Gaetano Immè

Gaetano Immè

martedì 28 febbraio 2012

IN NOME DI CHE COSA LA TRAGEDIA IN VAL DI SUSA


Non è una questione di democrazia perché non è in gioco la libertà di nessuno. In gioco semmai c’è un’occasione anzi ,meglio, un’opportunità economica. Insomma ho l’impressione che i No Tav stiano alla ricerca di un pretesto, ho l’impressione che ci siano ormai fra di loro alcune persone che cercano di radicare una protesta, un ribellismo come forma di vita, un antagonismo indiscriminato ed onnivoro e di massimizzarne la ricaduta mediatica a proprio favore. Possibile viene da chiedersi, che costoro siano sempre “ contro”? L’Europa ? Loro sono contro. Lo scambio di merci ? Loro sono contro. I supermercati? Loro sono contro, vogliono bere l’ovetto biologico fatto da una gallina che ha mangiato solo biologico libera di razzolare nella loro valle, per dire. Sostituiamo la vecchia e stretta strada , con camion in coda e puzza di nafta in Valle , con una moderna autostrada? Loro sono contro. Insomma , alla fine ti rendi conto che il loro ribellismo è frutto della loro obbedienza ad un copione scritto chissà da chi e che loro volontariamente e , direi quasi professionalmente , realizzano, copione che in realtà pare dedicato a tutt’altro. E cioè , chiarezza per franchezza, proprio alla violazione della nostra libertà , della nostra democrazia, della nostra modernità, del nostro sistema economico, della nostra voglia di progresso. E tutto ciò non piace a costoro, a questa pattuglia o consorteria di violenti. Non” garba” la “libertà di ciascuno di noi”, in quanto essa è il muro contro il quale deve forzatamente terminare la loro libertà di “ essere contro” se vogliamo vivere in uno Stato democratico e di diritto ; non “ garba” la nostra democrazia, perché rappresenta il governo della maggioranza che rispetta certamente ogni minoranza ma che non accetta da queste veti o ricatti o violenze; non “ garba” la nostra voglia di progresso perché confligge con la loro visione apocalittica e maniacale di una vita sociale arcaica ed agreste. E siccome non c’è più Berlusconi cui addossare ogni maleficio, ma ci sono i “ sobri tecnici” e la sinistra che li vota , lo scontro, fintamente ecologico, democratico, libertario è uno scontro puramente nichilista: contro tutto e tutti.

Luca Abbà è un uomo di 37 anni, nato e cresciuto in quella Valle dove hanno vissuto i suoi genitori, i suoi nonni, insomma , al di là di sue farneticazioni ideologizzate, considerato che non mi pare navighi nel benessere e pur sapendo che aveva investito bei soldini per comprare con altri antagonisti dei terreni non per amore della Valle ma solo per ritardare la TAV opponendosi alle dovute burocratiche pratiche espropriative, un pochino mi commuove, molto lo comprendo. Vedo in lui qualcosa di nobilmente antico, qualcosa di tenero e di disperato come una fede incrollabile nell’attaccamento alla sua terra , che coltiva con tecniche biologiche, e alla sua montagna , di cui pare conosca ogni anfratto. Infatti come dice al telefono mentre cazzeggia nella maramalda arrampicata , lui è li ma non ha percorso, come gli altri, la strada maestra, ma un sentiero tutto suo perché la montagna è grande, perché la montagna è madre e lui è un suo verace figlio che disperatamente vorrebbe preservarla da quel progresso che lui disprezza come fosse uno sfregio . Insomma per Luca il mondo non è l’universo, la sua patria non se ne va a zonzo per il mondo, chi se ne frega della globalizzazione, per Luca la Valle sembra essere tutto il suo mondo, quello nel quale ha deciso di vivere a modo suo. E lui vive il tutto come una sfida personale, come se qualcuno si arrogasse il diritto di cambiargli la vita contro la sua volontà, come se un potere protervo gli togliesse la sua terra da sotto i suoi piedi. Insomma, lo Stato e le Istituzioni agiscono, secondo Luca, con la stessa feroce protervia con cui Brenno umiliava gli sconfitti col suo “ vae victis!” dopo averli sconfitti, umiliati e depredati. Bene, lo dico francamente, come fai a non provare tenerezza per un uomo maturo , ancora infantile ( ma non c’è forse un “ bambino” in ciascuno di noi?), così pazzamente innamorato della sua Valle da essere disposto a qualsiasi cosa – anche ad arrampicarsi sull’alta tensione – pur di difenderla? Ed allora mi chiedo come sia possibile che in tutti questi anni nessuno sia riuscito a spiegare a Luca ed ai suoi amici e sodali che la loro pretesa non sta in piedi, che una minoranza non può fermare una maggioranza, che uno Stato che si rispetti non può permettersi retromarce, non può concedere riconoscimenti a movimenti antagonisti come fu con le BR, come avrebbe dovuto essere con la mafia, come la Spagna con l’ETA. Possibile dunque che la politica, soprattutto quella locale che controlla il territorio, non abbia avuto modo, pazienza e tempo per far capire a Luca ed ai suoi amici che questa faccenda dura da anni durante i quali ciascuna parte ha avuto tempo e modo per esprimere la sua opinione. E che arroccarsi apoditticamente su un “ no” significa sacrificare all’emarginazione economica l’intera Valle? Possibile che la politica, che si fa anche vanto di rappresentare simili istanze – parlo dei Verdi, parlo del SEL, parlo dei grillini, parlo anche del PD il sui Senatore Latorre ieri sera da Vespa pontificava che “ si sarebbe potuto fare di meglio nelle trattative” tanto per darsi le arie di democratico doc che poi, però, di quelle istanze di Luca se ne strafrega altamente e vota per la TAV e chi più ne ha più ne metta – in tutti questi anni non abbia avuto la forza, il coraggio e soprattutto, la consapevolezza di edulcorare queste ferite?

Va bene, Luca, tutto questo lo capisco, ma se questa è stata l’origine del tuo antagonismo, oggi le tue azioni non sono azioni degne di quell’origine, non sono azioni da eroe. Sono invece azioni da sciocco imprudente. Ti hanno spinto ad andare avanti, sono i tuoi sodali che non ti hanno fermato, sono loro che ti hanno usato come fossi un manichino, un burattino, un Pinocchietto di legno da mandare avanti allo sbaraglio. Insomma sei stato tradito dai tuoi stessi sentimenti e da chi tu credevi amico e dalla tua passione smisurata per la Valle. E , fattene presto anche una ragione, tu non sei un liberatore perché non hai liberato nessuno, né sei un combattente della libertà, perché non c’è nessun da liberare da nessuno. "Abito - ha scritto Luca - nella casa dove nacque mio padre e dove hanno vissuto fino alla morte i miei nonni. Vivo del reddito che mi fornisce la Terra tramite i suoi prodotti. E il tempo che dedico (volentieri) alla lotta No Tav lo ritaglio tra il lavoro e le mille faccende della vita di campagna. L'amore per la Terra e per questa valle mi spinge a difenderla fino in fondo dalle mani avide degli speculatori". Davanti a questa schizofrenia ammanettata e rinchiusa, come fosse in una camicia di forza, in un ragionamento come questo, dove il troppo di buono viene “corrotto” dal poco -ma pur sempre troppo- di assurdo ( le mani avide di quali speculatori?) , non posso ancora non chiedermi come mai nessuna forza politica locale abbia mai pensato di parlare con questi uomini-bambini. Ognuno si dia la risposta che gli appare più logica. Da parte mia dico , papale papale, che la protesta per un opera pubblica è una, se volete legittima, battaglia ma per la propria convenienza, non si provi a spacciarla per una battaglia di libertà:. Non è per il futuro del nostro Paese né per la nostra libertà che Luca si batteva, ma per imporre , con mezzi antidemocratici, il volere dei pochi a quello della maggioranza. . Nessuna minoranza può per nessunissimo motivo al mondo arrogarsi la pretesa di contare più della maggioranza usando inoltre anche metodi violenti. Giricchiando il mondo vedi lo stretto dei Dardanelli ( quasi come quello di Messina) dove di ponti ne hanno già fatti tre, il quarto è in costruzione. Vedi che sono quasi cinquanta anni che in Italia si parla del Mose di Venezia, ma se giri l’Olanda di opere come il Mose te ne ritrovi una ogni chilometro. Vai a San Francisco e trovi il Golden Bridge, vai in Francia , proprio dal lato opposto alla Val di Susa dove deve passare la stessa TAV della Val di Susa e ti rendi conto che nessuno protesta come da noi. Scusino – direbbe Rascel – ma non è per caso che proprio in Francia è nata la Rivoluzione Francese?


SUL CASO MILLS LA GARA A CHI LA SPARA PIU' GROSSA


L’accusa a S B per Mills era di corruzione di pubblico ufficiale. Secondo quale tipo di corruzione fosse , le pene edittali previste dai vari articoli del codice penale interessati( vedi artt. 318,319, 319 bis, 319ter, 320 e 321 ) vanno da un minimo di 6 mesi ad un massimo di 8 anni. L’articolo 157 dello stesso Codice Penale, nella sua formulazione prima delle correzioni ad esso introdotte con la Legge 251/2005 ( Cirielli) prevedeva che la prescrizione del reato in questione fosse di dieci anni. Con le modifiche introdotte dalla Legge Cirielli, la prescrizione è diventata , grosso modo ( un calcolo estraneo all’umana comprensione), di otto anni. Il presunto pagamento dei 600.000,00 dollari – questo emerge dalle carte processuali ed appare in una intervista del P.M. De Pasquale – viene accertato sui conti di Mills il giorno 11 novembre 1999 oppure il 29 febbraio 2000. Il procedimento contro Silvio Berlusconi è iniziato nel 2004. Abbiamo così tutti i dati per ragionare anche noi circa quello di cui moltissimi hanno parlato e cioè del fatto che Berlusconi “è stato prosciolto grazie alla Cirielli “ e sull’ordine , con tono imperativo, a S.B. “se è innocente, rinunci alla prescrizione!” Fra i geni che vorrebbero imporre a Berlusconi ( ma solo a lui, si intende, perché, cito ad esempio, a Penati no, a Tedesco no, a Delbono no !ecc) l’obbligo di rinunciare alla prescrizione non poteva mancare un vero campione del pensiero , Water Veltroni che si è precipitato a far compagnia la solito coro dei Giannini ( Repubblica), dei Peter Gomez ( de Il Fatto) , delle Milella, dei Minguzzi, dei Colonnello ecc

I conti che seguono sono certo approssimativi, il sottoscritto non è un avvocato, ma si orizzonta. Dunque , al sodo: se viene contestato nel 2004 un reato commesso nel 1999 o nel 2000, la sua prescrizione avrebbe dovuto verificarsi, senza la Cirielli, nel 2010 circa. Con la Cirielli nel 2008 circa. Quello che intendo dimostrare – al di là dell’esattezza o meno dei dati che fornisco – è che con l’applicazione della Cirielli la diminuzione “ teorica” della durata della prescrizione si aggirerebbe intorno ai due anni. Se preferite, il P.M. De Pasquale, titolare dell’accusa contro S B , se il Governo Berlusconi non avesse introdotto la Legge Cirielli avrebbe avuto altri due anni di tempo per indagare su S.B. Osservo che il P.M. De Pasquale ha comunque avuto a disposizione ( 2012 meno 2004) pur sempre otto anni per cercare le prove del fattaccio, tempo passato con grande clamore mediatico ma senza aver trovato alcun elemento concreto di prova a carico di SB. Anzi lo svolgimento processuale ha dimostrato che non ostante tutta una serie di indagini bancarie il P.M. non è riuscito a trovare alcuna prova che mettesse in connessione SB o società a lui riferibili ed il famosissimo bonifico di Usd 600.000,00 del 1999 o del 2000 sul conto dell’Avvocato Mills. Inoltre , sempre lo stesso processo, ha dimostrato anche che erano invece a disposizione del P.M. tutti i riferimenti bancari che avrebbero permesso di accertare la provenienza di quel bonifico dal costruttore napoletano Attanasio, filone mai approfondito dal P.M. De Pasquale. Insomma contrariamente alle risultanze processuali, costoro fanno credere – ai gabassisi che danno loro credito – che senza la Cirelli, comunque, S B sarebbe stato condannato e che essere prosciolto per prescrizione non significa essere innocente . Egregi Signori, appare invece evidente l’assoluta inettitudine della Magistratura ed aggiungete anche che “ prescrizione non vuol dire colpevolezza” ( credo lo sappia anche Massimo Giannini e la Milella) ma solo ignoranza ed incapacità di un P.M. che non è riuscito a provare in tempo utile il suo castelletto accusatorio. Fatevene una ragione , magari assumete epatosostenitori in quantità industriali, le prove non ci sono! Qual è la conseguenza logica di tutto ciò, spettabili Giannini, Gomez, Milella, ecc.? Semplicemente che il P.M. De Pasquale che non aveva trovato un bel nulla in otto anni di indagini e che nulla aveva in mano ( è il P.M. che deve trovare le prove ) , non si sa bene a cosa sarebbero poi eventualmente serviti altri due anni o tre o quattro anni di indagine se si parte dal nulla assoluto. Ma la sinistra non è certamente nuova a simili incoerenti ragionamenti . Basta vedere il supporto che dà al Governo Monti. Le stesse norme e gli stessi provvedimenti proposti da Monti, presentati dal Governo Berlusconi, avrebbero determinato le proteste e le barricate in Parlamento da parte dei ‘compagni’, indignati a ogni piè sospinto per le leggi berlusconiane. E invece guardateli tutti lì a elogiare e approvare qualsiasi norma che esce dalla penna di Monti e dei suoi ministri. Persino la modifica dell’art. 18 Stat. Lav. non è più un tabù a sinistra , Veltroni il pensatore dixit. Ma nella loro testolina , colma di odio personale più che di capacità di analisi e di sintesi, il significato di tale accezione era chiaro: tenere sotto schiaffo mediatico l’imputato ed avere ancora dell’altro tempo per cercare disperatamente qualche indizio, perché SB “ doveva per forza essere non solo imputato ma anche colpevole”. Insomma il loro rammarico non è, come dovrebbe essere per un cittadino onesto, che la Giustizia non sia stata in grado di fare il suo dovere – dimostrare cioè se un imputato sia reo o no – ma quello che un imputato , peraltro mai condannato, non resti sotto lo sputtanamento mediatico per altri due o tre anni. E siccome questo “imputato” è anche il leader politico della forza politica più importante del Paese, questa loro posizione altro non è che il sogno di poter ripetere il ribaltone del 1994, quando attraverso una falsa accusa contro SB (di corruzione alla GdF) firmata dal P.M. Antonio Di Pietro, il primo Governo Berlusconi ( eletto con le elezioni del 1994) venne abbattuto e sostituito da governi di centrosinistra , non eletti dal popolo dal 1995 al 1996 e centrosinistra poi sospinto alla vittoria elettorale del 1996 proprio da quelle false accuse. Tanto è vero questo, che quando nel 2001 la Suprema Corte assolse “ perché il fatto non sussisteva” da tutte le accuse mossegli dal Di Pietro S.B., vi fu l’immediata vittoria elettorale del centrodestra del 2001.

Quanto poi a coloro che , come Veltroni, come Bersani ed altri , si sono rifugiati dietro il minaccioso “se è innocente, rinunci alla prescrizione “ non posso che provare vergogna per essere , mio malgrado , concittadino .di simili gente incivile. Perché se è pure vero che le disposizioni della Legge Cirielli prevedono la possibilità, in taluni casi ( e non so se questo caso ci rientrerebbe) , che l’indagato rinuncia alla prescrizione , non si capisce per quale motivo giuridico S.B. – e solo lui, si badi sempre bene e non altri – debba spogliarsi , una volta accusato , pure dei propri diritti costituzionali e legali. In verità lo si capisce fin troppo bene e fin troppo facilmente. Perché il massimo della “ giustizia ” per simile gentucola o gentaglia - a voi la scelta - consiste che qualunque loro avversario politico sia accusato di un presunto reato – da qualsiasi P.M. - , vero o falso non importa, debba consegnarsi subito , mani e piedi legate e senza neanche pensare a difendersi, al boia, per l’immediata esecuzione, senza perder tempo in inutili processi . A costoro non serve il Codice , ma una forca, non serve un processo ma un’ordalia medioevale, non serve un processo giusto ma tante Piazzale Loreto dove impiccare il nemico politico che si oppone al dominio tirannico delle loro idee e delle loro ideologie. Egregi signori del “ se è innocente, rinunci alla prescrizione” ecco il mio guanto di sfida: S.B. rinuncia alla prescrizione se il processo si fa in Inghilterra o in USA. Davanti ad un Giudice “terzo” che non faccia politica. Mi auguro risposte, guanti di disfida, ma simile gentaglia è sprovvista del vetusto senso dell’onore.

