Gaetano Immè

Gaetano Immè

mercoledì 18 gennaio 2012

LA IMBARAZZANTE , DEPRIMENTE ED UMILIANTE FAZIOSITA’ DEL PROFESSOR GOTOR E DI REPUBBLICA


PREMESSA NECESSARIA

E’ arcinoto come questo blog abbia una sua posizione estremamente laica ma assolutamente rispettosa di tutte le confessioni religiose. Non è dunque intenzione di questo blog con questo articolo dare una mano al Vaticano. E’ invece scopo di questo blog quello di smascherare chi finge di scagliarsi contro inesistenti privilegi sulla base di ottocenteschi pregiudizi.



L’I.C.I. è stata istituita con il Decreto Legislativo numero 504 del 30 dicembre 1992. L’articolo 7 di tale Legge elenca le “ esenzioni” dall’imposta, dove , alla lettera “ i “ precisa che tale esenzione riguarda “ gli immobili utilizzati dai soggetti di cui all’articolo 87, comma 1, lettera c, del Testo Unico delle imposte sui redditi approvato con Decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986 n. 917 e successive modificazioni, destinati esclusivamente allo svolgimento delle attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive , nonché delle attività di cui all’articolo 16 , lettera a), della Legge 20 maggio 1985 numero 222”, legge, quest’ultima emanata proprio in esecuzione del famoso”Accordo di Villa Madama” del 1984 che ha portato al così detto “ Nuovo Concordato” . I destinatari di tale esenzione sono dunque molteplici attività , riconosciute socialmente meritevoli di tale esenzione. Non si parla quindi di “ immobili di qualcuno”, stiamo esaminando , ex adverso, di immobili destinati a quelle attività ( di assistenza, di previdenza, culturali, sanitarie, didattiche, ecc ) che in Italia possono essere esercitate in immobili di proprietà delle confessioni religiose riconosciute ( tutte), di proprietà dei Sindacati ( che hanno ereditato tutti gli immobili fatti costruire dal Regime Fascista come sedi locali, provinciali, regionali e nazionali delle corporazioni ), dei Partiti Politici, delle Onlus, delle associazioni sportive, ecc. Una platea, dunque, di destinatari della esenzione che non pone alcun riguardo a chi dell’immobile sia il proprietario ma solo al tipo di attività che nell’immobile viene svolta ed esercitata. Dal 1993, dunque, fino ad oggi, hanno goduto e godono ancora di tale esenzione, tutti quegli immobili destinati dalle svariate Chiese , da tutti i Sindacati, da tutti i Partiti politici, ecc ad attività meritevoli di tutela sociale. Vi sono stati, ne prosieguo, altri tre interventi legislativi che hanno tentato di precisare meglio i confini, diciamo, di tali esenzioni. I primi due sono stati il D.L. n. 163 del 17 agosto 2005 ( poi non convertito i n Legge) ed il D.L. n. 203 del 30 settembre 2005 che invece chiariva come “l’esenzione disposta dalla Legge del 1992 fosse applicabile alle attività indicate a prescindere dalla natura eventualmente commerciale delle stesse”. Nel 2006, con il Governo Prodi II, viene modificata nuovamente e definitivamente la legislazione, col terzo ed ultimo intervento cui alludevo, riformando il DL 203/2005, nel senso di eliminare dall’esenzione dall’ICI quegli immobili che fossero sede di attività principalmente commerciali . Così la legge 4 agosto 2006 n. 248 (di conversione del DL 223/2006) dispose che: «L'esenzione si intende applicabile alle attività indicate che non abbiano esclusivamente natura commerciale». Oggi, l’esenzione riguarda, ai sensi della lettera i) dell’articolo 7 della Legge istitutiva dell’ICI e sue successive integrazioni e modifiche, a quegli immobili “ destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali,previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive nonché allo svolgimento delle attività di ogni culto religioso. E’ dunque molto evidente come tale esenzione non riguardi affatto il proprietario dell’immobile, quanto invece la “concreta destinazione “ dello stesso.

