Gaetano Immè

Gaetano Immè

lunedì 3 ottobre 2011

LA SCHIERA DEI DEDITI AL SERVO ENCOMIO ED AL CODARDO OLTRAGGIO


Il Presidente della Repubblica , Giorgio Napolitano mi ha proprio stancato ed anche molto seccato ed infastidito: è uscito dal seminato costituzionale, ha infranto il dettato dell’articolo 87. Lo sanno tutti, anche gli ipocriti che fanno i vaghi.

Ha interpretato un ruolo tutto politico, e non va bene per niente. Certo che il Paese cresce unito, ma è già unito , ma di crescere – anche se unito magari forzosamente - non ne vuole proprio sapere. Allora? Se forse lo separiamo, cresce? . Certo che le fanfaluche separatiste sono delle bischerate, c’è chi lo ha sempre sostenuto (come questo blog ) e chi, invece, si regola secondo convenienza. Come quel ministro degli interni del 1997, quando la Lega fondò il Parlamento del Nord. Vi ricordate ? No? Ve lo ricordo io. All’epoca la Lega era una “costola della sinistra” ( D’Alema dixit) e la sua separazione da Berlusconi assicurava la vittoria a Prodi, e al suo ministro degli interni. Che non usò neanche per sogno i toni perentori ed eccessivi che usa oggi . Era uno che si chiamava Giorgio Napolitano. E’ lo stesso Giorgio Napolitano piazzato ora sul Colle. Continua imperterrito a fare politica , ma lo fa anche come un cieco. Oggi Napolitano reagisce in modo opposto a quanto accadde all’inquilino del Quirinale nel 1997. Ossia, Napolitano difende l’unità d’Italia e ammonisce pesantemente Bossi. Sembrerebbe che questa volta il capo dello Stato rimedi al silenzio del 1997 e recuperi una situazione che non fece onore al suo predecessore.

Ma attenzione. Le due vicende hanno un comune denominatore. Si chiama Bossi. Nel 1997 Bossi faceva comodo per puntellare il governo Dini, caro a Scalfaro, e nato contro Berlusconi. Oggi Bossi è invece alleato di Berlusconi.Le strategie dei due presidenti, dunque, coincidono. Nessuna differenza. Difendere Bossi con il silenzio scalfariano andava contro Berlusconi, e oggi attaccare Bossi, sempre sul punto della secessione, è ancora una volta andare contro Berlusconi. I due ( peggiori) presidenti della Repubblica perseguono dunque lo stesso fine, non vi può essere alcun dubbio. E la cartina di tornasole è rappresentata dalla diversa collocazione di Bossi nelle due vicende, allora era utile a Scalfaro e perciò da lui difeso con il silenzio; oggi è utile a Berlusconi, e perciò attaccato.

Napolitano, per esempio, parla del federalismo e dice che esso è deprecabile per lo Stato unitario. Bravo. Ma perché tutto questo non lo ha mai detto quando la sinistra varò la riforma del titolo quinto della Costituzione? Ora anche la Confindustria s’è accorta che quella robaccia va cambiata. E fu cambiata, con il concorso della Lega, ma poi fu abrogata, cadde, perché si volle il referendum, perché la sinistra lavorò per affossare la riforma. Napolitano che fai, fai il distratto?

Certo che questo sistema istituzionale è penoso, lo dico da una vita . Abbiamo da sempre scritto e detto che il premio di maggioranza è incompatibile con questa Costituzione e che su di esso resta pur sempre il marchio e la puzzetta fascista di Acerbisl l’inventore abruzzese . Ma fu proprio quel premio che consentì l’elezione di un certo Presidente della Repubblica , espressione di una minoranza elettorale: di Giorgio Napolitano. Allora andava non bene, ma benissimo, vero? Infatti tutti muti. Ma costui non è il mio né il nostro Presidente, ma solo il “ loro Presidente “ e non se ne può più della sua ipocrisia imperante, della sua storia politica, dell’ossequio monarchico e sabaudo che lo circonda: quello che Napolitano ha fatto a Napoli non sarebbe stato consentito neanche ad un re, neppure quando era ancora vigente lo statuto albertino.

