Gaetano Immè

Gaetano Immè

martedì 11 ottobre 2011

DUE NOTIZIE CHE MERITANO REPLICHE ADEGUATE

Due notizie meritano attenzione, non le solite quisquilie di un Fini che lasciano il tempo che trovano. La prima notizia riguarda la Giustizia , la seconda invece riguarda l’On Avvocato Giulia Bongiorno e la sua apparizione a “ In ½ ora “ di Lucia Annunziata su RAI3.

La Giustizia

La Giustizia delinquenziale dei Lepore-Wooodcock e reggicoda.

Sabato scorso, nel silenzio pressoché generale della stampa e del circuito televisivo, è accaduto che il Procuratore di Bari, Dr. Pasquale Drago, ha depositato al GIP le sue conclusioni sull’inchiesta , nata a Napoli, passata poi a Roma e poi passata a Bari, sui rapporti fra Berlusconi, Lavitola e Tarantini. Le conclusioni del Dr Drago sono a dir poco clamorose: le cito per sintesi. Berlusconi non va iscritto nel registro degli indagati né tanto meno inquisito; non esiste alcun motivo che legittimi l’arresto di Lavitola. Anche se è bene aspettare la decisione del GIP sorgono già mille problemi. Resta tutta la mondezza, le mille intercettazioni sparate in prima pagina, le illazioni, le allusioni, quell’esercizio diffamatorio che sinistra e gli ex fascistoni spacciano per “ libertà di stampa”. Un’altra Waterloo per Woodcok? Non mi interessa un fico secco di quale fine faccia questa macchietta di Magistrato, questo tronfio individuo che “ si crede un Magistrato” così come Pippo “ si credeva bello come un Apollo e sorrideva come un pollo”. In un momento di crisi finanziaria mondiale, con i nostri titoli di Stato sottoposti, come tutti gli altri, alla speculazione spietata, c’è una Procura, quella di Lepore e di Woodcock che, senza averne alcun diritto, con fare assolutamente delinquenziale mette sotto false accuse il Capo del Governo, facendo così perdere credibilità e valore ai nostri titoli su tutti i mercati internazionali. E non è forse questo un reato penale? La domanda non è tanto e solo chi risarcisce Berlusconi, ma chi risarcisce l’Italia, per tutti i miliardi di euro che questo delinquenziale atto del duo Lepore-Woodcock ci è costato. Che cosa dice il capo del CSM su queste azioni illegali dei Magistrati? Fa come disse il Giusti? “ Che fai? Il nesci?” Non esce da nessuna bocca politicamente corretta che il duo Lepore-Woodcock e loro sodali andrebbero cacciati via, espulsi dalla Magistratura, per il loro comportamento che ha contribuito ad affossare l’economia del Paese, senza arrecare alcun danno a Berlusconi che, da questa storia, uscirà rafforzato come si usa per chi è una evidente vittima dell’arroganza e della prepotenza dei veri delinquenti?

La Giustizia sorda, muta e cieca

Il problema è che quanto è successo nel caso di Perugia avrebbe dovuto offrire uno spunto ai Magistrati tutti per riflettere su un processo che non è certo filato via liscio come l’olio e che ha invece dato la possibilità ai “soliti” americani di criticarci. Il vero problema, è stato che ancora una volta la magistratura ha voluto prendere le critiche sui magistrati che non pagano per gli errori che commettono (come tenere in carcere due ragazzi, Amanda e Raffaele, con semplici indizi di colpevolezza per quattro anni ) come un attacco alla categoria. Ipotesi che avrebbe dovuto richiamare i magistrati a qualche riflessione in più. Ecco quindi che subito è partita la solita difesa d’ufficio, prima per voce del vicepresidente del Csm, Michele Vietti, per il quale chi parla di errore giudiziario rispetto a una sentenza di appello che ha riformato la decisione di primo grado non conosce il funzionamento del nostro sistema che non a caso prevede tre gradi di giudizio. L’On. Vietti non si pone il problema principale che è quello di due ragazzi tenuti in carcere per quattro anni senza che esistesse prova regina che li facesse davvero ritenere colpevoli dell’omicidio. Questo è il vero problema egregio On. Vietti, non che l’ordinamento italiano si componga di tre gradi di giudizio, principio sbandierato come alibi per evitare di rispondere alla vera domanda. Ma come ? I periti ci vengono a dire che la Magistratura perugina ha fatto sbagli terrificanti , peggio di un Cimabue, nelle indagini e Vietti ci viene a raccontare la favoletta per bambini idioti che in Italia vi sono tre gradi di giudizio? E’ proprio vero quel detto popolare napoletano che dice “ il pesce puzza dalla testa”, riferito al CSM.

