Gaetano Immè

Gaetano Immè

venerdì 2 dicembre 2011

MINACCIOSE OMBRE ROSSE SI STAGLIANO SULLA DILIGENZA DEL PROFESSOR MONTI


Sul Governo tecnico imposto al silente ed asservito Paese da Re Giorgio , governo tanto decantato dalla sinistra come “ salvifico e miracoloso” con tanto di Banda D’Affori al seguito, non appena questo comincia a passare dalle “apodittiche affermazioni di principio “ ( cosa ci sia di “ concreto” nell’affermare che “ attueremo iniziative per lo sviluppo con equità e con sobrietà “come ha fatto il Professor Monti da quindici giorni ancora me lo devono spiegare) alle misure concrete e specifiche ecco che volano urla, distinguo, insulti, sopra tutto minacce, avvertimenti mafiosi e ricattatori della variegata sinistra.

Parlo, per esempio, del professor Carlo Dell'Aringa, ordinario di Economia Politica alla Cattolica. Nei bagni dell’Università milanese ove insegna il suddetto professore, di “ Diritto del Lavoro”, qualche tempo fa è stato rinvenuto un messaggio con l’inequivocabile firma delle “ Nuove Br “ dove si legge “ La sentenza di morte è stata emessa per il professor Dell’Aringa e per il ministro Tremonti come per Biagi e D’Antona”. Le indagini della Digos sono tuttora in corso ma gli investigatori purtroppo non nutrono dubbi sull’attendibilità della minaccia che è tutta nei trascorsi professionali del professor Dell'Aringa, già stretto collaboratore di Marco Biagi e di D'Antona, giuslavorista cattolico come Roberto Ruffilli ed Ezio Tarantelli (entrambi , come è noto, vittime delle Br). Spero vivamente che sia del tutto privo di fondamento quanto al riguardo scrive un autorevole quotidiano, come Il Fatto, a proposito di un veto di Susanna Camuso ( pare sia stata ibernata in una casa del popolo negli anni cinquanta e, risvegliatasi per il riscaldamento globale, ora sembra la Gisella di un racconto di Guareschi ) e della Fiom sulla nomina del professor Carlo Dell'Aringa a vice ministro del Welfare. Se questo esecutivo subisse i veti della potrebbe già dire addio alle riforme che servono e che l’Europa ci chiede. Siamo nel 2012 ed ancora oggi la CGIL dimostra di essere rimasta agli anni settanta ed ottanta del secolo scorso, osteggia il professor Dell'Aringa con le sue esternazioni sull’intoccabilità dei così detti “ numeri magici “, cioè 40 ( per andare in pensione) e 18 ( divieto di licenziamento ) che con solare evidenza vorrebbero intimidire, con minacce di sommosse popolari in puro stile mafioso, le iniziative del governo tecnico sull’aumento dell’età di pensionamento e sulla creazione di una seria alternativa sviluppistica al mercato del lavoro , offrendo palesemente una sponda politica e culturale ai seguaci delle Br , a coloro che Luciano Lama ( altro che Camuso e Landini !) cacciò via dal sindacato.

