Gaetano Immè

Gaetano Immè

lunedì 5 settembre 2011

 IL MERAVIGLIOSO MONDO DI AMELIE BERSANI !!!!


Per contrapporre qualcosa che sembrasse “pulito” alla frase carpita a Berlusconi circa il Paese di “ merda”, P.L. Bersani non ha trovato di meglio che dire che l’Italia è, invece, un Paese “ meraviglioso”. P.L. Bersani non ha per niente torto, anzi, direi che la ragione è della e dalla sua parte. Pensateci bene: con tutta la merda che da sempre, ma in modo particolare dal 1994, la sua parte politica produce, coadiuvata dai giornali e dalle televisioni “ organiche “ all’ ex PCI , tutti coloro che trovano quella merda un piatto sopraffino sono dei mangiatori di merda.
Ed in quale altro Paese del mondo, del globo terracqueo,semplici produttori di “ merda” come costoro avrebbero potuto ricavare tutti gli enormi vantaggi e privilegi dei quali essi godono ? Certo che per Bersani e per tutti i “ comunisti dentro l’Italia non può che essere “ meravigliosa”, anzi un vero Paese di Bengodi, l’Eden in terra, altro che l’America. L’Italia è stata la “ Bengodi” dei comunisti, ma non da oggi o dal 1994, ma da sempre.

In quale altro Paese una DC intimidita ,intimorita dai ricatti di piazza dei comunisti avrebbe permesso, per “ PAGARE “ il ricatto della piazza , al PCI di fargli avviare, come avrebbe poi raccontato il suo ormai ex segretario Massimo Caprara, una politica di furbesco investimento sulle nuove leve della magistratura fin da quando Palmiro Togliatti, il capo del PCI, fu nominato da De Gasperi Ministro della Giustizia? “ Penetrare nei gangli vitali del sistema per corroderlo dall’interno al fine di frantumarne le difese così da poterselo annettere senza fatica” era la lezione marxista leninista che , come è evidente, del benessere del popolo e del Paese se ne fotteva altamente, mirando solo alla sua disgregazione socio economica ed alla sua conquista manu militari.

In quale altro Paese, se non in Italia , sarebbe stato consentito al PCI, ai tempi della guerra fredda, di schierarsi a favore dell’URSS e di essere illecitamente finanziato da Mosca senza pagare alcun dazio penale? In quale altro Paese, se non in l’Italia, sarebbe stato permesso al PCI di far varare una bella amnistia per salvarsi il culetto dai reati commessi con tutti quei finanziamenti da un Paese nemico?E di diventare orgogliosamente, grazie anche a quegli aiuti, il più forte partito comunista d'occidente?

In quale altro Paese, una volta caduto il comunismo con il muro di Berlino nell'autunno del 1989, il Pci avrebbe potuto sottrarsi alle sue macerie solo cambiando più volte nomi e simboli. ? Che altrove non sono giustamente bastati ad evitare la loro fine. In Italia invece sono bastati, e avanzati. Per quanto ridotti al lumicino anche nei voti sono riusciti in questo «meraviglioso» Paese a conservare forza e ruolo. E a liberarsi, nel biennio 1992-93, dei loro avversari targati Dc, Psi, Psdi, Pli e sigle varie della cosiddetta Prima Repubblica affidandone la esecuzione e la liquidazione, con processi inquisitori per concussione, corruzione, concorso in associazione mafiosa e quant'altro ad un sistema giudiziario di cui Togliatti da Guardasigilli, come ho già ricordato, aveva saputo prevedere ed impostare lo sviluppo fin dall’inizio della storia repubblicana. Costoro hanno sempre fatto ricorso al finanziamento illegale della politica , prima anche da Paesi stranieri e poi anche con le tangenti di casa nostra, ma ebbero, diciamo così, “ la fortuna “ (?) di uscire indenni dalle indagini giudiziarie. Certo, il “pizzo” lo hanno e lo stanno pagando ai vari Violante, Di Pietro , Colombo, ecc, ma si tratta di posti in Parlamento quale corrispettivo del “ lavoro sporco da costoro fatto durante Tangentopoli” ma sempre a spese nostre; e ricavandone , in aggiunta, un totale, sconfinato ed arrogante senso di impunità che spiega la sfrontatezza dei corruttori di sinistra di cui le cronache giudiziarie di questi giorni, di Monza e dintorni ci narrano. Dalle quali si è scoperto l'uso delle tangenti rosse in anni come il 1994, quando cioè democristiani, socialisti e altri per le stesse cose finivano ancora in galera o comunque sputtanati sui giornali.

