Gaetano Immè

Gaetano Immè

mercoledì 8 febbraio 2012

E POI IRRIDONO SE UNO AFFERMA CHE IL COMUNISMO E’ ANCORA VIVO E VEGETO !



Ho seguito con viva curiosità ma anche con profondo disgusto tutti gli articoli che “L’Unità” ha dedicato nei giorni scorsi ad Ottaviano Del Turco, al “ compagno” Ottaviano Del Turco. Costui era stato democraticamente eletto alla carica di Presidente della Regione Abruzzo nel 2009. Improvvisamente un meschino truffatore , tale Angelini , tra l’altro noto proprietario di svariate case di cura e di cliniche in Abruzzo e dunque ben ammanicato con la Regione stessa , denuncia di essere stato concusso dal Presidente regionale Ottaviano Del Turco . Una vicenda torbida e limacciosa , che vede coinvolto anche il Procuratore Capo di Pescara, Dr Trifuoggi, quel Magistrato che vergognosamente spettegolava con il Presidente della Camera Gianfranco Fini , dove entrambi a dispetto delle prestigiose cariche istituzionali che essi stessi rappresentavano, vennero registrati, credendo che il microfono della riunione fosse spento, in un famosissimo quanto inqualificabile “ fuori onda” a spettegolare come due lavandaie su persone assenti. Questo stesso Magistrato inoltre, a suo imperituro disdoro, dette ampio e ferreo credito alla denuncia di quel Angelini affermando sul fatto , pubblicamente, che la Procura interessata avesse in mano contro il Del Turco, “ prove inoppugnabili ed imprescindibili”. Sulla base di tutto questo, Ottaviano Del Turco venne arrestato, la sua Giunta fu abbattuta, Del Turco fu massacrato dalla solita stampa e televisione politicamente corretta sia nella dignità personale che nell’onore. Ovviamente Ottaviano Del Turco è stato riconosciuto del tutto innocente delle accuse rivoltegli ed il denunciante, quell’Angelini, si è poi scoperto essere un truffatore sul quale oggi pende un processo. Tutto questo è avvenuto anche grazie ad un Procuratore Capo della Procura della Repubblica di Pescara il quale gongolante e fremente davanti a telecamere accese ed a taccuini di giornalisti aperti, affermava appunto che “ su Ottaviano Del Turco vi erano prove inoppugnabili ed imprescindibili” . Senza parole.

Adesso, dopo anni ed anni, nei giorni scorsi leggo, appunto, su L’Unità, articoli su Del Turco con interventi anche di Luciano Violante, cioè del politico che è stato il prototipo , il corifeo , il maestro dell’uso politico della giustizia in Italia. E quello che leggo mi riporta alla mente un solo termine: “riabilitazione”. Era la declamata , forzata restituzione dell'onore e della dignità perdute di chi era stato vittima degli errori della giustizia politica. Alle vittime di quei processi popolari e sommari che caratterizzarono , appunto, gli anni ’30, durante la cosiddetta fase della destalinizzazione dell'Unione Sovietica. Pratica, ovviamente, immediatamente importata da PCI in Italia e rielaborata e tramandata, tutta all'interno della tradizione comunista. A beneficio di comunisti per torti che in precedenza costoro avevano subito da altri comunisti. In un'epoca, dove piacciono le “ scopiazzature “ similcomiche ma molto “personal denigratorie” di un Crozza , in tempi come l’attuale in cui la vulgata del pensiero unico politicamente corretto irride apertamente chi parla ancora di comunismo e di comunisti , potrebbe apparire singolare e bizzarro parlare di “riabilitazione”. Se veramente i comunisti ed il comunismo fossero ormai definitivamente scomparsi come si concilia una operazione come questa dell’Unità di “riabilitazione” d un compagno distrutto nell’onore e nella dignità , riabilitazione che è una operazione politica ed ideologica che trova le sue radici culturali proprio in quel brodo di coltura della cultura comunista, anche se ormai lontana nel tempo e apparentemente archiviata nell'armadio della storia? Il dramma, invece (perché di dramma si tratta) è che c'è un processo di “riabilitazione” in corso. Quello che “L'Unità” conduce in favore di Ottaviano Del Turco e che ha trovato il più autorevole sostenitore niente di meno che in Luciano Violante, cioè nell'uomo che per più di trent'anni è stato il promotore ed il simbolo dell'uso politico della giustizia nel nostro paese.