MIGUEL GOTOR SU REPUBBLICA

Su La Repubblica ( e dove, sennò?) del 18 dicembre 2010, il Prof. Miguel Gotor scrive un articolo , dall’ eloquente titolo ( “ I privilegi della Chiesa e le ambiguità della legge “) che l’autore vorrebbe presentare come un esame , su un argomento all’epoca molto dibattuto ( quello secondo il quale la Chiesa Cattolica godrebbe di un inaccettabile privilegio nell’essere esentata dal pagamento dell’ICI su propri immobili ) non influenzato da alcuna meschina prevenzione ideologica. Il travestimento, però, non gli riesce, perché, già dalla sua titolazione, l’autore dimostra invece tutto il suo pregiudizio o, peggio ancora, di non conoscere adeguatamente l’italiano, oppure di non conoscere l’argomento sul quale peraltro pretende pure di pontificare. Ho appena dimostrato, nella premessa, leggi alla mano, che le “ esenzioni” dal pagamento dell’ICI non possono essere definite “ privilegi”. Basta un vocabolario di italiano per capire che “privilegio” è “ una concessione particolarmente vantaggiosa accordata dal Potere a poche persone, derogando dalla norma comune” . Invece queste “ esenzioni” costituiscono esse stesse “ le norme comuni”, non sono accordate dal Potere ad una ristretta cerchia di persone ma sono previste da una Legge, che un Parlamento democratico ha democraticamente promulgato. Nel merito e nella “ ratio” della norma, esse esenzioni costituiscono solo ed esclusivamente una sorta di corrispettivo che lo Stato riconosce ma non a favore di persone ma a favore degli immobili , che siano destinati, però, dal proprietario – indipendentemente da chi esso sia – esclusivamente ad alcuni tipi di attività ritenute socialmente rilevanti ( volontariato, assistenzialismo, cultura, educazione, ecc). Perché, dunque, il Prof. Gotor parla di “ privilegi” invece di parlare di “ esenzioni”? Perché costui parla solo ed esclusivamente della Chiesa cattolica come fosse l’unica possibile beneficiaria dell’esenzione ? E’ consapevole questo Prof. Gotor che in un sistema democratico una Legge si costruisce e si abroga con le regole della democrazia parlamentare e non nelle redazioni di alcuni giornali? Perché dunque l’autore definisce fin dall’esordio , in modo apodittico - cioè senza averne fornito alcuna previa dimostrazione - che tale esenzione costituirebbe un “ privilegio” quando invece ho appena dimostrato che si tratta di un riconoscimento da parte dello Stato della valenza sociale per la destinazione ad attività socialmente rilevanti di immobili da parte di qualunque proprietario? Lo ignora? Finge di ignorarlo? E sopra tutto, perché mai l’autore parla solo della Chiesa Cattolica e non anche dei partiti politici, dei sindacati, di tutte le altre confessioni religiose e di tutte quelle organizzazioni ( Onlus, Associazioni sportive, ecc ) le cui attività rientrano fra quelle ritenute meritevoli e che dunque consentono ai loro immobili, se destinati a tali attività, di godere dell’esenzione dall’ICI ? Possibile mai che un “ docente” non conosca la differenza fra un “ privilegio”ed una “ concessione legale”? Una faziosità arrogante e sconcertante, tanto più che proviene da un Docente, che dovrebbe personificare , proprio per il ruolo a lui assegnato, la trasparenza e la verità, non certo la faziosità ideologica. Tentando poi di dimostrare almeno una certa logicità , il Prof. Gotor si appella alla difficoltà economica del momento scrivendo che “ In un simile contesto, se riconosciamo la criticità di questa fase storica, è giusto che qualunque istituzione presente in Italia si impegni più del normale e persino del dovuto per contribuire ad attutire le conseguenze dell’emergenza favorendo la raccolta delle risorse e il loro spostamento a protezione dei più deboli, avendo come stella polare il valore dell’equità “ Ma l’autore, come d’abitudine, si ferma alle frasi fatte, agli annunci ad effetto, dimostra di non possedere né il coraggio civile ( è raro dalle parti di Largo Fochetti trovarne qualche dose in circolazione) né tanto meno l’onestà intellettuale di scrivere conseguentemente che “andrebbero semmai cancellate tutte le esenzioni dall’ICI “, ma proprio tutte, non solo quelle sugli immobili della Chiesa Cattolica. Invece il suo scritto tenta di criminalizzare solo uno dei tanti ( forse anche troppi) beneficiari di quella legale disposizione esonerativa. Nel suo untuoso procedere, per cercare di dimostrare l’esistenza di tali “ privilegi” a favore del solo Vaticano, il Prof. Gotor raggiunge il massimo , scrivendo testualmente che “Il problema, però, è nella zona grigia presente nell’attuale normativa che consente di trasformare la solidarietà in business. Sono infatti previsti luoghi di carattere “parzialmente” commerciale che godono dell’esenzione fiscale in modo legittimo, ma ingiusto. Di conseguenza, se il proprietario dichiara che l’uso sia solo in parte con finalità di profitto non ha l’obbligo di pagare l’Ici.”