Gaetano Immè

Gaetano Immè

giovedì 15 dicembre 2011

OGGI MI SENTO COME IL MAESTRO PERBONI DEL LIBRO CUORE

Confesso che mi sento “ stanco dentro” e che di conseguenza questo mio Blog resta muto, attonito , stupefatto. Mi sento come fossi il Maestro Perboni del libro “ Cuore “ di De Amicis , quello che “ sono rimasto solo al mondo “, ormai incompreso, sopra tutto incredulo di quello che ho visto accadere intorno a me. E’ scesa dentro di me una grande e profonda amarezza : ho visto il mio Paese assistere inerte, silente, vile al tragico fallimento della “politica” . Evento più volte vaticinato, molte volte da questo Blog anche preconizzato , ma solo come una eventualità, ma da combattere, da evitare, insomma una vera e propria sciagura per la democrazia. Mai avrei potuto neanche lontanamente immaginare come noi, “un popolo di santi, di eroi, di naviganti, di condottieri “, tutti noi, potessimo assistere così passivamente alla fine dei principi basilari della nostra democrazia.

Prendersela ora solamente con il peggior presidente che la nostra Repubblica abbia mai avuto non risolleva l’animo mio né risolve il problema.. Coloro che conoscono la nostra Costituzione, coloro che non si limitano a tenerne una copia – ma sempre ben chiusa - sotto l’ascella , come con Repubblica o con la “ baguette” – mentre bighellonano nelle piazze ( come si usava ai tempi del “ libretto rosso” , stesso DNA ) sanno bene, sanno molto bene come Napolitano l’ abbia stuprata la nostra Costituzione, articolo dopo articolo, pagina dopo pagina, per divenire il primo presidente dell'unica repubblica non presidenziale ( che dovrebbe essere democratica e parlamentare) mai eletto dal popolo. Costui ha svuotato ed esautorato il Parlamento, che pure il popolo aveva comunque eletto. Ha usurpato il potere in modo sovietico, ha creato una “ maggioranza parlamentare diversa da quella eletta dal popolo” mentre ancora il Governo eletto era in carica. Almeno O.L. Scalfaro ebbe il buon gusto e la misura di attendere la caduta in Parlamento del Governo Berlusconi ( quando nel 1994 la Lega Nord uscì dalla maggioranza per il noto motivo ) prima di verificare se nello stesso Parlamento fosse esistita una “ maggioranza diversa” (da quella eletta ma caduta), un potere che effettivamente ancora appartiene al Presidente della Repubblica. Invece Napolitano , con quella sua aria falsamente rassicurante, ha lui stesso organizzato , tramato, costruito una “ diversa maggioranza” mentre quella eletta era ancora al governo; ha usurpato il potere ed ora lo sta gestendo come gli pare , senza averne mai ricevuto il mandato da nessuno. Né lui, né tutti questi professori o tecnici, comunque tutti baroni universitari e bancari. Se ricordo come Giovanni Leone fu costretto a dimettersi dal Quirinale dalla caterva di balle e menzogne organizzate dallo stesso On Napolitano, dal suo PCI di allora e dalla Lidia Ravera mi va il sangue agli occhi. Tanto ormai la grande truffa di Napolitano e dei suoi sostenitori ( partiti politici , stampa e lobbies) è evidente: pareva che una volta che Berlusconi si fosse dimesso ( chi non ricorda il mantra di Bersani che andava da mesi ormai solo ripetendo “ Berlusconi si deve dimettere “ che è una delle prove evidenti della grande truffa ) tutto sarebbe tornato in ordine, crisi dell’Euro, credibilità dell’Italia, spread, Borse valori. Invece è ormai più- di un mese che la “ elite baronale “ è al Governo e le cose vanno ancora peggio: perché le Borse perdono ancora, perché lo spread è addirittura aumentato e perché è ormai a tutti evidente che la crisi riguardava l’Euro e non l’inquilino di Palazzo Chigi. Ma questo in fondo è solo la punta di un iceberg , di un processo che parte da molto più lontano. Se infatti la politica è fallita è proprio perché i politici tutti hanno smesso di farla, vuoi perché impediti, vuoi perché incapaci, vuoi perché privi di coraggio. Insomma, tutta la classe politica è agli arresti parlamentari, per ordine del Comandante Supremo delle Forze Armate d’Italia, Giorgio Napolitano. Come nelle peggiori repubbliche delle banane. Ma anche qui è troppo facile, da irresponsabili salire sul carro dell’antipolitica come specula Grillo, come speculano i partiti di estrema sinistra e di estrema destra.

Non abbiamo forse goduto di continui privilegi che la politica irresponsabilmente ci elargiva pur di mantenere il consenso politico anche quando lo Stato era in perdita? Non abbiamo tutti banchettato con le “ baby pensioni”, per esempio, negli anni ottanta/ novanta senza pensare che “ quel conto” lo avrebbero dovuto pagare prima o poi “ gli altri”? Non abbiamo forse seguito le oceaniche maree degli scioperi sindacali quando non ci elargivano abbastanza? E, sopra tutto, non ci siamo vergognosamente lamentati come fossimo dei poveri martiri invece che dei “ volgari scrocconi” quando qualcuno ha cercato di porre rimedio ( vedi Berlusconi nel 1994, nel 2001/2006 e da ultimo nel 2008/2011) alla realtà fallimentare a cui andavamo incontro?

