Gaetano Immè

Gaetano Immè

martedì 31 gennaio 2012

UN DEFUNTO DA RISPETTARE , MA UN POLITICO DA DIMENTICARE.



Mi hanno messo con le spalle al muro : sono dunque “ costretto” a parlare della morte di Oscar Luigi Scalfaro. Ma vi avverto: una cosa è il rispetto doveroso per la morte di qualsiasi uomo , rispetto che da parte mia è totale, come sempre , davanti alla morte di chicchessia; altra cosa è fare o scrivere la elegia del defunto , santificandolo. Facciamo così. Accetto di scrivere di O.L.Scalfaro, ma non un necrologio, bensì una “ summa”, un riassunto delle sue azioni e della sua vita, poi riportando le dichiarazioni dei politici di oggi. Scopriamo così le ipocrisie abissali di questi politici e di questa ridicola stampa di regime.

Era nato nel 1919 e nel 1943 entrò nel ruolo dei Magistrati svolgendo la sua attività anche per la Repubblica di Salò. Nel 1945, dopo avere amministrato la giustizia fascista, salì alla svelta sul carro dei vincitori e partecipò attivamente , come P.M., alle epurazioni nei famosissimi Tribunali per i crimini fascisti. Da P.M. chiede ed ottenne diverse “ condanne a morte”, fra le quali ricordo le condanne a morte , eseguite, di un ex Prefetto di Novara e di cinque militi della Rsi. Sto parlando di CONDANNE A MORTE !. Scalfaro non era un vero uomo politico, ma un “ cattolico integralista, ossessivo, beghino, baciapile “. La sua , diciamo, carriera politica si svolse in questo modo. Fu un portaborse dell’On Giuseppe Pella, un famoso uomo politico della DC di De Gasperi. La sua peculiarità era quella di essere un ossessivo devoto della Madonna con la quale si vantava di parlare ogni giorno. Ha scritto anche un libro sull’argomento, nel quale narra di questi suoi colloqui con la Madonna, libro andato a ruba nelle chiese, fra suore, badesse, beghine, parrucconi e simili. Con questa “ base elettorale” Scalfaro è stato eletto in Parlamento per undici legislature . Un famoso Cardinale dei tempi passati, il Cardiale Siri , disse di lui “ nessun Cardinale al mondo controllava tante suore come O.L. Scalfaro” Era così visceralmente anticomunista che era nota una sua battuta feroce :” un comunista resta un comunista anche se nudo”. Per me , Scalfaro era invincibilmente un antipatico. Per la sua pronuncia assassina della lingua italiana, per la sua aria cardinalizia,per il suo atteggiamento programmaticamente solenne: ma questo era il meno. La cosa più insopportabile era l’ostentato moralismo con il quale ricopriva ogni sua azione, anche la più velenosa ed ipocrita. Una vera oscenità .

Per sintetizzare il bigottismo morale di vita di quest’uomo, cito solo tre episodi

Primo: pochi ricordano che Scalfaro nel 1974 si unì con Amintore Fanfani in un potente comitato che avversava la legge sul divorzio, perché ovviamente avversata dal Vaticano.

Secondo: quando la moglie stava per partorire la sua unica figlia, davanti all’aut aut del medico “ …che la nascita del figlio avrebbe creato seri problemi per la madre…..”, Scalfaro disse che non avrebbe mai fatto nulla per impedire la nascita del figlio. E la moglie, dopo diciassette giorni, morì.

