Gaetano Immè

Gaetano Immè

giovedì 6 ottobre 2011

ERA ORA CHE QUALCUNO CAPISSE! RIFLETTERE SU AMANDA , RAFFAELE, MEREDITH E SULLA MAGISTRATURA ITALIANA!



Il “ circo mediatico” per Amanda? Una vera benedizione, una prima vera opportunità che l’Italia ha avuto per mostrare a tutto il mondo, specie all’America democratica, come qualcosa di molto serio non funzioni nella Giustizia del nostro Paese. Questo blog lo dice da sempre, lo ha scritto spesso quando la stampa estera ironizzava sulle vicende giudiziarie di Berlusconi. I grandi maestri dell’ironia però, si sono precipitati a Perugia , in forze, non appena hanno capito che veramente in Italia un innocente può finire condannato. E adesso che la cittadina americana Amanda Knox da Seattle, California, american dream’s land, fortunatamente per lei , è riuscita a farsi riconoscere ( ma da una giuria popolare sia chiaro, non dai Magistrati) innocente dall’ orribile reato ascrittole ; dopo che Amanda , come anche Raffaele, sono stati, innocenti, dentro un carcere per la bellezza di quattro anni; spero che tutti , ormai, all’estero – in America come in Inghilterra – ma proprio tutti abbiano capito come nella giustizia italiana, che ha ridicolmente scopiazzato il processo americano alla Perry Mason (senza prima riformare teste, coscienze e formazione degli uomini in toga adusi al vecchio rito ) siano “ rara avis” i Magistrati che si comportano come Mr. Cirus Vance Jr. Quel magistrato americano che – dovendo risponderne ai suoi elettori e dunque senza l’alibi di una stolta impunità assoluta, come avviene in Italia - ha fatto cadere le accuse contro Dominique Strauss Kaan non tanto e non solo perché “ non vi erano prove certe contro di lui” quanto – non lo dimentichi nessuno- perché chi lo accusava pur con elementi circostanziati ( conosceva la camera, conosceva le abitudini di DSK, conosceva gli orari ,ecc) non era credibile. In Italia con testimonianze vaghe, non riscontrate, ci hanno costruito sopra megaprocessi medioevali , dove il “ sospetto” diventava “prova” . Chiedere a Andreotti, a Mannino, chiedere agli eredi di Tortora, ma anche a Sofri Adriano , a Silvio Berlusconi , imputato per ventisei volte e già assolto per venti e, per terminare, anche, mutatis mutandis, a tale Massimo Ciancimino Jr. Ora avete toccato con mano anche voi , dear friends, come la Magistratura italiana compia investigazioni pasticciate e ridicole, piene di teoremi simili a romanzetti gialli scritti con inchiostro simpatico, con scelte investigative caparbie ma distorte, al limite dell’illecito e quanto meno al limite dell’incostituzionale ( se si ha riguardo all’articolo 111 della Carta ) e come poi istruisca processi semplicemente grotteschi, come quello contro Amanda e Raffaele in primo grado. Perché come noi, voi non l’avete bevuta la terrificante cialtronata di quel P.M. di Perugia il Dr. Giuliano Mignini , per il quale l’assoluzione dei due ragazzi in Appello è la prova “ che il nostro sistema giudiziario è il più garantista di tutti, forse anche troppo”. Perché il Dr Mignini non ci spiega quale sia questo “ garantismo” che ha consentito che due innocenti marcissero in carcere per quattro anni ? Perché non lo va dire agli eredi di Enzo Tortora? Perché non lo dice ad Adriano Sofri che di galera s’è fatto quindici anni più i domiciliari perché “ doveva essere un assassino” per i benpensanti dell’epoca e per i suoi Magistrati “ speciali”, perché “ doveva aver dato un mandato ad uccidere che non è stato mai dimostrato che abbia dato”. Sofri “ non poteva non sapere”, teoremi allucinanti, indegni di un Paese civile ma degnissimi di una Magistratura inquisitoria che si avvale di simili idiozie per condannare ed uccidere persone altrimenti innocenti. Sofri da una parte, ma anche Moroni, Gardini dall’altra e, sullo sfondo, sempre un P.M., un Di Pietro. I Mignini e i Di Pietro possono parlare come pare loro perché sanno bene di essere dei veri e propri “ irresponsabili”, non solo perché i Magistrati non pagano, unici al mondo, per i loro errori, ma anche perché proprio il caso della vostra connazionale Amanda Knox ha dimostrato la “ irresponsabilità “ totale e ignobile di togati che condannano a ventisei anni con la stessa faciloneria con la quale vengono poi svergognati da una giuria popolare .

