Gaetano Immè

Gaetano Immè

domenica 8 gennaio 2012

VERI GATTOPARDI O VERI GOVERNANTI ?


È costituzionalmente corretta l’interpretazione di Giorgio Napolitano, e di molti altri, quando affermano che l’attuale governo in carica sia perfettamente legittimo? All’apparenza certamente. Ma non nella sostanza, se per sostanza deve intendersi tutta l’attività politica che Napolitano ha svolto dal 14 dicembre 2010 ( ricordate la Waterloo di quei nani del FLI in Parlamento? ) , attività politica che la Costituzione gli vieta espressamente. Ed è però altrettanto vero che alle ultime elezioni politiche – quelle del 2008 - il popolo abbia scelto una coalizione, un programma ed il suo Premier. Infantile e disonesto è, dunque, negare che si sia creato – e fondamentalmente per esplicita volontà del Capo dello Stato - una vera e propria “ sospensione delle regole democratiche “, una insanabile spaccatura tra la volontà popolare ( alla quale spetta per diritto Costituzionale la sovranità politica e dunque tutte le decisioni politiche che devono essere assunte dal Parlamento che il popolo ha eletto ) e il funzionamento di una democrazia parlamentare, quella italiana, rimasta ancorata a regole bizantine, desuete, scollata dai cambiamenti avvenuti nel Paese.

È grave e, sopra tutto, molto inquietante per la democrazia che le forze politiche e le più alte istituzioni siano rimaste insensibili ed immobili davanti a questo mutato sentire, che rappresenta invece una positiva emancipazione popolare, una presa di coscienza politica più profonda e una volontà di decidere quale direzione imprimere all’Italia scegliendo un programma specifico nel quale una maggioranza bipolare si rispecchia. Come chi finge di non vedere le violenze mafiose che si compiono davanti ai propri compiacenti occhi.Ed è così altrettanto evidente che costituzionalizzare questo modo di fare politica, più fedele alle decisioni popolari, eroda grandi zone grigie del potere istituzionale, di quel tipo di potere che consente , pur l’ombra delle stanze dei Palazzi, di mutare assetti e alleanze, fregandosene delle scelte del popolo sovrano. Al di là dei finti temi di maggior attualità, creati artatamente per sollevare l’indignazione popolare verso puri diversivi , verso falsi obiettivi ( quali l’assenza delle preferenze, le caste, gli evasori, una diversa elegge elettorale, ecc.) il pro¬blema dell’Italia è rimasto lo stesso: garantire la governabilità del Paese.

Secondo una corrente di pensiero ed anche secondo molti politologi ,questa governabilità si può ottenere soltanto costituzionalizzando un maggior rispetto del mandato popolare e introducendo una sorta di vincolo di mandato. Dissento fortemente da tale idea perché l’assenza di vincolo nel mandato parlamentare , sancito dell’articolo 67 della Costituzione, è un principio di assoluto valore democratico che prende, tra l’altro, origine addirittura dalla Rivoluzione francese. Diminuire dunque spazi costituzionali che garantiscono una perfetta democrazia per risolvere il problema della “ governabilità” dell’Italia, mi sembra dunque ipotesi impercorribile e da scartare senza se e senza ma .

Il problema di questa benedetta“governabilità”, dunque lo dobbiamo ricercare e trovare non certo limitando principi altamente e storicamente democratici, ma, al contrario, lavorando sull’altro versante del problema, ampliando, cioè, i poteri che la nostra Costituzione assegnano all’Esecutivo, consegnando “ cum grano salis “ un più ampio potere al Premier o ad un Presidente della Repubblica ( nel caso di riforma) eletto comunque direttamente dal popolo . Insomma la ricerca della “ governabilità” dell’Italia non può che portarci a discutere di forme istituzionali quali il Presidenzialismo o il Premierato, non certo a limitare o addirittura a ridurre drasticamente la libertà del Parlamento .