Intendiamoci, questo blog non può che compiacersi se ad essere folgorati sulla via del civile e costituzionale garantismo sono proprio i campioni del mondo del vecchio giustizialismo mediatico e politico : vuol dire che anche fra le “ teste di legno”, anche a sinistra si scorge un pròdromo di un processo di maturazione e di passaggio dall'uso politico della giustizia di stampo stalinista al riconoscimento dei valori e dei metodi della democrazia liberale. Insomma, se lo stesso quotidiano che aveva brutalmente diffamato , disonorato e sputtanato Ottaviano Del Turco , avendone cavalcato ignobilmente ed acriticamente l'infame ordalia giustizialista, si accorge ora, dopo tre anni, di aver sbagliato è sicuramente un evento culturalmente positivo. E se il Corifèo del giustizialismo da scannatoio politico pone oggi il problema della responsabilità del magistrato che ha causato l'ingiusta condanna mediatica di Ottavia Del Turco, è fatto culturalmente e civilmente altrettanto positivo. Ma, come forse si sarà domandato anche Ottaviano Del Turco, a cui sono stati calpestati , diffamati, lordati onore e dignità senza alcun processo civile e costituzionale , perché tutto questo avviene solo a distanza di alcuni anni dal momento della vergognosa vicenda di giustizia sommaria violenta, ottusa e drammaticamente ingiusta? Perché “L'Unità” e Violante non hanno scoperto il garantismo della democrazia liberale nel momento in cui le nefandezze giustizialiste ai danni di Del Turco venivano consumate? Questa altro non è quindi che una “riabilitazione”inguaribilmente “postuma”. Ed oltre ad avere questo marchio tipico della tradizione comunista ed essere fatta da ex comunisti e post-comunisti, ha un altra caratteristica che la rende simile a quelle del passato. Questa “ riabilitazione” infatti :
non si basa sul riconoscimento di aver commesso un tragico errore;
non si basa sull’ ammissione di aver creduto ad una concezione sbagliata ed orrenda della giustizia e della politica;
non è neanche un'ammissione della propria colpa;
non è neanche il tardivo riconoscimento della validità delle ragioni di chi difendeva il diritto costituzionale di Del Turco alla presunzione d'innocenza.

Neanche per sogno!

Al contrario, questa postuma e sovietica “ riabilitazione” :

si propone come una sorta di modello virtuoso ed innovativo destinato a dettare una nuova linea all'interno della sinistra italiana;
si pone non come un atto di conversione, sia pure tardiva, ai valori della democrazia liberale, come una sorta di operazione interna alla sinistra fatta per esigenze tattiche legate alla politica contingente. Insomma, considerato che ormai il vecchio giustizialismo è diventato terreno di conquista di Di Pietro e sodali, ecco che i vecchi giustizialisti si vanno a cercare nuovi terreni scoprendo il garantismo.
Purtroppo in ritardo e solo strumentalmente.

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L’UNITA’ E IL FATTO: UNA DOMENICA DA DIMETICARE!!!!!!!!


Inutile perdere tempo con L’Unità, che domenica scorsa ha dedicato il fondo del suo Direttore, Claudio Sardo- che pur dovrebbe far parte della corrente riformista della sinistra – ad accennare scenari tutti suoi sull’argomento. Scorrendo il fondo ritrovo solo affermazioni apodittiche , ideologiche e scontate , buttate là senza una minima prova a sostegno ma credo che a loro poco importi, basta scriverlo, sapete, come si diceva…..” Compagno….lo dice l’Unità !”. Basta un passo del fondo, che riporto fedelmente, per capire che se non l’avete letto, non avete perso proprio niente. Eccolo: “ La modifica dell`articolo 18, nel senso di liberalizzare i licenziamenti per motivi economici, non serve ad aumentare le dimensioni delle piccole imprese italiane, né ad attirare gli investimenti stranieri, né ad accrescere la produttività del sistema-Paese. Lo sanno tutti, e lo dicono apertamente pure gli economisti di scuola liberista “. E chi lo dice? Chi lo ha detto? Quali statistiche ? Quali ricerche? Non è dato sapere. Lo dice lui. Andiamo bene! Come Cacini! Se questo è “ riformismo”!!