In Italia si può essere rinchiusi in carcere non solo per quattro anni, ma anche per molto più tempo: sedici, diciotto, venti, pur essendo innocenti, e chi sa se non di più, se non arriveremo ad una seria e profonda riforma della giustizia.E, a maggior beffa del detenuto riconosciuto innocente, nessun magistrato risponde per aver abusato di tanta parte della vita di un cittadino. Il Csm, poi, anziché adottare provvedimenti contro questi magistrati che prendono a pedate la legge e la giustizia, quando non tace, li promuove, come a farsi beffe della nostra democrazia e della libertà. Se è vero che contro Berlusconi la magistratura dimostra un particolare accanimento, è anche vero che questo accanimento finora si è basato sul nulla. Come si fa a negarlo davanti a 20 assoluzioni su 26 processi? Proprio come la sentenza di primo grado che aveva condannato ingiustamente Amanda Knox e Raffaele Sollecito.

Sono anni , esattamente dal 1994, che grido ai quattro venti che la questione della giustizia , la questione dei magistrati che fanno politica , dei magistrati che creano , più o meno fantasiosamente, investigazioni “ contra personam”, contro Berlusconi, un loro “nemico politico” non uno accusato e denunciato da parti lese ( avete fatto mai caso che Berlusconi non è stato mai denunciato da nessuno e che si è trovato 26 procedimenti penali sul groppone solo dietro attività ispettive iniziate “ dopo” la sua vittoria elettorale del 1994? ), è la questione, il problema che più sconquassa questo Paese. Ora avete provato tutto questo sulla pelle di una vostra compatriota americana, spero che vi svegliate e che non vi limitiate più a leggere le amenità di Repubblica, del Corriere della Sera, de Il Fatto o quelle che dicono in televisione opinionisti prezzolati o ignoranti. La giustizia italiana ha dimostrato di essere indegna di un Paese civile, ha dimostrato di essere da paese Borbonico o, meglio, da Paese sottoborbonico.

Una parola, infine, per la famiglia della vittima. Si può capirla se ha provato disgusto e dolore per l’assoluzione dei due imputati, intervenuta pare con formula piena. L’omicida della loro figlia è stato riconosciuto nella persona di Rudy Guede, che sta scontando in carcere la pena. Ma costui è stato condannato non perché avesse lui ucciso Meredith, ma perché “ ha concorso” al delitto. Allora, Signori Magistrati inquirenti, chi sono gli altri colpevoli? Chi avete indgato oltre ad Amanda e Raffaele? Chi? Giustizia impone che se non ci sono a carico di un imputato prove incontrovertibili che ne determinino la colpa, questi deve essere assolto. Così è stato per Amanda e Raffaele e l’indignazione di parte della folla che era radunata fuori del palazzo in attesa della sentenza, è una schifezza degna giusto di un Di Pietro.

Inoltre, la sentenza sollecita anche un’altra riflessione, attualissima in un periodo in cui gli arresti preventivi sono ordinati con troppa facilità e disinvoltura: se non ci sono prove sicure di colpevolezza, si possono tenere delle persone in carcere? Credo che solo una mente malata possa rispondere di sì.

Spero che quello che è successo ad Amanda e Raffaele possa servire per dare una bella sveglia ai troppi che ancora credono nelle favolette raccontate da falsi guru prezzolati.


IL TENENTE INNOCENZI , BADOGLIO ED EISENHOWER , MA NEL 2011

Era il Tenente del film “ Tutti a casa”, interpretato negli anni settanta da un favoloso Alberto Sordi, che l’8 settembre di quell’anno famoso guidava il suo plotone per rientrare in guarnigione, cantando allegramente “ ..mamma ritorno ancor nella casetta…”quando un battaglione di soldati tedeschi – che erano gli alleati degli italiani – li prese a fucilate. Ricordo la frase del Tenente Innocenzi che, col telefono da campo, farfugliò al suo superiore “ Signor Colonnello, gli americano si sono alleati coi tedeschi che sparano sugli italiani….”. Una folgorante rappresentazione della meravigliata confusione di quei combattenti messi fuori della logica dall’annuncio di Badoglio. Così immagino la confusione nella testa di imprenditori, artigiani, commercianti, opinione pubblica, sindacalisti riformisti che, una sera, sempre di Settembre, ma dell’anno 2011, accendono la televisione e vedono la CGIL e la Confindustria baciarsi in bocca, lingua a lingua, firmare insieme un documento contro il Governo, per abrogare – altro che mitigare – l’articolo 8 del pacchetto di misure anticrisi varato dal CdM e svariate volte sollecitato persino da Napolitano. Come il povero Tenente Innocenzi, molti avranno pensato sbigottiti che i tedeschi della Confindustria si erano fidanzati con gli americani della CGIL per abbattere il Governo Berlusconi che voleva rendere meno rigide le relazioni industriali , come poi richiederà la famosa lettera della Commissione europea del 5 agosto 2011.

