli. Non servono leggi d’emergenza, semmai servono Magistrati veri, onesti e seri. Ma da noi simili Magistrati non esistono e se esistono si nascondono per timore di rappresaglie dai colleghi politicizzati.

IL P.D. CERCA ADDIRITTURA TEX WILLER

Ascoltare le voci del P.D. comincia addirittura - e disgraziatamente! - a farmi ridere. Ho sentito, con queste orecchie, il buon Sergio Cofferati, in un dibattito su “ In onda” su La7, dire, peraltro anche con la faccia seria , che “per battere la destra ci vorrebbe un Tex Willer “ , che – secondo l’ex leader sindacale ed ex sindaco di Bologna – dovrebbe essere ricercato fra i candidati del P.D. alle primarie. Che in politica si potesse arrivare ad invocare addirittura un fumetto, un Tex Willer per poter rappresentare la sinistra politica è da scompisciarsi dal ridere. Non ho alcun dubbio che un tizio come Tex Willer , che in America voterebbe senza dubbio per i repubblicani, in Italia non potrebbe giammai stare con la sinistra. Tex Willer è infatti è un integerrimo, è un puro e duro, è un onesto all’ennesima potenza che da noi non lo trovi nemmeno se lo cerchi non dico con la flebile lampada di Diogene ma neanche con i riflettori da Stadio Olimpico. Un tipo del genere gente come i black block e i centri sociali che mettono a ferro e fuoco Roma (o Genova) se li sarebbe mangiati in un solo boccone, altro che storie. E come potrebbe, mi chiedo, un tipo simile , allearsi con gente come un Cofferati che voleva “ abbattere” il Governo/Sceriffo con manifestazioni di piazza ! O come un Fini, che ormai è la massima espressione di un Giuda politico! O come Di Pietro, che rappresenta emblematicamente la figura del giudice colluso con la banda dei taglieggiatori! O come Casini che vorrebbe restaurare la legge del tempo che fu, dove la nota banda dei soliti noti ( DC e PCI ) spadroneggiava a suo piacimento sul Paese! O come Vendola che vorrebbe addirittura nominare Sceriffo proprio uno di quei banditi ! Per non parlare di un Bersani, un Giano che sta con lo sceriffo ( quando gli fa comodo) “ ma anche” con i banditi ( quando c’è di mezzo qualche votarello)! Come potrebbe, caro Cofferati, uno come Tex Willer stare con gente simile , la cui massima aspirazione consiste nel conquistare il potere senza una vittoria elettorale ma con ribaltoni , con inciuci e schifezze simili, quando il nostro beneamato Tex è un integerrimo fautore delle regole sociali ?

Allora , sovviene nella sua omelia domenicale su La Repubblica il grande Manipolatore , rimpiangendo risibilmente il “ compromesso storico “ degli anni 70/80 fra la DC ed il PCI, Tex Willer potrebbe unirsi ai cattolici del così detto “Terzo Polo “, dove potrebbe anche confluire quel che resta dei Pannelliani cacciati a suon di “ stronzi” dalla raffinata dirigenza del P.D. per essersi comportata da persona per bene rispettosa delle istituzioni. Ora, a proposito di questi cattolici terzopolisti, proprio ieri la loro ala più «sindacalizzata» – capeggiata da Bonanni – ha auspicato, con monotonia impressionante , ancora una volta, un passo indietro di Berlusconi , affinché nasca l’ennesimo Governo istituzionale (vale a dire “ governo degli inciuci “ e “ governo dei poteri forti” ). Perché secondo il sindacalista «serve un governo più forte. Quello attuale non è adeguato. Un governo che dovrà fare i conti fra le principali forze politiche e sociali». Un Governo, si legge tra le parole di Bonanni, che rimetta il Sindacato al centro del potere politico ed economico. E questo sarebbe il “ nuovo” che avanza e di cui Tex Willer dovrebbe prendere il comando? Ma per favore! ! Altro che rivoluzione liberale. Altro che riforme istituzionali. Altro che indignados ! La nostalgia per la vecchia Democrazia Cristiana è chiara e forte, ed è forte pure la nostalgia per il consociativismo e per le politiche della spesa pubblica che distribuiscono benefit non secondo il merito ma secondo le clientele politiche. Naturalmente equamente ripartite tra il mondo cattolico e il mondo ex-post-comunista. E il tutto con la benedizione di sindacati ,di industriali e dei Bagnasco cardinali politicizzati. Insomma , per adeguarsi all' istituzionale eloquio del Presidente del P.D. On Bindi Rosy, ci hanno preso per dei veri
“ stronzi”!

IMPARATA LA LEZIONE?

Come credo sapete tutti, Massimo D’Alema è indagato dalla Procura della Repubblica di Roma per alcuni voli a “scrocco” su aerei di una compagnia privata. Voli ottenuti da D’Alema per mezzo di tale Morichini, un mediatore a lui molto vicino, suo socio nella proprietà della barca Ikarus, a sua volta indagato per tangenti. Vedremo se la querelle andrà avanti oppure finirà con un nulla di fatto, ma a questo blog non interessa nulla di tutto ciò. Né se ne vuole occupare, perché sono affari di D’Alema. Preme invece a questo blog ( eccome se mi preme!) sapere se a questo punto D’Alema di dimette o non si dimette dal COPASIR.

Non è questo blog che lo pretende, ma sono i suoi stessi compagni di sinistra che lo pretendono. La logica e la teoria “morale” del P.D. e dei suoi confratelli giustizialisti dell’IDV, impongono che chi è indagato dalla giustizia nostrana deve dimettersi . È un obbligo morale ed etico. Allora ? Cosa aspetta dunque il P.D. a espellere D’Alema? Cosa aspetta il “ nipotino di casa  Letta” a prestare la sua maschera di saputello da sagrestia per pretendere che D’Alema faccia il famoso passo indietro? Conoscendo un pochino D’Alema, credo che costui neanche ci pensi a dimettersi. E perché mai , del resto, dovrebbe dimettersi ? Si tratta solo un’indagine che chiarirà se lui sia reprobo o meno . Perché dunque un politico deve lasciarsi condizionare da un PM che lo iscrive nel registro degli indagati? Ovviamente concordo. Perché lasciarsi condizionare da un PM? Come può un Pubblico Ministero decidere – seppure indirettamente e per il sol fatto che ti iscrive nel registro degli indagati – chi deve essere presidente del COPASIR e chi no? Nello stesso modo come può, mi chiedo, una indagine decidere chi deve essere Presidente del Consiglio o ministro? Del resto è questo il cuore del problema italiano: l’idea che a una certa azione giudiziaria consegua necessariamente la razione politica delle dimissioni ( la quale – costituzionalmente parlando – non solo non è prevista in nessuna norma ma è addirittura contraria alla costituzione stessa che prevede la colpevolezza dell’indagato solo dopo la sua condanna definitiva ) . Questo assunto è estremamente pericoloso per la nostra democrazia: perché prevede l’assoggettamento del potere legislativo-esecutivo, unico potere eletto dal popolo sovrano, al solo potere giudiziario, ordine che non è eletto da nessuno.

Poi c’è l’altro aspetto di questa vicenda, quello meramente politico: D’Alema è indagato. Come Penati. Insomma due pezzi grossi del Partito Democratico sono caduti nelle maglie della giustizia. Quale conclusione trarre ? Quella che non esiste la presunta superiorità morale della sinistra. Non esiste un partito eticamente vergine. La politica è quella che è: è una casta. E come casta presenta i germi della immoralità e della scarsa etica ovunque. Ma tutto questo non è solamente il prodotto della , diciamo, corruzione della casta, ma è , lo specchio del pensare italico. Quello imperniato sull’arte di arrangiarsi, sulla ricerca di scorciatoie che aggirino la meritocrazia alimentando così il clientelismo ed il malaffare . E’ dunque da ipocriti pretendere che la politica sia caratterizzata da una moralità specchiata e illibata, se poi i primi a corromperla siamo noi che chiediamo favori ai politici in cambio del voto, se intrallazziamo con loro per ottenere un appalto, se domandiamo loro un posto di lavoro per noi o per nostro figlio e così via. Quando Grillo e i tanti, troppi demagoghi e Masanielli di sinistra ciarlano come pettegoli incalliti dei privilegi della casta, dei costi della casta e via discorrendo, sappiano che la nostra casta è così, costosa, corrotta, corruttibile e clientelare solo perché siamo noi che così l’abbiamo voluta e forgiata. Come al solito il pesce puzza dalla testa e cioè dal popolo.

Torno a D’Alema per mettere in luce un terzo aspetto della vicenda da prendere in considerazione. Con questa indagine, il Partito Democratico ha perso una buona fetta di credibilità. Perché ( mi limito) se uno pensa , così alla rinfusa : a Di Pietro che la sinistra premiò con la sua elezione al Mugello per aver risparmiato al PCI quanto avrebbe meritato da Tangentopoli; a Emiliano, premiato come Sindaco di Bari mentre era P.M. dell’inchiesta “ Arcobaleno “ che vedeva coinvolti D’Alema come Premier e Barbieri, come responsabile della Protezione civile nel 1999; a Maritati, anche lui un ex P.M. che per aver contribuito ad affossare verso la prescrizione la indagine Arcobaleno fu premiato con un seggio in Senato per il PCI; a Tedesco, salvato dal PD con la sua nomina a senatore del P.D. dalla galera cui era destinato per i troppi scandali della Sanità di Vendola in Puglia; alla scandalosa ed inquisita gestione campana dei quindici anni di Bassolino; ai Penati, ai Delbono, ai Consorte, ai Fassino dell’”Abbiamo una banca”; dopo la clamorosa sconfitta in Molise dove il P.D. ha raccattato neanche il 10% dei voti; dopo aver dimostrato come il suo segretario non abbia una idea politica che si dica una, alternativa a quella del centrodestra , tranne ripetere lo slogan delle dimissioni del Premier perorando un Governo degli inciuci; dopo tutto questo appare chiaro che il P.D. , ha perso completamente qualsivoglia orientamento e non può più dettare né lezioni di politica né lezioni di moralità ed etica a nessuno. Abbassino i Bersani, le Bindi, le Finocchiaro, i Franceschini, i Letta, il ditino indice alzato! Che se ne stiano dunque al loro posto e che attendano il loro turno, come tutti , per governare, e che si propongano per governare il Paese non con progetti ribaltoneschi o con inciuci o con indegni sotterfugi , ma con programmi e voti popolari. Sono questi le basi giuste di una democrazia. Non certo un’indagine giudiziaria , né un falso e ipocrita concetto di responsabilità nazionale.

Roma 24 ottobre 2011

Gaetano Immè

venerdì 21 ottobre 2011

I DISORDINI DI ROMA E LE VERE COLPE

Non c’è alcun bisogno di “ leggi speciali” per porre rimedio alla guerriglia urbana scatenata da circa trecento “ figli di papà” mascherati da “ insorti “ di carta straccia. Se non fosse per il dolore dei loro genitori – se lo provano, ne dubito – non potrei non definire costoro come dei comuni delinquenti. Intanto segnalo al disprezzo pubblico un Di Pietro che dopo aver soffiato colpevolmente ed appositamente sul fuoco minacciando “ che ci scappi il morto”, quando poi il morto ci stava scappando – a Roma, a San Giovanni – non ha trovato faccia migliore che invocare addirittura “ leggi speciali”! Replico a tutti questi ipocriti sobillatori che le leggi che abbiamo sono più che sufficienti per prevenire e per punire simili avvenimenti. Basta che esista , in un Paese democratico, anche quel potere cui la Costituzione affida, ahimè , l’applicazione delle Leggi e cioè la Magistratura. Ma dove sta ?

