Gaetano Immè

Gaetano Immè

venerdì 10 febbraio 2012

E COSI’ , SECONDO GIORGIO NAPOLITANO , LO STERMINIO DI MIGLIAIA DI ISTRIANI, DI DALMATI, DI PARTIGIANI BIANCHI SAREBBE COLPA DELLE DERIVE NAZIONALISTICHE ? MA CHE MENZOGNA INDEGNA ED INTOLLERABILE! QUEGLI ECCIDI, QUEGLI ORRORI, COME QUELLI NEI GULAG, HANNO UN SOLO E PRECISO COLPEVOLE: QUEL REGIME COMUNISTA CHE LUI HA SERVITO, IN ITALIA E NELL’EST EUROPEO, DAL 1948 IN POI E CHE –A PROPOSITO DELLE FOIBE - LUI NON HA MAI IGNOBILMENTE NOMINATO ! COME IL NAZISMO E’ IL SOLO COLPEVOLE PER LO STERMINIO DEGLI EBREI. SE NON SI VERGOGNA LEI, CI PENSIAMO NOI TUTTI NOI A VERGOGNARCI DI LEI, DELLA SUA ABISSALE E SFRONTATA FALSIFICAZIONE DELLA STORIA, DELLA SUA IRRIDENTE DISONESTA’ INTELLETTUALE. I SICARI DELLE FOIBE SONO STATI SOLO I SUOI ADORATI COMPAGNI COMUNISTI, ITALIANI ED ANCHE QUELLI TITINI. LA SUA PERSONALE CORREITA’ MORALE E POLITICA IN QUESTI ECCIDI, IN QUESTI MASSACRI DI INNOCENTI E’ INDELEBILE, NON LA PUO’ INFOIBARE, NE’ CANCELLARE, NE’ MASCARIARE E LA PERSEGUITERA’ FINO NELLA TOMBA. DOPO LA TOMBA NON LO SO. MA SO CHE LA STORIA SI RICORDERA’DI LEI PER QUESTI ( ED ANCHE PER BEN ALTRI) MISFATTI CONTRO GLI UOMINI . UN BEL TACER NON FU MAI SCRITTO…….



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Resto in argomento, ricordando che è solo l’ottavo anno che l’Italia celebra il Giorno del Ricordo dei martiri delle Foibe. Fu istituito con Legge n.92 del 30 marzo 2004., Governo Berlusconi, la sinistra era all’opposizione. L’apertura della pagina della storia sulle Foibe e sull’esodo degli italiani dalle loro terre nei territori della Venezia Giulia, della Dalmazia e dell’Istria, rispetto al silenzio omertoso e colpevole sulle vicende – durato peraltro dal 1945 fino al 2004 , la bellezza di sessanta anni ! - che avevano coinvolto le popolazioni italiane a Trieste e nei territori limitrofi, ha rappresentato per l’Italia repubblicana e democratica il segnale del cambiamento di un’epoca. La è stato un primo timido passo verso una scrittura più onesta della vera storia d’Italia, che chiudeva i conti con il suo passato fascista.