Costretti proprio nel 1994 a perdere i conti elettorali con la imprevista irruzione del centrodestra e di Forza Italia nella politica, gli epigoni del Pci sembrarono per un attimo persi. Ma, appunto, sembrarono. L'Italia è infatti rimasta per loro la terra politicamente meravigliosa e promessa. Ed ecco quel gigante politico che fu Mino Martinazzoli, l'ultimo segretario della Dc morto ieri, che li recuperò ad un progetto di alleanza di cosiddetto centrosinistra. Che fruttò al Martinazzoli – ognuno ha il suo prezzo – il benestare degli ex PCI per la sua elezione a sindaco di Brescia – sai che goduria! - e da cui sarebbero poi nate con Romano Prodi le esperienze dell'Ulivo e dell'Unione.

Ma - cosa ancora più importante per la sopravvivenza degli ex o postcomunisti - scattarono contro il centrodestra micidiali trappole giudiziarie e istituzionali. Che ancora, dopo circa venti anni di micidiali calci sui denti , continuano ad imperversare ad opera di una Magistratura che , politicizzata, fa quello che vuole , anche azioni illegali ( vedi intercettazioni) godendo preordinatamente dela pèiù totale impunità, consentendo che questa sotto specie di Giustizia lasci cadere in prescrizione ogni anno , milioni di procedimenti penali e civili che interessano il “popolo bue”.

E in quale altro Paese, ditemi voi, uno come Bersani , come la Bindi, come la Finocchiaro, come Franceschini, come Veltroni, come Marini, ecc sarebbero non solo sopravvissuti , ma si sarebbero anche arricchiti a spese nostre? Nel Paese più bello del mondo, nell’Italia “ meravigliosa” di Amelie Bersani.

Ma oltre all'Italia «meravigliosa», Bersani plaude spesso alla Costituzione «più bella del mondo». Ha ragione anche qui , sempre dal suo punto di vista. Con il” potere legislativo eletto “ ormai (dal 1995) sottomesso all’ordine dei Magistrati, disseminata di veti più che di diritti e di garanzie reali, essa ha consegnato il Paese alle esondazioni giudiziarie e rende l'opposizione, qualsiasi essa sia, di fatto più forte della maggioranza, qualsiasi essa sia. Accade così che, dopo avere avuto il Pci più forte dell'occidente, abbiamo i postcomunisti più protetti e garantiti del mondo, altro che articolo 18 per i lavoratori: tanto da mettere in imbarazzo anche uno come Giorgio Napolitano, al quale ieri, non a caso, Eugenio Scalfari, al termine dell'abituale omelia sulla sua Repubblica, ha tirato un po' le orecchie, pur «con devoto rispetto», per gli ostacoli che costui osa ancora frapporre ai suoi tentativi di aggravare la difficile situazione dell'economia e della finanza con una bella crisi di governo. Scalfari fa pena, l’età ormai è quella che è e la sua testa è sempre stata quella, votata alle cause perse ed alla produzione della merda di cui sopra. Ma guarda un po’ questo tovarik Napolitano, che osa resistere alle sue richieste di creare una bella crisi di governo perché “ voluta da Scalfari “ e dai suoi coprofaghi seguaci almeno fin quando il governo in carica continuerà a disporre di una maggioranza parlamentare.

Certo, per gli ex comunisti l’Italia è veramente un Paese meraviglioso. In un altro Paese, cito Togliatti e la sua frase contro De Gasperi, li avrebbero presi tutti a “ calci in culo”.

E POI HANNO ANCHE LA FACCIA TOSTA DI STREPITARE CHE IL VATICANO NON PAGA L’ICI, GLI IGNORANTONI!!!

