Gaetano Immè

Gaetano Immè

lunedì 30 gennaio 2012

SI CHIAMA ERNESTO LUPO, E’ IL PRIMO PRESIDENTE DELLA CASSAZIONE, MA IERI, ALL’INAUGURAZIONE DELL’ANNO GIUDIZIARIO, IMITAVA BOMBOLO.


Senza riuscirci e scusandomi con Bombolo per il paragone


Fisicamente appaiono pressoché identici, entrambi bassotti e grassocci, ma come “ parodia di uomo”il comico Bombolo apparirebbe un “ austero signore” rispetto all’ Illustrissimo Primo Presidente della Cassazione ( tutto scritto maiuscolo , come avrebbe scritto il Rag Filini). E mentre questo blog osservava stupito, incredulo e disgustato all’indegno spettacolo che questo Alto Magistrato italiano offriva al mondo intero all’inaugurazione dell’anno giudiziario, man mano che il P.P.D.C.C.( traduzione: primo, presidente, della, corte, cassazione) andava avanti nel suo discorso, qualche volta anche mostrando un po’ di schiuma bavosa agli angoli della bocca, altre volte sputacchiando direttamente sui malcapitati fogli e sempre mostrando la sua untuosa sudorazione frontale ( figurarsi sotto quel povero ermellino !), man mano mi si ingigantivano, al suo cospetto, le figure emblematiche dei due prototipi di vigliacchi. Il primo, il meraviglioso Gasman de “ La grande Guerra” ( chi di noi non ricorda con commozione quel suo “ Ah, si? E allur io non te dis nent, faccia de merda!”) ed il secondo, il grande Bombolo quando, nei film degli anni ottanta con Thomas Milian, da buon ladro di polli , esultava non appena si riteneva al riparo dal Commissario Girardi. Perché costoro hanno certamente rappresentato due prototipi dell’uomo vigliacco, ma conservando i valori basilari della dignità umana: Gassman, la forza misteriosa della catarsi davanti alla paura di morire e Bombolo la speranza di essersi liberato del Commissario Girardi. Il P.P.D.C.C. Dr. Ernesto Lupo, invece, non mi ha fatto nè ridere né piangere. Era solo uno squallido, sudaticcio, ridicolo travet che saltava e si dimenava come un pollo, che non stava nella pelle dalla gioia per le dimissioni del Governo Berlusconi, che riveriva ossequioso , untuoso e bavoso i suoi salvatori ( alias Napolitano e Monti), che esultava per avere scampato la programmata riforma della Giustizia del Governo Berlusconi. Eccolo, il Lupo ridens: Giustizia italiana a picco , come lui stesso certifica e dichiara? Ma lui e quelli come lui se ne fregano altamente ! Basta che siano salvi privilegi e impunità dei Magistrati. Ecco a voi lo stato della Giustizia in Italia, quello stato che il Dr Lupo ed i suoi sodali , al governo, nei Tribunali, nei partiti politici e nella grande stampa e nella grande televisione, difendono pur di mantenere intatti tutti i propri tornaconto e privilegi .

Quattro megaorganizzazioni ( parlo di Confindustria, di Confartigianato, della Banca d’Italia e della Banca Mondiale) sottolineano il peso schiacciante sulla nostra economia dei 9 milioni di cause arretrate che ci costano, solo per il civile, 96 miliardi in mancata ricchezza. Un peso che intacca nel profondo la fiducia dei cittadini per la giustizia. Alle aspre polemiche contro la riforma «epocale» annunciata dal governo Berlusconi segue oggi la distensione dei toni della magistratura, ormai certa di poter contare sulla connivenza di questo Governo del Presidente perché tutto resti come oggi è, ma sono gli avvocati adesso ad insorgere contro le liberalizzazioni del governo Monti.

A Catania, il ministro della Giustizia, Paola Severino, afferma che la sfida che attende l’Italia è quella di «rendere la giustizia efficiente».Ma il quadro è sempre quello di una Italia agli ultimi posti nel mondo per la lentezza dei processi che frena la crescita per cittadini, imprese e investimenti esteri, con costi enormi per il Paese. E sul Sud Italia pesa la maggior parte dell’arretrato, più di metà del totale nazionale. Secondo l’ultima stima di Confindustria, abbattere solamente il 10 per cento dei tempi della giustizia civile porterebbe un incremento dello 0,8 per cento del Pil. Non so se mi spiego. Il Centro per la prevenzione e risoluzione dei conflitti (Cprc)ha calcolato che questa percentuale corrisponde in termini economici a un milione di cause civili pendenti..Vuol dire che se riuscissimo ad azzerare l’arretrato civile potremmo guadagnare il 4,8 per cento del Prodotto interno lordo: poco meno di 96 miliardi. Le imprese chiedono un intervento del governo per recuperare competitività: la giustizia-lumaca sottrae loro risorse per 2,2 miliardi di euro, secondo l’Ufficio studi di Confartigianato. Senza calcolare i mancati introiti per la fuga degli investitori esteri, spaventati dai nostri secolari ritmi giudiziari.