Al contrario invece, l’avvento del governo Monti ci spinge in direzione opposta e di fatto rappresenta il coronamento degli sforzi per restaurare consociativismi istituzionali - parlamentari da prima repubblica . Manovra da retroguardia culturale e politica che ha visto, non a caso, come primi protagonisti, sia Giorgio Napolitano , sia Pier Ferdinando Casini ( anche Follini ) che Gianfranco Fini , tre personaggi a modo loro emblematici, perché nati, cresciuti e pasciuti proprio con i compromessi ed i sotterfugi tipici della nostra Prima Repubblica. . Questi sono però solo i primi nomi della locandina . Infatti l’elenco dei congiurati – venuti veramente dal monte e dal piano - sarebbe molto lungo, tanto da rendere impossibile stilarne uno completo. Non intendo assolutamente mistificare la realtà sostenendo scioccamente che questi signori siano privi di consenso popolare, tutt’altro! Sono sorretti da una vasta area trasversale rispetto alle posizioni politiche da loro rappresentate. Non c’entra destra, sinistra o centro, ma l’assenso al loro operato deriva da tutta quella pletora di persone che godono dei benefici dello Stato leviatano, che di questo si nutrono e che non sono ancora stati toccati veramente dalla crisi se non in modo marginale.

Questa zona opaca, questa gigantesca Lobby sulla  quale nessun Magistrato ha avuto l’onestà ed il coraggio di indagare ( è chiaro che è illusorio pretendere che si parli di corda in casa dell’impiccato) è il male italiano per eccellenza e va dai vertici fino all’ultimo degli uscieri di tutti gli enti e di tutte le aziende pubbliche o comunali o regionali o provinciali. Rotoli di ciccia inutile, flaccida, adiposa e cascante che assorbe ogni colpo, nascosti in incomprensibili regole burocratiche applicate solo a chi del sistema non fa parte. Sto parlando di milioni di persone che diventano poi un numero enorme , con un potere politico lobbistico considerevole se si tiene anche conto che ciascuno di costoro conta su una famiglia e su amici cointeressati.

In questo contesto il Professor Mario Monti è così almeno il quarto “ utile idiota” , dopo Dini, Amato e Prodi, un “ sobrio barone universitario “ gettato nella mischia per far cassa nell’unico modo possibile: quello di imporre tasse e balzelli. Come si può, infatti, ridurre la spesa pubblica senza aver chiaro dove si annidino sprechi e privilegi? E’ fin troppo scontato sottolineare che per attuare una “ spending review “ siano necessari una rete di piani di intervento, di progetti di trasformazione “ , creati dopo anni ed anni di analisi particolari, ovvero che servano dati certi che nessun governo possiede perché ogni istituzione, ogni amministrazione, ogni dipartimento hanno tutto l’interesse ad occultarli per non perdere risorse, potere, autonomia, discre¬zionalità di spesa e quindi consenso/potere politico. A conforto e evidente supporto di questa tesi valga, tra le tante, la recentissima notizia che per conoscere il numero delle auto blu – dato che dovrebbe essere di banale e scontata accessibilità – il governo abbia dovuto addirittura promuovere un costoso censimento (!) e che più della metà delle pubbliche amministrazioni non abbiano nemmeno risposto. O il ridicolo esito di quattro mesi di lavoro della Commissione Giannini – che avrebbe dovuto studiare gli emolumenti della casta italiana in confronto con quelli dell’Europa – e che, dopo sei riunioni, quattro mesi di studio e di analisi, si è dichiarata letteralmente “ incapace” di capirci qualcosa in quel ginepraio .

E’ dunque di tutta evidenza come ogni politico di lungo corso conosca assai bene questa realtà e non adoperarsi per abbattere la spesa pubblica, lottando per debellare le clientele, le lobby, le ruberie camuffate da associazionismo, le tutele delle corporazioni, i privilegi delle istituzioni, i mille sprechi significa una sola cosa : essere parte integrante di questo Sato Leviatano, di questo sistema corrotto , truffaldino , malato per trarne personali od anche indiretti benefici.

Negli ultimi diciotto anni, molti, compreso questo Blog, hanno sperato che Silvio Berlusconi riuscisse a estrarre dal corpaccio malato di questo Paese questo tumore maligno , la vera mafia che non conta un lungo elenco di “ professionisti dell’antimafia “ riccamente retribuiti, che da sempre, dalla seconda metà dell’ottocento pervade tutto il nostro Paese con la sua omertà, non solo a Donnafugata : l’interessato immobilismo.

