Gaetano Immè

Gaetano Immè

mercoledì 21 dicembre 2011

IN MEMORIA DI VACLAV HAVEL


Volevo dedicare il mio Blog di oggi per concedermi un briciolo di vanagloria, di compiacimento e di soddisfazione per il fatto che , finalmente, “ieri Il Giornale”, per l’ ottima penna di Magdi Allam, rendeva noto a tutti i coinvolgimenti segreti, taciuti, dissimulati, lobbistici del Professor Mario Monti e del suo Governo , cosa che questo blog aveva già fatto con una ventina di giorni di anticipo rispetto a Il Giornale. Ovviamente nessuna di queste notizie è apparsa sulle “ sedicenti “ “ grande stampa” e “ grande televisione”: ormai entrambe prigioniere di un ipocrita servaggio politico culturale verso il Governo dei Tecnici e del Presidente dietro quel falso alibi del “ per il bene del Paese”. PdL, PD e Terzo Polo hanno adottato quel paravento dietro il quale nascondono la loro infingardaggine, la loro meschinità culturale, la loro insensibilità politica – segnale paradigmatico della profonda spaccatura che divide il Paese del popolo alla casta politica - solo per il fatto che il Governo Tecnico del PdR non è il prodotto dell’avversario politico. In effetti questo Governo è un manipolo di rappresentanti di ogni specie e sorta di “ potere forte” nazionale ed internazionale – dalle Banche nostrane alle baronie universitarie, dalla Finanza internazionale alle grandi Banche d’Affari ,dalle grandi speculazioni internazionali alla ragnatela mondiale dei “ circoli esclusivi “– abituati a considerare “ il popolo” al massimo come “ la massa dei clienti “ delle loro banche, manipolo organizzato , imposto al Paese e guidato da Giorgio Napolitano che, da perfetto comunista , si avvale, : dopo le esperienze amare di Amato e di Prodi, del viso presentabile del Professor Monti. Un “ manipolo “, comunque, composto da persone ciascuna delle quali , sia ben chiaro e lo ricordino lor signori , ha accettato con piena consapevolezza culturale e politica, di entrare in un Governo organizzato in modo anticostituzionale da Napolitano e dunque materialmente concorrendo all’esautoramento del popolo italiano, trattato come una massa di imbecilli idioti.

È morto Vaclav Havel, l’eroe della Rivoluzione di Velluto, l’uomo che nel 1989 dimostrò che l’arma vincente contro il totalitarismo non era la violenza, ma la forza della verità ed il coraggio civile delle proprie idee.

Vaclav Havel restituì la dignità al suo Paese dopo quarant’anni di asservimento, completando con la caduta del regime comunista l’opera di riunificazione dell’Europa sfregiata dalla Cortina di ferro alla cui edificazione contribuirono in maniera consapevole e convinta il PdR Napolitano, il Presidente del Copasir D’Alema, il segretario del P.D. Bersani, tanto per fermarci a pochi e rappresentativi . Come dissidente ( c’è qualcuno che ricorda “Charta ‘77” ?) fu rinchiuso dal 1977 al 1981 nelle carceri comuniste in cui fu rinchiuso dal 1977 al 1981 L’intero mondo politico e culturale del Vecchio continente, che gli deve tantissimo: dalla Germania all’Inghilterra, dalla Francia alla Polonia ricorda l’uomo che come pochi altri seppe tener alta la fiaccola della libertà. Il 21 novembre 1989, al culmine di una stagione di sfida civile portata nelle strade di Praga senza un singolo atto di violenza, duecentomila persone si erano accalcate in piazza Venceslao per ascoltarlo. E lui, uomo di teatro fino al midollo, aveva portato la folla all’entusiasmo prima annunciando che il governo comunista aveva dovuto concedere un’inchiesta sulle violenze della polizia contro i manifestanti, e poi elencando con tono ironico i nomi dei gerarchi rossi ancora assisi sui loro traballanti seggi: e a ogni nome, ebbri di gioia, i duecentomila rispondevano con una sola voce «In fabbrica!». Il regime era finito, ora toccava a lui.

Havel divenne presidente il 29 dicembre 1989, quattro giorni prima Nicolae Ceausescu era stato fucilato a Bucarest, il mese prima era crollato il Muro di Berlino. Indossati i panni dello statista, batté con insistenza i tasti della rinascita morale del suo popolo e in generale di quelli europei, vero filo conduttore della sua azione politica anche a livello sovrannazionale.

Amo dire che la dittatura comunista in Europa è crollata sotto i colpi mortali che le venivano inferti dalle parole di due uomini: lui e il Papa polacco.


