Gaetano Immè

Gaetano Immè

mercoledì 25 gennaio 2012

LETTERA APERTA A MARIO MONTI , INDIRIZZATA A NUORA, AFFINCHE’ ANCHE SUOCERO INTENDA…..




Egregio Professor Monti,


non v’è dubbio come Lei oggi sia in una botte di ferro, e Lei lo sa bene: lo si vede dalla sua irritante ed evidente falsa modestia, molto clericale , molto pretesca, con cui Lei sussurra , si comprende dalle battute curiali che non temono contraddittorio ( perché ovviamente non c’è , perché è vietato ) , si capisce dalla certezza con la quale sussurra ed impartisce continue lezioni sapendo di non avere nessun interlocutore . Lei sa anche che la sua forza dipende totalmente dal suo trimalcionico patrono , da Giorgio Napolitano e dalla incredibile stupidità e debolezza mentale dei partiti, di tutti i partiti, dalla loro imbarazzante inconsistenza culturale ,: quella stessa che ha permesso al suo creatore e mentore di ergersi ad arbitro unico della democrazia italiana, di sospendere autoritariamente la nostra democrazia a sovranità popolare e di dirigerla in una maniera inimmaginabile ed inammissibile. Egregio Professore è solamente per queste ragioni , non certo per ragioni politiche né tanto meno commendevoli, non certo avallate da una votazione popolare, ma tutte derivate “ da un puro potere elitario”, che Lei oggi gode di una stampa ruffiana , di una stampa omologata al pensiero unico. Lei occupa ,ad ogni ora , giornali, radio e televisioni dai quali promanano profluvi di servo encomio , di untuoso ossequio, che creano una generale genuflessione, una ormai quasi erotica e continua “ sottomissione carnale ed intellettuale “ che giornalisti e mezzibusti sottomessi e servili le offrono come evidente segno di interessata “ captatio benevolentiae “. La sottomissione al potente di turno, si sa, dà sempre buoni frutti, come la terra. Lo sa anche Eugenio Scalfari, che dai potenti ha sempre ricevuto in dono quello che oggi possiede ( Caracciolo, Craxi, Agnelli, De Mita )salvo poi, una volta incassato il prezzo del “ servo encomio” diffamare a pagamento il mentore . Solo che a zappare i campi agricoli si fa fatica, molto meglio svernare in una calda Università , meglio ancora se privata, dove mai nessuno ti contesta , neanche se sei il consulente ( in Bocconi, dimenticavo, si dice “ advisor” non consulente, consulente è lingua del popolo italiano , roba da gente che puzza e che rutta pure!) di speculatori stranieri che hanno fatto facilitati e ricchi shopping in Italia negli anni passati, agevolati proprio dal suo “ spessore intellettuale” e dalle sue “amicizie”( non mi permetto di chiamarle in altro modo, Professore, come “ lobby”, come “ consorterie”) come con quel suo amico, che si chiama Romano, che è di Bologna, che insegnava come Lei all’Università , che faceva anche sedute spiritiche durante le quali i piattini si muovevano e scrivevano messaggi su Moro ( pensi Lei!) e che era , a quei tempi, alla guida dell’IRI..Venga qui Professore , si sieda, si metta pure comodo e ascolti bene: poi cerchi di rispondermi come si deve, per benino, senza infingimenti, senza frasi apodittiche, senza ritualismi da Don Abbondio.

