Gaetano Immè

Gaetano Immè

sabato 25 febbraio 2012

CASO MILLS, LA SENTENZA DI PRIMO GRADO. IL TRIBUNALE DI MILANO PERDE ANCHE LA FACCIA.

Il Tribunale di Milano ha emesso la sentenza sul caso Mills oggi sabato 25 febbraio 2012 verso le ore 15, dopo sei anni di indagine e di procedimento. La domanda di giustizia, amministrata dalla Magistratura peraltro anche e soprattutto “ in nome del popolo italiano”, che appunto il popolo chiedeva, era , indipendentemente dal nome dell’accusato, che venisse deciso se l’imputato avesse compiuto quel reato ( la corruzione dell’Avv. Mills) o non l’avesse compiuto. Un dibattimento lungo sei anni doveva fornire sufficienti elementi di giudizio , cosa che era implicita nella convincimento, peraltro tutto personale e per certi versi anche paradossale, del P.M. che non vi fosse alcun pericolo che il presunto reato fosse caduto in prescrizione. Ovvio anche che nel dibattimento giurisdizionale la tesi del P.M. circa la prescrizione sia stata ritenuta sbagliata dalla difesa e che , avvicinandosi il termine del processo, non solo lo stesso Tribunale ha deciso di falcidiare, anzi di eliminare del tutto, tutti i testi a difesa dell’imputato, ma che contemporaneamente anche la difesa dell’imputato non ha più puntato strategicamente sulla prescrizione del reato. Non vi sono scuse per il Tribunale di Milano: ha voluto portare avanti questo processo, ha creato –senza che l’imputato facesse chissà che- una prescrizione “ ad personam” che non è quella scritta nel Codice, ha cancellato tutti i testi a difesa: il tutto portato avanti con una certa sicumera mediatica da parte del Tribunale stesso che lasciava intendere , al popolo in attesa, una sola cosa: abbiamo raccolto gli elementi che ci servivano. E non solo! Perché l’arringa finale della difesa non si è sognata nemmeno di richiedere come prima cosa un’assoluzione per la prescrizione del presunto reato, relegando tale richiesta - peraltro inalienabile checché ne dicano taluni incolti zoticoni che sanno solo dare fiato al loro livore di bassa lega – solo al terzo posto delle richieste, posto residuale. La difesa aveva richiesto innanzi tutto una assoluzione dell’imputato con la massima formula, quella “ perché il fatto non sussiste” ” ed in subordine “per non aver commesso il fatto”. Bene, la montagna ha partorito il topolino, con una sentenza semplicemente vergognosa - che squalifica questo Tribunale come un consesso di gaglioffi diffamatori e di incapaci Magistrati – il Tribunale invece di fornire al popolo italiano la risposta che esso attendeva da loro, piagnucola e si rifugia vigliaccamente invocando l’applicazione di quella prescrizione ce per sei anni aveva negato. Spero che l’imputato ricorra contro questa ignobile sentenza e che nel frattempo il Governo Monti confermi la responsabilità civile dei Magistrati. Ma questa vigliacchi avevano – ora è evidente- un solo scopo: quello di svillaneggiare quell’imputato per sei anni sulla pubblica piazza tirandogli addosso palate di fango e di merda. Ma a costoro manca l’essere uomini, sanno solo costruire menzogne e tradire il popolo .

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RIVISITARE , RICOSTRUIRE, ALLARGARE TUTTO IL WELFARE . E L’ARTICOLO 18 ANDRA’ A FARSI BENEDIRE SENZA TANTI STREPITI.

L’articolo 18, per chi come me si è appassionato nello studio delle dottrine politiche degli ultimi tre secoli e dunque anche del socialismo italiano, ha un significato che potrei definire quasi religioso: furono infatti due grandi socialisti, Giacomo Brodolini e Gino Giugni ( non a caso, quest’ultimo, poi gambizzato dalle Brigate Rosse ) a volere quella Legge che, insieme a quella sul divorzio, sull’abolizione del delitto d’onore, sulla riforma del Diritto di Famiglia, è stata una delle leggi più importante della nostra storia repubblicana : lo Statuto dei lavoratori.I riformisti di allora - ricordo come due fossero le anime del PSI di allora, diviso fra “ riformisti” e “ tradizionalisti” - fecero costruire ed anche approvare nel Maggio del 1970 la normativa più avanzata che si potesse immaginare per la tutela dei diritti dei lavoratori in quel preciso momento storico , approvazione che fu una vera fatica, osteggiati in ogni maniera , ed anche questo è giusto e doveroso ricordarlo, dai comunisti e dal sindacato comunista . Dal PCI e dalla CGIL uniti ,che vedevano i socialisti come degli eretici, degli scissionisti e che temevano erosione di consensi e di lavoratori iscritti come conseguenza di tale legge.

