Gaetano Immè

Gaetano Immè

lunedì 3 ottobre 2011

LA SCHIERA DEI DEDITI AL SERVO ENCOMIO ED AL CODARDO OLTRAGGIO


Il Presidente della Repubblica , Giorgio Napolitano mi ha proprio stancato ed anche molto seccato ed infastidito: è uscito dal seminato costituzionale, ha infranto il dettato dell’articolo 87. Lo sanno tutti, anche gli ipocriti che fanno i vaghi.

Ha interpretato un ruolo tutto politico, e non va bene per niente. Certo che il Paese cresce unito, ma è già unito , ma di crescere – anche se unito magari forzosamente - non ne vuole proprio sapere. Allora? Se forse lo separiamo, cresce? . Certo che le fanfaluche separatiste sono delle bischerate, c’è chi lo ha sempre sostenuto (come questo blog ) e chi, invece, si regola secondo convenienza. Come quel ministro degli interni del 1997, quando la Lega fondò il Parlamento del Nord. Vi ricordate ? No? Ve lo ricordo io. All’epoca la Lega era una “costola della sinistra” ( D’Alema dixit) e la sua separazione da Berlusconi assicurava la vittoria a Prodi, e al suo ministro degli interni. Che non usò neanche per sogno i toni perentori ed eccessivi che usa oggi . Era uno che si chiamava Giorgio Napolitano. E’ lo stesso Giorgio Napolitano piazzato ora sul Colle. Continua imperterrito a fare politica , ma lo fa anche come un cieco. Oggi Napolitano reagisce in modo opposto a quanto accadde all’inquilino del Quirinale nel 1997. Ossia, Napolitano difende l’unità d’Italia e ammonisce pesantemente Bossi. Sembrerebbe che questa volta il capo dello Stato rimedi al silenzio del 1997 e recuperi una situazione che non fece onore al suo predecessore.

Ma attenzione. Le due vicende hanno un comune denominatore. Si chiama Bossi. Nel 1997 Bossi faceva comodo per puntellare il governo Dini, caro a Scalfaro, e nato contro Berlusconi. Oggi Bossi è invece alleato di Berlusconi.Le strategie dei due presidenti, dunque, coincidono. Nessuna differenza. Difendere Bossi con il silenzio scalfariano andava contro Berlusconi, e oggi attaccare Bossi, sempre sul punto della secessione, è ancora una volta andare contro Berlusconi. I due ( peggiori) presidenti della Repubblica perseguono dunque lo stesso fine, non vi può essere alcun dubbio. E la cartina di tornasole è rappresentata dalla diversa collocazione di Bossi nelle due vicende, allora era utile a Scalfaro e perciò da lui difeso con il silenzio; oggi è utile a Berlusconi, e perciò attaccato.

Napolitano, per esempio, parla del federalismo e dice che esso è deprecabile per lo Stato unitario. Bravo. Ma perché tutto questo non lo ha mai detto quando la sinistra varò la riforma del titolo quinto della Costituzione? Ora anche la Confindustria s’è accorta che quella robaccia va cambiata. E fu cambiata, con il concorso della Lega, ma poi fu abrogata, cadde, perché si volle il referendum, perché la sinistra lavorò per affossare la riforma. Napolitano che fai, fai il distratto?

Certo che questo sistema istituzionale è penoso, lo dico da una vita . Abbiamo da sempre scritto e detto che il premio di maggioranza è incompatibile con questa Costituzione e che su di esso resta pur sempre il marchio e la puzzetta fascista di Acerbisl l’inventore abruzzese . Ma fu proprio quel premio che consentì l’elezione di un certo Presidente della Repubblica , espressione di una minoranza elettorale: di Giorgio Napolitano. Allora andava non bene, ma benissimo, vero? Infatti tutti muti. Ma costui non è il mio né il nostro Presidente, ma solo il “ loro Presidente “ e non se ne può più della sua ipocrisia imperante, della sua storia politica, dell’ossequio monarchico e sabaudo che lo circonda: quello che Napolitano ha fatto a Napoli non sarebbe stato consentito neanche ad un re, neppure quando era ancora vigente lo statuto albertino.

Dicono che ci sono precedenti. E’ vero, ma non è una buona ragione. A meno che non si voglia sostenere che va cambiata la Costituzione. Concordo. Ma se si dice che la Carta è sacra ed intoccabile e poi la si calpesta, allora no. Proprio no. Napolitano ha detto: il sistema elettorale dei comuni ha funzionato. Vero, ma la sua versione nazionale si chiama presidenzialismo. O premierato. In ogni caso, consegnare agli elettori la facoltà di scegliere chi guiderà il potere esecutivo. E’ questo che si vuole? Sarebbe ragionevole, sarei anche d’accordo, sarei anche pronto alla discussione, ma va detto chiaramente, consapevoli delle conseguenze che vuol dire riscrivere la Costituzione.

