Gaetano Immè

Gaetano Immè

martedì 31 gennaio 2012

UN DEFUNTO DA RISPETTARE , MA UN POLITICO DA DIMENTICARE.



Mi hanno messo con le spalle al muro : sono dunque “ costretto” a parlare della morte di Oscar Luigi Scalfaro. Ma vi avverto: una cosa è il rispetto doveroso per la morte di qualsiasi uomo , rispetto che da parte mia è totale, come sempre , davanti alla morte di chicchessia; altra cosa è fare o scrivere la elegia del defunto , santificandolo. Facciamo così. Accetto di scrivere di O.L.Scalfaro, ma non un necrologio, bensì una “ summa”, un riassunto delle sue azioni e della sua vita, poi riportando le dichiarazioni dei politici di oggi. Scopriamo così le ipocrisie abissali di questi politici e di questa ridicola stampa di regime.

Era nato nel 1919 e nel 1943 entrò nel ruolo dei Magistrati svolgendo la sua attività anche per la Repubblica di Salò. Nel 1945, dopo avere amministrato la giustizia fascista, salì alla svelta sul carro dei vincitori e partecipò attivamente , come P.M., alle epurazioni nei famosissimi Tribunali per i crimini fascisti. Da P.M. chiede ed ottenne diverse “ condanne a morte”, fra le quali ricordo le condanne a morte , eseguite, di un ex Prefetto di Novara e di cinque militi della Rsi. Sto parlando di CONDANNE A MORTE !. Scalfaro non era un vero uomo politico, ma un “ cattolico integralista, ossessivo, beghino, baciapile “. La sua , diciamo, carriera politica si svolse in questo modo. Fu un portaborse dell’On Giuseppe Pella, un famoso uomo politico della DC di De Gasperi. La sua peculiarità era quella di essere un ossessivo devoto della Madonna con la quale si vantava di parlare ogni giorno. Ha scritto anche un libro sull’argomento, nel quale narra di questi suoi colloqui con la Madonna, libro andato a ruba nelle chiese, fra suore, badesse, beghine, parrucconi e simili. Con questa “ base elettorale” Scalfaro è stato eletto in Parlamento per undici legislature . Un famoso Cardinale dei tempi passati, il Cardiale Siri , disse di lui “ nessun Cardinale al mondo controllava tante suore come O.L. Scalfaro” Era così visceralmente anticomunista che era nota una sua battuta feroce :” un comunista resta un comunista anche se nudo”. Per me , Scalfaro era invincibilmente un antipatico. Per la sua pronuncia assassina della lingua italiana, per la sua aria cardinalizia,per il suo atteggiamento programmaticamente solenne: ma questo era il meno. La cosa più insopportabile era l’ostentato moralismo con il quale ricopriva ogni sua azione, anche la più velenosa ed ipocrita. Una vera oscenità .

Per sintetizzare il bigottismo morale di vita di quest’uomo, cito solo tre episodi

Primo: pochi ricordano che Scalfaro nel 1974 si unì con Amintore Fanfani in un potente comitato che avversava la legge sul divorzio, perché ovviamente avversata dal Vaticano.

Secondo: quando la moglie stava per partorire la sua unica figlia, davanti all’aut aut del medico “ …che la nascita del figlio avrebbe creato seri problemi per la madre…..”, Scalfaro disse che non avrebbe mai fatto nulla per impedire la nascita del figlio. E la moglie, dopo diciassette giorni, morì.

Terzo: in un accaldato Luglio del 1950, in n ristorante di Roma, in Via della Vite, Scalfaro notò che tale Signora Edith Mingoni Toussan , una ospite del locale per Scalfaro una perfetta sconosciuta, a quei tempi trentenne, faceva sfoggio di un decolté seducente. Apriti cielo! Urla, strepiti, minacce di Scalfaro che voleva imporre alla donna di “ coprirsi” ( roba da “ Cammela! Componiti e occhi bassi!). Finì che il padre della donna, un ufficiale, per le offese, sfidò a duello Scalfaro. Il quale , da perfetto beghino baciapile, rispose che “ se una persona seria – parlava a se stesso – riceve comunicazioni da parte di persone stolte – parlava del padre della donna – neanche gli risponde”. Pochi ricordano quello scandalo, ma intervenne perfino Antonio Clemente, in arte Totò al quale non parve vero di poter seppellire quel bigotto e velenoso moralista di Scalfaro ( a quei tempi era Sottosegretario allo Spettacolo ed era odiato da tutti gli attori e da tutti i registi per la sua beghineria ) sotto un suo scritto ( che riporto integralmente ): “ Le persone alle quali il sentimento della responsabilità cavalleresca è ignoto – scrisse il grande Totò con estremo disgusto – abbiano almeno il pudore di sottrarsi al giudizio degli uomini ai quali il coraggio dice ancora qualcosa”. Per qualsiasi persona che avesse avuto un minimo di dignità, lo scritto di Totò sarebbe stato una vera e propria condanna alla morte politica e civile. Ma non per questo democristiano. Insomma di destra gretta, rozza e per di più anche beghina.

Per rammentare la sua vita politica, sintetizzo.

Ciò che fece Scalfaro da un punto di vista della politica fu semplicemente orripilante, ed oggi, pur rispettando la sua morte, non è lecito a nessuno dimenticarsi di ciò che combinò .

Si iscrive nel 1931 a soli 13 anni – era nato nel 1919 - alla Gioventù Italiana di Azione Cattolica di cui diventerà Presidente per la Diocesi di Novara. Partecipa all’Assemblea Costituente per conto della Democrazia Cristiana , dove fu condotto dall’On. Giuseppe Pella. Viene eletto al Parlamento per la DC con i voti del suo target elettorale che abbiamo già conosciuto e dove ha sempre svolto la sua azione da democristiano suddito del Vaticano per undici legislature. Dopo gli anni 74/75, con la progressiva affermazione della sinistra, socialista in particolare, (la Legge sul divorzio passò non ostante l’opposizione luciferina del Comitato Fanfani/ Scalfaro) , seguirono anni senza riflettori . Viene sdoganato dall’On Bettino Craxi che lo nominò Ministro dell’Interno nel 1983 e resta in auge per alcuni anni. Ma nel 1989 cade il muro di Berlino ed inizia così la crisi della Prima Repubblica italiana. Nelle elezioni politiche del 1992 la DC perde terreno , in Italia va alla grande il PCI di Occhetto, scoppia Mani Pulite e, sopra tutto , vengono trucidati i giudici Falcone e Borsellino. Il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga lascia anticipatamente il Colle. Occorre un nuovo Presidente della Repubblica. La DC conta su due nomi per il Quirinale: prima Forlani e poi su Andreotti. Niente da fare . Il Parlamento di quel tempo era così scosso ed intimorito ( strage di Capaci, di Via D’Amelio, le bombe a Roma e a Firenze, le intimidazioni del Pool di Mani Pulite al famoso “ parlamento di corrotti” ) che la malsana idea di Marco Pannella, di proporre Scalfaro per il Quirinale ebbe successo. Lui si “ introna” al Colle e Mani Pulite sventra DC, PSI, PRI, PLI e sulla scena politica resta solo il PCI di Occhetto a dominare. Certo nasce la Lega Nord di Bossi, si fa avanti Fini ma è poca roba per arrestare la marcia verso la sicura vittoria politica della famosa “ gioiosa macchina da guerra occhettiana.” Scalfaro è sul Colle quando sul palcoscenico politico italiano, irrompe fragorosamente Forza Italia e Silvio Berlusconi. Da quel momento O.L. Scalfaro si tramuta , come tutti i religiosi bigotti e massimalisti, in un nemico giurato di Berlusconi il quale rappresenta l’esatto opposto dell’uomo che piace a Scalfaro. Niente “ Ave Maria” , niente pappa e ciccia con suore, suorine, beghine, cardinali e badesse , ma al contrario una vita libera e libertina, successi della televisione commerciale con ragazzette scosciate , un mondo sociale e politico che è l’esatto opposto di quello che O.L. Scalfaro aveva sempre difeso, insomma una sua plateale debacle davanti a tutta la DC che ne aveva facilitato l’elezione al Colle e che ora si vedeva pure spodestata dal nano di Arcore. Così, quell’amore per la Madonna, il suo bigottismo radicale si trasformarono in un odio personale, radicale, viscerale, profondo per Silvio Berlusconi e per tutto quello che Berlusconi poteva rappresentare. Come nel film “ Il moralista”, con Alberto Sordi, il moralista Scalfaro predica amore e pietas ma giura morte al nemico. Intanto nel 1995 viene anche accusato di aver intascato dei “ fondi neri del Sisde”, si trattava di cento milioni di lire al mese che Scalfaro intascava da quando era stato Ministro dell’Interno, ma senza darne giustificazione alcuna. Chi non ricorda la sua irruzione in televisione, sospendendo la telecronaca di una partita di calcio e quel suo rancoroso e petulante “ non ci sto, non ci sto, non ci sto a render conto dei soldi intascati”? Quando poi fra la fine del 1994 ed il 1995, dopo la inattesa vittoria di Forza Italia e la inusitata disfatta del PCI , i Magistrati di Milano, Di Pietro come P.M. in testa, emisero contro Silvio Berlusconi quelle accuse di avere “ pagato tangenti alla Guardia di Finanza “ – accuse false ma che tali si rivelarono solo dopo sette lunghi anni di dibattito processuale – fu proprio O.L. Scalfaro che in collaborazione con Massimo D’Alema e Rocco Buttiglione convinse Umberto Bossi ad abbandonare la maggioranza di centrodestra ed a far crollare il Governo Berlusconi I, eletto dal popolo. Domandina facile facile: era consapevole Scalfaro che quelle accuse contro Berlusconi erano false ? Invece che sciogliere le Camere – essendo venuta a mancare la maggioranza vincitrice delle elezioni politiche – ed indire le nuove elezioni, Scalfaro convinse Bossi ad unirsi a D’Alema ed a Buttiglione per creare in Parlamento una nuova maggioranza , non eletta dal popolo sovrano, che portò al Governo di Lamberto Dini. Che O.L. Scalfaro fosse un velenoso vendicativo pusillanime non basta il fatto di Berlusconi, perché la storia si è poi ripetuta con Prodi. Ricordate? Rifondazione Comunista e Bertinotti fecero sciogliere la maggioranza ma ancora lui, Scalfaro, invece di indire le doverose nuove elezioni politiche dopo aver sciolto le Camere, si dedicò a tramare con D’Alema il quale , per completare i numeri della nuova maggioranza – anche questa non eletta da nessuno, ma voluta da Scalfaro pur di ostracizzare Forza Italia dal Governo – intrallazzarono con il buon Clemente Mastella e con quel Ccd di Casini e Buttiglione. Lascio “ last but not the least” , la “ perla” di O.L. Scalfaro sull’accordo Stato-Mafia del 1994/1995 con l’aiuto di Conso e di Ciampi. Ma questa è storia recente.

ECCO LE SOLITE PREFICHE IPOCRITE

Gianfranco Fini: «Si è battuto per tutta la vita per un’Italia sempre più forte, democratica e unita. Scompare un padre della Repubblica »

Fini, forse costretto dal suo ruolo istituzionale di presidente della Camera, tra i due è il più acritico. Scalfaro, sostiene, è stato «un protagonista di cui il Paese sentirà la mancanza». Un esempio da ammirare in tutte le fasi del suo percorso politico, nessuna esclusa. «Da membro della Costituente, da deputato, da presidente della Camera, da capo dello Stato, da senatore a vita, si è sempre impegnato a rafforzare la Repubblica fondata sulla Costituzione di cui fu uno strenuo difensore».

Non sembra proprio, ma è lo stesso Fini missino che nel 1992 non voleva Scalfaro al Quirinale: «É il simbolo della conservazione, la vestale di un sistema». E nemmeno somiglia al Fini leader di An che nel 1995 parlava di golpe e incolpava il Colle di non aver rispettato i patti: «Le elezioni a giugno erano la soluzione naturale e concordata all’atto dell’incarico a Lamberto Dini per un governo di breve emergenza ».

Pier Ferdinando Casini: «Oscar Luigi Scalfaro è stato un uomo coerente. Ha sempre difeso il Parlamento e la sua centralità istituzionale, gli italiani devono un grande rispetto a questa figura che è stata un importante presidio democratico- cristiano ».

Quanto a Casini, nel 1994 dopo l’incarico a Dini l’allora segretario del Ccd la vedeva così: «Il voto del 27 marzo ha stabilito che Berlusconi ha vinto e che il Pds ha perso. E invece stasera, a tavolino, ha vinto D’Alema e ha perso Berlusconi. Questo è un ribaltone mascherato, si doveva andare ad elezioni ».E ora?

