Gaetano Immè

Gaetano Immè

martedì 4 ottobre 2011

 CARA CONFINDUSTRIA……


Ieri sera niente cinema, a casa, per giunta a studiarmi il così detto “manifesto delle imprese”. Altro che Checco Zalone! Qui siamo alla comicità pura, veramente imbarazzante. Insomma, viene la voglia di chiamare la croce verde. Apprezzo e condivido solo la scontata e doverosa richiesta di alzare l’età pensionabile e azzerare quelle di vecchiaia. Nostro sempiterno cavallo di battaglia per ridurre deficit e disavanzo. E per adeguarci agli standard europei. Confindustria avrebbe fatto la sua discreta figura se gli industriali non avessero contribuito a cancellare lo scalone Maroni. Ma sono bravi ormai , tutti bravi a recitare la ipocrita piece del martire di turno. Santoro, Dandini, Ferrario, Gruber, Fazio, Garimberti, Lerner, ecc hanno fatto ripetizioni estive intensive agli industriali italiani. I risultati? Favolosi nella loro ipocrisia. Buoni per chi non usa il cervello proprio, ma si fa guidare da quello altrui. Tre anni fa, questa è la verità dei fatti, i nostri industriali, questa nostra massa di tanti Diego Della Valle, dettero ragione al governo Prodi-Damiano per abolire lo “ scalone Maroni” (costo per il Paese 9 miliardi di Euro l’anno) , così garantendosi la benevolenza “ appaltatoria” di quel Governo , mentre oggi chiedono a questo governo più o meno di reintrodurlo. Ci siamo? Qualcuno trova una logica in tutto questo? Boh!!!!

Fine della premessa positiva. Ma il resto è peggio, anzi, direbbe il grande Franco Califano, è solo noia.

La sceneggiata è cominciata con il cazzeggio degli industriali contro l’idea di Sacconi di eliminare certi privilegi ( molti in Italia confondono colpevolmente i “ privilegi” con i “ diritti acquisiti”) . Il “ diritto” deriva da norma di legge, non è “terra nullius” che va conquistata con qualsiasi mezzo. Così, rimango nell’orticello accennato, almeno per la durata del corso di laurea, la concessione di contarlo come periodo di lavoro è cosa ridicola, è degno di una Maria Antonietta ( quella che rispondeva, seccata, a chi obiettava che il popolo non aveva pane, “ che mangi le brioche”) è welfare da ricconi, è scialacquamento di denaro di altri, è Panariello nello spot della Wind, è ludi et circenses , è spettacolo, è similsocialismo, robetta per boghesucci rimpannucciati e mantenuti come papponi, non per veri lavoratori. Contadini, operai, muratori, carpentieri, gruisti, manovali, badilanti, falegnami, tirate fuori le vostre pergamene di laurea e fate valere anche voi -come tutti quei figli di papà che se la sono spassata quattro o cinque anni a studiare all’Università mentre voi vi sfondavate il culo con la fatica- questi diritti acquisiti del piffero. E loro a belare: ma noi li paghiamo quegli anni…..E ci mancherebbe pure che ve li dovessimo pagare noi!

Insomma , come hanno fatto con l’articolo 18, che in un tavolo di concertazione lo invocano e nell’altro tavolo di concertazione lo negano.

Ma chiedono, oh! Quanto sono bravi a chiedere questi industriali! Chiedono privatizzazioni per le municipalizzate. E allora perché non chiedono altrettanto per aziende che renderebbero ben di più come Poste, Fs, Enel, Eni ? Ve lo dico io il perché: perché in Confindustria siedono i loro proprietari. E perché fanno scena muta sulle Fondazioni che controllano le nostre banche? Per gli stessi motivi che ho detto prima. Vero Profumo, vero Passera, vero Capaldo, vero Della Valle?

Ma la richiesta più incredibile e disgustosa è la patrimoniale da sei miliardi annui sulle persone fisiche.