Parlo anche del Segretario del P.D. Bersani, per il quale davanti all’ipotesi che sarebbe allo studio un aumento della soglia minima d'età dopo la quale è possibile chiedere il pensionamento per anzianità ( attualmente per avere diritto alla pensione sono necessari 40 anni di contributi, ma indipendentemente dall'età anagrafica) (il minimo dovrebbe, secondo indiscrezioni, raggiungere i 41 o i 43 anni di contributi) non sa che pesci prendere ed afferma che “ su talune cose ( quali? Boh!) potremmo essere d’accordo, su altre ( quali? Boh!) no”. Dunque il P.D. deve affrontare tutta una serie di problemi, dalle pensioni di vecchiaia – come si poteva ritenere che non si affrontasse subito proprio il pensionamento anticipato di vecchiaia ( le pensioni baby, per intenderci ), un privilegio che esiste solo in Italia, proprio non è degno di un Segretario di un Partito Politico - all’adeguamento del pensionamento per anzianità delle donne , ai sessantasette anni degli uomini, dalla tracciabilità alla reintroduzione dell’ICI, tutte misure che dilanieranno le varie anime del P.D. Va comunque affermato che anche questo blog è contrario a questa ipotesi perché rafforzerà definitivamente l'esistenza di cittadini di serie A, i baby pensionati già esistenti che sono andati in pensione ad una età inferiore ai sessanta anni ( e sono una marea!) e cittadini di serie B ( giovani e precari ) che invece dovranno lavorare fino ad imprecisata data per pagare il vitalizio ai cittadini di serie A. Dove stiano equità, senso etico e giustizia sociale in questa ipotesi ditemi voi. Bisnonni,nonni e padri che hanno avuto molto più del dovuto scaricando sui figli e sui nipoti l'onere dei loro privilegi è la vergogna vivente per i governi cattocomunismi del secolo scorso, il muro del pianto dove i rimasugli democristiani e comunisti ancora viventi e parlanti seppur mascherati da simildemocratici dovrebbero andare tutti i giorni per espiare i loro peccati. Non del tutto civilmente incolpevoli ( se esiste una Legge dello Stato , ricordo a Fini ed ai suoi seguaci, i colpevoli non sono tanto i baby pensionati che hanno usato quella Legge quanto sopra tutto i politici che hanno voluto quella Legge clientelare e stolta) prepensionati con il sistema retributivo a 40/45/50 anni gravano sulle tasche dei giovani precari ( loro figli, nipoti e pronipoti ) e in generale su una base di lavoratori attivi sempre minore. Chi ha creato la pensione di vecchiaia sapeva benissimo cosa sarebbe successo nel futuro ( vero Presidente Napolitano , allora noto esponente del PCI ?) se ne sono semplicemente fregati del popolo, come la sinistra fa oggi, perché l’importante era fingere di varare misure “ per il popolo” per assicurarsi consensi clientelari a spese dei giovani italiani . E quando sento parlare politici di sinistra, come l’On. Damiano, che difendono queste pensioni di vecchiaia riparandosi dietro l’alibi dei “ diritti acquisiti” , allora io mi chiedo come possa un politico onesto non capire che difendere un “ privilegio” anche a costo di mettere sul lastrico un giovane è la cosa più meschina che esista. Dovrebbero parlare piuttosto di “ privilegi razziati ” anziché di “diritti acquisiti” e poi vorrei proprio vedere come potrebbe un Magistrato avere il coraggio e la sfrontatezza di difendere, un primo esempio, la pensione di una professoressa , magari moglie di un benestante professionista, andata in pensione di anzianità a 48 anni con i famosi diciannove anni sei mesi ed un giorno o il vitalizio di un Veltroni, secondo esempio, che incassa 10.000,00 euro al mese fin da quando aveva cinquantatre anni per essere stato in Parlamento una Legislatura ! Spero ne paghino il dovuto prezzo politico. Sono questi i veri motivi che spingono i giovani a emigrare verso paesi dove la classe politica dimostra di preoccuparsi del futuro dei giovani piuttosto che difendere inqualificabili privilegi allo scopo di mantenere e per raccogliere qualche clientelare consenso .Comunque resto - e non da ora - personalmente favorevole alla riforma delle pensioni, specialmente per eliminare privilegi che non avremmo potuto mai permetterci come quelle di vecchiaia ( ma guarda che faccia tosta questi politici che alzano le pensioni degli altri a 67 anni e lasciano le loro a 60 anni !). Ma non certo creando una spaccatura sociale fra i cittadini come questa ipotesi farebbe. Ma godo nel vedere due residui di fondaco politico d’antan , cioè sindacati comunisti ( CGIL, Fiom, Camuso, Landini, ecc) e i politici ex comunisti ( Bersani, Fassina, ecc ) , che si arrampicano sugli specchi per giustificare il loro "si, Re Giorgio !". Al di là poi di queste piccole rivincite politiche che lasciano il tempo che trovano, cioè per il Paese, penso semplicemente che sia arrivato il momento, certo non piacevole, di pagare il conto di decenni e decenni di colpevole sperpero del quale ignobilmente nessuno è chiamato, né politicamente né civilmente né penalmente, a rispondere come giustizia vorrebbe.. Sono misure , queste di cui discutiamo, che speravo fossero attuate dal centrodestra ma ben venga che siano attuate dal governo del Re Giorgio, del Re Travicello. Una catastrofe politica per la sinistra dover dire di sì, doversi inchinare al Governo di “ Re Giorgio Travicello” ed alle sue decisioni. Il quale Napolitano, Re d’Italia, ha sempre scelto, nella sua lunga carriera politica, amici giusti e potenti: dal KGB di Stalin, alla Stasi della Polonia , dai carri armati sovietici arrivando alla fine alle gonnelle dei potenti banchieri . Mica scemo!