Terzo: in un accaldato Luglio del 1950, in n ristorante di Roma, in Via della Vite, Scalfaro notò che tale Signora Edith Mingoni Toussan , una ospite del locale per Scalfaro una perfetta sconosciuta, a quei tempi trentenne, faceva sfoggio di un decolté seducente. Apriti cielo! Urla, strepiti, minacce di Scalfaro che voleva imporre alla donna di “ coprirsi” ( roba da “ Cammela! Componiti e occhi bassi!). Finì che il padre della donna, un ufficiale, per le offese, sfidò a duello Scalfaro. Il quale , da perfetto beghino baciapile, rispose che “ se una persona seria – parlava a se stesso – riceve comunicazioni da parte di persone stolte – parlava del padre della donna – neanche gli risponde”. Pochi ricordano quello scandalo, ma intervenne perfino Antonio Clemente, in arte Totò al quale non parve vero di poter seppellire quel bigotto e velenoso moralista di Scalfaro ( a quei tempi era Sottosegretario allo Spettacolo ed era odiato da tutti gli attori e da tutti i registi per la sua beghineria ) sotto un suo scritto ( che riporto integralmente ): “ Le persone alle quali il sentimento della responsabilità cavalleresca è ignoto – scrisse il grande Totò con estremo disgusto – abbiano almeno il pudore di sottrarsi al giudizio degli uomini ai quali il coraggio dice ancora qualcosa”. Per qualsiasi persona che avesse avuto un minimo di dignità, lo scritto di Totò sarebbe stato una vera e propria condanna alla morte politica e civile. Ma non per questo democristiano. Insomma di destra gretta, rozza e per di più anche beghina.

Per rammentare la sua vita politica, sintetizzo.

Ciò che fece Scalfaro da un punto di vista della politica fu semplicemente orripilante, ed oggi, pur rispettando la sua morte, non è lecito a nessuno dimenticarsi di ciò che combinò .