Per quale motivo, chiedo, in Italia servono 1.210 giorni per tutelare un contratto, contro 394 giorni in Germania, 389 giorni in Gran Bretagna e 331 giorni in Francia? Rispetto alla media di 518 giorni dei Paesi Ocse, si tratta di 692 giorni in più, cioè 1 anno 10 mesi e 27 giorni. All’estero le aziende incassano i danni in 12 mesi, in Italia bisogna aspettare in media oltre 3 anni per un primo grado o accettare accordi o transazioni al ribasso, mentre nel frattempo si chiedono prestiti alle Banche per sopravvivere. I fallimenti durano più di 10 anni in media e non funziona affatto meglio la giustizia tributaria un cui processo dura anche quindici anni. Indubbiamente in Italia esiste una litigiosità elevata : facciamo il doppio delle cause rispetto alla media Ue, da 10 a 20 volte in più degli scandinavi. Sapete perché? Perché in Italia aumentano i truffatori perché sanno di poter contare praticamente su una impunità totale, visti i tempi impiegati dalla Giustizia e dunque all’aumento delle truffe, segue aumento delle cause. Ecco come si spiega il fatto che continui a crescere il popolo degli avvocati, oggi circa 260mila. Pensate che in provincia di Milano ci sono tanti legali quanti nell’intera Francia. E le tariffe premiano chi firma più atti, non chi accorcia i tempi o evita i processi scegliendo la conciliazione. Di rinvii in rinvii per i tre gradi di giudizio ogni processo dura più di dieci anni, un’eternità. E con costi legali molto alti. La quota in termini di assistenza legale e spese processuali, rispetto al valore complessivo della causa, è circa il 30 per cento, contro il 14,4 della Germania e il 9,9 della Norvegia. E poi abbiamo anche la faccia tosta di dire che la Magistratura amministra la Giustizia in nome del popolo italiano! Perché dico questo? Perché queste statistiche non conoscono quante cause non vengono incardinate perché alla parte offesa mancano i soldi per le “ spese giudiziarie” che una citazione costringe a sborsare subito. Si pensi che un inadempimento contrattuale che determina un danno per la parte attrice di, poniamo, Euro 500.000,00, la richiesta di un “ decreto ingiuntivo” sulla parte inadempiente solo di bolli e diritti costa circa 500,00 Euro, salvo poi l’onorario anche minimo del legale che deve stendere il ricorso per ottenere quel Decreto Ingiuntivo.

La “ Commissione europea sull’efficienza della giustizia “ , esiste anche questa Commissione a Bruxelles, ha calcolato che ogni abitante italiano spende per la giustizia 70 euro, mentre sono 58 in Francia dove la durata media di un processo civile è la metà. La spesa pubblica complessiva per tribunali e procure supera i 7,5 miliardi di euro ed è la seconda più alta in termini pro-capite in Europa, dopo la Germania. I costi della legge Pinto, per i risarcimenti dovuti ai processi troppo lunghi, aumenta poi il deficit. Come è stato denunciato da più voci all’inaugurazione dell’anno giudiziario, il trend è in aumento vertiginoso. Nel 2008 il danno per le casse dello Stato è stato di 81,3 milioni di euro, l’anno successivo è salito a 267 e nel 2010 ha superato i 300 milioni.

Ma il Dr Ernesto Lupo, felice come una pasquetta perché, caduto il governo Berlusconi, ormai sono fra di loro, sono come “ quattro amici al bar”, per cui nessuna riforma della Giustizia verrà fatta. E lui è cuor contento. Per i suoi privilegi che rimarranno, perché degli italiani, il Dr Lupo ed i suoi sodali se ne strafregano alla grande.

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PER I PARTITI POLITICI NON PRECI, MA OPERE FATTIVE.

Questo blog ha più volte perorato la necessità dell’esistenza dei partiti politici, quali indispensabili tramiti - con ogni garanzia etica , politica e giuridica possibile da trovare – fra la popolazione e la politica, con estromissione della malavita e della corruzione. Rinunciare ai partiti politici significherebbe rinunciare alla democrazia rappresentativa, come già, purtroppo, comincia ad accadere in Italia.

In realtà, nel corso degli ultimi sessantadue anni di storia repubblicana, i partiti politici sono stati gradualmente corrosi dal tumore della partitocrazia fino al punto in cui, eravamo negli anni 1992/94, i partiti storici furono letteralmente smantellati, pezzo per pezzo, perché giudiziariamente assassinati dal Potere partitocratico . Il quale potere , invece, è sopravvissuto a quel tracollo, in piena continuità con il passato. E’ stato una falsa purificazione, una falsa catarsi perché si è semplicemente modificato il Potere partitocratico. Appare dunque sorprendente come su questo tema vi sia stata e vi sia ancora una completa assenza di dibattito e discussione. Si parla di legge elettorale, si parla di cittadinanza e di “ ius soli”, si parla di “ staccare o non staccare spine”, ma su questo argomento ( ripeto: potere della partitocrazia, che significa dominio sociale ed economico e culturale di uno o di più partiti politici consociativizzati ) sembra che questi “ poteri forti” vogliano condannare i cittadini italiani ad una assoluta mancanza di conoscenza. Proprio per tale ragione, perciò, il contraddittorio sul futuro dei partiti politici e sui partiti politici del futuro diventa il tema centrale da affrontare all’interno del dibattito sulla democrazia.

In realtà la questione riguarda direttamente noi stessi, i cittadini. Perché riguarda la nostra capacità di poter incidere, decidere, proporre, partecipare, contribuire alla vita sociale e civile. Perché riguarda la rappresentanza stessa di tutti i cittadini, la formazione della classe politica, la circolazione delle idee. I partiti politici , oggi, sono delle amebe, sembra che ci siano ma in effetti non esistono. Perché se non ci sono più quelli di una volta, non ci sono ancora quelli del futuro. Stiamo galleggiando nel lago infernale del potere della partitocrazia: tecnocratica, burocratica, verticistica, oligarchica o affaristica. Ma i partiti, quelli che una volta avevano la funzione di essere l’involucro culturale e civile che consentiva comunque al popolo di partecipare, di vivere e di conoscere in un sistema democratico e rappresentativo la politica e dunque il potere, oggi non esistono più. Il tema dunque del partito, della sua forma, per il nostro futuro è imprescindibile perché riguarda tutti noi. Soprattutto, riguarda chi ha la speranza di contribuire a mantenere ed a rafforzare , anche nel nostro Paese, un terreno liberal-democratico, laico e rispettoso, riformatore e – sempre che siano mutatis mutandis in Europa - federalista europeo, in cui poter coltivare quella democrazia liberale che la partitocrazia ha impedito e ostacolato. Dobbiamo assolutamente voltar pagina rispetto all’attuale banalità di questa nostra “democrazia formale” prendendo coscienza che, per evitare vecchi errori, il problema non sono i partiti, ma sono “ questi “ partiti.