Vi faccio capire meglio, con parole crude, alla buona. Dunque imprese, banche, assicurazioni – capito di chi sto parlando, signori? - chiedono a noi, al popolaccio, un sacrificio per salvare il Paese. Come un Amato, come un Visco, come un Sergio Romano, come una Camusso, come un Capaldo, come un LCdM, come un MM qualsiasi. Che genialata! Che consorteria di pirati! Che banda di banditi da valico! E dietro di questi anche commercianti e artigiani . Bene, dicono i loro cervelloni- tipo Capaldo, tipo Amato - , basta una imposta sulla vostra casa, per tre anni, sul suo valore di mercato, un 15% e date l’obolo alla Patria ( nostra, coi soldi vostri) e risaniamo debito e deficit. Bravi. Bravissimi! Ho lavorato per quaranta anni , senza laurea, sono riformato e dunque neanche un annetto di anzianità in più a spese degli altri per servizio militare, ho pagato un mutuo per trenta anni, mi son fatto un mazzo così per pagarmi la casa e adesso devo ancora pagare perché voi avete fatto i debiti con l’universo mondo per comprarvi il consenso politico mantenendo tutto il mantenibile per trenta anni?

Questo governo in materia economica è vittima della “ porcata”, perché il premio di maggioranza spetta alla “ coalizione” e non, come dovrebbe, al partito maggioritario. Così come ieri Rifondazione Comunista con Prodi, l’altro ieri l’UDC con Berlusconi, oggi Bossi e la Lega Nord ancora con Berlusconi , non consentono di toccare le pensioni con i loro veti. Che c’entra Prodi? Che c’entra Berlusconi? E’ chiaro che le responsabilità sono delle norme istituzionali che ingabbiano qualsiasi governo, nulla o poco deriva da una Legge elettorale. Questo Governo, è vero, non ha abbassato le tasse, anzi le ha aumentate. Non ha liberalizzato. Non ha privatizzato. Ma se liberalizza, se privatizza, ecco i referendum abrogativi. Un disastro. Ma leggere simili baggianate dalle imprese è terrificante.

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E LA GIUSTIZIA

Possiamo far finta di credere che sia solo una sentenza, un semplice ribaltamento del giudizio di primo grado, passando dalla colpevolezza per omicidio all’innocenza. Arrivo fino a dire che la sentenza di Perugia potrebbe anche dimostrare che la giustizia italiana funziona e sa correggere da sola i propri errori. Poi però non posso che fermarmi. Perché se usciamo dall’ipocrisia e guardiamo in faccia la realtà, l’assoluzione di quei due ragazzi condanna il modo in cui sono state fatte le indagini ( dalla Magistratura ), il modo in cui s’è condotto il processo di primo grado ( dalla stessa Magistratura) e l’intero baraccone vergognoso del giustizialismo spettacolare ( aizzato dalla Magistratura stessa e dai media) , compresi i libri che hanno reso pure ricchi presunti e sedicenti esperti, che spero, da oggi, non siano mai più chiamati a svolgere alcunché a spese del contribuente. E poi, pone un altro quesito, al quale non si può rispondere svicolando. Perché questi due ragazzi hanno fatto quattro anni di galera? Chi paga ora i danni?