Si iscrive nel 1931 a soli 13 anni – era nato nel 1919 - alla Gioventù Italiana di Azione Cattolica di cui diventerà Presidente per la Diocesi di Novara. Partecipa all’Assemblea Costituente per conto della Democrazia Cristiana , dove fu condotto dall’On. Giuseppe Pella. Viene eletto al Parlamento per la DC con i voti del suo target elettorale che abbiamo già conosciuto e dove ha sempre svolto la sua azione da democristiano suddito del Vaticano per undici legislature. Dopo gli anni 74/75, con la progressiva affermazione della sinistra, socialista in particolare, (la Legge sul divorzio passò non ostante l’opposizione luciferina del Comitato Fanfani/ Scalfaro) , seguirono anni senza riflettori . Viene sdoganato dall’On Bettino Craxi che lo nominò Ministro dell’Interno nel 1983 e resta in auge per alcuni anni. Ma nel 1989 cade il muro di Berlino ed inizia così la crisi della Prima Repubblica italiana. Nelle elezioni politiche del 1992 la DC perde terreno , in Italia va alla grande il PCI di Occhetto, scoppia Mani Pulite e, sopra tutto , vengono trucidati i giudici Falcone e Borsellino. Il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga lascia anticipatamente il Colle. Occorre un nuovo Presidente della Repubblica. La DC conta su due nomi per il Quirinale: prima Forlani e poi su Andreotti. Niente da fare . Il Parlamento di quel tempo era così scosso ed intimorito ( strage di Capaci, di Via D’Amelio, le bombe a Roma e a Firenze, le intimidazioni del Pool di Mani Pulite al famoso “ parlamento di corrotti” ) che la malsana idea di Marco Pannella, di proporre Scalfaro per il Quirinale ebbe successo. Lui si “ introna” al Colle e Mani Pulite sventra DC, PSI, PRI, PLI e sulla scena politica resta solo il PCI di Occhetto a dominare. Certo nasce la Lega Nord di Bossi, si fa avanti Fini ma è poca roba per arrestare la marcia verso la sicura vittoria politica della famosa “ gioiosa macchina da guerra occhettiana.” Scalfaro è sul Colle quando sul palcoscenico politico italiano, irrompe fragorosamente Forza Italia e Silvio Berlusconi. Da quel momento O.L. Scalfaro si tramuta , come tutti i religiosi bigotti e massimalisti, in un nemico giurato di Berlusconi il quale rappresenta l’esatto opposto dell’uomo che piace a Scalfaro. Niente “ Ave Maria” , niente pappa e ciccia con suore, suorine, beghine, cardinali e badesse , ma al contrario una vita libera e libertina, successi della televisione commerciale con ragazzette scosciate , un mondo sociale e politico che è l’esatto opposto di quello che O.L. Scalfaro aveva sempre difeso, insomma una sua plateale debacle davanti a tutta la DC che ne aveva facilitato l’elezione al Colle e che ora si vedeva pure spodestata dal nano di Arcore. Così, quell’amore per la Madonna, il suo bigottismo radicale si trasformarono in un odio personale, radicale, viscerale, profondo per Silvio Berlusconi e per tutto quello che Berlusconi poteva rappresentare. Come nel film “ Il moralista”, con Alberto Sordi, il moralista Scalfaro predica amore e pietas ma giura morte al nemico. Intanto nel 1995 viene anche accusato di aver intascato dei “ fondi neri del Sisde”, si trattava di cento milioni di lire al mese che Scalfaro intascava da quando era stato Ministro dell’Interno, ma senza darne giustificazione alcuna. Chi non ricorda la sua irruzione in televisione, sospendendo la telecronaca di una partita di calcio e quel suo rancoroso e petulante “ non ci sto, non ci sto, non ci sto a render conto dei soldi intascati”? Quando poi fra la fine del 1994 ed il 1995, dopo la inattesa vittoria di Forza Italia e la inusitata disfatta del PCI , i Magistrati di Milano, Di Pietro come P.M. in testa, emisero contro Silvio Berlusconi quelle accuse di avere “ pagato tangenti alla Guardia di Finanza “ – accuse false ma che tali si rivelarono solo dopo sette lunghi anni di dibattito processuale – fu proprio O.L. Scalfaro che in collaborazione con Massimo D’Alema e Rocco Buttiglione convinse Umberto Bossi ad abbandonare la maggioranza di centrodestra ed a far crollare il Governo Berlusconi I, eletto dal popolo. Domandina facile facile: era consapevole Scalfaro che quelle accuse contro Berlusconi erano false ? Invece che sciogliere le Camere – essendo venuta a mancare la maggioranza vincitrice delle elezioni politiche – ed indire le nuove elezioni, Scalfaro convinse Bossi ad unirsi a D’Alema ed a Buttiglione per creare in Parlamento una nuova maggioranza , non eletta dal popolo sovrano, che portò al Governo di Lamberto Dini. Che O.L. Scalfaro fosse un velenoso vendicativo pusillanime non basta il fatto di Berlusconi, perché la storia si è poi ripetuta con Prodi. Ricordate? Rifondazione Comunista e Bertinotti fecero sciogliere la maggioranza ma ancora lui, Scalfaro, invece di indire le doverose nuove elezioni politiche dopo aver sciolto le Camere, si dedicò a tramare con D’Alema il quale , per completare i numeri della nuova maggioranza – anche questa non eletta da nessuno, ma voluta da Scalfaro pur di ostracizzare Forza Italia dal Governo – intrallazzarono con il buon Clemente Mastella e con quel Ccd di Casini e Buttiglione. Lascio “ last but not the least” , la “ perla” di O.L. Scalfaro sull’accordo Stato-Mafia del 1994/1995 con l’aiuto di Conso e di Ciampi. Ma questa è storia recente.

ECCO LE SOLITE PREFICHE IPOCRITE

Gianfranco Fini: «Si è battuto per tutta la vita per un’Italia sempre più forte, democratica e unita. Scompare un padre della Repubblica »

Fini, forse costretto dal suo ruolo istituzionale di presidente della Camera, tra i due è il più acritico. Scalfaro, sostiene, è stato «un protagonista di cui il Paese sentirà la mancanza». Un esempio da ammirare in tutte le fasi del suo percorso politico, nessuna esclusa. «Da membro della Costituente, da deputato, da presidente della Camera, da capo dello Stato, da senatore a vita, si è sempre impegnato a rafforzare la Repubblica fondata sulla Costituzione di cui fu uno strenuo difensore».