ALLE LORO ECCELLENZE FINI E SCHIFANI

Ormai era quasi scontato. Loro Eccellenze ( che mi stanno in cagnesco per quei pochi scherzucci di dozzina e mi gabellan per antitedesco perché metto le birbe alla berlina, con licenza poetica ) Fini e Schifani hanno dato l’annuncio ufficiale: dal 2012 cambia il sistema pensionistico dei deputati e dei senatori e si adeguerà a quello di tutti i lavoratori. Si passerà dal sistema retributivo a quello contributivo. Ma, ecco la zeppa o se preferite il cetriolo arnesi sempre destinati a quel posto dei comuni mortali, tutto questo varrà solo per “ quelli eletti a decorrere dal 1 gennaio 2012 “. Tutto questo perché in Italia gira la tavoletta , ad uso di bambini deficienti e di popolo stronzo e bue, secondo la quale i così detti diritti acquisiti sono intoccabili, anche quando , come in questo caso, più che di un “ diritto acquisito” si dovrebbe parlare di una “ rapina a mano armata ”. Si badi bene, non si tratta di cifre, perché i risparmi sui privilegi della politica non produrrebbero cifre notevoli, ma resta una questione non certo morale – entità estranea alla politica – ma squisitamente politica: quella , immanente, di trasformare questa specie di “ regno repubblicano d’Italia “ ( quello , tanto per capirci, in cui ci sono ancora i “ senatori a vita”, quello in cui alle cariche dello Stato competono ricchezze e privilegi a vita, quello in cui non puoi criticare Re Giorgio perché “ lo vilipendi” come fosse un Monarca assoluto, quello in cui esistono ancora principi da Statuto Albertino quali i reati d’opinione, quello in cui la libertà personale è sempre sotto tutela dello Stato, quello dello Stato che deve decidere finanche se uno possa nascere e se uno voglia morire e mi fermo per mancanza di spazio) in una vera democrazia dove l’articolo tre della costituzione sia veramente applicato a tutti, anche ai politici nel senso che costoro, prima e dopo il loro Mandato, siano e tornino ad essere come tutti gli altri cittadini e non dei privilegiati con vitalizi e privilegi incorporati.

Secondo questa riforma i signori parlamentari potranno riscuotere la loro pensione da politici a partire dai 60 anni per chi ha più di una legislatura e dai 65 anni per chi ne ha solo una. Insomma una mezza schifezza , sconcia e ridicola , che colpirà solo i nuovi parlamentari, cioè solo coloro che verranno eletti dopo la fine del 2011, e colpirà invece quelli attuali con il sistema del pro-rata, cioè parzialmente (per i contributi “versati” dal 2012). Alla faccia dunque della crisi e dell’urgenza dei risparmi , un semplice “ imbroglio degno di un azzeccagarbugli manzoniano con tacchini penzolanti incorporati ”, una misura ( un “ quartino” ) che entrerà a pieno regime solo con il parlamento eletto nelle elezioni politiche del 2013..

Si tratta di un contentino che la Casta concede al popolino sempre bue e stronzetto, tanto per far vedere che anche i nostri onorevoli fanno dei “sacrifici” in questo periodo di profonda crisi. Il vero è che fanno dannatamente finta. Ma vediamo il perché.

Prima di tutto, si difendono i privilegi acquisiti spacciandoli per diritti acquisiti. La misura infatti non si estende a chi in pensione ci è già andato avendo meno di sessant’anni. Per questi privilegiati, la modifica non varrà in nome della sacralità dei così detti “ diritti acquisiti”. Lestofanti! Altro che “ diritti acquisiti”, dovrebbero parlare di “ rapine estorte” ! Chi ha fatto in tempo a godere del privilegio di percepire il vitalizio con appena cinque anni (anche molto di meno! ) anni di contributi parlamentari, continuerà a percepirlo come se niente fosse. E in questo senso, gli ex interessati sono davvero parecchi. Una casta a sé quella che definirei “ la casta dei baby pensionati politici” , una marea umana ormai , contro la quale un uomo dal ben noto spessore morale ( quale quello di un tizio che svende alla sua donna , quasi per comprarsela, una casa non sua ma del partito , uno al quale , dopo una vita passata “ nelle fogne” , l’aria della libertà fuori dall’arco costituzionale ha dato alla testa ) come Fini si è ben guardato dal demonizzare, come invece ha fatto con una insegnate pensionata baby. !

