Gaetano Immè

Gaetano Immè

domenica 18 dicembre 2011

 DOMANDE CHE MERITANO RISPOSTE


Se il governo Monti pare navigare e galleggiare in uno spazio politico liquefatto, rarefatto, se questo Governo tecnico pare godere di una specie di lasciapassare implicito e concordato, imposto dalla condizione economica globale, ordinato dall’enorme debito pubblico italiano accumulato in mezzo secolo di lassismo finanziario governativo, determinato dal fatto che pochi ci capiscono effettivamente qualcosa e ancora meno sono quelli che hanno la competenza insieme alla responsabilità di dettare formule adeguate al momento , perché, mi chiedo, questa mancanza di risolutezza da parte del Governo dei Tecnici? Non credo si possa dubitare che il Presidente del Consiglio Mario Monti non si renda conto di questa eccezionale circostanza. Tutti ne hanno una precisa percezione, ma per una specie di omertoso accordo o di subdolo ricatto – scegliete voi - tutti fan finta che nulla sia cambiato. In verità ogni attore, ogni comparsa, ogni burattino di questo disgustoso e maleodorante teatrino politico che va in scena in Italia dal giorno delle dimissioni del Governo Berlusconi continua imperterrito a recitare il vecchio copione ma nella consapevolezza che la parte non esiste più. Ma i partiti fingono di essere i partiti, i sindacati di essere i sindacati, i giornali di essere i giornali e il Parlamento di essere il Parlamento. Una grande recita , una farsa collettiva nella quale le parti cercano di salvare la faccia.

La novità assoluta , diciamo anche sconvolgente, è che il mandato dato a Monti e ai suoi ministri è golpistico , è da “ insurrezione militare “. Faccia quel che deve essere fatto. La “sospensione della democrazia” vuol dire che il governo Monti può operare come se fosse un dittatore: assistito da un Parlamento “ fantoccio e bulgaro”, con la copertura dei grandi organi di stampa .. Raramente si sono visti La Stampa, Il Corriere della Sera e la Repubblica così allineati e la cosa suggerisce qualche preoccupazione. A questo si aggiunge la garanzia di totale copertura del Presidente della Repubblica.

Allora sorge spontanea una domanda : perché il governo Monti non occupa lo spazio che gli è stato dato, perché non usa i poteri dittatoriali che gli sono stati consegnati ? Perché modifica, ritratta, rivede, corregge, ipotizza, smorza, manipola , smozzica, implementa il decreto ( quello denominato “ salva Italia” ) che doveva essere l’emblema del cambiamento? Perché tituba invece di imporre? In fin dei conti il Paese, l’ex opposizione, l’ex maggioranza, l’opinione pubblica hanno accettato, chi con entusiasmo chi obtorto collo , la sospensione della democrazia. La grande menzogna costruita da Napolitano e dai suoi complici ( che bastasse mettere un altro inquilino a Palazzo Chigi per far risorgere l’Euro e l’Italia ) , quel cialtronesco “ Annibal ad portas “ ha convinto tutti (quasi tutti), siamo pronti alle lacrime e al sangue, anzi, più che pronti aspettiamo con remissivo coraggio, quasi con sadico desiderio di autoflagellazione, la dura strategia necessaria.

Ma c’è qualcosa che non funziona in questo quadro.


Ci si chiede perché il governo Monti faccia tattica attendista, ci si domanda quale sia la segreta, astuta strategia che sta perseguendo. Certamente qualcosa di forte, nuovo e assolutamente eccezionale deve giustificare e motivare il ritardo.

Perché non avrebbe senso aver sacrificato le regole della Costituzione e delle procedure canoniche, aver accettato una sospensione della democrazia, avere azzerato un Parlamento ancorché imbelle e incapace ma pur sempre eletto, avere svuotato i manifesti di tutti i partiti di maggioranza e opposizione, per ritrovarci nella stessa angosciosa rete di veti incrociati, di ricatti del Palazzo, di imposizioni di innominabili poteri forti, di credi ideologici odiosi e obsoleti.

Sarebbe gravissimo avere accettato una dittatura tecnica, di competenza, di emergenza, che non ci restituisce l’unico vantaggio della dittatura: quello di una linea di comando efficace, chiara, ideologicamente libera, senza condizione clientelare o di qualsivoglia subalternità… la utopica dittatura illuminata.

Per avere la copia conforme dei tanti governi del secolo scorso , imposti dal consociativismo colluso fra DC/PCI , tanto valeva votare subito, tanto valeva dare la parola al popolo, tanto valeva difendere la prassi canonica, evitare la ferita costituzionale e sostituire il Parlamento incapace con un voto popolare.