Beppe Pisanu non ha paura di correre il rischio: «Oscar Luigi Scalfaro si è battuto per difendere i limiti intangibili della Costituzione ».Eppure,all’epoca dei fatti,lui era il vicecapogruppo di Forza Italia a Montecitorio. Pazienza: «Rammento con profonda commozione il suo severo impegno di cattolico militante e la sua appassionata battaglia degli ultimi anni in difesa dei principi della Carta».

Giorgio Napolitano, ovvero l'apoteosi: “ O.L. Scalfaro, un esempio di coerenza e di integrità. Per me era un amico”.

Una sinfonia di ipocriti e bugiardi. Che poi, Scalfaro, dal 1994 in poi da uomo di centrodestra sia diventato beghino del centrosinistra per l’odio contro Berlusconi e che quindi per Napolitano sia stato dal 1994 fino alla sua morte un suo “amico” non ho proprio nessun dubbio. Piuttosto vorrei che Napolitano mi spiegasse dove vede la “ COERENZA” nella vita politica di O.L. Scalfaro. Aspetto risposte.

Sono in corso di stampa i santini, come per Padre Pio, a beatificazione avvenuta ieri su Repubblica.



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A PROPOSITO DI LIBERTA’ DI OPINIONE….

Mentre il presidente Napolitano si reca a Bologna per ricevere la laurea ad honorem in rapporti internazionali, qualche rozzo maldicente potrà dire che Napolitano, nei suoi tours turistico-rappresentativi , non ha mai portato a casa accordi storici né contratti favolosi come, invece, c’era riuscito a Silvio Berlusconi con la Russia e con Gheddafi, ma ciò non è conveniente dirlo. Il nemico ci ascolta e ci spia.

In Italia non vige ancora del tutto la censura ma c’è una consolidata e robusta tradizione di vigliaccheria e di conformismo di antica origine. La storia è piena zeppa di episodi nei quali gli italiani hanno dato prova di veleggiare dove soffia il vento in segno di non recalcitrante ma devota sottomissione al potente o al vincitore di turno.

E, allora, avanti con la meritatissima laurea ad honorem da parte di una prestigiosa Università, quella di Bologna la dotta o la rossa a Giorgio Napolitano; così mentre tutta Italia è sotto il peso della crisi economica, mentre ci hanno riempito di tasse, d ICI, di IMU, mentre ci hanno falcidiato le pensioni, mentre hanno raddoppiato gli estimi catastali, mentre ci hanno ammazzato con le accise sulla benzina, con l’aumento dell’IVA, mentre se maramaldegiano con i deboli come i tassisti, come i farmacisti, come i notai, come le “ partite iva” e sopra tutto con i “ giovani” e non hanno il coraggio di togliere neanche una virgola ai potenti , alle Banche, alle assicurazioni, ai petrolieri, ai poteri forti, mentre succede tutto questo, mentre il popolo bue e puzzolente si lamenta sulle piazze, ecco che loro, gli “ ottimati”, loro, quelli “ che sanno”, i nuovi “ spartiati” dell’era moderna, se la spassano fra di loro, con prelibate cene e con onorificenze reciproche.

Simili stronzate le fanno anche gli altri, però! Non ho dimenticato che la pur civilissima Svezia elargì il Nobel in letteratura a Dario Fo, mandando il guitto sciupafemmine a far compagnia a Grazia Deledda, Luigi Pirandello, Salvatore Quasimodo ed Eugenio Montale, provocando così sinistri sussulti di auguste tombe, in primis quella del sig. Alfred Nobel. Oggi i premi vanno assegnati per meriti politici di parte e non solo per meriti passati ma anche per meriti futuri vari ed eventuali. Basta guardare il seggio di senatore a vita per Mario Monti!

Dunque, pare che Napolitano, in quella circostanza bolognese, sia stato contestato da molti giovani, precari, capifamiglia, pensionati… proprio all’ingresso dell’Ateneo bolognese: i quali, tartassati da un “governo tecnico di Banchieri” hanno gettato sacchi con su scritto “ecco le nostre lauree inutili”.Sacrilegio! Napolitano emette il suo anatema nell’aula magna, esprimendosi pressappoco così… “metto in guardia chi contesta le norme del governo senza capirle e, comunque, le contestazioni devono essere pacifiche e non violente, altrimenti non si prendono in considerazione”.

Che cos’è, Presidente / Re, per caso , una promessa o una minaccia? E che decide se il dissenso ha “ capito” oppure “ non ha capito” le misure del Governo? E che, di grazia, è deputato ad esaminare ed a giudicare se le “ proteste siano degne di essere considerate”? Scommetto che il Presidente / Re vorrebbe attribuire questo compito a qualcuno dei suoi 1.200 dipendenti , tanto il Parlamento che ci sta a fare se non nomina neanche il Governo? Mi rimane, però, un dubbio: chi lancia un Duomo di Milano in faccia a Berlusconi spezzandogli i denti non è un violento e chi lancia due uova, sì? Chi devastava le città contro la Gelmini, non meritava un analogo autorevole rimbrotto? E se i manifestanti, proprio perché le norme le capiscono ma non condividendole manifestano contro, sono degli ignoranti?

E qualcuno mi sa spiegare perché, ai tempi di Silvio, l’ingresso di Palazzo Chigi era sempre sguarnito di Forze dell’Ordine, anche in presenza di minacciosi contestatori, consentendo loro di entrarvi e uscirne senza ostacoli, mentre l’uscio dell’Università di Bologna era pieno di Polizia, Carabinieri, Corazzieri venuti da Roma e persino di cani dal fiuto antiesplosivi, tutti già in assetto antisommossa?

Meditate gente! Meditate!!!!!

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LIBERALIZZAZIONI O LOTTA DI CLASSE ?

Con il decreto sulle liberalizzazioni del governo Monti, spacciato come capace di impennare il PIL addirittura a due cifre, viene abolita la possibilità degli Ordini professionali di definire delle tariffe anche non vincolanti. Dubito fondatamente e fortemente che l’apertura di qualche farmacia in più e qualche incarico a tariffa ribassata per i liberi professionisti possa far aumentare il PIL in modo significativo. Sulle tariffe professionali già si era sbilanciato P.L. Bersani con le sue famose “ lenzuolate” anche queste smerciate dalla stampa di regime come portatrici di crescita economica e di vantaggi per i consumatori. Suppongo invece, come Watson, che il vero motivo del decreto del Governo Monti non fosse la volontà liberalizzatrice, ma piuttosto un puro calcolo elettorale, colpendo quelli che nell’immaginario tardo ottocentesco sono, chissà perché, dei privilegiati: siamo alla solita invidia sociale usata come strumento di governo per tenere separato il popolo in classi e dunque controllarlo meglio.

Oggi, con l’università che abbiamo, dopo la “ collettivizzazione della cultura”, dopo “ il diciotto politico”, dopo le lauree brevi e brevissime , con inflazione galoppante di laureati è più facile trovare un avvocato che un idraulico o a un operaio specializzato e visto che la legge della domanda e della offerta è inesorabile come la legge di gravità, i guadagni vanno nella medesima direzione. Al di là di queste considerazioni sull’uso dell’ invidia come motore più potente della razionalità, come liberali non posso non essere favorevoli all’abolizione dei minimi tariffari , ma devo aggiungerci anche l’abolizione degli ordini professionali, cosa invece che il Governo Monti non ha osato fare.Per amore di precisione confesso di essere stato iscritto ad un ordine professionale e quindi di essere un po’ in conflitto di interressi con me stesso, anche se questo mi permette di offrire una visione del problema diversa. A volte a chi è estraneo a qualsiasi professione in proprio può sembrare che gli Ordini Professionali siano degli organismi dotati di chissà quali poteri e privilegi da dispensare agli iscritti. Vi garantisco che sono praticamente un “ nulla”, solo dei contributi da pagare.

Vengo al problema. Le tariffe rappresentano sicuramente un ostacolo alla concorrenza rappresentando un’ingiustizia per chi pur di lavorare, sarebbe disposto a guadagnare di meno , un’arma abusata dagli “ studi di settore “ che decidono quello che comunque “ devi guadagnare” svolgendo una certa professione, talvolta anche un danno per i consumatori. Oltre a ciò, con i prezzi più bassi le persone che hanno la possibilità ad accedere ai servizi professionali sarebbero in numero maggiore allargando il mercato. Proviamo, però, ad affrontare il problema da un diverso punto di vista. Le tariffe non sono altro che il guadagno del libero professionista, che essendo sostanzialmente un lavoratore intellettuale non impiega né materie prime né impianti. Le tariffe, in breve, possono essere paragonate ai salari di tutti gli altri lavoratori. E qui nasce un assurdo. Se le tariffe sono una sorta di salario, se aboliamo le tariffe minime non dovremmo abolire il salario minimo? Tanto più, che attualmente un libero professionista, ha ben poco potere contrattuale nei confronti del cliente e probabilmente il dipendente si trova in una situazione di forza molto maggiore di quella in cui si trova il professionista che non vorrebbe perdere il cliente. Capovolgendo il discorso, se un dipendente deve guadagnare un giusto compenso e questo viene deciso dalla contrattazione collettiva perché ciò non deve sussistere per i liberi professionisti? Tra l’altro i lavoratori hanno alle loro spalle tanto di sindacati e di partiti, mentre i liberi professionisti hanno alle spalle solo la loro forza professionale e nulla più: se lavorano possono mangiare, altrimenti finiscono sotto i ponti. Considerato che i professionisti non hanno né cassa integrazione, né disoccupazione, né rimborsi per il lavoro non svolto a causa di malattie, non vedo come possano essere considerati per dei “ privilegiati”; anzi, credo che molti giovani professionisti cambierebbero la loro condizioni con quella di un qualsiasi dipendente. Non si capisce con quale criterio logico si chieda l’abolizione delle tariffe minime quando vi è una sostanziale imposizione di salari minimi; se tariffe e salari non sono altro che il compenso del lavoro di una persona, non si capisce perché questa pesante discriminazione fra cittadini tutti uguali davanti alla legge per Costituzione? Da un certo punto di vista, ciò potrebbe dare ragioni a quel mondo professionale che richiede maggiori tutele e il ripristino delle tariffe minime, che li renderebbe simili a tutti gli altri lavoratori. Simili, ma non uguali perché rimarrebbe, sul loro groppone, sempre il rischio del lavoro autonomo. Che fare dunque ?. Ripristiniamo i minimi tariffari? Certamente no, la soluzione è ben altra ed è quella liberale: abolire sia i minimi salariali, sia i minimi tariffari.

In una società veramente libera, i monopoli legali e gli ostacoli legali alle libere scelte delle persone dovrebbero essere aboliti. Non capisco allora perché sia giusto che un libero professionista possa lavorare per una cifra inferiore a quella delle tariffe minime, mentre un dipendente non possa accettare una stipendio inferiore al minimo. Qualcuno me lo sa spiegare in termini di diritto costituzionale e di diritto civile e penale?? Da un lato si predica la più libera e sfrenata concorrenza per i professionisti ma poi si pongono ostacoli insormontabili a favore dei lavoratori dipendenti. Consideriamo anche che, fortunatamente, la fantasia umana non ha confini e tariffe minime e minimi salariali vengono aggirati. Chi propone l’abolizione delle tariffe minime dovrebbe di converso chiedere l’abolizione dei salari minimi. Se è ingiusta una cosa è ingiusta l’altra. Se le tariffe minime sono una barriera all’entrata per i giovani professionisti, i salari minimi sono una barriera all’entrata per i giovani lavoratori, con la sostanziale differenza che le tutele per i dipendenti non hanno confronto con le inesistenti tutele dei liberi professionisti. Curiosamente, chi continuamente mena per aria la costituzione, di fatto, si prodiga per la nascita di pesanti discriminazioni, creando robuste gabbie fra chi lavora, per cui ognuno guarda in cagnesco il vicino racchiuso in diversa gabbia. La legge è uguale per tutti o solo per chi paga una quota a qualche sindacato?


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TRE ANNI E MEZZO PER CAPIRE L’EVIDENZA!!!!!


Roba da stappare un Dom Perignon del ’56 ! Forse il Pd ha capito che quell’arresto del 14 luglio del 2008 , quello di Ottaviano Del Turco, era un errore giuridico madornale. Certo ci sono voluti tre anni e mezzo, ma meglio tardi che mai! . Ed ha affidato a tale Roberto Rossi (l’Unità) il compito di far sapere al mondo intero la novella : «Del Turco, quattro anni , ma mancano le prove».