Era l’Italia libera, che finalmente apriva il suo libro di storia , l’Italia libera e liberale che finalmente aveva trovato il coraggio e la dignità di liberarsi dalla penna rossa che fino a quel momento aveva cancellato interi periodi e tante vicende scabrose consumate a danno di tante famiglie e - dalla sua oppressione finalmente redenta - narrare finalmente ed apertamente la vera storia delle Foibe. La storia di un’altra Shoa i cui sicari furono tutti comunisti italiani e militi titini , di un parallelo sterminio, consumato in terre italiane contro donne, uomini, anziani e bambini, con gli stessi diritti di tutti gli altri, trattati come il nazismo trattò gli ebrei, come oggetti scomodi da nascondere, perché erano individui che facevano paura per i loro ricordi e per le loro testimonianze. Sui quali, però nessun coraggiosissimo Roberto Benigni, nessun irriverente Mario Bellocchio, nessun falso e sedicente novello Marco Porcio Catone Uticense ( colui che , diffamato come un ubriacone da Cesare “il dominus non eletto dal popolo”, campione delle prische virtù romane di rettitudine e di incorruttibilità ), come qualche cantante proprietario di mega villa con verde cementato incorporato vorrebbe accreditarsi alla faccia dei gonzi , ha avuto fegato, coraggio, onestà per dedicar loro un film, una canzonetta, due righe, un pensiero, un monologo, un silenzio . Erano state accuratamente tenute nascoste in Italia, anche le violenze e la pulizia etnica compiuta dalle milizie comuniste di Tito a danno della popolazione italiana con il beneplacito incoraggiamento di tale Giorgio Napolitano, a quei tempi esponente di spicco del PCI togliattiano. L’informazione popolare, la Rai, la scuola, gli insegnanti, i convegni, gli scrittori, la cultura avevano accuratamente occultato, per compiacere il partito comunista italiano, la cacciata delle famiglie dalle case e dalla loro terra in Istria, a Fiume, a Pola, in Dalmazia. I nostri fratelli erano stati uccisi o cacciati, allontanati dai loro interessi, dalle loro radici, dai loro affetti, dalla loro vita e nessuno ne parlava, nessuno protestava, nessuno sollevava problemi, nessuno manifestava, nessuno intonava inni, nessuno indossava magliette con le foto dei simboli di quella tragedia. Chi di voi ha mai saputo di una nave, la nave Toscana, che nel lontano 1947 sbarcava a Venezia proveniente da Pola, con a bordo gli esuli italiani e le loro modeste masserizie con le quali speravano di ricostruirsi un futuro? Nessuno sapeva del treno di esuli in transito per Bologna, ai quali i sindacalisti dell’allora Camera del Lavoro (Cgil) impedirono di avere acqua e cibo e di scendere dai convogli?

Era stata tenuta nascosta financo la confisca dei loro beni, sottratti con la forza dalla milizia titina, sopprimendo e cacciando questa povera gente: un altro “ popolo ebreo”, vittima sacrificale di una ideologia comunista perversa e totalitaria, capri espiatori per cose più grandi di loro, di cui non avevano colpa alcuna . Le loro misere masserizie facevano così da bottino di guerra dei vincitori, che maramaldeggiavano su gente inerme. Su vinti, col sangue dei vinti. E questi nuovi ebrei, questi poveri uomini che, mortificati, minacciati, depredati, decimati e scacciati, guardavano all’Italia con la speranza di ottenere dalla propria terra e Patria un giusto riscatto umano, una comprensione per il bisogno, per i sentimenti di fratellanza, ne ricevettero invece fredda indifferenza, anzi disgustoso fastidio, vile e colpevole silenzio. Era l’Italia dove la violenza politica che è fatta di radicamento ideologico, di condizionamento psicologico, di luoghi comuni, d’immagini, di propaganda, di parole d’ordine, si era sostituita a quella fascista e dunque autoritaria del regime abbattuto, alla guerra, ai lutti, alle sofferenze della popolazione civile.

Dopo la Liberazione, escono nel 1945 l'edizione genovese, quella milanese e quella torinese dell’Unità . Nei primi mesi dello stesso anno i responsabili dell'edizione del quotidiano sono Ludovico Geymonat, Amedeo Ugolini, Davide Lajolo, Ada Gobetti, Cesare Pavese, Italo Calvino, Elio Vittorini, Aldo Tortorella, Luigi Cavallo. La sua tiratura di quel tempo supera il milione di copie. Ebbene , scriveva nel 1945 proprio l’Unità: “Non riusciremo mai a considerare aventi diritto ad asilo coloro che si sono riversati nelle nostre grandi città. Non sotto la spinta del nemico incalzante, ma impauriti dall'alito di libertà che precedeva o coincideva con l'avanzata degli eserciti liberatori”. (L’esercito liberatore era quello di Tito e gli esuli erano gli italiani scacciati da Fiume, dall’Istria, dalla Dalmazia e dalla Venezia Giulia). Gli esuli sono stati tenuti nascosti, poco sopportati e senza che alcuno si mostrasse disposto a riprendere e mettere ordine nei loro ricordi, né di raccogliere le denunce e le testimonianze. Nessuno sapeva, poi, delle foibe. Nessuno che avesse avuto l’onestà di ricordare le tragedie che facevano da cornice alla cacciata della popolazione italiana ed alla cancellazione di tutto ciò che era italiano, né di ciò che era accaduto nelle terre italiane, sottratte ai civili come bottino di guerra. Nessuno che prestasse attenzione alle tante storie di uomini scomparsi nel nulla. Scomparire costituiva l’alternativa che era stata lasciata a questa povera gente che aveva scelto di scappare e di rifarsi una vita in Italia.