In quanto allo scenario globale, la giustizia italiana è già stata umiliata da francesi e brasiliani, che hanno sfrontatamente ed arrogantemente rifiutato di consegnarci un assassino. Agli occhi della stampa internazionale Amanda Knox , indagata straniera, è stata dipinta come un ostaggio intrappolato in una procedura ridicolmente kafkiana , della quale non si comprende la logica se non sotto un aspetto meramente persecutorio dell’indagato. Non si può dare torto agli osservatori stranieri che hanno sostenuto come la pubblica accusa di Perugia si dimostrasse più dedita ad affastellare tutta una serie di indizi senza mai riuscire ad attribuire ad uno solo di essi la dignità di incontrovertibile evidenza. Ma un P.M. non ha come compito costituzionale un compito quantitativo, non è retribuito a peso, a tonnellate di indizi, ma è incaricato dalla Costituzione di condurre in porto la sua accusa sempre nell’ambito di un “ giusto processo” da garantire anche all’indagato. Diciamocelo apertamente e francamente : se è vero che gli americani non possono darci lezione di diritto ( ma soprattutto a motivo della loro pervicace cocciutaggine sulla pena di morte) è anche vero la Giustizia statunitense è quella che in due soli mesi ha riconosciuto DSK “ non oggettivamente colpevole” del reato di stupro della cameriera del Sofitel restituendogli immediatamente libertà e passaporto ( e dove avviene questo in Italia?). Così vi è all’estero la convinzione che in Italia gli “indagati” vengono automaticamente trasformati in “ condannati” anche senza l’esistenza di prove certe che vengono sostituite da un confuso affollamento di indizi sparsi e mai probanti. Dunque, al netto dell’oscurantismo del dare la morte, comunque chi nasce e cresce in quel sistema di Stato di Diritto non può che sbigottirsi davanti a tante condanne italiane dove la prova non esiste, dove addirittura si può condannare qualcuno ( vedi, per esempio,Contrada) sulla sola base di dichiarazioni “ de relato” rese da pentiti senza aver trovato i necessari riscontri oggettivi. Insomma così come da noi consideriamo la giustizia musulmana indegna di un Paese civile e temiamo per la sorte di nostri connazionali sorpresi, magari, con una sigaretta di erba e che rischiano la vita, così dai Paesi occidentali viene vista la nostra Giustizia.

Una Giustizia che mette in mostra, però, le sue bramose “ convulsioni epilettiche” solo quando dà sfogo del suo libidinoso, inarrestabile e infruttuoso tentativo di condannare chi governa. E’ forse “bieco berlusconismo” sostenere che questa caccia all’uomo è incivile? No, al contrario, è grandemente barbaro far finta di niente. Nelle sue dichiarazioni spontanee la giovane imputata statunitense non si è difesa, ha accusato. Non ha cercato la “ captio benevolentiae” adulando e slinguazzando la Giustizia italiana. Le sue parole sono esattamente quelle di una persona cresciuta in un Paese libero, dove si condanna se le prove lo consentono oltre ogni ragionevole dubbio ( non intralciamo il discorso con il ricorso alla pena di morte, è altra cosa) che si ritrova a fare i conti con questo nostro buco nero tribale, o con una sorta di tribunale islamico, inquisitorio. Come i tanti italiani imprigionati nelle carceri mediorientali per qualche grammo di coca. L’imputata dice io mi sono fidata degli inquirenti, loro erano lì per difendermi, invece mi hanno usata e manipolata. Dice la nostra Costituzione all’articolo 111: “Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata”

Questo dovrebbe essere il compito del P.M. di turno, non solo acquisire indizi su indizi, non solo teorizzare svolgimenti ipotetici, non solo cercare e trovare prove di colpevolezza, ma anche riconoscere quelle a discarico. Invece, cosa dice il P.M. di Perugia: dice “condannateli, perché se li assolvete essi possono fuggire….”. L’idiozia intellettuale di un pandettaro ignobile d’animo e di mente. Perché chi è assolto è uomo libero, per “ non aver commesso il fatto”, non un probabile fuggiasco. Solo perché ne è convinto lui, il P.M, un P.M. Che si ritiene un Dio in terra. O un Marchese del Grillo ai tempi di Roma papalina di santa inquisizione, con annesse torture corporali. Vade retro, Satana!

Non è finita: la Corte di cassazione potrà chiudere il caso, ma potrà anche annullare la sentenza e chiedere un nuovo giudizio. Abbiamo voluto scopiazzare dalla formula americana, abbiamo stabilito che si può condannare solo in assenza di “ragionevole dubbio”? E come mai si può credere che il dubbio non sia ragionevole , se una corte, in un qualsiasi grado di giudizio, assolve gli imputati ? Noi riusciamo a demolire la ragionevolezza solo in base ad una finzione: chiamiamo “processo” l’insieme dei giudizi e , spesso, dei pregiudizi , per questo possiamo cambiarli all’interno del medesimo “processo”. Ai soliti cretini del codazzo islamico-giustizialista suggerisco di riguardare il film "In nome del popolo italiano" di Dino Risi, nel quale un
pretore d' assalto ( Tognazzi) , padre ideologico degli attuali pm d' assalto, distrugge e getta nell' immondizia la prova dell' innocenza di un imprenditore che voleva ad ogni costo condannare e che condanna ad impazzire in carcere. Aprite gli occhi italioti! Mettere l' Italia nelle mani di un Di Pietro, di un Vendola, di un Bersani, nelle mani della magistratura militante equivale a ripetere l' errore tragico che commisero i tedeschi mettendo la Germania in quelle di Hitler o Lenin in quelle di Stalin .