Complimenti compagni, ci siete arrivati anche voi, una specie di miracolo a L’Aquila invece che a Milano. Eppure ricordo l’enfasi, la goduria pura che travasava dai vostri commenti di quel famoso “ fuori onda” di quel ridicolo Fini che gorgheggiava con quella parodia di Procuratore Capo del Dr Trifuoggi quando cinguettavano di Berlusconi e quando quell’imitazione di Magistrato apriva bocca tanto per darle fiato e , assicuratosi che le telecamere fossero ben accese, gorgheggiava e cazzeggiava “ che su Del Turco ci sono prove certe….”. E voi , in quelle drammatiche giornate, Ottaviano Del Turco, uno dei fondatori del PD, lo avete scaricato ‘prima di subito’ e messo all’indice , diffamato come uno spregevole e corrotto ‘ex socialista’. Avete mostrato in quella circostanza tutta la vostra sesquipedale ipocrisia pseudo-moralizzatrice , quella di un partito capace di salire su un traballante pulpito esclusivamente per giudicare gli altri e, nel caso di Del Turco, riuscendo addirittura ad abbandonare a se stesso ed alle “sue” vicende un compagno e padre fondatore dello stesso partito. In termini più umili, fate proprio schifo.

Stappiamo oggi la bottiglia di champagne per brindare al vostro tardivo arrivo e si leggano le righe del Rossi, il quale verga che l’accusa a Del Turco «ha chiuso la sua carriera politica e terremotato una Regione (l’utilizzo del termine ‘terremotato’ non è proprio di buon gusto,ndr) ma che dopo tre anni di indagini e sette mesi di processo è ancora tutta da dimostrare». Dove stavate cari compagni durante questi tre anni e sette mesi ? Eravate forse in vacanza? In Sudamerica ? Ci avete messo dunque tre anni e sette mesi, ma poi con decisione scrivete sull’Unità: «…del denaro non c’è segno. Non ci sono conti correnti, né in Italia né all’estero, non ci sono case, quadri, proprietà che non siano giustificati, non ci sono auto, investimenti, spese fuori posto. Nulla». Facciamo due bottiglie di Dom Perignon!

Ma Roberto Rossi si supera e ricorda che è praticamente crollato quel castello accusatorio che portarono il simil - procuratore Dr. Trifuoggi (quello del famoso ‘fuori onda’ con Gianfranco Fini sulle disavventure giudiziarie di Silvio Berlusconi cui alludevo prima ) a sostenere in conferenza stampa che, contro l’ex governatore d’Abruzzo, la procura era in possesso di una “valanga di prove schiaccianti che non lasciano spazio a difese”. C’è arrivato anche il Pd, lo ha finalmente scritto anche l’Unità! Minchia!

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UN (ASSAI) POCO DEMOCRATICO (MA TANTO)STATO DI POLIZIA

Un'operazione di polizia, scattata in tutta Italia (per l'esecuzione di oltre 30 ordinanze di custodia), ha letteralmente lasciato ammutoliti sindacati, parti sociali varie, disoccupati, gente di strada. L'ordinanza cautelare, in relazione agli incidenti avvenuti lo scorso 3 luglio in Val Susa contro la linea ferroviaria Tav Torino-Lione, scatta ben otto mesi dopo le proteste. Per il sottoscritto questa operazione puzza lontano un chilometro di festa celebrativa dell'era Severino alla Giustizia e Cancellieri agli Interni. Tanto che gli arresti sono scattati lo stesso giorno in cui a Roma, presso la Cassazione, il Guardasigilli inaugurava l'anno giudiziario. Che si apre con arresti e non certo con l'amnistia (come giustamente chiedono i Radicali e questo blog). Ci vedo una chiara manovra muscolare e mediatica per intimorire camionisti, tassisti, disoccupati, precari, disubbidienti, cassintegrati e Cobas di Fincanitieri, Finmeccanica e Fiat. Per intimorire, insomma, tutto il dissenso. Decine di persone, tra cui moltissimi studenti ed attivisti, hanno occupato a Roma il tetto della sede centrale delle Fs (a Castro Pretorio) per protestare contro gli arresti nell'inchiesta di Procura di Torino e Digos sugli incidenti del 27 giugno e 3 luglio in Val Susa: chiedono “l'immediata scarcerazione dei 26 arrestati, tra cui due romani, uno studente della Sapienza e un esponente dei movimenti per il diritto all'abitare”. Il Governo usa il potere per zittire e soffocare qualsiasi forma di dissenso. Il dissenso non si rinchiude in carcere, come fanno a Cuba, come fanno in Corea del Nord, come fanno in Cina e come facevano tutti i regimi comunisti e tutti i regimi fascisti di questo mondo! Il dissenso non si ammanetta né si rinchiude, ma va ascoltato , va ridimensionato con sistemi democratici, bisogna accettare il dibattito, inutile e controproducente fare simili arresti spettacolo, fatti da agenti della Digos con l'aria alla Rambo, che hanno letteralmente occupato i telegiornali: un vero e proprio avvertimento per chi dissente a voce alta.

Questo, di Napolitano e di Monti, si sta rivelando il governo delle tasse e manette. Non voglio sostenere la dissidenza violenta, voglio solo che il mio Paese sia veramente democratico e che non usi questi mezzucci indegni di un Paese civile per soffocare la dissidenza. Voce libera e dissenso aperto: Radio Londra continua, ma con mezzi non violenti.

Roma domenica 31 gennaio 2012

Gaetano Immè

lunedì 30 gennaio 2012

SI CHIAMA ERNESTO LUPO, E’ IL PRIMO PRESIDENTE DELLA CASSAZIONE, MA IERI, ALL’INAUGURAZIONE DELL’ANNO GIUDIZIARIO, IMITAVA BOMBOLO.


Senza riuscirci e scusandomi con Bombolo per il paragone


Fisicamente appaiono pressoché identici, entrambi bassotti e grassocci, ma come “ parodia di uomo”il comico Bombolo apparirebbe un “ austero signore” rispetto all’ Illustrissimo Primo Presidente della Cassazione ( tutto scritto maiuscolo , come avrebbe scritto il Rag Filini). E mentre questo blog osservava stupito, incredulo e disgustato all’indegno spettacolo che questo Alto Magistrato italiano offriva al mondo intero all’inaugurazione dell’anno giudiziario, man mano che il P.P.D.C.C.( traduzione: primo, presidente, della, corte, cassazione) andava avanti nel suo discorso, qualche volta anche mostrando un po’ di schiuma bavosa agli angoli della bocca, altre volte sputacchiando direttamente sui malcapitati fogli e sempre mostrando la sua untuosa sudorazione frontale ( figurarsi sotto quel povero ermellino !), man mano mi si ingigantivano, al suo cospetto, le figure emblematiche dei due prototipi di vigliacchi. Il primo, il meraviglioso Gasman de “ La grande Guerra” ( chi di noi non ricorda con commozione quel suo “ Ah, si? E allur io non te dis nent, faccia de merda!”) ed il secondo, il grande Bombolo quando, nei film degli anni ottanta con Thomas Milian, da buon ladro di polli , esultava non appena si riteneva al riparo dal Commissario Girardi. Perché costoro hanno certamente rappresentato due prototipi dell’uomo vigliacco, ma conservando i valori basilari della dignità umana: Gassman, la forza misteriosa della catarsi davanti alla paura di morire e Bombolo la speranza di essersi liberato del Commissario Girardi. Il P.P.D.C.C. Dr. Ernesto Lupo, invece, non mi ha fatto nè ridere né piangere. Era solo uno squallido, sudaticcio, ridicolo travet che saltava e si dimenava come un pollo, che non stava nella pelle dalla gioia per le dimissioni del Governo Berlusconi, che riveriva ossequioso , untuoso e bavoso i suoi salvatori ( alias Napolitano e Monti), che esultava per avere scampato la programmata riforma della Giustizia del Governo Berlusconi. Eccolo, il Lupo ridens: Giustizia italiana a picco , come lui stesso certifica e dichiara? Ma lui e quelli come lui se ne fregano altamente ! Basta che siano salvi privilegi e impunità dei Magistrati. Ecco a voi lo stato della Giustizia in Italia, quello stato che il Dr Lupo ed i suoi sodali , al governo, nei Tribunali, nei partiti politici e nella grande stampa e nella grande televisione, difendono pur di mantenere intatti tutti i propri tornaconto e privilegi .

Quattro megaorganizzazioni ( parlo di Confindustria, di Confartigianato, della Banca d’Italia e della Banca Mondiale) sottolineano il peso schiacciante sulla nostra economia dei 9 milioni di cause arretrate che ci costano, solo per il civile, 96 miliardi in mancata ricchezza. Un peso che intacca nel profondo la fiducia dei cittadini per la giustizia. Alle aspre polemiche contro la riforma «epocale» annunciata dal governo Berlusconi segue oggi la distensione dei toni della magistratura, ormai certa di poter contare sulla connivenza di questo Governo del Presidente perché tutto resti come oggi è, ma sono gli avvocati adesso ad insorgere contro le liberalizzazioni del governo Monti.

A Catania, il ministro della Giustizia, Paola Severino, afferma che la sfida che attende l’Italia è quella di «rendere la giustizia efficiente».Ma il quadro è sempre quello di una Italia agli ultimi posti nel mondo per la lentezza dei processi che frena la crescita per cittadini, imprese e investimenti esteri, con costi enormi per il Paese. E sul Sud Italia pesa la maggior parte dell’arretrato, più di metà del totale nazionale. Secondo l’ultima stima di Confindustria, abbattere solamente il 10 per cento dei tempi della giustizia civile porterebbe un incremento dello 0,8 per cento del Pil. Non so se mi spiego. Il Centro per la prevenzione e risoluzione dei conflitti (Cprc)ha calcolato che questa percentuale corrisponde in termini economici a un milione di cause civili pendenti..Vuol dire che se riuscissimo ad azzerare l’arretrato civile potremmo guadagnare il 4,8 per cento del Prodotto interno lordo: poco meno di 96 miliardi. Le imprese chiedono un intervento del governo per recuperare competitività: la giustizia-lumaca sottrae loro risorse per 2,2 miliardi di euro, secondo l’Ufficio studi di Confartigianato. Senza calcolare i mancati introiti per la fuga degli investitori esteri, spaventati dai nostri secolari ritmi giudiziari.

Per quale motivo, chiedo, in Italia servono 1.210 giorni per tutelare un contratto, contro 394 giorni in Germania, 389 giorni in Gran Bretagna e 331 giorni in Francia? Rispetto alla media di 518 giorni dei Paesi Ocse, si tratta di 692 giorni in più, cioè 1 anno 10 mesi e 27 giorni. All’estero le aziende incassano i danni in 12 mesi, in Italia bisogna aspettare in media oltre 3 anni per un primo grado o accettare accordi o transazioni al ribasso, mentre nel frattempo si chiedono prestiti alle Banche per sopravvivere. I fallimenti durano più di 10 anni in media e non funziona affatto meglio la giustizia tributaria un cui processo dura anche quindici anni. Indubbiamente in Italia esiste una litigiosità elevata : facciamo il doppio delle cause rispetto alla media Ue, da 10 a 20 volte in più degli scandinavi. Sapete perché? Perché in Italia aumentano i truffatori perché sanno di poter contare praticamente su una impunità totale, visti i tempi impiegati dalla Giustizia e dunque all’aumento delle truffe, segue aumento delle cause. Ecco come si spiega il fatto che continui a crescere il popolo degli avvocati, oggi circa 260mila. Pensate che in provincia di Milano ci sono tanti legali quanti nell’intera Francia. E le tariffe premiano chi firma più atti, non chi accorcia i tempi o evita i processi scegliendo la conciliazione. Di rinvii in rinvii per i tre gradi di giudizio ogni processo dura più di dieci anni, un’eternità. E con costi legali molto alti. La quota in termini di assistenza legale e spese processuali, rispetto al valore complessivo della causa, è circa il 30 per cento, contro il 14,4 della Germania e il 9,9 della Norvegia. E poi abbiamo anche la faccia tosta di dire che la Magistratura amministra la Giustizia in nome del popolo italiano! Perché dico questo? Perché queste statistiche non conoscono quante cause non vengono incardinate perché alla parte offesa mancano i soldi per le “ spese giudiziarie” che una citazione costringe a sborsare subito. Si pensi che un inadempimento contrattuale che determina un danno per la parte attrice di, poniamo, Euro 500.000,00, la richiesta di un “ decreto ingiuntivo” sulla parte inadempiente solo di bolli e diritti costa circa 500,00 Euro, salvo poi l’onorario anche minimo del legale che deve stendere il ricorso per ottenere quel Decreto Ingiuntivo.

La “ Commissione europea sull’efficienza della giustizia “ , esiste anche questa Commissione a Bruxelles, ha calcolato che ogni abitante italiano spende per la giustizia 70 euro, mentre sono 58 in Francia dove la durata media di un processo civile è la metà. La spesa pubblica complessiva per tribunali e procure supera i 7,5 miliardi di euro ed è la seconda più alta in termini pro-capite in Europa, dopo la Germania. I costi della legge Pinto, per i risarcimenti dovuti ai processi troppo lunghi, aumenta poi il deficit. Come è stato denunciato da più voci all’inaugurazione dell’anno giudiziario, il trend è in aumento vertiginoso. Nel 2008 il danno per le casse dello Stato è stato di 81,3 milioni di euro, l’anno successivo è salito a 267 e nel 2010 ha superato i 300 milioni.