Invece Silvio Berlusconi non ha avuto l’esperienza, la forza ed il consenso necessari per attuare la promessa rivoluzione liberale, limitandosi a prometterla solo a parole, restando impantanato ovunque.

Dapprima ( dal 1995 al 2001 ) da false accuse della Magistratura politicizzata ( tangenti alla GdF ) dalle quali fu assolto con formula piena solo nel 2001 ( ricordo che le accuse mosse a Silvio Berlusconi nel 1994, fresco di trionfo elettorale con Forza Italia, recavano la firma di un P.M. tale Antonio Di Pietro e che , proprio grazie a quel procedimento penale, al Governo Berlusconi I venne a mancare la necessaria maggioranza . A guidare il Paese , il Presidente della Repubblica O.L. Scalfaro , evitando di indire nuove elezioni politiche, chiamò Lamberto Dini e la sinistra governò il Paese dal 1995 fino al 2001. Ricordo ancora che il Dr. Di Pietro ebbe anche l’arrogante sfacciataggine di dimettersi, a soli quarantanove anni , da un posto d’oro come quello di Magistrato , di incassare conseguentemente una cospicua pensione “ sia retributiva che baby” – contro le quali oggi finge di scagliarsi - e di trovare subito dopo anche un bel seggio senatoriale conservatogli dal PCI al Mugello , forse come pizzo per il favore ricevuto)

Successivamente ( dal 2001 al 2006) Silvio Berlusconi trovò un insormontabile ostacolo in una classica congiura di palazzo , quando l’UDC – che pure aveva sottoscritto in campagna elettorale il programma stilato dal PdL - ricattò sfacciatamente ogni iniziativa governativa con gente come Follini, come Casini, ecc ostacolando ogni possibile modernizzazione istituzionale .

Infine ( dal 2008 alle sue dimissioni del 2010 ) Silvio Berlusconi fu ostacolato da quella consorteria di ex fascisti e di ex radicali , accomunati da una giustizialismo giacobino e da una sete di potere da Richelieu, consorteria che ha privato la maggioranza, pur uscita vittoriosa dalle urne nel 2008 , del necessario potere di governare. Ma ormai la storia politica di Silvio Berlusconi è consegnata ai libri di storia perché nessuno, né prima di lui né - da quel che vedo – dopo di lui si preoccupa di regalare all’Italia quel sistema liberale e solidale che è nel cuore di tutti gli italiani che non siano ammalati di sciocco sinistrismo o che non siano ammaliati da fasulli pensatori plurifalliti.

Ne deduco conclusivamente quindi che sostenere il governo Monti-Napolitano equivalga ad una resa incondizionata al carnefice, significhi arrendersi, significhi rinunciare a tentare di cambiare questo Paese, significhi comportarsi come il Principe di Salina quando villeggiava a Donnafugata. Come scriveva Prezzolini, la rivoluzione, anime belle, non è un pranzo di gala, non si serve nelle serate estive sulle terrazze romane fra flute di frizzantino ghiacciato e salatini , non basta annunciarla, bisogna sporcarsi le mani, rimetterci soldi, avere il coraggio di combattere quando è necessario, con ogni mezzo, altrimenti si resta , come diceva Sciascia, degli “ ominicchi”.


CHIARIAMOCI LE IDEE

La Tobin tax prende il nome da James Tobin, premio Nobel per l'economia e "maestro" del premier italiano Mario Monti. Venne proposta nel 1972 e colpisce le transazioni finanziare, penalizzando le speculazioni a breve termine.

La tassa è stata ideata all'indomani dello scandalo Watergate ed è un modo per garantire la stabilità valutaria internazionale. Nel 1981 Tobin ricevette il Nobel per l'economia, ma l'imposta non venne mai applicata, seppur periodicamente riesumata soprattutto dalla sinistra e dai movimenti no global. Lo stesso Tobin, scomparso nel 2002, prese però le distanze: "Non ho niente a che vedere con i sedicenti rivoluzionari antiglobalizzazione". L’imposta, infatti, inizialmente si applicava solo alle transazioni valutarie al fine di diminuire le fluttuazioni dei tassi di cambio e i soldi ricavati dovevano essere destinati a rimediare alla povertà mondiale.