Segnalazione particolare per Massimo Giannini ( sembra che io abbia una partita personale con costui, ma non è vero, ne leggo le scempiaggini e gliele faccio solo notare, potrebbe anche rispondermi se avessi torto o denunciarmi) che, su Repubblica, dimostra di non avere le più elementari nozioni in diritto penale. Scrive infatti che la prescrizione “ha permesso all'ex presidente del Consiglio di sottrarsi al suo giudice naturale”. Il giudice “naturale” è quello la cui competenza è prestabilita dal codice, Signor Vicedirettore . Per evitare altre brutte figure, tipo Caligola Giannini, do you remeber?, bastava Lei si limitasse a scrivere “al suo giudice”, senza quel “naturale” che non c’entra niente, anzi confonde le idee. Perché induce a ritenere che Berlusconi si sia sottratto ad una sede del Tribunale ( poniamo Catania) pretendendo di essere giudicato dal Tribunale di Milano , collegio incompetente.

Poi, dopo la prima “ perla” ecco una sinfonia di pure fregnacce :: “Come la sentenza della Corte di Cassazione ha già certificato nell'aprile 2010, confermando sul punto le due precedenti pronunce di primo e secondo grado, è scritto nero su bianco: Berlusconi fu il ‘corruttore’ dell'avvocato inglese, che ricevette 600 mila dollari per testimoniare il falso”. Dr Giannini se la sentenza riguarda l’applicazione della prescrizione a Mills come io sospetto ( ma Lei non ha neanche il coraggio di scrivere di cosa sta parlando, fa il vago, fa il distratto), se la Cassazione avesse scritto veramente quelle cose si sarebbe comportata come normalmente si comporta Lei, in modo scorretto , scrivendo falsità e fregnacce che vanno bene solo per le viscere mentali dei lettori di Repubblica, che, appunto, avete abituato a ragionare con la bile anziché con il cervello. Vada da un Avvocato bravo e si informi bene, perché dovendo applicare la prescrizione il giudice ha un’unica alternativa: se è certo dell’innocenza dell’imputato, lo assolve nel merito. Se invece è incerto riguardo alla sua colpevolezza o alla sua innocenza, applica la prescrizione. Si ripete, non se è certo della sua colpevolezza, Signor Vicedirettore. Non può certo affermare né la colpevolezza dell’imputato, né, a più forte ragione, quella di un terzo Una sentenza di proscioglimento per prescrizione non può essere utilizzata , come fa Lei, per dichiarare (moralmente) colpevole l’imputato, se non da persone come Lei, incompetenti , faziose e truffatrici abituali  della credulità popolare.

Credo proprio che Massimo Giannini di questo processo Mills non ne sappia e non ne abbia capito molto. E’ una pura fregnaccia ( e due!), come scrive Giannini, che Mills abbia testimoniato il falso. Tutte le persone informate della vicenda – Massimo Giannini non fa parte ovviamente di questo gruppo, lui conosce bene solo l’arte di arrangiarsi – sanno che Mills ha schivato o aggirato alcune domande ma non mi risulta che il P.M. lo abbia incriminato sotto l’accusa falso. Suvvia Giannini , ripassi con me un po’ di sana lingua italiana! Reticenza , Giannini, è diversa , non è uguale a falsità. Tutto le debbo spiegare, Giannini, minchia!

Poi, il nostro eroe ha ancora la forza e la faccia tosta di scrivere altre fregnaccette, così scrive che “esiste la prova di quel versamento dei 600.000 dollari da Berlusconi a Mills”. Che faccia tosta! Faccio notare allo scriba che Gabriella Chersicla, consulente della Procura di Milano e del Pm Fabio de Pasquale, ha dichiarato – non nero su bianco, riesce a leggere pure Lei Giannini”! - - che di quel versamento che avrebbe dovuto inchiodare Berlusconi non esiste traccia nelle carte contabili, da lei esaminate. Ma Giannini, mi scusi, ma un po’ di vergogna, no?

Non sottovaluto altri emeriti pensatori, sia chiaro, gente che si è dedicata più che ad un commento allo stravolgimento del significato della prescrizione . Vedi per esempio quel noto pensatore di Montenero di Bisaccia, quell’ex poliziotto, quello indagato per essersi appropriato personalmente di tutti i milionari rimborsi elettorali che lo Stato doveva pagare all’IdV, quello stesso integerrimo ex Magistrato che otteneva dai suoi indagati ( vedi Pacini Battaglia ed altri) prestiti di centinaia di milioni e che poi ha restituito, senza interessi, solo prima che il Tribunale di Brescia iniziasse il procedimento a suo carico, quello stesso che urla “ fuori gli indagati dal Parlamento” rimanendo – lui indagato per appropriazione indebita- incollato alla poltrona, che al giornale della Confindustria ha dichiarato: “I giudici non l’hanno assolto perché, evidentemente, il fatto l‘ha commesso” E lui lo sa, a Montenero hanno la Fata Morgana..Bersani, vedi sopra, invece mi fa solo tenerezza, perché ridicolizzarlo ormai è come fare il tiro a segno sulla Croce Rossa

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SCUOLA DI CALCIO , SCUOLA DI IMBROGLI

Il calcio non è il rugby, il calcio ormai è il festival dell’imbroglio. Imbrogliano tutti: i giocatori quando cadono da soli e pretendono rigori o punizioni, anche un corner comporta lamenti e sceneggiate, anche un fallo laterale. Non c’è quindi da meravigliarsi se i calciatori dimostrano di essere finalizzati ad imbrogliare e se quindi la “ lealtà sportiva” diventa una palla al piede, anzi una vera vergogna. Sabato scorso la Juventus perdeva a San Siro contro il Milan per 1 a 0 quando su colpo di testa di un milanista è arrivato il secondo goal del Milan. La palla è entrata in rete di almeno un metro ma Buffon, portierone della Juve e della Nazionale, nel tentativo di evitare il goal ha preso il pallone da dentro la porta ricacciandola fuori . Insomma ha truffato, perché era goal e l’arbitro, ingannato da Buffon e dal suo collaboratore ( prima dal secondo e poi anche dal primo) non ha concesso il goal. Dunque non solo errore arbitrale dell’arbitro, ammissibile, ma anche errore del secondo arbitro , già meno ammissibile , e concorso volontario di Buffon nel finalizzare la truffa. Buffon ha detto che “ lui non è un ipocrita” perché non solo non se ne è accorto ( che la palla era dentro) ma che se pure se ne fosse reso conto non l’avrebbe mai confessato. Dunque , qualcuno dica a Buffon che l’ipocrisia è un valore negativo e che la lealtà è un valore positivo e che le due cose non configgono fra di loro., nel senso che “ non essere ipocrita non vuol dire essere un truffatore”. Proprio perché “ non essere ipocrita” vuol dire “ essere sincero”, Buffon aveva l’obbligo morale di non concorrere nella truffa ai danni dello sport, del pubblico e del Milan.

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Roma martedì 28 febbraio 2012

Gaetano Immè

sabato 25 febbraio 2012

CASO MILLS, LA SENTENZA DI PRIMO GRADO. IL TRIBUNALE DI MILANO PERDE ANCHE LA FACCIA.

Il Tribunale di Milano ha emesso la sentenza sul caso Mills oggi sabato 25 febbraio 2012 verso le ore 15, dopo sei anni di indagine e di procedimento. La domanda di giustizia, amministrata dalla Magistratura peraltro anche e soprattutto “ in nome del popolo italiano”, che appunto il popolo chiedeva, era , indipendentemente dal nome dell’accusato, che venisse deciso se l’imputato avesse compiuto quel reato ( la corruzione dell’Avv. Mills) o non l’avesse compiuto. Un dibattimento lungo sei anni doveva fornire sufficienti elementi di giudizio , cosa che era implicita nella convincimento, peraltro tutto personale e per certi versi anche paradossale, del P.M. che non vi fosse alcun pericolo che il presunto reato fosse caduto in prescrizione. Ovvio anche che nel dibattimento giurisdizionale la tesi del P.M. circa la prescrizione sia stata ritenuta sbagliata dalla difesa e che , avvicinandosi il termine del processo, non solo lo stesso Tribunale ha deciso di falcidiare, anzi di eliminare del tutto, tutti i testi a difesa dell’imputato, ma che contemporaneamente anche la difesa dell’imputato non ha più puntato strategicamente sulla prescrizione del reato. Non vi sono scuse per il Tribunale di Milano: ha voluto portare avanti questo processo, ha creato –senza che l’imputato facesse chissà che- una prescrizione “ ad personam” che non è quella scritta nel Codice, ha cancellato tutti i testi a difesa: il tutto portato avanti con una certa sicumera mediatica da parte del Tribunale stesso che lasciava intendere , al popolo in attesa, una sola cosa: abbiamo raccolto gli elementi che ci servivano. E non solo! Perché l’arringa finale della difesa non si è sognata nemmeno di richiedere come prima cosa un’assoluzione per la prescrizione del presunto reato, relegando tale richiesta - peraltro inalienabile checché ne dicano taluni incolti zoticoni che sanno solo dare fiato al loro livore di bassa lega – solo al terzo posto delle richieste, posto residuale. La difesa aveva richiesto innanzi tutto una assoluzione dell’imputato con la massima formula, quella “ perché il fatto non sussiste” ” ed in subordine “per non aver commesso il fatto”. Bene, la montagna ha partorito il topolino, con una sentenza semplicemente vergognosa - che squalifica questo Tribunale come un consesso di gaglioffi diffamatori e di incapaci Magistrati – il Tribunale invece di fornire al popolo italiano la risposta che esso attendeva da loro, piagnucola e si rifugia vigliaccamente invocando l’applicazione di quella prescrizione ce per sei anni aveva negato. Spero che l’imputato ricorra contro questa ignobile sentenza e che nel frattempo il Governo Monti confermi la responsabilità civile dei Magistrati. Ma questa vigliacchi avevano – ora è evidente- un solo scopo: quello di svillaneggiare quell’imputato per sei anni sulla pubblica piazza tirandogli addosso palate di fango e di merda. Ma a costoro manca l’essere uomini, sanno solo costruire menzogne e tradire il popolo .

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RIVISITARE , RICOSTRUIRE, ALLARGARE TUTTO IL WELFARE . E L’ARTICOLO 18 ANDRA’ A FARSI BENEDIRE SENZA TANTI STREPITI.

L’articolo 18, per chi come me si è appassionato nello studio delle dottrine politiche degli ultimi tre secoli e dunque anche del socialismo italiano, ha un significato che potrei definire quasi religioso: furono infatti due grandi socialisti, Giacomo Brodolini e Gino Giugni ( non a caso, quest’ultimo, poi gambizzato dalle Brigate Rosse ) a volere quella Legge che, insieme a quella sul divorzio, sull’abolizione del delitto d’onore, sulla riforma del Diritto di Famiglia, è stata una delle leggi più importante della nostra storia repubblicana : lo Statuto dei lavoratori.I riformisti di allora - ricordo come due fossero le anime del PSI di allora, diviso fra “ riformisti” e “ tradizionalisti” - fecero costruire ed anche approvare nel Maggio del 1970 la normativa più avanzata che si potesse immaginare per la tutela dei diritti dei lavoratori in quel preciso momento storico , approvazione che fu una vera fatica, osteggiati in ogni maniera , ed anche questo è giusto e doveroso ricordarlo, dai comunisti e dal sindacato comunista . Dal PCI e dalla CGIL uniti ,che vedevano i socialisti come degli eretici, degli scissionisti e che temevano erosione di consensi e di lavoratori iscritti come conseguenza di tale legge.

Dunque, posso ben capire come l’articolo 18 possa rappresentare oggi una delle ultime certezze rimaste per tutto il popolo della antica sinistra italiana, già di per sé smarrito dalla crudele ed ingloriosa fine di quella ideologia ottocentesca. E’ quindi comprensibile la difficoltà che provano gli elettori del centro-sinistra, anche soltanto a discutere di un’ipotetica revisione di quello che è l’ultima reliquia da salvaguardare di quel mondo che fu ; anche se poi nella realtà, sappiamo che quella specifica norma si applica soltanto al dieci per cento delle aziende italiane private e che dunque ,oggi, è solo un privilegio per pochi ed anziani. Oggi, quella che indiscutibilmente è stata una conquista di progresso del secolo scorso, corre il rischio di diventare un feticcio della conservazione più ottusa: perché il mondo è cambiato, la società industriale del secolo scorso e il suo modello di sviluppo è stato archiviato completamente e soprattutto l’Italia del boom economico appare ormai come un lontano ricordo. Non comprendere che una norma approvata cinquant’anni e che esiste, nel mondo intero, solo in Italia non è più adatta ad interpretare le sfide della contemporaneità, significa, senza mezzi termini e per non scendere nello scurrile, essere dei cocciuti conservatori, se non di peggio.

La sinistra che si autodefinisce moderna e riformista - per carità di Patria e di Dio, lasciamo perdere il termine di “ migliorista” che fu coniato da Togliatti per indicare gente come Napolitano, come Amendola , che si dichiaravano appunto “miglioristi” ma che poi si inchinavano servilmente alle decisioni del Migliore senza fiatare - quella sinistra sedicente riformista, dicevo, dovrebbe mettersi di più in discussione per interpretare finalmente quella spinta al cambiamento che serve all’Italia di oggi. Insomma siamo sempre alla ricerca disperata della “ sinistra riformista” che tutti dicono ci sia ma dove stia nessun sa, come l’Araba Fenice. Cambiare, dunque, non significa per forza peggiorare le condizioni di lavoratori e di imprese, può anche voler dire invece estendere i diritti a chi per tutti questi lunghissimi 42 anni non è stato affatto né garantito né tutelato. E’ chiaro che quando si discute di flessibilità in uscita non lo si può fare in astratto, bisogna stare molto attenti. Occorre prima confrontarsi seriamente su quale modello di mercato del lavoro si vuole creare, soprattutto per le nuove generazioni, poi bisogna capire quale struttura di ammortizzatori sociali siamo veramente in grado di sostenere e quali prospettive di crescita offriamo alle imprese che investono in Italia. Consapevoli però che, come dimostra l’esempio della Danimarca e come dimostra lapalissianamente il nostro Paese, il blocco della flessibilità in uscita azzera ed annulla contestualmente la mobilità sociale. E una sinistra che smette di lottare per conseguire questa “mobilità sociale ” (che è una moderna sintesi del vecchio e paradigmatico “ che il figlio dell’operaio possa diventare primo ministro “) è una sinistra semplicemente inutile Dovrebbe capirlo anche la Cgil.