Singolare e degno di un Guglielmo Giannini degli anni cinquanta il “papello” che lo stesso giorno Diego Della Valle ha pubblicato sul giornale di cui è azionista, il Corriere della Sera. Il marchigiano ripulito, l’amico del cuore di Mastella e suo sostenitore, scrive una serie di scontate ovvietà, senza neanche dire quello che dovrebbe. Dice, dice, dice le solite scontatezze, dice quello che oggi moltissimi dicono, anche e sopra tutto nei bar di periferia e nelle osterie piene di avventori avvinazzati, che la casta…, che i politici…., che è ora di….. Scontatezze , luoghi comuni, frasi apodittiche, tono trinariciuto e tonitruante, si ma….E allora ? Se i politici fanno schifo, se gli industriali fanno ribrezzo, insomma se questo è il quadro (e questo lo è, più o meno), qual è la via d’uscita che il “ marchigiano ripulito” suggerisce? Non lo dice , perché non la sa neanche lui. Quanto ci piace parlare , a noi italiani!!!!! Ma “ Dagostrunz” (pochi sanno e ricordano le sue liti con Roberto D’Agostino )– alias Diego Della Valle, alias “ So Dieco e te spieco” – stia sereno, glielo suggerisco io: la via d’uscita non può che essere la riscrittura delle Costituzione. Altrimenti resta il suicidio nazionale oppure un governo non votato da nessuno.

Cioè , come dire, in tal caso, che l’opposizione sta per sovvertire l’ordine costituzionale democratico con l’appoggio di Giorgio Napolitano, del Presidente della Repubblica Roba da messa sotto accusa del “ simil-migliorista “. Cambiare le istituzioni può servire a restituire alle istituzioni una verniciata di dignità se si opera il modo che il suffragio popolare serva ad indicare chi governa ma si deve anche consegnare ai vincitori un potere reale, non il nulla, non il vuoto di questa Costituzione odierna. Naturalmente con tutti i necessari contrappesi. Serve insomma il sistema presidenziale o semi presidenziale. Credo sia giusto incamminarsi, anche in fretta, su questa strada, ma è bene muovere il passo evidenziando la necessità e individuando la sede costituzionale , piuttosto che dire amenità e scontatezze con rabbia cieca che non serve a salvare questo Paese ma solo a disordinare i capelli di qualche scarparo marchigiano. Berlusconi passerà come “panta rei”, la vita prosegue, “ the show must go on”, ma queste copiose dosi di arsenico sparse dagli Zagrebelsky, dagli Scalfari, dalle Spinelli, dai Mauro, dai Galli della Loggia, dai Mieli, dai De Bortolis ecc, non saranno smaltite presto, ma resteranno in circolo, rendendo impossibile non solo questo, ma qualsiasi altro governo. E’ il viatico verso una qualche “ presa del palazzo d’inverno”. Quando un Paese è ingovernabile( come lo era l’impero degli Zar nei anni diciotto ed il nostro era negli anni venti ) qualcuno pensò di uccidere gli Zar, qualche altro decise di andare a piedi a Roma, tutto per ristabilire un ordine, ma quello loro., sono tornati i Guelfi e i Ghibellini, i Capuleti ed i Montecchi , i terroni e i nordisti, i meridionali ed i settentrionali ed anche i Fratelli De Rege. L’Italia è divenuto un Paese, spesso ridicolo, di gente , quasi sempre ridicola , che si odia ridicolmente , pronta a tutto per cancellarsi, per sopprimersi a vicenda. Se ci fosse ancora un po’ di midollo nella spina dorsale delle culture votate al servo encomio e al codardo oltraggio, non sarebbe il caso di fermare tutto e di ricominciare?

lunedì 3 ottobre 2011

Gaetano Immè
ANCORA UN ALTRO REFERENDUM, ORMAI SONO UN VERO PERICOLO PER LA DEMOCRAZIA ITALIANA.