Era più che giusto quel che stabiliva la legge Pecorella: chi viene assolto non può più essere processato. Ne bis in idem. Figurarsi il tris! La Corte costituzionale provvide a chiudere questo spiraglio di civiltà. Molti, troppi, ne pagano le conseguenze. Spero che molto presto, siano loro stessi a pagarne il fio.


MA COME SI FA A FARE INDUSTRIA CON QUESTA CONFINDUSTRIA?


L’annuncio che la FIAT lascia Confindustria , che se ne va per conto proprio, è di quelle che scuotono i poteri forti italiani come fossero alberelli di olive da raccogliere. In Italia questo annuncio ha fatto crollare il titolo in Borsa. In America intanto, la stessa FIAT, sotto la Ditta Chrysler, sforna eccellenti dati sulle produzioni e vendite dei nuovi modelli. Tolto il grasso delle polemiche sindacali e confindustriali , la ciccia della questione è la seguente:a Torino si continua a produrre auto mediocri, a Detroit si fa l’opposto. Nella lettera con la quale FIAT annuncia a Confindustria la sua uscita dal consesso a far data dal prossimo 1 gennaio 2012, Marchionne indica chiaramente come causa di tale decisione l’accordo del 21 settembre scorso fra Confindustria e sindacati. Perché quell’intesa, afferma l’AD FIAT, mira solo a indebolire l’articolo 8 della recente manovra che incentiva e rafforza invece la contrattazione aziendale. Lo ho già scritto e detto: questo blog è favorevole a quella norma e quell’accordo inedito firmato tra Confindustria e CGIL mira esclusivamente ( ed aggiungo anche incomprensibilmente) , agitando il solito spauracchio della cancellazione dell’articolo 18 della Legge 300/75, a sabotare la disposizione del citato articolo 8.

Insomma, Marchionne con un “ diretto al mento” ha messo k.o. questa Confindustria marcegagliana che torna a tifare per il contratto unico voluto dalla CGIL. Ma lo fa annunciando un nuovo investimento a Mirafiori, come a dimostrare che la crescita economica si fa con i fatti e con gli accordi bilaterali piuttosto che con i “ diktat”del sindacalismo da secolo scorso. Da qualche decennio Viale dell’Astronomia pensa più ad entrare nella casta che alle politiche industriali. Prima LCdM , oggi Marcegaglia, è un assalto alle poltrone politiche a scapito della libertà economica. Con incorporato paradosso dal sapore tutto italiano: dove si va creando un ibrido accoppiamento fra le aristocrazie operaie e gli industriali para statali. Padroni ( di troppe aziende) ed operai ( usati da questuanti politici) si uniscono contro le forze sindacali riformiste. Le vittime predestinate di questa lotta ( per un ritorno all’antico, contro l’accettazione equilibrata del nuovo ) è il ceto medio italiano, il solito “ popolo bue”. Quello che sgobba, quello che mantiene il Mezzogiorno, quello che non evade, quello che s’è comprato casa coi sacrifici, quello al quale gli industriali chiedono pure tre anni di altri sacrifici con la patrimoniale.

La lobby di Confindustria sta annaspando perché con il decentramento sindacale sta perdendo il potere che aveva: per difendere e recuperare dunque i privilegi del tempo che fu, Confindustria finge d’allearsi con la CGIL che vorrebbe anch’essa ritornare ai bei tempi che furono, quando la CGIL comandava l’Italia e quando l’Italia era dominata dagli industriali congiurati nella Confindustria. Le corporazioni fasciste non muoiono mai.

Roma martedì 4 ottobre 2011



Gaetano Immè

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