Se ci saranno quindi le condizioni globali per rivedere interamente il nostro mercato del lavoro e probabilmente anche il nostro modello di sviluppo, si potrà ragionare sui licenziamenti di natura economica che restano il fulcro dello scontro. Maggiori tutele per chi perde il lavoro, incentivi alla formazione continua per tutta la vita, estensione dei diritti ai soggetti meno tutelati o assai meno tutelati , meccanismi di selezione basati sul merito e lotta senza quartiere ai licenziamenti discriminatori ( per colpire i quali non necessitano norme speciali o Tribunali speciali, perché ogni atto discriminatorio da chiunque compiuto diventa nullo davanti a qualsiasi Tribunale per espressa previsione costituzionale).
Il riformismo italiano in senso largo, in questo momento, deve dunque riuscire a dare finalmente il meglio di sé, lavorando per una riforma che rivoluzioni profondamente il nostro sistema economico, estendo diritti, abolendo privilegi per pochi, fornendo maggiori protezioni sociali, ma anche rilanciando sul tema della produttività e della concorrenza, non soltanto fra imprese, ma anche fra lavoratori. Perché abolire o riformulare il solo articolo 18 , lo ripeto fino alla noia, non è la misura che da sola produca chissà quali mirabolanti effetti sulla crescita. Non sarà né è la sola “ panacea” per modernizzare il Paese. Come , ex adverso, non è che un articolo 18 conservato così come oggi è abbia aiutato il nostro Paese nella crescita, anzi, la logica dice che è stato proprio tutto il contrario. Ma se il “ riformismo” ( in senso lato ) sarà all’altezza di capire e di svolgere questo nobile compito ( del che questo blog dubita molto ), diventerà sicuramente una modifica marginale quella che dovrà riguardare forzatamente l’articolo diciotto. Se invece il “ riformismo” non sarà all’altezza di questo suo compito tutta questa discussione rimarrà soltanto l’ennesimo avvilente e inutile scontro tra “ sedicenti riformisti” e “ confermati tradizionalisti”. Ed allora , che il Governo vada comunque avanti, ignorando chi crede di possedere inesistenti diritti di veto o chi immagina ancora possibili ricatti ed intimidazioni piazzaiole.

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RIFLESSIONI SULLE LIBERALIZZAZIONI DEL GOVERNO MONTI


Torno, consentitemelo, sulle liberalizzazioni. Il pensiero è elementare . Ci sono i fornitori dei servizi e gli utenti. i primi si sono organizzati per ridurre la competizione , per livellare i loro prezzi così da eludere un mercato del tutto competitivo. Cosa disdicevole e , nel nostro Paese, anche perseguibile dall’Autorità per la Concorrenza. Ma la competizione è molto faticosa. Ne sanno qualcosa milioni di piccoli imprenditori che ogni giorno si devono sbattere l’anima per la pagnotta, e non possono mai rimanere fermi per non restare superati. Ma , allora, ( porca miseria ne discutiamo dai tempi delle lenzuolate di Bersani, Dio Bono!) questo benedetto “ servizio taxi” è stato liberalizzato? Sì, Yes , done! . E’ vero che le farmacie non sono liberalizzate? Sì, yes don’t! Mi fermo a questi due soli casi , sui quali , peraltro, si sta concentrando il governo. Allora vediamo cosa succederebbe se si liberalizzassero i due settori I produttori ( tassisti e farmacisti ) perderebbero reddito. Anche su questo non c’è dubbio Ma la società resterebbe per il resto del tutto immobile . Nel senso che tassisti e farmacisti perderebbero parte delle loro rendite di posizione, mentre intorno a loro tutti continuerebbero a fare gli affari loro. Se questa una vera e propria punizione per tassisti e farmacisti, ditemi voi allora che cos’è! Certo, le liberalizzazioni non sono una materia facile, impongono delle scelte dolorose e costose , significa , per i partiti politici, stare dalla parte dei produttori o dei consumatori. Insomma giocarsi il consenso politico popolare. Ecco perché va bene il Governo “ tecnico” per attuarle, un Governo che , appunto, non dovrebbe avere simili preoccupazioni . Ma danneggiare solo una delle due categorie ( dove poi un “ fornitore” per professione è anche un “utente “ di quel mercato nel suo privato ) è solo un’ingiustizia. Semplifico:. é vero che con il “bel altro” non si combina mai nulla e da qualche parte tocca partire: ma “l’ingente capitale politico” speso da questo governo per le liberalizzazioni di Taxi e Farmacie forse lo poteva spendere per settori ben più protetti e soprattutto più importanti per l’economia nazionale. O sbaglio ?

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FORMIGLI VS FIAT O FORMIGLI VS NOI TUTTI?

Anche Mentana , ci mancava solo il predicozzo indignato di Enrico Mentana, last but not the least voce del coro delle proteste contro la decisione del Tribunale di Torino – siamo ancora e solo al primo grado – che per ora ha dato ragione alla FIAT la quale aveva denunciato per diffamazione un servizio di Formigli prodotto per la trasmissione “Annozero”. Sono intervenuti un po’ tutti in questa storia , tutti a stracciarsi le vesti per la sentenza che “ soffoca la libertà di stampa”, che “ intimidisce il giornalismo “, che “ è grossolanamente sproporzionata nella cifra da pagare rispetto alla questione”, insomma la solita solfa . Questo blog non sa né può sapere quanti di questi indignati abbiano veramente visto e sentito quel servizio , che risale ad una puntata di Annozero del 2010. Questo blog invece se lo è andato a rivedere ed a risentire tutto ritrovando anche la rivista “Quattro Ruote” di quell’anno che aveva già pubblicato un esame tecnico - sulle auto in questione che il servizio di Formigli raffrontava. La MiTo e la Mini. La MiTo è prodotta, lo sappiamo, dalla FIAT.

E’ SPROPORZIONATO IL RISARCIMENTO ?
Capisco bene chi , a prima vista, resta molto scettico sull’ammontare del risarcimento riconosciuto alla FIAT, una cifra che è certamente lontana dalle possibilità di un qualsiasi giornalista. Ma solo apparentemente, perché tutti sanno, anche se fingono di dimenticarsene – anche Formigli lo sapeva molto bene, anche Mentana, anche Santoro ed anche la Gabanelli ed anche Repubblica ed anche “Il Fatto”,ecc- che praticamente per contratto la RAI garantisce per tali evenienze e si accolla il pagamento di tali risarcimenti diffamatori. Insomma tutti costoro, Fornigli, Santoro, Mentana, Gabanelli, ecc sapevano molto bene che se monto un servizio giornalistico per diffamare qualcuno, quel qualcuno sa altrettanto bene che l’indennizzo lo pagherà la RAI e non il giornalista autore del servizio e dunque non vedo per quale motivo questo qualcuno diffamato debba porsi la questione se la cifra sia o non sia “ sobria” . Sotto questo profilo, poi, aggiungo, che se un servizio giornalistico scredita e diffama un “ prodotto industriale” il risarcimento non potrà non tener conto del danno derivante sul “ mercato” di quel prodotto e degli investimenti effettuati per produrre quel prodotto. In soldoni, se io diffamo la mia ex fidanzata è chiaro che l’indennizzo sarà proporzionato alla normale dignità della mia ex con conseguente risarcimento accessibile anche alle mie tasche. Se invece un servizio ha come scopo quello di screditare la Mercedes ( è un esempio) non è pensabile che il risarcimento debba essere come quello affibbiato al diffamatore della ex . Mi pare tutto comprensibile. Dunque non vedo ragione alcuna delle lamentele sulla esorbitanza del risarcimento riconosciuto alla FIAT. Per i due motivi che ho già illustrato e cioè in primis perché Formigli era ben consapevole che stava creando un servizio con lo scopo di screditare, oltre tutto in quel modo tecnicamente barbaro, un “ complesso prodotto industriale “e non “una persona “ qualsiasi, sia perché Formigli ( e tutti gli altri, Santoro, Gabanelli, Mentana, anime belle e pure varie ) sapevano benissimo che il rischio di rispondere in prima persona di eventuali reati diffamatori era inesistente perché l’indennizzo “lo paga mamma’”, cioè la RAI, cioè noi. Mortifica ed irrita dunque sentire tutti questi indignati recitare , sapendo peraltro di mentire, la disgustosa parte di “ Alice nel Paese delle meraviglie” gridando al solito “ bavaglio”, alla solita “ intimidazione” credendo che tutti i lettori e gli ascoltatori siano degli emeriti gonzi da prendere per i fondelli. Non ricordo però nessuno di questi intemerati difensori di inesistenti intimidazioni alla libertà di informazione , ma arroganti difensori della propria libertà di infangare , che avesse mosso un ditino mignolo di uno dei due piedi quando ( un solo esempio su mille) un certo Signor D’Alema pretese tre miliardi di vecchie lire ( oggi sarebbe 1,5 milioni di Euro, un quinto dell’indennizzo a favore della FIAT ) da Forattini per un semplice disegno!

UN SERVIZIO SEMPLICEMENTE VEROGNOSO E DA CANI, QUELLO ORDITO DA FORMIGLI

Da un punto di vista esclusivamente tecnico, poi, quel servizio di raffronto fra le due auto non si presenta come tale: perché almeno avrebbe dovuto spiegare agli ascoltatori la differenza fra le due autovetture, a diesel e a benzina, informarli se i rispettivi allestimenti si equivalessero o meno, spiegar loro che una cosa è una cilindrata da 1000cc altra cosa è una cilindrata di 1600 cc. Cosa che Formigli non ha fatto assolutamente. Non solo. Inoltre la successiva così detta prova su strada ( il giro di pista del filmato) è la parte assolutamente peggiore del servizio, dove viene taciuto che la MiTo in questione non era la “MiTo QV”, ma semplicemente la “MiTo Multiair 135CV”; dove non viene reso noto che quella MiTo compie quel giro di pista con “ l’ESP inserito” ( perché disinseribile ) , strumento che la rende per forza più lenta. In seguito Formigli ha fatto anche di peggio, perché quel suo servizio si basa sull’esame della MiTo della famosa rivista “ Quattro Ruote” , servizio del quale Formigli, però, riprende solo la parte che criticava il prodotto FIAT ( carente rispetto all’altra vettura proprio nel giro di pista ) ma omettendo di citare tutte le altre parti di quel giudizio del tutto favorevoli alla MiTo. La perla di Formigli poi sta nel fatto che mentre ha più volte estrapolato appunto dall’esame di Quattro Ruote la parte negativa alla FIAT , si è poi stranamente “dimenticato” di riportare proprio la parte più rilevante e cioè le conclusioni del giudizio di “ Quattro Ruote” che erano del tutto favorevole per la MiTo. Insomma la preordinazione di manipolare i fatti è palese, così come la volontà preconcetta di screditare il prodotto FIAT. Questa non è “ libertà di pensiero” né “ libertà di stampa”, questa è solo “ libertà di infangare “, questa si chiama pura diffamazione premeditata , costruita a tavolino !

MA LE SENTENZE DEI MAGISTRATI , BIANCANEVI  BELLE INDIGNATE, NON AVETE SEMPRE DETTO CHE VANNO RISPETTATE?

Mi pare di aver sempre sentito dire da costoro che le sentenze vanno sempre rispettate. Però vedo che appena le stesse sentenze toccano loro ed i loro amici allora le stesse sentenze sono frutto di “ probabile corruzione e di malaffare “ ( Gabanelli), sono una minaccia alla libertà di pensiero e giù indignazione, critiche, sospetti, illazioni, riserve e chi ne ha più ne metta. Prendiamo per esempio Milena Gabanelli ed il suo “ Report” proprio su Formigli vs FIAT. La Gabanelli sa bene , meglio degli altri, che la RAI paga di tasca propria tutti gli indennizzi che il Tribunale dovesse comminare ai giornalisti come lei per diffamazione o altro. Lo sa benissimo perché lei ed il suo “ Report” godono di una tale discutibilissima impunità da decenni. Ma finge di non saperlo e per difendere Formigli non solo finge di dimenticarsi che Formigli non pagherà nulla alla FIAT perché lo pagherà la RAI ( cioè noi), ma addirittura si dedica al suo vero lavoro, al suo vero mestiere: quello di sfornare sospetti, quello di buttar là illazioni che generino nell’incolto ascoltatore il sospetto di chissà quali imbrogli. Così l’ineffabile Gabanelli ha scoperto che l’acqua, quando bolle, diventa calda, ma proprio così calda da scottare. Infatti, come fosse un quarto segreto di Fatima, ti scopre che i tre periti -ai quali il Tribunale di Torino ha dato incarico per la valutazione dei danni verso Formigli - ha scoperto che quei tre , pensate un po’, a Torino sono tutti, chi più chi meno , finanziati dalla stessa FIAT, compreso l’attuale Ministro Profumo. Che la Gabanelli tenti di costruire la solita bufala della “ segreta associazione a delinquere “ ordita sotto traccia dai “ nemici dell’informazione” è semplicemente RI DI CO LO. E’ forse un mistero che da sempre la FIAT sia stata la principale risorsa economica di Torino se non dell’intero Piemonte ? E’ forse un mistero di Fatima o di Lourdes che la FIAT finanziava Università, Fondazioni, Centri Studi, Centri di formazione del personale , giornali, riviste, periodici,ecc? . La Gabanelli era l’unica al mondo che non sapesse che a Torino “non si muove foglia che FIAT non voglia” ?

E chiudo con l’ultimo degli indignati, con Enrico Mentana . Certo che la sua difesa di Formigli sia un autentico autogol lo dicono le sue parole, il suo essere collega con Formigli nella famiglia della La7, nel fatto che Mentana anche lui “tiene famiglia”! E forse neanche una sola! Ma che ha detto mitraglietta nel suo
pistolotto su La7 ? Ha fatto quello che sa fare , tenere due piedi in cinque o sei scarpe, il gran paraculo , la sua specialità, una dote direi in lui innata. Ha detto subito che “Formigli ha torto marcio” (il paraculismo allo stadio terminale prevede che una immediata captatio benevolentiae) per poi sostenere , apoditticamente e senza fornire alcuna prova a sostegno di quanto affermato – come invece circostanzia questo blog – “, che i dati di Formigli erano veri”. Ma quali sarebbero, Mentana questi dati veri? Non è dato sapere, lui è come Falqui: basta la parola! Insomma tutto come al solito, Mentana condivide lo scettro di “ re dei paraculi” con il famoso “prestiparolatore “ al secolo Veltroni Walter quello che è “ a sfavore ma anche a favore”, lo scopritore della cura per il paraculismo devastante : il “ maanchismo”. Mentana vada a leggersi l’esame di Quattro Ruote sulla MiTo e sulla Mini , poi si vada a vedere il servizio di Formigli , poi ragioni e poi, prima di aprire bocca e dar fiato, ci spieghi , please. Poi , sapendo d’averla detta grossa, giù una bella slinguazzata, tipo fellatio in piena regola, pro FIAT (grande, storica, solare, ecc soliti epitaffi introduttivi di coltellate alla schiena ) per poi passare a quella che il gran paraculetto crede essere una stoccata anziché una “ grandissima minchiata”: dire che la FIAT controlla l’informazione ( La Stampa, Il Corriere, etc) . La qual cosa ,secondo Enrico Mentana , solo adesso e solo  per Formigli , minaccerebbe, come lascia intendere, la libertà di informazione? Ma mi faccia il piacere! Ma se è da una vita che nel giornalismo funziona tutto così!. Da una vita Agnelli regalava o prestava gratis auto ai giornalisti, finanziava scuole di giornalismo, agenzie giornalistiche, fogli aziendali, giornaletti scolastici tirati su a ciclostile, ecc ed il gran paraculetto, sceso dal pero, se ne accorge e se ne lamenta solo nel 2012, dopo settantanni!!!!! E poi, dulcis in fundo, il gran finale , quello che secondo la testolina del gran paraculetto dovrebbe essere un “vrai coup de theatre” sconvolgente .E che invece è una schifezza di un populismo ributtante. Perché il Mentanaparaculo ci svela, come fosse il qinto segreto di Fatima, che Formigli guadagna meno di Marchionne ( ma va?) e che , al contrario di Marchionne che paga le imposte in Svizzera, Formigli invece le paga in Italia. Grande notizia Mentana, ma non c’entra niente con la diffamazione di Formigli, solo che fa sempre tanto effetto su quegli idioti di ascoltatori, vero Mentana? Finale semplicemente da vomito. Se fossi Formigli, caro Mentana, dovresti scappare a gambe levate per evitare che ti metta le mani addosso. E i piedi a portata del tuo sederino d’oro.