Non sembra proprio, ma è lo stesso Fini missino che nel 1992 non voleva Scalfaro al Quirinale: «É il simbolo della conservazione, la vestale di un sistema». E nemmeno somiglia al Fini leader di An che nel 1995 parlava di golpe e incolpava il Colle di non aver rispettato i patti: «Le elezioni a giugno erano la soluzione naturale e concordata all’atto dell’incarico a Lamberto Dini per un governo di breve emergenza ».

Pier Ferdinando Casini: «Oscar Luigi Scalfaro è stato un uomo coerente. Ha sempre difeso il Parlamento e la sua centralità istituzionale, gli italiani devono un grande rispetto a questa figura che è stata un importante presidio democratico- cristiano ».

Quanto a Casini, nel 1994 dopo l’incarico a Dini l’allora segretario del Ccd la vedeva così: «Il voto del 27 marzo ha stabilito che Berlusconi ha vinto e che il Pds ha perso. E invece stasera, a tavolino, ha vinto D’Alema e ha perso Berlusconi. Questo è un ribaltone mascherato, si doveva andare ad elezioni ».E ora?

Beppe Pisanu non ha paura di correre il rischio: «Oscar Luigi Scalfaro si è battuto per difendere i limiti intangibili della Costituzione ».Eppure,all’epoca dei fatti,lui era il vicecapogruppo di Forza Italia a Montecitorio. Pazienza: «Rammento con profonda commozione il suo severo impegno di cattolico militante e la sua appassionata battaglia degli ultimi anni in difesa dei principi della Carta».

Giorgio Napolitano, ovvero l'apoteosi: “ O.L. Scalfaro, un esempio di coerenza e di integrità. Per me era un amico”.

Una sinfonia di ipocriti e bugiardi. Che poi, Scalfaro, dal 1994 in poi da uomo di centrodestra sia diventato beghino del centrosinistra per l’odio contro Berlusconi e che quindi per Napolitano sia stato dal 1994 fino alla sua morte un suo “amico” non ho proprio nessun dubbio. Piuttosto vorrei che Napolitano mi spiegasse dove vede la “ COERENZA” nella vita politica di O.L. Scalfaro. Aspetto risposte.

Sono in corso di stampa i santini, come per Padre Pio, a beatificazione avvenuta ieri su Repubblica.



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A PROPOSITO DI LIBERTA’ DI OPINIONE….

Mentre il presidente Napolitano si reca a Bologna per ricevere la laurea ad honorem in rapporti internazionali, qualche rozzo maldicente potrà dire che Napolitano, nei suoi tours turistico-rappresentativi , non ha mai portato a casa accordi storici né contratti favolosi come, invece, c’era riuscito a Silvio Berlusconi con la Russia e con Gheddafi, ma ciò non è conveniente dirlo. Il nemico ci ascolta e ci spia.

In Italia non vige ancora del tutto la censura ma c’è una consolidata e robusta tradizione di vigliaccheria e di conformismo di antica origine. La storia è piena zeppa di episodi nei quali gli italiani hanno dato prova di veleggiare dove soffia il vento in segno di non recalcitrante ma devota sottomissione al potente o al vincitore di turno.

E, allora, avanti con la meritatissima laurea ad honorem da parte di una prestigiosa Università, quella di Bologna la dotta o la rossa a Giorgio Napolitano; così mentre tutta Italia è sotto il peso della crisi economica, mentre ci hanno riempito di tasse, d ICI, di IMU, mentre ci hanno falcidiato le pensioni, mentre hanno raddoppiato gli estimi catastali, mentre ci hanno ammazzato con le accise sulla benzina, con l’aumento dell’IVA, mentre se maramaldegiano con i deboli come i tassisti, come i farmacisti, come i notai, come le “ partite iva” e sopra tutto con i “ giovani” e non hanno il coraggio di togliere neanche una virgola ai potenti , alle Banche, alle assicurazioni, ai petrolieri, ai poteri forti, mentre succede tutto questo, mentre il popolo bue e puzzolente si lamenta sulle piazze, ecco che loro, gli “ ottimati”, loro, quelli “ che sanno”, i nuovi “ spartiati” dell’era moderna, se la spassano fra di loro, con prelibate cene e con onorificenze reciproche.