In secondo luogo, la evidente disparità di trattamento tra chi diventa parlamentare per caso e chi invece svolge l’attività politica per professione. I primi potranno godere del loro “sudato” lavoro solo dopo i 65 anni, mentre i secondi potranno andare in pensione dopo i 60 anni. E mentre il resto del popolo bue e stronzo dovrà sgobbare probabilmente fino ai 67 anni, per percepire una misera pensione, i professionisti della politica la percepiranno ben sette anni prima. E non certo una pensioncina da 900 euro al mese, perché, benché il sistema di calcolo sarà identico a quello di un operaio, la base economica di partenza sarà decisamente differente.

In terzo luogo, il virus della riforma, che apparentemente ha colpito i signori Fini e Schifani non ha intaccato neanche di striscio la revisione delle prebende e dei privilegi parlamentari (quelli su cui si baserà il calcolo pensionistico, per intenderci). In altre parole, gli stipendi degli onorevoli non sono stati in alcun modo sfiorati dal virtuosismo acuto che ha colpito i due presidenti. I nostri deputati e senatori infatti continueranno a godere di somme di denaro che proporzionate al loro impegno lavorativo sono un insulto a chi lavora otto ore al giorno per portare un tozzo di pane a casa.

Infine, non possiamo non ribadire la inutile presenza dei senatori a vita, una sorta di “ appannaggio reale di tipo albertino “. . Un altro costo inutile della Casta che di questi tempi dovrebbe essere cancellato dalla contabilità del Parlamento. Ma – anche in questo caso – i nostri politicanti non hanno sentito l’urlo di indignazione che proviene dal popolo.Insomma, a conti fatti, una misura questa che , seppur apprezzabile nel suo complesso e nelle sue intenzioni , è non solo fumo negli occhi , non solo per alcuni suoi aspetti profondamente ridicola ( basta pensare che fra i nostri mantenuti abbiamo ex parlamentari che non hanno lavorato che un solo giorno in vita loro e ciononostante percepiscono il vitalizio solo per aver partecipato a tre sedute parlamentari). Insomma , peggio di Maria Antonietta, quella che davanti al dramma di un popolo al quale mancava il pane, esclamò seccata “ e che il popolo si mangi le brioche”!


ECCO COME FUNZIONA L’INFORMAZIONE DI SINISTRA

L’informazione di regime cattocomunista funziona NON dicendo, tacendo alcuni fatti, per raccontarne solo altri, quelli che fanno comodo alla sinistra.

L’informazione di regime funziona NON facendo sapere al popolino dei mass media che Pisapia era stato accusato di banda armata, che Monti appartiene ad una associazione come la Trilateral, una sovrastruttura creata da Kissinger e da Gianni Agnelli il cui scopo è quello di governare il mondo controllando i politici del mondo, come Gianni Letta.

L’informazione di regime funziona NON facendo sapere al popolino dei mass media che i due principali oppositori dell’immunità parlamentare (per Berlusconi), Di Pietro e De Magistris hanno evitato di finire davanti ai giudici usufruendo dell’immunità parlamentare europea.

L’informazione di regime funziona NON raccontando che Monti, quand’era commissario europeo contro le posizioni dominanti intentò una azione contro la Coca-Cola e poi due anni dopo divenne consulente della Coca-Cola.

L’informazione di regime acclama Napolitano presentandolo come il buon nonno che ci accudisce tutti tacendo sul fatto che Napolitano ha ordito una sospensione della sovranità popolare per far governare questi banchieri, cioè tutti questi Dracula che ci hanno rovinato negli ultimi dieci anni.

Sapete perché?

Perché, il popolino lo hanno mandato a scuola dove è stato ben bene indottrinato da semiignoranti professori di sinistra , dove pur di non farlo studiare e crescere gli hanno regalato il sei politico ed il diciotto politico, perché se il popolino fosse in grado di ragionare con la sua testa …

Ma se il popolino sapesse ragionare con la sua testa e non in base alle indottrinature ricevute , che cazzo di popolino sarebbe? Sarebbe piuttosto un pericolo!