Ma c’era davvero bisogno che l’America o l’Inghilterra venissero a dirci lezione di civiltà processuale  , a dirci che il nostro sistema giudiziario funziona male? Ormai è inevitabile dopo il caso di Perugia, dove vi sono una vittima , cittadina inglese ed una imputata cittadina americana. Le inchieste ridicole che spuntano come funghi all’improvviso e che poi si rivelano il solito fregnacciume dei De Magistris, dei Woodcock, dei Lepore, parlano da sole, così come le guerre fra procure, o il procuratore di Bari Laudati che ieri ha parlato di gravi errori fatti dai suoi colleghi nella vicenda di Tarantini. Ieri, il procuratore di Napoli, che dovrebbe solo starsene zitto se avesse un briciolo di dignità, ha spiegato come ormai manchi, per la magistratura, solo l'accusa di omicidio visto che "ci imputano tutto”. Gli replico che “ siccome purtroppo non è possibile – figurarsi se in Italia sia possibile licenziare qualcuno! - eliminare dall’Ordine dei Magistrati gentaccia simile, che sia benvenuta , per evitare simili ridicole farse, anche una legge sulle intercettazioni. Perché se si continuano ad aspettare proposte e provvedimenti dal mondo delle toghe, si continuerà a vivere così. Da Paese del quarto mondo.

On. Bongiorno, le dispiace spiegarsi meglio?

Giulia Bongiorno, intervistata da Lucia Annunziata nella trasmissione su RAI3 “ In ½ ora” ha ribadito la sua contrarietà alla proposta del PdL della così detta “udienza filtro” con la quale Magistrati e Giudici sceglierebbero le intercettazioni attinenti il o i reati ipotizzati e quelle estranee, con la conclusione che queste secondo non devono mai essere depositate né tanto meno pubblicate. Ero molto curioso di conoscere le motivazioni della sua avversione e dunque ho ascoltato con molta attenzione la sua intervista, arrivando persino a rileggerla scritta da Internet. Superando il disgusto che provoca l’atteggiamento della Bongiorno che si crede una “ vittima” , che si sente “un martire” , Vi riporto le sue frasi salienti.
1. “Un Premier che è imputato o vive bene il suo ruolo da imputato oppure può vivere male il suo ruolo da imputato”;
2. “ mi sono dimessa da Presidente della Commissione Giustizia della Camera perché il testo( del ddl , ndr) è peggiorato perché Berlusconi si presenta a tutti con la faccia da garantista ma non lo è e lo dimostra”;
3. “ sono culturalmente contraria alla pubblicazione indiscriminata delle intercettazioni, ma il problema è che si spaccia per legge sulle intercettazioni una legge che non serve solo a limitarne gli eccessi”.

Mi fermo a queste frasi. Trovate voi in queste frasi una esplicitazione di quello che l’On Bongiorno avrebbe voluto o di quello che la Bongiorno avrebbe auspicato per questa legge? La prima frase è una emerita cretinata, una frase apodittica tipica dell’antiberlusconismo da strapazzo, quello da quattro soldi di un Bocchino o di un Tulliani. Peraltro senza alcun significato riguardo alla Legge sulle intercettazioni. La seconda mi pare peggiore della prima: tanto che mi pare suggerita da Travaglio in persona. Provo a ragionare sulla terza: se la Bongiorno è “ contraria” all’uso indiscriminato delle intercettazioni e se – come pare di capire – avrebbe voluto una legge che “ limitasse gli eccessi “ di quell’uso indiscriminato, perché non ha detto la sua proposta? Perché non ce la dice, invece di sparare frasi fatte? Perché non va bene che siano dei Magistrati – solo dei Magistrati – che stabiliscano quali intercettazioni si possono pubblicare e quali no? Chi altri, se non dei Magistrati, avrebbe potuto espletare , con la competenza e la responsabilità che simile compito comporta, una tale decisione? Urlare, dimettersi, fare scenate e sceneggiate serve solo per farsi pubblicità, per spacciarsi per “ martire”, a nascondersi dietro un facile alibi senza avere il coraggio di affrontare il problema. Forse perché ragionare con la propria testa è difficile quando si devono seguire gli ordini di un comandante, di un master and commander.

Leggo poi una sua intervista a Il Messaggero, nella quale afferma “Con la mia versione prevedevo che nell’udienza filtro avvenisse una cernita delle intercettazioni che poi potevano essere oggetto di pubblicazione. L’udienza filtro doveva servire per tutte le intercettazioni, salvo quelle che vengono utilizzate nella fase preliminare, nelle ordinanze di custodia o in altre» e finalmente intuisco qualcosa del bongiorno-pensiero. Che riassumo: libertà assoluta di pubblicare le intercettazioni che la Magistratura ha “ utilizzato” nella fase inquisitoria; udienza filtro per “ tutte le altre”. Domando all’esimio avvocato: e a che serve una legge simile? Resto in attesa di cortese risposta.