La politica dei sobillatori è furba, ma anche vile, gaglioffa e imbecille. Perché, fateci caso, costoro sobillano la piazza ma poi quando “ sentono puzza di pericolo” non partecipano alla piazzata. Insomma la sinistra italiana si comporta come quei vigliacchi che nella grande guerra ( ma anche oggi ) recitano la farsa schifosa ed indegna dell’”armiamoci ma poi partite voi per il fronte, perché io tengo famiglia “. Così, fateci sempre caso, come avessero una sfera magica, i Vendola, i Ferrero, i Di Pietro, le Bindi, le Finocchiaro, i Bersani, i Franceschini, i “ Letta nipotini” aizzano i giovani ma non li vedete mai nelle piazze ( indignati, no tav, ecc) quando si manifestano i disordini. Costoro hanno evidentemente gli informatori adatti, altrimenti non si capisce come mai nessuno di loro è rimasto mai coinvolto in disordini che pure promuovono loro stessi , dal G8 del 2001 ad oggi. Ma gli italiani non sono cretini.

E’ dunque mancata la prevenzione, nel caso di sabato scorso? Certo che è mancata e non solo la prevenzione, ma anche la determinazione di isolare gli infiltrati violenti. Le manovre della polizia lo hanno dimostrato: niente energia, lasciar fare, limitare i danni. Invece, avete visto in America, , o in Canadà o in Inghilterra a in Spagna, avete visto come pacifici “ indignatos” venivano ridotti a più miti e corretti comportamenti dalle polizie? E’ mancata dunque una adeguata azione della Polizia per affrontare la tecnica della guerriglia urbana. Mancanza di mezzi ( come vomitano i sobillatori di professione ) o piuttosto una scelta “buonista” di Maroni ? Se ne può discutere.

Ma per chi ragiona col proprio cervello, i saccheggi di Roma e quelli dei No Tav hanno un colpevole: è la Magistratura che non ha mai applicato la Legge in questi casi. Pensare a Genova per il 2001 e a Roma dieci anni dopo. Non ho visto in nessuna delle due clamorose occasioni un rinvio a giudizio per reati consistenti a carico di questi delinquenti. E se non esiste la certezza del diritto e della pena che esistono a fare i reati? L’Italia è il Paese, unico al mondo, con il maggior numero di magistrati, ma con una magistratura inetta e goffa, se non addirittura complice della piazza. Tanto da aver consentito che un’aula del Parlamento fosse intitolata ad un devastatore ed anche probabile omicida.

Torno ai devastatori: ancora ho qualche difficoltà , credetemi, a bermi la favoletta bella e scema che una manifestazione pacifica – gli indignati – di diciamo diecimila – loro dicono centomila, meglio ancora – giovani si lascino sopraffare da duecento, trecento delinquenti. La sproporzione numerica è troppa ed anche se la tattica greca degli devastatori può aver giocato un ruolo decisivo, non credo che sarebbe stato difficile, per come si sono svolti i fatti a Roma, circoscrivere i due o tre gruppi di violenti, di circondarli, di impedir loro di mandare all’aria una “ pacifica manifestazione”. Tanto più che gli “ indignati” lamentano pure che i violenti abbiano rovinato la loro pacifica manifestazione. Non ci credo proprio per niente.

Ultima considerazione per i genitori dei violenti. I figli si educano a casa, in famiglia. La Scuola serve per istruirli non per far loro da padre e da madre ed educarli. Dunque , salve sempre le dovute eccezioni, nessuna scusante per i genitori dei violenti. Ho anche visto una “ madre” – chiamiamola così per carità di patria – di un violento che quasi si rammaricava non fossero accaduti fatti più gravi. Sapete cosa ho pensato? Che costei avesse in mente di procurarsi una bella carriera politica in Parlamento, magari sempre con la sinistra estrema, così da affiancare la madre di Giuliani. Poiché , come diceva Renato Carosone, troppi padri e troppe madri danno a figli “ i soldi pe’ Camel”. Avete i figli che meritate, perciò, teneteveli, come i vostri soldi.

LE INCHIESTE DELL’ISPETTORE CLOUSEAU

Dai, che ci hanno provato ! Eccome se ci hanno provato! Per una intera giornata, quella di ieri, i complottardi di Repubblica.it , guidati dal Filosofo Manipolatore , hanno lanciato la loro nuova grande inchiesta giornalistica. Quelle che loro chiamano “ inchieste verità” roba da leccarsi i baffi e le dita , mica quisquilie. E’ successo che gli Ispettori Clouseau di Repubblica , anche senza “ pink panter “ al seguito , hanno scovato – fiuto, solo fiuto, questo sì che è “ puro giornalismo d’inchiesta”, tipo Santoro, tipo Gabanelli mica siam qui a pettinar bambole! - un paio di foto degli scontri di ieri a Roma dove si vedeva un signore in una posa circospetta , una postura “sospetta”, che resta impassibile( bavero alzato, baffetti frementi e occhi scrutanti) di fronte alla violenza e alla furia distruttiva di alcuni black block. E che è costui? Chi fur li maggior sui? Che ci fa da quelle parti? Eccolo! Scovato! Pizzicato! Svergognato! Sputtanato! Dagli all’untore ! Ma quali black block! Quello era sicuramente uno dei servizi segreti. Deviati o dritti ? Questo ancora non si sa - domenica lo svelerà al mondo l’omelia di Scalfari - ma senz’altro quello lì è uno mandato da lui! Ma si! Certo! Proprio da lui! Da Berlusconi ! Forse una sua ex bodyguard prezzolata . Per fare che ? Ovvio, per organizzare gli scontri e poi speculare politicamente sulla vicenda. Sto fio de na mignotta!!!! E così , grazie ai tanti e solerti Ispettori Clouseau di Repubblica – quelli mica van lì per sciacquare i pomodori! – e alle troppe madri degli imbecilli che sono sempre gravide e che sfidano la legge naturale che vuole la donna pronta a sfornare un imbecille ogni nove mesi e non due ogni dodici mesi , da Repubblica.it la “ scoperta” va agli assatanati su Internet: e così quella foto diventa – secondo la nota Costituzione ed il noto Codice Civile di Scalfari e di Benedetti – la “prova regina” , la “ smoking gun” della occulta regia del “ Nano di Arcore” dietro agli incidente.

Ovviamente è una delle consuete mega fregnacce del duo fregnacciaro Scalfari / De Benedetti, due peggio di Cimabue, quello che faceva una cosa e riusciva a sbagliarne due! . Dopo un minimo – dico proprio un minimo – di corrette ricerche, si viene a scoprire che quel signore era semplicemente un cronista del Il Tempo, che era lì, appunto, per seguire la giornata romana. Capito mi hai?????

SCALFARI E REPUBBLICA

A proposito della guerriglia incivile di Roma di sabato scorso, nella sua consueta lenzuolata domenicale , il Manipolatore , more solito, getta, come resti del suo lauto pasto offerti alla famelica voracità dei poveri questuanti , in pasto ai suoi “adepti poti” ( dal greco “ potos” ovvero “ quelli che se la bevono “) , l’osservazione che cinquecento violenti hanno bloccato il Paese – forse avrebbe fatto meglio a circoscrivere il tutto a Roma – ovviamente per negligenza, se non per colpa del Governo. Con quel che segue. Che tralascio, per carità di patria . Ma una cosa balza evidente dalle osservazioni acrimoniose e biliose del Filosofo Manipolatore: che questo “ grande democratico “ neanche si rende conto che con le sue parole non fa altro che invocare tutta una serie di arresti preventivi che neanche riesumando in Codice Rocco sarebbero possibili in Italia. Capisco che ancora non ha ben digerito i trecentosedici “ calci in bocca” rimediati con la fiducia al Governo, ma addirittura togliersi improvvidamente la maschera e mostrarsi un vero propugnatore della Stasi , della Gestapo e del KGB è stata cosa meschina assai!

TRASFORMAZIONE IMPOSSIBILE

Impossibile trasformarsi da comunisti in democratici nel giro di un ventennio. Non basterebbe una vita, figurarsi diciassette anni .

Il tumore che infetta chi è devastato dalle metastasi rosse è sempre lo stesso: i comunisti sono convinti di essere sempre nel giusto, di avere sempre ragione, soprattutto di essere in possesso dell’ideologia giusta e perfetta , non coltivano mai il sacrosanto e aristotelico “ esercizio del dubbio” , anche se la sera dicono di leggere Kant e vivono nella infantile e ridicola sicumera – propria delle creature indifese, labili e dunque facilmente raggirabili ( come il famoso Pippo di quella vecchia canzone, quello che “ si crede bello, come un Apollo, ma sorride come un pollo!”) - che ogni ideologia contraria alla propria sia mossa da chissà quali forze malvagie e corrotte. E che ogni mezzo sia lecito per eliminare l’oppositore, che per i comunisti non è mai un semplice “avversario” da contrastare con argomenti democratici e con ragionamenti, ma sempre e solo un “ bieco servo di qualche forza malvagia” che va annientato con qualsiasi mezzo. Insomma, “ le creature” sono rimaste, come cultura democratica, ai tempi di Lenin, di Stalin con qualche spizzicata di Hitler con il quale , non dimentichiamolo, avevano fatto “ culo e camicia ” .Ovviamente quando si deve poi scegliere il “mezzo” per eliminare “il nemico”, “ le creature” vanno per le spicce: ma perché impegnarsi per anni ed anni, forse per secoli e secoli a costruire progetti politici seri da opporre in un noioso Parlamento a quelli degli oppositori ? Ma non si fa prima con una bella “manifestazione di piazza” col morto, con una bella “criminalizzazione del nemico” con il valido aiuto dei “ compagni magistrati” o con quella ciurma gaglioffa dei tanti “ Mastro Titta con patibolo sempre incorporato” , calvinisti , giustizialisti e falsi cattolici moralisti che manipolano dei semplici peccati come gravissimi reati? Per questi “ sedicenti “ democratici il principio è elementare : ognuno ha la sua idea ma gli altri hanno sempre torto. E dunque questa maggioranza berlusconiana governa non perché abbia ottenuto il libero mandato popolare sulla base del progetto proposto, ma solo perché ha estorto i voti ad una massa di cerebrolesi idioti, quali sono gli elettori che non votano per la sinistra. I loro “ maestri” “ docent”: Scalfari, Zagrebelsky, Spinelli, ecc.

Tutto questo non vale per gli esponenti della sinistra italiana perché hanno conservato la mentalità comunista. L’altra fazione non è composta di rivali politici ma di nemici esistenziali da eliminare con qualunque mezzo. Senza preoccupazioni di lealtà o di rispetto del sistema democratico. E poiché il più letale rappresentante di un potere fondato sui voti “immorali” è Silvio Berlusconi, il primo dovere di ogni uomo di sinistra è provocarne la caduta e la fine politica. Anche con la calunnia, anche con la diffamazione, anche approfittando dell’aiuto di magistrati faziosi o applaudendo chi gli tira pezzi di marmo in faccia. Ché se poi qualcuno lo ammazzasse, a sinistra deprecherebbero a chiacchiere il fatto ma in privato stapperebbero centinaia di bottiglie di champagne.

Le due prove più recenti di questo atteggiamento ai limiti della vita civile sono state la votazione che ha fatto respingere la legge sul Rendiconto dello Stato e quella di oggi sulla fiducia al governo. Nella prima l’On. Giachetti ha richiesto alla Presidenza della Camera un’ora di tempo per parlare e dopo che molti deputati della maggioranza erano usciti per sgranchirsi le gambe ha rinunciato al tempo ottenuto, ha richiesto l’immediata votazione e, prima che i deputati della maggioranza avessero il tempo di rientrare, ha ottenuto che il governo “andasse sotto”. Con conseguente patatrac istituzionale. Su quella legge infatti c’era poco da discutere - perché si tratta di bilancio consuntivo e i numeri sono quelli - ma con questo inghippo il suo respingimento comporta un dubbio sulla fiducia al governo.

L’On. Giachetti si è, oltre tutto, anche vantato della sua truffa sulla Stampa e tuttavia non ha detto di essere stato incoraggiato a compierla dai dirigenti radicali, ma ha invece parlato del plauso di Pierluigi Bersani e della pavida acquiescenza di Franceschini.