In fondo, Lei ha accettato in piena libertà, senza alcuna costrizione intendo dire, di prestarsi a rappresentare l’ esigenza di un rinnovamento assolutamente improcrastinabile in un Paese come il nostro, Paese che però ha fatto anche di tutto, per più di sessanta anni, per impedire ogni pur minimo rinnovamento. E Lei, oggi, questo rinnovamento, lo sta organizzando ma come glielo consentono coloro ( i vari e numerosi Principi di Salina presenti nelle nostre istituzioni ) che per oltre mezzo secolo questo rinnovamento hanno frenato e impedito. Glieli elenco, Professore, sommariamente e per sua comodità. Sindacati unici in Europa e nel mondo, dediti alla conservazione del sistema industriale e produttivo degli anni sessanta/settanta ed alla difesa della cultura e dei valori ottocenteschi e veteroindustriali; partiti politici diventati sicuro rifugio di personaggi ambiguamente legati al loro territorio o , peggio ancora , di veri e propri “buttafuori “ se non proprio killer di avversari politici; una Chiesa irriguardosa della sovranità politica dell’Italia , sfacciatamente intrusiva nella politica italiana, che ardentemente sogna i bei tempi andati quando essa costituiva il potere “ papale” ed anche quello “ temporale” del nostro Paese , restaurazione vaticana nella cui attuazione è ferventemente assecondata dal suo cospicuo e ricco esercito di fedeli, sempre pronti ad asservire l’interesse dell’Italia ai desiderata del Vaticano; uno Stato , oggi di anni sessantadue e molto mal portati, ma costruito, anno dopo anno, governo cattocomunista dopo governo consociativista, sempre più pesante e più ingombrante, più invasivo e più occhiuto ed orecchiuto sul cittadino ormai ridotto a suddito; una Magistratura che pretende di “ fare la( sua) giustizia” invece di “applicare la Legge” e che agisce come un “ cacciatore di teste” o come un “giustiziere della notte “ ma solo contro avversari politici e lascia scorazzare in libertà chi effettivamente delinque; un settore scolastico universitario diretto, dagli anni settanta, a penalizzare il merito individuale , a consentire solo ai figli degli “ ottimati” di poter frequentare costosissime Università, come la Bocconi per citarne una, così da conservare solo per la loro stirpe il dominio economico e culturale del Paese; un diffuso sistema di corporazioni, di baronie scolastiche ed universitarie, politiche, economiche, di posti pubblici privilegiati, di politiche locali assistenziali, da distribuire agli amici ed ai famigli al cui cospetto impallidirebbe anche un Pinochet .

Adesso che ci siamo un pochino chiariti, egregio Professore, Lei vorrebbe dare ad intendermi che Lei e Napolitano vorreste smontare pezzo per pezzo tutto questo, magari con l'aiuto e la guida di chi tutto questo ha contribuito giorno per giorno, mese per mese, anno per anno, decennio per decennio, a costruire ? Non ho studiato alla Bocconi, Professore e dunque, lo sappia, non abbocco. Spiegandole ovviamente anche i motivi. Eccoli.

Innanzi tutto, La pregherei di parlare in italiano e di non spacciare “fischi per fiaschi”, di non spacciare cioè per “liberalizzazioni” misure invece assolutamente “illiberali”. Lei, e insieme a Lei tutti coloro che si sono fatti promotori di questa “operazione salva Italia “ , non avete afferrato, non avete saputo cogliere il vero problema centrale : nel Suo governo, e nella politica che lo sostiene ( non fosse altro che per il timore di apparire poi pubblicamente come una forza ostile all’assicurato salvataggio del Paese ) manca assolutamente, perché non siete veri liberali e veri democratici, quell'anelito di libertà e di liberazione dallo Stato padre-padrone, che deve legittimare e partorire , nello spirito e nella forma, ogni vero provvedimento di liberalizzazione, civile ed economico . Lei, invece, sta solo aggiungendo delle nuove norme alle troppe già esistenti ed opprimenti, egregio Professore. Il suo Governo avrebbe dovuto invece abrogare le tantissime leggi liberticide che esistono in Italia, non partorirne di ulteriori. Mi duole dover constatare che Lei neanche sappia dove stia di casa il liberismo. La sua fin’ora è un’operazione di pura estrazione cattolico-comunista, tipica del secolo scorso, attuata con il concorso di forze antiliberiste ( dagli statalisti comunisti e finiani fino ai democristiani di centro e di sinistra ) e di quelle delle alte gerarchie ecclesiastiche, che sempre sperano nella restaurazione, nel Parlamento italiano, del proprio potere temporale andato in frantumi con la dissoluzione giudiziaria di Mani Pulite e con l’opera di “pulizia etnica dei residui democristiani” operata da Mino Martinazzoli, per questo detto anche “ il mastro Titta di Brescia “. Altro che parlare di liberalizzazioni, Professore, qui siamo quasi quasi ai famosi “ piani quinquennali” dell’economia sovietica e collettivistica anche italiana degli anni sessanta e settanta del secolo scorso.