Dunque, posso ben capire come l’articolo 18 possa rappresentare oggi una delle ultime certezze rimaste per tutto il popolo della antica sinistra italiana, già di per sé smarrito dalla crudele ed ingloriosa fine di quella ideologia ottocentesca. E’ quindi comprensibile la difficoltà che provano gli elettori del centro-sinistra, anche soltanto a discutere di un’ipotetica revisione di quello che è l’ultima reliquia da salvaguardare di quel mondo che fu ; anche se poi nella realtà, sappiamo che quella specifica norma si applica soltanto al dieci per cento delle aziende italiane private e che dunque ,oggi, è solo un privilegio per pochi ed anziani. Oggi, quella che indiscutibilmente è stata una conquista di progresso del secolo scorso, corre il rischio di diventare un feticcio della conservazione più ottusa: perché il mondo è cambiato, la società industriale del secolo scorso e il suo modello di sviluppo è stato archiviato completamente e soprattutto l’Italia del boom economico appare ormai come un lontano ricordo. Non comprendere che una norma approvata cinquant’anni e che esiste, nel mondo intero, solo in Italia non è più adatta ad interpretare le sfide della contemporaneità, significa, senza mezzi termini e per non scendere nello scurrile, essere dei cocciuti conservatori, se non di peggio.

La sinistra che si autodefinisce moderna e riformista - per carità di Patria e di Dio, lasciamo perdere il termine di “ migliorista” che fu coniato da Togliatti per indicare gente come Napolitano, come Amendola , che si dichiaravano appunto “miglioristi” ma che poi si inchinavano servilmente alle decisioni del Migliore senza fiatare - quella sinistra sedicente riformista, dicevo, dovrebbe mettersi di più in discussione per interpretare finalmente quella spinta al cambiamento che serve all’Italia di oggi. Insomma siamo sempre alla ricerca disperata della “ sinistra riformista” che tutti dicono ci sia ma dove stia nessun sa, come l’Araba Fenice. Cambiare, dunque, non significa per forza peggiorare le condizioni di lavoratori e di imprese, può anche voler dire invece estendere i diritti a chi per tutti questi lunghissimi 42 anni non è stato affatto né garantito né tutelato. E’ chiaro che quando si discute di flessibilità in uscita non lo si può fare in astratto, bisogna stare molto attenti. Occorre prima confrontarsi seriamente su quale modello di mercato del lavoro si vuole creare, soprattutto per le nuove generazioni, poi bisogna capire quale struttura di ammortizzatori sociali siamo veramente in grado di sostenere e quali prospettive di crescita offriamo alle imprese che investono in Italia. Consapevoli però che, come dimostra l’esempio della Danimarca e come dimostra lapalissianamente il nostro Paese, il blocco della flessibilità in uscita azzera ed annulla contestualmente la mobilità sociale. E una sinistra che smette di lottare per conseguire questa “mobilità sociale ” (che è una moderna sintesi del vecchio e paradigmatico “ che il figlio dell’operaio possa diventare primo ministro “) è una sinistra semplicemente inutile Dovrebbe capirlo anche la Cgil.