Un successo anche stavolta, certo, nella raccolta delle firme per questo ennesimo referendum che chiede l’abrogazione del la vigente Legge elettorale ed il ritorno alla precedente Legge elettorale. Se questo fervore popolare, questa voglia di partecipazione del popolo alla politica – intesa come deve essere e cioè come amministrazione della “ res pubblica” – fosse “puro” e non telecomandato , non potrebbe che scaldare d’orgoglio il cuore di ogni italiano attento al benessere , anche culturale e sociale , del nostro Paese. Disgraziatamente le cose non stanno affatto così , per svariati motivi che chiarisco e riassumo.

Innanzi tutto per una elementare questione di democrazia costituzionale. Dato per fermo che la “ sovranità appartiene al popolo “ “ che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”( articolo 1 secondo comma della Carta ) , ne deriva che ogni Legge dello Stato viene varata dal Parlamento . Quel termine “ varata” significa che quella legge viene introdotta nel Paese perché così ha voluto e deciso la maggioranza – minima del 51% - degli italiani . Con il referendum abrogativo , invece, si offre al 25% degli italiani la possibilità di abrogare quella legge. Mi sapete dire dove sta la democrazia della norma abrogativa ? In democrazia i voti si contano, non si pesano: offrire ad una assoluta minoranza il potere costituzionale di “ contare” più del “ popolo sovrano”è regola assolutamente indecente. Né cambia il mio giudizio il fatto che nel passato solo con il ricorso al referendum il nostro Paese ha fatto passi da gigante nel percorso della civiltà e del progresso: non nego certo la valenza che questo istituto referendario ha avuto per il “ divorzio”, per “ il nuovo diritto di famiglia”, per “ la scala mobile”, ecc. Ma a parte il non trascurabile particolare che alcuni referendum popolari sono stati imbavagliati dal potere ( classico esempio il referendum sulla responsabilità dei Magistrati o quello sulla privatizzazione della RAI) e che avevano ottenuto quorum strepitosi e non miseri e risicati quali i recenti, tutto questo avvalora la mia opinione. Che è e resta questa: che in una sana democrazia il nostro articolo 75 dovrebbe avere il solo valore di un segnale di insofferenza popolare che , essendo sentito da un cittadino su quattro, è meritevole di essere risolto dal Parlamento.

In secondo luogo per una somma di motivi:
- perché ormai è irrisoria la soglia delle 500 mila firme ;
- perché i costi referendari sono comunque a carico dello Stato;
- perché mancano regole di ordine pubblico sulla raccolta delle firme ( effettuata spesso in modo invasivo e
  limitativo della libertà individuale , tale da rasentare la violenza privata oltre che integrare anche una illegale “
  occupazione di suolo pubblico”);
- la estrema facilità con cui si costituiscono Comitati referendari a non finire ;
- e il rigurgito, nel nostro Paese, di ben note, potenti ed agguerrite lobby che guidano l’opinione pubblica
  ( tramite giornali e programmi televisivi ) al fine di re imporre, con qualsiasi mezzo ( purché senza
   consultazione elettorale ) ,sul Paese il loro assoluto dominio economico-politico del quale hanno goduto
  dal 1948 al 1994.
Tutti questi motivi hanno di fatto trasformato questo istituto costituzionale in un grimaldello il cui dissennato e truffaldino utilizzo da parte di fazioni politiche badano solo ai propri squallidi interessi da bottega ha avuto fino ad oggi il solo scopo di “sottrarre” al popolo sovrano una bella e consistente fetta dei suoi diritti costituzionali. Ed anche a fare acquistare, cosa per niente trascurabile al giorno d’oggi, a sconosciuti promotori quella rilevanza mediatico – politica - che altrimenti mai avrebbero ottenuto peraltro senza cacciare una lira di tasca propria, ma a complete spese dello Stato. Una bella pacchia.