Se poi passiamo ad esaminare i provvedimenti che il suo Governo ha preso – intendiamoci, tutti avallati da questa politica che appare ormai ridotta al servile ruolo di ossequioso maggiordomo – allora possiamo meglio avere contezza di questa sua operazione degna di uno dei peggiori regimi politici esistenti al mondo: quello italiano, spacciato da Lei, da Napolitano, dalla sinistra ossequiante e dalla politica servente , per “ democratico” , nel quale invece dominano quei “ poteri forti” sostenuti da un’ingerenza ecclesiastica vergognosa -tanto da contare nello stesso parlamento un proprio partito politico- ai quali la Costituzione - scritta sotto il terrore di un ritorno del fascismo o di un possibile arrivo del comunismo e mai adeguata al mutati tempi ed alle mutate esigenze - ha attribuito tutta una serie di poteri e di veti che esautorano, vincolano, controllano e dominano il Governo al quale mancano i poteri necessari per amministrare il Paese secondo il proprio programma convenuto con gli elettori , alla faccia di qualsivoglia Legge elettorale. E dove quasi tutti fingono che non esista alcun regime, regime che invece esiste e che sta dominando tutto: domina il Parlamento, pur non avendo l’investitura del voto popolare, domina la stampa e la televisione cioè la così detta “ libera informazione”, “ drogata” da editori politicizzati o collusi con talune forze politiche, sindacati ed industriali di fatto uniti nella strenua difesa dei propri interessi corporativi piuttosto che disposti a cedere i loro “privilegi” per favorire una vera modernizzazione del Paese , banche ed assicurazioni delle quali Lei. Professore e taluni suoi Ministri, siete una diretta emanazione .

Con l’introduzione, nel sistema pensionistico, del sistema contributivo, con un solo colpo ben assestato, invece di “ liberare” tutti i cittadini e di renderli veramente tutti uguali davanti alla legge ( lo dice anche la Costituzione ), ci avete riportato ai tempi dei dorici e di Sparta. Siete stati capaci di creare, con tale provvedimento classista , due classi sociali : gli “ spartiati” ( coloro che dominavano l’economia di Sparta ed il suo Senato), cioè coloro che si godono da tempo e che si godranno ancora la loro bella e lauta pensione o vitalizio calcolato con il sistema “ retributivo”, magari ottenuto da quando neanche avevano compiuto i cinquantasette anni di età ; e gli “ iloti” ( popolino ridoto in semischiavitù ) ( da non confondersi con gli idioti), cioè tutti i nostri giovani che dovranno pagare enormi imposte per consentire agli spartiati di ricevere le loro munifiche, ricche e privilegiate pensioni e che avranno invece pensioni di fame perché calcolate su base contributiva, ma in un mondo peraltro ormai “ senza lavoro fisso”. Dove sia la “ libertà” in questo provvedimento neanche Dio lo sa. E dove poi stia l’ “equità”, di cui Lei spesso si riempie la bocca, non lo sa neanche Dio: perché proprio non esiste.