Figurarsi se questo blog vuole difendere il Vaticano, ma altro che Vaticano !Il Vaticano paga regolarmente l’ICI sugli immobili “ a reddito “ ma non su quelli destinati a finalità di culto e di assistenza. I locali della mensa dei poveri o quelli dove vengono accolti gli “ homeless” o una Chiesa, ecco gli esempio di immobili del Vaticano esentati dal pagamento dell’ICI. E la cosa appare anche logica, perché in quei locali – meno che per le Chiese – il Vaticano svolge a proprie spese un’attività sociale di assistenza che supplisce le mancanze del sistema istituzionale. Dunque a me pare che l’esenzione sia legittima. Ma invece, i Sindacati , cosa fanno i Sindacati? .Forse svolgono una attività simile a quella del Vaticano? Nossignori, neanche per sogno. Ma i sindacati vantano un patrimonio immobiliare immenso, ma non pagano un solo euro di Ici. Questo grazie ad una legge, la numero 504 del 30 dicembre 1992 (ovviamente in pieno governo Amato), che di fatto impedisce allo Stato italiano di avanzare richieste ai sindacati. E i soldi sottratti, o meglio non percepiti, dalle casse statali sono davvero tanti: la Cgil, ad esempio, sostiene di avere circa 3mila sedi in tutta Italia, ma si tratta di una specie di autocertificazione, in quanto i sindacati non sono assolutamente tenuti a presentare i loro bilanci. Solo un altro dei tanti privilegi dell’”altra Casta”, come è stata brillantemente definita dal giornalista dell’Espresso Stefano Liviadotti, che con tale formula ha dato il titolo al suo libro/inchiesta sulla Triplice. Se la Cgil dichiara 3mila sedi, la Cisl addirittura 5mila. E la Uil sarebbe in possesso di immobili per un valore di 35 milioni di euro. La legge, però, paragona in modo del tutto immotivato i sindacati alle Onlus, ossia alle organizzazioni di utilità sociale senza scopo di lucro. Senza scopo di lucro? I sindacati? Un paradosso. Ma c’è di più. Cgil, Cisl, Uil, Cisnal (poi diventata Ugl) e Cida hanno ereditato immobili dai sindacati del Ventennio fascista, senza dover pagare tasse. Tutto secondo legge, in questo caso la 902 del 1977, che con l’articolo 2 disciplina la suddivisione dei patrimoni residui delle organizzazioni sindacali fasciste.

Non c’è da stupirsi: soltanto nella scorsa legislatura, 53 deputati e 27 senatori, quindi 80 parlamentari in totale, provenivano dal mondo sindacale . Logico che in parlamento si facciano leggi “ad personam”, o meglio ad usum sindacati. I regali più importanti, inutile dirlo, arrivano però sempre quando al governo c’è una coalizione di centro-sinistra.

Eccone alcuni: nel maggio 1997 il governo Prodi, per iniziativa del ministro della Funzione pubblica, Franco Bassanini, ha tirato fuori dal cilindro la legge n. 127, la quale grazie all’articolo 13 libera le associazioni dall’obbligo di autorizzazione nelle attività e nelle operazioni immobiliari. Con la finanziaria del 2000 vengono invece istituiti fondi per la formazione continua gestiti da sindacati e associazioni degli imprenditori. Ancora con il governo Amato, nel 2001 è fissato l’importo fisso per i patronati calcolato su tutti i contributi obbligatori versati da aziende e lavoratori agli enti.

Attraverso i patronati, i Caf (Centri di assistenza fiscale) e le deleghe sindacali sulle pensioni giungono fiumi di denaro nelle casse dei sindacati. Un meccanismo infallibile: i patronati si occupano di previdenza, richieste di aumento e pratiche di invalidità. E per ogni pratica l’Inps rimborsa. L’assistito del patronato è però logicamente anche un potenziale cliente dei Caf: i Centri di assistenza fiscale, nati ovviamente con la sinistra al governo (Amato, anno 1992), compilano le dichiarazioni dei redditi e le spediscono via internet all’Inps. Ad ogni spedizione corrisponde un rimborso, anche se i costi sono pressoché azzerati. In soccorso dei Caf è arrivato persino il decreto legislativo 241 del 1997, governo D’Alema, che concedeva loro l’esclusiva sulla verifica dei dati inseriti sui 730. Costringendo il Ministero delle Finanze a elargire un rimborso per ogni 730 inviato dai Caf. Peccato che tale decreto sia stato “bastonato” nel 2006 dalla Corte di Giustizia Europea, senza che nessun quotidiano nazionale sempre attento alle sanzioni europee ne abbia dato notizia. Ma su internet la notizia si trova! Alla fine le entrate che derivano dai tesseramenti, la cui revoca è pressoché impossibile, sono quelle meno importanti. Allora, i sindacati davvero meritano agevolazioni fiscali? E i cretinetti di sinistra, gli ignorantoni, meritano ancora di parlare di ICI e di Vaticano ?