Solo con il primo governo di centrodestra, opposto ovviamente all’ideologia di sinistra, dopo la beve parentesi del 1994, nei primi anni del terzo millennio, anche sulla Tv di Stato, cadeva finalmente il muro del silenzio . L’informazione e gli approfondimenti avevano così dovuto cedere alla Storia, alle testimonianze, ai ricordi di chi era sopravvissuto anche alla congiura del silenzio. Non è stato più possibile nascondere la viltà e le complicità di alcuni protagonisti cinici e scellerati di quella tragedia. E’ stata diradata quella coltre di nebbia che nascondeva la storia e che aveva mortificato le sofferenze dei protagonisti di quelle tristi vicende. Gli italiani hanno potuto sapere del terrore che aveva spinto gli italiani a fuggire dalle terre occupate da Tito. Hanno potuto conoscere quella parte della storia che era rimasta sepolta viva, nella capiente bara dell’opportunismo e dell’ipocrisia della sinistra italiana.

Le Foibe. Solo da poco tempo dunque gli italiani hanno iniziato a sentir pronunciare questo termine, questo nome, spesso senza saperne addirittura il significato, senza saperne cogliere la sostanza, senza abbinarlo ai fatti drammatici che avevano collegato queste fessure nelle rocce carsiche di quei territori con la pulizia etnica, con le sparizioni, con l’uccisione di migliaia di uomini colpevoli solo di essere italiani. Ancora oggi in molte scuole non si dice niente agli studenti di cosa siano state le foibe e quanto siano menzognere quelle storie che parlano di liberazione dal nazifascismo, nascondendo tutte le viltà che si sono celate dietro l’abbattimento di una dittatura sanguinaria e feroce.

Come qualificare la volontà e la pervicacia che il PCI e la DC, anche la DC sissignore, perché presente sulla scena e perché consenziente testimone dei fatti e del tempo, hanno messo in mostra nel tenere ben celate e ben nascoste tutte le infamie e gli eccidi di chi pretendeva pure di costruire per l’Italia un altro regime, quello comunista, con altri sanguinari protagonisti ed altre vittime, se non con il nome che si merita? Ditelo voi.

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I PAPPONI,  ABUSANTI SFRUTTATORI DELLA CREDULITA’ POPOLARE

Gli astuti, si sa, sono furbi, ma non intelligenti. Prima tutti lì a cazzeggiare per le grandi riforme, per quelle importanti e che contano, a dire ampollosamente che per farle sarebbe necessario un accordo ampio tra le forze politiche. E poi, appena queste ampie coalizioni cominciano (finalmente) a prendere forma, gli stessi che predicavano le grandi intese, temendo che finisca la pacchia, temendo l’esaurimento della greppia , gridano all’imbroglio, urlano all’inciucio. Prendi, uno a caso, per esempio Di Pietro, uno che dell’arte dell’urlare spropositi ai quattro venti ha fatto un mestiere ben remunerato, il quale temendo di essere allontanato – causa sbarramento - dal panorama politico nazionale e dunque dalla greppia, ha assunto da tempo il ruolo di colui che fa finta di essere contro tutto e tutti, a prescindere, praticamente una riedizione di bassa lega di un Pasquino ‘per partito preso’. Così, appena i due maggiori partiti presenti in Parlamento (vale a dire PdL e Pd) fanno sapere di ricercare una soluzione congiunta in tema di riforma della legge elettorale ecco l’ex pm dichiararsi contrario – magari senza neanche leggere di cosa si tratti veramente - agli “accordi da sottoscala”, agli “ accordi fra bottegai”, fiancheggiato (e come poteva essere altrimenti), nell’uso della diffamazione personale come fosse ormai un’arma politica, da persone come Travaglio, secondo il quale l’attuale maggioranza, quella che sostiene il governo Monti prima «si riuniva nelle catacombe “. Un po’ criptico, sicuramente assai scontato .

Sembrerebbe quasi che Di Pietro non abbia ancora capito che a forza di ‘urlare’ nessuno mai lo considererà un interlocutore affidabile, neppure per rinnovare il Direttivo di una bocciofila di quartiere. Il secondo, parlo del vice-direttore del Fatto, mostra gli evidenti segni della sua insanabile ed inguaribile “belruscadipendenza” ( una malattia degenerativa del sistema neurologico ) perché per poter dire anche la più semplice delle ovvietà e scrivere qualche scontatezza non può proprio fare a meno di mettere in mezzo sempre e comunque Silvio Berlusconi , sembra avere una sola preoccupazione: che qualcuno, Monti oggi, Berlusconi ieri, riesca a riformare per davvero il sistema di quella casta dei Magistrati a lui tanto cara (anche perché è l’unica seria sua fornitrice di spunti per i suoi pezzi , alla facciaccia del segreto istruttorio…): per la quale il Travaglio sarebbe anche disposto a qualche umano sacrificio.

