Gaetano Immè

Gaetano Immè

domenica 27 novembre 2011

NAPOLITANO ASSUME, SENZA TITOLI, IL COMANDO DEL PAESE. MA SE ANCHE UN SOLO SUO PROGETTO FALLISSE NAPOLITANO DEVE ESSERE CACCIATO DAL COLLE.




Credo sia ormai arrivato il momento di parlare chiaro e, in nome della sacra “ libertà di pensiero, di stampa e di informazione” invocare come sia ormai non solo necessario ma addirittura indispensabile ed improcrastinabile che gli addetti alla “ salute pubblica del sistema istituzionale democratico italiano “ somministrino al Capo dello Stato una consistente dose di Valium per sedare il suo imbarazzante stato di “sovreccitazione da potere “ che lo fa sentire come fosse l’Imperatore dell’Italia invece che il suo Presidente della Repubblica. Temo che da un momento all’altro se ne esca con un bel “ l’état c’est moi” che, come è ben noto ai suoi lacché politici ed ai troppi leccapiedi della grande stampa genuflessa ed ipocrita , è l’essenza della “ mejo democrazia” alla Bersani, alla Bindi, alla Letta, alla Scalfari, alla Di Pietro, alla Vendola . E’ fin troppo evidente come questo Presidente della Repubblica violi apertamente la Costituzione ed i compiti precisi al suo Ufficio assegnati dalla Carta quando si fa artefice e promotore- e dunque non notaio ma giocatore politico - non solo di un Governo diverso da quello eletto dal popolo senza ricorrere al voto popolare ( tramando, studiando , organizzando e compiendo una vera e propria “ sospensione del sistema democratico italiano “ , usurpando il diritto di voto al popolo sovrano) , ma anche quando impone – perché Napolitano di questi temi ne parla solo oggi, guarda caso ! Come se ieri quei due problemi non esistevano! - l’agenda politica a “ questo Governo “ privo di spina dorsale “ in quanto privo di investitura popolare e politica , come se contasse sulla sua genuflessione. Le sue recentissime “ gesta” infatti non sono altro che un militaresco e perentorio ordine impartito “ dal comandante capo ” a questa “ truppa di nominati” che forma l’attuale Governo, di procedere con le riforme dello “ ius soli” e con quella “ della Giustizia” così come le vorrebbe tutto il centrosinistra, cosa che sarebbe stata impossibile in vigenza del Governo Berlusconi eletto dal popolo. Velleitarismi propagandistici, illustre Signor Presidente, visto che la “ truppa dei suoi nominati” non potrà poi varare alcuna legge se non con una “ maggioranza parlamentare” di 316 deputati , irraggiungibile sommando i seggi alla Camera del PD, dell’IDV, dell’UDC, del SEL , del FLI , dell’API a meno che , sai com’è, Lei non faccia affidamento segreti sull’articolo 67 della Carta……..Come si attaglia bene il detto “ chi nasce gallina è ben che razzoli!”.

Non si tratta di propendere per un fallimento del governo tecnico guidato da Mario Monti. Non esistono altre soluzioni alternative oltre a quella rappresentata dalla nascita del “governo del Presidente” fuorché, ovviamente, la via più limpida e più democratica: quella delle votazioni politiche. Ma se adesso, così come il Presidente della Repubblica ha voluto che le cose andassero, Monti non riuscisse nella sua impresa di portare il paese fuori della grande crisi, non si avrebbe altra strada che andare ad elezioni destinate a sfociare o nella polverizzazione del quadro politico e nella ingovernabilità o, peggio, nella polverizzazione dello stato unitario. Detta in maniera semplice e cruda , visto quello che hanno voluto combinare Napolitano e la sinistra , ormai il Governo Monti rappresenta l'ultima spiaggia e come tale va sostenuto. Ma essere consapevoli di questo non può impedire di non riconoscere la profonda anomalia che il suo esperimento governativo rappresenta. L'esecutivo tecnico nasce, ad essere delicati, da una forzatura del Presidente della Repubblica e si fonda su una sostanziale sospensione della normale dialettica democratica del sistema politico. I troppi ipocriti ed i tanti lacché del “ politically correct “ non osa nemmeno parlare di esperimento ricalcato dagli esempi di tanti “dittatori” : da Videla a Pinochet per rimanere nella brevità illuminante , ai governi dei consoli fondati sulla temporanea sospensione delle prerogative e delle funzioni del Senato riandando indietro ai tempi di Roma. Ma chi non si spaventa di usare paragoni storici così forti non può evitare di rilevare come l'attuale esecutivo, come qualsiasi altro esempio di “governo del Presidente”, rappresenti una forzatura ed una forte anomalia democratica.