Simili stronzate le fanno anche gli altri, però! Non ho dimenticato che la pur civilissima Svezia elargì il Nobel in letteratura a Dario Fo, mandando il guitto sciupafemmine a far compagnia a Grazia Deledda, Luigi Pirandello, Salvatore Quasimodo ed Eugenio Montale, provocando così sinistri sussulti di auguste tombe, in primis quella del sig. Alfred Nobel. Oggi i premi vanno assegnati per meriti politici di parte e non solo per meriti passati ma anche per meriti futuri vari ed eventuali. Basta guardare il seggio di senatore a vita per Mario Monti!

Dunque, pare che Napolitano, in quella circostanza bolognese, sia stato contestato da molti giovani, precari, capifamiglia, pensionati… proprio all’ingresso dell’Ateneo bolognese: i quali, tartassati da un “governo tecnico di Banchieri” hanno gettato sacchi con su scritto “ecco le nostre lauree inutili”.Sacrilegio! Napolitano emette il suo anatema nell’aula magna, esprimendosi pressappoco così… “metto in guardia chi contesta le norme del governo senza capirle e, comunque, le contestazioni devono essere pacifiche e non violente, altrimenti non si prendono in considerazione”.

Che cos’è, Presidente / Re, per caso , una promessa o una minaccia? E che decide se il dissenso ha “ capito” oppure “ non ha capito” le misure del Governo? E che, di grazia, è deputato ad esaminare ed a giudicare se le “ proteste siano degne di essere considerate”? Scommetto che il Presidente / Re vorrebbe attribuire questo compito a qualcuno dei suoi 1.200 dipendenti , tanto il Parlamento che ci sta a fare se non nomina neanche il Governo? Mi rimane, però, un dubbio: chi lancia un Duomo di Milano in faccia a Berlusconi spezzandogli i denti non è un violento e chi lancia due uova, sì? Chi devastava le città contro la Gelmini, non meritava un analogo autorevole rimbrotto? E se i manifestanti, proprio perché le norme le capiscono ma non condividendole manifestano contro, sono degli ignoranti?

E qualcuno mi sa spiegare perché, ai tempi di Silvio, l’ingresso di Palazzo Chigi era sempre sguarnito di Forze dell’Ordine, anche in presenza di minacciosi contestatori, consentendo loro di entrarvi e uscirne senza ostacoli, mentre l’uscio dell’Università di Bologna era pieno di Polizia, Carabinieri, Corazzieri venuti da Roma e persino di cani dal fiuto antiesplosivi, tutti già in assetto antisommossa?

Meditate gente! Meditate!!!!!

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LIBERALIZZAZIONI O LOTTA DI CLASSE ?

Con il decreto sulle liberalizzazioni del governo Monti, spacciato come capace di impennare il PIL addirittura a due cifre, viene abolita la possibilità degli Ordini professionali di definire delle tariffe anche non vincolanti. Dubito fondatamente e fortemente che l’apertura di qualche farmacia in più e qualche incarico a tariffa ribassata per i liberi professionisti possa far aumentare il PIL in modo significativo. Sulle tariffe professionali già si era sbilanciato P.L. Bersani con le sue famose “ lenzuolate” anche queste smerciate dalla stampa di regime come portatrici di crescita economica e di vantaggi per i consumatori. Suppongo invece, come Watson, che il vero motivo del decreto del Governo Monti non fosse la volontà liberalizzatrice, ma piuttosto un puro calcolo elettorale, colpendo quelli che nell’immaginario tardo ottocentesco sono, chissà perché, dei privilegiati: siamo alla solita invidia sociale usata come strumento di governo per tenere separato il popolo in classi e dunque controllarlo meglio.