Intanto Alfano ha annunciato ieri al Corriere della Sera una sorta di loro “condanna a morte “, cioè la «disponibilità alla collaborazione tra le principali forze del Paese per fare alcune riforme di iniziativa parlamentare in questa legislatura e sotto questo governo». Una vera tragedia per i Casini, i Fini, i Rutelli, i Vendola, i Di Pietro, altro che l’annuncio di nevicate della Protezione Civile ! Altro che inchino della Costa Concordia all’Isola del Giglio! Dunque, se le principali forze politiche di questo Paese hanno imboccato la strada delle riforme e alla Lega, a Di Pietro , a Fini, a Casini, a Rutelli, a Vendola e a qualcun altro (Travaglio compreso) la cosa non piace, quella strada deve essere allora davvero quella più utile ed opportuna per il Paese.

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FRA NAPOLITANO E TREMONTI UN BALLETTO DA CICISBEI.

Questo balletto da cicisbei , con accompagnamento di un clavicembalo ben temperato , recitato in questi giorni dal l capo dello Stato e dal quale saputello dell’ ex ministro dell’economia mi ricorda tanto, forse troppo, di ciò che accadde nel 1994 tra l’allora capo di Stato Oscar Luigi Scalfaro e Umberto Bossi. Dal loro rapporto, rimasto nascosto per qualche tempo, nacque , allora, la caduta del governo Berlusconi I e la nascita di un governo di Lamberto Dini, il quale in accordo con Scalfaro, una volta esauriti gli obiettivi per i quali era nato, ne aggiungeva di nuovi al solo scopo di sopravvivere e preparare la vittoria elettorale del centrosinistra, che infatti avvenne puntualmente nelle elezioni del 1996.

Tra Napolitano e Tremonti deve essere scattata una molla che li ha fatti trovare accomunati dallo stesso interesse: far cadere il Governo Berlusconi. Nessuno vi era ancora riuscito, sebbene ne fossero state studiate di tutti i colori. E dunque, quella era l’occasione d’oro che si presentava ai due. E i due l’hanno colta. Napolitano era perfettamente consapevole che il decreto legge preparato da Berlusconi andava incontro agli impegni richiesti dall’Ue e sapeva pure che una volta emesso il decreto egli sarebbe stato obbligato ad appoggiare il governo Berlusconi. A questo punto, però, il dissenso di Tremonti sul decreto aprì per Napolitano un’occasione insperata.

E’ scontato e provato come Napolitano pensasse a Monti ben prima dell’incontro con Tremonti , basta riandare con la memoria a quella telefonata dittatoriale della Merkel del 20 ottobre 2011. Perciò egli aveva già in mente una strategia per sostituire Berlusconi con Monti. Ma con chi aveva concordato questa strategia? Con la Merkel? Con chi altri? Ancora non lo sappiamo, Il tempo ce lo dirà. Ora interessa rilevare che l’incontro con Tremonti rese possibile la realizzazione di un progetto già preesistente.

Mi sono sempre chiesto ed ho sempre scritto per chiedere : come mai Napolitano non ha mai sentito il dovere- che pure come Capo di Stato avrebbe avuto il dovere di fare - di ascoltare direttamente Silvio Berlusconi? Forse voi non ci avete fatto caso, ma in quel periodo Napolitano ha ricevuto tante persone – Fini, Casini, Bersani ed anche Tremonti, ma non Silvio Berlusconi. E perché mai ? Se, come si dice, la domanda nasce spontanea, la risposta è ovvia : perché ascoltarlo avrebbe messo a rischio l’operazione politica. Non sarebbe male che su quanto accaduto si esprimesse anche Gianni Letta, che con il Quirinale ha sempre mantenuto rapporti strettissimi. Bossi , seppure dopo tanti anni, ci ha fatto sapere la verità su ciò che accadde alla fine del 1994, ed è la ragione per cui Oscar Luigi Scalfaro verrà ricordato come il peggior Presidente della Repubblica, forse anche dopo Giorgio Napolitano, chi vivrà vedrà.