Ma L’ Unità – ed anche” Il Fatto “ – non riescono a trattenersi e, orfani del famigerato dittatore di Arcore, oggi , finita ormai la passionaccia per il Governo Tecnico ( ma come si permettono questi bocconiani del menga di disturbare i Magistrati ed i P.M. con questa iniziativa che introdurrebbe la responsabilità civile dei Magistrati, pensa un po’ tu che pretesa, come sottolinea “ Il Fatto” – organo del partito delle Procure – di dare attuazione al referendum che nel 1987 il popolo stronzo e bue aveva stravinto ma che i compagnucci del PCI del PSI e della DC affossarono, aiutati da quel becchino della volontà popolare che fu il Ministro Giuliano Vassalli) vai con la consueta criminalizzazione del Governo Monti. E così questi corifèi della libertà di stampa, questi giornalisti dalla nota schiena dritta, questi promotori di ordalie giustizialiste a base di sacrifici umani, questi ciechi di Sorrento, queste agiate penne vendute al regime “ di chi vince” ( Franza o Spagna, purché se magna”) scoprono solo oggi, povere creature , che questo Governo è zeppo di baroni bocconiani e di pezzi forti dei poteri forti. Così, sempre domenica scorsa, il 5 di febbraio 2012, l’Unità fa scoperte incredibili. Scopre che il Ministro Elsa Fornero è compagna del Professor Mario Deaglio noto economista ed anche Professore all’Università di Torino. Scoprono pure , questi segugi incredibili, che Elsa e Mario hanno pure una figlia, Silvia Deaglio. Roba che neanche l’Ispettore Barnaby o buonanima del Tenente Sheridan avrebbero saputo scoprire. Bene. Hanno anche “ scoperto” che Silvia Deaglio non solo è anche sposata ma che è anche “ Professore associato alla Facoltà di Medicina “ sapete dove? Ma cerrrrrrrto! Nella Università di Torino, quella dove insegnano mamma Elsa e babbo Mario. E giù a malignare! E poi, questi implacabili segugi ti vanno anche a scoprire che mamma Elsa è stata nel Consiglio di Amministrazione indovinate di quale Banca? Ma cerrrrrrrrrrrrrrrrrrto! Del Sanpaolo IMI , dove il capoccia era proprio lu! Chi? Ma cerrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrto! Corrado Passera, quello che sta anche lui dentro il governo tanto amato e tanto sorretto dalla sinistra fino a ieri! E basta? Nossignore!!!!!!!!!!!! Questi incredibili investigatori hanno anche scoperto che la Prof. Silvia Deaglio è sposata con un Dirigente proprio di quella Banca, della Sanpaolo e che inoltre è anche “ ricercatrice di genetica” nella Fondazione Hugef. E sono riusciti anche a scoprire, imperterriti e sfidando le minacce di morte e la vita stessa , che questa Fondazione sapte da chi è finanziata? Ma ceeerrrrrrrrrtoooooooooooooooo! Proprio sempre dalla Banca Sanpaolo!!!!!!!!!!!!

Della serie: prima si prostrano ai piedi del vincitore, poi giù con enfatici e servili encomi fino a sfiorare una continua fellatio del potente di turno ( Monti, Napolitano ed i loro Ministri che avevano fatto fuori – come non importa un fico secco , anche contro la Costituzione va bene per questi campioni della schiena dritta- Berlusconi ) e poi, appena il potente è sazio della loro fellatio e decide cose malviste da queste attuali Moniche Levinsky, giù con l’attacco personale, giù con la distruzione della dignità e dell’onore del “ fu tanto amato”. Tu chiamale , se vuoi, “ rancori”.