Avete reintrodotto l’ICI sulla prima casa, taglieggiato le pensioni di tutti: insomma per reperire un po’ di soldi invece di “ prendere da coloro che hanno ricevuto ben oltre il loro diritto” ( come la marea delle pensioni e dei vitalizi- parlo di qualcosa come circa 12 milioni di soggetti, su un totale di 24 milioni di pensionati - che sono oggi pagate a gente che le incassano da quando ancora non avevano compiuto neanche cinquantasei anni di età ed alcuni dopo appena pochi anni di lavoro ), invece di vendere i beni dello Stato ( che sono di tutti ), avete voluto “imporre maggiori imposte a chi già paga le imposte”. Una disposizione con un forte retrogusto comunista , da Stato dirigista: perché considera la “ proprietà privata” tale fino a quando non serva allo Stato. Dunque sciocco che lo Stato dismetta i propri beni ( che lo rendono forte e potente), meglio tassare case e beni dei privati cittadini , perché se in Italia la “ proprietà non è proprio un furto” ( come invece sosteneva un anarchico Proudhon nell’Ottocento) essa pur essendo il diritto di godere delle proprie cose, lo è sempre salvo i limiti e le condizioni poste dallo Stato, come afferma la Costituzione all’articolo 42 . E poi parliamo dei taxi , dei distributori di carburante , delle farmacie, delle edicole dei giornali. Non capisco, Professore, perché Lei parli di “ liberalizzazioni” in questi casi. Scusi, ma aggiungere un tot di licenze taxi a quelle esistenti, aggiungere 5 mila farmacie a quella già esistenti, far vendere i giornali a chiunque, permettere che un distributore di benzina si possa rifornire da chi desideri, in tutti questi casi, non si può parlare solo di un “ sapore”, di un “ retrogusto” illiberale, perché queste sono esattamente misure da Stato comunista, misure che servono per compiere una forzosa redistribuzione del reddito, proprio in barba al mercato libero. Perché è elementare che , a domanda costante, una maggiore offerta dei beni ( giornali, taxi, medicinali, benzina, ecc) determina una diminuzione del prezzo. Dunque il vantaggio per l’utenza potrebbe anche verificarsi, ma un conto è parlare di abbattere i costi ed i prezzi con decreti legge ( perché il suo Governo, Professore, neanche ci pensa a mettersi contro la grande industria, i petrolieri, le multinazionali farmaceutiche, gli editori , le assicurazioni, le banche, ecc) ed altro conto è liberalizzare . Queste sue misure servono per avvantaggiare di pochi spicci l’utenza ma non certo a scapito dei poteri forti citati, ma a scapito solo di altri cittadini ( edicolanti, tassisti, farmacisti, benzinai,ecc) il cui reddito complessivo, dopo queste misure, sarà forzosamente devoluto ad un numero maggiore di soggetti. Altro che liberalizzare: questa è una pura programmazione di economia sociale, una vera e propria “ redistribuzione dei redditi”, una vera e propria guerra “ al mercato liberale”.

E poi Notai ed Avvocati. La prima è una vera casta che neanche pensate di rimuovere, come una vera liberalizzazione vorrebbe. Come si fa a eliminare “ il Notaio” in Italia se la cultura della popolazione, volutamente tenuta da sessantadue anni a livelli ignobili, non consente di sperare ( per fare qualche esempio ) che ciascuno sappia registrare un atto di compravendita, che ciascuno sappia depositare in Tribunale un atto di costituzione di una società, scrivere un testamento e sapervi apporre la “ data certa” e se inoltre lo stesso Stato leviatano è incapace di adempiere ai propri doveri? La casta dei notai, dunque, serve allo Stato centralizzato che abbia un popolo pressoché ignorante, uno Stato dove troppi sono i dipendenti pubblici ma pochi sono quelli che lavorano e va dunque mantenuta. Così, egregio Professore, come diceva Antonio Clemente ( “ la casta è casta e va, sì, rispettata “) “ ma voi passaste il segno e la misura “, la casta neanche l’avete sfiorata e l’Ordine dei Notai ( altra supercasta) neanche. Avete solo aggiunto altri Notai. A chi andranno quei posti? Lascio al lettore indovinare. Per gli Avvocati stessa solfa: casta potente, rappresentata largamente in Parlamento, dunque nessuna misura contro l’Ordine, nessuna eliminazione ( e dunque liberalizzazione) degli Ordini Professionali.

Egregio Professore, adesso però veniamo a noi.