Tra i fan dell'imposta ci sono stati anche Lula, Chavez, e persino l’ex ministro delle Finanze britannico Gordon Brown. Ultimamente è stata rispolverata da Nicolas Sarkozy e Angela Merkel. Le opinioni sono però divise tra chi ritiene che la Tobin tax migliorerà l'economia delle nazioni nel mirino dei mercati e chi pensa che possa portare a una globalizzazione esasperata.


SCUSI, MA IL REATO, DOVE STA?

Il Procuratore Aggiunto del Tribunale di Roma Dr Pellegrino Capaldo, quello stesso che non si fece alcuno scrupolo nel tentare di ottenere una qualche “captatio benevolentiae” - nei confronti dell’ On Milanese – quello poi accusato di corruzione – e dello stesso ex Ministro dell’Economia On Tremonti e di quel tale Luigi Bisignani che tutti conosciamo – per trovare aiuti e sponde onde accaparrarsi aiuti e spintarelle per il posto di Procuratore Capo del Tribunale di Roma, in vista dell’uscita del Dr Ferrara, quello stesso, dicevo, Procuratore Aggiunto ha depositato, nei giorni scorsi , la richiesta di rinvio a giudizio per Denis Verdini e per Marcello Dell’Utri – ormai dedito alla sola professione di imputato di ogni reato associativo esista in Italia ma mai accusato di uno specifico e circoscritto reato – per ( trascrivo pedissequamente l’ordinanza giudiziaria ) “ associazione per delinquere diretta a realizzare una serie di delitti di corruzione , abuso d’ufficio, illecito finanziamento, diffamazione e violenza privata, caratterizzata dalla segretezza degli scopi, dell’ attività e della composizione”. Vi prego di rileggere con la dovuta attenzione le frasi scritte dal Procuratore Aggiunto, per il semplice fatto che una tale sequela di intenzioni criminose, alle quali dovrebbe anche essere non estranea la pressione per distorcere l’attività di organi dello Stato, dovrebbe essere seguita – per portare ad una incriminazione seria – da tutta una serie ben “ definita” di specifici procedimenti giudiziari , suffragati da fatti, da verificate circostanze, a Dio piacendo anche dalle grandi assenti in simili “paraprocessi”: le prove. Sventolare con fare minaccioso ed incriminatorio una sorta di Legge che fu approvata dopo quella emerita idiozia che fu la famosa “ Loggia P2”, una legge che non s’è mai capito cosa vieti e quale dannato reato, sopra tutto, configuri, fa apparire questa richiesta di rinvio a giudizio veramente come una sorta di – questa sì – “ violenza privata esercitata con abuso di potere da parte di organi giurisdizionali”. Incontri tra esponenti di un’area politica di un partito bollate come “ indebite pressioni” è una boiata illiberale pazzesca , una decisione degna della peggiore Stasi, del più arrogante e sfacciato “ Servizio segreto sovietico”, altro che storie. Da quel che si legge nel testo della richiesta del rinvio a giudizio in questione, il Dr Pellegrino Capaldo ha addirittura considerato come ipotesi di reato ( pressione con uso della violenza privata per distorcere l’attività di organi dello Stato ) il fatto che i “concorrenti” abbiano cercato di convincere alcuni esponenti della Suprema Corte Costituzionale circa la correttezza della Legge Alfano. Una Legge che era, a quei tempi, una Legge di questo Stato, approvata dal Parlamento e promulgata dal PdR. Siamo semplicemente al ridicolo. Spiace che il Dr Pellegrino Capaldo abbia deciso di chiudere la sua carriera da Magistrato legando il suo nome a questa ulteriore idiozia prodotta dalla Magistratura italiana più che sorprendere, spiace. Con cospicue probabilità questa idiozia della P3 finirà nel nulla perché non posso credere che, oltre al solito “ partito delle Procure” vi sia qualcuno, in Italia, che voglia dar credito a simili scemenze, se non a rischio di far definitivamente calare su questo Paese, per colpa di questa Stasi camuffata da Magistratura ancorché militante, quella cortina fatta di sospetti, di spiate, di delazioni che veicolerà il messaggio intimidatorio che occuparsi di politica , tenere ordinarie relazioni, discutere all’interno di un partito politico, esprimere il proprio parere e battersi perché esso venga accolto, insomma tutto questo sarà tramutato da questi incolti ed ignobili magistrati , resuscitati come Zombie dal medioevo inquisitorio, come un reato, anche se inesistente.