L’altro ieri questo canagliesco atteggiamento ha dato una seconda, clamorosa dimostrazione di sé. Per contrastare il probabile voto di fiducia, la sinistra non ha sperato di avere più voti della maggioranza ( ma quando mai!), ha puramente e semplicemente cercato di impedire che si votasse: facendo mancare il numero legale. Metodo notoriamente squisitamente democratico! La giustificazione è quella da veri comunisti dentro : questi che stanno al governo, anche se hanno la maggioranza, sono dei delinquenti, degli handicappati, dei servi del nano di Arcore, degli oppressori, dei nemici del popolo e noi dobbiamo infliggere loro qualunque male riusciremo ad escogitare. Se il popolo è tanto idiota da averli eletti, noi metteremo questo popolo al manicomio. Che il sistema adottato sia morale o immorale, democratico o antidemocratico, a costoro non importa. Loro hanno sempre e comunque ragione e tutti gli altri hanno sempre e comunque torto.

Ma stavolta i radicali si sono finalmente ricordati di essere “ radicali” ed anche “ liberi uomini ”, si sono ricordati che la democrazia si basa sul voto popolare e non sulle lobby ( ecco perché Della Vedova non fa più parte del Partito Radicale ! ) , non sugli sgambetti e per questo (anche se alla fine si sono dimostrati ininfluenti) hanno deciso di rispettare il loro mandato popolare e di non far mancare il numero legale. I cinque deputati si sono comportati da democratici e per questo Rosy Bindi li ha definiti, da quella gentildonna che notoriamente è, degli “stronzi”. Che donna! Che finezza! Che sussiego istituzionale!

MA CHE SE NE VADANO FINI, BERSANI E CASINI!!!

La sinistra, unitamente ai Fini e ai Casini, ha fatto davvero una figuraccia del piffero. Altro che svelenire il clima! Altro che confronto civile con la maggioranza. La verità è che ha svelato il suo vero volto. Ha esposto al pubblico ludibrio lapropria incapacità politica e la propria inaffidabilità, negando al Governo il confronto democratico che la stessa Costituzione impone. Ha peraltro sbagliato con la strategia politica. Perché, al di là del mancato rispetto per le istituzioni democratiche, aver lasciato sola la maggioranza in aula ha permesso all’opinione pubblica di concentrare le proprie attenzioni sul Cavaliere. E certo non bastano le riprese faziose di Rai Tre (quasi tutte concentrate sulla faccia stanca di Bossi che sbadigliava) ad attenuare l’impatto mediatico del Premier, che ancora una volta, da una probabile sconfitta ha rimediato una vittoria netta. E allora, concludendo? Beh, concludendo, ritengo che oggi chi deve fare un passo indietro sono coloro i quali hanno rimediato l’ennesima figuraccia davanti al popolo italiano. Coloro che pensano che la democrazia sia un gioco di palazzo, e che i governi li si possa fare e disfare in barba alle scelte elettorali degli italiani. Che si dimettano dunque lor signori comunisti e fascisti , che al Governo ci pensiamo noi elettori. Come Costituzione e democrazia impongono.

UNA STORIA (PURTROPPO) VERA.

Devo raccontare una storia della Magistratura di oggi. E’ una brutta storia che coinvolge un uomo che non merita certo una tale irrisione perché è di fatto uno dei tanti “ cornuti” di questo mondo. Ma devo parlarne per poter descrivere la spirale infame di un particolarissimo caso prodotto dal pentitismo. Quanto di brutto c’è in essa che sia a carico morale (e penale ) di chi ha reso possibile simili pirandelliane enormità.

In un articolo su Panorama del 5 ottobre scorso possiamo leggere la storia, che giustamente il settimanale definisce “pirandelliana” , di tale R.G. che un bel giorno torna a casa dal lavoro e non trova né moglie né figli. Scomparsi, volatilizzati . Poi viene a sapere che li hanno portati via gli agenti della Polizia.

Perché? E’ un’altra mazzata per R.G.: perché la donna, sua moglie, è l’amante di un “collaboratore di giustizia”, di un pentito, di “ un infame” e come tale deve essere protetta, portata in luogo segreto, e con lei i figli. Tutti “protetti”, tutti sottratti ad R.G. che, non essendo un pentito ma solo un comune cornuto, non ha diritto ad alcuna protezione, non ha nemmeno il diritto di vedere i suoi figli. I quali saranno pure sangue del suo sangue ( magari, dopo le premesse, andiamoci piano!) , ma quel che conta è che sono, di fatto, più o meno imparentati con un “collaboratore di giustizia”, mentre lui, R.G., è un semplice signor nessuno, una persona qualsiasi, senza particolari meriti verso lo Stato e la “legalità”. Ce n’è voluto di tempo perché fosse ammesso a vederli, i suoi figli ! Poi via, loro al seguito dell’importante amante di mammà in “luogo segreto e protetto” e lui a lavorare, da persona qualsiasi che dallo Stato non ha titoli per esigere protezione di sorta, nemmeno quello di essere un padre. Che non rompa i gabbasisi ! Mica ha mai ammazzato nessuno! Che forse potrebbe tornare utile a qualche P.M. svelando qualche segreto della mafia ? Di che potrebbe mai pentirsi? Perciò che stia zitto questo scocciatore di R.G. e che non si sogni nemmeno di intralciare la giustizia e la lotta alla criminalità. Che non si azzardi a disturbare troppo i Signori Magistrati e le forze dell’ordine. Hanno ben altro da fare. Fine della storia, una storia vera, dell’Italia di oggi.

CHI HA IL COMPITO DI DECIDERE  E CHI INVECE SI LIMITA AD  APRIRE  BOCCA E DARGLI  FIATO

In un Paese democratico, come ancora è l’Italia, a decidere la fine di un leader politico e di una stagione politica sono solo gli elettori. E non giornalisti prezzolati o alcuni salottieri borghesucci o alcuni gli esponenti dei partiti d’opposizione, che esprimono solo le loro personali “ speranze”, visto che non riescono più a governare per una Legislatura dal 1996, da dieci anni orsono. Ma come si fa a dare per finita ed esaurita la fase politica di un uomo e di un partito ( F I o PdL ) che è stato in grado di riuscire a raccogliere, da diciassette anni, il consenso di più del 25% degli elettori italiani? Il movimento politico creato dunque da Silvio Berlusconi nel 1993 e inopinato vincitore assoluto delle elezioni politiche del Maggio del 1994 , il così detto berlusconismo , è un fenomeno socio- politico destinato ad esaurirsi solo quando gli elettori stabiliranno che Berlusconi non è più in grado di rappresentarli ed esprimere le istanze del blocco sociale moderato ed al suo posto sceglieranno altri rappresentanti..

Già in passato, ad esempio, è già capitato due volte che Berlusconi ed il suo blocco sociale abbiano perso le elezioni ed il diritto di governare il paese. E' capitato nel 1996 e dieci anni dopo, nel 2006. Ma le due sconfitte elettorali non hanno certo comportato la fine del berlusconismo che infatti ha rivinto le elezioni, che non rappresenta dunque solo l'avventura politica personale di un personaggio , ma che invece rappresenta anche e soprattutto l'identificazione, sia in questo personaggio che nel suo programma politico, di una vasta area politica e culturale del nostro paese. Dopo le due sconfitte politiche del 1996 e del 2006 Berlusconi ha continuato a mantenere la rappresentatività dell'area moderata , preparando ed ottenendo successive e clamorose le rivincite, sia nel 2001 che nel 2008. Trovo puerile e ridicolo dare per morto un governo perché ha ottenuto molteplici fiducie parlamentari – le uniche che contano – solo perché l’opposizione considera solo numerica e poco politica quella maggioranza . Si tratta di una falsità costituzionale enorme e di un tentativo di imporre alle regole democratiche della Costituzione le regole dittatoriali dei più tirannici comunismo e fascismo . Perché , sulla sola base di questa presunzione, affermare e propalare che il berlusconismo è spacciato o in via di estinzione è una vera e propria mistificazione, una manipolazione da Minculpop e comunque una tesi assolutamente pericolosa.

Non è mia intenzione escludere la possibilità , del tutto normale in un sistema democratico , che quando si andrà a votare il centro destra subirà una sconfitta. Ma, a meno di non avere una mentalità militar - staliniana della democrazia ( !) , non vi sono elementi concreti che consentano di escludere che il centrodestra ed anche Berlusconi continuino ad essere il punto di riferimento di una intera area politica.

Chi pensa che l'anagrafe non aiuti una eventualità del genere non tiene conto del fatto che ventennali campagne demolitorie non hanno intaccato la sua presa carismatica nei confronti del blocco sociale del centro destra. Questo blocco ha pochissime voci in grado di rappresentarlo nel circuito dei grandi media. E per questo viene considerato inesistente da un mondo dell'informazione che si è abituato a dare corpo solo alle esasperazioni e che tende a considerare espressione di una intera società le forzature fatte ad uso mediatico delle minoranze politicamente corrette. Ma, a dispetto di questa mancanza di rappresentazione, l'area del centro destra esiste e non sembra intenzionata a lasciarsi emarginare e cancellare da chi pensa di liquidarla mettendo al bando il leader che le ha dato un volto negli ultimi venti anni. Al momento del voto, in sostanza, quelli che non hanno voce nel sistema mediatico attuale torneranno a parlare. I conti, infatti, si fanno solo alla fine!

giovedì 20 ottobre 2011

Gaetano Immè

domenica 16 ottobre 2011

AI MANIPOLATORI DELL’ULTIMO REFERENDUM : ATTENZIONE NOI CI DEFINIAMO APOTI E NON CE LA BEVIAMO!!!


Avevo già scritto alcune riflessioni sul referendum che il Comitato organizzatore, guidato dal democratico e prodiano Parisi ed al quale partecipa ( ça va sans dire) Di Pietro, vuole indire per l’abrogazione della Legge elettorale: il relativo post è sul mio blog da alcuni giorni . Riconosco, ripeto, che un milione e duecentomila firme , tante ne ha raccolte il Comitato, sono una cifra ragguardevole quando per Costituzione ne bastano addirittura 500.000, che il numero di firme raggiunto appare come una manifestazione della così detta “ vox populi” in salsa democratica che tutti abbiamo il responsabile dovere di esaminare. Ma non di esaltarla, non di manipolarla, non di spacciarla come volontà “ del popolo “ come , invece, molti politici e molti giornalisti hanno fatto. Ma non sempre funziona la proprietà transitiva che vuole tramutare la “ vox populi” in “ vox Dei”. Credo che questo sia proprio uno di quei casi. La mia peculiare critica, del tutto “apolitica” al “ Referendum”, così come previsto e regolato dall’articolo 75 della Costituzione, sta nella semplice constatazione, aritmetica e dunque lapalissiana (sappiamo che in democrazia i voti “ si contano” e non “ si pesano”) , che una legge promulgata dal Parlamento è una Legge voluta dalla “ maggioranza “ del popolo ( dunque da almeno il 51%di esso ). Io mi chiedo semplicemente come possa essere considerata una norma “ democratica ” quell’articolo 75, il quale consente che una assoluta minoranza popolare ( esattamente un quarto ) possa cancellare quella Legge . Perché un 25% di un popolo deve contare di più di un 51% di quel popolo? Cosa c’è di così “ democratico” in questa norma? Io invece la trovo una norma estremamente truffaldina in quanto consente ad una minoranza di tenere sotto ricatto la maggioranza ed il Parlamento.