Bisognerebbe cominciare a distinguere i “ partiti” dalla “ partitocrazia” e chiederci se i “ vecchi format” ( con la loro ormai desueta forma-partito) o i nuovi format ( con il loro evidente “ minimalismo culturale “ in essi dominante ) siano ancora validi. La complessità che ci circonda, infatti, richiede di moltiplicare i punti di ricerca delle verità rispetto ai tanti problemi da affrontare: magari mettendo in relazione soggetti diversi, esperienze varie, apporti molteplici. La ricerca di questo equilibrio appena si riesce ad intravedere nell’affannoso lavorio del PdL post dimissioni di Berlusconi, ma pare del tutto assente in altri partiti politici come la Lega e l’Idv , ancora legati a concetti uni personali , al culto della personalità del leader, mentre stenta a farsi largo in un P.D. ancora troppo ancorato alle sue correnti interne esistenti da vecchia data e dunque anch’esse, a modo loro, partitocratiche. Per questa ragione i Radicali sono, a mio parere, i più progrediti tra i soggetti politici esistenti. Infatti, non hanno una struttura gerarchia e verticistica, cioè sviluppata in verticale quanto, piuttosto, in orizzontale: ciascuno offre il proprio apporto rispetto alle qualità, al talento, alle capacità e alle competenze che ha. Oppure rispetto alle proprie idee, al proprio modo di vedere le cose, al proprio essere. Ciascuno, dentro i Radicali, è chiamato a migliorare se stesso, non a peggiorare gli altri. E’ un modello anti-partitocratico e, allo stesso tempo, un monito che spesso ritorna all’interno del dibattito politico dei Radicali. Insomma, ciascuno, nell’ “intellettuale collettivo “ che i Radicali rappresentano, può accrescere se stesso in relazione con gli altri, grazie agli altri, riconoscendo il valore altrui. Basta pensare alla completa assenza di una qualsiasi forma di delegittimazione o di criminalizzazione che ha accompagnato , faccio un esempio recente e a suo modo assai noto, la fuoriuscita dal Partito Radicale di Della Vedova che se ne è andato addirittura fra gli ex fascisti del F.L.I. Eccola dunque la necessità di un dialogo continuo, di una reciprocità anche nel dissenso, di una ricerca addirittura solitaria eppure mai in solitudine e mai nessuna “ damnatio”. E’ il principio che sta alla base di ogni “intellettuale collettivo”. Infatti, la premessa per il buon funzionamento di un tale strumento è di realizzare un modello basato su principi liberali, di rispetto reciproco, di fiducia nell’altro. Anche nello scontro, anche nella competizione, anche nelle ambizioni personali, l’ “intellettuale collettivo “ ha bisogno sempre di lealtà, di rispetto, di onestà intellettuale. Altrimenti non può funzionare. E’ un discorso ovvio che riguarda il futuro dei partiti. Quelli di domani, perché quelli di oggi vanno velocemente archiviati..

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“Il lavoro non deve essere un privilegio, soprattutto per i giovani, ma una normale condizione".