Roma lunedì 5 settembre 2011

Gaetano Immè

LEGGE ELETTORALE E LA PROMESSA DI UNA NUOVA POLITICA LIBERALE


Non riesco a capire come questo governo, sulla scia di un’ondata antipolitica e partitocratica, possa rendere compatibile il pur giustissimo e benedetto dimezzamento dei parlamentari con un sistema uninominale. Infatti, è senz’altro vero che quello che facciamo oggi determina il nostro domani, ma è anche vero il contrario e cioè che anche le scelte di domani possono identificare il nostro passato e contribuire a spiegare meglio chi siamo stati e cosa abbiamo fatto. E’ il giudizio storico che ne verrà che conta, per leggere il significato e il senso del nostro passato.

Per questo motivo, Silvio Berlusconi ha una responsabilità rispetto alla propria “discesa in campo” e al fatto che, nel 1994, provocò e permise l’attuazione del sistema democratico dell’alternanza. Non può né deve sottrarsi a una tale responsabilità. Proprio perché quel mutamento è un suo indiscutibile merito e, quindi, lo caratterizza sul piano politico più di qualsiasi altra cosa. Anzi senza la prospettiva liberale e riformatrice, rappresentata da un sistema democratico costruita sul sistema uninominale, ci sarebbe solo un presente da buttare via , senza un futuro. Qualora Berlusconi e il centrodestra rinunciassero alla riforma istituzionale ed elettorale sul modello anglosassone o americano, allora quei meriti politici si dissolverebbero nel nulla, si perderebbero di fronte a scelte divenute dichiaratamente partitocratiche, come il cosiddetto “porcellum”, che va proprio nella direzione opposta e contraria alla storia politica di Berlusconi, alla sua “discesa in campo” e alla nascita di Forza Italia. Grazie alla prospettiva della rivoluzione liberale, infatti, già all’epoca, nel 1994, Silvio Berlusconi riuscì a determinare un cambiamento dell’assetto politico. Fu una rivoluzione. Per un paio d’anni sembrò che da quell’inizio dovesse scaturire, come naturale conseguenza, una legge elettorale uninominale e maggioritaria.

Invece, niente. Dopo aver favorito la nascita della democrazia dell’alternanza, negli anni successivi, purtroppo, quella prospettiva liberale e riformatrice fu accantonata e progressivamente vanificata. In altre parole, sul passato politico del Cavaliere pesano e peseranno le decisioni che prenderà già da oggi e ancor di più domani, in riferimento all’unico vero cambiamento che è riuscito a fare all’interno del nostro sistema politico: l’alternanza tra maggioranza e opposizione al governo del Paese. Mi riferisco, in particolar modo, quindi, alla riforma istituzionale e a quella elettorale. Per quanto concerne la legge elettorale, qualora dovesse restare il “porcellum” al premier non resterà nemmeno il merito di aver costruito l’alternanza liberale. Non è un’esimente il fatto che in concreto manca del tutto la sinistra alternativa; un Paese è lo specchio del suo popolo e se il popolo della sinistra vota questa sinistra non possiamo certo impedirglielo. Noi, infatti, non siamo stalinisti come Flores D’Arcais o come Spinelli o come Scalfari o come Spataro ,ecc….



CON LE PRIVATIZZAZIONI , DOPPI BENEFICI


Le privatizzazioni degli asset pubblici possono produrre un doppio dividendo: più concorrenza e meno debito pubblico. Privatizzare non è più un’opzione: è una necessità. “Privatizzare non è più una semplice opzione: è una necessità. Il Policy Paper “Uscire dalla crisi. Un’agenda di privatizzazioni” , dell’IBL, spiega le ragioni per cui le privatizzazioni degli asset pubblici possono produrre un doppio dividendo: più concorrenza e meno debito pubblico.

Il Paper IBL tenta un censimento delle proprietà in mani pubbliche, e avanza una stima del possibile gettito della loro cessione, distinguendo tra i beni che possono essere alienati rapidamente e quelli che richiedono interventi quali riforme normative o regolatorie, riorganizzazione aziendale o altre operazioni di valorizzazione. Per questi ultimi – quali Eni, Inail, Poste, Ferrovie e il patrimonio edilizio – il documento predispone delle schede specifiche con l’indicazione dei passi necessari.Le privatizzazioni rispondono a una duplice esigenza: da un lato ricavare risorse da destinare all’abbattimento del debito, dall’altro aprire i mercati alla concorrenza. Infatti, “le imprese privatizzate diventano più efficienti, le privatizzazioni tendono a favorire lo
sviluppo dei mercati finanziari, e le privatizzazioni tendono a essere associate con la modernizzazione delle strutture di governo societario, anche al di là delle specifiche imprese cedute dallo Stato”. Per quel che riguarda l’aspetto di finanza pubblica, “La cessione degli attivi patrimoniali in mani pubbliche potrebbe fornire risorse importanti per l’abbattimento del debito pubblico, e contribuire – in presenza degli adeguati aggiustamenti, ove necessario – al rilancio dell’economia. Una stima molto conservativa del potenziale gettito è di circa 200 miliardi di euro, di cui circa la metà dalle società del Tesoro e la restante parte dalle cessioni immobiliari, per le quali tuttavia, questo blog esprime le riserve che avevo esposte alcuni giorni fa. Il risparmio
conseguibile in termini di minore spesa per interessi sarebbe dell’ordine dei 6-10 miliardi, a seconda del tasso medio di interesse a valere sul debito”. Un passetto alla volta.