E se si trattasse di una vera e propria “ restaurazione”, uscita da una sorta di Concilio di Trento fra gli epigoni di quei due partiti politici i quali, con l’aiuto dei poteri forti e del Vaticano , potrebbero tutti riguadagnare potere dall’abbattimento dell’esperienza bipolare con un ritorno al proporzionale? Perché è sotto gli occhi di tutti che la “ manovra Monti” ha disintegrato il patto di collaborazione fra il P.D. e l’IDV, così come ha frantumato quello fra il PL e la Lega Nord. Perché le misure a carico dei lavoratori e dei pensionati accettate dal P.D. ha già fatto deflagrare la gamba sinistra del bipolarismo, come le stesse misure hanno frantumato l’asse politico fra PdL e Lega, gamba destra del bipolarismo. In queste condizioni non vedo quali prospettiva possa avere il PdL, mentre invece risulta molto più coerente che il P.D. , libero dal ricatto del’IDV e del SEL, si liberi della sua componente più massimalista, si allei con il“ Terzo Polo “ e che nasca un nuovo “ Fanfani”che metta insieme quel che resterà del PdL con il P.D. e col terzo polo.

Il giudizio è ancora sospeso. Ma se l’incertezza, il ritardo, i rinvii di Monti non sono una astuta strategia, e se invece anche questo governo sta subendo la pesante macina del sistema Italia, siamo veramente nei guai. Se nemmeno un governo con mandato assoluto, parlamento bulgaro, stampa allineata, copertura quirinalizia, totale appoggio della sinistra accademica che conta, riesce a perforare i veti incrociati del letale sistema Italia, siamo veramente “fritti”. La domanda su cosa potrebbe venire dopo è preoccupante.

FREQUENZE TELEVISIVE , ASTE, VERITA’, IPOCRISIE, MENZOGNE. ECCOVI SERVITI.

Parliamo di frequenze, argomento sul quale in Italia impreparazione e dabbenaggine diventano spaziali. Quanto segue è rivolto solo a quei pochi che vogliano capirci qualche cosa, senza essere già intruppati in qualche partito preso.

Le frequenze destinate alle telecomunicazioni si pagano, nel mondo, fior di quattrini, quelle televisive valgono, ovunque, molto meno. La spiegazione è ovvia, perché le telecomunicazioni mi vendono l’uso della frequenza (il contenuto ce lo metto io, parlando con altri), le televisioni, invece vendono un contenuto ( il programma televisivo , la cui produzione costa l’ira di Dio) , che trasmettono grazie alle frequenze

Ciò vuol dire che quelle televisive si devono regalare?. Alcuni lo hanno fatto (i francesi), ma preferisco altro: per tutte le frequenze si paghi il canone di concessione, destinato a coprire i costi operativi dello Stato, controlli compresi, poi si tassino con maggiore attenzione i proventi derivati dalla concessione stessa. Come dire : guadagni grazie ad un bene pubblico limitato, non disponibile per tutti, quindi paghi in ragione di ciò.

In Italia le frequenze televisive sono già state pagate. Solo che, grazie ad una legge votata dalla sinistra , sono stati pagati i privati che le cedevano, non lo Stato che le concedeva. Incredibile.

Vi risparmio l’intreccio di legislazione nazionale ed europea, ma fidatevi. Non va bene: se dopo cinque anni mi sono stancato, le frequenze devono tornare allo Stato. Il bello è che il proprietario degli impianti potrebbe vendersi anche quelle di chi non s’è stufato, aumentando il prezzo d’uso. Visto che si rifarà tutto da capo, si eviti di ripetere questo obbrobrio.

Vincenzo Novari, amministratore delegato di H3G ha ricordato che la gara in corso è un bando pubblico, approvato da tutte le commissioni esistenti, approvato in sede europea, sul quale i privati (anche stranieri) hanno fatto investimenti, annullarlo è come dire che la parola dello Stato vale zero. Non edificante..

Fare l’asta non ha senso, per le ragioni dette e perché, come ha ricordato anche Franco Bernabè, amministratore di Telecom, il deserto spingerà al ribasso. Dice Michele Santoro che lui partecipa e offre un milione. Troppo buono. Peccato che il solo affitto di un canale nazionale ne costa poco meno di cinque di milioni di Euro, sicché portarsene a casa sei di canali ad un milione conferma la solita cialtronesca uscita di Santoro. L’asta ha un senso se sono in concorrenza dei fornitori di rete, non se competono i canali televisivi, che sono solo dei fornitori di contenuti.

All’asta partecipa anche la Rai? Me la vedo e me la gusto la sceneggiata : un’asta al fine di colmare il debito pubblico, dove si buttano soldi di un’azienda di Stato. Da sganasciarsi dalle risate . Imperdibile. Proprio da italioti. E da idioti.

Informo che Mediaset sta comperando Dmt, dunque Mediaset avrà anche torri e impianti. La Rai è sempre stata contraria alla società degli impianti.

Ciò ci porta alla soluzione finale. C’è un solo modo per rendere guardabile il nostro mercato televisivo e consiste nel privatizzare la Rai (abrogando il blocco imposto dalla legge Gasparri, voluta dal centro destra).

Roma domenica 18 dicembre ’11

Gaetano Immè

Nessun commento:

Posta un commento