. Ora, va pure bene che Arlecchino attacchi l’asino dove vuole il padrone, ma ci si dovrebbe bene informare sugli argomenti prima di pontificarne sui giornali ed il Prof. Gotor o non lo ha fatto o ha volutamente mistificato ed alterato la verità, perché ha solo pensato di scrivere quello che il suo datore di lavoro gli aveva commissionato: che esistono dei privilegi in favore del Vaticano. E questo il Prof. Gotor lo scrive senza provare alcuna vergogna, senza alcun ritegno , senza alcun rispetto per la verità e per la dignità propria, perché dice e scrive una delle solite bufale di Repubblica. Che solo la Chiesa gode di privilegi sull’ICI. Come Egidio , quel bravo manzoniano pronto ad uccidere chi disturbasse l’Innominato, come uno Spatuzza dedito ad eseguire i voleri del “ capo mafia” – foss’anche quello di uccidere un bambino - , il Professor Gotor ha inforcato il paraocchi della ideologia faziosa e carica a testa bassa contro la vittima che il suo capo gli ha ordinato di distruggere: il Vaticano. Ma Professore! Ma mi faccia il piacere! Ma si vada a studiare la lettera “i” dell’articolo 7 della Legge istitutiva dell’ICI la quale , glielo ripeto, sancisce che l’esenzione dall’ICI spetti a quegli immobili che sono destinati “esclusivamente “ allo svolgimento delle attività che sappiamo. Una menzogna, Prof. Gotor, una bufala, lei scrive menzogne e bufale pur di dare sfogo al suo pregiudizio ideologico o per guadagnarsi la paghetta di Repubblica. Intendiamoci, nulla di nuovo sotto il sole, d’altronde. Il Professor Gotor segue l’ attuale andazzo dominante, untuoso, servile, ruffiano, adulatorio, strisciante, meschino, deferente, remissivo, sottomesso, comodo, sicuro, carriera al riparo, giuste e politicamente corrette frequentazioni, collaborazioni garantite, insomma il classico “tengo famiglia, carriera assicurata “, . Il resto dello scritto è una esercitazione con la quale il Prof. Gotor immagina ipotetici misfatti, ricatti, intimidazioni, estorsioni e simili carinerie, dove non poteva certo mancare un meschino cenno alla vicenda del San Raffaele, buttato là con i suoi “ si dice”, “ si pensa”, “ si suppone “, nel più puro stile del calunnioso vigliacco. Insomma la solita minestra di Repubblica, composta di mistificazioni e di menzogne, ben condita con salsa da tribunale del popoli ( quello che giudica e condanna senza un processo ma che a parole dice di difendere la Costituzione che , la contrario, sostiene l’innocenza dell’indagato fino a sentenza definitiva ), una sbobba che Repubblica produce in quantità industriale e che tanto piace ai suoi lettori che possono così satollare i loro istinti animaleschi e primitivi , che nulla hanno a che fare con la ragione e con la cultura. Con franchezza: ho ribrezzo e pietà per chi si presta, per bramosia di potere o per una manciata di giudaici denari , ad incitare la sete di sangue e di vendetta , cioè i più bassi istinti umani, di un popolo di ignavi, di ignoranti, di impreparati che altro non cercano altro se non vendicare col sangue il loro umano fallimento intellettuale e sociale. E’ la riproposizione perenne della bestialità tribale di Piazzale Loreto in chiave culturale: a questa disonorevole operazione goebbeliana si presta il Professor Gotor. Né appare pensabile una sua maturazione, vista la sua recidività, avendo lo stesso firmato, sempre su Repubblica ( e dove, sennò) qualche giorno fa ,un articolo sul Prof. Monti ricevuto in Vaticano, che definire adulatorio, umiliante, meschino, servile, bavoso, ossequioso, salivoso, imbarazzante è il minimo, anzi una sua riduttiva sineddoche. Di tutto ciò e della sua vergognosa faziosità intellettuale riconosco molto volentieri al Professor Gotor la legittima paternità Magari più degna di essere esibita in un affumicato rionale “ Bar dello Sport” piuttosto che apparire su un organo di stampa nazionale.