Riflessioni le mie , come leggete, che non traggono origine da polemiche, né le dovrebbero provocare, ma che pure sorgono spontanee quando nel Comitato di questo Referendum si odono voci che lapalissianamente integrano già da sole il reato di “ abuso della credulità popolare”, se proprio fosse vera l’infantile favoletta dell’”obbligatorietà dell’azione penale”. Come poter credere, per esempio, alle parole di un Di Pietro, esempio assolutamente paradigmatico del predicar bene e razzolare peggio, che urla di “ dare al popolo il diritto di scegliere liberamente chi mandare in Parlamento” dopo che lo stesso ha piazzato suo figlio Cristiano come capolista del suo partito nelle prossime regionali del Molise? Come poter concedere fiducia ad un On. Parisi del P.D. che invoca a gran voce una nuova Legge elettorale che lasci libero il cittadino di scegliere chi desidera, ma sottace ignobilmente che vuole rapinare allo stesso popolo il suo ormai acquisito diritto di scegliere il candidato Premier? Come non accorgersi che dietro le parole di costoro c’è solo l’ardente desiderio di fare i funerali al bipolarismo onde ritornare al “parlamento degli eletti” della Prima Repubblica, i quali eletti poi, in barba la mandato ricevuto, sceglievano , concordavano, trattavano- come in un mercato rionale - le maggioranze cui affidare il Governo secondo i loro tornaconti ed i loro interessi, così come è avvenuto in Italia dal 1948 fino al 1994? E come non sospettare che dietro richieste come queste due citate non dissimuli un silente, sottinteso, magari irresponsabilmente anche ignorato patto scellerato con la “malavita organizzata” la quale, in assenza del filtro del partito politico nella scelta dei candidati ( dei quali, ovviamente, lo stesso partito si assume almeno la responsabilità civile, penale e politica ) , potrà investire su propri candidati, coscienti o ignari, per portare il loro potere di controllo oltre ogni ragionevole limite? Ecco perché, cari referendari e cari loro supporter, le Leggi si devono fare ed abrogare solo nel Parlamento e dal Parlamento.

IN POLITICA CI VUOLE COERENZA ED ONESTA’, OPPURE NO?

Molti esponenti del P.D., con a capo la Bindi, Enrico Letta, Franceschini, l’immancabile Bersani ,ecc ed esponenti autorevoli anche dell’UDC come Casini e Cesa , hanno in questi giorni sostenuto, a proposito della votazione in Parlamento sull’arresto dell’On Romano Saverio (che segue a ruota – con gergo ciclistico – quelle analoghe relative agli Onorevoli Papa, Milanese e Tedesco ) che si trattava di un “ voto politico”, con ciò credendo di aver definito in modo ferreo quella che si può chiamare “ elogio della falsità e della schizofrenia”.

In realtà noi elettori desideriamo che in Parlamento vadano uomini liberi, uomini che abbiano una loro coscienza, che siano in grado di comportarsi ed di agire secondo il loro personale intendimento, non degli automi ai quali le Segreterie dei partiti abbiano impiantato nel cervello il microchip con le “ istruzioni da seguire e le cose da dire ”. Cosa significa infatti l’ira della Bindi, di Enrico Letta e degli altri ( fra i quali sorprende di trovare anche il cattolicissimo Casini) quando vogliono cacciar via i sei deputati radicali perché non “ hanno eseguito gli ordini del P.D. ? Puramente e semplicemente che il P.D. non accetta al suo interno né “ dissenso” né “ pensieri diversi” da quello unico imposto. Lo ha dimostrato con Adinolfi, lo ha dimostrato con Tedesco, con Papa, con Milanese e con Romano ed anche con Penati. E dove il dissenso è bandito, lì non esiste democrazia e libertà. Il voto deve sempre essere il frutto della libera determinazione dell’uomo e non la pedissequa ed acritica esecuzione di un ordine impartito da un “capo” che comanda anche le coscienze. Sostenere poi che quel voto serviva, come insiste a dire il P.D., per far fuori il Governo Berlusconi e basta, significa fare sfoggio dell’ipocrisia allo stato puro e confermare l’impronta stalinista che guida questo partito politico.

Eppure la vera motivazione che ha indotto i sei deputati radicali , pur eletti nelle liste del P.D., ad astenersi dal voto di sfiducia nei confronti dell’On Saverio Romano, è la sacrosanta protesta contro la totale sordità del P.D. sull’inaccettabile situazione delle carceri italiane. Resta comunque questa crepa che si è aperta fra i radicali ed il P.D., perché l’avere i sei radicali espresso il loro dissenso con quella “ forma” plateale significa che anche sul “ merito” di quella sfiducia i radicali nutrivano e nutrono dubbi e profondi dissensi. Questa crepa , ormai aperta, non potrà che ingrandirsi e porterà inevitabilmente alla separazione fra i radicali ed un P.D. che, nelle repliche della Bindi, di Franceschini, di Bersani ha assunto un ridicolo atteggiamento disciplinare di tipo militaresco quando avrebbe dovuto invece riconoscere il valore del voto secondo coscienza. I radicali hanno fiuto per questi problemi e la loro protesta segnala un vero e reale problema con conseguente invito al P.D. ad una discussione sulla questione carceraria. Ma è un’opportunità che difficilmente questo P.D. saprà cogliere come momento di confronto e di crescita dibattimentale al suo interno : basta osservare la posizione ridicolmente burocratica ( al limite dello stalinismo) assunta dal Presidente del P.D. Rosi Bindi, per la quale il P.D. non deve occuparsi dei radicali perché costoro non sono iscritti al P.D.