Cavalcare ed utilizzare senza tanti scrupoli ed anzi con cartelli e slogan ingannevoli questa truffa che sarà pure formalmente costituzionale ma che è una vera truffa ai danni della sovranità popolare (vedasi secondo comma dell’articolo 1 della Carta ) resta, come stanno facendo i promotori di questa ultima “chiama ” sulla Legge elettorale, un’operazione non solo discutibile ma decisamente esecrabile ed antidemocratica. La facilità con la quale sempre i soliti noti ( da Parisi a Segni a Di Pietro a Bersani – quando gli conviene – a Vendola, ecc) sono ricorsi al referendum egli ultimi anni, specie nell’ultimo decennio, ha assunto sempre più le sembianze dell’”estorsione”, del “ ricatto”, della “ rapina di banditi da valico “ alle decisioni del Parlamento. Basta pensare al caso recentissimo della “ privatizzazione dell’acqua “ ed a quella dell’abrogazione delle modifiche costituzionali (che erano state approvate dal Governo in carica nel 2001/2006) per rendersi conto come il referendum abrogativo non sia più quell’arma di vera partecipazione popolare ( ricordate le partecipazioni referendarie per le iniziative referendarie del fu Partito Radicale di Marco Pannella, come quelli sul “ divorzio” ( votanti 88% degli aventi diritto), per la “ responsabilità dei Magistrati” ( 65%) , per la “ interruzione della gravidanza ” ( 80%) , per la “ abrogazione della Scala Mobile “ ( 80%) ed altri che segnarono partecipazioni di tipo più che bulgaro ) ma semplicemente una pistola carica di colpi, lasciata in mano ad una minoranza militarizzata, agguerrita e potente , sempre puntata alla tempia della nostra democrazia parlamentare. Anche perché, oltre a far prevalere la volontà di una minoranza, e quindi di una lobby organizzata , su quella sovrana del popolo italiano; oltre ad essere una “lupara” ben oleata in mano a truffaldini “ banditi da valico “, con la quale si abbattere impunemente Leggi e volontà popolare; oltretutto , tutto ciò viene fatto a spese di tutti gli italiani. Cornuti e mazziati. Raccogliere cinquecentomila firme è diventato facile come bere un bicchier d’acqua, specie quando chi si propone come promotore sono persone facenti parte di una precisa congrega politica ed economica, di una ben individuata lobby che utilizza lo strumento dell’articolo 75 della Carta non per quello che avrebbe dovuto essere , ma come minaccia armata al Governo democratico.

Ritorno sull’argomento del referendum sulla Legge elettorale perché non avevo prima d’ora fatto un’altra osservazione, che volentieri giro ai referendari, già sapendo di non ricevere alcuna risposta ( non perché questo blog non sia nessuno, ma proprio per quell’altro motivo !) ( insomma perché non saprebbero cosa rispondermi) . Questo referendum sostanzialmente si impernia sulla richiesta di ritornare a votare con le preferenze . Ma, ammesso che così stiano le cose e che, con un’altra Legge elettorale si possa eleggere una persona la quale si sia impegnata , in campagna elettorale, per un certo programma , cosa succede se questa stessa persona cambia partito? Ciascun eletto, cari referendari, sia imposto dal partito che scelto dagli elettori, una volta eletto, può tranquillamente sfarfalleggiare , alla Fini, alla Buttiglione, alla Mastella o alla Scilipoti , da un partito all’altro, invocando graziosamente l’ articolo 67 della Costituzione il quale, appunto, non prevede alcun “ obbligo di mandato”.

Ne consegue che o si riforma l’articolo 67 della Costituzione oppure questo referendum non serve proprio a niente. Se non a prendere per i fondelli gli elettori che danno retta ai Parisi, ai Franceschini, ai Letta, alle Bindi, ai Di Pietro, ecc Ricordo a costoro che, in tempi passati- ma non lontanissimi - gente come Prezzolini, come Papini, come Ardengo Soffici istituirono il “ partito degli Apoti”.Apoti, dal greco ápotos, cioè "coloro che non se la bevono", è un termine colto per definire un'umanità intellettualmente raffinata e disincantata che non crede nell'apparenza o nelle guide “ altrui “, ma che vuole sempre e solo ricercare la verità. Il termine è stato coniato e adoperato da Giuseppe Prezzolini in una lettera pubblicata nel numero 28 della rivista La Rivoluzione Liberale del 28 settembre del 1922, nella quale criticava la politica del tempo. Secondo Prezzolini, la Società degli apoti, a cui idealmente si era iscritto, era composta da coloro che si sottraggono al "tumulto delle forze in gioco per chiarire le idee, per far risaltare i valori, per salvare sopra le lotte, un patrimonio ideale, perché possa tornare a dare frutti nei tempi futuri". Negli anni successivi anche Montanelli , idealmente iscritto alla Società degli apoti parimenti all'amico Prezzolini, riteneva che l'essere àpota dovesse diventare la caratteristica essenziale del giornalista, la cui missione doveva essere sempre quella di ricercare e raccontare la verità.

Noi pensiamo che tutti dovrebbero iscriversi a questo nostro nuovo partito: tessera gratuita per tutti coloro che contano sul loro cervello per ragionare. Promettiamo di non fare tessere false come ha fatto quel partito tanto serio che si chiama UDC, quello dei Casini, dei Buttiglione, dei Cesa. Venghino siori venghino formiamo il Partito degli àpoti.


L’ULTIMA SFIDA A PALAZZO CHIGI

L’ultimo voto di fiducia del Parlamento a Berlusconi, a parte che irridere e pietrificare il grande Manipolatore/Mistificatore che dal pulpito fangoso di Repubblica nei giorni scorsi dava arrogantemente per scontata la morte politica e numerica di questo Governo ( ma quando mai costui ne ha azzeccata una, in politica , in tutta la sua vita, oltre che farsi ricco con la famosa vendita di Repubblica/L’Espresso a Carlo De Benedetti ?), serve a poco o niente se Berlusconi non si decide a fare finalmente quello che si era impegnato a fare fin dal 1994. Due semplici, grandi cose: la rivoluzione liberale e condurre il popolo italiano alla terra promessa, cose che, se il Presidente mi “ consente”, sono molto ma molto più importanti e serie di un Ponte sullo Stretto di Messina ( che pure resta opera fondamentale da farsi per il nostro Sud ). Ormai, dopo questo
voto, anche il Financial Times riconosce che i fondamentali del nostro Paese ( deficit pubblico, avanzo primario, beni immobili di proprietà dello Stato e del popolo, ecc) sono semplicemente formidabili. Ricordo ai distratti ed agli smemorati che sto parlando dello stesso Financial Times che , appena due anni fa, irrideva , “ against Repubblica’s suggestions” , bollava Berlusconi come “ unfit to lead “, inadatto a guidare il Paese. Le canaglie, le iene, i licantropi, tutti quelli che si nutrono degli avanzi putrefatti di cadaveri da altri abbattuti, hanno scelto, come loro ultima tana, il “ catastrofismo”. Con quale logica, lo sa solo il padre eterno, visto che se l’Italia andasse a ramengo andrebbero sotto i ponti anche loro, a meno che questo catastrofismo non serva loro come bandiera fasulla dietro cui nascondersi mentre sfasciano il Paese affinché muoia , come Sansone ed i Filistei, per avere scelto il centrodestra. Acqua dunque alle funi, forza con le braccia, pompare sviluppo a tutta forza, lasciare ai licantropi gli avanzi decomposti ch’essi meritano e pensare al Paese, alle riforme, alle innovazioni necessarie per farlo uscire da questo “ buco nero “ ottocentesco nel quale galleggia.

E allora, Silvio Berlusconi, sotto a menar duro !

Sugli industriali viziati dall’immondo e quasi secolare assistenzialismo statale, che ancora non hanno capito che la “ lotta di classe” è pura archeologia storica, che invece che “investire e produrre” preferiscono “ de localizzare ” per sfruttare lavoratori esteri lasciando i nostri in mutande , “ scrivere inutili e retorici proclami” sui giornali, dei quali sono anche proprietari, per indurre i poteri forti conservatori alla restaurazione del loro dominio sul Paese che quel gigante del “nano di Arcore” minaccia di frantumare ;

sotto a scuotere tutto il Sud come fosse un olivo, via tutta questa classe dirigente meridionale adusa servire il potente di turno per un piatto di lenticchie, via questi malnati che hanno svenduto il Sud alle truffe nordiste della beneamata Cassa del Mezzogiorno per lasciarci truffe ed inganni;

sotto con la riforma della Giustizia e del Fisco , per fare di questo Paese che vede Mannino condannato per due gradi e poi assolto perché “ il fatto non sussiste”; che vede Guede Rudy condannato con rito abbreviato per “ concorso in omicidio di Meredith “ quando i “ presunti concorrenti” sono invece stati del tutto assolti dall’Appello; forza con la riforma fiscale che elimini l’arcaismo deleterio dei burocrati tremontiani, che riduca le imposte entro i limiti dell’accettabile , che cancelli così il sommerso;

sotto con la vendita del patrimonio immobiliare , che costa troppo e rende nulla;

Fregatene di questi quattro guardoni, origliatori, spioni e pseudo calvinisti da strapazzo, di questi ignobili e fasulli novelli bardi papalini ,

strafottitene del partito di Repubblica e delle Procure e non avere timori.

Mettere il bavaglio agli origliatori, agli spioni che pretendono di raccontare al mondo quel che si fa in camera da letto spacciandolo come libertà di stampa, è sacrosanto, perché è un diritto inalienabile a ciascuno riconosciuto dalla Costituzione.

Forza Berlusconi, ti manca poco, poi riposerai quanto vorrai. Per ora fatti forza e guadagnati la nostra eterna riconoscenza: sii folle come Einstein, quel grande che diceva con lucida follia “ solo quelli che sono abbastanza folli da pensare di cambiare il mondo, riescono a cambiarlo per davvero”!.



IDEE LIBERALI  E VALORI LIBERALI PER AIUTARE IL PAESE

Poi se la prendono se dico sempre che “ comunisti sono stati e comunisti rimangono”, dove quel termine di “ comunista” oggi è sinonimo di “ bastardo”. Amato, Pellegrino Capaldo, gente che pensa da comunista e così riduce l’idea della “ patrimoniale” ad una questione ideologica e di lotta di classe ( anche i ricchi piangano ! è roba da Medioevo culturale) e non , come invece dovrebbe essere, ad una questione di valori etici. Insomma la “ patrimoniale” nella loro versione è un vero e proprio esproprio, cosa indegna di un Paese civile e democratico , perché si basa essenzialmente sul concetto medioevale e calvinista che “ la proprietà sia una colpa”, come sosteneva Phroudon. Invece in un momento così delicato per tutto il Paese credo che si possa affrontare il problema di una imposta straordinaria e patrimoniale senza ricorrere a categorie obsolete, odiose, medioevali , punitive come hanno fatto sia Amato che Capaldo ed anche la nuova calvinista dell’ultima ora, la Marcegaglia. Il Dr Giorgio Dell’Arti, per esempio, pur non avendo incarichi istituzionali neanche alla “ Duecani” figurarsi alla “Treccani” come il Dr Amato , pur non essendo un Professore Universitario, seppure di Ragioneria , come Capaldo – che forse conosce meglio l’arte del dare e dell’avere piuttosto che una materia armoniosa come la giustizia sociale – ha elaborato due ipotesi che abbiamo tutti chiamato di una “ patrimoniale liberale” della quale stiamo discutendo.

La ipotesi in discussione consisterebbe in un vero e proprio “ prestito forzoso” che tutte le Banche dovrebbero erogare , sotto forma giuridica di mutuo, a tutti i proprietari di case. Non importa l’entità del mutuo, quello che importa è che in questa ipotesi la somma mutuata venga per metà immessa direttamente nel borsellino del proprietario e per metà versata per ripianare il debito pubblico. Dai conti approssimativi eseguiti , stabilendo il mutuo al venti per cento del valore di mercato degli immobili, il sistema bancario dovrebbe erogare una cifra vicina ai 1.500 miliardi di Euro. Dunque , grosso modo, 750 miliardi di Euro andrebbero a coprire direttamente il debito pubblico ( ma anche di più, volendo) che potrebbe dunque scendere dagli attuali 1.900 miliardi di Euro ai 1.000 miliardi di Euro circa. I restati 750 miliardi di euro invece vanno nelle tasche dei proprietari che servirebbero ad incrementare e riavviare la domanda interna. Si badi bene: la durata del mutuo: cento anni; i costi degli interessi passivi e di trascrizione tutti a carico dello Stato, così come quelli di estinzione. Insomma quello che lo Stato andrebbe a risparmiare di interessi sui titoli di stato, andrebbero in parte a coprire questi interessi e spese. Tralasciando di discutere per ora su altri dettagli ( come fare in caso di vendita? Come fare in caso di successione? Come fare in caso di estinzione anticipata? Son tutte questioni tecniche importanti ma secondarie) l’idea di Dell’Arti non mi urta , anzi mi intriga piacevolmente.