BASTA CON QUESTI PRINCIPI DI SALINA!

Massimo Gramellini , un nome una garanzia, con un articolo dal significativo: titolo “Meglio ipocriti che abbronzati”ha voluto informare alcune personalità politiche (Gianfranco Fini, Renato Schifani, Francesco Rutelli, Pier Ferdinando Casini, Stefania Craxi. ) della sua insopprimibile reazione di disgusto per il fatto che tutti costoro si sono ritrovati, tutti insieme, nelle splendide isole Maldive a godersi le recenti festività natalizie, mentre il resto degli italiani tirava la cinghia oltre l’ultimo buco. Anche in questo caso, come in quelli che hanno interessato l’ex sottosegretario Malinconico, l’On Patroni Griffi e, prima di loro, l’ex ministro Scajola, non è stato commesso alcun reato. Dato però. che questi signori sono rappresentanti del popolo, e non è certamente questo tipo di rappresentatività che gli elettori, nel contempo chiamati a sacrifici che non hanno precedenti, si aspettavano e si aspettano.

L’invocata “ eroica consuetudine “che i capi condividano le asprezze della lotta insieme ed ugualmente con i loro soldati ( quando stiamo affrontando una durissima battaglia) è certamente una pura ipocrisia. Costoro però hanno brindato e hanno provveduto con la massima solerzia ad abbronzarsi, affinché al ritorno in Patria fosse evidente che se n’erano andati altrove, allontanandosi dal nostro inverno sia meteorologico che metaforico, via “ dalla pazza folla”. Si tratta comunque di una stratosferica ed ingiustificabile dimostrazione di insensibilità, una ostentazione irriguardosa ed arrogante da parte di chi , ogni giorno che Dio ha creato, dai banchi del Parlamento non fa altro che difendere – a parole , sempre e solo a parole – il popolo costretto a sacrifici. La moglie di Rutelli ha accusato i critici di ipocrisia. Può darsi. Ma c’è qualcosa che mi irrita molto più dell’ipocrisia, Signora Palombelli. È la mancanza di rispetto.”

E lo dico con estrema chiarezza, anche a costo di un pizzico di facile populismo. Questa arrogante e sfrontata mancanza di rispetto, questa insensibilità, questo fregarsene degli italiani nel mentre sopportano sacrifici di inaudita violenza, hanno un solo significato: che costoro sono mille miglia lontani dal popolo che pure paga loro ricche prebende. Non dimostrano di i saper rinunciare ai loro privilegi ed ai confort prodotti dalla loro agiatezza. Restano chiusi nella loro torre d’avorio, convinti e superbi che nessuna minaccia possa colpirli. Eccoli i nuovi emuli di Maria Antonietta, che esclamava “ Il popolo non ha pane? Ebbene, che mangi le brioche!” E invece no, signori !. Il popolo non può essere umiliato a tal punto né fino a tal punto irriso. Anche per costoro loro, dunque, come per Scajola, come per Malinconico, come dovrebbe accadere per Patroni Griffi , non resta che una sola ed unica via d’uscita: le loro dimissioni dalle rispettive cariche istituzionali.

Ma a chi parlo io? Ad un popolo di sordomuti, guidati da omertosi “ gnorri”. Cosa dice , per esempio, l’On Napolitano , lo stesso che ai tempi della casa di Scajola esternava sulla “moral suasion” ogni giorno? Cosa dice ? Niente, si gira dall’altra parte, fa lo gnorri, come un omertoso mafiosetto. Il suo silenzio non mi è nuovo, non mi sorprende e poiché i suoi silenzi cominciano a diventare assordanti, a partire dal vecchio caso Fini, è lecita la domanda se una democrazia siffatta possa ancora essere sopportata, possa essere acora tollerata o se non sia arrivato il momento di mandare tutti a casa, e, alle prossime elezioni , calci in culo a questa classe politica che ci ha regalato il colossale debito pubblico e che del popolo se ne strafrega.

L’elettore cancelli quei nomi e prema sui partiti politici perché creino una nuova classe dirigente e poi scelga, se vi saranno nomi nuovi, soprattutto nomi di giovani che non hanno alcuna compromissione con il nostro impietoso ed impresentabile passato.

Roma mercoledì 18 gennaio 2012

Gaetano Immè

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