Caro Formigli, rifiuti tutte queste pelose , offensive nonché ridicole sue difese e sia uomo, l’età ormai ce l’ha. Ammetta onestamente la sua colpa, tra l’altro di una evidenza accecante, confessi d’essersi prestato a fare la testa di legno per Santoro, invogliato dal guadagno immediato e dalla notorietà che poi, è un fatto acclarato, l’ha portata a condurre “ Piazza Pulita” su La7. Si assuma le sue responsabilità morali, non faccia la vittima, non tenti di passare per martire perché Lei ha fatto il boia, non è la vittima. Sia uomo , lo dica apertamente, tanto Lei non pagherà una lira, perché paghiamo noi contribuenti. A meno che la sua educazione non sia proprio questa. Quella tipica dei Santoro e dei Mentana che mangiano ovunque capiti ( a destra ed a sinistra) e che sul denaro ci sputano sopra , ma solo dopo che lo hanno ben incassato e messo in banca ? O quella della Gabanelli che produce diffamazioni ed illazioni su tutti sapendo che tanto paga mamma RAI? Insomma, Formigli, lei è un uomo oppure un piagnucoloso , fastidioso e fasullo fintomartire? Ci facci vedere chi è, direbbe il Rag Fantozzi: ecco ci faccia vedere proprio chi è Lei. Con i fatti, non con le lamentale e con le chiacchiere.

Roma , sabato 25 febbraio 2012

Gaetano Immè

martedì 21 febbraio 2012

QUER PASTICCIACCIO BRUTTO DE LA ENRICA LEXIE

Rispolvero, con fatica, le basilari nozioni del Diritto Internazionale e del Diritto della Navigazione ( a quei tempi erano due esami facoltativi) e mi accorgo che tante cose non vanno in questo “ pasticciaccio brutto della Enrica Lexie”. . Sono sinceramente sconcertato della gestione del tutto incoerente, sbagliata e autolesionistica da parte della diplomazia italiana che ha praticamente “ consegnato “ alla giustizia Indiana i due soldati italiani. Andiamo con ordine elementare. C’è innanzi tutto il Diritto della Navigazione per il quale, essendo avvenuto il fatto ( la sparatoria ) a 33 miglia marine dalle coste indiane e quindi in acque internazionali, la giurisdizione deve essere necessariamente quella indicata dalla bandiera della nave: quindi italiana. C’è poi , a quanto si legge nelle regole d’ingaggio, una procedura della stessa Marina Militare Italiana che impone “ il prelievo ed il rimpatrio “ gli “ elementi a rischio”.C’è ancora un avviso della Marina Militare Italiana che ordina , in caso di contenziosi con strascichi giudiziari , di restare in acque internazionali. Perché dunque i due militari sono stati consegnati alle autorità indiane? Devo rammentare che fu proprio sulla base dell’ultima regola ricordata – che vale anche fuori dal caso acquatico – che le autorità statunitensi , nel caso della strage del Cermis – non si sognarono neanche lontanamente di consegnare i loro piloti alla Procura della Repubblica di Trento. Ora ai fatti: le autorità indiane si oppongono all’autopsia sui due cadaveri indiani; ma l’autopsia certificherebbe senza alcun dubbio se quei due poveri pescatori siano stati uccisi da armi da fuoco in dotazione alle nostre forze dell’ordine. Ancora: la Marina Militare Italiana si era opposta alla richiesta formulata dalla Guardia Costiera Indiana di raggiungere il porto di Kochi ( dunque di abbandonare le acque internazionali e la giurisdizione italiana ) per fornire ragguagli e chiarimenti circa l’assalto dei pirati. Non era assolutamente nel loro diritto pretendere tutto ciò dai nostri connazionali. Illecito anche il fatto che l’India ignori completamente il Diritto Internazionale e quello della Navigazione. Questo blog ritiene che debba essere ricercata la verità e che questa ricerca spetti solo alle autorità italiane. Delle conseguenze sulla Ghandi e sui suoi figli non vogliamo né possiamo tenerne conto, né assecondare rancidi rancori colonialisti che armino volontà e mani indiane. Chiediamo dunque che il Governo ed in primis la diplomazia Italiana, sotto la guida del Ministro Terzi, riporti a casa i due militi i quali, qualora ci fossero dubbi sul loro comportamento, dovranno essere processati ma solo dalle autorità italiane.

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MINISTRO SEVERINO, E’ TROPPO CHIEDERLE CHIAREZZA DI IDEE SULLA GIUSTIZIA?

Domenica scorsa , credo,nel programma di Lucia Annunziata “ In Mezz’ora “ è intervenuta il ministro della Giustizia, Paola Severino. Le domande vertevano sulla giustizia, e il Ministro ha dato delle risposte che mi hanno lasciato sbigottito, a dir poco. Perché non si riesce a capire esattamente quale sia il suo pensiero per quanto riguarda la riforma della giustizia e il rapporto tra politica e magistrati. L’impressione è che il Ministro non voglia scontentare i magistrati, e mi pare che ci sia riuscita molto bene . Parliamo dunque prima di tutto della prescrizione. Per il ministro Severino, potrebbe essere corretta l’aberrazione giuridica di Vietti ( attuale Vicepresidente del CSM), secondo il quale la prescrizione dovrebbe essere ‘congelata’ quando il giudice decide che il processo va fatto. Praticamente, con questa regola l’imputato rischia di trovarsi sotto processo anche per un decennio perché in tal modo sull’imputato vanno ad abbattersi tutte le inefficienze della giustizia e la stratosferica lentezza dei processi. Alla fine della fiera, come suol dirsi, ne uscirebbe un sistema giudiziario in cui il magistrato è ancor di più deresponsabilizzato di quanto non lo sia già abbondantemente ora, perché con una simile norma la sua irresponsabilità verrebbe riconosciuta quale statuita legalmente. Basta un esempio, quello di quel Magistrato che non aveva scritto e depositato una sentenza per la bellezza di sette anni il che ha permesso ad un gruppetto di mafiosi di ritornare in libertà. Ecco, con la prescrizione congelata, il giudice non verrebbe neanche sanzionato , l’imputato si è giocato un bel numero di anni per ottenere giustizia , si è giocato anche il diritto ad appellare e la certezza del diritto va a farsi fottere in questa ordalia giustizialista . Dico la verità: inaccettabile. La legge Cirielli è una pietra miliare del garantismo processuale. Non è colpa dell’imputato — almeno in questo caso — se lo Stato brucia la sua pretesa punitiva in un meccanismo perverso, gestito da funzionari che non sanno fare bene il loro lavoro perché sanno che ai loro errori non consegue alcuna sanzione, anche perché tutti i termini decadenziali sono previsti solo per l’esercizio del diritto di difesa, ma non per l’attività giudiziaria in sé (se non in rare eccezioni). L’equità, tanto cara a questo Governo, fra accusa e difesa, vorrebbe che siano stabilite delle decadenze processuali anche per i Magistrati (con le conseguenti responsabilità personali in caso di loro violazione), in modo da far muovere di più i giudici con conseguente diminuzione dei reati prescritti. Soprattutto, il cittadino otterrebbe giustizia in tempi processuali umani. Passando invece all’altra domanda della Lucia Annunziata, e cioè se secondo il ministro esistano nel nostro sistema giudiziario le cosiddette “toghe rosse”, beh, il ministro ha risposto laconicamente che lei essendo avvocato ha sempre visto una contrapposizione tra accusa e difesa. In altre parole, il ministro ci ha voluto dire che di toghe rosse non ne ha mai visto. Diciamo che è una risposta che lascia davvero basiti. Forse il Ministro stava parlando di un altro Paese. Lo stesso orientamento politico di Magistratura Democratica e dell’Associazione Nazionale Magistrati è ben evidente ed è ben chiara da non lasciar dubbi. Se aggiungiamo il fatto che molti magistrati — oggi sulla cresta della notorietà — hanno apertamente dichiarato le loro simpatie politiche senza alcuna conseguenza disciplinare, la conclusione mi pare ovvia . Non dico assolutamente che sia giusto fare di tutta l’erba un fascio, ma è chiaro che se confrontiamo i processi a carico di politici del centrosinistra con i processi a carico di esponenti del centrodestra ( non solo Berlusconi, quindi) e se mettiamo a raffronto il numero dei processi che dal 1994 ad oggi sono stati orditi a carico del solo Berlusconi con quanti di essi si sono conclusi senza alcuna condanna per lo stesso Berlusconi, beh! occorre essere ciechi, sordi, muti e faziosi da morire per non coltivare più di qualche dubbio! Questo Blog apprezza il fatto che il ministro Severino ha voluto dare delle risposte “ politiche” che tentano in un qual modo di non provocare i magistrati. Il problema che il Ministro Severino mi ha posto, dopo quella trasmissione ,è che le risposte che ha dato e le politiche che ha proposto non solo scontentano la nostra costituzione, non solo diminuiscono la democrazia ma soprattutto se ne strafregano delle aspettative di un popolo che non ne può più di una giustizia da terzo mondo e di un corpo giudiziario privo di responsabilità.

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MANI PULITE , MANI SPORCHE O COSCIENZA LURIDA ?


Mi sono chiesto varie volte come e perché fosse finìta Mani pulite . Forse perché Antonio Di Pietro si dimise dalla Magistratura addì 6 Dicembre 1994, “ dopo” avere emesso il 22 Novembre 1994 a carico del Premier Silvio Berlusconi la famosa “ comunicazione giudiziaria “ nella quale si ipotizzavano a carico del Premier i reati di corruzione della GdF ma “ prima che si tenesse presso la Procura della Repubblica di Milano l'interrogatorio dello stesso Premier , che era originariamente previsto per il 26 novembre. ? E’ vero che il neogoverno Berlusconi I ordinò sul Magistrato Di Pietro una ispezione ministeriale e che Di Pietro si disse sempre condizionato dall’ispezione – se non addirittura ricattato – talché si dimise dalla Magistratura ma solo dopo averne saputo la chiusura, e però intanto continuò a spiegare al mondo intero che lui non aveva niente da nascondere. Di Pietro da nascondere aveva invece un sacco di cose (le trovate tutte tutte nero su bianco nella sentenza del Tribunale di Brescia n.65/1997 del 29.1.1997, dove si spiega che certi suoi comportamenti gli avrebbero fruttato perlomeno dei provvedimenti disciplinari) e dall’altra perché le sue ambizioni politiche erano delineate da un pezzo.

Senza un certo clima da “ Cavalleria rusticana “, poi, il P.M. Di Pietro valeva poco: o niente e lo dimostra quando accadde al Pool dopo il suo abbandono. Alcuni Pm di Milano, cito il Dr. Paolo Ielo ed il Dr. Elio Ramondini, tentarono di riesumare, di concludere procedimenti che erano stati le basi portanti di Mani pulite: ma che erano rimasti un po’ trascurati in quella fase preliminare, indubbiamente dominata , sia processualmente che mediaticamente, dagli interrogatori di Di Pietro. Ma in realtà la montagna ( resa mediatica ) aveva partorito un sorcetto, solo il processo-vetrina a Sergio Cusani e il processo Enimont che ne era il clone: due processi semplici perché fondati essenzialmente su confessioni degli interessati ( vedi Cusani, ad esempio). I P.M. Ramondini e Ielo ebbero il compito di orizzontarsi fra le montagne di faldoni di cui soltanto Di Pietro conosceva una logica, qualora ci fosse.Il P.M. Ielo, per esempio, perdette mesi e mesi di tempo e di lavoro per riordinare le carte dei filoni Pci e quei pochi processi che in quella direzione si sono conclusi, si devono alla sua caparbietà.

Ma inutile girarci intorno:il Pool puntava solo su Berlusconi. Prima c’era Di Pietro che martellava, mentre agli altri pm, come dirà Francesco Greco, «competeva un lavoro di ricostruzione successivo agli interrogatori… ma la situazione si è modificata nel corso del 1994 fu lo stesso Di Pietro a dire che non arrivava più acqua al suo mulino. La fonte di quell’acqua era, che Dio li perdoni, semplicemente il carcere, inflitto agli indagati o minacciato agli inquisiti , era la paura delle manette che stimolava quella che venivano gabbate per “collaborazioni” quando invece erano delle “ prezzolate e convenute delazioni”. Ecco cos’ era cambiato e che , furbo, Di Pietro ne aveva già odorato il sottile refolo. Era il carcere, coi suoi effetti, che era venuto a mancare durante quel cambio di stagione. Oggi la Triade de Il fatto - Barbacetto , Gomez e Travaglio - nel loro «Mani pulite», appena ridipinto a nuovo , tentano di mascherare questa fondamentale ed incancellabile verità. Fin dai primi interrogatori i magistrati si trovano davanti persone che presto o tardi finiscono per confessare. Tradotto in italiano significa che confessavano perché erano sbattuti in galera o perché erano minacciati dalle tintinnanti manette del Di Pietro . Confessavano perché quell’evento – Mani Pulite – consentì e permise un’ordalia medioevale giustizialista, con un uso spropositato delle manette.

La tecnica di quel Pool era semplice e diabolica: ogni volta venivano  ipotizzati reati i più gravi possibile, così da giustificare ogni volta l’uso della carcerazione preventiva che sconfinava nella tortura fisica. Il Pool ricorreva a queste bassezze inquisitorie anche davanti a semplici violazioni di tipo amministrativo, come era e come resta il finanziamento illecito dei partiti. Per comprendere bene la portata di quest’ordalia , credo sia sufficiente constatare quante delle persone poi condannate per mani Pulite ( i condannati, recitano le statistiche, furono- dati ISTAT- 1248 ) a pene del tutto marginali, cioè a pene inferiori ai due anni che venivano poi anche sospese con la condizionale, avessero invece scontato la carcerazione preventiva. Sempre i dati ISTAT mi dicono quasi tutti. Non qualcosa, ma molto non mi torna. Ma se il rilievo penale mosso dal Magistrato già inquadrava un reato secondario e marginale punibile con una pena di due anni per quale motivo ricorrere massicciamente all’uso indiscriminato della carcerazione preventiva? Dio santo, ma che ci sta a fare un Magistrato se non a valutare proprie queste evenienze e possibilità?. Di Pietro ne era maestro nella presunzione di reati incredibili e nello sbattere dietro le sbarre un indagato – ance, ripeto, per semplici reati amministrativi - perché tanto, per derubricare un reato, c’era sempre tempo. Come ha dimostrato Cagliari.

Nei paesi civili si va in galera dopo una condanna, non prima. E si attende il processo con la prospettiva di doverci finire semmai in galera e non di uscirne. Ecco cosa dice il P.M. Francesco Greco: «Dopo le dimissioni di Di Pietro cominciammo a lavorare prevalentemente su documenti e con altre tecniche, quali intercettazioni telefoniche ed ambientali, in precedenza trascurate in quanto non necessarie». Non necessarie ? Certo, lor signori mettevano in carcere , che bisogno c’era di perder tempo a cercar prove quando dietro le sbarre ed usando questa specie di tortura era facile facile far confessare qualsiasi cosa, pur di uscire da quell’inferno?