ANCORA SULLA COSTITUZIONE E SUL CORRIERE DELLA SERA


Un terzo dei giudici della Corte Costituzionale e un terzo dei membri del Consiglio Superiore della Magistratura sono eletti a scrutinio segreto dalle Camere riunite, con speciali quorum e speciali maggioranze. Si vorrebbe così fare in modo che siano scelte persone universalmente stimate e al di sopra delle parti. Si vorrebbe…….In realtà –dice e scrive Ernesto Galli Della Loggia – questo scopo, malgrado le speciali precauzioni, non è raggiunto. Aggiungo io: “ non lo hanno voluto mai raggiungere dal 1948 ad oggi” . Invece di nominare personalità universalmente stimate, i partiti infatti si mettono d’accordo e adottano il metodo della spartizione concertata. “Questa volta si vota per il candidato che hai scelto tu, chiunque egli sia; la prossima volta si voterà per quello che ho scelto io”. E la Costituzione va a farsi benedire. Oggi, 2011, l’editorialista finalmente si sveglia ( meglio tardi che mai ) e si indigna perché, mentre tutti notano e deprecano le “sparate” di Bossi contro quel supremo Testo, nessuno si accorge o si straccia le vesti per un obbrobrio che dura da sessantatre anni. Stavolta EGdL ha ragione, ha il mio appoggio , ma sempreché aggiunga che tutto questo vale anche per il Capo dello Stato. Solo che EGdL è sempre lui, quello che solleva un problema a metà e ne omette le necessarie conclusioni. Allora termino io quanto lui lascia incompiuto.

Un proverbio siciliano che non mi stanco di ripetere insegna: “Col dritto non fare patto, con lo storto non far contratto”. Cioè: col galantuomo non è necessario stabilire speciali norme e guarentigie, perché si comporterà comunque correttamente. Col farabutto invece neanche il migliore contratto ti proteggerà. In un Paese di furbi come l’Italia siamo invece tutti convinti che la norma scritta e particolareggiata ci salvaguardi. E infatti il nostro codice civile si compone di quasi tremila articoli. Per farci turlupinare dai tanti azzecca garbugli. In questo abbaglio sono caduti anche i padri costituenti. Hanno previsto che un terzo dei giudici costituzionali sia nominato dai magistrati – come se essi non avessero un partito, nel loro cuore, e a volte anche sulle loro bocche – e un terzo dal Presidente della Repubblica, come se costui non avesse, dopo una vita passata nelle istituzioni, le sue passioni politiche. Il risultato – soprattutto avendo avuto negli ultimi decenni solo Presidenti venuti dalla sinistra - è che oggi la Corte Costituzionale è sentita come un organo che fa una precisa politica di sinistra. Che il fatto sia vero o no, il danno è lo stesso: la sua legittimità nasceva dall’essere dedita solo all’applicazione della Costituzione, e ormai questa legittimità è andata perduta.

In politica le persone super partes non esistono. Galantuomini quanti ne vogliamo, ma l’essere super partes, in questo campo, significherebbe non avere idee. E chi, necessariamente, le ha, ne è influenzato più o meno gravemente. Se alcuni si spingono fino alla malafede, altri possono essere scorretti in perfetta buona fede. Oggi molti, nel centro-destra, sono convinti che la Corte Costituzionale abbia più volte agito aggirando la volontà popolare e superando i poteri del Parlamento, pur di dare ragione alla sinistra e farla vincere a tavolino, dal momento che aveva perso in campo. Ancora una volta: anche se non fosse vero, il danno sarebbe lo stesso. La finalità della Costituzione è stata azzerata e quella Corte, che doveva rappresentare l’imparzialità al più alto livello, è vista come un Sinedrio che realizza colpi di mano approfittando della toga.

All’andazzo non sfugge certo il Parlamento. La Costituzione ha avuto l’ingenuità di ipotizzare personalità super partes ma i parlamentari fra i loro molti difetti non hanno quello dell’ingenuità. E per questo, invece di farsi fregare da qualcuno che si proclama disinteressato, preferiscono piazzare un loro uomo, o almeno, quando questo non è possibile, sapere che è stato eletto un loro nemico.E c’è una considerazione ancor più generale. In una nazione tradizionalmente faziosa come l’Italia, in cui per un fiorentino è meglio un morto in casa che un pisano all’uscio, è inutile sperare in una superiore qualità di disinteresse, di competenza, d’imparzialità. Dunque è bene che qualunque decisione sia presa da un organo dichiaratamente politico, che almeno di quella decisione risponda agli elettori. Nessun Consiglio dei Saggi, nessuna Corte Costituzionale, solo un Parlamento che sbaglierà, e adotterà magari decisioni viziate di parzialità, ma lo farà alla luce del sole e, quanto meno, essendo legittimato dal voto popolare.

In Italia l’imparzialità è inverosimile, anzi un’utopia. Il massimo che si può sperare è che l’ingiustizia, invece di nascere dalla decisione di una lobby, corrisponda almeno alla volontà dei cittadini.

Roma lunedì 10 ottobre 2011

Gaetano Immè

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