La politica , per essere veramente tale, non deve e non può pensare solo al prossimo voto. La politica dovrebbe essere, dovrebbe avere, al contrario, la capacità di una visione più ampia degli interessi di un’intera nazione, di saperla spiegare, di fare la sintesi di tutti i legittimi egoismi ed essere in grado di prendere quei provvedimenti, anche dolorosi nel breve periodo, ma che si possono rivelare vitali per la stessa sopravvivenza di quella nazione. E allora, come può il popolo italiano pretendere che la politica italiana sia una politica degna e dignitosa , quando siamo i primi a vedere lo Stato e la politica solo e sempre come una vacca da mungere per i nostri interessi particolari , se siamo sempre pronti ad urlare che è colpa di qualcun altro, se sono sempre gli altri a dover fare i sacrifici. Siamo la patria dell’ipocrisia , dove, sia d’esempio, l’evasione fiscale è enorme perché le imposte sono troppo elevate , ma se qualcuno vuole modificare il sistema fiscale lo combattiamo perché ci fa comodo che la situazione resti come è; perché evadiamo tutti ma ci consoliamo ancora, come faceva Agnese nel 1600, dando agli altri le colpe che sono nostre. Siamo la patria del “benaltrismo “perché davanti ad un problema da risolvere – sia d’esempio la riforma della Giustizia – c’è sempre chi tira fuori sempre che “ ben altri sono i problemi che interessano il Paese “e così tutto resta immobile com’era e i Gattopardi regnano felici . Siamo anche la patria dell'invidia, un popolo di rosiconi, di biliosi invidiosi, di individui incapaci di conquistarsi un posto al sole con merito e che invece di accettare il confronto con gli altri , semina sugli altri dubbi, sparge illazioni ingiuriose ( guardate come esempi paradigmatici le acide uscite di Sabina Guzzanti contro l’enorme successo di Fiorello nonché la non richiesta astiosa uscita di Francesco De Gregori circa le canzoni di Fabrizio De Andrè, le quali non meritano altra risposta che il “ rosiconi!” dello stesso Fiorello ) , un esercito di diffamatori professionisti ( vedere Repubblica, Rai3, ecc) che mira solo ad emarginare chi emerge , perché sconvolgerebbe quell’aurea mediocrità. Nella quale costoro possono riuscire a sopravvivere.

La vera politica dovrebbe invece assumersi responsabilità di scelte che potrebbero sembrare impopolari in prima battuta, ma che si reputano necessarie per il bene comune. Quello di una nazione, quel fondamento ancestrale di un governo democratico di un Paese che tutti i politicanti affermano a chiacchiere di tutelare, ma che confondono invece con immediato tornaconto di bottega, con il quieto vivere, con il male minore, ossia con ciò che fa perdere meno consensi. Il bene comune è, invece, qualcosa che va oltre la contingenza, che aspira a migliorare davvero il benessere di un intero popolo, ma i cui risultati raramente si comprendono nel breve periodo. È quell’ investimento sul futuro della società per farla crescere, per farla espandere o anche solo sopravvivere, che ogni buon amministratore dovrebbe fare anche se ciò comportasse un minor consenso, un profitto personale e di partito minore.

Come se non bastasse, a queste difficoltà si aggiunge una caratteristica tutta italiana: non solo nessuno si assume il rischio di battersi per il bene dell’Italia , ma non si consente che lo facciano quei pochi che intendono assumersi questo rischio. Perché lo sanno, certo che lo sanno anche coloro che si trovano all’opposizione, cosa servirebbe al Paese , quali provvedimenti, quali riforme sono necessarie. Non hanno il coraggio di farlo direttamente, ma non vogliono neppure che lo faccia l’avversario politico al posto loro. Temono che il merito altrui finisca per far risaltare ancora di più la loro mediocrità e così, anziché contribuire al bene comune, agire davvero come un popolo unito, preferiscono boicottare ogni iniziativa, vuoi in modo apparentemente democratico, vuoi in modo chiaramente eversivo. Costoro sono mossi dall’irresponsabilità peggiore, da quell’avversione per il proprio Paese che fa loro affermare “ tanto peggio tanto meglio “ come insegnava Togliatti. Gentucola maneggiona capace solo di cavalcare le facili lamentele, di solleticare gli egocentrismi, di eccitare le viscere biliose di un popolo di rancorosi pur di accaparrarsi qualche consenso politico . E chi se ne frega che tutto questo vada a scapito dell’interesse nazionale.