CARCERI, SOVRAFFOLLAMENTO, INDULTO, AMNISTIA E L’ANIMA DE LI MORTACCI VOSTRA………

Il problema delle carceri e del sovraffollamento di esse non è un’ emergenza ( come non lo è la mondezza a Napoli o il fatto che noi paghiamo ancora “ le addizionali pro Belice sulla benzina) ma un preclaro esempio di ipocrisia e d’inciviltà italica permanente. I radicali da sempre si battono per le condizioni umane nel carcere. Essi fotografano un fatto incontestabile, denunciano che nelle carceri italiane vi è posto dignitoso per 45.000 detenuti ma che in carcere ci sono 65.000 detenuti. Essi si battono , giustamente, affinché l’Italia sia un Paese civile anche nelle case di pena. Il problema è che poi la questione diventa politica ed allora sorge la solita cagnara indegna, dove ognuno dice la sua, spesso una “ summa” di idiozie. Per esempio ho sentito cose da pazzi circa le “ cause” di questo problema: chi dice che “ è colpa dei tagli orizzontali” ( i noti idioti ), chi tenta di riversare la colpa sull’incremento dei reati a causa del “ lassismo sulla legalità “ prodotto negli ultimi diciotto anni dal solito Berlusconi ( i soliti coglioncelli) , ma nessuno, tanto meno fior i pensatori come Bersani o la Bindi, che ci spieghino le cause di questo fenomeno. Insomma dei poveracci in galera messi uno sopra l’altro non frega un beneamato ciufolo a nessuno perché ogni politico sfrutta l’argomento solo per raccattar consenso elettorale La sua causa è solo la pessima giustizia, giustizia ignobile quella italiana che produce , come effetto , il sovraffollamento delle carceri. Quasi il 55% dei detenuti italiani non stanno scontando una pena, ma stanno aspettando ancora il processo. Il problema sarebbe dunque già risolto, dato che gli attuali 65.000 detenuti con 45.000 posti diventerebbero invece 30.000 detenuti condannati con 45.000 posti. Sono i famosi “ detenuti in attesa di giudizio”, come bene li descrisse il grande Nanny Loy negli anni settanta nell’omonimo film con Alberto Sordi quelli che sconvolgono il sistema penitenziale italiano . Sono quindi oltre quaranta anni che questo problema esiste e le cose sono peggiorate ancora. Oggi, più della metà dei carcerati, quindi, secondo la Costituzione e la Convenzione Europea Diritti dell’Uomo, devono essere considerati degli innocenti. I buonisti ipocriti e farisei ed i rachitici epigoni del Pannella che fu , invece , fingono di domandarsi “ ma dove li mettiamo, poverelli, per farli star meglio “ ( lo dicono, come per gli immigrati , solo per mettersi in pace l’animaccia loro che nulla hanno fatto fino ad oggi ! ) . Mica si chiedono, gli infami che non sono altro, come dare a costoro una vera e giusta giustizia che farebbe scomparire il sovraffollamento e le sofferenze del carcere.

Se, invece, si parte dalle celle, saltando i tribunali, che sono le fondamenta della giustizia , si costruisce un ragionamento del cavolo, come se si costruisse un palazzo partendo dal piano attico anziché dalle fondamenta e va a finire che si presentano proposte come quelle che il ministro Severino ha formulato: mandare agli arresti domiciliari chi ha ancora 18 mesi da scontare, oppure rilasciare chi ha condanne inferiori ai 4 anni, pensando a pene alternative. Questi sono proprio dei pazzi ! Propongono misure per sfoltire le carceri che portano ad una aberrante conseguenza: dalla bolgia dantesca uscirebbero solo i condannati e dentro le carceri resterebbero gli innocenti. Come è accaduto con l’indulto. Il tema dell’amnistia, aggiungo, deve essere preso in considerazione, anzi, per maggiore chiarezza, si deve fare. Al contrario dell’indulto ( che cancella solo la pena) infatti l’amnistia cancella anche il reato e il procedimento, quindi evita che il sistema soffochi sotto al peso dell’arretrato. L amnistia , lo capisco, è’ un provvedimento iniquo, uno schiaffo in faccia alle persone oneste, un premio alla delinquenza ed una pugnalata nella schiena degli innocenti. Ma è necessaria. Ma l’amnistia va promulgata solo dopo che sia stata varata la riforma della giustizia, non al suo posto. Prima di tutto sgombriamo tutti i palazzi di giustizia dai corporativismi, dalle politicizzazioni , prima fate la riforma della Giustizia che aspettiamo da secoli . E non vi azzardate, stavolta, a tentare di spacciarci un succedaneo ( un’amnistia ) al posto di ciò che non sareste capaci di far: la riforma della Giustizia. Ciascuna persona civile non può non sentirsi offesa dallo stato immondo in cui versano le nostre carceri. Ma ciascun cittadino – e tanto più un politico - non può non capire che la soluzione del problema è una sola :una migliore e maggiore giustizia.



ANCORA SULL’ARTICOLO 18 !!!!!

Ancora a parlare dell’articolo 18? Ancora i soliti lamenti, le solite lagnanze? A coloro che ciecamente credono che l’articolo 18 dello Statuto sia opera meritoria, ricordo due o tre cosette:

1. innanzi tutto che quell’articolo 18 è una tutela di cui godono – dal 1975 – solamente i lavoratori che dipendono da imprese che occupano più di 15 dipendenti. In Italia , secondo le ultime statistiche, costoro rappresentano il 15/20% del totale dei lavoratori occupati nel settore privato;

2. che la sua esistenza in Italia costituisce senz’altro una minaccia all’ampliamento del personale , spingendo così le imprese verso quel fenomeno che viene definito “ nanismo”;

3. che essa norma esiste “ solo in Italia”. Essa non esiste in alcun Paese ad economia avanzata del mondo occidentale ( ma se è per questo non esiste neanche nel Vietnam, in Cambogia, nella Corea del Nord, a Cuba, in Cina, ecc) ., Francia, Germania, Inghilterra, ecc. E tuttavia ( dovrei forse dire “ e proprio per questo2?) tutti questi Paesi vantano maggior produttività interna e maggiori investimenti esteri

Possibile che sinistra e sindacati possano continuare a difendere questo privilegio di pochi ( ormai si tratta di un esercito di anziani, per i giovani non esiste proprio lavoro , altro che tutela!) a svantaggio dei troppi – diciamo tutto l’altro 80% dei lavoratori privati - che non hanno proprio alcuna tutela?

Crescita, liberalizzazioni, sviluppo ! Basta assistenzialismo peloso!

Roma martedì 20 dicembre 2011

Gaetano Immè

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