MAGISTRATI E POLITICA. IDEE, PROPOSTE.


Come disciplinare lo spinoso rapporto, il via vai, il vero " struscio istituzionale", tra magistrati e politica? Interviene il Dr. Raffaele Cantone, Magistrato, che il problema lo ha egregiamente risolto declinando tutti gli inviti, e sono stati molti e pressanti, a candidarsi come sindaco di Napoli. Cantone è dunque un Magistrato degno della massima attenzione. E' fonte autorevolissima per questo blog. E tuttavia, nell'affrontare un caso specifico, forse il caso emblematico, quello del P.M. Narducci, diventato assessore ( con Giggino floppe De Magistris) nella stessa città , Napoli, in cui esercitava la funzione di pubblico ministero specie “ contro” l’avversario politico dello stesso De Magistris , anche Cantone sembra imbarazzato. Definisce infatti legittima la decisione di Narducci di mettersi in aspettativa con la Magistratura. Ma è una “ legittimità” in quanto azione espressamente non vietata da una legge. Ma casi del genere, noi lo sosteniamo da sempre, devono essere cancellati in uno Stato di Diritto, perché generano veri e propri velati ricatti del tipo “ci vediamo in Tribunale dopo la scadenza del mio mandato”. Insopportabile, un vero e proprio regime, una Stasi magistrale. Cita il Dr. Cantone, ma nella sostanza sorvolando, l'esistenza di un codice deontologico che vieta ( vieterebbe ) ai magistrato quella scelta. E sorvola - nonostante Cantone faccia parte del collegio dei probiviri dell'associazione che quel codice ha voluto e approvato, vale a dire l'Anm, l'associazione magistrati – su tutto l resto. Ne dobbiamo dedurre quindi che i codici deontologici non servono a nulla?

Il Dr. Cantone afferma che per disciplinare l'incompatibilità tra toghe e politica serve una legge ad hoc . Del resto, lo dice anche Giorgio Napolitano. Lo dicono tutti, insomma. Ma questa legge non si è mai fatta, né in passato né ora. Perché? Semplice, non si fa perché , almeno per quanto concerne dal 1995 ad oggi, il Parlamento è stato messo dai Magistrati stessi “ sotto la tutela “ della stessa Magistratura e perché, per quanto concerne dal 1948 al 1995, diciamo la verità, ci sono leggi difficili a farsi. Soprattutto perché la sinistra non vuole che la si faccia, per timore di perdere il privilegio di poter ricompensare tutti i “ magistrati organici “ al “ partito delle Procure “ a spese dei contribuenti italiani con un bel seggio nel Palazzo ( do you remeber Violante, Colombo, Casson, Di Pietro, De Magistris, Nocita, Tedesco, Maritati, Emiliano,ecc?). Il vicepresidente del Csm, Vietti, sostiene ameno che una tale norma dovrebbe sancire l'impossibilita, per il magistrato che entra in politica, di tornare poi un giorno nel suo ufficio. Per costui, sostiene Vietti, bisognerebbe piuttosto prevedere il passaggio obbligato ad un altro ramo dell'amministrazione pubblica.

Giusto? Sbagliato? Il Dr. Cantone dice che sarebbe sbagliato, perché l'incompatibilità non deve apparire come una sorta di punizione. Ma, secondo me sbaglia, perché se nel bando di concorso per Magistrati fosse prevista quell’incompatibilità , non sarebbe sbagliato proprio per niente. Dura lex sed lex. Ecco, allora, perché esistono i codici deontologici: per non buttare sempre la croce addosso al legislatore di turno, sempre per trovare un “ facile e comodo capro espiatorio”. Ma ditemi voi chi meglio di un Magistrato dovrebbe dimostrare puro senso civico e patriottismo civile? E invece neanche per sogno. Anche i magistrati stanno lì alquanto ipocritamente ad invocare una legge – praticamente impossibile da varare per i motivi sopra detti - che regoli quel che già il più elementare buonsenso dovrebbe regolare. Il caso Narducci, se esistesse ancora chi fosse disponibile a discuterne senza fanatismi ideologici , dice tutto questo. Ma ci ricorda anche che è la stessa Costituzione che pretende sia messa fine a queste piratesche scorribande di magistrati in politica. Dove? Dove afferma che “magistratura” e “ politica” devono essere autonome ed indipendenti l’una dall’altra.