Ma guardiamoci negli occhi e confessiamoci : ma è davvero solo colpa di questi politici o non è forse anche colpa nostra se la politica è fallita? La politica, diceva uno statista, condensa la cultura del popolo che vuole rappresentare. E non siamo stati proprio noi stessi che abbiamo permesso che il confronto democratico fosse sostituito, negli ultimi diciotto anni da uno squallido tifo da curva ? Un confronto che dalle idee si è trasferito alle persone ed agli schieramenti, con una consapevole campagna di diffamazione personale a danno dell’avversario, dove l’ingiuria è stata spacciata per libertà di opinione e di stampa, dove la demonizzazione e la denigrazione dei difetti personali ha preso il posto della satira, dove da tre anni la sinistra ha prodotto solo una idiota e autolesionista negazione di legittimazione politica nei confronti dell'altra, dove gente peraltro colta come Zagrebelsky, come Scalfari, come Spinelli , ecc si augurava che fosse tolta al popolo la sovranità politica perché “ questo stronzo popolo “ si permetteva di votare seguendo la sua testa , anziché i loro ordini. . Tutti coloro che si trovano dalla parte nemica, non più avversaria, sono essere indegni, incapaci, idioti, servi, ebeti, soggiogati, cerebrolesi e, pertanto, neppure degni di essere ascoltati.

Il risultato di questa scellerata azione culturale ( chiamiamola così, ma sarebbe meglio chiamarla” operazione di indottrinamento alla Goebbels “) ,l’esasperazione di questa delegittimazione è così giunta alle estreme conseguenze di negare persino validità democratica ad un legittimo voto popolare, arrivando a ritenere gli elettori, il popolo italiano come incapace di intendere e di volere, e quindi immeritevole del supremo diritto democratico.

E di cosa ci stupiamo allora? Non era certo così difficile prevedere questo fallimento della politica italiana. Che è poi l'inevitabile conseguenza del comportamento complessivo del popolo italiano negli ultimi decenni. Un popolo di parassiti , di mantenuti pubblici, di sanguisughe , un popolo che, non a caso, ha accettato senza profferire verbo che Ciampi e Scalfaro rovinassero l’economia accettando i diktat franco tedesco di un Euro a 1.936 lire senza essere interpellato, un popolo che ha subito e sta subendo la perdita delle sue libertà democratiche fondamentali senza gridare allo scandalo, un popolo che ha rinunciato alla sua sovranità, che accetta di essere governato dall'estero, che si appresta a veder svendere ciò che resta del suo patrimonio, che si lascia prosciugare ogni risparmio con una tassazione folle, inutile e recessiva, senza neppure lamentarsi, anzi quasi contento di subire questi soprusi. Perché va tutto bene così, vero? Siamo arrivati all’assurdo che accettiamo qualsiasi cosa da questo pseudo-governo del Presidente, da questo Richelieu / Monti guidato come un burattino dal Re Sole Giorgio, proprio perché non è espressione politica della parte nemica e non sappiamo quindi con chi prendercela, non siamo più in grado di valutarne gli atti, ma ci basta sapere che almeno non provengono dall’odiato nemico. Talmente accecati dall’odio non siamo più in grado di ragionare con la nostra testa e valutare quello che sta succedendo per quello che è, un sopruso, un golpe, un attentato al funzionamento delle istituzioni democratiche del Paese.

Un popolo che, con il suo stesso atteggiamento miope, egocentrico ed invidioso, ha finito per spianare la strada a chi da sempre sa approfittare della sua incapacità di sapersi far governare in modo democratico. Evidentemente, abbiamo proprio bisogno di questo commissariamento della politica, di farci succhiare il nostro risparmio a suon di tasse per salvare le banche, di farci svendere quel poco che ci resta, di ritrovarci veramente a terra, per capire che è arrivato il momento di rimboccarci le maniche e ricominciare, per capire che la politica è una cosa seria, quanto di meglio la mente umana possa concepire per far vivere e crescere una nazione, che è necessaria alla nostra stessa sopravvivenza,che è l’essenza stessa della cultura di un Paese. .

Non abbiamo affatto bisogno di “ottimati”, Spinelli e Napolitano permettendo, anzi, ma di una vera politica, di una vera classe politica che può essere tale solo se non si senta più ricattata dalla ricerca del consenso al suo partito, se possa decidere per il bene del Paese , se tutti noi la smettessimo di rubare allo Stato fingendo trattarsi di “ diritti acquisiti” mentre si tratta solo di “ rapine autorizzate”, se finalmente capissimo che – faccio un esempio paradigmatico – chi è andato in pensione a cinquantatre anni con il sistema retributivo, incassa mensilmente il frutto di una rapina ai danni del Paese ( alla quale comunque ha “ concorso”) non un diritto acquisito e che se tutti devono passare al sistema contributivo, i primi a pagare devono essere proprio costoro, non chi già di suo dichiara 100.000,00 euro l’anno pagandoci sopra le imposte.

Solo allora i politici potranno cambiare, solo allora potremo farcela, solo quando saremo noi stessi a far tornare la politica quello che dovrebbe essere. Non un “ magna magna”.

Roma giovedì 15 dicembre 2011

Gaetano Immè