Certo, Monti ha “ le phisique du role “ del Professore e non certo di un Pinochet o di un Pompeo o di un Giulio Cesare, ma, sia pure con la sua aria misurata , dimessa e sobria ( copyright da Repubblica) rappresenta sempre e comunque una parentesi di stampo autoritario nella vita democratica del paese. Forse, a voler essere magnanimi, necessaria ma sempre sicuramente autoritaria. Ritengo che tutti ricordino bene cosa significhino per la democrazia i così detti “ uomini della Provvidenza”, invocati ed impostisi per poco tempo e poi, con regimi, dittatori per ventenni. Ecco un motivo, non il primo ma neanche l’ultimo, che impone di pretendere che la parentesi autoritaria non può che essere limitata, molto limitata.  Invece c'è chi si rifiuta di considerare “a tempo” l'esperimento del Governo Monti ed inizia a sostenere la necessità non solo di non prevedere un termine al governo tecnico ma di istituzionalizzare il fenomeno trasformandolo nella base di una futura ristrutturazione del sistema politico italiano. I propugnatori di questa proposta sono di diverse categorie. Da un lato i nostalgici del compromesso storico, che sostengono come l'unica forma di governo possibile per un paese come l'Italia sia quella fondata sull'intesa tra cattolici e sinistra che ha la sua radice nella resistenza e nella Costituzione. Una forma che, rifiutata prima da De Gasperi e poi dal lungo regime democristiano imposto dalla guerra fredda, ha trovato una brevissima applicazione nella metà degli anni '70 in nome dell'emergenza contro il terrorismo. A questi nostalgici dell'intreccio delle parodie del berlinguerismo e del moroteismo (quelli, per intenderci, alla Pisanu) si affiancano poi i più pericolosi ed irresponsabili nemici della democrazia dell'alternanza e del bipolarismo. Cioè i fautori del perenne immobilismo di un centro politico che non sia il frutto di una fusione politica e culturale di forze diverse ma la conseguenza di un compromesso di semplice potere tra partiti naturalmente tra loro in contrasto ed in competizione.

Costoro vorrebbero che l'anomalia del presente diventasse la normalità del futuro e che l'esperimento del governo tecnico del Presidente servisse a creare le condizioni per la formazione di un nuovo ( vecchio) sistema politico fondato sul superamento del sistema bipolare e della democrazia dell'alternanza e sul ritorno ad un sistema proporzionale, destinato a stabilizzarsi attraverso un patto di potere tra il Terzo Polo e segmenti dei due partiti maggiori Pdl e Pd . Così nessuno osa scrivere e dire che il vero problema della nostra democrazia non è altro che l’ingovernabilità insita nel nostro sistema istituzionale e che per regolare questa “ governabilità” non è assolutamente necessario limitare alcuni principi di alta democrazia presenti nella nostra Costituzione – come quello della mancanza del vincolo di Mandato previsto dall’articolo 67 – ma semplicemente quello di attribuire alla seconda carica dello Stato, prima carica eletta dal popolo, i poteri necessari per governare anche e soprattutto in presenza dell’articolo 67. Non è certo limitando sacrosanti principi democratici, sorti addirittura dalla rivoluzione francese – come quello sancito dal citato articolo 67 – che si dona ad un sistema democratica una democratica governabilità, ma conferendo saggiamente i necessari poteri al Premier nominato dal popolo. Come accade negli Usa, dove Obama governa pur avendo perso la maggioranza al Congresso, come accade nella stessa Francia, come accade anche in Germania,