Se ci saranno quindi le condizioni globali per rivedere interamente il nostro mercato del lavoro e probabilmente anche il nostro modello di sviluppo, si potrà ragionare sui licenziamenti di natura economica che restano il fulcro dello scontro. Maggiori tutele per chi perde il lavoro, incentivi alla formazione continua per tutta la vita, estensione dei diritti ai soggetti meno tutelati o assai meno tutelati , meccanismi di selezione basati sul merito e lotta senza quartiere ai licenziamenti discriminatori ( per colpire i quali non necessitano norme speciali o Tribunali speciali, perché ogni atto discriminatorio da chiunque compiuto diventa nullo davanti a qualsiasi Tribunale per espressa previsione costituzionale).
Il riformismo italiano in senso largo, in questo momento, deve dunque riuscire a dare finalmente il meglio di sé, lavorando per una riforma che rivoluzioni profondamente il nostro sistema economico, estendo diritti, abolendo privilegi per pochi, fornendo maggiori protezioni sociali, ma anche rilanciando sul tema della produttività e della concorrenza, non soltanto fra imprese, ma anche fra lavoratori. Perché abolire o riformulare il solo articolo 18 , lo ripeto fino alla noia, non è la misura che da sola produca chissà quali mirabolanti effetti sulla crescita. Non sarà né è la sola “ panacea” per modernizzare il Paese. Come , ex adverso, non è che un articolo 18 conservato così come oggi è abbia aiutato il nostro Paese nella crescita, anzi, la logica dice che è stato proprio tutto il contrario. Ma se il “ riformismo” ( in senso lato ) sarà all’altezza di capire e di svolgere questo nobile compito ( del che questo blog dubita molto ), diventerà sicuramente una modifica marginale quella che dovrà riguardare forzatamente l’articolo diciotto. Se invece il “ riformismo” non sarà all’altezza di questo suo compito tutta questa discussione rimarrà soltanto l’ennesimo avvilente e inutile scontro tra “ sedicenti riformisti” e “ confermati tradizionalisti”. Ed allora , che il Governo vada comunque avanti, ignorando chi crede di possedere inesistenti diritti di veto o chi immagina ancora possibili ricatti ed intimidazioni piazzaiole.

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RIFLESSIONI SULLE LIBERALIZZAZIONI DEL GOVERNO MONTI


Torno, consentitemelo, sulle liberalizzazioni. Il pensiero è elementare . Ci sono i fornitori dei servizi e gli utenti. i primi si sono organizzati per ridurre la competizione , per livellare i loro prezzi così da eludere un mercato del tutto competitivo. Cosa disdicevole e , nel nostro Paese, anche perseguibile dall’Autorità per la Concorrenza. Ma la competizione è molto faticosa. Ne sanno qualcosa milioni di piccoli imprenditori che ogni giorno si devono sbattere l’anima per la pagnotta, e non possono mai rimanere fermi per non restare superati. Ma , allora, ( porca miseria ne discutiamo dai tempi delle lenzuolate di Bersani, Dio Bono!) questo benedetto “ servizio taxi” è stato liberalizzato? Sì, Yes , done! . E’ vero che le farmacie non sono liberalizzate? Sì, yes don’t! Mi fermo a questi due soli casi , sui quali , peraltro, si sta concentrando il governo. Allora vediamo cosa succederebbe se si liberalizzassero i due settori I produttori ( tassisti e farmacisti ) perderebbero reddito. Anche su questo non c’è dubbio Ma la società resterebbe per il resto del tutto immobile . Nel senso che tassisti e farmacisti perderebbero parte delle loro rendite di posizione, mentre intorno a loro tutti continuerebbero a fare gli affari loro. Se questa una vera e propria punizione per tassisti e farmacisti, ditemi voi allora che cos’è! Certo, le liberalizzazioni non sono una materia facile, impongono delle scelte dolorose e costose , significa , per i partiti politici, stare dalla parte dei produttori o dei consumatori. Insomma giocarsi il consenso politico popolare. Ecco perché va bene il Governo “ tecnico” per attuarle, un Governo che , appunto, non dovrebbe avere simili preoccupazioni . Ma danneggiare solo una delle due categorie ( dove poi un “ fornitore” per professione è anche un “utente “ di quel mercato nel suo privato ) è solo un’ingiustizia. Semplifico:. é vero che con il “bel altro” non si combina mai nulla e da qualche parte tocca partire: ma “l’ingente capitale politico” speso da questo governo per le liberalizzazioni di Taxi e Farmacie forse lo poteva spendere per settori ben più protetti e soprattutto più importanti per l’economia nazionale. O sbaglio ?

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FORMIGLI VS FIAT O FORMIGLI VS NOI TUTTI?

Anche Mentana , ci mancava solo il predicozzo indignato di Enrico Mentana, last but not the least voce del coro delle proteste contro la decisione del Tribunale di Torino – siamo ancora e solo al primo grado – che per ora ha dato ragione alla FIAT la quale aveva denunciato per diffamazione un servizio di Formigli prodotto per la trasmissione “Annozero”. Sono intervenuti un po’ tutti in questa storia , tutti a stracciarsi le vesti per la sentenza che “ soffoca la libertà di stampa”, che “ intimidisce il giornalismo “, che “ è grossolanamente sproporzionata nella cifra da pagare rispetto alla questione”, insomma la solita solfa . Questo blog non sa né può sapere quanti di questi indignati abbiano veramente visto e sentito quel servizio , che risale ad una puntata di Annozero del 2010. Questo blog invece se lo è andato a rivedere ed a risentire tutto ritrovando anche la rivista “Quattro Ruote” di quell’anno che aveva già pubblicato un esame tecnico - sulle auto in questione che il servizio di Formigli raffrontava. La MiTo e la Mini. La MiTo è prodotta, lo sappiamo, dalla FIAT.