Nell’indagare sulla metà , diciamo, oscura dell’italiano medio, Di Pietro preconizzava ed organizzava se stesso: nella patria da record mondiale delle seconde case, lui, era giunto ad averne cinque; forse sei; nel regno degli abusi edilizi, diciamo così, aveva avuto i suoi bei problemi; nel Paese che adora le automobili lui pretendeva per se stesso la Mercedes dell’amichetto e una più sobria Lancia per la moglie; nel Paese dei corrotti costrinse Pacini Battaglia a fare assegnare alla sua compagna, l’avvocato Mazzoleni, tutte le pratiche di incidenti automobilistici di una nota Compagnia di assicurazione; in Italia , paese di furbi, di ladruncoli, di papponi - non solo di naviganti e di poeti - sarebbe diventato lo scroccone per antonomasia , un soggetto truffaldino che riuscirà, incredibile a dirsi, ad incassare personalmente ’intero finanziamento pubblico che era dovuto invece ad un partito politico. Ci vuole anche una certa predisposizione a delinquere bene, non è certo da tutti. E poi, si sa, lui Magistrato e poliziotto è stato e, lo sanno tutti, anche fuori dalla Sicilia, che “ per conoscere una buona stoffa ci vuole un buon mercante”

Ma in quegli anni , nel 1994 intendo, l’italiano medio , diciamo moderato, tutto questo riusciva a percepirlo a mala pena. Nell’ estate di quell’anno Antonio Di Pietro era ancora “il Giudice “ che arrestava i corrotti, per un mondo migliore, come Padre Virginio Rotondi. Non è esagerato né ridicolo rammentare come Di Pietro, sempre in quegli anni, avesse usurpato nel cuore degli italiani il posto di Sant’Antonio da Padova. E la grande stampa assecondava alla grande questa menzogna colossale , perché, invece, Di Pietro era il braccio armato della violenza inquisitoria di una Procura che aveva lo scopo di trucidare il pentapartito non quello che gli si attribuiva di moralizzare la politica italiana. Che fosse purtroppo proprio così lo dimostrano tutti i fatti che oggi inquinano il Paese, nel quale la sceneggiata della corruzione e del ladrocinio viene ripetuta ogni giorno, un film che ha cambiato gli attori e le comparse, ma non certo la sua sostanza .
Ma siccome e per fortuna le cose cambiano , così pian piano anche l’italiano medio ha cominciato a riflettere su Mani Pulite . L’aria è cambiata , tanto che lo stesso Francesco Saverio Borrelli, Capo di quel Pool, ammetterà, anni dopo:« che l’aria cambiò più o meno in coincidenza con l’indagine sulla Guardia di finanza ( ricordo che la GdF fu coinvolta in scandali pazzeschi essa stessa , con finanzieri che indagavano ed arrestavano colleghi, etc) … finché si trattò di colpire l’alta politica e i suoi rappresentanti, i grandi personaggi dei partiti che cominciavano a stare sullo stomaco a tutti, non ci furono grandi reazioni contrarie. Anzi. Ma quando, con l’indagine sulla Guardia di finanza, si andò oltre, apparve chiaro che il problema della corruzione in Italia non riguardava solo la politica, ma larghe fasce della società, insomma che investiva gli alti livelli proprio in quanto partiva dal basso. A quel punto il cittadino medio ebbe la sensazione che questi moralisti della Procura di Milano volessero davvero passare lo straccio bagnato su tutta la facciata del paese, sulla coscienza civile di tutti gli italiani. Parlo del cittadino medio, che vive spesso di piccoli espedienti, amicizie, raccomandazioni, mancette per poter campare e rimediare all’inefficienza della pubblica amministrazione. A quel punto, ho l’impressione che la gente abbia cominciato a dire: adesso basta, avete fatto il vostro lavoro, ci avete liberato dalla piovra della vecchia classe politica che ci succhiava il sangue, ma adesso lasciateci campare in pace. Quando abbiamo toccato la Guardia di finanza, a parte le reazioni ovvie del mondo politico, anche una parte di imprenditori si è sentita toccata troppo da vicino da quest’ansia di pulizia che veniva dalla Procura… Ci si stufa delle guerre, figuriamoci di Tangentopoli». dirà anche Piercamillo Davigo:«Le vicende che mi hanno più impressionato non sono state quelle delle grandi tangenti… Sono le piccole vicende a deprimermi. Mi sono capitati due o tre processi dove centinaia di persone hanno pagato somme di qualche milione per non fare il servizio militare. Parliamo di centinaia di persone, non di qualcuna. Questo vuol dire, in primo luogo, che io pago non solo per non fare il servizio militare, ma anche perché altri lo facciano al mio posto… È la stessa cosa, in grande, del non rispettare la fila. In secondo luogo, manca una percezione della gravità del comportamento tenuto. Eppure tutti i giovani venivano da buone famiglie che li finanziavano, perché a diciannove anni non si hanno dei milioni cash nel portafogli. Questo la dice molto lunga sulla diffusione di certi comportamenti e sulla valutazione che di essi viene data nel complesso della società». Scriverà poi anche Enzo Carra, ex portavoce democristiano (oggi all’Udc) che proprio Davigo aveva fatto condannare: «Mani pulite fu in ultima analisi un piccolo squarcio nei nostri vizi pubblici e privati; poteva essere una grande occasione per metterli sotto accusa, questi vizi, insieme ai corrotti e ai corruttori. È stata una grande occasione mancata per cambiare le regole e i comportamenti nella nostra società… Con un’eccezionale prova dell’italianissima arte di arrangiarsi il cammino è ripreso come prima, o quasi… Invece di cambiare sistema si è cambiato discorso».

Perché dunque Mani Pulite è finita se la corruzione è una metastasi che ha invaso ormai tutto il corpo del Paese ? La risposta è molto semplice: è finita perché chi doveva trarne giovamento lo ha ottenuto. La classe politica italiana si è liberata dei partiti che comandavano da sempre il Paese e questo le permetteva di sperare di avere praterie di consenso e di potere davanti a sé. Il PCI di Occhetto ha avuto dal Pool quello che al Pool aveva richiesto , dal Piazza Navona in poi: di essere salvato dal massacro dei partiti politici nemici , con i quali condivideva la corruzione senza mai riuscire a perforare la resistenza di Craxi di consentire al PCI di entrare nella stanza dei bottoni. Di Pietro ha avuto il massimo della vita: la sua carriera da Magistrato era ormai compromessa ( vedere sopra), doveva assolutamente sottrarsi al giudizio del CSM, la cui imminente decisione a lui sfavorevole avrebbe certamente indotto il Tribunale di Brescia a condannarlo per tutti i reati indicati nelle inchieste sopra ricordate. Dunque un ottimo scambio: salvare il PCI ( anno 1994 ) , condannare alla caduta il Governo Berlusconi I con accuse false ( Berlusconi fu assolto in quel processo sulle Tangenti alla GdF con formula piana solo nel 2001, dopo lunghissimi sette anni durante i quali la sua inchiesta consentì di far governare dal 1994 fino al 2001 chi ne 1994 aveva clamorosamente perso le elezioni politiche popolari) , lasciare la Magistratura sottraendosi dunque al giudizio del CSM, incassare una ricca pensione baby ( alle dimissioni aveva solo quarantaquattro anni e godeva del sistema retributivo) contro le quali in Senato urla e aspettare con estrema calma il 1996, anno in cui decise di scendere in politica. E quando chissà per quale motivo D’Alema gli regalò il seggio elettorale più sicuro in Italia con il PCI: quello del Mugello, dove Antonio Di Pietro sconfisse, con numeri bulgari, un disperato e coraggioso Giuliano Ferrara. Convenne a quasi tutti quei PM di quel Pool, da Borrelli a Davigo a Colombo, chi Senatore , sempre dei DS, chi superpensionato famoso, che hanno vissuto e goduto in conferenze, articoli, interviste, comparsate televisive, libri, etc come eroi. E’ stato un successo per tutti insomma. Meno che per l’Italia, presa per i fondelli da questi quattro banditi da valico.

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FACCIAMOCI ANCORA DEL MALE!!!!

Della serie morettina di “ facciamoci del male”, anzi per arricchirla , ecco una novità fresca fresca . Pare che in Italia , il Ministro Severino, ipse dixit, ci sia bisogno di un nuovo tipo di reato penale: la corruzione fra privati. Andiamo proprio a gonfie vele! Siamo sempre alle solite. Questa è l’Italia , cambiare non si può! C’è un problema? Una bella legge ed il problema è risolto. Mancano posti di lavoro? Una bella Legge che dica “ da domani ci sono cinque posti per ragionieri…” ed il problema è risolto. Calano gli ordinativi dell’estero del prosciutto San Daniele? Niente paura, una bella Legge dove si dica, per esempio, “ dal 1 febbraio ’12 il volume d’affari della San Daniele Prosciuttifico SpA deve aumentare del 20%...” ed il problemino è bello che risolto. Vi chiederete: chi paga ? Chi paga quei cinque Ragionieri, chi paga l’aumento della produzione del prosciutto se quelle aziende non vendono sul mercato? E chi deve pagare, secondo voi? Lo Stato, cioè noi stessi. Come? Spremendo ancora di più i soliti noti che già pagano le imposte, perché gli evasori quello stesso Stato non li sa stanare. Per me è come vedere il figlio di un amico che ha strappato la faccia al padre. Così questo Stato dalla Legge facile mi sembra figlio di quello Stato centralizzato, sovietico, quello dell’economia pianificata, quello dei piani quinquennali, proprio spiccicato a lui. Talis pater talis filius.

Ma ritorniamo nel merito del nuovo reato di corruzione tra privati. Non ci bastava la figura del “ pubblico ufficiale” nel settore , appunto, pubblico con tutte le cause per corruzione che dovrebbero ( avrebbero dovuto ) togliere .la voglia al classico funzionario di farsi dare o promettere la sua bella mazzetta per agevolare il corruttore. Figurarsi. Non appena ce lo sussurra questa grandiosa Europa dei burocrati e subito noi siam pronti alle armi: sfornare l’ennesino reato penale, quello d “ corruzione fra privati”. Ma non bastavano per caso il già esistente diritto civile e quello commerciale? , per i casi più gravi, il già esistente Diritto Fallimentare? Non sono sufficienti i classici reati : che so, il reato di “ truffa”, quello di “ appropriazione indebita”, la così detta “ azione sociale di responsabilità” nel caso s tratti di una società, eccetera? Nossignore. Allora ben riparati e protetti dietro l’alibi moralistico , ingannatore e farisaico di “combattere la corruzione “ , che ci riguarda solo se è pubblica fra l’altro , si amplia il penalmente rilevante ai rapporti tra privati. Il godimento vero di chi è favorevole a simili scempiaggini , di chi ne gode più compiutamente rispetto ad un rapporto sessuale , consiste nel vedere perseguito un obiettivo morale con la sanzione penale. Insomma siccome è peccato ma non reato un accordo fra privati, io lo tramuto in reato e così ho trasformato il peccato in reato. Per la gioia ed il godimento corporale delle troppe beghine e dei tanti bacchettoni d’Italia .

Il Ministro Severino vorrebbe dunque fare entrare in azienda i P.M. per tutelare non so bene quale supremo bene giuridico. Con l’obbligatorietà del’azione penale, senza la necessità di alcuna denuncia di parte, altra lenzuolata di procedimenti penali in arrivo sul primo binoario dei nostri malandati Tribunali. Impossibile pensare di non perseguire un reato semplicemente perché non ne abbiamo i mezzi, ma chi è colpa del suo mal, piange se stesso.Tra il Ministro Severino e l’ineffabile Lucia Annunziata il concerto in “ Mezz’ora” è stato adatto al palato dei moralisti d’accatto di casa nostra. Giù a farsi vedere giustizialisti e moralisti come oggi è di moda . chi se ne fotte poi di affrontare il vero dramma del Paese , cioè la cronica incapacità della giustizia civile di dare soddisfazione alle più elementari e legittime pretese. Sotto dunque con le novelle ipotesi di corruzione tra privati nelle aule civili, chi se ne sbatte che non riusciamo ad andare a sentenza per un credito di dieci euro. Questo blog ha sempre combattuto contro quell’ignobile vigliaccheria che rappresenta il classico “ i problemi sono bel altri”! Ma a tutto c’è un limite.

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IL VANGOLO SECONDO IL FATTO

Ancora a proposito del ventesimo anniversario di Mani Pulite! “ I tre de “ Il Fatto Quotidiano” , da non confondere con i” I tre dell’Ave Maria “Barbacetto, Gomez e Travaglio, con un tempismo di rara precisione ( ma loro sono dei puri, non ci hanno fatto caso alla coincidenza, ci mancherebbe altro!) hanno sfornato dal loro consueto “ backofen “ ( forno ) il libro numero…….(boh!!!) su Mani Pulite. Statene certi, costoro dicono la verità lì sta scritta sola la verità, niente altro che la verità. Garantito anche dalla prefazione di Pierluigi Davigo. Chi è, chiedete, P.L. Davigo? Un P.M. del Pool di Mani Pulite, collega di Di Pietro, persona stimabilissima e colendissima, assolutamente disinteressata a santificare dunque Mani Pulite, ci mancherebbe altro! Davigo era uno di quelli che sosteneva che quelli del PSI, della DC, del PRI, del PSDI “ non potevano non sapere “ mentre quelli del PCI di Via delle Botteghe Oscure “ potevano benissimo non sapere” ( mica erano appunto democristiani o socialisti o repubblicani o socialdemocratici !) a chi fosse destinato un miliarduccio in contanti portato da tale Primo Greganti nella sede storica del PCI , forse per usarne le banconote come carta igienica per i bagni. Non risulta che tutte quelle banconote siano uscite da quella storica sede. Ma forse sono finite nella cloaca !!!!!!!. Fosse per questo blog ,manderei quei P.M. a scandagliare la cloaca. Mah!!!! Una sola cosa chiedo ancora all’On. Massimo D’Alema: ma perché non ci dice per quale motivo Antonio Di Pietro fu da lui candidato nel collegio senatoriale ‘sicuro’ del Mugello appena si dimise dalla Magistratura per sfuggire al giudizio del CSM?

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PROFUMO …….D’ITALIA

Protesto violentemente contro chi va sostenendo – come alcuni visitatori di questo blog - che Profumo, è stato liquidato dalla Banca Unicredit con 40 milioni per non aver fatto un beneamato tubo. Non è assolutamente vero. In verità Profumo è stato liquidato con 40 milioni per svariati meriti ai quali sommariamente accenno:

1. ha portato Unicredit ad un passo da un clamoroso fallimento; per aver giocato per mesi con i derivati che hanno creato la bolla speculativa, pietra miliare della crisi globale che stiamo vivendo;

2. per essersi immensamente esposto con crediti elevati verso troppe aziende con bilanci critici in luogo di quelle con i conti a posto;

3.per essersi riempito (obbligato da qualcuno?) di titoli di Stato italiani (assieme ad Intesa, ma in misura maggiore);

4.per essersi riempito di una decina di miliardi di titoli greci;

5.per essersi espanso oltre il lecito all’estero con investimenti non sempre rispondenti ad economie di scala.

6.per aver portato il titolo Unicredit in Borsa, dal 1998 anno di nascita del gruppo, dai 6 euro di allora a 0,68 (valore di gennaio 2012 ante raggruppamento azioni), con una entusiasmante performance negativa del 90%!

Insomma, ci vuole una bella dose di faccia tosta, amici di questo blog, a sostenere che il Manager genovese non ha fatto nulla! Perbacco se ne ha fatte di cos!

A dire la verità a me pare che Profumo ne ha fatte di cose ben più di Tanzi, stessa direzione di Calisto nostro e , se volgiamo, anche ben più gravi di quelle del parmense col debole per i bilanci truccati,ù.

Ma siccome l’Italia è un Paese che sconta la Legge del contrappasso, per cui avendo appeso a capo in giù Mussolini e la Petacci con una ordalia primordiale e bestiale, dove dunque trovi in Parlamento un D’Alema ma anche un Paolo Napolitano al Quirinale , vedrai che il Manager genovese per tutte le perle che ha fatto invece di essere cacciato via a calci nel didietro,sarà premiato ( eccola l’Italia come la Sicilia di fine ottocento quando il Principe di Salina cazzeggiava con il famoso “ promoveatur ut amoveatur” ) e magari ce lo ritroveremo a contendere a qualcuno la carica di Premier , con la sua bella tessera del PD in mostra !.Il Cavaliere del Lavoro Alessandro Profumo, distruttore di ricchezza, magari futuro Premier. Vale ancora la pena fidarsi di questo Paese?