Stupisce ancor di più ( ma solo gli ingenui veri o finti) la posizione di Casini e di tutta l’UDC nella faccenda dell’On Romano, la cui storia giudiziaria è simile a quella di tanti altri politici. L’On Romano Saverio, ricordo, fu candidato proprio dal partito di Casini in Sicilia insieme a Totò Cuffaro ( allora Casini lo chiamava “ mister centomila voti “) e quando, nel 2003, fu indagato, in base a non riscontrate dichiarazioni di pentiti dalla Procura di Palermo per quell’inesistente reato che è “ il concorso esterno in associazione mafiosa”, l’On Casini e tutto l’UDC non badarono a spese per esternare la propria piena ed incondizionata fiducia nell’On Romano. Durante sette anni di indagini, inoltre, la Procura palermitana non è riuscita a trovare il benché minimo riscontro oggettivo alle accuse “ de relato” dei pentiti, tanto che lo stesso P.M. nel 20010 aveva già inoltrato la richiesta di archiviazione al GIP. Ma, guarda caso, non appena Saverio Romano ha abbandonato la navicella dell’UDC ed ha fondato il PiD sostenendo il Governo Berlusconi, per Casini e per l’UDC Saverio Romano non è più un innocente da tutelare – come avevano sostenuto fino all’ora – ma diventa addirittura un criminale da arrestare. Una posizione ipocrita, farisaica , assurda , inconcepibile ed indegna per un cattolico, per il quale la propria coscienza dovrebbe rispondere solo alla legge di Dio ( e non a quella di un certo partito politico).

CARO ENRICO LETTA ( MA CHI FUR LI MAGGIOR TUI?)…..

Svariate volte ormai, giorni fa l’ultima volta, il Vicepresidente del P.D. Enrico Letta , nipote di cotanto zio - ma certamente indenne dal beneficio di forme di nepotismo(…..) - afferma che ( solita solfa
idiota) se Berlusconi si dimettesse, nella stessa giornata lo spread fra i nostri titoli ed i Bund tedeschi scenderebbe di almeno cento punti. Beccato il serioso nipotino di cotanto zietto col sorcio in bocca, in quanto colto- dal sottoscritto – con le mani nella marmellata - sorpreso, cioè, a spacciare come propria una affermazione di tale Nouriel Roubini, un economista che nella sua vita non ne ha azzeccata una , al quale resta solo un pulpito: Repubblica . Recentemente, in un suo articolo, si è azzardato a sfornare previsioni economiche (le sue non si avverano mai !). Ed appunto Roubini, Mago Otelma dell’economia antiberlusconiana, aveva scritto su Repubblica proprio questa sua previsione: che, cioè, se Berlusconi si fosse dimesso, lo spread con i Bund tedeschi sarebbe sceso di almeno cento punti. Bene: ricordo a Roubini che Berlusconi non solo non si è dimesso, che il suo governo non solo ha superato altri due voti di fiducia in Parlamento ma che ad oggi, immagino con grande disappunto suo e dei suoi lobotomizzati lettori, lo spread fra titoli italiani e tedeschi è sceso di quasi cento punti. C’è da che andarsi a nascondersi in qualche anfratto degno di una sibilla fallita, cari Roubini e Letta. Da apprendista economista e da osservatore della politica quale sono, lancio anch’io , come il “nipotino Letta”, la mia fatwa : “se se ne andassero a quel Paese sia Letta, che la Bindi, che la Finocchiaro, Casini, Fini, Di Pietro, Vendola, Bersani, ecc la credibilità dell’Italia avrebbe una improvvisa impennata, S&P sarebbe costretto a riassegnarci un rating AA+ e lo spread con i bund tedeschi dei nostri titoli crollerebbe di trecento punti “. On. Enrico Letta , mi saluti tanto suo zio.