E’ SPROPORZIONATO IL RISARCIMENTO ?
Capisco bene chi , a prima vista, resta molto scettico sull’ammontare del risarcimento riconosciuto alla FIAT, una cifra che è certamente lontana dalle possibilità di un qualsiasi giornalista. Ma solo apparentemente, perché tutti sanno, anche se fingono di dimenticarsene – anche Formigli lo sapeva molto bene, anche Mentana, anche Santoro ed anche la Gabanelli ed anche Repubblica ed anche “Il Fatto”,ecc- che praticamente per contratto la RAI garantisce per tali evenienze e si accolla il pagamento di tali risarcimenti diffamatori. Insomma tutti costoro, Fornigli, Santoro, Mentana, Gabanelli, ecc sapevano molto bene che se monto un servizio giornalistico per diffamare qualcuno, quel qualcuno sa altrettanto bene che l’indennizzo lo pagherà la RAI e non il giornalista autore del servizio e dunque non vedo per quale motivo questo qualcuno diffamato debba porsi la questione se la cifra sia o non sia “ sobria” . Sotto questo profilo, poi, aggiungo, che se un servizio giornalistico scredita e diffama un “ prodotto industriale” il risarcimento non potrà non tener conto del danno derivante sul “ mercato” di quel prodotto e degli investimenti effettuati per produrre quel prodotto. In soldoni, se io diffamo la mia ex fidanzata è chiaro che l’indennizzo sarà proporzionato alla normale dignità della mia ex con conseguente risarcimento accessibile anche alle mie tasche. Se invece un servizio ha come scopo quello di screditare la Mercedes ( è un esempio) non è pensabile che il risarcimento debba essere come quello affibbiato al diffamatore della ex . Mi pare tutto comprensibile. Dunque non vedo ragione alcuna delle lamentele sulla esorbitanza del risarcimento riconosciuto alla FIAT. Per i due motivi che ho già illustrato e cioè in primis perché Formigli era ben consapevole che stava creando un servizio con lo scopo di screditare, oltre tutto in quel modo tecnicamente barbaro, un “ complesso prodotto industriale “e non “una persona “ qualsiasi, sia perché Formigli ( e tutti gli altri, Santoro, Gabanelli, Mentana, anime belle e pure varie ) sapevano benissimo che il rischio di rispondere in prima persona di eventuali reati diffamatori era inesistente perché l’indennizzo “lo paga mamma’”, cioè la RAI, cioè noi. Mortifica ed irrita dunque sentire tutti questi indignati recitare , sapendo peraltro di mentire, la disgustosa parte di “ Alice nel Paese delle meraviglie” gridando al solito “ bavaglio”, alla solita “ intimidazione” credendo che tutti i lettori e gli ascoltatori siano degli emeriti gonzi da prendere per i fondelli. Non ricordo però nessuno di questi intemerati difensori di inesistenti intimidazioni alla libertà di informazione , ma arroganti difensori della propria libertà di infangare , che avesse mosso un ditino mignolo di uno dei due piedi quando ( un solo esempio su mille) un certo Signor D’Alema pretese tre miliardi di vecchie lire ( oggi sarebbe 1,5 milioni di Euro, un quinto dell’indennizzo a favore della FIAT ) da Forattini per un semplice disegno!