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LA COERENZA DI REPUBBLICA

Alcuni giorni fa, mi sono imbattuto nell’ineffabile Repubblica. Da qualche tempo hanno un chiodo fisso e ci parlano in tutte le salse della “diseguaglianza” in Italia. E pensate un po’ chi ti vanno a sentire per illustrare ben bene il loro scenario “allarme disuguaglianza, il gap tra ricchi e poveri ora ci spinge in recessione”? Alessandro Profumo l’ex ad di Unicredit uscito dalla banca con una liquidazione di 40 milioni di euro e con uno strascico giudiziario da 250 milioni di euro per presunta evasione fiscale a cui avrebbe contribuito. Vedi sopra. Ma siccome al peggio non c’è mai fine sapete cosa dice il “ genovese paraculo” a proposito della disuguaglianza a Repubblica ( e a chi, senno?)? Dice che “é l’evasione la prima causa delle ingiustizie”.Riassunto delle puntate precedenti: un banchiere che si è accaparrato una liquidazione stratosferica da 40 milioni di Euro e che è accusato di evasione fiscale, viene spacciato da Repubblica come prezioso testimonial contro le diseguaglianze. Che presa per i fondelli!!!

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SCRICCHIOLII SINISTRI DAL COLLE DEL QUIRINALE

A qualcuno non sono proprio piaciute le parole pronunciate l'altro giorno dal Presidente Napolitano di fronte ai membri del Consiglio Superiore della Magistratura.Cosa avrebbe detto di tanto grave il Capo dello Stato? Ha pronunciato parole normali (per rispetto non voglio usare il termine "scontate"), frasi di una logicità disarmante; eppure qualcuno non l'ha presa bene. La parte dell'intervento del Presidente che meno è piaciuto così testualmente recitava: «Peraltro a disorientare i cittadini contribuiscono – come da tempo rilevo – alcune tipologie di condotta che innescano periodicamente spirali polemiche e acuiscono molteplici tensioni. Mi riferisco in particolare alle esternazioni esorbitanti i criteri di misura, correttezza espositiva e riserbo; all'inserimento nei provvedimenti giudiziari di riferimenti non necessari ai fini della motivazione e che spesso coinvolgono terzi estranei; all'assunzione quando inopportuna di incarichi politici e alla riassunzione di funzioni giudiziarie dopo averli svolti o essersi dichiarati disposti a svolgerli. Condotte del genere possono incidere sulla immagine di terzietà che deve assistere ciascun magistrato con riguardo al concreto esercizio delle sue funzioni, come regola deontologica che va osservata in ogni comportamento per evitare – come ha ricordato la Corte costituzionale nella sentenza n. 224 del 2009 – che possa fondatamente dubitarsi della indipendenza e imparzialità di chi giudica o indaga».

Per sintetizzare, con linguaggio comune, secondo Napolitano, alcuni magistrati non dovrebbero esagerare nell'esposizione mediatica e nell'esternare continuamente ai quattro venti, non dovrebbero inserire nei provvedimenti che adottano elementi non necessari alla motivazione degli stessi (soprattutto sei questi riguardano 'terzi estranei'), ed infine sarebbe più opportuno che detti magistrati non riprendano la loro attività giurisdizionale dopo aver svolto, 'o essersi dichiarati disposti a svolgerli', incarichi politici.

non è che Napolitano sia contestato, perché lo è sempre stato. La notizia è che finalmente la notizia esce sui giornali e in televisione. Ma Re Giorgio , lo sappiamo, da buon comunista , non digerisce critiche , vuole solo imporre le sue agli altri. Dunque stizzito e colpito sul vivo da quel sardo, sardonico e scarnificante “ Napolitano, sei il Presidente dei Banchieri, non il nostro Presidente!”, replica risentito “ Non sono il Presidente dei Banchieri come qualcuno vagheggia”. Se si tratti di, a scelta:

voce dal sen fuggita, oppure

coda di paglia da sforbiciare, oppure

excusatio non petita accusatio manifesta

ditelo voi.

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Roma martedì 21 febbraio ’12
Gaetano Immè

sabato 18 febbraio 2012

LA NOSTRA MEMORIA PER MANI  PULITE

QUESTO BLOG NON FESTEGGIA PER I VENTI ANNI TRASCORSI ( DAL FEBBRAIO 1992) DALL’ARRESTO DI MARIO CHIESA, CHE COSITUI’ L’INIZIO DELLA STAGIONE DI MANI PULITE. CHE INVECE DI ELIMINARE LE CAUSE DALLE QUALI SONO NATE E NASCONO ANCORA TUTTE LE FORME DI CORRUZIONE, SI LIMITO’ A GIUSTIZIARE CON METODI INDEGNI DI UNO STATO DI DIRITTO, CON OPERAZIONE DI PURA POLIZIA POLITICA, SOLO ALCUNI DAI TANTI BUBBONI CHE QUEL MALE AVEVA PRODOTTO, LASCIANDO COSI’ COLPEVOLMENTE IN VITA ALTRE METASTASI. COSI’ INVECE DI CERCARE LA CURA, IL RIMEDIO CHE AVREBBE POTUTO ESTIRPARE DAL CORPO DEL PAESE QUEL TUMORE , LE ISTITUZIONI DI QUEL TEMPO TRAMUTARONO QUELL’OCCASIONE PER SPACCIARE LE ESECUZIONI PARA SOMMARIE DEI CINQUE PARTITI POLITICI - CHE PERALTRO AVEVANO CONDOTTO IL PAESE A RISORGERE DALLA SECONDA GUERRA MONDIALE FINO A FARLO DIVENTARE LA SESTA POTENZA ECONOMICA MONDIALE - COME UNA RIVOLUZIONE ETICA CONTRO LA CORRUZIONE. ESECUZIONI AFFIDATE AD UNA MAGISTRATURA INGORDA , ARROGANTE E POLITICIZZATA CHE VIDE IN QUELLE PUBBLICHE ORDALIE DI STAMPO GIUSTIZIALISTA L’OCCASIONE PER IMPORRE SUL PARLAMENTO E SULLA POLITICA IL PROPRIO REGIME. PROPRIO COME FECERO HITLER, STALIN,MUSSOLINI, FRANCO, PINOCHET, FIDEL CASTRO, POL POT E COME HANNO SEMPRE FATTO TUTTI I DESPOTI E TUTTI I TIRANNI DELLA STORIA.






SONO VENTI ANNI CHE CHIEDO AI MAGISTRATI, AI DI PIETRO, AI COLOMBO, AGLI UOMINI DEL PCI CHE – STRANAMENTE GLI UNICI IMMUNI ED IMPUNITI DA QUELLE COLPE TANGENTIZIE CHE ERANO DI TUTTI - DONARONO AL DI PIETRO UN COLLEGIO SENATORIALE SENZA UN PERCHE’, AI LORO TANTI SODALI , DI RENDERCI ESATTO CONTO DEI QUASI CINQUECENTO PROCESSI INTENTATI CONTRO PERSONE POI RISULTATE INNOCENTI , DEI TANTI, DEI TROPPI ABUSI, MAI DENUNCIATI DA NESSUN “ NESSUNO TOCCHI CAINO” O DA NESSUNA “ AMNESTY”, DI QUEI P.M. CHE SEMINARONO ANCHE CADAVERI ECCELLENTI, DEL “ NON POTEVA NON SAPERE” APPLICATO ALLE LORO VITTIME PREDESTINATE  CONTRAPPOSTO ALL’INCREDIBILE “ POTEVA NON SAPERE” FATTO VALERE SOLO PER IL PCI. COME DEVONO RENDERCI CONTO DEL PERCHE’ DI PIETRO E COLOMBO SIANO SENATORI DEL PD, PER QUALI MERITI E PER QUALE KNOW HOW POLITICO  E DEL PERCHE’QUEL MOVIMENTO GIUSTIZILISTA CHE TRUCIDO’ SOLO QUEI CINQUE STORICI PARTITI POLITICI ITALIANI, D’ACCORDO CON LA MAGISTRATURA, DA VENTI ANNI SBARRANO LA STRADA CON QUALSIASI MEZZO A CHIUNQUE VOGLIA INNOVARE QUESTO PAESE. CON LA COMPLICITA’ DI GIORGIO NAPOLITANO.


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A LOT OF CLAPPING AUDIENCES AND LISTENING TO, AS MANY SHITS

PER SANREMO E DINTORNI

Di Sanremo, del Festival , di Belen con o senza mutande, di Morandi , di Celentano, della RAI e della Lei pseudo dirigenza,” francamente me ne frego”, anzi , la dico tutta ed anche alla siciliana, me ne sbatto riccamente i gabbasisi ( approfitto per chiarire: il termine “gabbasisi” è stato praticamente sdoganato da Andrea Camilleri e da Luca Zingaretti negli episodi de “ Montalbano sono!”. Il termine ha origine araba e deriva da due parole arabe , “habb aziz” – letterale “ pregevole bacca “ - e nel dialetto siciliano diventò “cabbasisi” o “ cabbagigi”. Nella fiction la parola viene letta come “cabbasisi”, ma resta il suo ancestrale significato di testicoli, palle) . E se oggi mi decido a dedicare a questi argomenti qualche riga del mio blog non è per il Festival o per i summenzionati, ma per le riflessioni che questo Circo mi hanno procurato.

Dedicato ai Signori ed alle Signore presenti in sala al Festival o che, a milioni e messi comodi sul divano di casa, lo hanno visto e sentito via Televisione e che hanno applaudito le parole di Celentano. Ma almeno avete capito bene quello che ha detto o non ne siete capaci? Celentano afferma che “ non sopporta la censura o i tagli”? Sono d’accordo. Celentano sostiene che la “ libertà di pensiero e di opinione ” è fondamentale per una società civile? Sono d’accordissimo. Ma allora perché ha chiesto pubblicamente che vengano soppressi due giornali che non la pensano come lui? Il resto ( che Celentano si senta Dio, che parli come Mosè, che ci sia qualche imbecille che gli paga 750 mila euro,ecc) non conta nulla , è solo contorno da serva. In verità Celentano predica in un modo ma razzola nel modo opposto, cioè è una riedizione di un vero fascista , di quelli che se non la pensavi come lui dovevi morire. Come questo truffatore della credulità popolare, che pretende per lui la libertà massima, ma che nega la libertà di opinione a due giornali dei quali chiede l’esecuzione capitale , per reati di libertà di opinione. Torno a voi Signori e Signore, perché siete gli stessi che l’anno scorso sbavavate per Benigni sul cavallo che prometteva che “ avrebbe donato in beneficenza all’Istituto pediatrico Mayer di Firenze” i 250 mila Euro che aveva preteso dalla RAI per la sua partecipazione al Festival.. Dirvi che siete dei cerebrolesi credo sia un tanti nello offensivo, dirvi che siete il prodotto giusto e perfetto di questa società e della pseudo cultura che vi hanno somministrato non conta perché tanto non capireste che razza di offesa costituisce. Allora tanto vale dirvi la verità: Benigni, che si era impegnato pubblicamente per la costruzione di un nuovo padiglione dell’Ospedale fiorentino Mayer fino ad oggi, non ha dato un Euro a quell’Istituto e Celentano vi ha preso bellamente per il culo. E se voi applaudite e sbavate davanti a queste robe, meritate – scusatemi – un solo appellativo: siete, come dice il titolo, una massa di strastronzi.

PER CORRIERE DELLA SERA E PER IL COLLE

Come altro giudicare l’atteggiamento de Il Corriere che sbatte in prima pagina , come fosse chissà quale notizia , una nota del Colle , come se si trattasse di un proclama Praticamente il Corriere ci tiene a far sapere ai suoi lettori che il Quirinale nel prossimo anno costerà alle nostre tasche sempre 228 milioni di Euro ma non chiederà gli aumenti previsti. Gli aumenti, avete capito! Qualcuno dovrebbe con cura spiegarmi perché mai il Quirinale debba costare agli Italiani più della Casa Bianca, più della presidenza della Repubblica tedesca, più della stessa Reggia britannica, più dell’Eliseo , più della Casa Reale e della Zarzuela spagnola. Con quale faccia tosta simili servili giornalisti riescono a spacciare per “ virtuismo e sobrietà” non la riduzione della spesa ma la semplice ed apodittica rinuncia dell’aumento della spesa stessa, è un mistero glorioso. In un momento storico come questo, mentre si auspica che in Grecia alcune decine di migliaia di pubblici dipendenti vengano licenziati, mentre sono state tagliate e ritagliate negli ultimi mesi le spese per servizi ai cittadini italiani, mentre il cittadino italiano è schiacciato dalla reintroduzione dell’ICI raddoppiata sotto il nome nuovo di IMU, mentre il prezzo della benzina è a livelli impensabili, mentre l’IVA viene ancora aumentata, mentre le pensioni vengono falcidiate , al Quirinale la previsione di spesa rimane di 228 milioni di Euro annui . Senza che i grandi giornalisti de Il Corriere ( ma neanche quelli de La Repubblica o quelli de La Stampa o quelli de Il Piccolo, ecc ) abbiano avuto almeno un piccolo scatto di autonomia e di dignità e che abbiano almeno lamentato che al Quirinale lavorino la bellezza di 800 addetti alla sicurezza; dove ancora nel 2012 e nel 2013 lavoreranno la bellezza di 103 unità – numero invariato – di personale a contratto ma comandato con rapporto "di natura fiduciaria"ma chissà come “ scelti” non essendoci mai stato un concorso: tutti signori che, bontà loro, se ne andranno solo con la fine del settennato.

Il Corriere parla di riduzioni anche se di riduzioni il Colle non ne ha fatta alcuna, e si presta a spacciare la soppressione di alcuni ridicoli automatismi, in vigore fino ad oggi; come fossero riduzioni di spesa. Insomma , l’italiano deve essere spremuto come un limone, ma il Quirinale, nelle intenzioni, sembra destinato a rimanere concepito come la più grande reggia del mondo occidentale, alla faccia nostra. Ma da quale pulpito viene questa predica ? Da dove scende questo mascariamento della verità ? Da dove proviene questa ennesima “ presa per il culo” del lettore ? Da quello stesso Corriere della Sera che aveva cominciato a parlare di un aumento del nostro Pil del 10% ed oltre grazie alle "liberalizzazioni" di taxi e farmacie. Questa non è semplice e ridicola piaggeria ma ben di più. Questa è una arrogante e brutale presa per il culo del lettore. Mi duole per chi legge Il Corriere della Sera, ma il titolo di questo articolo vi calza a pennello.

N.B. Traduzione titolo: TANTI PLAUDENTI SPETTATORI ED ASCOLTATORI, TANTI STRONZI”

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A PROPOSITO DI EUROPA E GRECIA, MA ANCHE DI ITALIA, SPAGNA, PORTOGALLO…

E’ vero, i greci, la storica e gloriosa nazione , la nostra ante-patria , la patria degli uomini che poi fondarono la Magna Grecia nel Sud d’Italia, gli eredi degli spartani, degli ateniesi, dei lacedoni, è vero, hanno imbrogliato i conti per fregare l’Europa, per farsi prestare soldi che non avrebbe potuto ottenere, insomma so bene che è praticamente impossibile difendere la Grecia ed i Greci. Già vituperati dal Censore Uticense come “ stirpe perversa “, non certo famosi come stakanovisti lavoratori , i Greci e la Grecia sono stati anche capaci di sprecare, di buttare al vento quell’ultima vera occasione per risorgere, le Olimpiadi di Atene del 2004, un fallimento clamoroso. Visto che nacqui a Siracusa e che Siracusa ed il suo stupefacente Teatro Greco sono l’ombelico della “tragedia greca” , un occhio a questa vera tragedia anch’essa “ greca”. Inutile ricordare che la Grecia non si troverebbe nelle condizioni attuali se in passato i suoi governanti – e il suo popolo – non si fossero comportati da folli. Ma se un malato arriva in ospedale io lo curo e basta , non sto lì a chiedermi se la malattia se l’è andata a cercare da solo. Il problema qui è che la malattia è nota ma non si sa se la cura ( questa dittatura sull’Europa del direttorio Tedesco Francese che ha piazzato i suoi “ advisor” ad Atene ed a Roma ) sia quella giusta.

Certo, potrebbe dire qualcuno, se non si fosse provato ad aiutarlo, il paziente greco ( non il paziente inglese!)ora sarebbe morto. In altre parole, senza l’intervento dell’Europa la Grecia sarebbe già in default e fuori dall’euro. Ma, appunto, è giusto questo accanimento terapeutico? È sempre opportuno tentare di salvare la nave? Se la situazione è disperata, non è meglio che i passeggeri vengano messi in salvo? Ecco il problema: ha senso intestardirsi ad aiutare la Grecia? E ancora: la si sta aiutando, attualmente, o la si sta inutilmente spingendo alla disperazione? Come si può pensare che provocando una feroce recessione si guarisca dal deficit e si risani il debito pubblico?