L’ultimo vaticinio del Re sul Colle, tra servili e cortigiani osanna ed inchini . Con la sua solita aria, fra Frate Indovino e Maga Magò, Re Giorgio I continua, oscenamente imperterrito ,perché sicuro della sua impunità ( visto che potrebbe essere messo sotto accusa solo da questo Parlamento un Parlamento di “ nominati”, di imbelli, di ignavi e di cortigiani ), a calpestare un terreno, quello politico, che è espressamente vietato ad un Presidente della Repubblica ( dalla Costituzione scritta ) ma non certo ad un Re ( Costituzione di fatto). Ma quel che esce dalla bocca dell’oracolo ha un significato terrificante. Cosa vorrebbe dire Vostra Eccellenza ( che mi sta in cagnesco per quei pochi scherzucci di dozzina e mi gabella per “ antisinistro” perché metto le birbe ( come Lei e Monti) alla berlina …) quando vaticina “ …non deve essere un privilegio ma una normale condizione..”? Evidentemente che il lavoro -per i giovani oggi - è assicurato solo per vie clientelari, per lobbismo, per classe , per censo, per appartenenza, per diritto ereditario, senza alcun rispetto per il merito e sopra tutto per asservimento a quelle persone alle quali “ il potere” concede un vantaggio speciale, appunto un “privilegio” ( lingua italiana, Sire!) in evidente ed assoluta deroga alle comuni norme che valgono per tutti gli altri . Oppure è un invito al Preside a creare una bella legge che “produca” posti di lavoro per i giovani ( senza imprese, senza capitali, ma solo con un bel decreto legge, come nell’URSS dei tempi belli )? In entrambi i casi - sono pronto al carcere duro (mi daranno il 41 bis, non c’è dubbio, per vilipendio al Re )- ma devo ricordare al Compagno Presidente / Re che l'URSS e' caduta da tempo e questa dottrina comunista, questa utopica filosofia dovrebbe essere sparita da quel di'. Il lavoro, egregio Kompagno Presidente / Re non e' proprio per niente una “normale condizione “, il lavoro e' merito, ricerca, sacrificio, sudore, dedizione, etica professionale e non, come vorrebbe Lei, puro e mero assistenzialismo statale, cioè quella che Lei definisce “ una norma condizione “. Soprattutto, Kompagno Presidente / Re il lavoro non e' un diritto ma lo si deve meritare. La Russia e' crollata proprio per queste idee balzane e malsane , Cuba e' con le pezze al sedere per lo stesso motivo; stessa cosa per la Corea del Nord. E la Cina con la sua strapotenza dimostra proprio l’opposto di quello che Lei perora. E Lei ancora parla , ancora pretende di darci lezioni?. " Il lavoro non deve essere un privilegio,soprattutto per i giovani,ma una normale condizione ". Ma davvero, Kompagno Presidente / Re " ? E, oltre ai suoi figli, ai suoi nipoti ed ai loro amici ed a tutti i suoi famigli, ci dica, quanti altri giovani conosce, nella " normale condizione " ? Ma la smetta una buona volta di fare il suggeritore politico , non ci faccia ridere dietro da tutto il mondo e cerchi sopra tutto di avere più rispetto per i nostri giovani. Anche se non fanno parte dei suoi famigli. Ancora con questa storia , con questo luogo comune "soprattutto ai giovani"? Quando devono fregare qualcuno, giovane o meno, salta sempre fuori il "soprattutto ai giovani". Questi “percolati” del vecchio PCI nella propaganda usano sempre le stesse formule ad effetto. Deprimenti, apodittiche , noiose ma soprattutto da “ minculpop”. E che dire poi di quel “ non sia un privilegio….” detto da chi sguazza da una vita nei veri privilegi: 50 auto blù ( mi risulta - mi impicchi pure , Sire, se sbaglio - che spettino anche ai suoi cugini fino al terzo grado, capisce che schifo…? ),1.200 dipendenti, un Colle che fra spese ed appannaggi ci costa 9 volte di quanto agli USA costa la Casa Bianca e dieci volte di quello che agli inglesi costa la Real Casa! Senza ritegno, senza dignità e senza vergogna! Costui , il vero ed unico promotore politico di questo governo tecnico che nessuno ha votato , ha avvallato di fatto un vero e proprio processo di proletarizzazione del paese, rendendo il lavoro un privilegio di pochi, un privilegio delle caste intoccabili, degli “ ottimati” platoniani, degli “ spartiati” della Dacia. Il resto della popolazione attiva è destinato invece a far da bassa manovalanza ai nuovi e vecchi potentati che Lei conosce benissimo facendone parte. Lei è di fatto colui che ha avvallato il movimento dei forconi che finalmente ha portato alla luce alcune contraddizioni di questo paese, contraddizioni che Lei si guarda bene dal toccare. Quando esiste una forbice stratosferica tra redditi da 380.000 € annui – che riguardano il 2 % delle dichiarazioni dei redditi - a fronte del 95 % circa delle stesse dichiarazioni che evidenziano redditi fino a 30.000 €, il padrone del Paese è il privilegio , alla faccia della parola EQUITA' tanto sbandierata da Lei, Sire e, dal suo protetto e da tutti i vostri ignavi maggiordomi camuffati da giornalisti e da mezzibusti televisivi. Un paese come questo che non riesce a dare un futuro ai giovani, è un paese fallito! Lei Presidente o Re , se ne deve andare perché se il Governo Berlusconi è colpevole di essersi fatto immobilizzare nella guida del Paese da un Colle infingardo e da un Parlamento ove regna il sotterraneo dominio dei “ poteri forti” e del Vaticano, ora Lei e Monti lo state portando direttamente vero il fallimento. Ma Lei ha ancora il coraggio e la sfrontatezza di esprime pareri , di disporre , di cambiare , senza peraltro averne alcun diritto. Lei vuole aprire le frontiere italiane a tutto il mondo, incita a concedere la cittadinanza a chi è nato in Italia e poi , secondo Lei , dovrebbe anche esserci lavoro per tutti ? Vede che succede a credere che tutti coloro che ascoltano siano solo dei sudditi ignoranti ? Si dicono bestialità, si dicono menzogne .Ma stia ben attento a fidarsi tanto della folla, di quel popolo di ignavi che paiono osannarla, perché quella è sì gente che “ adora” avere “ un comandante”, un “ duce”, uno “Stalin”, un “ Fuhrer” , il solito frusto Masaniello populista che pensa per loro, che decide per loro, che paga loro il sussidio per sopravvivere anche senza lavorare, ma anche la ciurmaglia parigina pareva venerare una tale Maria Antonietta , salvo poi decapitarla in un attimo solo per via di due ciriole ( forma di pane tipico di Roma negli anni cinquanta ) e di quattro brioche. Mal governa, ma sa solo darne la colpa agli altri. Non ha fatto altro che rigettare i provvedimenti di un Governo eletto dal popolo , rifiutandosi di firmare i proposti decreti legge così da poter sospendere la democrazia in Italia. Ma oggi, piazzato il suo sodale a Palazzo Chigi senza voto, con un golpe costituzionale peggiore di quello del 1994 , si affretta a firmare ogni carta , anche i decreti legge, che il “ Governo del Re” sforna, riconoscendo solo ora che la “ crisi” sia anche motivo valido di “ urgenza”! Che bravo! Che saggio! Che fulgido esempio di educatore civico! Che Presidente / Re! Lo so che sono un irriconoscente , perché il Kompagno Presidente / Re ci sta facendo solo del bene, ci sta “rieducando proprio per bene” e , se non lo seguiremo, il Kompagno Presidente / Re Giorgio I ci penserà Lui a rimetterci in riga, a farci soffocare dal suo regime e, se proprio ci fosse ancora del dissenso, allora ci penserebbe sempre Lui ad aprire anche qui un bel pò di gulag , dove, com’è noto, la stampa è assolutamente libera, come anche l’informazione. E chi mai è più esperto di Lei, Sire, in queste cosette democratiche ?