MA MANDIAMOLI A ZAPPARE LA TERRA !!!!

Ormai l’aria in questo Paese è divenuta irrespirabile. C’è un clima da caccia alle streghe, dove i primi nemici pubblici sono divenuti gli evasori, veri o presunti che siano, basta la parola, come irrideva anni orsono tale Ezio Luzi riferendosi al famoso “ Confetto Falqui “, quello che “ bastava la parola per andare di corda al bagno”, quello oggi sostituito da Activia della Marcuzzi. Da Luzi alla Marcuzzi, da Falqui ad Activia, ma stiamo sempre lì, sempre nel bagno di casa. Come rimaniamo in “ zona ladri” quando, ieri o oggi, si parla di evasione fiscale. Temendo che ormai anche il Governo Napolitano – Monti stia per arrivare alla fine della sua vita , la nota compagnia di giro cerca residui motivi di soddisfazione e quindi : “sì – esclama ad “Otto e mezzo” la conduttrice Lilli Gruber - bisogna fare sacrifici, tocca tirare la cin¬ghia, ma che soddisfazione non sentir più parlare di Bunga-bunga ora che il Caimano è scomparso e finalmente siamo diventati un Paese normale!”.

Questa, in estrema sintesi, il senso di recenti puntate di Otto e Mezzo, programma de “La7”, intitolata “ Con sobrietà, senza Bunga-bunga”. Ospiti Claudio Sabelli Fioretti ed un Carlo Freccero, riciclatosi per antiberlusconiano doc dopo essersi arricchito a spese di Berlusconi, per dire da quale pulpito dovremmo sorbirci la predica. Ma, sempre ad Otto e Mezzo, sempre da Miss Canotto Lilli Gruber meritano una citazione anche due figuri mica male , quanto a moralità. E’ il caso del duo “ Gad Lerner e di Francesco Merlo, una ditta con onestà intellettuale e coraggio civile ben noto a tutti- altro che Falqui che “ basta la parola”!- , meno che a Lilli Gruber. Dove il Merlo di Repubblica recita senza vergogna la parte del finto Masaniello da quattro soldi, facendo di tutt’erba un fascio e , con una logica tutta comunista e ridicola figlia del più miserabile odio di classe, afferma che la ricchezza ( quella degli altri, ovviamente!) è comunque una colpa e che i ricchi sono tutti evasori ed affamatori del popolo. Tutti: meno che lui e Scalfari! Ma l’espressione massima viene raggiunta da un ridicolo Gad Lerner, che si mette pure a bacchettare Totti, Schifani, Rutelli, Casini per essersi concessi otto giorni alle Maldive! Sì certo, per Gad, che vive in un mondo tutto suo, fatto di ideologia e di sciocchezze spacciate per verità aristoteliche, otto giorni alle Maldive è una cosa “ sconveniente”. Ha usato proprio questo aggettivo il Gad nostro. Finge di non sapere, Gad – imitando la mafia che nulla vede, sa e dice – che ormai otto giorni alle Maldive costano come una settimana nel Mar Rosso, cioè cosa accessibile ormai a tanti, parrucchieri, badanti e sindacalisti compresi. Comunque non posso certo dar torto a Gad e lo voglio tranquillizzare: se Schifani, Totti, Casini, Rutelli, parrucchieri ed anche il sottoscritto possedessero anche loro il suo bel villone a Casale Monferrato, con annessa vigna e cantina che produce qualcosa come 40.000 bottiglie l’anno di Barbera, e chi uscirebbe mai dai confini di casa?

E certo che non si sente più parlare di Bunga-bunga, erano loro — ben nota compagnia di giro, di cantanti, di comici, di nani e ballerine — che ne parlavano, pronti a drammatizzare e ad enfatizzare negativamente ogni gesto e parola di Silvio Berlusconi , ma se lo sono già dimenticato? Nel frattempo, cercando diversivi per non far esplodere la crisi di capacità di questo governo Napolitano – Monti, avete finalmente trovato il vostro nuovo nemico: è l’evasore, personaggio storico in Italia, oserei anche dire mitologico , individuabile più che da evidenti prove , ma da simboli.