Dicono che ci sono precedenti. E’ vero, ma non è una buona ragione. A meno che non si voglia sostenere che va cambiata la Costituzione. Concordo. Ma se si dice che la Carta è sacra ed intoccabile e poi la si calpesta, allora no. Proprio no. Napolitano ha detto: il sistema elettorale dei comuni ha funzionato. Vero, ma la sua versione nazionale si chiama presidenzialismo. O premierato. In ogni caso, consegnare agli elettori la facoltà di scegliere chi guiderà il potere esecutivo. E’ questo che si vuole? Sarebbe ragionevole, sarei anche d’accordo, sarei anche pronto alla discussione, ma va detto chiaramente, consapevoli delle conseguenze che vuol dire riscrivere la Costituzione.

Singolare e degno di un Guglielmo Giannini degli anni cinquanta il “papello” che lo stesso giorno Diego Della Valle ha pubblicato sul giornale di cui è azionista, il Corriere della Sera. Il marchigiano ripulito, l’amico del cuore di Mastella e suo sostenitore, scrive una serie di scontate ovvietà, senza neanche dire quello che dovrebbe. Dice, dice, dice le solite scontatezze, dice quello che oggi moltissimi dicono, anche e sopra tutto nei bar di periferia e nelle osterie piene di avventori avvinazzati, che la casta…, che i politici…., che è ora di….. Scontatezze , luoghi comuni, frasi apodittiche, tono trinariciuto e tonitruante, si ma….E allora ? Se i politici fanno schifo, se gli industriali fanno ribrezzo, insomma se questo è il quadro (e questo lo è, più o meno), qual è la via d’uscita che il “ marchigiano ripulito” suggerisce? Non lo dice , perché non la sa neanche lui. Quanto ci piace parlare , a noi italiani!!!!! Ma “ Dagostrunz” (pochi sanno e ricordano le sue liti con Roberto D’Agostino )– alias Diego Della Valle, alias “ So Dieco e te spieco” – stia sereno, glielo suggerisco io: la via d’uscita non può che essere la riscrittura delle Costituzione. Altrimenti resta il suicidio nazionale oppure un governo non votato da nessuno.

Cioè , come dire, in tal caso, che l’opposizione sta per sovvertire l’ordine costituzionale democratico con l’appoggio di Giorgio Napolitano, del Presidente della Repubblica Roba da messa sotto accusa del “ simil-migliorista “. Cambiare le istituzioni può servire a restituire alle istituzioni una verniciata di dignità se si opera il modo che il suffragio popolare serva ad indicare chi governa ma si deve anche consegnare ai vincitori un potere reale, non il nulla, non il vuoto di questa Costituzione odierna. Naturalmente con tutti i necessari contrappesi. Serve insomma il sistema presidenziale o semi presidenziale. Credo sia giusto incamminarsi, anche in fretta, su questa strada, ma è bene muovere il passo evidenziando la necessità e individuando la sede costituzionale , piuttosto che dire amenità e scontatezze con rabbia cieca che non serve a salvare questo Paese ma solo a disordinare i capelli di qualche scarparo marchigiano. Berlusconi passerà come “panta rei”, la vita prosegue, “ the show must go on”, ma queste copiose dosi di arsenico sparse dagli Zagrebelsky, dagli Scalfari, dalle Spinelli, dai Mauro, dai Galli della Loggia, dai Mieli, dai De Bortolis ecc, non saranno smaltite presto, ma resteranno in circolo, rendendo impossibile non solo questo, ma qualsiasi altro governo. E’ il viatico verso una qualche “ presa del palazzo d’inverno”. Quando un Paese è ingovernabile( come lo era l’impero degli Zar nei anni diciotto ed il nostro era negli anni venti ) qualcuno pensò di uccidere gli Zar, qualche altro decise di andare a piedi a Roma, tutto per ristabilire un ordine, ma quello loro., sono tornati i Guelfi e i Ghibellini, i Capuleti ed i Montecchi , i terroni e i nordisti, i meridionali ed i settentrionali ed anche i Fratelli De Rege. L’Italia è divenuto un Paese, spesso ridicolo, di gente , quasi sempre ridicola , che si odia ridicolmente , pronta a tutto per cancellarsi, per sopprimersi a vicenda. Se ci fosse ancora un po’ di midollo nella spina dorsale delle culture votate al servo encomio e al codardo oltraggio, non sarebbe il caso di fermare tutto e di ricominciare?

lunedì 3 ottobre 2011

Gaetano Immè

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