Visto che devo essere denunciato o emarginato per vilipendio di Napolitano, allora fatemi anche togliere varie breccole ( grossi sassi, in romanesco ) dalle scarpe. E sbattere in faccia al Kompagno Presidente / Re Giorgio I:che in Italia , Kompagno Presidente / Re, senza piani “ quinquennali” di stampo sovietico e centralista , ci sarebbe certamente più lavoro se:

- tante aziende italiane non avessero de localizzato (le spinte alla delocalizzazione risultano da ISTAT: rigidità
  e nanismo aziendale , enorme costo del lavoro, invadenza soffocante dei sindacati);

- se i sindacati non avessero imprigionato in una immensa camicia di forza tutto il mondo del lavoro;

- se l'Italia fosse un Paese accogliente per gli investimenti stranieri ( assenza malavita, una giustizia veloce,
  facilitazioni fiscali, ecc);

- se la magistratura fosse tutta seria e onesta ed “ applicasse la Legge” esistente, senza far prevalere sulla
  Legge ( promulgata dal Parlamento che rappresenta la maggioranza del popolo ) il “ libero
  convincimento” ( leggasi “ la convenienza politica ed ideologica “) dei Magistrati;

- se la Legge tutelasse il creditore e non il truffatore ;

- se non avessimo l'Euro cambiato a 1936,27 Lire ;

- se non facessimo parte di questa UE di incapaci che difende solo gli interessi di Germania e Francia e
  bastona quelli della Grecia, del Portogallo, dell’Irlanda e dell'Italia ;

- se non avessimo avuto in Italia il più grande partito comunista fuori dall'URSS che, una volta fallito in
  proprio, ha messo le radici nel nostro Paese e che ora , cambiato di abito, s’è anche accodato ad un potere
  forte e deleterio come quello del Vaticano ( non solo hanno il loro attuale partito politico costituito da ex
  democristiani ed ex comunisti, ma anche un altro partito di soli democristiani è praticamente d’accordo con
  loro);

- se non avessimo e dovessimo ancora mantenere una mastodontica struttura statale ( dallo Stato centrale giù
  fino ai Comuni ed alle aziende municipalizzate ) che altro non è che un enorme quanto inutile stipendificio
  per amici e famigli, tutta gente da pagare, così che voi ( sinistra, ex fascisti e Vaticano) ve ne assicuriate , in
  cambio, il voto.


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LA NOTIZIA – LA RIFLESSIONE – IL RIBREZZO

La notizia: il parlamentare del Pdl Alfonso Papa, coinvolto nell’inchiesta sulla cosiddetta P4, è stato espulso dall’Associazione Nazionale dei Magistrati. La decisione è stata assunta dal comitato direttivo che ha accolto la proposta avanzata dal collegio dei probiviri lo scorso settembre. Decisione drastica, motivata col fatto che Papa avrebbe gettato “discredito” sull’ordine giudiziario a causa dei comportamenti per i quali è sotto processo a Napoli. Continua la notizia: “La procedura che ha portato i probiviri a chiedere di mettere alla porta Papa, che prima di scendere in politica faceva il Pm a Napoli, e che in passato ha ricoperto incarichi di vertice all’interno dell’Anm, era stata avviata il 7 luglio scorso”

I probiviri avevano anche convocato Papa per difendersi dalle accuse, ma il 20 luglio scorso, prima di quell’appuntamento, il parlamentare era finito in carcere dopo che la Camera dei deputati aveva accolto la richiesta di arresto formulata dal Gip di Napoli. In carcere Papa è rimasto fino al 31 ottobre, quando ha ottenuto la detenzione domiciliare. Ed è tornato in libertà poco prima di Natale”. La notizia prosegue: “Con i comportamenti emersi nell’ambito dell’inchiesta napoletana, ma anche con le accuse di persecuzione che ha rivolto ai suoi ex colleghi di Napoli davanti alla giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera, Papa ha ‘gettato discredito sull’ordine giudiziario’, hanno sostenuto i probiviri.”In particolare ha violato la norma del codice etico che impone di mantenere “una immagine di imparzialità e di indipendenza”, ed evitare “qualsiasi coinvolgimento in centri di potere partitici o affaristici che possano condizionare l’esercizio delle sue funzioni o comunque appannarne l’immagine”.

Per questo Papa è stato espulso ed è obbligato a lasciare il "sindacato delle toghe". Finita la notizia, la riflessione, la confessione e il disgusto. Se quello che si apprende, se la “notizia” è vera nei termini in cui viene comunicata, irrefrenabile è un brivido lungo la schiena. Papa, come s’è detto, è coinvolto in un’inchiesta, quella sulla cosiddetta P4; e le imputazioni a suo carico sono indubbiamente pesanti: estorsione, favoreggiamento, rivelazione di segreto d’ufficio e corruzione. Ma si tratta di accuse. La pubblica accusa dovrà sostenere la fondatezza di queste accuse, e dimostrare in un’aula di tribunale, non sulla prima pagina di Repubblica, la colpevolezza di Papa. Al momento siamo a livello di accuse. Ma i probiviri prima, il comitato direttivo dell’Anm dopo, hanno già emesso la loro sentenza: Papa con i comportamenti emersi nell’ambito dell’inchiesta napoletana” ha gettato discredito sull’ordine giudiziario. E se mai, per pura teorica ipotesi, le accuse dovessero rivelarsi infondate? Non sarebbe la prima volta che accuse “al di là di ogni ragionevole dubbio, si sono poi rivelate alla prova dei fatti, infondate.