Certo fa rabbrividire il solo pensiero che vi sono stati Governi Greci che, pur sapendo benissimo di aver imbrogliato sui conti pubblici, hanno illuso, con le loro politiche populiste , il popolo greco che fosse possibile vivere con generosi stipendi pubblici e grazie a sprechi di denaro pubblico. Tutti sanno di scuole greche dove per sei alunni vi erano sette insegnanti. Tutti sanno che il popolo greco è stato invogliato e poi abituato a vivere di sussidi pubblici, di posti e postarelli pubblici, con un sistema produttivo quasi assente ed inoltre assistito. Certo che avevano mare, feta , sirtaki. Ed isolette splendide ! Altrettanto, se non di più, fa rabbrividire sapere anche che la Grecia, la scombiccherata Grecia , la Grecia che implora elemosine europee anche a tassi da strozzo, è anche contemporaneamente il quinto importatore mondiale di armi , armi che acquista – guarda caso - proprio dalla Francia e dalla Germania. Fa rabbrividire solo pensare che Francia e Germania abbiano imposto alla Grecia l’acquisto di armi come contropartita per gli aiuti europei. Certo fa anche rabbrividire pensare che se si fosse intervenuti già nel 2004, all’inizio della crisi greca, sarebbero bastati solo circa 30 miliardi di Euro per ripianare tutto. Certo fa rabbrividire il solo pensare che non si sia intervenuti allora perché Francia e Germania dovevano vendere armi alla Grecia e dunque bisognava guadagnar tempo. E così siamo alla situazione attuale: alla catastrofe. Farà rabbrividire, ma deve fare riflettere: questa è l’Europa per la quale dobbiamo svenarci noi in Italia, rinunciare alla democrazia noi in Italia, farci governare dalla stirpe bancaria che chi ha condotto al fallimento, questa sarebbe dunque l’Europa per la quali i Greci debbono campare a pane e mare per due vite?

Diciamo anche la verità: siccome le Banche tedesche hanno in portafoglio vagoni di titoli pubblici greci acquistati a tassi , diciamola tutta, da grassatori; siccome lo stesso, seppur in minor misura, accade alla Francia, il default della Grecia non può essere neanche pensato. Perché equivarrebbe alla crisi ed al default delle Banche Tedesche e di quelle Francesi. Le quali costringerebbero Berlino e Parigi a finanziarle ma decreterebbe la sconfitta clamorosa di Sarkozy e della Merkel. Ed il crollo definitivo di questa Europa e di questo Euro. Ma una cosa è per questo Blog certa: così non si può andare avanti. Ormai manca poco che i tedeschi pretendano il sequestro conservativo del Partenone, del Teatro di Corinto, dei resti di Sparta, ecc per autorizzare il fondo Salva Stati a sganciare i 120 miliardi di Euro dovuti alla Grecia, ben sapendo che questa immensità di Euro serviranno solo a “ pagare debiti” ( che poi, capito che dritti!, i debiti della Grecia sono in massima parte proprio i “loro crediti “ verso la Grecia ) ma non a creare le condizioni affinché la Grecia possa riprendersi e possa rimborsare detti prestiti con una risollevata produzione di ricchezza. Insomma , avanti così, con questa Europa non si può più andare avanti anche se non si deve neanche tornare indietro. Impensabile ipotizzare che la Grecia torni alla Dracma così come impensabile che l’Italia torni alla Lira. Non perché sarebbe impossibile, ma per il semplice fatto che una Europa politica ( cosa che ora non è e non è mai stata) e monetaria ( con la Bce che si ponga come Istituto di emissione) può offrire ovviamente ai propri singoli Stati confederati una sfera protettiva molto maggiore di quella che ciascuno Stato isolato potrebbe darsi. Dunque?

La spudorata arroganza della Germania , la sua tracotanza di “ crudele finanziatore” di ultima istanza le ha consentito di invadere e di schiacciare sotto il tacco del suo regime la libera vita democratica della Grecia: non solo ha voluto ed ottenuto l’annullamento di un referendum popolare greco (ricordate?), non solo ha anche ottenuto un nuovo governo greco( quello di Papademos ) che è un Governo anch’esso tecnico e aderente all’impero bancario europeo, ma pretende addirittura di imporre che il Governo successivo a quello di Papademos si impegni a rimborsare questi prestiti senza ricorrere altre strade. Pretende cioè di ipotecare , di sopraffare la libera volontà del popolo greco . Ma noi italiani non dobbiamo né possiamo lamentarci o emettere indignati e falsi gridolini di sorpresa. Perché questa Europa dei Tedeschi e dei Francesi è un superstato da operetta, alla quale moltissimi Stati hanno aderito per via burocratica ma non popolare, dove ogni Paese fa quello che vuole , dove ogni paese è quel tanto autonomo da gridare allo scandalo se la sua autonomia viene violata. Così questa Europa tedesca ci ha ormai abituato al fatto che le elezioni democratiche sono una perdita di tempo, che la politica deve sparire per far posto ai propri sicari travestiti , con loden o con doppio petto, da sobri Tecnici che impongono culti adoratori per le loro Banche e la loro finanza, con enormi sacrifici umani e popolari. Insomma in questa trista Europa , pazzescamente ed ignominiosamente subìta da chi la volle a tutti i costi ( non importa chi furono quei tre o quattro noti politici squilibrati che non ci chiesero nulla a tale proposito e ci imposero l’adesione a Maastricht e all’euro chiedere se il popolo fosse consenziente ) aderire a questa Europa Tedesca ed a questo Euro da Monopoli, in questa Europa, dicevo, non v’è posto per pensieri, per dissidenza, per democrazia, per società civile, per dibattito, per confronto: basta pensare, non so se lo sapete, che 40 parlamentari greci sono stati “espulsi “ dai rispettivi partiti politici greci che sostengono il Governo tecnico di Papademos ( l’equivalente , anche per sobrietà, del Prof. Monti ) per aver votato contro la manovra del Governo. Come dire : in questa Europa comandiamo noi tedeschi e se volete che vi aiutiamo dovete star tutti zitti, allineati e coperti e guai ai dissidenti ed a chi invoca la libertà di pensiero, di opinione e di parola. Eccola la dittatura , eccolo il regime che minaccia l’Europa , che sta riducendo la Grecia ad una colonia germanica e che sta tentando di colonizzare anche l’Italia, eccolo il regime che è stato imposto dal duo Napolitano / Monti e che la grande stampa e la televisione pubblica , papponi pasciuti , fingono di non vedere. Così, in Italia, è quasi soffocata la dissidenza ed il popolo sta asfissiando nei putridi miasmi del più servo encomio.

È inutile che si dica, come si sente da ogni parte, che il collasso della Grecia avrebbe conseguenze gravissime su tutta l’Europa. Ma si può evitare? E come si può evitare ? E se proprio evitarlo non si può perché buttar via tanto denaro inutilmente e tenere la Grecia sulle fiamme della rivolta sociale con l’illusione di essere vittima dell’Europa ? Non sarebbe forse preferibile dir loro la verità, responsabilizzare direttamente il popolo greco, far capire loro che devono cavarsela da soli, che nessuno li aiuta ma , vivaddio, che non c’è proprio nessuno li maltratta. E sopra tutto che non esiste nessuno all’estero a quale imputare i loro guai. Mi rendo ben conto di come Germania e Spagna siano letteralmente terrorizzate da questa ipotesi perché le loro Banche affogherebbero appresso alla Grecia , ma questo schema perverso, per quanto tempo potrà durare e per quanto tempo avremo tutti la pazienza di sopportarlo? Perché, vedete, non esiste solo la possibilità di lasciare al proprio destino la Grecia il suo disgraziato e nobile, impegnandosi il resto dell’Europa a salvare le banche tedesche e francesi , ma anche quella di lasciar fuori anche il Portogallo. Non potrebbe essere che un’Europa senza, almeno per ora, quei due Paesi sventurati, un’Europa rifondata su basi diverse , un’Europa dei popoli e non dei burocrati , un’Europa che sia ristretta magari a quei pochi Paesi che possano unificare – presupposto insostituibile ed indilazionabile – le loro politiche monetarie, bancarie, economiche, fiscali e quanto altro , possa essere di valido aiuto a tutti gli altri Paesi che ne restano fuori? Se è vero che pensare di uscire dall’Europa e dall’Euro ha un solo e fondamentale difetto: quello che sarebbe come rinunciare alla evidente maggiore protezione che una federazione di Paesi può offrire ad uno di essi rispetto a quella che ciascun paese isolatamente può concedersi, perché allora non provare questa ipotesi? Rifondare , sui popoli e sui valori ,una nuova Europa, sulle macerie di quella vecchia fondata sui burocrati e su Yalta, consentirebbe di creare una superpotenza democratica che sarebbe d’aiuto ai Paesi per ora emarginati e per quelli che troppo frettolosamente sono stati ammessi a Bruxelles . Facciamolo subito, il tempo stringe assai. Questa nuova Europa riuscirebbe a sopportare le conseguenze dell’abbandono di quei due piccoli Paesi, ma non potrebbe certo resistere se crollasse anche l’Italia o se , a forza di perder tempo e soldi, se poi il crollo riguardasse sia l’Italia che la Spagna.

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A PROPOSITO DI SAN VALENTINO

Il 14 febbraio dicono sia la Festa di San Valentino. Una festa frutto del “relativismo culturale ” e dello sfruttamento consumistico dei sentimenti, un crimine organizzato contro la libertà della persona perché è d’obbligo festeggiare l’amore solo il 14 febbraio. Come diceva Totò” ma mi faccia il piacere!!!!!”. A me questa data ,oltre che ricordarmi la “ strage di San Valentino” di Al Capone (che a Chicago, appunto il 14 febbraio 1929 ammazzò una quarantina di concorrenti nella malavita ) mi ricorda il 14 febbraio del 1984 ,quando il Governo Craxi, dopo che l’allora ministro del Lavoro Gianni De Michelis aveva condotto un lungo e travagliato confronto con le parti sociali ( c’era Lama alla CGIL, c’era Carniti alla Cisl e Benvenuto alla UIL ) decise di rompere gli indugi e, per decreto legge (appunto, il decreto di San Valentino), tagliò quattro dei punti di "scala mobile" (in seguito ridotti a tre) che sarebbero maturati nel corso dell’anno. Ma questa è un’altra storia, sempre triste per il sindacalismo di sinistra.

Con l’immagine della "scala mobile" era individuata “l’indennità di contingenza”, una voce retributiva, introdotta nell’immediato secondo dopoguerra, rivolta a rivalutare automaticamente i salari e gli stipendi rispetto all’inflazione. Il procedimento era semplice: veniva individuato un pacchetto di beni (detto "paniere") e se ne misuravano periodicamente le variazioni attribuendo ad ogni punto percentuale un valore economico, che si traduceva in un adeguamento retributivo. All’inizio degli anni ’80 si era posto il problema dell’incidenza di questo istituto sui livelli di inflazione da tempo a due cifre, la quale, tra gli altri guasti che aveva prodotto, stava drenando ogni possibilità di politica salariale da parte degli stessi sindacati, dal momento che quasi tutte le disponibilità economiche delle imprese venivano assorbite da tale istituto.

Ricordo che a quei tempi, un giovane economista, Ezio Tarantelli, aveva con forza denunciato questo processo degenerativo, convincendo della bontà della sua tesi un importante leader sindacale, Pierre Carniti, allora segretario generale della Cisl. Prima di passare alle vie di fatto, Bettino Craxi si assicurò l’adesione della Cisl, della Uil e della componente socialista della Cgil oltreché di tutte le associazioni imprenditoriali. Il Pci e la maggioranza comunista della Cgil condussero una durissima opposizione in Parlamento, nei luoghi di lavoro e nelle piazze ( come non ricordare il picchettaggio crudele e violento alla FIAT e la famosa marcia dei “ colletti bianchi”?); poi, dopo la conversione in legge del decreto, promossero un referendum abrogativo.

Per i sostenitori dell’intervento legislativo non era facile trovare slogan vincenti , perché spiegare i motivi per cui la misura introdotta fosse necessaria ( tanto più che i promotori del referendum avevano dalla loro, in caso di vittoria, la c.d. restituzione del maltolto: un ammontare, ragguagliato ad anno, di circa 350mila lire, che sarebbe finito in busta paga ) era praticamente impossibile. La posizione culturale del PCI di allora mi indignò per la sua insostenibilità assoluta. Secondo il Pci infatti – chiedere a Giorgio Napolitano che del PCI di quell’epoca ne era il responsabile culturale , prego! - l’indennità di contingenza non aveva nessuna influenza sul costo della vita perché interveniva per adeguare le retribuzioni in maniera e tempi successivi alla svalutazione. Il PCI non riuscì o non volle capire che, invece, l’indennità di contingenza recitava un ruolo di fondamentale consolidamento e di profonda stabilizzazione dell’inflazione stessa. Si scatenò, in quei due anni, una battaglia molto aspra, in cui entrarono a gamba tesa ed a piedi uniti anche le Br, uccidendo l’uomo-simbolo di quegli eventi: Ezio Tarantelli. Alla fine, però, nella consultazione referendaria, vinse nettamente il No. Gli italiani dimostrarono di aver compreso quale fosse la posta in gioco. Cominciò, allora, una lunga telenovela, fatta di modifiche, revisioni, decreti, che si concluse soltanto nel 1992 con il de profundis della scala mobile e con un nuovo modello di relazioni industriali sancito nel Protocollo del 1993. Un’altra volta gli italiani seppero vedere giusto, ben al di là degli illusori vantaggi immediati o delle chimere autolesionistiche della sinistra comunista..

Nel 2003 gli stessi italiani furono chiamati a pronunciarsi in un altro referendum popolare, promosso da talune forze della sinistra politica e sindacale e sostenuto dalla Cgil. Alla spalle di quell’evento stava un sequela di fatti: le modifiche proposte dal Governo Berlusconi all’articolo 18 dello Statuto, l’opposizione della Cgil di Sergio Cofferati, l’assassinio di Marco Biagi, altro uomo-simbolo; il Patto per l’Italia sottoscritto da tutte le parti sociali tranne che dalla Cgil. Il quesito referendario, se accolto, avrebbe esteso la tutela reale prevista dall’artico 18 anche alle imprese che occupavano fino a 15 dipendenti (escluse dall’obbligo di reintegrazione per via giudiziaria). Il referendum mancò con ampi margini il quorum dei votanti.

Non credo a Vico , perché la storia non si ripete, quanto meno non si ripete con le medesime modalità, ma ho voluto ricordare questi eventi. I tempi in cui viviamo sono cupi e spesso si ha l’impressione che la società stia dormendo quel sonno della ragione che, al risveglio, genera solo mostri. Ma quei fatti di una storia tutto sommato recente incoraggiano il Governo ad andare avanti a non ascoltare quanti affermano che i problemi sono altri. Monti, parlando agli operatori di Wall Street, ha percepito che, tra i segnali che essi attendono dal nostro Paese, non può mancare una revisione, sia pure parziale, dell’articolo 18: per favore , tramutiamo quell’ultimo muro di Berlino rimasto in piedi in Europa in un’accogliente Paese democratico .

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E QUESTI SAREBBERO I BRIGANTI DEL 1860?