Quanto ancora si dovrà aspettare per sapere che cosa successe nel corso dell’incontro Napolitano – Tremonti? Non solo, ma anche che cosa successe nei giorni precedenti, quando Napolitano, ascoltata la Merkel, si convinse a mettere fine all’esperienza berlusconiana, impedendo al governo di emanare il decreto legge che, ottemperando agli impegni richiesti dalla Ue, era del tutto conforme agli interessi dell’Italia. Non è una bella pagina di storia quella che stiamo vivendo. Ciò non ostante, ieri sera ci siamo dovuti sorbire l'ennesima lezioncina dell'ex ministro. Niente di personale, ma da una persona come lui, che ha governato per anni non posso accettare le solite scuse "io l'avevo detto".Scaricare le colpe sempre sugli altri, è lo sport preferito degli impavidi.

Mi potrebbe dire il Dr. Tremonti che cosa ha fatto mai l'Italia per fermare i derivati, comprati dai comuni grazie alle banche compiacenti? Cosa ha fatto per fermare il mercato? Gli stipendi dei supermanager?E non è Tremonti lo stesso ministro che voleva abolire l'articolo 41 della costituzione? Quando è cominciata questa dittatura dei mercati e della finanza? Con gli anni 90, come continua a ripetere l'ex ministro? Colpa dei cinesi, del WTO, di Prodi, della globalizzazione, di Clinton?

Sarebbe bene che Tremonti parlasse chiaro. Una volta almeno nella vita.

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FATTI ILLECITI IDENTICI, MISURE DEI MAGISTRATI OPPOSTI. PERCHE’?


Ritorno sul fattaccio di Lusi, Rutelli, Margherita, 13 milioni di Euro, no sono 223 i milioni, eccetera, perché mi ha profondamente colpito la completa diversità della linea giudiziaria , sin qui seguita dai magistrati romani , titolari dell'inchiesta sul così detto caso-Lusi ( ma, mutatis mutandis , la stessa cosa si deve dire anche per il caso-Penati, per il caso-Tedesco, ecc) rispetto alla linea , ben più severa, scelta dai loro colleghi di Milano nel periodo di "Mani Pulite"..

Tutti ricordiamo come, esattamente 20 anni fa, l'allora segretario del PSI, Bettino Craxi, venne letteralmente travolto da uno tsunami di avvisi di garanzia, seguiti da rinvii a giudizio e da non poche condanne definitive, quasi tutte fondate sul presupposto o, per essere più chiari, sul “ libero convincimento del Magistrato”, tramutato dal Pool di Mani Pulite e dal Tribunale di Milano come una “ prova “, che il leader socialista "non poteva non sapere", anche se era Vincenzo Balzamo , responsabile amministrativo del PSI, ad occuparsi dell’amministrazione, della gestione dei fondi, dei rendiconti, ecc. Invece, nel 2011, contrordine, colleghi! E svolta di 180 gradi, decisa dalle toghe romane, le quali ipotizzano che Lusi fosse solo un abile, ma isolato, "mariuolo". E i capi della "Margherita"? Personaggi, lasciano capire i magistrati della Procura di Roma, un po' distratti, tutt'altro che accorti e vigili, ma esenti da responsabilità, personale e penale, per la movimentazione e i trasferimenti dei tanti soldi, che incassava il partito, poi confluito nel P.D.. Una disparità di orientamenti e di valutazioni che, forse, l'ex direttore del Corriere della Sera, Paolo Mieli, che ha coniato il neologismo, definirebbe un caso di "doppiopesismo" giudiziario. Non privo, peraltro, di conseguenze politiche, dal momento che l'inchiesta del pool di Borrelli fu fatale al destino, personale e politico di Craxi. Mentre l'ex Sindaco di Roma e gli altri ex dirigenti della "Margherita" continuano, seppure non più in ruoli di protagonisti centrali, a tessere alleanze e ad abbozzare strategie, nell'ambito delle loro nuove case, il PD di Bersani e Rosy Bindi e il partitino rutelliano "API".