Al Presidente Napolitano ed ai suoi interessati lacché mediatici , voglio solo rammentare che a nessuno, in Italia e forse anche all’estero, è sfuggito come egli si sia reso fautore di un’operazione politica basata sulla propalazione di notizie false ( mai una parola da parte del Presidente contro la menzogna stratosferica che la crisi finanziaria italiana dipendesse esclusivamente dall’inquilino di Palazzo Chigi ) e sulla conseguenze “ sospensione “ dell’ordine democratico nel Paese, come confermano le continue danze all’aumento del “ differenziale” con i Bund Tedeschi da quando Monti è Premier , come di mostrano le perdite delle Borse di tutto l’Occidente non solo dell’Italia e come testimonia la inopinata ed inattesa crescita dei tassi di interesse passivi sui nostri titoli a sei mesi verificatisi tutti dopo l’incarico al Governo Monti, assumendosene dunque anche tutti i rischi politici ed istituzionali. Siccome non possiamo dubitare della buona fede del Presidente Napolitano, se ne deve concludere che su questi temi il Presidente stesso è pronto a giocarsi faccia e credibilità e che la sua tanto decantata “correttezza” produrrà le sue volontarie dimissioni anticipate dal Colle qualora qualcuno di questi suoi progetti fallisse. Se Prodi si dovette dimettere nel 2008 quando fu sfiduciato in Parlamento, se Berlusconi s’è voluto dimettere senza essere stato sfiduciato dal Parlamento ma avendo constato che a fronte di una maggioranza richiesta di 316 deputati poteva contare su 308 deputati, se dunque la seconda carica dello Stato che dal 1994 è la prima ed unica carica eletta dal popolo, si deve dimettere, nonostante l’investitura popolare, quando il suo progetto politico non trova i necessari consensi, non si capirebbe per quale motivo un Presidente della Repubblica, nominato dal Parlamento e dunque privo di ogni investitura popolare, diciamo un “ semplice nominato” che organizza, da solo o in concorso con altri , in qualche segreto salottino del Quirinale – come fosse un Imperatore – una “ sospensione del sistema democratico “ vigente; che nomina alcuni galantuomini a lui “ graditi”- non si sa in base a quale criterio se non personale e dunque opinabile - per gestire il Paese ridotto ad un sistema “ tecnocratico”; che ordina al Governo, sic et simpliciter, di “ cancellare “ una legge dello Stato ( lo “ ius sanguinis” ); che spinge quel “ manipolo di nominati” a procedere ad una riforma della Giustizia secondo criteri da lui stesso indicati ; un Presidente della Repubblica che dunque delegittima il Parlamento fino ad arrivare a deriderlo , quando definisce “ folle” una sua legge ( esattamente la legge numero 91 del 5 febbraio 1992 ), non debba essere cacciato dal Colle.

IUS SANGUINIS O IUS SOLI ?