Marchionne non è italiano e dunque non è tipo da farsi menar per il naso dai “ maitre a penser”; ha capito subito che in quel giorno di Settembre 2011 c’era un Badoglio che , smessi i panni da generale di Corpo d’Armata, aveva indossato le gonnelle della Marcegaglia e che c’era anche un Generale Eisenhower che era rinato nelle sembianze umane di una Camusso e, messa da parte la sorpresa, ha subito fatto sapere, con inusitata chiarezza e prontezza , che non accettava che la Confindustria si alleasse con quel sindacato per rimettere in discussione accordi già stipulati, firmati e convalidati dal referendum dei dipendenti. Cosa altro poteva e doveva fare Marchionne se non mandare a quel Paese l’organizzazione degli imprenditori che , anziché sorreggere ed incoraggiare lo sforzo della propria associata FIAT per far conservare all’industria automobilistica italiana un ruolo importante nella produzione delle auto, si mette a far comunella, a fare culo e camicia con i Landini e con le Camusso per farla fallire ? Altro che “ Tutti a casa!”, qui siamo al ridicolo all’ennesima potenza.

Come tutti coloro che sostengono scelte ed idee sbagliate e che quindi non trovano consensi in una discussione civile, anche la Confindustria della Marcegaglia fa l’offesa e crede di imporsi , imitando la nuova amica del cuore, la CGIL, arroccandosi in un corporativismo concertativo che riporta indietro le lancette del tempo di un secolo. Eppure era la stessa Marcegaglia che , sempre da Presidente della Confindustria, nel 2009 aveva dichiarato pubblicamente di avere come obiettivo strategico della sua presidenza la rimozione di un totem: quello del contratto unico nazionale. Era , è vero, un problema che praticamente non interessava il novanta per cento della sua base, composta da piccole imprese “ nanizzate ” dall’articolo 18 dello Statuto del ‘75, quelle insomma con meno di 15 dipendenti. Ma è altrettanto vero che dopo la FIAT s’è aperta una paratia stagna nell’elenco degli associati della Confindustria della Marcegaglia, dalla quale fuggono in molti. Dalle Cartiere Pigna, a Guidi, all’indotto FIAT, l’8 settembre della Marcegaglia /Badoglio segna lo sgretolamento della storica rappresentanza degli industriali italiani. Il significato di tutto questo ha una chiara lettura: L’industriale veramente “ privato ” abbandona la Confindustria la quale diventa “schiava” di associati di riferimento pubblici: aumenta dunque il peso di ENI, Enel, Finmeccanica, Poste, ecc, tutte aziende con la partecipazione maggioritaria del Ministero dell’Economia. E’ la “ maledizione di Viale dell’Astronomia” come quella di Montezuma: chi governa gli industriali viene colpito dall’impellente smania di farsi strada in politica. Ma chi fa politica non fa sindacalismo, fa solo gli “ affari suoi”, punto e basta. E gli industriali “ veri “, quelli come Brugola, come Marchionne, come Guidi vogliono fare gli industriali, non gli iscritti al partito politico dei Cordero e delle Marcegaglia.


ANCORA LA QUESTIONE MONDADORI CIR !

Nessuna voglia di rimettere le mani sulla vecchissima questione ( risale agli anni ’80 e si trascina ancora!) Mondadori – CIR, né di parteggiare per l’una parte o per l’altra. Ma l’esposto che la Mondadori ha depositato presso il Ministero di Giustizia e presso il Procuratore generale della Cassazione contro la sentenza della Corte d’Appello di Milano sui famosi 560 milioni di Euro che la stessa Mondadori ha già pagato alla CIR di Carlo De Benedetti, merita qualche veloce e puntuale riflessione per le parti . Non intorno ai “ massimi sistemi”, né intorno alla lunga sua storia, non sulla politica ma- come si dice a Roma – “ tera tera”.

La Corte D’Assise di Milano è composta da tre membri e non capisco come sia potuto accadere che tutti e tre questi Membri, peraltro tutti alti Magistrati, non abbiano compreso che la sentenza della Cassazione (sulla quale si basa la loro sentenza “ contro “ Fininvest ) portava invece ad una conclusione assolutamente favorevole a Fininvest. Non importa se “ quella sentenza” sia riportata totalmente o parzialmente, quello che importa è quello che la sentenza della Cassazione afferma. E quella sentenza, con quel numero e di quella data, afferma che la Fininvest doveva aveva ragione. Altra cosa che non riesco a capire è come mai Magistrati così esperti nello stendere la sentenza contraria alla Fininvest ( l’avranno riletta almeno cento volte credo!) riportano quella sentenza della Cassazione ma , guarda caso, omettendo proprio quelle due righe le quali avrebbero invece dato ragione alla Fininvest. Mi fermo qui per galantomismo e per garantismo.