MA VI RICODATE QUANTE PRIME PAGINE ………


Vi ricordate le prime pagine a migliaia sulla famosa “ cricca” fra Verdini Denis , coordinatore del PdL e l’imprenditore Fusi? Ne abbiamo lette a migliaia, sentito mezzibusti parlarne per ore ed ore. Tutti svergognati, tutti sputtanati, tutti corrotti, si fanno i favori fra di loro e così via. Fango puro. Sparso a piene mani da Repubblica, da Il Corriere della Sera, da L’Unità, da Il Fatto, da La Stampa, ecc. Bene. Ieri il GUP ( Giudice per le Udienze Preliminare) del Tribunale dell’Aquila, Dr. Gargarella Romano ha prosciolto “ perché il fatto non sussiste” ( traduco in italiano: “ perché le accuse erano tutte false”) sia Denis Verdini che l’imprenditore Giancarlo Fusi. La notizia non la trovate su nessun giornale perché………

Domenica 16 ottobre ’11

Gaetano Immè

venerdì 14 ottobre 2011

SCENEGGIATA INDEGNA ED INCIVILE


L’opposizione dovrebbe restare dove s’è andata a nascondere per sfuggire al dibattito politico e per nascondere la propria vergognosa mancanza di idee politiche e la propria altrettanto vergognosa abbondanza di insulti e di trivialità . Bastava osservare ieri sera da Vespa l’On. Melandri , il suo petulante e fastidioso dar sulla voce di chi parlava per vomitare le sue solite apodittiche frasi fatte senza alcun contenuto, i soliti slogan triti e ritriti, o quel che resta dell’On Buttiglione che s’arrampicava sugli specchi per sostenere il suo originalissimo “ governo delle larghe intese”. Ricordo come il centrodestra, sconfitto nel 2006 per uno 0,0006% , alla sola Camera, si fosse dichiarato subito disponibile ad una collaborazione col centrosinistra per il bene del Paese ricevendo un arrogante e plateale rifiuto da Romano Prodi. Che poi, maramaldo e tronfio allora nel 2006, dopo appena venti mesi ha dovuto dimettersi facendo una figura degna della sua arroganza. Che persone come l’On. Melandri ricorrano a slogan da comizio di periferia quando in ballo c’è il destino del nostro Paese non suscita in me alcuna meraviglia, perché ogni botte dà solo il vino che ha. Ed il vino di quella botte può andar bene solo nelle osterie di campagna. Mi ha invece molto rattristato vedere l’evidente decadenza intellettuale dell’On Buttiglione ( del quale, sia chiaro, non condivido neanche l’ombra di un pensiero ma che stimavo come ragionatore, come “ testa pensante”, come cattolico onesto con se stesso e con gli altri ) che pure difesi dall’arrogante aggressione razzista di cui fu vittima da parte della sinistra italiana ed europea quando era stato indicato dal centrodestra come responsabile europeo a causa del suo “ essere cattolico” come fosse un marchio d’infamia. Per sostenere la validità del suo “ governo di larghe intese fra tutti ( ma quali?) partiti purché Berlusconi se ne vada” non faceva altro che indicare l’esempio di Angela Merkel, la quale non si era affatto dimessa – come lui vorrebbe che Berlusconi facesse – ma ha accettato la proposta di collaborazione che responsabilmente l’opposizione le ha offerto per il supremo bene del Paese, finché finalmente qualcuno, in trasmissione lo ha platealmente zittito mettendo in risalto la sua manipolazione dei fatti.

La figura di tutta l’opposizione è stata, in questa vicenda, una figura squallida, populista ed anticostituzionale. Mettersi sull’Aventino mentre parla il Presidente del Consiglio dell’Italia è una squallida sputazzata sull’onore del Paese. Altro che opposizione politica , questo è fascismo puro, distillato di stalinismo e di nazismo che usavano proprio la criminalizzazione dell’avversario politico , il rifiuto della sua esistenza ( vedi Matteotti, vedi lo Zar, vedi gli ebrei ) per ucciderlo, non certo il dibattito democratico. Populista di bassa lega, peggio di Masaniello, perché invece di esercitare un’azione educativa per la democrazia nei confronti del popolo, si lascia guidare dal ventre molle della pazza folla pur di raccattare qualche speranza di consenso da sfruttare per cercare di agguantare il potere e gli agiati privilegi che la casta politica comunque consente. Anticostituzionale perché un Parlamentare è eletto e pagato per lavorare in Parlamento, non in piazza, perché ha l’obbligo di proporre progetti politici alternativi a quelli della maggioranza e non può fare invece l’assenteista ; perché nella fattispecie accaduta , Costituzione e prassi consolidata non prevedono alcun obbligo giuridico di dimissioni a seguito della reiezione del Rendiconto; perché è sufficiente una verifica parlamentare della persistenza del rapporto di fiducia nel Governo, cosa peraltro affermata dallo stesso Napolitano e che Berlusconi ha fatto e superato; ed infine perché il chiaro disposto dell’articolo 94 della Costituzione ( Il voto contrario di una o d'entrambe le Camere su una proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni ) non lascia spazio ad interpretazioni equivoche . E ora che il governo ha avuto la conferma della fiducia da parte del parlamento, si può ben dire che l’atteggiamento dell’opposizione è stato di stampo deplorevolmente eversivo, fascista e stalinista insieme. Si sono dispregiate le Istituzioni per una volgare ricerca del potere; ossia, si è tentato (e ancora si tenterà) di sostituire un governo espresso dagli elettori e continuamente confermato nei suoi pieni poteri dal parlamento, con un’ammucchiata di usurpatori. Direi perfino: barbari usurpatori, giacché un comportamento di questo genere è pura barbarie . Invito la sinistra ed i suoi scribi dunque a scendere non dall’Aventino – troppe nobili immagini suscita quella parola per adattarsi alla volgarità di questo momento – ma dal pero sul quale si sono rifugiati dal 1994 e la facciano finita con queste orripilanti e volgari sceneggiate da teatrino di paesello, e vadano a studiare ripartendo dall’abbecedario della democrazia parlamentare , perché la violenza e l’odio viscerale dai quali è dal 1994 offuscata la rendono assolutamente indegna di partecipare alla vita democratica di un Paese come l’Italia ed “ unfit to lead it “ . Quello che ignobilmente chiamano “ Aventino” configura ed integra , a mio parere, un vero e proprio colpo di Stato, un tentativo concreto per destabilizzare il funzionamento delle regole democratiche e costituzionali.

Inoltre, ciò che è stato fatto nei giorni 12, 13 e 14 ottobre, senza che alcuna Istituzione (capo dello Stato in testa) abbia fatto notare l’anomalia costituzionale, costituirà per il futuro un esempio che potrà essere imitato proprio richiamando questa barbara esperienza, praticamente approvata da tutte le massime cariche dello Stato.Nessuno – se lo ricordino quelli dell’opposizione, Casini in primis - potrà sanzionare, se non cadendo nel ridicolo, un analogo comportamento che dovesse verificarsi in avvenire.

Ma si sa bene come l’opposizione sia brava solo ad ingannare gli italiani, e farà finta che ciò non sia mai accaduto, come ha fatto quel grande pensatore di Franceschini, il quale con una faccia di tolla da Oscar non ricorda o finge di non ricordare quello che sostenne pochissimo tempo fa ( ma si sa, chi apre bocca solo per dargli fiato come fa a ricordare tutte le sciocchezze che urla) ? Mi sia consentito dare una mano a cotanto Onorevole riportando, pari pari, il suo intervento di qualche mese fa, in occasione di un voto in Parlamento che aveva visto la maggioranza soccombente, Eccolo:«Quanto accaduto ieri e stamattina dimostra che le opposizioni hanno il dovere di stare in Aula a fare le proprie battaglie. Finché io sarò capogruppo, noi staremo qui a fare le nostre battaglie. Di Aventino nella storia ce ne è già stato uno e visto com’è andato a finire, direi che può bastare. Noi restiamo in Aula a fare il nostro dovere». Onorevole Franceschini, siccome questa dichiarazione compare ancora sul suo sito Internet personale, vorrebbe avere la decenza di toglierla almeno per un minimo di coerenza ?

Le opposizioni, dopo ciò che hanno combinato con l'aventino, non potranno più gridare che con il voto di fiducia si sottrae al parlamento la sua funzione. Hanno perso il diritto di censurare la maggioranza. Ed anche la faccia.

Al Governo, l’invito a smetterla di piangersi addosso, di lasciarsi invischiare con troie, con registrazioni , con quisquilie che servono solo a far perdere tempo ed a consentire poi all’opposizione di potere almeno gridare , come ieri sera l’On Melandri, la fatidica frase “ Avete i numeri? Ma allora Governate!”. Forza con il decreto per la crescita, forza con l’attuazione di quanto ci richiede la BCE, forza con le riforme. Altrimenti che governate a fare, se vi fate “ governare” dall’opposizione ?



A PROPOSITO DI CANTASTORIE E DI MANIPOLATORI.


Alcuni editori di libri ( segnalo “ Minimum fax”, “ Laterza” e “ Mauri Spagnol”) alla Fiera del Libro di Francoforte – l’emulazione è un pericolo immanente per gli imbroglioni e le menti deboli – sulla scia del “ marchigiani ripulito” e della “ casalinga di Voghera “ che affittano pagine intere di giornali per riempirle della loro indignazione per questo Governo ( ma chi gli ha chiesto mai il loro parere?) affermano di aver ricevuto molte adesioni al loro accorato appello “ in difesa della libera informazione” , contro “l’irricevibile proposta del Governo italiano volta a bloccare la libera circolazione delle idee e della conoscenza” . Si riferiscono al disegno di legge sulle intercettazioni per cercare di regolamentare la loro indiscriminata pubblicazione, largamente ed impunemente praticata in Italia anche quando viola apertamente la privacy dei cittadini.

Gli editori dovrebbero essere delle persone colte, così proprio non capisco come costoro possano spacciare “ la voglia di assoluta libertà di intercettare” come “ libera circolazione delle idee” e la “ voglia di pubblicare tutto quel che viene registrato” come “ libertà di stampa”. Non voglio far peccato pensando male, anche se così facendo ho sempre visto giusto: ma non credete che questi “ maestri di democrazia “ invece che le “ alte idee “ seguano i loro meschini interessi di bottega che con la pubblicazione di libri scandalistici e pettegoli fanno affari d’oro?

Roma venerdì 14 ottobre 2011

Gaetano Immè

giovedì 13 ottobre 2011

 VORREI UNA RISPOSTA DA NAPOLITANO O DA VIETTI.


Perché il primo non solo è il Presidente della Repubblica, ma è anche il Presidente del CSM ed il secondo è il Vicepresidente dello stesso CSM e dunque non vedo chi, meglio di costoro, possono rispondere alle mie semplici domande. Leggete prima questi tre casi veri ( torniamo a Verga, al verismo).

Primo caso. Nell’anno 2001- dieci anni fa - il titolare di questo blog, dunque un cittadino qualsiasi, presentò alla Procura della Repubblica di Roma una denuncia ben circostanziata contro persone ben identificate per “ truffa aggravata” con prove documentali allegate. Da allora , sono state tenute sette udienze interlocutorie ( in dieci anni ! ) ma fino ad oggi non è stata ancora convocata quella finale. E la prescrizione della truffa galoppa.