UN SERVIZIO SEMPLICEMENTE VEROGNOSO E DA CANI, QUELLO ORDITO DA FORMIGLI

Da un punto di vista esclusivamente tecnico, poi, quel servizio di raffronto fra le due auto non si presenta come tale: perché almeno avrebbe dovuto spiegare agli ascoltatori la differenza fra le due autovetture, a diesel e a benzina, informarli se i rispettivi allestimenti si equivalessero o meno, spiegar loro che una cosa è una cilindrata da 1000cc altra cosa è una cilindrata di 1600 cc. Cosa che Formigli non ha fatto assolutamente. Non solo. Inoltre la successiva così detta prova su strada ( il giro di pista del filmato) è la parte assolutamente peggiore del servizio, dove viene taciuto che la MiTo in questione non era la “MiTo QV”, ma semplicemente la “MiTo Multiair 135CV”; dove non viene reso noto che quella MiTo compie quel giro di pista con “ l’ESP inserito” ( perché disinseribile ) , strumento che la rende per forza più lenta. In seguito Formigli ha fatto anche di peggio, perché quel suo servizio si basa sull’esame della MiTo della famosa rivista “ Quattro Ruote” , servizio del quale Formigli, però, riprende solo la parte che criticava il prodotto FIAT ( carente rispetto all’altra vettura proprio nel giro di pista ) ma omettendo di citare tutte le altre parti di quel giudizio del tutto favorevoli alla MiTo. La perla di Formigli poi sta nel fatto che mentre ha più volte estrapolato appunto dall’esame di Quattro Ruote la parte negativa alla FIAT , si è poi stranamente “dimenticato” di riportare proprio la parte più rilevante e cioè le conclusioni del giudizio di “ Quattro Ruote” che erano del tutto favorevole per la MiTo. Insomma la preordinazione di manipolare i fatti è palese, così come la volontà preconcetta di screditare il prodotto FIAT. Questa non è “ libertà di pensiero” né “ libertà di stampa”, questa è solo “ libertà di infangare “, questa si chiama pura diffamazione premeditata , costruita a tavolino !

MA LE SENTENZE DEI MAGISTRATI , BIANCANEVI  BELLE INDIGNATE, NON AVETE SEMPRE DETTO CHE VANNO RISPETTATE?

Mi pare di aver sempre sentito dire da costoro che le sentenze vanno sempre rispettate. Però vedo che appena le stesse sentenze toccano loro ed i loro amici allora le stesse sentenze sono frutto di “ probabile corruzione e di malaffare “ ( Gabanelli), sono una minaccia alla libertà di pensiero e giù indignazione, critiche, sospetti, illazioni, riserve e chi ne ha più ne metta. Prendiamo per esempio Milena Gabanelli ed il suo “ Report” proprio su Formigli vs FIAT. La Gabanelli sa bene , meglio degli altri, che la RAI paga di tasca propria tutti gli indennizzi che il Tribunale dovesse comminare ai giornalisti come lei per diffamazione o altro. Lo sa benissimo perché lei ed il suo “ Report” godono di una tale discutibilissima impunità da decenni. Ma finge di non saperlo e per difendere Formigli non solo finge di dimenticarsi che Formigli non pagherà nulla alla FIAT perché lo pagherà la RAI ( cioè noi), ma addirittura si dedica al suo vero lavoro, al suo vero mestiere: quello di sfornare sospetti, quello di buttar là illazioni che generino nell’incolto ascoltatore il sospetto di chissà quali imbrogli. Così l’ineffabile Gabanelli ha scoperto che l’acqua, quando bolle, diventa calda, ma proprio così calda da scottare. Infatti, come fosse un quarto segreto di Fatima, ti scopre che i tre periti -ai quali il Tribunale di Torino ha dato incarico per la valutazione dei danni verso Formigli - ha scoperto che quei tre , pensate un po’, a Torino sono tutti, chi più chi meno , finanziati dalla stessa FIAT, compreso l’attuale Ministro Profumo. Che la Gabanelli tenti di costruire la solita bufala della “ segreta associazione a delinquere “ ordita sotto traccia dai “ nemici dell’informazione” è semplicemente RI DI CO LO. E’ forse un mistero che da sempre la FIAT sia stata la principale risorsa economica di Torino se non dell’intero Piemonte ? E’ forse un mistero di Fatima o di Lourdes che la FIAT finanziava Università, Fondazioni, Centri Studi, Centri di formazione del personale , giornali, riviste, periodici,ecc? . La Gabanelli era l’unica al mondo che non sapesse che a Torino “non si muove foglia che FIAT non voglia” ?