Per la CIR ( e per i suoi fans). Non riesco ancora a capire come mai, quando nel lontano 1991 la Corte D’Appello di Roma annullò il “ Lodo Mondadori” dando torto alla CIR , la CIR stessa non impugnò quella sentenza davanti alla Corte di Cassazione, come impone il codice civile e di procedura civile italiano. Come non capisco come mai la stessa CIR , una volta condannato definitivamente il Giudice Metta , che era uno dei tre giudici del Collegio, non abbia richiesto l’annullamento di quella sentenza , la “ revoca” di quella sentenza, la sola via che la legge italiana impone di seguire per raggiungere quell’obbiettivo. Proprio non lo capisco.

Per i pochi ma buoni che ragionano con il proprio cervello.

Fabio De Pasquale il P.M. di Milano per il “ processo Mills” sforna una interpretazione della decorrenza della prescrizione del reato di corruzione tutta particolare, dove il reato non decorre dal momento in cui il corruttore corrompe il corrotto, né dal momento in cui il corruttore paga al corrotto il corrispettivo della corruzione. Ma da quello in cui il corrotto “ spende ” il prezzo della corruzione. Tesi a dir poco stravagante che mi lascia molti dubbi perché ( un solo esempio per tutti ) se il corrotto non spende in vita sua quei soldi, i suoi eredi potranno tranquillamente godere di quella refurtiva per il semplice fatto che la responsabilità penale è personale. Ma questa inusitata tesi serviva solamente per allungare i tempi della prescrizione del reato che lo stesso De Pasquale ha imputato a Silvio Berlusconi per l’ipotizzata corruzione di Mills.

Ilda Boccassini è il P.M. di Milano per il processo a Silvio Berlusconi per Mediaset, per le pretese tangenti. Il P.M. ammette tutti i testi dell’accusa ma esclude buona parte di quelli della difesa. Perché ? Perché si avvicina il termine della prescrizione.

La Corte D’Appello di Milano condanna la Fininvest, la più recente, ma sulla base di una sentenza della Suprema Corte di Cassazione che viene interpretata in senso diametralmente opposto a quello che questa sentenza afferma.

Sbaglio se mi viene il sospetto che quando c’è di mezzo Silvio Berlusconi la Magistratura ricorre ad interpretazioni del tutto e sfacciatamente “ contra personam”?



PIRANDELLO O KAFKA? NO! SOLO LLA BONGIORNO

Ma come diavolo si fa ad  essere garantisti a Perugia e forcaioli a Roma? Come può la Bongiorno battersi  come  un leone  per chiedere ed ottenere l'assoluzione di due ragazzi Raffaele (e di Amanda) e poi fare tutta questa sceneggiata degna di un Bocchino qualsivoglia  sulle intercettazioni perché la maggioranza vuole impedire lo sputtanamento indiscriminato delle persone prima di una udienza che filtri il materiale raccolto per via telefonica dagli inquirenti? Ma la coerenza è sparita da questo mondo? Insomma, difendere Raffaele a Perugia significava lottare contro tutta una serie di indizi , alcuni dei quali costruiti ad arte, altri addirittura sbagliati ma che nel loro insieme "indiziario" insieme alla loro diffusione mediatica avevano raprresentato Raffaele Sollecito come un bambino viziato che per seguire la sua Amanda in giochi erotici aveva ucciso anche Meredith. Significa ed ha significato sbattere in faccia alla giuria, ai telespettatori, ai lettori , a tutti gli italiani il fatto che tutte quelle chiacchiere che stavano per bollare Raffaele come un mostro erano solo chiacchiere , perchè alla prova dei fatti nella stanza dove Meredith era stata uccisa di Raffaele non v'era una traccia. E dunque battersi per far riconoscere l'estraneità di Raffaele rispetto a quel delitto ha un solo significato: che tutte le dicerie, tutti i si dice, tutte le ipotesi suggestive ipotizzate come teoremi che seducono spiriti succubi non contano nulla davanti alla verità, anche se ridotta ai minimi termini. Questo è come dire: si rispettino i fatti, non si propalino chiacchiere e maldicenze. Questo a centoottanta chilometri da Roma, a Perugia, davanti ad una Corte D'Appello. Poi durante il viaggio per Roma, l'Avv. Giulia Bongiorno si strucca , sveste la toga forense e si maschera da deputata del FLI. E, subito, senza soluzione di continuità, si trasforma in una forcaiola peggio di Di Pietro. On. Bongiorno, stia bene con Fini e con suo bel partitino dell'unovirgolaqualcosapercento.

Giovedì 6 ottobre ’11

Gaetano Immè

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