Secondo caso. Il giorno 31 luglio del 2010 i Signori Roberto Buonasorte e Marco D’Andrea hanno presentato alla Procura della Repubblica di Roma una “ denuncia contro ignoti “ per il reato di truffa aggravata in relazione ad una casa di Montecarlo (Francia) che la Marchesa Colleoni aveva donato ad AN e che , con il concorso di Fini e di altri, è stata ceduta ad un prezzo stracciatissimo a società caraibiche off shore di proprietà di Giancarlo Tulliani che è il fratello di tale Elisabetta Tulliani . Costei era stata per dieci lunghi anni la fidanzatina ( lei ventiquattro anni allora) del già allora sessantenne ma già molto ricco Luciano Gaucci . Finita “l’era Gaucci” costei è passata poi ad “ accudire” tale Gianfranco Fini, col quale ha due figlie. Un caso, questo della casa di Montecarlo, abbastanza mediatico e di interesse generale. Tuttavia è già passato un anno e mezzo e degli sviluppi delle indagini su questo caso non se ne sa ancora nulla.

Terzo caso. La Procura di Napoli , sulla base di 100.000 intercettazioni telefoniche, tutte illegali, effettuate nel 2011, nel marzo scorso inizia – senza alcuna denuncia di parte – un’indagine su un cittadino italiano. Costui era ritenuto in un primo momento “ vittima” di una presunta estorsione, poi è diventato lui stesso indagato per “induzione alle false dichiarazioni” e poi è tornato “ forse vittima forse reo”. Si scopre a settembre 2011 che la Procura di Napoli non doveva neanche iniziare l’inchiesta perché non competente, ma intanto la stessa Procura aveva già emesso l’ordine di carcerazione per uno dei presunti estorsori di questo cittadino. Oggi, Ottobre 2011, non ci si capisce ancora nulla, ma una cosa è certa: che la competenza spetta alla Procura di Bari, la quale, l’altro ieri ( ripeto il giorno 8 ottobre 2011) ha respinto la richiesta di custodia cautelare per quell’imputato, ha dichiarato che l’indagine non avrebbe dovuto iniziare. In tutto sono passati neanche sei mesi.

Domanda a Napolitano ed a Vietti : ma l’articolo 3 della Costituzione non dice che tutti i cittadini sono uguali davanti alla Legge? E non dice anche che la Giustizia è amministrata in nome del popolo sovrano? E l’articolo 111 della stessa Costituzione non ordina che la Magistratura garantisca “ a tutti i cittadini italiani” il “ giusto processo” e la “ sua ragionevole durata”? E allora, perché con me , per un truffa subìta, dieci anni non bastano e il terzo cittadino invece viene così amorevolmente assistito e coccolato?

Grazie della risposta, che nessuno, ovviamente mi darà. Ma non solo perché questo blog non è, come suol dirsi, nessuno, ma fondamentalmente perché quei due signori che ho sfidato a rispondermi semplicemente non sarebbero in grado di spiegarmi un bel nulla.

IL SOLITO CANTASTORIE/MANIPOLATORE ED IL SOLITO P.D., DUE CHE SE LA SONANO E SE LA CANTANO.


Giorni fa , Giorgio Napolitano ha voluto ricordare, trovandosi in Piemonte, l’On. Giuseppe Pella, uno storico Ministro del Bilancio di stretta osservanza einaudiana, che fu anche Presidente del Consiglio nel brevissimo periodo che va dal 17 agosto 1953 fino al 18 gennaio 1954 . Presidente della Repubblica era Luigi Einaudi - che lo fu dal 12 maggio del ’48 fino all’11 maggio del ’55 - si era nella II Legislatura e alle elezioni politiche del 1953 la DC aveva perso circa l’8% rispetto alle elezioni politiche del 1948. Dunque l’On Pella fu protagonista, su mandato diretto del Presidente Einaudi, di un breve , brevissimo “ governo di tregua” in anni che già annunciavano il tramonto di De Gasperis. Il “ venerabile “ Scalfari non si è fatto sfuggire la ghiotta l’occasione per ricordare, a modo suo ovviamente, quel “ governo di tregua “ di Pella/Einaudi e, facendo affidamento sulla comprensibile ignoranza dei fatti dei suoi “ lettori/ adepti” , su Repubblica ( e dove sennò?), lo ha contestualizzato al giorno d’oggi svergognatamente adattandolo ai suoi desideri . Così , scrive il Fondatore filosofeggiante, “ quando De Gasperi perse le elezioni politiche con la legge truffa”( quella che introduceva il premio di maggioranza col proporzionale ) e non riusciva a mettere insieme un Governo, Einaudi scrisse di suo pugno il decreto di nomina di Pella a Primo Ministro.” E così il Fondatore filosofeggiante ne trae che “ la lettera della Costituzione consente al Capo dello Stato di saltare ogni prassi pur restando nei limiti che la Costituzione prevede.” E dunque, che cavolo aspetta “ quello lì ” ? Traduzione: cosa aspetta mai quel Napolitano ad incaricare subito un Bersani o un Di Pietro o un Vendola o magari anche un Prodi o un vattelappesca qualsiasi per formare un nuovo governo al posto di questo ?

Abituato a scrivere sermoni moraleggianti di una noia mortale , che nessuno finisce di leggere , aduso a parlare di Dio vagando per l’alto mare aperto con parole che molti adulano ma pochi leggono , aduso ad essere accettato come il famoso “ confetto Falqui” quello che “ basta la parola”, il Fondatore/manipolatore/cantastorie non poteva minimamente immaginare che le sue “ spudoratezze”, i suoi vergognosi stiracchiamenti sia della Costituzione che della prassi costituzionale (entrambe ridotte da costui come le tante maschere di Jim Carrey prima maniera ) fossero invece attentamente lette. Per scoprire che i fatti non stanno proprio per niente come il Manipolatore / Cantastorie rifila ai suoi fedeli adepti , per piegare gli stessi, come facevano Lenin, Mussolini e Goebbels nel secolo scorso, alla sua tesi e cioè che Napolitano può sciogliere le Camere come e quando vuole. Ma soprattutto se e quando lo vogliono lui , Zagrebelsky , Spinelli e un editore svizzero.

In primo luogo in quel 1953 si verificò quello che oggi in Italia ancora non si è mai verificato: e cioè che il Governo in carica , su una precisa mozione di fiducia posta all’ordine del giorno, non ottenesse, appunto, la fiducia da una maggioranza politica. Questo accadde nell’agosto del 1953 e accadde, ricordiamolo al Manipolatore , “ dentro il Parlamento” non sulle terrazze romane o nei salotti o nelle redazioni di alcuni giornali. Mi pare che dal 14 dicembre scorso ad oggi questo Governo abbia dimostrato per almeno sei volte , davanti a precise mozioni di sfiducia, di poter contare in Parlamento su una maggioranza politica , anche se non ne goda in alcuni ricchi salotti o in alcune ammanicate redazioni che eseguono gli ordini dei loro editori / padroni, italiano o anche svizzeri.

In secondo luogo, seguì un regolare e costituzionale mandato assegnato da Einaudi per formare un regolare governo, tentativo che non riuscì. E solo dopo questo infruttuoso tentativo, Einaudi si decise, nel pieno rispetto della Costituzione e della prassi costituzionale ( quella che il Manipolatore strizza a suo piacimento come uno straccio da pavimenti) , a dare a Pella l’incarico per quel “ Governo di tregua”.

Terza tirata d’orecchie al grande Cantastorie / Manipolatore, quello che “ se la sona e se la canta”. De Gasperi non si ritirò affatto dalla vita politica in quel mese di Agosto del 1953. Altro che “ ritiro”, caro il mio “little Goebbels”! De Gasperi divenne addirittura Segretario Politico della D.C. , cioè del più grande partito politico italiano dal 1948 al 1992.

Quarta tiratina d’orecchie al grande Manipolatore / Cantastorie. Dal 1948 fino ad oggi ho contato qualcosa come ottantadue bocciature di maggioranze parlamentare su questioni simili. Non risulta che in nessuno di questi casi l’opposizione abbia armato una tale canizza, tentando di trasformare la semplice bocciatura di un articolo di un provvedimento in una “ mozione di sfiducia” prevista da Costituzione e da prassi costituzionale.

Dedicata al P.D.

In verità ed al di là delle schermaglie che dividono il P.D. fra i “ veltroniani” ( che mirano a prender tempo per creare le condizioni, oggi inesistenti, per una coalizione che possa reggere un eventuale futuro incarico governativo senza sciogliersi miseramente come neve al sole) ed i “ bersaniani” che invece vorrebbero andare subito alle elezioni anticipate ( una sorta di cupio dissolvi, di un “ muoia Sansone con tutti i Filistei” come a dire che piuttosto che diventare veltroniano il P.D. preferirebbe anche suicidarsi subito!) sono ormai tre anni che il P.D. è relegato all’opposizione e negli ultimi undici anni ha governato solo per tre anni ( due anni Prodi ultimo ed il 2000) e che, da quando ha voluto cambiare il Segretario, dopo le dimissioni di Veltroni, ha avuto tutto il tempo per prepararsi al prevedibile “ declino berlusconiano” ma ora, oggi, proprio quando quella speranza comincia a verificarsi – perché nessuno è immortale ed eterno – il P.D. non è pronto, tanto da evitare addirittura ogni confronto nascondendosi sull’Aventino, per paura della democrazia e del confronto, quando avrebbe potuto rubare scena e scettro dalla capaci mani dell’uomo di Arcore. Cos’è infatti oggi il P.D. che è solo capace di ripete con ossessiva ripetitività che “ Berlusconi deve fare un passo indietro”? Solo un partito che col suo stiracchiato 25/28% sarà succube degli indispensabili vetero democristiani dell’UDC , che ha firmato un patto di sottomissione al forcaiolismo becero di un Di Pietro ( che lo costringe ad estenuanti rincorse a sinistra ), che deve imbarcare un SEL estremista ed un FLI che è pur sempre composto da ex fascistoni. Questa la base in forza della quale la sinistra potrebbe forse avere qualche chance numerica ma che non le consentirebbero giammai di tenere la barra dritta per seguire le richieste che BCE ed Europa ci impongono ( si pensi alla liberalizzazione del mercato del lavoro, si pensi alla liberalizzazione dei servizi pubblici, si pensi alle misure richieste all’Italia per la crescita).

Per avere una approssimativa misura di quanto sia irresponsabile ed anticostituzionale tutta la speculazione mediatica organizzata della sinistra che reclama l’apertura di una inesistente crisi di Governo ( che può derivare , restando in uno Stato di Diritto, solo da una mancanza di maggioranza su una mozione di sfiducia e non da altre ragioni ) o, peggio ancora, come ha fatto il solito Antonio Di Pietro invocando ridicolmente un intervento del presidente della Repubblica per obbligare, chissà come ( forse con l’esercito? Forse con le armi? Forse con una sommossa popolare? Forse con una nuova Piazzale Loreto? Forse con una ordinanza di qualche Magistrato che ordini l’estromissione di Silvio Berlusconi perché non gradito alla lobby dei poteri forti ?) , il presidente del Consiglio alle dimissioni. E magari anche per interrompere la legislatura e mandare il Paese alle urne, facendo controfirmare chissà da chi il decreto di scioglimento anticipato della Camera e - visto che si trova - anche del Senato. Quel decreto , Di Pietro forse lo ignora come tutti gli altri abbindolati che lo seguono, deve essere sottoscritto per Costituzione, dal capo del governo, che è ancora Berlusconi. C’è anche qualche professore incredibilmente ancora in cattedra nelle Università, ma evidentemente fuori di testa, che scrive sui giornali e che forse insegna , per disgrazia, magari ai nostri nipoti che al Quirinale potrebbero ignorare un Berlusconi refrattario al decreto di scioglimento delle Camere e ricorrere alla Corte Costituzionale. C’è proprio da ridere e da preoccuparsi di riaprire con urgenza le case di cura per malati mentali.