APPELLO A BERLUSCONI

Caro Governo, cosa devo ancora aspettarmi di peggio da un Governo “liberale”? Che magari introduca il “ salario minimo per tutti i diciottenni” o la pensione sociale minima anche per gli eredi Agnelli? O che so, che ricrei una bella IRI, che faccia un bel piano quinquennale per la produzione del grano? Sento parlare di “ manette agli evasori”, di limiti oltre il quale, di “ vietato questo”, “ vietato quello” e mi sto confondendo. Ma queste idee, caro Cavaliere, ve le ha date Visco direttamente o siete entrati in contatto con Dracula ? Vi volete fare dolci con questa ignobile sinistra e vi state massacrando con iniziative che gridano vendetta solo a sentirle. Ma per piacere! Ancora con questa storia delle manette agli evasori! Ma fatemi ridere! Se ne parla dal 1980 e non ho visto che due o tre giorni di carcere per una Sofia Loren e basta! Ma basta a farsi menare per il sedere sul fisco! Alle misure “ deterrenti” contro l’evasione certo che sì, quindi niente “ divieti comunisteggianti” ma semplicemente metter mano alla riforma fiscale con quel sistema equo,progressivo, solidale e liberale che lo stesso Berlusconi ci aveva promesso. Ma ridursi a dare la caccia ai quattro imbecilli che evadono, istigare alla delazione, ridursi alla stessa stregua degli invidiosi della sinistra, caro Cavaliere, proprio non ci siamo. Invece di menare il can per l’aia, abbia il coraggio che noi tutti le riconosciamo e se ne freghi di fare riforme improcrastinabili per il bene del Paese che però la penalizzeranno al prossimo voto. Riduca quello scandalo vivente che è la previdenza pensionistica, quel furto legalizzato dell’INPS e degli enti di previdenza, tolga via le pensioni di vecchiaia, via i baby pensionati, via i vitalizi ai politici, riduca i costi della politica, riduca ancora di più il palazzo, attui veramente il federalismo , vie le provincie, via gli enti inutili, faccia insomma quello che ci promise nel 1994. E vivaddio, non faccia anche Lei, mi consenta, ……il comunista.

SE QUESTA E’ LA SINISTRA ITALIANA UNO!!!!!!

Qualcuno di lor signori , ricorda i proclami vittoriosi e le belluine esultanze della sinistra italiana quando Mr Barack Obama divenne presidente degli Usa? E le scene di giubilo per Zapatero premier in Spagna? A sinistra ormai tutti con l’Alzeihmer, tutti smemorati, nessuno ricorda più nulla. Ma questo blog , sfortunatamente per tutti i “ cretinetti di sinistra” , ha la memoria lunga, lunghissima.. Io mi ricordo tutti quei melliflui e sorridenti “Yes, we can” subitoi scopiazzati – more solito - dal cinefilo Walter Veltroni in Italia ed importati di forza dentro il P.D. , tutti quei cartelli “Zapatero santo subito” in bella mostra sui carri colorati dei Gay Pride di Roma 2005 e su Repubblica , il fregnacciume di “Viva Zapatero” che nelle sale cinematografiche era diventato uno status symbol del perfetto “ cretinetti radical chic” di sinistra.

Cosa è rimasto di tutto questo? Zero, niente. La sinistra italiana, bastonata alle politiche del 2008, pensava di aver vinto le elezioni quando Obama fu eletto presidente degli Usa, “il primo nero della storia” a diventare l’uomo più potente del mondo. Stesso copione come per Bill Clinton, anni orsono, con la storia – una vera barzelletta che fece e fa scompisciare dalle risate – dell’”Ulivo Universale”! Da Premio Pulitzer del ridicolo! Peccato che il Partito democratico statunitense abbia poco o nulla a che vedere con quello “ alla gricia” di casa nostra ed anche l’idealizzato Obama, appoggiato da fior di banchieri, assicurazioni e poteri forti, sia lontano anni luce dalla parabola del povero ragazzo di colore che dal bronx approda alla Casa Bianca. Non solo Barack Obama è stato tutt’altro rispetto alla agiografia che la sinistra italiana gli ha costruito addosso, ma soprattutto ha fallito, travolto dalla crisi economica a cui ha assistito come spettatore e dal declassamento del rating Usa dalla tripla A a Aa+. Consensi ai minimi storici oltre oceano, qui da noi la compagnia di giro della sinistra ostenta indifferenza al tema, fischietta svagata girando la testa dall’altra parte.