Se alla fine Papa, sempre per pura teorica ipotesi, dovesse risultare estraneo a quanto gli viene contestato, non avesse estorto, favorito, rivelato, corrotto? Si può comprendere una sospensione cautelativa in attesa che si accertino i fatti; ma stabilire che sia sufficiente il lavoro di un Pm che “ indaga” ,per stabilire che si è gettato intollerabile e inaccettabile discredito non sembra davvero una garanzia di giudizio imparziale. Non solo: Papa viene convocato per esporre le sue ragioni; peccato che prima di poterlo fare viene arrestato. Non può insomma dare concreta esecuzione alla convocazione. Fa nulla, si può fare anche senza ascoltare se e cosa ha da dire. E poi, in che modo ha gettato altro, ulteriore discredito? Come ha violato il “codice etico delle toghe”? Difendendosi dinanzi alla Giunta per le Autorizzazioni a procedere della Camera. Per aver “osato” dire di essere vittima di una persecuzione da parte dei suoi colleghi. Non doveva dirlo, non poteva dirlo. Doveva tacere. Si apprende poi di un principio che merita di essere scolpito: in base al codice etico, occorre evitare “qualsiasi coinvolgimento in centri di potere partitici o affaristici che possano condizionare l’esercizio delle sue funzioni o comunque appannarne l’immagine”.Benissimo. Come si procederà, dopo l’esemplare espulsione a Papa? Si va in ordine alfabetico? Perché con tutto il rispetto per l’Anm, il suo direttivo, i suoi probiviri, ci si vuol far credere che “qualsiasi coinvolgimento in centri di potere partitici o affaristici” sono un’esclusiva del solo Papa? Tanta draconiana severità, l’Anm, i probiviri, il direttivo, verso chi altri l’ha riservato? Facile risposta: nei confronti di nessun altro magistrato, e infatti si viene informati che è la prima volta che si prende un simile provvedimento. Si può provare a ricapitolare: Papa, che ancora non è stato condannato, ma è solo un imputato in attesa di giudizio, ha gettato discredito sull’ordine giudiziario; non si è andato a difendere una volta convocato (era in carcere); e quando si è difeso davanti alla Giunta per le Autorizzazioni a Procedere lo ha fatto in modo da violare il codice etico dell’Anm. A questo punto, sicuro, la riflessione è perfino scontata, ma pazienza: e i magistrati dell’affare Tortora ? E quelli , per dire, di Mannino ? Perché solo Papa è colpevole di aver violato il codice deontologico che impone di evitare “qualsiasi coinvolgimento in centri di potere partitici o affaristici?”: Verrebbe da sorridere, se non venisse a questo punto solo da vomitare. Per il disgusto.

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QUANDO SI STRAPARLA DI QUELLO CHE NEANCHE SI CONOSCE….