Ma il Dr Ernesto Lupo, felice come una pasquetta perché, caduto il governo Berlusconi, ormai sono fra di loro, sono come “ quattro amici al bar”, per cui nessuna riforma della Giustizia verrà fatta. E lui è cuor contento. Per i suoi privilegi che rimarranno, perché degli italiani, il Dr Lupo ed i suoi sodali se ne strafregano alla grande.

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PER I PARTITI POLITICI NON PRECI, MA OPERE FATTIVE.

Questo blog ha più volte perorato la necessità dell’esistenza dei partiti politici, quali indispensabili tramiti - con ogni garanzia etica , politica e giuridica possibile da trovare – fra la popolazione e la politica, con estromissione della malavita e della corruzione. Rinunciare ai partiti politici significherebbe rinunciare alla democrazia rappresentativa, come già, purtroppo, comincia ad accadere in Italia.

In realtà, nel corso degli ultimi sessantadue anni di storia repubblicana, i partiti politici sono stati gradualmente corrosi dal tumore della partitocrazia fino al punto in cui, eravamo negli anni 1992/94, i partiti storici furono letteralmente smantellati, pezzo per pezzo, perché giudiziariamente assassinati dal Potere partitocratico . Il quale potere , invece, è sopravvissuto a quel tracollo, in piena continuità con il passato. E’ stato una falsa purificazione, una falsa catarsi perché si è semplicemente modificato il Potere partitocratico. Appare dunque sorprendente come su questo tema vi sia stata e vi sia ancora una completa assenza di dibattito e discussione. Si parla di legge elettorale, si parla di cittadinanza e di “ ius soli”, si parla di “ staccare o non staccare spine”, ma su questo argomento ( ripeto: potere della partitocrazia, che significa dominio sociale ed economico e culturale di uno o di più partiti politici consociativizzati ) sembra che questi “ poteri forti” vogliano condannare i cittadini italiani ad una assoluta mancanza di conoscenza. Proprio per tale ragione, perciò, il contraddittorio sul futuro dei partiti politici e sui partiti politici del futuro diventa il tema centrale da affrontare all’interno del dibattito sulla democrazia.

In realtà la questione riguarda direttamente noi stessi, i cittadini. Perché riguarda la nostra capacità di poter incidere, decidere, proporre, partecipare, contribuire alla vita sociale e civile. Perché riguarda la rappresentanza stessa di tutti i cittadini, la formazione della classe politica, la circolazione delle idee. I partiti politici , oggi, sono delle amebe, sembra che ci siano ma in effetti non esistono. Perché se non ci sono più quelli di una volta, non ci sono ancora quelli del futuro. Stiamo galleggiando nel lago infernale del potere della partitocrazia: tecnocratica, burocratica, verticistica, oligarchica o affaristica. Ma i partiti, quelli che una volta avevano la funzione di essere l’involucro culturale e civile che consentiva comunque al popolo di partecipare, di vivere e di conoscere in un sistema democratico e rappresentativo la politica e dunque il potere, oggi non esistono più. Il tema dunque del partito, della sua forma, per il nostro futuro è imprescindibile perché riguarda tutti noi. Soprattutto, riguarda chi ha la speranza di contribuire a mantenere ed a rafforzare , anche nel nostro Paese, un terreno liberal-democratico, laico e rispettoso, riformatore e – sempre che siano mutatis mutandis in Europa - federalista europeo, in cui poter coltivare quella democrazia liberale che la partitocrazia ha impedito e ostacolato. Dobbiamo assolutamente voltar pagina rispetto all’attuale banalità di questa nostra “democrazia formale” prendendo coscienza che, per evitare vecchi errori, il problema non sono i partiti, ma sono “ questi “ partiti.

Bisognerebbe cominciare a distinguere i “ partiti” dalla “ partitocrazia” e chiederci se i “ vecchi format” ( con la loro ormai desueta forma-partito) o i nuovi format ( con il loro evidente “ minimalismo culturale “ in essi dominante ) siano ancora validi. La complessità che ci circonda, infatti, richiede di moltiplicare i punti di ricerca delle verità rispetto ai tanti problemi da affrontare: magari mettendo in relazione soggetti diversi, esperienze varie, apporti molteplici. La ricerca di questo equilibrio appena si riesce ad intravedere nell’affannoso lavorio del PdL post dimissioni di Berlusconi, ma pare del tutto assente in altri partiti politici come la Lega e l’Idv , ancora legati a concetti uni personali , al culto della personalità del leader, mentre stenta a farsi largo in un P.D. ancora troppo ancorato alle sue correnti interne esistenti da vecchia data e dunque anch’esse, a modo loro, partitocratiche. Per questa ragione i Radicali sono, a mio parere, i più progrediti tra i soggetti politici esistenti. Infatti, non hanno una struttura gerarchia e verticistica, cioè sviluppata in verticale quanto, piuttosto, in orizzontale: ciascuno offre il proprio apporto rispetto alle qualità, al talento, alle capacità e alle competenze che ha. Oppure rispetto alle proprie idee, al proprio modo di vedere le cose, al proprio essere. Ciascuno, dentro i Radicali, è chiamato a migliorare se stesso, non a peggiorare gli altri. E’ un modello anti-partitocratico e, allo stesso tempo, un monito che spesso ritorna all’interno del dibattito politico dei Radicali. Insomma, ciascuno, nell’ “intellettuale collettivo “ che i Radicali rappresentano, può accrescere se stesso in relazione con gli altri, grazie agli altri, riconoscendo il valore altrui. Basta pensare alla completa assenza di una qualsiasi forma di delegittimazione o di criminalizzazione che ha accompagnato , faccio un esempio recente e a suo modo assai noto, la fuoriuscita dal Partito Radicale di Della Vedova che se ne è andato addirittura fra gli ex fascisti del F.L.I. Eccola dunque la necessità di un dialogo continuo, di una reciprocità anche nel dissenso, di una ricerca addirittura solitaria eppure mai in solitudine e mai nessuna “ damnatio”. E’ il principio che sta alla base di ogni “intellettuale collettivo”. Infatti, la premessa per il buon funzionamento di un tale strumento è di realizzare un modello basato su principi liberali, di rispetto reciproco, di fiducia nell’altro. Anche nello scontro, anche nella competizione, anche nelle ambizioni personali, l’ “intellettuale collettivo “ ha bisogno sempre di lealtà, di rispetto, di onestà intellettuale. Altrimenti non può funzionare. E’ un discorso ovvio che riguarda il futuro dei partiti. Quelli di domani, perché quelli di oggi vanno velocemente archiviati..

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“Il lavoro non deve essere un privilegio, soprattutto per i giovani, ma una normale condizione".

L’ultimo vaticinio del Re sul Colle, tra servili e cortigiani osanna ed inchini . Con la sua solita aria, fra Frate Indovino e Maga Magò, Re Giorgio I continua, oscenamente imperterrito ,perché sicuro della sua impunità ( visto che potrebbe essere messo sotto accusa solo da questo Parlamento un Parlamento di “ nominati”, di imbelli, di ignavi e di cortigiani ), a calpestare un terreno, quello politico, che è espressamente vietato ad un Presidente della Repubblica ( dalla Costituzione scritta ) ma non certo ad un Re ( Costituzione di fatto). Ma quel che esce dalla bocca dell’oracolo ha un significato terrificante. Cosa vorrebbe dire Vostra Eccellenza ( che mi sta in cagnesco per quei pochi scherzucci di dozzina e mi gabella per “ antisinistro” perché metto le birbe ( come Lei e Monti) alla berlina …) quando vaticina “ …non deve essere un privilegio ma una normale condizione..”? Evidentemente che il lavoro -per i giovani oggi - è assicurato solo per vie clientelari, per lobbismo, per classe , per censo, per appartenenza, per diritto ereditario, senza alcun rispetto per il merito e sopra tutto per asservimento a quelle persone alle quali “ il potere” concede un vantaggio speciale, appunto un “privilegio” ( lingua italiana, Sire!) in evidente ed assoluta deroga alle comuni norme che valgono per tutti gli altri . Oppure è un invito al Preside a creare una bella legge che “produca” posti di lavoro per i giovani ( senza imprese, senza capitali, ma solo con un bel decreto legge, come nell’URSS dei tempi belli )? In entrambi i casi - sono pronto al carcere duro (mi daranno il 41 bis, non c’è dubbio, per vilipendio al Re )- ma devo ricordare al Compagno Presidente / Re che l'URSS e' caduta da tempo e questa dottrina comunista, questa utopica filosofia dovrebbe essere sparita da quel di'. Il lavoro, egregio Kompagno Presidente / Re non e' proprio per niente una “normale condizione “, il lavoro e' merito, ricerca, sacrificio, sudore, dedizione, etica professionale e non, come vorrebbe Lei, puro e mero assistenzialismo statale, cioè quella che Lei definisce “ una norma condizione “. Soprattutto, Kompagno Presidente / Re il lavoro non e' un diritto ma lo si deve meritare. La Russia e' crollata proprio per queste idee balzane e malsane , Cuba e' con le pezze al sedere per lo stesso motivo; stessa cosa per la Corea del Nord. E la Cina con la sua strapotenza dimostra proprio l’opposto di quello che Lei perora. E Lei ancora parla , ancora pretende di darci lezioni?. " Il lavoro non deve essere un privilegio,soprattutto per i giovani,ma una normale condizione ". Ma davvero, Kompagno Presidente / Re " ? E, oltre ai suoi figli, ai suoi nipoti ed ai loro amici ed a tutti i suoi famigli, ci dica, quanti altri giovani conosce, nella " normale condizione " ? Ma la smetta una buona volta di fare il suggeritore politico , non ci faccia ridere dietro da tutto il mondo e cerchi sopra tutto di avere più rispetto per i nostri giovani. Anche se non fanno parte dei suoi famigli. Ancora con questa storia , con questo luogo comune "soprattutto ai giovani"? Quando devono fregare qualcuno, giovane o meno, salta sempre fuori il "soprattutto ai giovani". Questi “percolati” del vecchio PCI nella propaganda usano sempre le stesse formule ad effetto. Deprimenti, apodittiche , noiose ma soprattutto da “ minculpop”. E che dire poi di quel “ non sia un privilegio….” detto da chi sguazza da una vita nei veri privilegi: 50 auto blù ( mi risulta - mi impicchi pure , Sire, se sbaglio - che spettino anche ai suoi cugini fino al terzo grado, capisce che schifo…? ),1.200 dipendenti, un Colle che fra spese ed appannaggi ci costa 9 volte di quanto agli USA costa la Casa Bianca e dieci volte di quello che agli inglesi costa la Real Casa! Senza ritegno, senza dignità e senza vergogna! Costui , il vero ed unico promotore politico di questo governo tecnico che nessuno ha votato , ha avvallato di fatto un vero e proprio processo di proletarizzazione del paese, rendendo il lavoro un privilegio di pochi, un privilegio delle caste intoccabili, degli “ ottimati” platoniani, degli “ spartiati” della Dacia. Il resto della popolazione attiva è destinato invece a far da bassa manovalanza ai nuovi e vecchi potentati che Lei conosce benissimo facendone parte. Lei è di fatto colui che ha avvallato il movimento dei forconi che finalmente ha portato alla luce alcune contraddizioni di questo paese, contraddizioni che Lei si guarda bene dal toccare. Quando esiste una forbice stratosferica tra redditi da 380.000 € annui – che riguardano il 2 % delle dichiarazioni dei redditi - a fronte del 95 % circa delle stesse dichiarazioni che evidenziano redditi fino a 30.000 €, il padrone del Paese è il privilegio , alla faccia della parola EQUITA' tanto sbandierata da Lei, Sire e, dal suo protetto e da tutti i vostri ignavi maggiordomi camuffati da giornalisti e da mezzibusti televisivi. Un paese come questo che non riesce a dare un futuro ai giovani, è un paese fallito! Lei Presidente o Re , se ne deve andare perché se il Governo Berlusconi è colpevole di essersi fatto immobilizzare nella guida del Paese da un Colle infingardo e da un Parlamento ove regna il sotterraneo dominio dei “ poteri forti” e del Vaticano, ora Lei e Monti lo state portando direttamente vero il fallimento. Ma Lei ha ancora il coraggio e la sfrontatezza di esprime pareri , di disporre , di cambiare , senza peraltro averne alcun diritto. Lei vuole aprire le frontiere italiane a tutto il mondo, incita a concedere la cittadinanza a chi è nato in Italia e poi , secondo Lei , dovrebbe anche esserci lavoro per tutti ? Vede che succede a credere che tutti coloro che ascoltano siano solo dei sudditi ignoranti ? Si dicono bestialità, si dicono menzogne .Ma stia ben attento a fidarsi tanto della folla, di quel popolo di ignavi che paiono osannarla, perché quella è sì gente che “ adora” avere “ un comandante”, un “ duce”, uno “Stalin”, un “ Fuhrer” , il solito frusto Masaniello populista che pensa per loro, che decide per loro, che paga loro il sussidio per sopravvivere anche senza lavorare, ma anche la ciurmaglia parigina pareva venerare una tale Maria Antonietta , salvo poi decapitarla in un attimo solo per via di due ciriole ( forma di pane tipico di Roma negli anni cinquanta ) e di quattro brioche. Mal governa, ma sa solo darne la colpa agli altri. Non ha fatto altro che rigettare i provvedimenti di un Governo eletto dal popolo , rifiutandosi di firmare i proposti decreti legge così da poter sospendere la democrazia in Italia. Ma oggi, piazzato il suo sodale a Palazzo Chigi senza voto, con un golpe costituzionale peggiore di quello del 1994 , si affretta a firmare ogni carta , anche i decreti legge, che il “ Governo del Re” sforna, riconoscendo solo ora che la “ crisi” sia anche motivo valido di “ urgenza”! Che bravo! Che saggio! Che fulgido esempio di educatore civico! Che Presidente / Re! Lo so che sono un irriconoscente , perché il Kompagno Presidente / Re ci sta facendo solo del bene, ci sta “rieducando proprio per bene” e , se non lo seguiremo, il Kompagno Presidente / Re Giorgio I ci penserà Lui a rimetterci in riga, a farci soffocare dal suo regime e, se proprio ci fosse ancora del dissenso, allora ci penserebbe sempre Lui ad aprire anche qui un bel pò di gulag , dove, com’è noto, la stampa è assolutamente libera, come anche l’informazione. E chi mai è più esperto di Lei, Sire, in queste cosette democratiche ?