Ma davvero Lei crede che:

dopo aver introdotto con la manovra “ salva Italia”: aumento dell’IVA; aumento dell’IRPEF locale; ritorno dei ticket sanitari; reintroduzione dell’ICI sulla prima casa aumentata del settanta per cento; aumentate le accise sulla benzina; ridotto le pensioni ; praticamente azzerato il potere d’acquisto di salari, pensioni e stipendi;

dopo non aver neppure sfiorato tutti i poteri forti: banche, assicurazioni, spesa pubblica, servizi pubblici locali e nazionali;

solo abolendo le tariffe di avvocati; ampliando, per decreto, il numero dei notai di trecento unità; aprendo “ per decreto” altre cinquemila farmacie; concedendo sempre per “ decreto legge” altre otto mila licenze dei taxi; facendo vendere i giornali anche dai pizzicaroli; consentendo ai benzinai di rifornirsi di benzina ove preferiscano;

ma davvero Lei crede, Le chiedevo, che gli italiani siano talmente ebeti da credere che l’Italia crescerà veramente “del dieci per cento “? Ma che razza di idioti imbecilli sarebbero dunque stati Prodi, Bersani, Berlusconi , Tremonti se bastava tanto poco per salvare non solo l’Italia, ma addirittura anche l’Europa ed il nostro debito pubblico?

Per due delle sue misure poi, Professore, devo esternarLe tutta la mia sconsolata disistima e profonda avversità. Ma come si fa, Le chiedo per prima cosa , Professore, ad esaltare, come norma a favore dei nostri giovani, quella che consente ai giovani imprenditori di creare società senza nemmeno bisogno di un notaio? Zero burocrazia, zero costi. Evviva! Di una misura di questo tipo non c’era in realtà alcun bisogno, perché chiunque voglia avviare un’attività può già farlo avvalendosi dei regimi agevolati già varati da Tremonti, che però erano meno spericolati legalmente, mentre con la misura proposta da Lei, Professor Monti, alla criminalità organizzata basterà intestare una società a un giovane incensurato per aggirare con straordinaria facilità ogni controllo E che dire poi , seconda cosa, del fatto che lo Stato intende trasferire azioni e partecipazioni di aziende pubbliche (di quelle sane, naturalmente, come l’ Eni ) alla Cassa depositi e prestiti; in questo modo, dice Lei, farebbe cassa e abbatterebbe il debito pubblico. Operazione brillante, che però non è finanza creativa ma, peggio mi scusi, finanza ladrona. Perché, egregio Professore, la Cassa depositi e prestiti è sì posseduta solo al 70% dallo Stato , al 30% dalle fondazioni bancarie; dunque lo Stato vende 100 e devolve alle Banche – senza motivo alcuno – un bel regalo di 30. Una vera genialata, Professore, ce ne segnali il raffinato inventore.

Non accenno neanche, egregio Professore, alla sua politica europea, perché per oggi fuori tema, ma dalle sue continue questue a Berlino ed a Parigi Lei torna sempre senza una noce che sia una, peggio di un Fra Galdino. Ne parleremo in altra occasione, Professore.

Insomma.,da un bluff all’altro. Pure stile della premiata ditta Napolitano/ Monti.

Egregio Professore, allora sia almeno  cortese! Eviti per favore  di maramaldeggiare su sessantamilioni di italiani solo perché sa bene che nessuno Le potrà mai venire sotto casa a chiedere un rendiconto. Mi sconforta solo il dirlo: ma il Prof. Mario Monti ci sta prendendo chiaramente in giro, visto che non è ipotizzabile che un economista del suo livello sia convinto delle cose che dice in conferenza stampa e ai microfoni dei tanti ossequiosi e servili giornalisti . Sta facendo solo propaganda al suo anfitrione, al suo mentore , insomma a Napolitano ed a se stesso, sapendo di poterla fare. Tanto non solo paga Pantalone, ma è e resterà per sempre impunito.