I forconi, i forconi…si fa presto a dire “ minchia….i forconi!” e giù a menar cacchiate su questo e quello. Aspettate! Aspettate che provo ad alzare il sipario e provo a vedere quello che succedeva in Sicilia “ prima”, intendo per i decenni e decenni che sono passati dal 1948 , prima che i tanti Saro, Peppino, Nicola, Tano ecc. si decidessero a tirar fuori, ma solo oggi, i forconi dal ripostiglio. Torniamo indietro con la macchina del tempo e vediamo di fare un’esegesi storica dei forconi siculi. Agitati dalle callose mani di padroncini, di agricoltori, di autisti, di gente disperata che dalla Sicilia marciano verso “ u’ continenti “ allo scopo di inforcare nel sedere tutti quelli che “ si mangiaru ‘i picciuli, i nostri picciuli !”. Ce l’hanno con quelli che per mantenere i loro privilegi e le loro clientele politiche hanno svuotato le casse di Pantalone, senza lasciarci dentro neanche un misero Euro o un bonus per uno sconto sul carburante. Perché nel mezzo secolo ed anche di più che è passato, in Sicilia ( ma non credo solo in Sicilia) appena appena un Tano o un Saro protestavano, arrivava subito un bel Sindaco o un bel Presidente della Regione più o meno Autonoma , ma sempre un democristiano, un socialista o un comunista e comunque sempre un bel politico “consociativo” , e giù! Che so, un bel “ tavolo di discussione”, un bel “tavolo assistenziale” e la situazione si calmava. Insomma, Pantalone pagava e il mondo si placava. E la Sicilia campava. E “ ‘i picciuli” arrivavano, senza bisogno degli Andreotti, sia chiaro, né dei Salvo. Bastavano i politici locali e quelli di “Rrrooooma” per sistemare la cosa. Ma oggi “si mangiaru ‘gne cosa !”, non c’è una lira, anzi un euro e allora? Come sistemare i Tano, i Saro, i Nicola? Ecco allora i forconi! Siccome poi in Italia c’ tanta gente che non riesce proprio a farsi i cazzi propri, allora ecco che perfino un Gad Lerner s’è voluto cimentare a parlare con questi forconisti e , con quel suo arrogante fare da “ bavoso capoclasse pure con l’erre moscia “ e, come al solito, non sapendo a cosa attaccarsi , s’è attaccato al solito tram delle infiltrazioni mafiose fra i forconi. Mal gliene incolse! Al pidocchio rifatto, al ricco radical chic, sceso da Casalamonferrato, con villa e vigna da 40.000 pezzi annui di Barbera primitivo ( e chi altri può bere un simile nettare se non Gaddino nostro ?) incorporato, quelli gli hanno sputazzato in faccia nomi, cognomi, indirizzi, collusioni, accordi mafiosi e tutta la bella serie di sicilianate che fanno rivoltare nella tomba Don Leonardo Sciascia e Falcone e Borsellino ed hanno azzittito Gaddino nostro che è rimasto, alla sicula, muto! Svergognato in diretta TV da quattro “ bastardi , puzzolenti, miserabili, sudaticci agricoltori e camionisti siciliani”. Non chiacchiere, ma vere e proprie collusioni, fra chi siede al Governo e dice che vuole liberalizzare l’economia italiana e chi se ne sta al calduccio, ben protetto e garantito – altro che articolo 18! – dalle proprie lucrose rendite di posizione e, anche , fra coloro che “ lucrano sulla nostra pelle”! Ma insomma! Autostrade aumentate del 13%, assicurazioni aumentate del 30% come minimo, benzina e gasolio ormai costano 1,80 euro al litro ( dico, sono quasi quattromila delle vecchie lire, al litro!)e se vai a leggere le “ accise” ti accorgi ( acci…loro!) che paghiamo ancora per il Belice, per l’Ina-casa,per il Vajont, manca poco anche per i danni delle guerre puniche. Gaddino non lo ha proprio detto – sapete, lui non dice mai le cose vere, come stanno , lui è persona “colta” e beve solo del suo, un  "Barbera primitivo” mica cazzi, dunque “lui” presuppone che chi ascolta legga quanto meno nel pensiero, come un Crepet o come un Mago Otelma ! - ma tutta la stampa e i media , i veri esperti in impudiche e servili fellatio al potere , pensano che “ i forconi” sono dei puri rompicoglioni , mafiosetti e berlusconiani e comunque fascistazzi di merda che puzzano pure e che brucino, allora, ‘sti maledetti, nelle fiamme degli inferi! Tacciono, questi maggiordomi asessuati , sul perché, però, questo Governo così tecnico, così “sobrio”, così “ bocconiano”, questo Governo così coraggioso e maramaldo che ha spazzato via i privilegi di quei noti ricconi dei tassisti, dei Notai e dei farmacisti, che ha ridotto alla schiavitù iliota i nostri giovani con pensione non solo “contributiva” ma anche “ chimerica”, che invece di tagliare sprechi e privilegi pubblici , ha maramaldeggiato, schiacciato col tacco dell’arroganza e della violenza di regime, i pensionati, i proprietari di case , gli italiani che già pagano tutte le tasse, le imposte, l’ ICI, l’ IMU ; che un tale Governo non abbia avuto un minimo scatto di dignità, il coraggio di torcere nemmeno un pelo a gente come i petrolieri, come le compagnie di assicurazione, come le banche , come i proprietari di autostrade, arrogantemente piazzati su un inguardabile monopolio, creato e organizzato proprio da loro, proprio dalla sinistra politica.

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SIAMO ORMAI ALLA STAMPA DI REGIME

Questo Governo ha voluto rassicurare l'Europa che l’ Italia opererà con la massima fermezza per impedire che i manifestanti dei Tir blocchino la libera circolazioni delle merci nella penisola e dalla penisola agli altri paesi europei. E per dare seguito concreto a tutto ciò il Presidente del Consiglio ha chiesto ai prefetti di intervenire contro gli scioperi ed i blocchi stradali usando lo strumento della precettazione. Non v’è dubbio che per il Professor Mario Monti si sia trattato di un passo quasi obbligato. Non può questuare, a nome dell'Italia, in giro per l’ Europa se poi non dimostra che l'Italia non è in grado neppure di garantire quella libertà dei commerci che è la condizione essenziale per l'integrazione europea. Dunque, nessuna critica, allora, posso muovere in questa circostanza al governo.

Ciò che va invece contestato è il modo ridicolmente enfatico e servile con cui la stampa di regime, che ha favorito l'avvento del governo tecnico ed ora lo sostiene, sta presentando il comportamento ovvio, scontato e soprattutto dovuto di un esecutivo che non può non ribadire, soprattutto agli occhi europei, la volontà di garantire il rispetto della legalità all'interno del paese.

Questa “ stampa di regime “, televisione compresa, infatti, non si limita a giustificare l'azione governativa in nome della legalità , ma , con un tipico riflesso sovietico, specifico della stampa dei regime autoritari , per esaltare l'azione del governo tende a criminalizzare ogni forma di dissenso sociale. Dopo sessantaquattro anni passati ad esaltare “ il fulgido diritto costituzionale di sciopero” ed a bollare come “ retrogradi fascisti “ tutti coloro che , lungi dal contestare il “ diritto di sciopero”, chiedevano solo che il suo dissennato ed arrogante uso ed abuso non soffocasse l’altrettanto loro sacrosanto diritto costituzionale alla libertà, in capo a soli due mesi, feste natalizie comprese, la “stampa di regime” cambia radicalmente opinione. Come si cambia un paio di mutande. E vai con l’agiografia di regime! I tassisti sono solo dei teppisti di strada pronti ad ogni nefandezza; i camionisti sono solo dei selvaggi , disposti a compiere ogni genere di violenza; i farmacisti sono solo degli ottusi privilegiati che attentano alla salute dei cittadini e così via. L’assurdo, dopo sessantaquattro anni di incensamento del sacro diritto di sciopero, per la “ stampa e la tv di regime” non esiste neanche una categoria che abbia il diritto di manifestare le proprie opinioni e di difendere le proprie ragioni nei confronti del governo. Così, dietro ogni protesta, secondo questi “ maggiordomi” dell'esecutivo Napolitano / Mario Monti, c'è sempre e comunque lo zampino di qualche organizzazione criminale. Così dietro il movimento dei “forconi” siciliani c'è necessariamente e solo la mafia. Dietro i camionisti ci sono solo i biechi interessi di quei capitalisti dei “padroncini”, che sono anche , senza se e senza ma, degli evasori fiscali e dei violenti. Ed i tassisti, poi, oltre ad essere anche loro “plebaglia ignorante “ , rappresentano le frange più dure ed intransigenti di una estrema destra eversiva.