Visto che devo essere denunciato o emarginato per vilipendio di Napolitano, allora fatemi anche togliere varie breccole ( grossi sassi, in romanesco ) dalle scarpe. E sbattere in faccia al Kompagno Presidente / Re Giorgio I:che in Italia , Kompagno Presidente / Re, senza piani “ quinquennali” di stampo sovietico e centralista , ci sarebbe certamente più lavoro se:

- tante aziende italiane non avessero de localizzato (le spinte alla delocalizzazione risultano da ISTAT: rigidità
  e nanismo aziendale , enorme costo del lavoro, invadenza soffocante dei sindacati);

- se i sindacati non avessero imprigionato in una immensa camicia di forza tutto il mondo del lavoro;

- se l'Italia fosse un Paese accogliente per gli investimenti stranieri ( assenza malavita, una giustizia veloce,
  facilitazioni fiscali, ecc);

- se la magistratura fosse tutta seria e onesta ed “ applicasse la Legge” esistente, senza far prevalere sulla
  Legge ( promulgata dal Parlamento che rappresenta la maggioranza del popolo ) il “ libero
  convincimento” ( leggasi “ la convenienza politica ed ideologica “) dei Magistrati;

- se la Legge tutelasse il creditore e non il truffatore ;

- se non avessimo l'Euro cambiato a 1936,27 Lire ;

- se non facessimo parte di questa UE di incapaci che difende solo gli interessi di Germania e Francia e
  bastona quelli della Grecia, del Portogallo, dell’Irlanda e dell'Italia ;

- se non avessimo avuto in Italia il più grande partito comunista fuori dall'URSS che, una volta fallito in
  proprio, ha messo le radici nel nostro Paese e che ora , cambiato di abito, s’è anche accodato ad un potere
  forte e deleterio come quello del Vaticano ( non solo hanno il loro attuale partito politico costituito da ex
  democristiani ed ex comunisti, ma anche un altro partito di soli democristiani è praticamente d’accordo con
  loro);

- se non avessimo e dovessimo ancora mantenere una mastodontica struttura statale ( dallo Stato centrale giù
  fino ai Comuni ed alle aziende municipalizzate ) che altro non è che un enorme quanto inutile stipendificio
  per amici e famigli, tutta gente da pagare, così che voi ( sinistra, ex fascisti e Vaticano) ve ne assicuriate , in
  cambio, il voto.


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LA NOTIZIA – LA RIFLESSIONE – IL RIBREZZO

La notizia: il parlamentare del Pdl Alfonso Papa, coinvolto nell’inchiesta sulla cosiddetta P4, è stato espulso dall’Associazione Nazionale dei Magistrati. La decisione è stata assunta dal comitato direttivo che ha accolto la proposta avanzata dal collegio dei probiviri lo scorso settembre. Decisione drastica, motivata col fatto che Papa avrebbe gettato “discredito” sull’ordine giudiziario a causa dei comportamenti per i quali è sotto processo a Napoli. Continua la notizia: “La procedura che ha portato i probiviri a chiedere di mettere alla porta Papa, che prima di scendere in politica faceva il Pm a Napoli, e che in passato ha ricoperto incarichi di vertice all’interno dell’Anm, era stata avviata il 7 luglio scorso”

I probiviri avevano anche convocato Papa per difendersi dalle accuse, ma il 20 luglio scorso, prima di quell’appuntamento, il parlamentare era finito in carcere dopo che la Camera dei deputati aveva accolto la richiesta di arresto formulata dal Gip di Napoli. In carcere Papa è rimasto fino al 31 ottobre, quando ha ottenuto la detenzione domiciliare. Ed è tornato in libertà poco prima di Natale”. La notizia prosegue: “Con i comportamenti emersi nell’ambito dell’inchiesta napoletana, ma anche con le accuse di persecuzione che ha rivolto ai suoi ex colleghi di Napoli davanti alla giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera, Papa ha ‘gettato discredito sull’ordine giudiziario’, hanno sostenuto i probiviri.”In particolare ha violato la norma del codice etico che impone di mantenere “una immagine di imparzialità e di indipendenza”, ed evitare “qualsiasi coinvolgimento in centri di potere partitici o affaristici che possano condizionare l’esercizio delle sue funzioni o comunque appannarne l’immagine”.

Per questo Papa è stato espulso ed è obbligato a lasciare il "sindacato delle toghe". Finita la notizia, la riflessione, la confessione e il disgusto. Se quello che si apprende, se la “notizia” è vera nei termini in cui viene comunicata, irrefrenabile è un brivido lungo la schiena. Papa, come s’è detto, è coinvolto in un’inchiesta, quella sulla cosiddetta P4; e le imputazioni a suo carico sono indubbiamente pesanti: estorsione, favoreggiamento, rivelazione di segreto d’ufficio e corruzione. Ma si tratta di accuse. La pubblica accusa dovrà sostenere la fondatezza di queste accuse, e dimostrare in un’aula di tribunale, non sulla prima pagina di Repubblica, la colpevolezza di Papa. Al momento siamo a livello di accuse. Ma i probiviri prima, il comitato direttivo dell’Anm dopo, hanno già emesso la loro sentenza: Papa con i comportamenti emersi nell’ambito dell’inchiesta napoletana” ha gettato discredito sull’ordine giudiziario. E se mai, per pura teorica ipotesi, le accuse dovessero rivelarsi infondate? Non sarebbe la prima volta che accuse “al di là di ogni ragionevole dubbio, si sono poi rivelate alla prova dei fatti, infondate.

Se alla fine Papa, sempre per pura teorica ipotesi, dovesse risultare estraneo a quanto gli viene contestato, non avesse estorto, favorito, rivelato, corrotto? Si può comprendere una sospensione cautelativa in attesa che si accertino i fatti; ma stabilire che sia sufficiente il lavoro di un Pm che “ indaga” ,per stabilire che si è gettato intollerabile e inaccettabile discredito non sembra davvero una garanzia di giudizio imparziale. Non solo: Papa viene convocato per esporre le sue ragioni; peccato che prima di poterlo fare viene arrestato. Non può insomma dare concreta esecuzione alla convocazione. Fa nulla, si può fare anche senza ascoltare se e cosa ha da dire. E poi, in che modo ha gettato altro, ulteriore discredito? Come ha violato il “codice etico delle toghe”? Difendendosi dinanzi alla Giunta per le Autorizzazioni a procedere della Camera. Per aver “osato” dire di essere vittima di una persecuzione da parte dei suoi colleghi. Non doveva dirlo, non poteva dirlo. Doveva tacere. Si apprende poi di un principio che merita di essere scolpito: in base al codice etico, occorre evitare “qualsiasi coinvolgimento in centri di potere partitici o affaristici che possano condizionare l’esercizio delle sue funzioni o comunque appannarne l’immagine”.Benissimo. Come si procederà, dopo l’esemplare espulsione a Papa? Si va in ordine alfabetico? Perché con tutto il rispetto per l’Anm, il suo direttivo, i suoi probiviri, ci si vuol far credere che “qualsiasi coinvolgimento in centri di potere partitici o affaristici” sono un’esclusiva del solo Papa? Tanta draconiana severità, l’Anm, i probiviri, il direttivo, verso chi altri l’ha riservato? Facile risposta: nei confronti di nessun altro magistrato, e infatti si viene informati che è la prima volta che si prende un simile provvedimento. Si può provare a ricapitolare: Papa, che ancora non è stato condannato, ma è solo un imputato in attesa di giudizio, ha gettato discredito sull’ordine giudiziario; non si è andato a difendere una volta convocato (era in carcere); e quando si è difeso davanti alla Giunta per le Autorizzazioni a Procedere lo ha fatto in modo da violare il codice etico dell’Anm. A questo punto, sicuro, la riflessione è perfino scontata, ma pazienza: e i magistrati dell’affare Tortora ? E quelli , per dire, di Mannino ? Perché solo Papa è colpevole di aver violato il codice deontologico che impone di evitare “qualsiasi coinvolgimento in centri di potere partitici o affaristici?”: Verrebbe da sorridere, se non venisse a questo punto solo da vomitare. Per il disgusto.

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QUANDO SI STRAPARLA DI QUELLO CHE NEANCHE SI CONOSCE….