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NAPOLITANO E PERTINI: DUE GEMELLINI

Proprio non ci riesco. Non sopporto più tutto lo straparlare di questo Giorgio Napolitano sulla Shoa , non sopporto più questo falso ed ipocrita comunista dentro che si riempie la bocca con parole – quali dignità personale, libertà politica, rispetto della volontà popolare – che lui stesso ha combattuto per tutti i suoi ottantenni anni di vita. Una faccia tosta da Guiness dei Primati, roba di stravincere “ Italian Got Talent!” Come si può rimanere indifferenti davanti a una scuola profondamente ideologica e partigiana che non insegna alle nuove generazioni la tragedia dei giuliano-dalmata, o se la insegna loro, la insegna come una nota a piè di pagina da saltare velocemente. Questa è la scuola ‘comunista’ che qualche governo di centrodestra ha tentato (maldestramente e vanamente) di raddrizzare. Però non è della scuola e delle sue deficienze culturali - politiche che voglio parlarvi. Come avrete intuito, voglio parlarvi ‘dell’adorato’ e diciamo mitizzato Sandro Pertini. Il presidente buono, quello del Mundial 1982. Quello che tutti ricordano come un santo laico che innalza al cielo la coppa del mondo più amata di sempre, forse perché vinta proprio contro gli ex alleati tedeschi che Sandro Pertini combatté quand’era un partigiano. Solo due episodi che seppure non demoliscono il mito del Presidente partigiano, quantomeno lo ridimensionano e ne danno una lettura che dovrebbe far riflettere. E precisamente, vi voglio ricordare la tragedia delle Foibe e di Porzus che agli inizi degli anni ‘80 erano solo appena sussurrate negli ambienti della destra extraparlamentare e completamente ignorate dalla storiografia ufficiale, comunista-partigiana. Parlare di queste tragedie che imbrattavano l’ideologia della Resistenza si rischiava di essere bollati fascisti e revisionisti. Ebbene, Tito, il dittatore jugoslavo comunista, morì nel 1980. L’allora presidente Sandro Pertini — il presidente purtroppo dagli italiani… e non solo…… — anziché restarsene al Quirinale, andò a rendergli pure omaggio, ignorando del tutto quel che accadde nell’Istria tra il ’43 e il ’45. Ignorando la tragedia delle Foibe e quanto i comunisti, sotto gli ordini diretti di Tito, combinarono a danno degli italiani, colpevoli solo di essere italiani. Nessun capo di Stato che avesse avuto un minimo di dignità nazionale avrebbe mai reso omaggio al macellaio del suo popolo. Ma Sandro Pertini lo fece. E non si limitò a rendergli omaggio con la sua presenza, ma baciò persino il suo feretro e la bandiera nel quale era avvolto. Questo ebbe la faccia tosta di fare il Signor Sandro Pertini, nonostante le urla di sangue e dolore degli infoibati e degli esuli che fuggirono dall’Istria e Dalmazia. E questo fu solo un episodio (forse il più eclatante). Da bravo socialista partigiano, appartenente alla vecchia scuola (quella di Nenni e Matteotti), Pertini concesse persino la Grazia a Mario Toffanin, altrimenti noto come il ‘Giacca’. Un partigiano che durante la guerra aveva compiuto (con la complicità di altri partigiani comunisti) la strage di Porzûs per la quale, nel 1954, la Corte d’Assise di Lucca lo aveva condannato all’ergastolo. Pena a cui erano stati sommati altri trent’anni di reclusione per sequestro di persona, rapina aggravata, estorsione e concorso in omicidio aggravato e continuato. Mario Toffanin, tuttavia, non sconterà mai queste pene, perché riuscirà a riparare in Jugoslavia, godendo persino della pensione italiana che la Grazia di Pertini gli aveva permesso di percepire dall’estero. Il codardo ex partigiano infatti non rientrerà mai più in Italia. E questo è tutto. Posso solo dire che è triste pensare che l’unico atto di orgoglio ‘nazionale’ di Sandro Pertini riguardò un episodio marginale nella storia italiana: l’esultanza al Santiago Bernabeu, quando l’Italia vinse la coppa del mondo di calcio. Si agitava esultando, come un ultrà da strapazzo. Per il resto, solo vergogna. Giorgio Napolitano è assai en avviato sulla stessa strada di costui.

mercoledì 8 febbraio 2012

Gaetano Immè

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