Il governo , sia chiaro, non è responsabile di questa criminalizzazione del dissenso sociale compiuta con grande partecipazione ed enfasi dalla stampa di regime. Ma, come Don Rodrigo si nutriva dello sporco lavoro dei suoi “ bravi”, così questo sobrio Governo accetta ben volentieri di lasciarsi sostenere da questi prezzolati servitori , da questi suoi ingordi sostenitori, ritenendo che tale apparente consenso, imposto dal regime conformista con evidente violenza intellettuale e mistificazione dell’ informazione, possa garantirgli un eguale consenso da parte della maggioranza dell'opinione pubblica del paese. Un errore e non un errore veniale e lieve, ma capitale e gravissimo. Perché la tattica di criminalizzare le tensioni sociali non solo è sempre stato il metodo tipico dei più beceri regimi autoritari ( non andiamo tanto lontano, basta riandare al 1919 in Russia e al 1922 a Roma ) , serve solo ad incancrenire ed aggravare i problemi. Non è facendo di tutt’erba un fascio , non è bollando i pescatori e gli agricoltori siciliani- massacrati dall'aumento dei prezzi che impedisce loro di lavorare- come “mafiosi” che si creano le condizioni per far loro riprendere l'attività produttiva. E nemmeno marchiando come delinquenti e violenti camionisti e tassisti su cui incombe il rischio concreto di veder azzerati i propri redditi e di subire un processo irreversibile di proletarizzazione, che si può tornare a circolare liberamente nelle città e sulle strade italiane. Al dissenso sociale vanno date delle risposte. Non anatemi ideologici. Monti segua il detto popolare “ dai nemici mi guardi Iddio che dagli amici mi guardo io “ e diffidi dei suoi servili adulatori .

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NAPOLITANO + PESARO URBINO = PURA IDEOLOGIA . NOI, INVECE, RAGIONIAMOCI SOPRA .

Non sappiamo se l'Europa verrà sottoposta nei prossimi anni a migrazioni bibliche a seguito della «primavera araba» che senza dubbio ha rotto le dighe che sinora la frenavano. Il fatto è che l'esplosione demografica dell'Africa è già avviata; e siccome gli affamati non cercano la salvezza tra altri affamati, è piuttosto ovvio che un numero sempre crescente di povera (poverissima) gente cercherà la salvezza in Europa. È un problema, questo, che sinora abbiamo affrontato in chiave ideologica (di razzismo o no), che è un modo di renderlo insolubile o comunque mal risolto. Ma due giorni fa Beppe Grillo lo ha inopinatamente risollevato. Tanto vale, allora, ricominciare a pensarci.

Inghilterra e Francia sono a oggi i Paesi più «invasi» (anche per via della loro eredità coloniale) e oramai accolgono addirittura una terza generazione di immigrati da tempo accettati come cittadini. La sorpresa è stata che una parte significativa di questa terza generazione non si è affatto «integrata». Vive in periferie ribelli e ridiventa islamica. Si contava di assorbirli e invece si scopre che i valori etico-politici dell'Occidente sono più che mai rifiutati. Un ritorno alle radici che appare del tutto normale.

Che senso ha, allora, trasformare automaticamente in cittadini tutti coloro che nascono in Italia ? Insomma, si nasce e ci si educa nella famiglia, più che nel paese, è in casa che vengono tramandati, trasmessi, valori etici, morali, civili e, anche, religiosi che formano poi l’individuo. Finito il comunismo, la tesi della nostra sinistra, sostenuta dall'argomento che chi lavora e paga le tasse in un Paese si paga, per ciò stesso, il diritto di cittadinanza è stata di voler concedere la cittadinanza in base allo “ ius soli”. Ma l’argomentazione non regge . Le tasse e le imposte pagano semmai i servizi (polizia, pompieri, manutenzione delle strade , scuola, sanità, e simili) dei quali qualsiasi residente usufruisce..

Da sempre il diritto di cittadinanza è fondato sui due principi dello “ius soli” (diventi cittadino del Paese dove nasci) oppure dello “ ius sanguinis” (mantieni la cittadinanza dei tuoi genitori). Perché non provare una terza via ? Proviamo a discutere di concedere la residenza permanente, trasferibile ai figli, ma pur sempre revocabile. Se entro in Italia legalmente e se hai un posto di lavoro non dico assicurato ma quantomeno promesso o credibile, diventi residente a vita. Certo se un residente viene pizzicato per strada a vendere droga, a rubare, e simili, la residenza viene cancellata e l'espulsione è automatica. L'unica privazione di questo status è il diritto di voto; il che non mi sembra terribile a meno che i residenti in questione vogliano condizionare e controllare un Paese creando il loro partito (islamico o altro). Ed è proprio quel che raccomanderei di impedire.

Roma, domenica 29 gennaio 2012

Gaetano Immè

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