I forconi, i forconi…si fa presto a dire “ minchia….i forconi!” e giù a menar cacchiate su questo e quello. Aspettate! Aspettate che provo ad alzare il sipario e provo a vedere quello che succedeva in Sicilia “ prima”, intendo per i decenni e decenni che sono passati dal 1948 , prima che i tanti Saro, Peppino, Nicola, Tano ecc. si decidessero a tirar fuori, ma solo oggi, i forconi dal ripostiglio. Torniamo indietro con la macchina del tempo e vediamo di fare un’esegesi storica dei forconi siculi. Agitati dalle callose mani di padroncini, di agricoltori, di autisti, di gente disperata che dalla Sicilia marciano verso “ u’ continenti “ allo scopo di inforcare nel sedere tutti quelli che “ si mangiaru ‘i picciuli, i nostri picciuli !”. Ce l’hanno con quelli che per mantenere i loro privilegi e le loro clientele politiche hanno svuotato le casse di Pantalone, senza lasciarci dentro neanche un misero Euro o un bonus per uno sconto sul carburante. Perché nel mezzo secolo ed anche di più che è passato, in Sicilia ( ma non credo solo in Sicilia) appena appena un Tano o un Saro protestavano, arrivava subito un bel Sindaco o un bel Presidente della Regione più o meno Autonoma , ma sempre un democristiano, un socialista o un comunista e comunque sempre un bel politico “consociativo” , e giù! Che so, un bel “ tavolo di discussione”, un bel “tavolo assistenziale” e la situazione si calmava. Insomma, Pantalone pagava e il mondo si placava. E la Sicilia campava. E “ ‘i picciuli” arrivavano, senza bisogno degli Andreotti, sia chiaro, né dei Salvo. Bastavano i politici locali e quelli di “Rrrooooma” per sistemare la cosa. Ma oggi “si mangiaru ‘gne cosa !”, non c’è una lira, anzi un euro e allora? Come sistemare i Tano, i Saro, i Nicola? Ecco allora i forconi! Siccome poi in Italia c’ tanta gente che non riesce proprio a farsi i cazzi propri, allora ecco che perfino un Gad Lerner s’è voluto cimentare a parlare con questi forconisti e , con quel suo arrogante fare da “ bavoso capoclasse pure con l’erre moscia “ e, come al solito, non sapendo a cosa attaccarsi , s’è attaccato al solito tram delle infiltrazioni mafiose fra i forconi. Mal gliene incolse! Al pidocchio rifatto, al ricco radical chic, sceso da Casalamonferrato, con villa e vigna da 40.000 pezzi annui di Barbera primitivo ( e chi altri può bere un simile nettare se non Gaddino nostro ?) incorporato, quelli gli hanno sputazzato in faccia nomi, cognomi, indirizzi, collusioni, accordi mafiosi e tutta la bella serie di sicilianate che fanno rivoltare nella tomba Don Leonardo Sciascia e Falcone e Borsellino ed hanno azzittito Gaddino nostro che è rimasto, alla sicula, muto! Svergognato in diretta TV da quattro “ bastardi , puzzolenti, miserabili, sudaticci agricoltori e camionisti siciliani”. Non chiacchiere, ma vere e proprie collusioni, fra chi siede al Governo e dice che vuole liberalizzare l’economia italiana e chi se ne sta al calduccio, ben protetto e garantito – altro che articolo 18! – dalle proprie lucrose rendite di posizione e, anche , fra coloro che “ lucrano sulla nostra pelle”! Ma insomma! Autostrade aumentate del 13%, assicurazioni aumentate del 30% come minimo, benzina e gasolio ormai costano 1,80 euro al litro ( dico, sono quasi quattromila delle vecchie lire, al litro!)e se vai a leggere le “ accise” ti accorgi ( acci…loro!) che paghiamo ancora per il Belice, per l’Ina-casa,per il Vajont, manca poco anche per i danni delle guerre puniche. Gaddino non lo ha proprio detto – sapete, lui non dice mai le cose vere, come stanno , lui è persona “colta” e beve solo del suo, un  "Barbera primitivo” mica cazzi, dunque “lui” presuppone che chi ascolta legga quanto meno nel pensiero, come un Crepet o come un Mago Otelma ! - ma tutta la stampa e i media , i veri esperti in impudiche e servili fellatio al potere , pensano che “ i forconi” sono dei puri rompicoglioni , mafiosetti e berlusconiani e comunque fascistazzi di merda che puzzano pure e che brucino, allora, ‘sti maledetti, nelle fiamme degli inferi! Tacciono, questi maggiordomi asessuati , sul perché, però, questo Governo così tecnico, così “sobrio”, così “ bocconiano”, questo Governo così coraggioso e maramaldo che ha spazzato via i privilegi di quei noti ricconi dei tassisti, dei Notai e dei farmacisti, che ha ridotto alla schiavitù iliota i nostri giovani con pensione non solo “contributiva” ma anche “ chimerica”, che invece di tagliare sprechi e privilegi pubblici , ha maramaldeggiato, schiacciato col tacco dell’arroganza e della violenza di regime, i pensionati, i proprietari di case , gli italiani che già pagano tutte le tasse, le imposte, l’ ICI, l’ IMU ; che un tale Governo non abbia avuto un minimo scatto di dignità, il coraggio di torcere nemmeno un pelo a gente come i petrolieri, come le compagnie di assicurazione, come le banche , come i proprietari di autostrade, arrogantemente piazzati su un inguardabile monopolio, creato e organizzato proprio da loro, proprio dalla sinistra politica.

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SIAMO ORMAI ALLA STAMPA DI REGIME

Questo Governo ha voluto rassicurare l'Europa che l’ Italia opererà con la massima fermezza per impedire che i manifestanti dei Tir blocchino la libera circolazioni delle merci nella penisola e dalla penisola agli altri paesi europei. E per dare seguito concreto a tutto ciò il Presidente del Consiglio ha chiesto ai prefetti di intervenire contro gli scioperi ed i blocchi stradali usando lo strumento della precettazione. Non v’è dubbio che per il Professor Mario Monti si sia trattato di un passo quasi obbligato. Non può questuare, a nome dell'Italia, in giro per l’ Europa se poi non dimostra che l'Italia non è in grado neppure di garantire quella libertà dei commerci che è la condizione essenziale per l'integrazione europea. Dunque, nessuna critica, allora, posso muovere in questa circostanza al governo.

Ciò che va invece contestato è il modo ridicolmente enfatico e servile con cui la stampa di regime, che ha favorito l'avvento del governo tecnico ed ora lo sostiene, sta presentando il comportamento ovvio, scontato e soprattutto dovuto di un esecutivo che non può non ribadire, soprattutto agli occhi europei, la volontà di garantire il rispetto della legalità all'interno del paese.

Questa “ stampa di regime “, televisione compresa, infatti, non si limita a giustificare l'azione governativa in nome della legalità , ma , con un tipico riflesso sovietico, specifico della stampa dei regime autoritari , per esaltare l'azione del governo tende a criminalizzare ogni forma di dissenso sociale. Dopo sessantaquattro anni passati ad esaltare “ il fulgido diritto costituzionale di sciopero” ed a bollare come “ retrogradi fascisti “ tutti coloro che , lungi dal contestare il “ diritto di sciopero”, chiedevano solo che il suo dissennato ed arrogante uso ed abuso non soffocasse l’altrettanto loro sacrosanto diritto costituzionale alla libertà, in capo a soli due mesi, feste natalizie comprese, la “stampa di regime” cambia radicalmente opinione. Come si cambia un paio di mutande. E vai con l’agiografia di regime! I tassisti sono solo dei teppisti di strada pronti ad ogni nefandezza; i camionisti sono solo dei selvaggi , disposti a compiere ogni genere di violenza; i farmacisti sono solo degli ottusi privilegiati che attentano alla salute dei cittadini e così via. L’assurdo, dopo sessantaquattro anni di incensamento del sacro diritto di sciopero, per la “ stampa e la tv di regime” non esiste neanche una categoria che abbia il diritto di manifestare le proprie opinioni e di difendere le proprie ragioni nei confronti del governo. Così, dietro ogni protesta, secondo questi “ maggiordomi” dell'esecutivo Napolitano / Mario Monti, c'è sempre e comunque lo zampino di qualche organizzazione criminale. Così dietro il movimento dei “forconi” siciliani c'è necessariamente e solo la mafia. Dietro i camionisti ci sono solo i biechi interessi di quei capitalisti dei “padroncini”, che sono anche , senza se e senza ma, degli evasori fiscali e dei violenti. Ed i tassisti, poi, oltre ad essere anche loro “plebaglia ignorante “ , rappresentano le frange più dure ed intransigenti di una estrema destra eversiva.

Il governo , sia chiaro, non è responsabile di questa criminalizzazione del dissenso sociale compiuta con grande partecipazione ed enfasi dalla stampa di regime. Ma, come Don Rodrigo si nutriva dello sporco lavoro dei suoi “ bravi”, così questo sobrio Governo accetta ben volentieri di lasciarsi sostenere da questi prezzolati servitori , da questi suoi ingordi sostenitori, ritenendo che tale apparente consenso, imposto dal regime conformista con evidente violenza intellettuale e mistificazione dell’ informazione, possa garantirgli un eguale consenso da parte della maggioranza dell'opinione pubblica del paese. Un errore e non un errore veniale e lieve, ma capitale e gravissimo. Perché la tattica di criminalizzare le tensioni sociali non solo è sempre stato il metodo tipico dei più beceri regimi autoritari ( non andiamo tanto lontano, basta riandare al 1919 in Russia e al 1922 a Roma ) , serve solo ad incancrenire ed aggravare i problemi. Non è facendo di tutt’erba un fascio , non è bollando i pescatori e gli agricoltori siciliani- massacrati dall'aumento dei prezzi che impedisce loro di lavorare- come “mafiosi” che si creano le condizioni per far loro riprendere l'attività produttiva. E nemmeno marchiando come delinquenti e violenti camionisti e tassisti su cui incombe il rischio concreto di veder azzerati i propri redditi e di subire un processo irreversibile di proletarizzazione, che si può tornare a circolare liberamente nelle città e sulle strade italiane. Al dissenso sociale vanno date delle risposte. Non anatemi ideologici. Monti segua il detto popolare “ dai nemici mi guardi Iddio che dagli amici mi guardo io “ e diffidi dei suoi servili adulatori .

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NAPOLITANO + PESARO URBINO = PURA IDEOLOGIA . NOI, INVECE, RAGIONIAMOCI SOPRA .

Non sappiamo se l'Europa verrà sottoposta nei prossimi anni a migrazioni bibliche a seguito della «primavera araba» che senza dubbio ha rotto le dighe che sinora la frenavano. Il fatto è che l'esplosione demografica dell'Africa è già avviata; e siccome gli affamati non cercano la salvezza tra altri affamati, è piuttosto ovvio che un numero sempre crescente di povera (poverissima) gente cercherà la salvezza in Europa. È un problema, questo, che sinora abbiamo affrontato in chiave ideologica (di razzismo o no), che è un modo di renderlo insolubile o comunque mal risolto. Ma due giorni fa Beppe Grillo lo ha inopinatamente risollevato. Tanto vale, allora, ricominciare a pensarci.

Inghilterra e Francia sono a oggi i Paesi più «invasi» (anche per via della loro eredità coloniale) e oramai accolgono addirittura una terza generazione di immigrati da tempo accettati come cittadini. La sorpresa è stata che una parte significativa di questa terza generazione non si è affatto «integrata». Vive in periferie ribelli e ridiventa islamica. Si contava di assorbirli e invece si scopre che i valori etico-politici dell'Occidente sono più che mai rifiutati. Un ritorno alle radici che appare del tutto normale.

Che senso ha, allora, trasformare automaticamente in cittadini tutti coloro che nascono in Italia ? Insomma, si nasce e ci si educa nella famiglia, più che nel paese, è in casa che vengono tramandati, trasmessi, valori etici, morali, civili e, anche, religiosi che formano poi l’individuo. Finito il comunismo, la tesi della nostra sinistra, sostenuta dall'argomento che chi lavora e paga le tasse in un Paese si paga, per ciò stesso, il diritto di cittadinanza è stata di voler concedere la cittadinanza in base allo “ ius soli”. Ma l’argomentazione non regge . Le tasse e le imposte pagano semmai i servizi (polizia, pompieri, manutenzione delle strade , scuola, sanità, e simili) dei quali qualsiasi residente usufruisce..

Da sempre il diritto di cittadinanza è fondato sui due principi dello “ius soli” (diventi cittadino del Paese dove nasci) oppure dello “ ius sanguinis” (mantieni la cittadinanza dei tuoi genitori). Perché non provare una terza via ? Proviamo a discutere di concedere la residenza permanente, trasferibile ai figli, ma pur sempre revocabile. Se entro in Italia legalmente e se hai un posto di lavoro non dico assicurato ma quantomeno promesso o credibile, diventi residente a vita. Certo se un residente viene pizzicato per strada a vendere droga, a rubare, e simili, la residenza viene cancellata e l'espulsione è automatica. L'unica privazione di questo status è il diritto di voto; il che non mi sembra terribile a meno che i residenti in questione vogliano condizionare e controllare un Paese creando il loro partito (islamico o altro). Ed è proprio quel che raccomanderei di impedire.

Roma, domenica 29 gennaio 2012

Gaetano Immè

mercoledì 25 gennaio 2012

LETTERA APERTA A MARIO MONTI , INDIRIZZATA A NUORA, AFFINCHE’ ANCHE SUOCERO INTENDA…..




Egregio Professor Monti,


non v’è dubbio come Lei oggi sia in una botte di ferro, e Lei lo sa bene: lo si vede dalla sua irritante ed evidente falsa modestia, molto clericale , molto pretesca, con cui Lei sussurra , si comprende dalle battute curiali che non temono contraddittorio ( perché ovviamente non c’è , perché è vietato ) , si capisce dalla certezza con la quale sussurra ed impartisce continue lezioni sapendo di non avere nessun interlocutore . Lei sa anche che la sua forza dipende totalmente dal suo trimalcionico patrono , da Giorgio Napolitano e dalla incredibile stupidità e debolezza mentale dei partiti, di tutti i partiti, dalla loro imbarazzante inconsistenza culturale ,: quella stessa che ha permesso al suo creatore e mentore di ergersi ad arbitro unico della democrazia italiana, di sospendere autoritariamente la nostra democrazia a sovranità popolare e di dirigerla in una maniera inimmaginabile ed inammissibile. Egregio Professore è solamente per queste ragioni , non certo per ragioni politiche né tanto meno commendevoli, non certo avallate da una votazione popolare, ma tutte derivate “ da un puro potere elitario”, che Lei oggi gode di una stampa ruffiana , di una stampa omologata al pensiero unico. Lei occupa ,ad ogni ora , giornali, radio e televisioni dai quali promanano profluvi di servo encomio , di untuoso ossequio, che creano una generale genuflessione, una ormai quasi erotica e continua “ sottomissione carnale ed intellettuale “ che giornalisti e mezzibusti sottomessi e servili le offrono come evidente segno di interessata “ captatio benevolentiae “. La sottomissione al potente di turno, si sa, dà sempre buoni frutti, come la terra. Lo sa anche Eugenio Scalfari, che dai potenti ha sempre ricevuto in dono quello che oggi possiede ( Caracciolo, Craxi, Agnelli, De Mita )salvo poi, una volta incassato il prezzo del “ servo encomio” diffamare a pagamento il mentore . Solo che a zappare i campi agricoli si fa fatica, molto meglio svernare in una calda Università , meglio ancora se privata, dove mai nessuno ti contesta , neanche se sei il consulente ( in Bocconi, dimenticavo, si dice “ advisor” non consulente, consulente è lingua del popolo italiano , roba da gente che puzza e che rutta pure!) di speculatori stranieri che hanno fatto facilitati e ricchi shopping in Italia negli anni passati, agevolati proprio dal suo “ spessore intellettuale” e dalle sue “amicizie”( non mi permetto di chiamarle in altro modo, Professore, come “ lobby”, come “ consorterie”) come con quel suo amico, che si chiama Romano, che è di Bologna, che insegnava come Lei all’Università , che faceva anche sedute spiritiche durante le quali i piattini si muovevano e scrivevano messaggi su Moro ( pensi Lei!) e che era , a quei tempi, alla guida dell’IRI..Venga qui Professore , si sieda, si metta pure comodo e ascolti bene: poi cerchi di rispondermi come si deve, per benino, senza infingimenti, senza frasi apodittiche, senza ritualismi da Don Abbondio.