Dimostrando così che il Governo Monti non dovrà occuparsi solo della crisi economica , come ci hanno contrabbandato, Napolitano ha auspicato che si cambi la “ folle” ( testuale) legge sulla cittadinanza ( legge n. 91 del 5 febbraio 1992, X ed XI Legislatura e dunque Governi Goria, De Mita, Andreotti, Ciampi ed Amato ) . Forse inebriato dal sentirsi investito da “ padre padrone” dell’Italia, Napolitano, ignorando che una legge può piacere o non piacere , ha dato dei “ pazzi” a tutti i parlamentari che nel febbraio del 1992 ( a proposito, ma lui dove stava quel 5 febbraio 1992 ?) votarono quella legge. Affermazione che la dice molto lunga sul concetto di “ democrazia” del comunista Napolitano, che fa letteralmente vomitare e che mette i brividi a chiunque abbia a cuore il rispetto dell’ordine democratico costituzionale di questo Paese. Quella Legge stabilisce che chi nasce sul suolo italiano è cittadino italiano solo se figlio di due cittadini italiani e che la cittadinanza italiana può essere acquisita dai nati da cittadini stranieri sul suolo italiano solo dopo dieci anni di residenza legale ed in assenza di reati penali. Certamente nel 1992 il fenomeno immigratorio non aveva ancora assunto la forza attuale, ma pretendere di introdurre il principio del ius soli, in base al quale si diventa cittadini italiani per il sol fatto di nascere in Italia, indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori non trova basi culturali e motivazioni valide.

Solo apparentemente la riforma invocata in malo modo da Napolitano potrebbe sembrare un atto di civiltà. In verità, non lo è affatto e di civiltà , in essa, ce n’è assai poca. C’è piuttosto la solita propaganda di sinistra ed il solito irresponsabile buonismo che conferma come Giorgio Napolitano non sia “ il Presidente di tutti gli Italiani”, ma sia ancora parte politica integrante della sinistra italiana, e ne persegua i suoi obiettivi politici. Nessuno è contrario alla concessione della cittadinanza italiana agli immigrati regolari ma allo stesso tempo è chiaro che introdurre il principio dello ius soli sarebbe un totale “ disvalore” per l’Italia. Perché sarebbe come regalare la nostra cittadinanza al primo arrivato, senza nulla chiedere in cambio all’immigrato in termini di sua integrazione. La “ catena di montaggio” è già stata costruita: basta una clandestina che partorisce in Italia per consentire alla clandestina la cittadinanza italiana in virtù del “ ricongiungimento familiare “ al figlio italiano”. Senza dover chiedere la cittadinanza, senza dover trovare un lavoro per mantenersi, senza che nulla conti non dico la “ clandestinità” di costei ma anche eventuali reati penali commessi in Italia. Nulla poi conterebbe che costei fosse una immigrata regolare o irregolare, perché sovviene l’articolo 3 della nostra Costituzione, introdotto in realtà, dai Padri costituenti per ben altre e più elevate motivazioni. Sarebbe dunque sufficiente partorire un figlio in Italia, e il resto della famiglia la raggiungerà. E del resto, se abbiamo già problemi oggi con quelli già presenti nel nostro territorio, figuriamoci se venisse introdotto il principio dello ius soli. Ci ritroveremmo a vivere sopra una polveriera etnica che al confronto le guerriglie delle Banlieue francesi potrebbero definirsi dei semplici litigi fra educande. D’altro canto, afferma la sinistra, lo ius soli è necessario perché l’Italia è un popolo di vecchi e le nascite sono basse, mentre gli stranieri fanno più figli di noi. Dunque , secondo questo ragionamento, anziché incentivare le nascite in Italia, anziché introdurre leggi che inducano i giovani italiani a formare famiglie numerose, si pensa di risolvere il problema nel modo più facile: “importando” i figli di cittadini di altre nazioni e culture. Passi che siamo in epoca , come si dice, “globalizzata”, ma addirittura mettersi anche ad importare esseri umani mi sembra davvero assurdo. Questa è la politica della sinistra. La conosciamo perfettamente: è una politica propagandistica e demagogica. Più immigrati con il diritto di voto, più voti alla sinistra come proprietà transitiva. Perché dunque cercare di agevolare il benessere dei giovani italiani (che poi potrebbero anche avere l’impudenza di non votare a sinistra ), quando è così facile sfruttare il disagio della massa di immigrati che per effetto del ricongiungimento famigliare approderebbero nel nostro paese magari senza un lavoro, magari senza uno straccio di integrazione che probabilmente , almeno per riconoscenza, potrebbero votare la sinistra ?

Roma domenica 27 novembre ’11

Gaetano Immè

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