LA LETTERA DELLE OVVIETA’

Se si leggesse senza gli occhiali dell’ideologia questa lettera che BCE e Banca d’Italia in data 5 agosto 2011 hanno inviato al Governo italiano e che giovedì scorso Il Corriere della Sera ha reso nota, ci si renderebbe conto come tutto il suo contenuto sia impostato su concrete iniziative che il Governo italiano dovrebbe attuare avendo come obiettivo concreto la crescita del Paese. Così Trichet e Draghi raccomandano all’esecutivo di avviare sia una “deregolamentazione del mercato del lavoro”, sia “ la riforma delle pensioni” determinando criteri più severi per ottenere pensioni di anzianità e di allungare l’età pensionabile per le donne del settore privato. Dunque suggerimenti identici alle carenze lamentate alcuni giorni orsono da S&P nel recente declassamento. Altro loro elemento comune è dato dall’aver sia Trichet/Draghi che S&P rilevato come disgraziatamente le parti sociali italiane ( sindacati, Confindustria, alcuni partiti politici ben noti e posti alla sinistra , la stampa dei poteri forti,ecc) non facciano altro in Italia che ostacolare qualsiasi riforma decisa dal Governo che mirasse ad una maggiore flessibilità. Ad una maggiore liberta e ad una maggiore modernità del Paese. Pertanto tutte le critiche sparate per tali missive dalla stampa “ dei poteri forti” non investono assolutamente il PdL che tutte queste riforme ha proposto, ma piuttosto sia una buona parte della Lega Nord e tutto il resto delle rappresentanze sociali, della sinistra politica e sindacale ed ora anche di Confindustria. In particolare la richiesta deregolamentazione del mercato del lavoro è proprio quell’articolo 8 del recente decreto di stabilità che ha trovato un ostacolo noto e previsto nell’apparato sindacale ma anche uno imprevisto nella stessa Confindustria la quale si è accordata con la CGIL per depotenziare tale disposizione. Si attende di capire bene le ragioni di questo inatteso “ lingua in bocca” fra CGIL e Confindustria che davvero appare come un “ elogio alla pazzia”.

QUEI PIFFERAI CHE ANDARONO PER SUONARE E CHE FURONO SUONATI


Enrico Mentana, su La7, ha invitato, a processo inquisitorio, a “ Bersaglio mobile “, quel lurido ( raffinata espressione di Travaglio, noto scribacchino delle Procure ) latitante di Lavitola ( di professione faccendiere e “giornalista in sospensione”) insieme a quattro maschere di aguzzini , pronti a fustigarlo, a impalarlo alla pubblica gogna, a fargli ingozzare litri e litri d’acqua , a bruciarne le vive carni, a strappargli le unghie , a bruciargli i genitali ; insomma La7 aveva apparecchiato, con Mentana in grande spolvero ed ansioso di recitare il proprio ruolo di Mastro Enrico Titta, boia di Roma papalina , una riedizione di un processo da Santa Inquisizione settecentesco con la partecipazione di Corrado Formigli, Marco Travaglio, Carlo Bonini e Marco Lillo, il gotha degli spioni origliatori. Ma le risposte snocciolate dal Lavitola alle domande dei “ quattro dell’Ave Maria” sono ogni volta uno scoop, buono per le prime pagine dei giornali. Fulcro centrale degli scoop ,a sentire l’indagato latitante, ci sarebbe una telefonata con Silvio Berlusconi che lo scagionerebbe dall'accusa di essersi appropriato indebitamente di parte dei 500mila euro fatti avere dal premier a Lavitola perché li consegnasse a Gianpaolo Tarantini. "La mia telefonata - dice - è stata fatta dalla stessa utenza argentina usata con Tarantini ma non c'é traccia di questa intercettazione. Perché? “ Già, come mai ? Prego girare questa domandina ai noti P.M., stante l’attonito silenzio sbigottito dei “ cinque cavalieri dell’Apocalisse “ Insomma erano tutti andati per suonare Lavitola e , per la proprietà transitiva , Berlusconi ed invece le hanno prese di santa ragione. Così abbiamo poi letto articolesse indignate e saccenti scritte da fior di catanesi ( quelli “ fausi e cuttesi”come tale Merlo Francesco ) su Repubblica ( e dove sennò?) , un “ massimario di indignata saccenteria “ per dimostrare, senza riuscirci, che questo Lavitola è un essere indegno del consesso civile , ma senza indicarne le motivazioni giuridiche. Capisco il “ rodimento ” di questi Signori che credevano di processare Berlusconi in diretta su La7, via Lavitola, e che si sono ritrovati tutti bastonati a dovere da un faccendierucolo da quattro soldi ( parole sante di Merlo sul quotidiano dell’editore svizzero) . Bisogna capirli, a loro “ piace vincere facile” e se gli sbatti in faccia che dicono sciocchezze ed amenità entrano in depressione. Tanto che uno “ della brigata”, Francesco anche lui ma Piccolo di cognome , su L’Unità – speriamo che con la cacciata di “ Concita, quella  con minigonna a pelo fica per pubblicità “ ( a proposito della dignità del corpo delle donne ) la gloriosa testata sia restituita alla sana politica d’opposizione – che si scaglia contro il ciarpame antiberlusconiano della sinistra urlando che “ non si va da nessuna parte a ficcare il naso in casa d’altri e ad origliare e spiare dal buco della serratura”. Carissimi origliatori , sbirciatori e Mastri Titta, carissimi “ cinque dell’Ave Maria e di La7”, è stato un vero divertissement vedere le vostre facce, come ve la siete presa in quel posto e come vi rodeva. Mettetevi l’animo in pace: Berlusconi sarà pure indebolito politicamente , ma non abbastanza per eliminarlo dalla scena politica usando solo le centomila intercettazioni dalle quali voi e la Magistratura ideologizzata non avete tirato fuori uno straccio di prova. Sappiate che tra le asserite “ sconcezze “ delle sue feste ( mai documentate , ma solo da voi vomitate ad uso diffamatorio ) e la vergognosa ed incivile persecuzione dei ficcanaso aguzzini non c’è partita. E voi, che vi considerate ( da soli, come il Pippo della famosa canzone anni cinquanta ( quello che
“ si crede bello, come un Apollo, e sorride come un pollo”! ) superiori moralmente, dovete consolarvi con una dose industriale di moralismo da sacrestia e di ipocrisia .