E, scusate , ma in attesa che il presidente della Repubblica ricorra ( contro cosa non si capisce neanche bene dal momento che la Costituzione prevede che i Decreto di scioglimento delle Camere deve essere controfirmato dal Presidente del Consiglio ) alla Corte Costituzionale e che la Corte decida, che cosa si fa in Parlamento? E i mercati che fanno dei nostri titoli di Stato? Li facciamo acquistare forzosamente a quei professori o a quei giudici costituzionali evitando così che la speculazione li acquisti a tassi e condizioni capestro ? Ma  cercate di essere seri e almeno la sera, invece che Kant, leggetevi la Costituzione , quella che definite sempre ipocritamente "la più bella del mondo , ma che  non conoscete!  L’articolo 94 , per esempio, dice che «il voto contrario di una o d’entrambe le Camere su una proposta del governo non importa obbligo di dimissioni». Do you know it, gentlemen? Ebbene, il rendiconto di bilancio, di cui i deputati peraltro hanno bocciato il primo articolo e non l’intero testo, è una proposta del governo. La cui bocciatura, parziale o totale, non comporta quindi obbligo di crisi da parte del premier, convinto di trovarsi di fronte ad un problema di natura "tecnica" e deciso a verificare e certificare ancora una volta l’esistenza della maggioranza nell’unico modo previsto dalla Costituzione, cioè con una votazione di fiducia.

Cari amici, dopo tutta questa bella pappardella che mi ha consentito comunque di ridicolizzare, punto per punto tanto Scalfari quanto tutta la sinistra, voglio chiudere il numero di oggi facendovi leggere questo estratto dal numero di ieri de La Stampa di Torino. E' una intervista all’On Roberto Ghiachetti del P.D.. Leggetela bene. Eccola, riportata in corsivo.

Roberto Giachetti è il deputato Pd che ha portato a casa la vittoria di ieri bluffando fino all’ultimo, per far credere alla maggioranza che i numeri dell’opposizione fossero più bassi. Com’è il metodo Giachetti? Puntando tutto sulla seconda votazione, ho chiesto a tre di noi di rimanere nascosti durante la prima. Poi, tra un voto e l’altro, ho preso la parola chiedendo alla presidenza la conferma di avere un’ora per il dibattito. Così gli altri hanno cominciato a uscire dall’Aula, convinti di avere un’ora di tempo prima del voto. Invece non avete parlato per un’ora, è stato aperto il voto e di colpo sono comparsi tre in più... Quando sei in minoranza devi usare altre armi che non siano la forza dei numeri, a volte rischiare. Queste astuzie le inventiamo io e il collega Quartiani, studiando nei dettagli il regolamento: per poterle realizzare ci vuole un gruppo compatto, che segue le indicazioni, e qualche kamikaze, come ieri Boccia, Rosato e Tocci che si sono prestati al gioco. Purtroppo non sempre funziona: ci avevamo provato anche sul processo breve, ma lì non è andata. Bersani e Franceschini cosa ne pensano? Bersani si fida ciecamente. Franceschini è la persona più ansiosa del mondo per cui a volte si spaventa. Talvolta ci ha anche detto di no, ma se accetta poi ci copre sempre.

Capito bene ? Proprio capito bene? Capito bene da che pulpito vengono le tante prediche di rispetto del Paese e della Costituzione? Non siete orgogliosi di aver mandato in Parlamento pensatori di questo calibro grazie al P.D.?

Roma giovedì 13 ottobre 2011

Gaetano Immè

martedì 11 ottobre 2011

PICCOLI UOMINI, GRANDI CONSIGLI


Fini e Scajola, il duo delle meraviglie” altro che “ Riva-Rivera “ degli anni settanta , fortunatamente per l’Italia contate quasi niente, altrimenti la nostra credibilità all’estero sarebbe seriamente e definitivamente compromessa e sai i rating e sai lo spread. Siete solo dei cattivi maestri del nulla, andate a nascondervi nell’ombra come ogni Giuda o Bruto che si rispetti, il tempo ( forse lo sapete ) è la migliore medicina, come la lontananza, che è come il vento e che fa dimenticare chi non si ama e chi non conta nulla. Come voi due..Siete talmente ridicoli da suscitare in me una infantile forma di tenerezza che non sentivo da quando i miei due figli erano bambini ed iniziavano a scimmiottare i grandi, proprio come fate voi .

Scajola era pure un Ministro e aveva, da fervente cristiano, una fede ferrea: credeva che le case le donasse Gesù Bambino, gratis. E non appena gli si presentò l’occasione, devotamente inginocchiato, si propose per beneficiare del dono divino. E quando poi gli umani gli chiesero come avesse pagato quel quartierino romano a due passi dal Colosseo, non se la sentì di confessare ai miscredenti umani di averla avuta in dono dal Figlio di Dio e rispose, bagnascamente parlando, di non sapere chi glielo avesse pagato e per dare forza contundente all'affermazione aggiunse che una volta scoperto l’incauto benefattore lo avrebbe addirittura denunciato. L’ignara anziana venditrice, che invece aveva incassato un bel mucchietto di milioni di Euro dalle mani di questi benefattori che di Divino non avevano proprio niente, se non la prontezza nel fare emettere dalla Banca assegni circolari intestati alla venditrice di importi inimmaginabili per noi poveri laici rispettosi, fu colta da malore sentendosi minacciata dal “ Pio ( nel senso romano di “ pjo, acchiappo tutto quello che me regalate ”) di Oneglia “ di aver compiuto un reato avendo concorso in quell’incauto beneficio.Ora dopo la fase miracolistica da santuario, Scajola pare  abbia avuto , come fosse passato per i Pirenei del Sud Ovest della Francia, dalle parti di Lourdes, la “ visione di D’Alema che , quale Sibilla “ alle orecchiette alle cime di rapa” , preconizzava la scossa “ , si è sentito “ un unto “ – come la toscanaccia “ fetta unta” - e vada così teorizzando un nuovo modo di agire politico: “la scossa”. Non quella dei fantini del Palio di Siena, ma quella degli arraffoni democristiani per di più anche liguri.

L’altro, il Fini in Tulliani , di case rubate ai proprietari e poi fraudolentemente svendute sottocosto ai suoi famigli se ne intende, come anche di vendite a compagnie panamensi o caraibiche , insomma a società sempre e rigorosamente off shore, molto di più di quanto conosca la Costituzione italiana. Occupa infatti , proditoriamente ed anticostituzionalmente, sbeffeggiando così un Capo dello Stato impotente e silente , una poltrona dove per essere nominato ci vogliono molto consensi. Per acchiappare quella carica , si narra che un tempo i necessari consensi li abbia trovati genuflettendosi , implorante e questuante, davanti a quelli che frequentava da oltre un decennio, gentaccia rozza intendiamoci, una caterva irriguardosa di puzzolenti longobardi guidati da un Liutprando di Ponte di Legno, una consorteria “ tutta soperchieria , tutta menzogna, ove ognuno è più ricco di un cencioso “ ma un esercito senza gli scrupoli ipocriti dei cattocomunismi, gente – diciamo la verità - che lo aveva tirato fuori dalla fogna nella quale era costretto a vivere fin dalla sua nascita, come una creatura di Victor Hugo, gente che lo aveva anche ripulito e che ne aveva fatto, insomma, sempre un topo di fogna , ma almeno ripulito. Poi, folgorato dalla minigonna pelo fica di una pulzella storicamente molto propensa a soddisfare , per tornaconto proprio e familiare, le voglie umane di anziani purché arricchiti anche se condannati penalmente , gli fu imposto dalla sua “ padrona” e dal sordo rancore contro chi osasse ricordare la storia di tale Elisabetta, di far crescere le fila degli oppositori dei suoi salvatori ed anche lui fu inserito nel coro dei devoti cantori dello “scandalo” e dei teorizzatore del “passo indietro”. Anche costui non ha avuto fortuna perché è finito rovinato, gli sono rimasti quattro portaborse a fargli da reggicoda ed è finito a fare la ruota di scorta di un peccaminoso figlio della Chiesa, un noto portaborse di Basaglia e di Forlani, che va predicando sia la devozione papale – ma convive senza matrimonio con una ricca progenie di razza padrona - sia l’esistenza di un terzo polo , quando da Copernico in poi è noto, nella Chiesa cattolica, che di poli ne esistono solo due.

Volevo ricordare ai due , in truffaldina società come “ il gatto e la volpe” della canzone di Bennato, che solo allocchi come Pinocchio potevano credere che i soldi nascessero sugli alberi, come le pere. Anche questi due ridicoli maestrini del nulla  ancora non hanno capito che prima si conquistano i consensi e poi si può chiedere di governare un Paese.

LA PAURA FA CENTOOTTANTA

Il P.D. è sconvolto dalla paura delle elezioni , specie fra i veltroniani che, in caso di elezioni anticipate, non avrebbero il tempo e i mezzi per mettere su una campagna elettorale degna di essere chiamata tale. Nel 2008 Veltroni e il suo neonato Partito democratico hanno sancito uno spartiacque epocale nella storia della sinistra italiana. Non era previsto, però, che il partito di Veltroni avrebbe avuto un risultato sull'orlo del risibile visti gli ingenti investimenti in persone e denaro che erano stati messi sul tavolo per battere Berlusconi. Alla fine, come in ogni partito che si "rispetti", il peso della sconfitta è ricaduto solo su chi aveva tentato il colpaccio. Ed ecco che Veltroni è stato additato,specie da D’Alema, come l'artefice di un clamoroso flop del nuovo soggetto politico del centro sinistra. All'indomani dell'elezione dei parlamentari ( molti veltroniani ovviamente) scelti rigorosamente a tavolino nel rispetto del tanto vituperato "porcellum" delle liste chiuse e compilate nelle segrete stanze delle segreterie di partito ( che coerenza, Bersani!), le cose sono cambiate radicalmente, ed è iniziata la sotterranea lotta al Walter. Soprattutto in vista di un'eventuale modifica della legge e della, ancora più vicina, eventualità di elezioni anticipate, i veltroniani sono coscienti che usciranno, per la gran parte dalle stanze del Potere, per tornare ad essere degli illustri ignoti della politica della strada e dei Circoli democratici. A richiamare all'ordine Veltroni, a metterlo dietro la lavagna , ci ha pensato ieri un suo collega senatore, in risposta alla proposta di Veltroni di aprire una fase di passaggio con un governo di transizione, per poi arrivare a nuove elezioni in un clima di ritrovata democrazia. "So benissimo che la prerogativa di sciogliere le Camere spetta al presidente della Repubblica ma sono assolutamente convinto che in questo Parlamento non ci sono i margini minimi per una svolta".

Lo dice Nicola Latorre, vicepresidente del Gruppo Pd al Senato, in un'intervista all'Unità. "Con il rispetto e la gratitudine dovuti a uno dei fondatori del Pd come Veltroni che evoca un governo alla Ciampi", ha aggiunto, "ricordo che l'elemento fondamentale che caratterizzò quell'esecutivo fu la ricostruzione di un patto sociale, l'elemento forte fu l'accordo del '93. Mi chiedo, allora, per fare solo un esempio: un'ipotesi di governo di transizione, in questo Parlamento avrebbe la maggioranza per abrogare immediatamente, come primo atto, l'articolo 8 della manovra?". La verità è che il Partito democratico non sarebbe pronto ad andare a elezioni anticipate, soprattutto perché al suo interno non c'è ancora una linea politica ben definita, che chiarisca una volta per tutte da che parte sta tutto il partito.

Ma la verità, l'unica per ora non confutabile, è che la leadership di Pier Luigi Bersani è messa in discussione, da Veltroni, dalla Bindi e da Parisi, per paura dell'alleanza a sinistra, che li potrebbe mettere in "imbarazzo".


UN PRIGIONIERO POLITICO, COME A TEHERAN.