E dove lo metti il cerbiatto ( appena fatto) Zapatero? Quello che vinse le elezioni grazie agli amici musulmani che a Madrid Atocha massacrarono migliaia di inermi civili spagnoli per screditare , ad elezioni vicinissime, il premier uscente Josè Maria Aznar, Zapatero, idealizzato ancora una volta da Walter Veltroni (ma non sarà proprio lui che porta jella?), lanciato sul mercato da Sabina Guzzanti che ha ideato quell’indimenticabile fregnacciume di “Viva Zapatero” , eravamo appena nel 2005, non nel secolo scorso; Zapatero , amato persino dai tre leader della triplice sindacale , Epifani, Bonanni e Angeletti che in coro lo definivano addirittura “Un riformista vero” ( ricordate quella canzone “ un italiano vero”?) spingendosi fino a slogan da shock, come “Altro che Prodi, vogliamo Zapatero” sfidando così la sete di vendetta del rancoroso Prodi le cui doti da medium erano peraltro assai note , visto che già nel 1978, all’epoca del rapimento di Aldo Moro, testimoniò in Tribunale, senza essere incriminato per “ offesa alla Corte”, che aveva saputo dove costui era tenuto prigioniero da “ un piattino durante una seduta spiritica” ( testuale”); Zapatero , stimato persino da un comico come Maurizio Crozza che, in estasi, in deliquio, esclamava rapito “Zapatero Zapatero/l’un per cento del tu carisma me serve aqui!!!”. Travolto anche da così tanti iettatori, il premier spagnolo ora ha ammesso di aver fallito, annunciando il suo addio nel 2012. I suoi tanti sostenitori, però, l’avevano già abbandonato. Anche in Italia, pronti, come al solito, a salire sul prossimo carro che passa, sperando sempre sia quello del vincitore..

Per un breve periodo anche Tony Blair fu un’icona della sinistra italiana. Per poco. Tutti i grandi leader europei che vengono accolti dalla sinistra come guru e nuovi Messia ben presto si rivelano dei bluff. Per inconsistenza dei soggetti, in primis, ma anche e soprattutto per ipocrisia della sinistra, che prima sostiene a spada tratta e poi volta le spalle quando la faccenda si mette male.

Quando mancano idee e progetti, si idealizzano le persone e si formano i culti delle personalità. Come per Stalin, come per Pol Pot, come per Hitler, come per Mussolini, come per Castro, come per Arafat, come per Mao Tse Dung, ecc, la sinistra europea e italiana ha bisogno di idoli in cui credere e far credere. Ma sono stati tutti un fallimento .Ora i “salvatori”, i volti nuovi, il “vento del cambiamento” sono gente come Giuliano Pisapia, Luigi De Magistris e Nicola Vendola. I primi due, eletti sindaci a Milano e Napoli, si stanno già rivelando bluff, il terzo è un “ simpatico parolaio” il cui unico fiore politico all’occhiello è l’aver prodotto un mostruoso e clientelare deficit sanitario pugliese e tutta la sua relativa corruttela , senza uguali al mondo. Ma la sinistra spera sempre in qualche volto nuovo, chi sia sia, avanti c’è posto . Infatti dopo il Prof. Mario Monti ( un barone universitario usato , “ come un fazzoletto usa e getta , alla bisogna” come prossimo “ Presidente ” per un governo tecnico che sostituisca , con ogni mezzo ma con elezioni popolari tassativamente escluse, quello eletto dal popolo e prepari il terreno alla sinistra per la conquista del palazzo d’inverno ), dopo LCdM, al secolo Luca Cordero di Montezemolo , razza padrona da capo a piedi, quello che “ scendo e non scendo”, quello che “scendo oggi o forse tra due anni” come fosse una Wanda Osiris sulle scale della politica , ecco un volto nuovissimo, di zecca. Si tratta nientepopodimenoche di tale Alessandro Profumo, un ex AD di Unicredit, un banchiere, che da Unicredit fu estromesso con liquidazione da spavento che fece scandalo. Oggi a questa sinistra va bene pure lui, sono “ de bocca bona” i comunisti odierni. Da ridere. Adesso la sinistra se la fa con i padroni. La sinistra italiana……Altro che Fratelli De Rege!