Oggi, con l’università che abbiamo, dopo la “ collettivizzazione della cultura”, dopo “ il diciotto politico”, dopo le lauree brevi e brevissime , con inflazione galoppante di laureati è più facile trovare un avvocato che un idraulico o a un operaio specializzato e visto che la legge della domanda e della offerta è inesorabile come la legge di gravità, i guadagni vanno nella medesima direzione. Al di là di queste considerazioni sull’uso dell’ invidia come motore più potente della razionalità, come liberali non posso non essere favorevoli all’abolizione dei minimi tariffari , ma devo aggiungerci anche l’abolizione degli ordini professionali, cosa invece che il Governo Monti non ha osato fare.Per amore di precisione confesso di essere stato iscritto ad un ordine professionale e quindi di essere un po’ in conflitto di interressi con me stesso, anche se questo mi permette di offrire una visione del problema diversa. A volte a chi è estraneo a qualsiasi professione in proprio può sembrare che gli Ordini Professionali siano degli organismi dotati di chissà quali poteri e privilegi da dispensare agli iscritti. Vi garantisco che sono praticamente un “ nulla”, solo dei contributi da pagare.

Vengo al problema. Le tariffe rappresentano sicuramente un ostacolo alla concorrenza rappresentando un’ingiustizia per chi pur di lavorare, sarebbe disposto a guadagnare di meno , un’arma abusata dagli “ studi di settore “ che decidono quello che comunque “ devi guadagnare” svolgendo una certa professione, talvolta anche un danno per i consumatori. Oltre a ciò, con i prezzi più bassi le persone che hanno la possibilità ad accedere ai servizi professionali sarebbero in numero maggiore allargando il mercato. Proviamo, però, ad affrontare il problema da un diverso punto di vista. Le tariffe non sono altro che il guadagno del libero professionista, che essendo sostanzialmente un lavoratore intellettuale non impiega né materie prime né impianti. Le tariffe, in breve, possono essere paragonate ai salari di tutti gli altri lavoratori. E qui nasce un assurdo. Se le tariffe sono una sorta di salario, se aboliamo le tariffe minime non dovremmo abolire il salario minimo? Tanto più, che attualmente un libero professionista, ha ben poco potere contrattuale nei confronti del cliente e probabilmente il dipendente si trova in una situazione di forza molto maggiore di quella in cui si trova il professionista che non vorrebbe perdere il cliente. Capovolgendo il discorso, se un dipendente deve guadagnare un giusto compenso e questo viene deciso dalla contrattazione collettiva perché ciò non deve sussistere per i liberi professionisti? Tra l’altro i lavoratori hanno alle loro spalle tanto di sindacati e di partiti, mentre i liberi professionisti hanno alle spalle solo la loro forza professionale e nulla più: se lavorano possono mangiare, altrimenti finiscono sotto i ponti. Considerato che i professionisti non hanno né cassa integrazione, né disoccupazione, né rimborsi per il lavoro non svolto a causa di malattie, non vedo come possano essere considerati per dei “ privilegiati”; anzi, credo che molti giovani professionisti cambierebbero la loro condizioni con quella di un qualsiasi dipendente. Non si capisce con quale criterio logico si chieda l’abolizione delle tariffe minime quando vi è una sostanziale imposizione di salari minimi; se tariffe e salari non sono altro che il compenso del lavoro di una persona, non si capisce perché questa pesante discriminazione fra cittadini tutti uguali davanti alla legge per Costituzione? Da un certo punto di vista, ciò potrebbe dare ragioni a quel mondo professionale che richiede maggiori tutele e il ripristino delle tariffe minime, che li renderebbe simili a tutti gli altri lavoratori. Simili, ma non uguali perché rimarrebbe, sul loro groppone, sempre il rischio del lavoro autonomo. Che fare dunque ?. Ripristiniamo i minimi tariffari? Certamente no, la soluzione è ben altra ed è quella liberale: abolire sia i minimi salariali, sia i minimi tariffari.