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IL REGNO D’ITALIA


Dopo i Re Ostrogoti, Longobardi, Franchi, Francesi, Austroungarici, ecc , ecco che dal Regno di Sardegna si passa al Regno d’Italia. Il 1861 è lontano, il Regno invece ancora presente. Certo è vero che il 2 giugno del 1946 gli italiani spedirono nel dimenticatoio la figura del Re ( Umberto di Savoia fu l’ultimo, ma dei Savoia) con una consultazione referendaria di portata storica che costrinse Umberto di Savoia e la sua famiglia ad abbandonare il Quirinale, ma oggi, sempre nel Quirinale, regna una diversa figura di Re. In realtà non c’è paragone fra i poteri –scarsissimi - che deteneva Umberto di Savoia con quelli che detiene invece Re Giorgio Napolitano I. La Costituzione “ scritta” non prevede una simile figura, ma questo pare non importare proprio nulla ai servili sudditi di Re Giorgio I : sappiamo fin troppo bene come i poteri che la Costituzione assegna sulla carta al Presidente della Repubblica sono come quella parte del corpo dell’uomo che si può estendere dove si vuole. Mentre dovrebbe essere proprio lo stesso Presidente della Repubblica a tutelare la stessa Costituzione. Come dire: Dracula a guardia della Banca del sangue. Tutto questo non solo preoccupa in sé, ma diventa pericoloso se accompagnato dalla generale indifferenza, dal diffuso silenzio, dall’interessato conformismo. C’era una volta ( once) , in Italia , una scuola di pensiero, politica e culturale, che affermava l’immutabilità della Costituzione. Ma oggi, quella scuola tace da tempo , chissà perché, mentre la Costituzione è ridotta in brandelli.

Il Governo Monti ha promulgato un decreto legge sulle “liberalizzazioni”e questo decreto legge è stato firmato da Re Giorgio Napolitano I. Guardate che si tratta dello stesso On. Giorgio Napolitano, un Presidente della Repubblica italiana, il quale con stile ricattatorio ed anche un tantino mafiosamente minaccioso, affermò pubblicamente, solo due mesi orsono, che non avrebbe mai più firmato decreti legge non effettivamente urgenti. Ricordate? Il Presidente / Re Giorgio Napolitano I negò “ ex ante” la sua firma al precedente governo di Berlusconi, quando questo si proponeva semplicemente di far fronte alla crisi del debito e alle richieste pressanti che ci venivano dalla Commissione europea e dalla Banca centrale europea. Ricordate la famosa lettera della Bce? Allora il Presidente / Re Giorgio Napolitano I affermò che bastava la precedente manovra governativa e che, pertanto, nessuna urgenza avevano altre misure a nulla rilevando, per Sua Eccellenza Re Napolitano I , che le avesse richieste l’Unione europea. Eravamo a novembre del 2011 e la ovvia conseguenza politica fu che il governo in carica - che doveva portare quel decreto legge all’approvazione del Parlamento, per precisi impegni assunti con l’Europa – vide ovviamente ridotto il proprio consenso parlamentare( spaventato dalle minacce di Re Giorgio Napolitano I) e che di conseguenza , approvata o meno la manovra stessa e senza che il Parlamento l’avesse mai sfiduciato, dovette per senso di rispetto e di responsabilità dimettersi. Con il nuovo capo dell’esecutivo ( parlo del Prof. Monti ) già pronto e a disposizione del Re Napolitano I, come un carabiniere, sempre pronto ed uso ad obbedir , tacendo. Non lo si può negare , né distorcere. Oggi invece il Presidente / Re Napolitano I firma, come si dice dalle sue parti, a sinistra , “ senza se e senza ma”, firma, comunque, un decreto non solo ampiamente disomogeneo, ma contenente misure non richieste da nessuno, bensì indicazioni programmatiche e deleghe ad altri poteri. Il Quirinale di oggi, Presidente / Re Napolitano I, smentisce vergognosamente se stesso , si contraddice platealmente. Ma se ne frega altamente , come un Marchese del Grillo, come appunto un Re. Che non deve render conto a nessuno.