In fondo, Lei ha accettato in piena libertà, senza alcuna costrizione intendo dire, di prestarsi a rappresentare l’ esigenza di un rinnovamento assolutamente improcrastinabile in un Paese come il nostro, Paese che però ha fatto anche di tutto, per più di sessanta anni, per impedire ogni pur minimo rinnovamento. E Lei, oggi, questo rinnovamento, lo sta organizzando ma come glielo consentono coloro ( i vari e numerosi Principi di Salina presenti nelle nostre istituzioni ) che per oltre mezzo secolo questo rinnovamento hanno frenato e impedito. Glieli elenco, Professore, sommariamente e per sua comodità. Sindacati unici in Europa e nel mondo, dediti alla conservazione del sistema industriale e produttivo degli anni sessanta/settanta ed alla difesa della cultura e dei valori ottocenteschi e veteroindustriali; partiti politici diventati sicuro rifugio di personaggi ambiguamente legati al loro territorio o , peggio ancora , di veri e propri “buttafuori “ se non proprio killer di avversari politici; una Chiesa irriguardosa della sovranità politica dell’Italia , sfacciatamente intrusiva nella politica italiana, che ardentemente sogna i bei tempi andati quando essa costituiva il potere “ papale” ed anche quello “ temporale” del nostro Paese , restaurazione vaticana nella cui attuazione è ferventemente assecondata dal suo cospicuo e ricco esercito di fedeli, sempre pronti ad asservire l’interesse dell’Italia ai desiderata del Vaticano; uno Stato , oggi di anni sessantadue e molto mal portati, ma costruito, anno dopo anno, governo cattocomunista dopo governo consociativista, sempre più pesante e più ingombrante, più invasivo e più occhiuto ed orecchiuto sul cittadino ormai ridotto a suddito; una Magistratura che pretende di “ fare la( sua) giustizia” invece di “applicare la Legge” e che agisce come un “ cacciatore di teste” o come un “giustiziere della notte “ ma solo contro avversari politici e lascia scorazzare in libertà chi effettivamente delinque; un settore scolastico universitario diretto, dagli anni settanta, a penalizzare il merito individuale , a consentire solo ai figli degli “ ottimati” di poter frequentare costosissime Università, come la Bocconi per citarne una, così da conservare solo per la loro stirpe il dominio economico e culturale del Paese; un diffuso sistema di corporazioni, di baronie scolastiche ed universitarie, politiche, economiche, di posti pubblici privilegiati, di politiche locali assistenziali, da distribuire agli amici ed ai famigli al cui cospetto impallidirebbe anche un Pinochet .

Adesso che ci siamo un pochino chiariti, egregio Professore, Lei vorrebbe dare ad intendermi che Lei e Napolitano vorreste smontare pezzo per pezzo tutto questo, magari con l'aiuto e la guida di chi tutto questo ha contribuito giorno per giorno, mese per mese, anno per anno, decennio per decennio, a costruire ? Non ho studiato alla Bocconi, Professore e dunque, lo sappia, non abbocco. Spiegandole ovviamente anche i motivi. Eccoli.

Innanzi tutto, La pregherei di parlare in italiano e di non spacciare “fischi per fiaschi”, di non spacciare cioè per “liberalizzazioni” misure invece assolutamente “illiberali”. Lei, e insieme a Lei tutti coloro che si sono fatti promotori di questa “operazione salva Italia “ , non avete afferrato, non avete saputo cogliere il vero problema centrale : nel Suo governo, e nella politica che lo sostiene ( non fosse altro che per il timore di apparire poi pubblicamente come una forza ostile all’assicurato salvataggio del Paese ) manca assolutamente, perché non siete veri liberali e veri democratici, quell'anelito di libertà e di liberazione dallo Stato padre-padrone, che deve legittimare e partorire , nello spirito e nella forma, ogni vero provvedimento di liberalizzazione, civile ed economico . Lei, invece, sta solo aggiungendo delle nuove norme alle troppe già esistenti ed opprimenti, egregio Professore. Il suo Governo avrebbe dovuto invece abrogare le tantissime leggi liberticide che esistono in Italia, non partorirne di ulteriori. Mi duole dover constatare che Lei neanche sappia dove stia di casa il liberismo. La sua fin’ora è un’operazione di pura estrazione cattolico-comunista, tipica del secolo scorso, attuata con il concorso di forze antiliberiste ( dagli statalisti comunisti e finiani fino ai democristiani di centro e di sinistra ) e di quelle delle alte gerarchie ecclesiastiche, che sempre sperano nella restaurazione, nel Parlamento italiano, del proprio potere temporale andato in frantumi con la dissoluzione giudiziaria di Mani Pulite e con l’opera di “pulizia etnica dei residui democristiani” operata da Mino Martinazzoli, per questo detto anche “ il mastro Titta di Brescia “. Altro che parlare di liberalizzazioni, Professore, qui siamo quasi quasi ai famosi “ piani quinquennali” dell’economia sovietica e collettivistica anche italiana degli anni sessanta e settanta del secolo scorso.

Se poi passiamo ad esaminare i provvedimenti che il suo Governo ha preso – intendiamoci, tutti avallati da questa politica che appare ormai ridotta al servile ruolo di ossequioso maggiordomo – allora possiamo meglio avere contezza di questa sua operazione degna di uno dei peggiori regimi politici esistenti al mondo: quello italiano, spacciato da Lei, da Napolitano, dalla sinistra ossequiante e dalla politica servente , per “ democratico” , nel quale invece dominano quei “ poteri forti” sostenuti da un’ingerenza ecclesiastica vergognosa -tanto da contare nello stesso parlamento un proprio partito politico- ai quali la Costituzione - scritta sotto il terrore di un ritorno del fascismo o di un possibile arrivo del comunismo e mai adeguata al mutati tempi ed alle mutate esigenze - ha attribuito tutta una serie di poteri e di veti che esautorano, vincolano, controllano e dominano il Governo al quale mancano i poteri necessari per amministrare il Paese secondo il proprio programma convenuto con gli elettori , alla faccia di qualsivoglia Legge elettorale. E dove quasi tutti fingono che non esista alcun regime, regime che invece esiste e che sta dominando tutto: domina il Parlamento, pur non avendo l’investitura del voto popolare, domina la stampa e la televisione cioè la così detta “ libera informazione”, “ drogata” da editori politicizzati o collusi con talune forze politiche, sindacati ed industriali di fatto uniti nella strenua difesa dei propri interessi corporativi piuttosto che disposti a cedere i loro “privilegi” per favorire una vera modernizzazione del Paese , banche ed assicurazioni delle quali Lei. Professore e taluni suoi Ministri, siete una diretta emanazione .

Con l’introduzione, nel sistema pensionistico, del sistema contributivo, con un solo colpo ben assestato, invece di “ liberare” tutti i cittadini e di renderli veramente tutti uguali davanti alla legge ( lo dice anche la Costituzione ), ci avete riportato ai tempi dei dorici e di Sparta. Siete stati capaci di creare, con tale provvedimento classista , due classi sociali : gli “ spartiati” ( coloro che dominavano l’economia di Sparta ed il suo Senato), cioè coloro che si godono da tempo e che si godranno ancora la loro bella e lauta pensione o vitalizio calcolato con il sistema “ retributivo”, magari ottenuto da quando neanche avevano compiuto i cinquantasette anni di età ; e gli “ iloti” ( popolino ridoto in semischiavitù ) ( da non confondersi con gli idioti), cioè tutti i nostri giovani che dovranno pagare enormi imposte per consentire agli spartiati di ricevere le loro munifiche, ricche e privilegiate pensioni e che avranno invece pensioni di fame perché calcolate su base contributiva, ma in un mondo peraltro ormai “ senza lavoro fisso”. Dove sia la “ libertà” in questo provvedimento neanche Dio lo sa. E dove poi stia l’ “equità”, di cui Lei spesso si riempie la bocca, non lo sa neanche Dio: perché proprio non esiste.

Avete reintrodotto l’ICI sulla prima casa, taglieggiato le pensioni di tutti: insomma per reperire un po’ di soldi invece di “ prendere da coloro che hanno ricevuto ben oltre il loro diritto” ( come la marea delle pensioni e dei vitalizi- parlo di qualcosa come circa 12 milioni di soggetti, su un totale di 24 milioni di pensionati - che sono oggi pagate a gente che le incassano da quando ancora non avevano compiuto neanche cinquantasei anni di età ed alcuni dopo appena pochi anni di lavoro ), invece di vendere i beni dello Stato ( che sono di tutti ), avete voluto “imporre maggiori imposte a chi già paga le imposte”. Una disposizione con un forte retrogusto comunista , da Stato dirigista: perché considera la “ proprietà privata” tale fino a quando non serva allo Stato. Dunque sciocco che lo Stato dismetta i propri beni ( che lo rendono forte e potente), meglio tassare case e beni dei privati cittadini , perché se in Italia la “ proprietà non è proprio un furto” ( come invece sosteneva un anarchico Proudhon nell’Ottocento) essa pur essendo il diritto di godere delle proprie cose, lo è sempre salvo i limiti e le condizioni poste dallo Stato, come afferma la Costituzione all’articolo 42 . E poi parliamo dei taxi , dei distributori di carburante , delle farmacie, delle edicole dei giornali. Non capisco, Professore, perché Lei parli di “ liberalizzazioni” in questi casi. Scusi, ma aggiungere un tot di licenze taxi a quelle esistenti, aggiungere 5 mila farmacie a quella già esistenti, far vendere i giornali a chiunque, permettere che un distributore di benzina si possa rifornire da chi desideri, in tutti questi casi, non si può parlare solo di un “ sapore”, di un “ retrogusto” illiberale, perché queste sono esattamente misure da Stato comunista, misure che servono per compiere una forzosa redistribuzione del reddito, proprio in barba al mercato libero. Perché è elementare che , a domanda costante, una maggiore offerta dei beni ( giornali, taxi, medicinali, benzina, ecc) determina una diminuzione del prezzo. Dunque il vantaggio per l’utenza potrebbe anche verificarsi, ma un conto è parlare di abbattere i costi ed i prezzi con decreti legge ( perché il suo Governo, Professore, neanche ci pensa a mettersi contro la grande industria, i petrolieri, le multinazionali farmaceutiche, gli editori , le assicurazioni, le banche, ecc) ed altro conto è liberalizzare . Queste sue misure servono per avvantaggiare di pochi spicci l’utenza ma non certo a scapito dei poteri forti citati, ma a scapito solo di altri cittadini ( edicolanti, tassisti, farmacisti, benzinai,ecc) il cui reddito complessivo, dopo queste misure, sarà forzosamente devoluto ad un numero maggiore di soggetti. Altro che liberalizzare: questa è una pura programmazione di economia sociale, una vera e propria “ redistribuzione dei redditi”, una vera e propria guerra “ al mercato liberale”.