Non è la prima volta che i cronisti, politici e giudiziari, devono occuparsi, contemporaneamente, di Craxi e di Rutelli. Ricordo l'anno 1993 quando l’allora candidato dei progressisti anti-Fini a Sindaco di Roma, appunto Francesco Rutelli – per guadagnarsi le simpatie dei dirigenti e conquistare i voti degli elettori del PDS giustizialista e "manettaro" di Occhetto e Violante ( che ancora non gli avevano perdonato , da dirigente pannelliano, le passate simpatie per Craxi con il quale trascorreva luculliane serate romane – si augurò, bavoso, rancoroso, giudaico, meschino, in diretta tv di «vedere Craxi consumare il rancio nelle patrie galere».

E’ pure vero però che mal gliene incolse, eccome! Infatti Stefania Craxi lo definì subitaneamente e pubblicamente «un grandissimo stronzo». Lui querelò e vinse pure : "ben" cinquantamila lire di risarcimento! Da andarsi a nascondere ! E qui arrivò poi il bello, in quanto la Craxi decise di versare l’importo, stabilito dal giudice, in cinquanta comode rate da mille lire cadauna, «per poter scrivere – spiegò – cinquanta volte “grandissimo stronzo” sulla causale di versamento». Quando si dice che nella vita il denaro non è tutto

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I FIGLI SO PIEZZI ‘E CORE

Margherita Luti, era figlia di tale Osvaldo Luti, un fornaio di Trastevere ed era l'amante di Raffaello, detta, lo ricorderete,  "la Fornarina” . “La Fornerina” invece , nel mondo web, si chiama la Dottoressa Silvia Deaglio che insegna all'Università di Torino e che è la figlia del Ministro Elsa Fornero e del giornalista ed economista Mario Deaglio. Cattedra proprio dove insegnano anche entrambi i genitori. Un filo di Arianna unisce queste due donne perché mentre la “Fornarina” è diventata famosa perché Raffaello l'ha dipinta splendidamente nuda consegnandola all'ammirazione dei secoli , la “ Fornerina” sta diventando suo malgrado altrettanto famosa perché “ plurisistemata via genitoriale” non certo vicino a mammà, ma proprio “azzeccata azzeccata a mammà e a babbo”. Cattedra di professore associato nella stessa Università dove imperano mammà e papà; ricercatrice in una fondazione finanziata dalla Banca Intesa Sanpaolo ( di cui mammà era Consigliera d’Amministrazione), novantasei – dicasi novantasei – pubblicazione in soli otto anni, sposata – neanche a dirlo – con un alto funzionario ( non di statura, s’intende ) sempre della Banca Intesa Sanpaolo, insomma la solita storia del pastore. C’è chi nasce “ figlio di” e gli altri sono sempre “ figli di”, ma di emerite mignotte e di signor nessuno ( Marchese del Grillo, pensaci tu!). Nessun reato, ma tanti, tanti peccati. Perché che i figli siano “ piezzi ‘e core” non discuto, che i genitori si facciano anche in otto per sistemarli , passi pure, ma a tutto c’è un limite! Ma, seguaci dell’uomo sul Colle, che quanto a  sistemazione di famigli non c’è n’è per nessuno – ora è passato alla sistemazione, anche in televisione oltre che sulla stampa, anche degli amici del figlio – il duo di Torino ha perso il controllo, il senso della misura e soprattutto, il senso della dignità. Eh si! Perché nessuno dubita che la Dottoressa Silvia Deaglio sia colta e preparata, per carità! Ma che abbia vinto la cattedra proprio dove insegnano proprio i genitori ha il sapore delle “ baronie universitarie” proprio quelle lobby fasciste che la Riforma Gelmini – per questo avversata dalla sinistra – ha cercato di eliminare . Per non parlare poi di un fatto che per questo blog è gravissimo. Dunque: la Prof. Silvia Deaglio è stata promossa ricercatrice ( secondo lavoro fisso) nella Fondazione Hugef con una motivazione sbalorditiva: perché – testuale, sito Wikipedia”- elemento capace di attirare finanziamenti alla ricerca.” Ma avete capito bene? E sapete da chi sono stati concessi alla Fondazione questi finanziamenti? Avete indovinato, bravi, sette e mezzo: proprio dalla Banca Intesa Sanpaolo, dove mamma Elsa detta legge. Dove sta il peccato ? Eccolo: presa per il culo degli italiani , appropriazione indebita dei fondi che noi depositiamo in Banca per farci i cazzi loro. Poi , sobri come sono, ci mettono anche qualche lacrimuccia. Ma mi faccia il piacere!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Roma venerdì 10 febbraio 201

Gaetano Immè

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