SE QUESTA E’ LA SINISTRA ITALIANA DUE!!!!!!

Ma che fa la CGIL? La manovra non era ancora definita e già dal 31 agosto scorso la Camusso aveva sentenziato: il sei settembre sciopero generale contro la manovra. E Bersani che fa ? Porta anche il P.D. allo sciopero del sei settembre. Oggi è il quattro di settembre e la manovra di cui si parlava il 31 agosto quasi non esiste più, tutta cambiata. E allora, lo sciopero della CGIL e del P.D. ? Quello resta. Resta? Ma come è possibile?

Il contributo di solidarietà non c’è più, sono state invece preparate rigide misure antievasione ed antielusione , prevedendo addirittura il carcere per chi occulta al fisco più di tre milioni di euro, e imponendo la pubblicità on line delle dichiarazioni dei redditi.

Eppure P.D. e Cgil scioperano. Evidente: vogliono difendere gli evasori fiscali.

Le festività civili del Primo maggio, del 2 giugno e del 25 aprile non sono state spostate e consentono così ai lavo¬ratori non soltanto di celebrare degnamente la memoria laica e civile del Paese, ma anche, se lo desiderano, di organizzarsi rilassanti ponti primaverili.

Eppure il P.D. e la CGIL scioperano: allora volevano sopprimere quelle festività.


La cancellazione delle anzianità convenzionali ( militare e laurea) dal calcolo dell’anzianità per le pensioni baby è stata cancellata.

Eppure il P.D. e la CGIL scioperano. Evidentemente difendono i privilegiati delle pensioni baby invece di difendere chi sgobba per quaranta anni di “ vero” lavoro.

Allora questo sciopero sarà forse contro quella parte della manovra che prevede la possibilità di deroghe al contratto nazionale di lavoro ? Ma se il relativo accordo fu sottoscritto qualche mese fa proprio dalla Cgil con la benedizione del P.D.! Tutti sanno (e certo lo sa sia il P.D. che la Cgil) che migliaia di piccole aziende aggirano ogni anno il contratto nazionale con l’accordo dei lavoratori, allo scopo di salvare produzione e posti di lavoro. Eppure anche soltanto parlarne è, per la Cgil, un tabù. E il P.D. che fa? Il P.D. che dice ? Il P.D. si accoda. L’ideologia di¬venta ipocrisia ed ignoranza.

Io credo che il P.D. e la Cgil dovrebbero essere contenti , eppure scioperano. Se lo fa, è perché la butta in politica. In sostanza P.D. e CGIL vogliono fare come fanno i cani: fanno la pipì per marcare il loro territorio politico e per estromettere da quella zona di antagonismo sindacale qualsiasi intruso si chiami esso Di Pietro o Vendola o Montezemolo. E se questo comporta lo sfascio dell’unità sindacale chi se ne frega!

L’obiettivo non è sindacale, è abbattere questo governo e a questo obiettivo primario e politico deve essere subordinato tutto il resto. La radicalizzazione dello scontro rafforza l’identità «di lotta», soffoca il dissenso in nome di un bene superiore (la cacciata del governo, appunto), trasforma il sindacato in soggetto politico.

È che ci fa il P.D. in quel guado ? Tentenna, mostra imbarazzo, dice e non dice perché mentre da un lato vede i suoi emendamenti approvati in Parlamento (come per esempio quello sulla reintroduzione delle feste civili), dall’altro ha dato la sua adesione allo sciopero per pura ideologia, senza motivazione alcuna . Col passare dei giorni, il paradosso rischia di farsi esplosivo. E ormai è addirittura ridicolo.

Eppure diversi personaggi del Pd hanno capito e vedono nello sciopero del sei settembre il segno di una possibile rottura politica con il centro moderato, rottura che avrebbe poi pericolosissime riper¬cussioni politiche sul piano del¬le alleanze. Che farà la fronda interna di Parisi ? E quella di Fioroni? E Casini? E il Terzo Polo? Ma alla Camusso importa solo scioperare a prescindere. Sempre contro Berlusconi, magari insieme agli evaso¬ri fiscali ed ai pensionati baby.

Lunedì 5 settembre 2011

Gaetano Immè