Immaginatevi un brigante - ovvero un contadino meridionale del 1863 - impegnato a combattere contro l’esercito «piemontese». Ve lo aspettate sporco, lacero, puzzolente, basso come solo i vecchi meridionali sapevano essere, fronte bassa e stereotipi adeguati, capelli neri appiccicati e luridi? Manco per il cavolo, miei cari! Alti e snelli come vichinghi furono, minchia! Abiti lindi , sgargianti, morbidosi ebbero, minchia ! Unghie linde e denti candidi ebbero, minchia! Capelli incotonati, gonfi, morbidi, lucenti ebbero, minchia! Rrrrobbbbbba da ricco piemontese . E le donne ? Come ve le immaginavate voi le donne dei briganti meridionali di fine ottocento? Una sciacquatina a settimana ? Un vestito nero dagli occhi fino a terra come una Talebana ? Ma quando mai! Vestite bene “furono” minchia !E si truccavano pure , mica trascuravano il tratto di rimmel, minchia!. Se non ci credete non avete visto quel capolavoro di “ Il generale dei briganti “, sceneggiato televisivo in due puntate sulla vita e le imprese di tale Carmine Crocco, pagato con i soldi nostri e trasmesso da Rai Uno , presentato con una faccia da schiaffi incredibile dalla RAI, come l’evento finale, in televisione, delle celebrazioni per i 150 d'Italia.

Di una ridicolaggine rabbrividente, unica. Rilevare che l’aspetto - da fotoromanzo anni Cinquanta con Achille Togliani ed Amedeo Nazzari - che avevano gli attori era una schifezza, non è dire il peggio di questa ridicola produzione. Una trama scritta da chi non conosce la storia vera , con salti temporali senza senso e logica ( come la mai avvenuta fuga di Crocco da un inesistente plotone di esecuzione) e neppure la banalità dei personaggi stereotipati: il solito padrone cattivo, il solito figlio del padrone cattivo e stronzo, il solito re fesso, e tutti i soliti meridionali , bifolchi zappaterra, che parlano in un dialetto incomprensibile , una mistura fra un labile napoletano condito con qualche venature di siciliano. Da calci in culo, credetemi. Ma non è la cosa peggiore.

No, il peggio è che si è persa un’occasione per diffondere almeno un accenno di verità storica. Ma come? L’aspetto più importante, dal punto di vista storiografico, del 150° anniversario, è che molti storici e saggisti si sono messi d’impegno per togliere il sudario di retorica patriottarda al Risorgimento, per restituircelo intero, non certo meno importante perché realistico e oggettivo. La scoperta più notevole portata a chi legge è che fra il 1860 e il 1865, in tutto il centro sud peninsulare, si combatté una vera guerra civile. Una guerra civile fra meridionali ribelli all’Unità imposta con la forza della conquista colonica e esercito nazionale, ovvero - così veniva chiamato - «piemontese». Come tutte le guerre civili fu crudelissima, con più caduti fra i militari che nelle tre guerre d’indipendenza messe insieme, e almeno centomila morti fra i meridionali, un’ecatombe. Fu una guerra dovuta a promesse non rispettate (quella di Garibaldi di dare terre ai contadini) e alla ribellione di chi poteva rinunciare alla libertà, ma non certo ai propri valori, alle proprie tradizioni, per dovere poi chinare il capo, obbedire al conquistatore ed assumere le tradizioni del vincitore. Ebbene, di tutto ciò, della vera storia, c’è poca traccia nel “Generale dei briganti”“. Il popolo televisivo – considerato sempre bue e di certo anche cornuto e mazziato - viene colpevolmente informato con degli abusati slogan: i terroni, si sa, sono rozzi ma anche passionali e le origini del brigantaggio furono qualche aggressione sessuale, qualche prepotenza di signorotto, la reazione di qualche guappo più guappo degli altri. Come Carmine Crocco, biondino “mesciato” e paraculetto che, oggi, se fosse vivo, correrebbe sempre appresso a qualcuno, ma non certo ai piemontesi, ma ai produttori di questo ridicolo film a lui dedicato. Per rifilargli i calci nel sedere che meritano.

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A PROPOSITO DI CORRUZIONE E DI EVASIONE

Bene, aggiungiamo anche il consueto predicozzo di inizio anno del Presidente della Corte dei Conti, Dr Luigi Giampaolino ai soliti tristi e ritriti sarcofaghi della più frusta ritualità ipocrita, il quale si è accorto, bontà sua, che in Italia :
1. la corruzione domina ancora il Paese;
2. le imposte sono evase ed in particolare l’IVA.
Dire che lo sapevamo già da venti e più anni non sia d’offesa all’Illustrissimo Signor Presidente , ma se magari stava zitto era meglio. Intendiamoci, questo blog condivide ampiamente le parole ed i moniti del Presidente della Corte dei Conti, ci mancherebbe altro! Ma sono ( dunque 2012 meno 1948 fanno sessantaquattro anni) sessantaquattro anni che ci sorbiamo queste vacue denuncie senza che nessuno pensi a curare non l’effetto ( cioè il corrotto), ma la madre della corruzione , la sua genitrice, la sua origine. E dire che il Giampaolino, comandando la Corte dei Conti , uso un’espressione giudiziaria e giustizialista che tanto piacque agli italioti talmente idioti ( c’è pure la rima baciata!) da credere che Di Pietro fosse un semidio , “ non può non sapere che “ molti suoi colleghi sono incriminati ed indagati per reati di corruzione e similari. Far finta di svegliarsi dal sonno, come una “Bella addormentata nel bosco” non si addice né a Giampaolino né, come il nero, ad Elettra.

Ma come , la corruzione domina ancora l’Italia? Ma non ci avevano raccontato che la corruzione era stata estirpata con Mani Pulite e che Di Pietro sta in Parlamento come premio pubblico per la sua opera di PM nel Pool di Mani Pulite? Lo so: ci hanno raccontato un mucchio di bestialità e di stronzate, quella di Di Pietro, poi ! A proposito di Di Pietro, se al Presidente della Germania, per aver ottenuto ( ma poi almeno rimborsato) 500 mila euro di prestiti a condizioni di favore usando cariche istituzionali lo hanno rinviato a giudizio per corruzione, concussione, ect, ma che diavolo avrebbero dovuto fare allora a Di Pietro che non solo s’era fatto dare 100 milioni da Pacini Battaglia ( che era un suo indagato) ma che non glieli voleva nemmeno ridare e glieli ha restituiti, senza alcun interesse, solo per la paura del giudizio al CSM e per questo ( altro che nobili ideali) si dimise dalla Magistratura? L’ergastolo. Invece i comunisti italiani – per ringraziare Di Pietro della strage dei partiti politici avversari compiuta con sistemi incivili – gli hanno regalato ( si sa, i malavitosi si devono ringraziare come si deve!) addirittura un seggio in Senato. E poi ci lamentiamo se i tedeschi quando parlano degli italiani ci rappresentano con una foto emblematica: un piatto di spaghetti con sopra, come parmigiano, una pistola.

Solo noi Italiani siamo indotti a credere che per risolvere qualsiasi problema sia necessaria una legge in più. Solo noi italiani, aggiungo e ripeto, siamo stati indottrinati di economia sociale fino al punto di credere , da perfetti allocchi, che basta un D.L. per creare posti di lavoro o per fare crescere l’economia .Robetta ridicola, robetta da schizofrenia pura, tipo un bel .D L. che disponga “….dal 1 gennaio 2013 il fatturato di ciascuna azienda deve aumentare del 15% “.A parte che al Dr Giampaolino potrei obiettare che i magistrati hanno perfettamente ragione ma che anche la loro categoria abbia qualche mela marcia dimostra come non ci sia settore della nostra economia che non soffra della corruzione, anche la più spiccia. Un po’ come ricordare al Dr Giampaolino Pietro Nenni il quale, saggiamente, ammoniva a non recitare mai la parte del “ puro” perché “ poi trovi sempre un altro più puro di te che ti epura”. Come risolvere il problema ? Forse accodandosi alla gente che urla “ fuori i corrotti!”, che urla “ a morte i corrotti”, gente come Di Pietro, come Orlando Cascio, come Bocchino? Gente che dice e che chiede a gran voce che sia presto approvata una bella legge (vi ricordo che in Parlamento un progetto con questo scopo langue da anni) contro la corruzione. In galera i delinquenti. Perbacco, e come fai a non essere d’accordo? Poi però ci ripenso e mi rendo conto che questa gente è bene che vada a pettinar bambole o a scopare il mare perché una simile Legge equivarrebbe a pretendere di imporre , sempre per legge, l’onestà e la disonestà. Da noi c’è una legge sacrosanta che punisce con trenta anni di galera chi uccide, l’omicidio. Vi risulta che è bastata l’esistenza di quella legge per far sparire gli omicidi? Vi ricordo che il Ministro Bruno Visentini a tempi del “ condono tombale” del 1985, prodotto della sinistra ipocrita che finge di non ricordarsene per dare agli altri colpe che sono quasi tutte sue ( osservo e butto lì a proposito di corruzione ed anche di evasione fiscale. La sinistra , con accordi consociativi più o meno evidenti con la DC, ha governato o co - governato il Paese dal ’48 al 1994 e dal 1995 al 2001 e dal 2006 al 2008, cioè, anno più anno meno, per circa 54 anni su 64 anni. Se il Paese è incancrenito di corruzione e di evasione fiscale, ma non sarà per caso più merito loro che colpa del centrodestra? Chiuso l’inciso) emanò una Legge che fu chiamata “ Manette agli evasori”, una Legge che per la prima volta in Italia introduceva , per legge, il carcere per chi evadesse le imposte oltre certi limiti. Bene, ma a parte la Loren , mi sapete dire chi altro è andato in galera per questa Legge? E, sopra tutto, mi sapete dire se quella Legge ha fermato, sconfitto, attenuato l’evasione fiscale? Rispondo io: manco per sogno, anzi!

Insomma i Magistrati sono bravissimi nel “ denunciare”, sono maestri nell’imporre al Parlamento leggi per combattere questo e quello, sono 64 anni che il Paese produce Leggi i n tal senso ma corruzione, come anche la criminalità, anziché sparire o ridursi, sono esplose. Allora nel ragionamento dei magistrati e dei politici è evidente che qualcosa non va, che non fila. Perché il fulcro del discorso sulla corruzione non è che sia esistito Mario Chiesa o le tangenti a tutti partiti politici o che i corrotti esistano ancora , ma chiedersi e rispondersi sul “ perché esiste la corruzione”. Risposta . la corruzione esiste perché esiste una opprimente burocrazia che recita un ruolo fondamentale nell’economia reale del Paese dato che è proprio la burocrazia che mette in contatto “ sistema legale burocratico e società produttiva”. Pensateci un attimo , perché la soluzione della piaga non è solo nel mettere in galera chi si fa corrompere e chi corrompe ( eliminare un bubbone dal corpo è doveroso ma se non si cura e non si debella la sua origine il bubbone si ripresenta) ma è esattamente nella direzione opposta a quella verso la quale è orientata la gente che vuole il corrotto ed il corruttore al patibolo immediato, anche senza processo. Occorre fare quello che la sinistra non vuole, occorre . ridurre la spesa pubblica, occorre ridurre la burocrazia., occorre ridurre, anzi proprio eliminare , la richiesta di autorizzazioni, di concessioni, di certificati, di permessi. E ridurre, poi, i tempi di sanzione delle malefatte. Per vincere la corruzione ci vuole meno Stato. Non più Stato. È necessaria meno spesa pubblica e meno regolamentazione. Si celebrano in questo Febbraio 2012 i 20 anni di Mani pulite. Allora lo Stato spendeva circa 150 miliardi di euro in meno rispetto ad oggi . Insomma abbiamo continuato a spendere e spandere, a far crescere vlo Stato e la burocrazia.. Il cui peggior effetto collaterale – spesa a parte – è proprio la corruzione.

Il Dr Giampaolino ha avuto poi la cortesia di ripetere ancora una volta che in Italia le imposte sono evase in misura elevata e che l’IVA in particolare è evasa al 40% circa. Ringraziamo, ma, Dr Giampaolino, tutto questo lo sapevo da una vita, non c’era bisogno che venisse Lei nel 2012 a dirmi che l’acqua, quando bolle, scotta. Contrariamente alle anime belle che, a questi propositi, si limitano a strepitare contro chissà chi invocando forche e patiboli per i sospettati corrotti, corruttori ed evasori ( il governo Monti Napolitano sta apparecchiando per questi gentiluomini una gradita sorpresa perché sta istituzionalizzando per loro una bella “ delazione con taglia” come arma per combattere l’evasione fiscale e la corruzione, insomma un ritorno al Far West con le foto dei ricercati “ Dead or Alive” e “ Reward” compresi) questo blog non ritiene , come sento dire in giro, che l’evasione si potrebbe agevolmente battere con il conflitto di interessi ( tu mi dai lo scontrino e io lo deduco) chiamando come teste l’America e sostenendo che così lì accade. Non è per niente vero perché, in tutto il mondo, .le spese personali non si possono detrarre dal proprio reddito. Così come da noi, anche in America .si possono detrarre gli interessi sul mutuo della prima e della seconda casa (real estate tax)., tutte le imposte pagate sulla casa e sui redditi (state income taxes),.una parte dei contributi per la pensione privata e una parte delle spese mediche e per l’educazione e la cura dei figli (tution/day care, le spese mediche che superano il 2% del redito

Ed ora viene il bello, anime , appunto, belle, che menate il can per l’aia ed attribuite l’evasione fiscale a questo ed a quello. Eccole le aliquote fiscali americane che vengono calcolate sull’imponibile ( reddito della persona detratte le voci di cui sopra e una percentuale standard per moglie e figli) a) L’imposta federale (in USA), che va dal 10 (minimo) al 35% (max);b) L’imposta regionale (negli States confederati “statale”), che in California . è del 3-5% del reddito netto. c) L’imposta sugli immobili, (sempre in California uguale al 2% del valore della casa), imposta il cui effettivo pagamento concede però al soggetto il diritto di iscrizione alle migliori scuole private dello Stato dei propri figli.) L’imposta/assicurazione della previdenza sociale (social security), pari al 15% del reddito, di cui metà a carico del lavoratore e metà % a carico del datore di lavoro. A me sembrano dati che mettono con le spalle al muro la sinistra di casa nostra, ma anche i tanti nostri tecnici così ampollosi. Fatevi i conti, anime belle e vi accorgerete che mentre un cittadino italiano paga allo Stato il 50% del proprio reddito, un cittadino americano paga invece il 30/35% Aggiungo che negli USA non esiste il concetto di “ sostituto e di sostituito d’imposta” come invece esiste in Italia. Significa che lo Stato italiano, non solo pretende imposte stratosferiche che raggiungono il 50% e più del reddito, ma inoltre, è anche incapace di gestire queste entrate ed allora scarica per legge questi obblighi sui contribuenti. Ecco come “non funziona”l’IVA, ecco come non funzionano altre imposte, perché questa invenzione del sostituto e del sostituito non sono parole, ma soldoni che le imprese sono costrette a pagare a Consulenti solo per tener fede a questi burocratici obblighi. Ci sono imprese che sono costrette per questo ad avere un numero di dipendenti improduttivo ma necessario solo per rispettare la burocrazia. E questa altro non è che un’imposta nascosta ma pesantissima. Qualcuno per caso comincia a capire quale dovrebbe essere la strada per combattere veramente l’evasione e l’elusione fiscale?

Per combattere evasione fiscale e corruzione? La soluzione più razionale, che guarda caso i burocrati pubblici e i politici non menzionano, è quella di ridurre la burocrazia. Ridurre la richiesta di permessi. Ridurre la necessità di certificazioni. Ridurre, poi, i tempi di sanzione delle malefatte. Così come per ridurre l’evasione si dovrebbero ridurre le aliquote. Prosciugate lo stagno e le rane non ci saranno più. Sono passati 20 anni da Mani pulite. A quei tempi lo Stato spendeva circa 150 miliardi di euro in meno rispetto al 2011. Vuol dire che abbiamo continuato a allargare lo Stato, a spendere e spandere. Ma l’allargamento dello Stato non solo fa male alle finanze pubbliche e dunque alle nostre tasche. Ma quel che è peggio è il suo effetto: la corruzione.
Per vincerla ci vuole meno Stato, non più Stato, come per combattere l’evasione fiscale ci vuole la riduzione di aliquote, imposte ed obblighi improduttivi. Venti certificazioni in più sono venti splendide occasioni offerte alla corruzione .

Roma, sabato 18 febbraio 2012

Gaetano Immè