MAURO E REPUBBLICA SI SENTONO SIBILLE

Ezio Mauro, ha scritto un editoriale su Repubblica di grande spessore e pregio : si compone di appena trecentocinquanta parole. Ma a parte questo pregio, stento a trovargliene altri: le sue affermazioni sono infatti tanto perentorie e altisonanti quanto ridicole ed infondate. Certo buone per i suoi lobotomizzati aficionados , ma ridicole per chi usa la testa propria.

Cominciamo con una nota divertente. L’articolo si apre parlando della “lunga agonia del berlusconismo”, cosa che ricorda la lapide sulla tomba del morto novantenne: “Ve lo dicevo, che ero malato!” Dal momento che il berlusconismo è dato per spacciato dal 1994, da quando è nato – Mauro ha forse dimenticato, ha forse “ rimosso” “il partito di plastica”? Ha anche rimosso che Prodi definiva Forza Italia “il nulla”? – questa lunga agonia si può anche chiamare “lunga vita”. Alla fine, si sa, tutti moriamo: ma chi ne parla prima, e troppo spesso, è soltanto uno iettatore.

Passando a cose più serie, Mauro scrive che il Capo dello Stato ha detto che “pensare ad uno Stato lombardo-veneto che competa nella sfida della globalizzazione mondiale è semplicemente grottesco, e una via democratica alla secessione è fuori dalla realtà”.

Napolitano ha detto infatti una serie impressionante di sciocchezze. Scusate , ma se possono competere in quella sfida una Slovacchia , una Croazia, una Serbia, una Grecia, una Irlanda, ecc perché non
 potrebbe uno Stato Lombardo-Veneto? Forse non ricordate che il Lombardo Veneto con il Piemonte fornisce annualmente il 72% del nostro PIL? Napolitano dice sciocchezze, come quando dice “ che l’Italia unita cresce, disunita no”. Ma quando mai ? Da siciliano sono consapevole che il Lombardo Veneto ed il Piemonte riescono a mantenere tutte le altre regioni italiane”, vedere le statistiche ISTAT, prego. Non sto affatto sostenendo che sarebbe opportuno ( anzi! ), politicamente potrebbe persino essere una baggianata, ma il progetto non è né grottesco né fuori dalla realtà. Può essere sommamente sgradito alla maggior parte degli italiani, ma non è assurdo: secessioni ce ne sono state tante, in passato. Napolitano ha forse dimenticato o finge ? Diamo una mano allo smemorato di Napoli.