Mi risulta ancora che il Presidente / Re Napolitano I stia lavorando attivamente alla riforma del sistema elettorale, occupando uno spazio politico aperto dal rigetto dei referendum operato dalla Corte costituzionale che , essendo “ politico”, è precluso, per Costituzione, ad un Presidente della Repubblica, ma non certo ad un “Re”. Riforma elettorale che, sappiamo bene, non è essenziale , come sostengo da molto tempo, che i partiti politici dovrebbero fare sulla base di un loro accordo . Invece se ne occupa il Quirinale ( Presidente / Re ) e diventa quanto meno singolare che se ne occupi ( della nuova legge elettorale) chi non se ne dovrebbe proprio occupare, perché gli è vietato , perché non ne ha i titoli costituzionali essendo legiferare riservato esclusivamente al Parlamento per Costituzione. In altre parole: il nuovo sistema elettorale nascerebbe da uno sconvolgimento costituzionale di fatto. Ed è – come vogliamo chiamarlo, Signori? - un colpo di mano? Un colpo allo Stato? Un golpe costituzionale ? Ma lo scandalo non si ferma neanche a questo punto, perché il presidente della Repubblica, come fosse il Re Napolitano I, mette becco in un procedimento legislativo riservato esclusivamente al Parlamento e che quindi gli deve essere assolutamente estraneo. Si tratta per giunta di un provvedimento legislativo i cui effetti si vedranno alle prossime elezioni del 2013, che sono, guarda il caso!, anche quelle che insedieranno il nuovo Parlamento il cui primo compito sapete quale sarà? Quello di eleggere il nuovo presidente della Repubblica dopo Napolitano. Sentite anche voi puzza di regime, fetore di Regno? E che ne dite dell’assordante silenzio della” libera “ stampa e della “ libera” informazione televisiva intorno a questo problema? In questi frangenti non si deve essere educati, ma si deve avere il coraggio civile delle parole chiare. Se tutto questo ha lo scopo di rieleggere Giorgio Napolitano al Quirinale, sarebbe semplicemente , per le ragioni esposte, la fine della Costituzione e della democrazia italiana. Forconi e mitra, ci vorrebbero, altro che storie.

Lo so che tutti dicono il contrario di quello che dico io. C’è una gara a chi scrive e recita meglio l’elegia di Re Giorgio Napolitano I, una gara, tanto per essere chiari, alla quale la stessa Monica Levinsky, per dire, pur essendo una ben nota esperta della materia, di fellatio dico, non potrebbe neanche partecipare per “ manifesta inferiorità” rispetto agli altri partecipanti, per inchinarsi , per magnificare, per ossequiare, per prostituirsi davanti al grande equilibrio politico di chi ha militato per una vita in un partito che reclamava l’avvento del Comunismo sovietico e staliniano, il grande spirito europeista di chi è stato, per una vita, fra quanti hanno lavorato proprio contro l’Europa (ricordo solo due perle: il serpente monetario e gli euromissili, che videro partecipe la sinistra comunista e Giorgio Napolitano in primis). C’è una gara fra servi e sbavosi leccapiedi a chi scrive il “ meglio epitaffio” di un governo che commissaria la democrazia e riduce i grossi partiti a ostaggi. Leggete il Prof. Gorot su Repubblica, leggete il Direttore de Il Piccolo, tanto per farvi anche due sane sghignazzate. Ma la loro è una gara fra leccapiedi, fra incompetenti, sopra tutto fra vigliacchi che pensano solo al loro personale tornaconto e vantaggio, piuttosto che al bene della democrazia del Paese. Questa gentaglia è l’aedo, il cantore dell’orrenda situazione istituzionale in cui ci troviamo. Cantano le lodi di coloro che , per mancanza di libertà d’animo e di intelletto, preferiscono adulare il Re per averne tornaconto, per essere ammessi a raccoglierne, proni, gli avanzi dei lauti pasti, preferiscono soccombere e cedere sovranità piuttosto che fare i conti con le proprie responsabilità . Possiamo forse consentir loro di distruggere le basi costituzionali della nostra vita collettiva? Il consenso, in una vera democrazia, non si misura con le fellatio o con gli applausi. E Sparta è finita da un pezzo.

Roma mercoledì 25 gennaio 2012

Gaetano Immè

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