E chiudo con l’ultimo degli indignati, con Enrico Mentana . Certo che la sua difesa di Formigli sia un autentico autogol lo dicono le sue parole, il suo essere collega con Formigli nella famiglia della La7, nel fatto che Mentana anche lui “tiene famiglia”! E forse neanche una sola! Ma che ha detto mitraglietta nel suo
pistolotto su La7 ? Ha fatto quello che sa fare , tenere due piedi in cinque o sei scarpe, il gran paraculo , la sua specialità, una dote direi in lui innata. Ha detto subito che “Formigli ha torto marcio” (il paraculismo allo stadio terminale prevede che una immediata captatio benevolentiae) per poi sostenere , apoditticamente e senza fornire alcuna prova a sostegno di quanto affermato – come invece circostanzia questo blog – “, che i dati di Formigli erano veri”. Ma quali sarebbero, Mentana questi dati veri? Non è dato sapere, lui è come Falqui: basta la parola! Insomma tutto come al solito, Mentana condivide lo scettro di “ re dei paraculi” con il famoso “prestiparolatore “ al secolo Veltroni Walter quello che è “ a sfavore ma anche a favore”, lo scopritore della cura per il paraculismo devastante : il “ maanchismo”. Mentana vada a leggersi l’esame di Quattro Ruote sulla MiTo e sulla Mini , poi si vada a vedere il servizio di Formigli , poi ragioni e poi, prima di aprire bocca e dar fiato, ci spieghi , please. Poi , sapendo d’averla detta grossa, giù una bella slinguazzata, tipo fellatio in piena regola, pro FIAT (grande, storica, solare, ecc soliti epitaffi introduttivi di coltellate alla schiena ) per poi passare a quella che il gran paraculetto crede essere una stoccata anziché una “ grandissima minchiata”: dire che la FIAT controlla l’informazione ( La Stampa, Il Corriere, etc) . La qual cosa ,secondo Enrico Mentana , solo adesso e solo  per Formigli , minaccerebbe, come lascia intendere, la libertà di informazione? Ma mi faccia il piacere! Ma se è da una vita che nel giornalismo funziona tutto così!. Da una vita Agnelli regalava o prestava gratis auto ai giornalisti, finanziava scuole di giornalismo, agenzie giornalistiche, fogli aziendali, giornaletti scolastici tirati su a ciclostile, ecc ed il gran paraculetto, sceso dal pero, se ne accorge e se ne lamenta solo nel 2012, dopo settantanni!!!!! E poi, dulcis in fundo, il gran finale , quello che secondo la testolina del gran paraculetto dovrebbe essere un “vrai coup de theatre” sconvolgente .E che invece è una schifezza di un populismo ributtante. Perché il Mentanaparaculo ci svela, come fosse il qinto segreto di Fatima, che Formigli guadagna meno di Marchionne ( ma va?) e che , al contrario di Marchionne che paga le imposte in Svizzera, Formigli invece le paga in Italia. Grande notizia Mentana, ma non c’entra niente con la diffamazione di Formigli, solo che fa sempre tanto effetto su quegli idioti di ascoltatori, vero Mentana? Finale semplicemente da vomito. Se fossi Formigli, caro Mentana, dovresti scappare a gambe levate per evitare che ti metta le mani addosso. E i piedi a portata del tuo sederino d’oro.

Caro Formigli, rifiuti tutte queste pelose , offensive nonché ridicole sue difese e sia uomo, l’età ormai ce l’ha. Ammetta onestamente la sua colpa, tra l’altro di una evidenza accecante, confessi d’essersi prestato a fare la testa di legno per Santoro, invogliato dal guadagno immediato e dalla notorietà che poi, è un fatto acclarato, l’ha portata a condurre “ Piazza Pulita” su La7. Si assuma le sue responsabilità morali, non faccia la vittima, non tenti di passare per martire perché Lei ha fatto il boia, non è la vittima. Sia uomo , lo dica apertamente, tanto Lei non pagherà una lira, perché paghiamo noi contribuenti. A meno che la sua educazione non sia proprio questa. Quella tipica dei Santoro e dei Mentana che mangiano ovunque capiti ( a destra ed a sinistra) e che sul denaro ci sputano sopra , ma solo dopo che lo hanno ben incassato e messo in banca ? O quella della Gabanelli che produce diffamazioni ed illazioni su tutti sapendo che tanto paga mamma RAI? Insomma, Formigli, lei è un uomo oppure un piagnucoloso , fastidioso e fasullo fintomartire? Ci facci vedere chi è, direbbe il Rag Fantozzi: ecco ci faccia vedere proprio chi è Lei. Con i fatti, non con le lamentale e con le chiacchiere.

Roma , sabato 25 febbraio 2012

Gaetano Immè

1 commento:

  1. Complimenti per il lucido articolo, ce ne fossero di eguali sui quotidiani nazionali!
    M.

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