E poi Notai ed Avvocati. La prima è una vera casta che neanche pensate di rimuovere, come una vera liberalizzazione vorrebbe. Come si fa a eliminare “ il Notaio” in Italia se la cultura della popolazione, volutamente tenuta da sessantadue anni a livelli ignobili, non consente di sperare ( per fare qualche esempio ) che ciascuno sappia registrare un atto di compravendita, che ciascuno sappia depositare in Tribunale un atto di costituzione di una società, scrivere un testamento e sapervi apporre la “ data certa” e se inoltre lo stesso Stato leviatano è incapace di adempiere ai propri doveri? La casta dei notai, dunque, serve allo Stato centralizzato che abbia un popolo pressoché ignorante, uno Stato dove troppi sono i dipendenti pubblici ma pochi sono quelli che lavorano e va dunque mantenuta. Così, egregio Professore, come diceva Antonio Clemente ( “ la casta è casta e va, sì, rispettata “) “ ma voi passaste il segno e la misura “, la casta neanche l’avete sfiorata e l’Ordine dei Notai ( altra supercasta) neanche. Avete solo aggiunto altri Notai. A chi andranno quei posti? Lascio al lettore indovinare. Per gli Avvocati stessa solfa: casta potente, rappresentata largamente in Parlamento, dunque nessuna misura contro l’Ordine, nessuna eliminazione ( e dunque liberalizzazione) degli Ordini Professionali.

Egregio Professore, adesso però veniamo a noi.


Ma davvero Lei crede che:

dopo aver introdotto con la manovra “ salva Italia”: aumento dell’IVA; aumento dell’IRPEF locale; ritorno dei ticket sanitari; reintroduzione dell’ICI sulla prima casa aumentata del settanta per cento; aumentate le accise sulla benzina; ridotto le pensioni ; praticamente azzerato il potere d’acquisto di salari, pensioni e stipendi;

dopo non aver neppure sfiorato tutti i poteri forti: banche, assicurazioni, spesa pubblica, servizi pubblici locali e nazionali;

solo abolendo le tariffe di avvocati; ampliando, per decreto, il numero dei notai di trecento unità; aprendo “ per decreto” altre cinquemila farmacie; concedendo sempre per “ decreto legge” altre otto mila licenze dei taxi; facendo vendere i giornali anche dai pizzicaroli; consentendo ai benzinai di rifornirsi di benzina ove preferiscano;

ma davvero Lei crede, Le chiedevo, che gli italiani siano talmente ebeti da credere che l’Italia crescerà veramente “del dieci per cento “? Ma che razza di idioti imbecilli sarebbero dunque stati Prodi, Bersani, Berlusconi , Tremonti se bastava tanto poco per salvare non solo l’Italia, ma addirittura anche l’Europa ed il nostro debito pubblico?

Per due delle sue misure poi, Professore, devo esternarLe tutta la mia sconsolata disistima e profonda avversità. Ma come si fa, Le chiedo per prima cosa , Professore, ad esaltare, come norma a favore dei nostri giovani, quella che consente ai giovani imprenditori di creare società senza nemmeno bisogno di un notaio? Zero burocrazia, zero costi. Evviva! Di una misura di questo tipo non c’era in realtà alcun bisogno, perché chiunque voglia avviare un’attività può già farlo avvalendosi dei regimi agevolati già varati da Tremonti, che però erano meno spericolati legalmente, mentre con la misura proposta da Lei, Professor Monti, alla criminalità organizzata basterà intestare una società a un giovane incensurato per aggirare con straordinaria facilità ogni controllo E che dire poi , seconda cosa, del fatto che lo Stato intende trasferire azioni e partecipazioni di aziende pubbliche (di quelle sane, naturalmente, come l’ Eni ) alla Cassa depositi e prestiti; in questo modo, dice Lei, farebbe cassa e abbatterebbe il debito pubblico. Operazione brillante, che però non è finanza creativa ma, peggio mi scusi, finanza ladrona. Perché, egregio Professore, la Cassa depositi e prestiti è sì posseduta solo al 70% dallo Stato , al 30% dalle fondazioni bancarie; dunque lo Stato vende 100 e devolve alle Banche – senza motivo alcuno – un bel regalo di 30. Una vera genialata, Professore, ce ne segnali il raffinato inventore.

Non accenno neanche, egregio Professore, alla sua politica europea, perché per oggi fuori tema, ma dalle sue continue questue a Berlino ed a Parigi Lei torna sempre senza una noce che sia una, peggio di un Fra Galdino. Ne parleremo in altra occasione, Professore.

Insomma.,da un bluff all’altro. Pure stile della premiata ditta Napolitano/ Monti.

Egregio Professore, allora sia almeno  cortese! Eviti per favore  di maramaldeggiare su sessantamilioni di italiani solo perché sa bene che nessuno Le potrà mai venire sotto casa a chiedere un rendiconto. Mi sconforta solo il dirlo: ma il Prof. Mario Monti ci sta prendendo chiaramente in giro, visto che non è ipotizzabile che un economista del suo livello sia convinto delle cose che dice in conferenza stampa e ai microfoni dei tanti ossequiosi e servili giornalisti . Sta facendo solo propaganda al suo anfitrione, al suo mentore , insomma a Napolitano ed a se stesso, sapendo di poterla fare. Tanto non solo paga Pantalone, ma è e resterà per sempre impunito.

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IL REGNO D’ITALIA


Dopo i Re Ostrogoti, Longobardi, Franchi, Francesi, Austroungarici, ecc , ecco che dal Regno di Sardegna si passa al Regno d’Italia. Il 1861 è lontano, il Regno invece ancora presente. Certo è vero che il 2 giugno del 1946 gli italiani spedirono nel dimenticatoio la figura del Re ( Umberto di Savoia fu l’ultimo, ma dei Savoia) con una consultazione referendaria di portata storica che costrinse Umberto di Savoia e la sua famiglia ad abbandonare il Quirinale, ma oggi, sempre nel Quirinale, regna una diversa figura di Re. In realtà non c’è paragone fra i poteri –scarsissimi - che deteneva Umberto di Savoia con quelli che detiene invece Re Giorgio Napolitano I. La Costituzione “ scritta” non prevede una simile figura, ma questo pare non importare proprio nulla ai servili sudditi di Re Giorgio I : sappiamo fin troppo bene come i poteri che la Costituzione assegna sulla carta al Presidente della Repubblica sono come quella parte del corpo dell’uomo che si può estendere dove si vuole. Mentre dovrebbe essere proprio lo stesso Presidente della Repubblica a tutelare la stessa Costituzione. Come dire: Dracula a guardia della Banca del sangue. Tutto questo non solo preoccupa in sé, ma diventa pericoloso se accompagnato dalla generale indifferenza, dal diffuso silenzio, dall’interessato conformismo. C’era una volta ( once) , in Italia , una scuola di pensiero, politica e culturale, che affermava l’immutabilità della Costituzione. Ma oggi, quella scuola tace da tempo , chissà perché, mentre la Costituzione è ridotta in brandelli.

Il Governo Monti ha promulgato un decreto legge sulle “liberalizzazioni”e questo decreto legge è stato firmato da Re Giorgio Napolitano I. Guardate che si tratta dello stesso On. Giorgio Napolitano, un Presidente della Repubblica italiana, il quale con stile ricattatorio ed anche un tantino mafiosamente minaccioso, affermò pubblicamente, solo due mesi orsono, che non avrebbe mai più firmato decreti legge non effettivamente urgenti. Ricordate? Il Presidente / Re Giorgio Napolitano I negò “ ex ante” la sua firma al precedente governo di Berlusconi, quando questo si proponeva semplicemente di far fronte alla crisi del debito e alle richieste pressanti che ci venivano dalla Commissione europea e dalla Banca centrale europea. Ricordate la famosa lettera della Bce? Allora il Presidente / Re Giorgio Napolitano I affermò che bastava la precedente manovra governativa e che, pertanto, nessuna urgenza avevano altre misure a nulla rilevando, per Sua Eccellenza Re Napolitano I , che le avesse richieste l’Unione europea. Eravamo a novembre del 2011 e la ovvia conseguenza politica fu che il governo in carica - che doveva portare quel decreto legge all’approvazione del Parlamento, per precisi impegni assunti con l’Europa – vide ovviamente ridotto il proprio consenso parlamentare( spaventato dalle minacce di Re Giorgio Napolitano I) e che di conseguenza , approvata o meno la manovra stessa e senza che il Parlamento l’avesse mai sfiduciato, dovette per senso di rispetto e di responsabilità dimettersi. Con il nuovo capo dell’esecutivo ( parlo del Prof. Monti ) già pronto e a disposizione del Re Napolitano I, come un carabiniere, sempre pronto ed uso ad obbedir , tacendo. Non lo si può negare , né distorcere. Oggi invece il Presidente / Re Napolitano I firma, come si dice dalle sue parti, a sinistra , “ senza se e senza ma”, firma, comunque, un decreto non solo ampiamente disomogeneo, ma contenente misure non richieste da nessuno, bensì indicazioni programmatiche e deleghe ad altri poteri. Il Quirinale di oggi, Presidente / Re Napolitano I, smentisce vergognosamente se stesso , si contraddice platealmente. Ma se ne frega altamente , come un Marchese del Grillo, come appunto un Re. Che non deve render conto a nessuno.

Mi risulta ancora che il Presidente / Re Napolitano I stia lavorando attivamente alla riforma del sistema elettorale, occupando uno spazio politico aperto dal rigetto dei referendum operato dalla Corte costituzionale che , essendo “ politico”, è precluso, per Costituzione, ad un Presidente della Repubblica, ma non certo ad un “Re”. Riforma elettorale che, sappiamo bene, non è essenziale , come sostengo da molto tempo, che i partiti politici dovrebbero fare sulla base di un loro accordo . Invece se ne occupa il Quirinale ( Presidente / Re ) e diventa quanto meno singolare che se ne occupi ( della nuova legge elettorale) chi non se ne dovrebbe proprio occupare, perché gli è vietato , perché non ne ha i titoli costituzionali essendo legiferare riservato esclusivamente al Parlamento per Costituzione. In altre parole: il nuovo sistema elettorale nascerebbe da uno sconvolgimento costituzionale di fatto. Ed è – come vogliamo chiamarlo, Signori? - un colpo di mano? Un colpo allo Stato? Un golpe costituzionale ? Ma lo scandalo non si ferma neanche a questo punto, perché il presidente della Repubblica, come fosse il Re Napolitano I, mette becco in un procedimento legislativo riservato esclusivamente al Parlamento e che quindi gli deve essere assolutamente estraneo. Si tratta per giunta di un provvedimento legislativo i cui effetti si vedranno alle prossime elezioni del 2013, che sono, guarda il caso!, anche quelle che insedieranno il nuovo Parlamento il cui primo compito sapete quale sarà? Quello di eleggere il nuovo presidente della Repubblica dopo Napolitano. Sentite anche voi puzza di regime, fetore di Regno? E che ne dite dell’assordante silenzio della” libera “ stampa e della “ libera” informazione televisiva intorno a questo problema? In questi frangenti non si deve essere educati, ma si deve avere il coraggio civile delle parole chiare. Se tutto questo ha lo scopo di rieleggere Giorgio Napolitano al Quirinale, sarebbe semplicemente , per le ragioni esposte, la fine della Costituzione e della democrazia italiana. Forconi e mitra, ci vorrebbero, altro che storie.

Lo so che tutti dicono il contrario di quello che dico io. C’è una gara a chi scrive e recita meglio l’elegia di Re Giorgio Napolitano I, una gara, tanto per essere chiari, alla quale la stessa Monica Levinsky, per dire, pur essendo una ben nota esperta della materia, di fellatio dico, non potrebbe neanche partecipare per “ manifesta inferiorità” rispetto agli altri partecipanti, per inchinarsi , per magnificare, per ossequiare, per prostituirsi davanti al grande equilibrio politico di chi ha militato per una vita in un partito che reclamava l’avvento del Comunismo sovietico e staliniano, il grande spirito europeista di chi è stato, per una vita, fra quanti hanno lavorato proprio contro l’Europa (ricordo solo due perle: il serpente monetario e gli euromissili, che videro partecipe la sinistra comunista e Giorgio Napolitano in primis). C’è una gara fra servi e sbavosi leccapiedi a chi scrive il “ meglio epitaffio” di un governo che commissaria la democrazia e riduce i grossi partiti a ostaggi. Leggete il Prof. Gorot su Repubblica, leggete il Direttore de Il Piccolo, tanto per farvi anche due sane sghignazzate. Ma la loro è una gara fra leccapiedi, fra incompetenti, sopra tutto fra vigliacchi che pensano solo al loro personale tornaconto e vantaggio, piuttosto che al bene della democrazia del Paese. Questa gentaglia è l’aedo, il cantore dell’orrenda situazione istituzionale in cui ci troviamo. Cantano le lodi di coloro che , per mancanza di libertà d’animo e di intelletto, preferiscono adulare il Re per averne tornaconto, per essere ammessi a raccoglierne, proni, gli avanzi dei lauti pasti, preferiscono soccombere e cedere sovranità piuttosto che fare i conti con le proprie responsabilità . Possiamo forse consentir loro di distruggere le basi costituzionali della nostra vita collettiva? Il consenso, in una vera democrazia, non si misura con le fellatio o con gli applausi. E Sparta è finita da un pezzo.

Roma mercoledì 25 gennaio 2012

Gaetano Immè