In una società veramente libera, i monopoli legali e gli ostacoli legali alle libere scelte delle persone dovrebbero essere aboliti. Non capisco allora perché sia giusto che un libero professionista possa lavorare per una cifra inferiore a quella delle tariffe minime, mentre un dipendente non possa accettare una stipendio inferiore al minimo. Qualcuno me lo sa spiegare in termini di diritto costituzionale e di diritto civile e penale?? Da un lato si predica la più libera e sfrenata concorrenza per i professionisti ma poi si pongono ostacoli insormontabili a favore dei lavoratori dipendenti. Consideriamo anche che, fortunatamente, la fantasia umana non ha confini e tariffe minime e minimi salariali vengono aggirati. Chi propone l’abolizione delle tariffe minime dovrebbe di converso chiedere l’abolizione dei salari minimi. Se è ingiusta una cosa è ingiusta l’altra. Se le tariffe minime sono una barriera all’entrata per i giovani professionisti, i salari minimi sono una barriera all’entrata per i giovani lavoratori, con la sostanziale differenza che le tutele per i dipendenti non hanno confronto con le inesistenti tutele dei liberi professionisti. Curiosamente, chi continuamente mena per aria la costituzione, di fatto, si prodiga per la nascita di pesanti discriminazioni, creando robuste gabbie fra chi lavora, per cui ognuno guarda in cagnesco il vicino racchiuso in diversa gabbia. La legge è uguale per tutti o solo per chi paga una quota a qualche sindacato?


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TRE ANNI E MEZZO PER CAPIRE L’EVIDENZA!!!!!


Roba da stappare un Dom Perignon del ’56 ! Forse il Pd ha capito che quell’arresto del 14 luglio del 2008 , quello di Ottaviano Del Turco, era un errore giuridico madornale. Certo ci sono voluti tre anni e mezzo, ma meglio tardi che mai! . Ed ha affidato a tale Roberto Rossi (l’Unità) il compito di far sapere al mondo intero la novella : «Del Turco, quattro anni , ma mancano le prove».

Complimenti compagni, ci siete arrivati anche voi, una specie di miracolo a L’Aquila invece che a Milano. Eppure ricordo l’enfasi, la goduria pura che travasava dai vostri commenti di quel famoso “ fuori onda” di quel ridicolo Fini che gorgheggiava con quella parodia di Procuratore Capo del Dr Trifuoggi quando cinguettavano di Berlusconi e quando quell’imitazione di Magistrato apriva bocca tanto per darle fiato e , assicuratosi che le telecamere fossero ben accese, gorgheggiava e cazzeggiava “ che su Del Turco ci sono prove certe….”. E voi , in quelle drammatiche giornate, Ottaviano Del Turco, uno dei fondatori del PD, lo avete scaricato ‘prima di subito’ e messo all’indice , diffamato come uno spregevole e corrotto ‘ex socialista’. Avete mostrato in quella circostanza tutta la vostra sesquipedale ipocrisia pseudo-moralizzatrice , quella di un partito capace di salire su un traballante pulpito esclusivamente per giudicare gli altri e, nel caso di Del Turco, riuscendo addirittura ad abbandonare a se stesso ed alle “sue” vicende un compagno e padre fondatore dello stesso partito. In termini più umili, fate proprio schifo.