Prigioniero politico. Alfonso Papa, il deputato su cui la Camera ha votato per l'autorizzazione a procedere (complice la Lega, ndr), ormai non ha motivo per rimanere in carcere. A parte che ancora non è stato definito in maniera puntuale il capo d'accusa per il quale è detenuto, la cosa che più fa indignare, è la completa mancanza di rispetto per la persona, il parlamentare e la Giustizia in genere. Fino a condanna definitiva, Alfonso Papa è ancora un Deputato della Repubblica, quindi meritevole, fino a prova contraria, del rispetto dovuto a chi ricopre incarichi di rappresentanza così alti nelle Istituzioni. In secondo luogo, l'atteggiamento dei pm napoletani ha tutto il sapore di una caccia senza quartiere al "nemico" politico. Papa ha reso noto inoltre di aver denunciato alla procura di Roma i pm napoletani che indagano su di lui. "Estorsioni, queste sì, vere e proprie nei confronti di un parlamentare sottoposto a custodia cautelare, presunto innocente, che si protesta innocente e rispetto al quale dovrebbe ripugnare a un magistrato serio la sola idea di attuare minacce o pressioni".È l'accusa che Papa, ha mosso ai pm napoletani in una lettera consegnata all'on. Silvano Moffa. Minacce e pressioni, aggiunge, "tendenti a barattare la libertà con compiacenti confessioni di cose false". Aspettiamo gli eventi nel merito, ma intanto, come per Silvio Scaglia, urliamo min faccia a questa Magistratura Napoletana: perché Papa è ancora in carcere? E perché Tedesco è libero?

PANEBIANCO E LE FALSE PREMESSE

Angelo Panebianco è un editorialista che merita la nostra stima. È pacato, è ragionevole, ciò che scrive è quanto meno plausibile se non del tutto condivisibile. Anche l’articolo di domenica scorsa non fa eccezione. Purtroppo sono discutibili le premesse. E da premesse infondate e false si ricavano solo conclusioni invalide. Come dicevano i romani, ex falso quodlibet, dal falso si può dedurre qualunque cosa. E se il “falso” di Panebianco appare , per essere buoni, in buona fede le sue evidenze sono assai discutibili.

Per cominciare, riguardo al referendum sulla legge elettorale, può darsi che ci si stia bagnando prima che piova. Il parere pressoché unanime dei maggiori costituzionalisti è che esso sia inammissibile, secondo tutta la giurisprudenza. Parlarne come di una certezza, se pure dopo avere accennato al giudizio della Consulta, è dunque fuor di luogo. Ma andiamo alle affermazioni più pregnanti. “Sappiamo che al governo non conviene il referendum”, scrive Panebianco. Ed è vero. Ma non è tutta la verità. Il referendum non conviene al Pdl, che è il maggior partito di centro-destra, perché vincendo perderebbe il vantaggio del premio di maggioranza; e non conviene al Pd, che è il maggior partito di centro-sinistra, perché vincendo perderebbe il vantaggio del premio di maggioranza. Ecco perché - al contrario di Di Pietro e di Vendola , che ne beneficerebbero - è stato così tiepido al momento di promuoverlo. Se alla fine il Pd si è piegato a sostenere l’iniziativa, è stato per ragioni di decenza: perché per anni ha sparato a zero su una legge che pure ha permesso a Prodi di non avere problemi alla Camera dei Deputati, con solo sei decimillesimi (0,06%) di voti in più rispetto al centro-destra ( 24.000 voti di maggioranza sui milioni di votanti, provare per credere). Il sì al referendum danneggerebbe il Pd almeno quanto il Pdl. Ed anzi, se si pensa che è dato per vincente alle prossime elezioni, il Pd più del Pdl.“L'insofferenza per l'attuale sistema elettorale è talmente diffusa nel Paese che la vittoria del «sì» sarebbe molto probabile”, scrive Panebianco. Perfetto. Ma è solo una colossale puttanata , un’insofferenza creata ad arte e dunque artificiale, alimentata da una campagna politica che dura da anni, costante e martellante. Si è voluto creare, nella nazione, l’idea falsa che una nuova legge elettorale chissà che cosa risolverebbe. Tanto che varrebbe la pena di buttare giù l’attuale governo e crearne uno diverso esclusivamente per varare una nuova legge. Ma non solo questo non è vero per nessuna legge elettorale (sono tutte necessariamente imperfette), ma addirittura nel caso concreto non esiste nemmeno un progetto unico e salvifico delle opposizioni. Non è un caso se la legge non è stata modificata neanche dall’ultimo governo Prodi.“La vittoria dei sì sarebbe un'altra sberla (forse definitiva) per il governo e la maggioranza, arroccati nella difesa dell'indifendibile”. Primo, caro sommo editorialista , che questa legge sia indifendibile, come scrivi e dici, fa parte di quella campagna costante e martellante di cui si diceva: in realtà la si è voluta com’è per eliminare l’instabilità dei governi e il voto di scambio. Secondo, non si vede perché definitiva, dal momento che i governi cadono solo quando c’è un voto di sfiducia. Terzo, sarebbe una sberla per il PdL ma anche e soprattutto per il Pd.

Dunque, la vera scelta sarà fra elezioni anticipate (ammesso che il presidente della Repubblica le conceda) e una nuova legge elettorale”. A Panebianco! Ma che stai a dì ! Il “dunque” è invece tutto da dimostrare. Dove sta scritto che il governo, pur di evitare la vittoria del sì al referendum, dovrebbe o votare una nuova legge elettorale o dimettersi e andare a nuove elezioni? Questi sono solo i desideri dell’opposizione e forse dell’editorialista, ma da Panebianco mi sarei aspettato più rispetto per il lettore e meno servilismo per chi giuda il guinzaglio che gli cinge il collo della sua intelligenza.Panebianco poi, ipotizzando un accordo tra Pdl e Udc, afferma che Casini “ha bisogno, per mettere in soffitta il bipolarismo, di eliminare il premio di maggioranza”. Ma questa è precisamente la ragione per la quale il referendum non piace né al Pdl né al Pd. E perché, caro Panebianco, la proposta dovrebbe divenire appetibile, se la fa Casini?Ma che stai a di?

Il sistema elettorale suggerito da Panebianco non è sbagliato, o non più di altri. È la premessa della necessità di una nuova legge elettorale, ad essere sbagliata. I dati di fatto sono molto più semplici e lineari: i governi cadono solo a causa di un voto di sfiduciain Parlamento, non per un editoriale sul Corriere della Sera o su Repubblica. E, carissimo Panebianco ed idee molto scure, se non c’è il voto di sfiducia, questo esecutivo arriva al 2013. Come vuole la democrazia e la nostra Costituzione. Se si sopprime il premio di maggioranza, la nuova norma danneggerà in primo luogo la “ governabilità” del Paese e dunque i due partiti che hanno la maggioranza relativa ciascuno nel proprio campo, il Pdl e il Pd, ma non nella stessa misura. Dal momento che il Pd è dato vincente, questo partito ne sarebbe danneggiato nelle elezioni del 2013 (o prima); mentre il Pdl ne potrebbe essere danneggiato nel 2018, quando Berlusconi, se sarà vivo, avrà ottantadue anni e il quadro politico sarà comunque completamente cambiato. Quoque tu Panebianco, fili mihi?

MA NON BASTANO LE DICHIARAZIONI DI CONSO E DI CIAMPI E DI SCALFARO?

Frugando nella propria memoria di pentito a piccole e bassotte rate mensili , Giovanni Brusca ha precisato la cronologia della presunta trattativa fra la disonorata società e lo Stato disonorato: prima non lo rammentava, ma adesso, pensandoci bene, il suo capo, l’altro disonorato Totò Riina, gli disse che lo Stato “si era fatto sotto” dopo l’assassinio di Giovanni Falcone e prima di quello di Paolo Borsellino. Correva dunque l’anno 1992, il mese di maggio. Fosse per me, uno che fa il collaboratore a piccole rate mensili , raccontando le cose a distanza di decenni, già avrebbe perso ogni beneficio. Le parole di Brusca peraltro non fanno che confermare il modo in cui noi sosteniamo che quelle tristi vicende si siano svolte , smentendo
l’omertà istituzionalizzata di chi si ostina a non prendere atto della realtà: se trattativa ci fu, iniziò, si sviluppò e si concluse durante il governo di Carlo Azelio Ciampi. Sempre Brusca, deponendo ieri al processo contro Mario Mori ( e già questo dovrebbe indurre tristezza: il mafioso che parla e il carabiniere sul banco degli imputati), ha aggiunto che fu Gaspare Spatuzza a raccontargli dell’attentato allo stadio Olimpico, nel quale sarebbero dovuti morire moltissimi carabinieri, in modo da consumare la vendetta mafiosa contro l’Arma, che non aveva rispettato i patti. Quali patti? Non lo dice mai nessuno. Ma facciamo finta di ragionarne: siccome la mafia era stata tradita ( promesse, d’ora in poi, non da marinaio ma da carabiniere) ecco che la mafia s’incazza e decide la strage. Ma il radiocomando non ti fa cilecca? Mannaggia, ma ti rendi conto che figura di merda per l’onorata società? Allora che fa la mafia ? Rimanda per caso di una settimana, per la partita successiva? Sposta l’esplosivo in modo che sia devastante, da un’altra parte? No, la mafia ci rinuncia, punto e basta. Si sono demoralizzati, i mafiosi hanno avuto una botta di depressione, gli è passata la voglia, preferiscono andare da qualche strizzacervello per curarsi. Insomma, da che dovevano fare una ecatombe di carabinieri a che si ritirano per sputarsi in faccia a vicenda, a darsele di santa ragione, a piagnucolare . Ditemi voi se esiste al mondo un solo minchione, oltre Pinocchio, disposto a credere ad una cosa simile?

Consulto il mio calendario e con esso la mia ricostruzione di quei fatti. . Falcone viene ucciso il 23 maggio 1992 . La trattativa era certamente nell’aria così come è difficile dimenticare chi erano quelli che avevano fatto fuori , che avevano emarginato Falcone, impedendogli di combattere la mafia: avevano i nomi di Luciano Violante, di Elena Paciotti, quelli di Magistratura Democratica. Poi, dice Brusca, la trattativa entra nel vivo, e i disonorati fanno saltare in aria Paolo Borsellino, 19 luglio 1992, due mesi dopo Giovanni Falcone. Anche lui, Borsellino, perdente, anche lui emarginato. I suoi avversari? Si trovavano tutti nella politica, ma anche nella Procura della Repubblica di Palermo. Morto Borsellino si provvede a mettere a tacere chi gli era vicino, a cominciare da Carmelo Canale, che da carabiniere integerrimo si fra tredici anni di processo come fosse mafioso. Quindi parte la stagione delle bombe messe ai piedi dei monumenti, secondo una condotta inedita, dato che i mafiosi non amano la cultura. Il tutto continua ma non fino a quando il telecomando maledetto non fa esplodere la bomba contro i carabinieri, ma fin quando il ministro della giustizia, Giovanni Conso, non revoca il carcere duro, per due volte in un anno , a circa trecento disonorati. Revoca avvenuta su sollecitazione del Dipartimento amministrazione penitenziaria, dal quale era stato allontanato Nicolò Amato, non gradito dal Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, per affidarlo ad Alberto Capriotti, voluto tenacemente da Scalfaro e ossequiosamente accettato dal governo Ciampi..

Nel 1994, quando queste faccende sono già chiuse, si fanno le elezioni e Forza Italia le vince. Dura poco, ma da quel momento la versione più gettonata consiste nell’assegnare ai vincitori il ruolo di referenti mafiosi, pretendendo di postdatare bombe e presunte trattative, facendo figurare i morti perdenti come eroici resistenti, ma cancellando il ricordo di chi li avversò. Ora se ne ricorda pure Brusca, le cui parole, però, non per questo smettono d’essere le parole di un uomo senza parola e senza onore. La giustizia ha bisogno di prove e la storia di ricerche che concilino fatti e razionalità. Quelli che noi abbiamo raccontato, da soli, sono fatti, non opinioni.

Roma martedì 11 ottobre 2011

Gaetano Immè