OSSERVAZIONI SU COSTITUZIONE E POLITICA

Il codice penale sorprende per la minuzia delle sue previsioni. Solo per il reato di falso in atti ci sono la bellezza di 17 articoli e anche per un reato semplice come la truffa si distinguono parecchie fattispecie. L’incompetente si può chiedere il perché di tante “complicazioni” ma la precisione è necessaria per non dar luogo ad equivoci ed abusi. Un esempio dell’errore che si può commettere emanando disposizioni generiche è proprio la nostra Costituzione, quella “ più bella al mondo”. Essa contiene norme utili e specifiche (quelle che regolano il funzionamento delle istituzioni, ad esempio) ma ne contiene altre che sarebbe stato meglio fossero state lasciate nel limbo dei grandi principi giuridico-morali.

Prendiamo, ad esempio, l’articolo 2, il quale “riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo”. Che li garantisca è un bene, ma scrivendo che “li riconosce” proclama che essi preesistono al diritto positivo: e questa è un’affermazione che corrisponde ad una precisa filosofia del diritto. Costituisce l’azzardato riconoscimento del “diritto naturale” di Grozio. Ma la Costituzione si deve occupare di filosofia?

Ancora peggio, essa ha previsto una Corte Costituzionale che ha il potere di annullare le norme votate dal Parlamento. Al giudice (collegiale) è stato concesso, è evidente anche ai ciechi, un potere troppo ampio. La disposizione generica infatti si presta infatti all’attuazione di una “ indebita sopraffazione” , ad una sorta di “ dittatura di una minoranza “, a conferire ad un Giudice collegiale - espressione di una volontà politico-morale- il potere di contraddire la funzione del Parlamento, che dovrebbe invece essere l’ interprete unico della volontà del popolo.

Colgo l’occasione per proseguire questo discorso di diritto costituzionale dimostrando anche perché questo blog sia nettamente contrario ad una qualsivoglia ipotesi di “ imposta patrimoniale”.

Ipotizziamo che il Parlamento voti l’imposizione di una patrimoniale del 10% per i cittadini la cui ricchezza, comunque misurata, superi il milione di euro. Una Corte orientata in senso liberista potrebbe annullare la legge perché in netto contrasto con l’art. 3 della Costituzione (uguaglianza di tutti i cittadini); in contrasto con l’art. 53, che prevede la progressività delle imposte. Infatti mentre qui si fanno pagare 100.000 € a chi ha un milione e niente a chi a ha 900.000 €. Infine in contrasto con l’art. 42, che protegge la proprietà privata, e con l’art. 47, che “incoraggia e tutela” il risparmio. Ce n’è abbastanza per cancellare la norma.

E invece una Corte orientata in senso socialista o comunque si voglia designare la mentalità di sinistra, potrebbe, andando contro lo spirito della stessa legge fondamentale, reputarla conforme alla Costituzione. Questa prevede (art. 53) che tutti i cittadini devono concorrere alle spese dello Stato “in ragione della loro capacità contributiva”: e uno che ha un milione di euro può certo dare di più di uno che ha novecentomila euro o non ha niente da parte. E se qualcuno ricordasse che lo stesso art. 53 prevede “criteri di progressività”, la Corte potrebbe semplicemente rispondere che secondo quella legge chi supera il milione sull’eccedenza paghi non il 10 ma il 20%, e il 30% su ogni somma eccedente i due milioni: la progressività è assicurata. Senza dire che il momento drammatico che vive la nazione giustifica norme eccezionali e i cittadini abbienti devono sentire come uno speciale onore quello di contribuire più degli altri, ai sensi dell’art. 53...

Ancora peggiore è il caso dell’art. 36: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione... in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa”. Che cosa si intende per “esistenza libera e dignitosa”? Se un tizio ha una paga di 1.500 € al mese e va a chiedere alla Corte Costituzionale che imponga al suo datore di lavoro di pagarlo di più, da un lato può sentirsi rispondere che un professore guadagna meno di lui, dall’altro che ha ragione, ha diritto ad almeno 2.200 €. . Se poi l’imprenditore, in conseguenza del nuovo esborso, fallisse, bè….. la cosa non riguarderebbe certo la Corte…….

Molta parte della nostra cara Costituzione è pura retorica ma la Corte Costituzionale può farla diventare legge nei casi concreti. Ecco perché alla sinistra la Costituzione piace così com’è , sacra ed inviolabile, mentre i liberali del centrodestra la vorrebbero contestualizzare ai tempi.

Non se ne esce, cari amici, se non modificandola almeno nei poteri del Governo o del Premier. Altro che .menarla giù con la modifica della Legge elettorale…..

Roma venerdì 2 dicembre 2011

Gaetano Immè

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