Finocchiaro Aprile ed il bandito Giuliano che si batterono per l’autonomia della Sicilia,; la Valle d’Aosta dove si parla francese; il “ ladino” che è la lingua di una vasta zona del Trentino Alto Adige; il tedesco invece dell’italiano parlato in altra zona .Le tante “ guerre di secessione” nel mondo, l’anelito di libertà dall’URSS della gioventù ungherese repressa negli eccidi e negli stermini sovietici del ’56 applauditi come “ salvifici” dallo stesso Giorgio Napolitano e la repressione di Praga dell’anno successivo, dove lo sterminio dei giovani cecoslovacchi del ’57 ad opera dei miliziani sovietici fu salutato con enfasi epiche sempre dallo stesso Giorgio Napolitano; e, a proposito dell’Unità d’Italia, della quale gente come Ciampi e Napolitano amano ora utilizzare il simbolismo unitario  per abbindolare sciocchi creduloni fingendo di non sapere come “ Lo Stato italiano sia stato una dittatura feroce che ha messo a ferro ed a fuoco l’Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi tutti quei contadini poveri che scrittori prezzolati tentarono d’infamare col marchio di briganti”( testuale da “ Ordine Nuovo”, anno 1920, scrittore Antonio Gramsci). Un Paese dove “l’appartenenza geografica è imposta” si chiama DITTATURA, Signor Presidente. Un Presidente che irride una consistente parte del suo popolo…..bè, lasciamo stare, lascio ai lettori la giusta qualificazione di costui.

Né basta dire che la secessione è vietata dalla Costituzione. Anche lo Statuto Albertino vietava la Repubblica, ma non per questo il popolo italiano s’è arreso alla Monarchia, mi pare. La Francia, tanto per ricordare, ha cambiato il suo regime costituzionale quasi otto o nove volte, ma è ancora vegeta e viva. Quando mai un testo di Legge ha fermato, per esempio, una rivoluzione francese o la storia stessa ? I re non erano addirittura tali per volontà di Dio ? Non avevano anche lo “ iuris primae noctis”? Tutti principi in nome dei quali Carlo I riuscì a morire ma non a vincere. Poi – a proposito di via democratica – chi dice che la Costituzione non possa essere cambiata? Ancora una volta, quella secessione non è per nulla augurabile: ma per questo basta dire semplicemente che noi italiani non la vogliamo, senza dichiararla sprezzantemente grottesca e fuori dalla realtà . Napolitano sostiene di essere il Presidente di tutti gli Italiani, ma che fa invece? Ne disprezza una parte consistente e produttiva? Che fa? Ha mangiato e mangia con i soldi del Lombardo Veneto ed oggi finge di non ricordarlo? Forse Mauro, con questo tono esageratamente acido, credeva di scrivere ancora una volta contro Berlusconi. : “Dopo queste parole, vivere nella finzione non sarà più possibile”. Neanche avesse rivelato, che so, la falsità di Monna Lisa ne giù a lodare il coraggio ( ma quale coraggio, Mauro?) di denunciare la “leggenda nera della secessione possibile, della Padania immaginaria, fino alla buffonata delle false sedi ministeriali al Nord”. Che i leghisti siano spesso folcloristici è sicuro, ma da questo a trasformarli in buffoni ce ne corre, Signor Mauro. In mezzo c’è quella notevole percentuale di italiani che vota per loro. Cittadini per i quali il Signor Mauro , Repubblica, il Presidente della Repubblica non manifestano alcun doveroso e democratico rispetto. Lo Stato “dimostra di avere coscienza e nozione di sé, e dice di essere uno e indivisibile, frutto di una vicenda nazionale e di una storia riconosciuta”. Ma lo Stato include oggi una Lega che contesta la vicenda nazionale, non riconosce valida una parte della sua storia e ciò malgrado non è fuorilegge e rappresenta anzi milioni di cittadini, come ieri lo stesso Stato includeva tutti i cmilioni di omunisti del PCI che volevano il nostro Paese sotto il dominio dell’URSS e che per questo non furono né disprezzati né derisi da nessun Presidente della Repubblica.

Una nazione va dove la porta la sua storia, dove il diritto all’autodeterminazione la sospinge, con la sua naturale evoluzione, con il voto, a volte persino con le armi, non dove pretende Napolitano o un “evasore fiscale di Cuneo”. Perché, se così fosse, quella nazione non sarebbe una nazione libera e civile, ma solo una
dittatura .. A noi non pare che vada in direzione della secessione, ma non la fermano certo né amenità di Napolitano o la demagogia di Repubblica .Comunque, rammento al Presidente della Repubblica ed ai lobotomizzati lettori di Repubblica che a progetti e richieste separatiste basta dire no democraticamente, senza esagerazioni di sapore stalinista e littorio. Il fatto è che la sproporzione fra queste ipotesi leghiste e le spregevoli reazioni mi fanno ritenere che quello che spinge i vari Napolitano, Mauro e & non sia affatto “ l’amor patrio”, ma il terrore sacrosanto di perdere la vacca da mungere e da cui essere lautamente mantenuti. Di perdere cioè chi paga per tutti. Come avviene nell’Italia unitaria: da due secoli.



Domenica 2 ottobre ’11

Gaetano Immè