Quanto sta accadendo altro non è che l’evoluzione della lotta di classe: non più operai contro padroni, ma una certa italietta contro i “ricchi”, che spesso ricchi non sono. E dell’italietta fanno parte principalmente — oltre alla classe dirigente e buona parte di quella intellettuale — quasi tutti i 3,6 milioni di dipendenti pub¬blici, tanti beneficiari dei 24 milioni di pensioni erogate ogni mese, molti dei tanti beneficiari dei 13 milioni di “ pensioni baby” , molti occupati delle grandi industrie o del parastato, ecc. Quello che non volete capire — cari esti¬ma¬tori del dolce stil sobrio — è che così facendo si ammazza la gallina dalle uova d’oro. È così difficile comprendere che gli stipendi pagati dallo Stato sono pagati dalla parte produttiva del Paese? Con¬tinuate ad affermare che voi — statali a reddito fisso — pagate tutto, perché le tasse sono trattenute alla fonte e non potete evadere. Non è vero, le tasse che voi pagate sono solo una partita di giro per le casse nazionali e lo stipendio una gene¬rosa elargizione corrisposta da chi si spacca la schiena veramente e viene pure additato come possibile ladro. Siete un costo secco.

È finita, non ve ne siete ancora resi conto ma la pacchia è finita anche per voi. Guardatevi intorno e vedrete che cimitero di saracinesche abbassate c’è. Quando anche l’ultimo artigiano, commerciante, piccolo industriale avrà chiuso, quando anche Equitalia avrà finito di sequestrare quanto può e dove può, dando il colpo di gra¬zia a chi faticosamente cercava di resistere, pure voi rimarrete senza più stipen¬dio. Le casse dello Stato, già ora asfittiche, saranno definitivamente vuote e non potranno essere rimpinguate stampando moneta o aumentando il debito pubblico. Quel giorno è vicino, sta per arrivare. Oltre a chiedere raccomandazioni e ad essere bravi ad imbucarvi in qualche sperduto inutile ufficio di provincia, oltre a fare assenze sapienti, per caso sapete anche fare qualcosa di concreto con le mani o con la testa ? Alle soglie del nuovo medio evo non ci sarà bisogno di chi sa mettere timbri o passare carte, abbiamo bisogno di chi sa zappare la terra.. Preparatevi anche voi.

FORZA UNGHERIA !!!!

A proposito di Europa Unita, come troppo spesso svanvera Napolitano, mi riferiscono da Budapest ( Ungheria) che, non ostante le notizie apparse sulla grande stampa europea , in Ungheria non c’è nessuna rivoluzione dei Colonnelli, nessun tentativo di instaurare una qualche dittatura, ma solo la volontà di larghissima maggioranza di quel popolo – che così bene ha conosciuto i signori comunisti da prendere simili decisioni con un anticipo su di noi semplicemente secolare – per i cui due terzi – siamo a cifre intorno al 67% di maggioranza del centrodestra – del popolo magiaro a deciso di riformare in senso liberale e democratico la propria costituzione e le proprie istituzioni. Non esiste dunque, non ostante quel che vanvera anche Repubblica , in Ungheria , alcuna minacciosa soppressione della libertà democratica. Ma la ben nota Europa dei burocrati arricchiti ha già fatto il suo bravo intervento mafioso, spedendo a Budapest l’agenzia Fitch – nota agenzia di rating che prende cappellate su cappellate – la quale ha portato a compimento la sua brava intimidazione al popolo magiaro. Hanno declassato il debito ungherese a spazzatura. Così anche i magiari imparano cos’ è la democrazia europea ed internazionale.

Roma domenica 8 gennaio 2012

Gaetano Immè

1 commento:

  1. Ma quando si va a votare?

    E, purtroppo, non condivido l'opinione su Romano Prodi, a mio parere un buon primo ministro. Forse troppo professore, ma un buon primo ministro.

    RispondiElimina