Stappiamo oggi la bottiglia di champagne per brindare al vostro tardivo arrivo e si leggano le righe del Rossi, il quale verga che l’accusa a Del Turco «ha chiuso la sua carriera politica e terremotato una Regione (l’utilizzo del termine ‘terremotato’ non è proprio di buon gusto,ndr) ma che dopo tre anni di indagini e sette mesi di processo è ancora tutta da dimostrare». Dove stavate cari compagni durante questi tre anni e sette mesi ? Eravate forse in vacanza? In Sudamerica ? Ci avete messo dunque tre anni e sette mesi, ma poi con decisione scrivete sull’Unità: «…del denaro non c’è segno. Non ci sono conti correnti, né in Italia né all’estero, non ci sono case, quadri, proprietà che non siano giustificati, non ci sono auto, investimenti, spese fuori posto. Nulla». Facciamo due bottiglie di Dom Perignon!

Ma Roberto Rossi si supera e ricorda che è praticamente crollato quel castello accusatorio che portarono il simil - procuratore Dr. Trifuoggi (quello del famoso ‘fuori onda’ con Gianfranco Fini sulle disavventure giudiziarie di Silvio Berlusconi cui alludevo prima ) a sostenere in conferenza stampa che, contro l’ex governatore d’Abruzzo, la procura era in possesso di una “valanga di prove schiaccianti che non lasciano spazio a difese”. C’è arrivato anche il Pd, lo ha finalmente scritto anche l’Unità! Minchia!

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UN (ASSAI) POCO DEMOCRATICO (MA TANTO)STATO DI POLIZIA

Un'operazione di polizia, scattata in tutta Italia (per l'esecuzione di oltre 30 ordinanze di custodia), ha letteralmente lasciato ammutoliti sindacati, parti sociali varie, disoccupati, gente di strada. L'ordinanza cautelare, in relazione agli incidenti avvenuti lo scorso 3 luglio in Val Susa contro la linea ferroviaria Tav Torino-Lione, scatta ben otto mesi dopo le proteste. Per il sottoscritto questa operazione puzza lontano un chilometro di festa celebrativa dell'era Severino alla Giustizia e Cancellieri agli Interni. Tanto che gli arresti sono scattati lo stesso giorno in cui a Roma, presso la Cassazione, il Guardasigilli inaugurava l'anno giudiziario. Che si apre con arresti e non certo con l'amnistia (come giustamente chiedono i Radicali e questo blog). Ci vedo una chiara manovra muscolare e mediatica per intimorire camionisti, tassisti, disoccupati, precari, disubbidienti, cassintegrati e Cobas di Fincanitieri, Finmeccanica e Fiat. Per intimorire, insomma, tutto il dissenso. Decine di persone, tra cui moltissimi studenti ed attivisti, hanno occupato a Roma il tetto della sede centrale delle Fs (a Castro Pretorio) per protestare contro gli arresti nell'inchiesta di Procura di Torino e Digos sugli incidenti del 27 giugno e 3 luglio in Val Susa: chiedono “l'immediata scarcerazione dei 26 arrestati, tra cui due romani, uno studente della Sapienza e un esponente dei movimenti per il diritto all'abitare”. Il Governo usa il potere per zittire e soffocare qualsiasi forma di dissenso. Il dissenso non si rinchiude in carcere, come fanno a Cuba, come fanno in Corea del Nord, come fanno in Cina e come facevano tutti i regimi comunisti e tutti i regimi fascisti di questo mondo! Il dissenso non si ammanetta né si rinchiude, ma va ascoltato , va ridimensionato con sistemi democratici, bisogna accettare il dibattito, inutile e controproducente fare simili arresti spettacolo, fatti da agenti della Digos con l'aria alla Rambo, che hanno letteralmente occupato i telegiornali: un vero e proprio avvertimento per chi dissente a voce alta.

Questo, di Napolitano e di Monti, si sta rivelando il governo delle tasse e manette. Non voglio sostenere la dissidenza violenta, voglio solo che il mio Paese sia veramente democratico e che non usi questi mezzucci indegni di un Paese civile per soffocare la dissidenza. Voce libera e dissenso aperto: Radio Londra continua, ma con mezzi non violenti.

Roma domenica 31 gennaio 2012

Gaetano Immè

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