Gaetano Immè

Gaetano Immè

martedì 21 febbraio 2012

QUER PASTICCIACCIO BRUTTO DE LA ENRICA LEXIE

Rispolvero, con fatica, le basilari nozioni del Diritto Internazionale e del Diritto della Navigazione ( a quei tempi erano due esami facoltativi) e mi accorgo che tante cose non vanno in questo “ pasticciaccio brutto della Enrica Lexie”. . Sono sinceramente sconcertato della gestione del tutto incoerente, sbagliata e autolesionistica da parte della diplomazia italiana che ha praticamente “ consegnato “ alla giustizia Indiana i due soldati italiani. Andiamo con ordine elementare. C’è innanzi tutto il Diritto della Navigazione per il quale, essendo avvenuto il fatto ( la sparatoria ) a 33 miglia marine dalle coste indiane e quindi in acque internazionali, la giurisdizione deve essere necessariamente quella indicata dalla bandiera della nave: quindi italiana. C’è poi , a quanto si legge nelle regole d’ingaggio, una procedura della stessa Marina Militare Italiana che impone “ il prelievo ed il rimpatrio “ gli “ elementi a rischio”.C’è ancora un avviso della Marina Militare Italiana che ordina , in caso di contenziosi con strascichi giudiziari , di restare in acque internazionali. Perché dunque i due militari sono stati consegnati alle autorità indiane? Devo rammentare che fu proprio sulla base dell’ultima regola ricordata – che vale anche fuori dal caso acquatico – che le autorità statunitensi , nel caso della strage del Cermis – non si sognarono neanche lontanamente di consegnare i loro piloti alla Procura della Repubblica di Trento. Ora ai fatti: le autorità indiane si oppongono all’autopsia sui due cadaveri indiani; ma l’autopsia certificherebbe senza alcun dubbio se quei due poveri pescatori siano stati uccisi da armi da fuoco in dotazione alle nostre forze dell’ordine. Ancora: la Marina Militare Italiana si era opposta alla richiesta formulata dalla Guardia Costiera Indiana di raggiungere il porto di Kochi ( dunque di abbandonare le acque internazionali e la giurisdizione italiana ) per fornire ragguagli e chiarimenti circa l’assalto dei pirati. Non era assolutamente nel loro diritto pretendere tutto ciò dai nostri connazionali. Illecito anche il fatto che l’India ignori completamente il Diritto Internazionale e quello della Navigazione. Questo blog ritiene che debba essere ricercata la verità e che questa ricerca spetti solo alle autorità italiane. Delle conseguenze sulla Ghandi e sui suoi figli non vogliamo né possiamo tenerne conto, né assecondare rancidi rancori colonialisti che armino volontà e mani indiane. Chiediamo dunque che il Governo ed in primis la diplomazia Italiana, sotto la guida del Ministro Terzi, riporti a casa i due militi i quali, qualora ci fossero dubbi sul loro comportamento, dovranno essere processati ma solo dalle autorità italiane.

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MINISTRO SEVERINO, E’ TROPPO CHIEDERLE CHIAREZZA DI IDEE SULLA GIUSTIZIA?

Domenica scorsa , credo,nel programma di Lucia Annunziata “ In Mezz’ora “ è intervenuta il ministro della Giustizia, Paola Severino. Le domande vertevano sulla giustizia, e il Ministro ha dato delle risposte che mi hanno lasciato sbigottito, a dir poco. Perché non si riesce a capire esattamente quale sia il suo pensiero per quanto riguarda la riforma della giustizia e il rapporto tra politica e magistrati. L’impressione è che il Ministro non voglia scontentare i magistrati, e mi pare che ci sia riuscita molto bene . Parliamo dunque prima di tutto della prescrizione. Per il ministro Severino, potrebbe essere corretta l’aberrazione giuridica di Vietti ( attuale Vicepresidente del CSM), secondo il quale la prescrizione dovrebbe essere ‘congelata’ quando il giudice decide che il processo va fatto. Praticamente, con questa regola l’imputato rischia di trovarsi sotto processo anche per un decennio perché in tal modo sull’imputato vanno ad abbattersi tutte le inefficienze della giustizia e la stratosferica lentezza dei processi. Alla fine della fiera, come suol dirsi, ne uscirebbe un sistema giudiziario in cui il magistrato è ancor di più deresponsabilizzato di quanto non lo sia già abbondantemente ora, perché con una simile norma la sua irresponsabilità verrebbe riconosciuta quale statuita legalmente. Basta un esempio, quello di quel Magistrato che non aveva scritto e depositato una sentenza per la bellezza di sette anni il che ha permesso ad un gruppetto di mafiosi di ritornare in libertà. Ecco, con la prescrizione congelata, il giudice non verrebbe neanche sanzionato , l’imputato si è giocato un bel numero di anni per ottenere giustizia , si è giocato anche il diritto ad appellare e la certezza del diritto va a farsi fottere in questa ordalia giustizialista . Dico la verità: inaccettabile. La legge Cirielli è una pietra miliare del garantismo processuale. Non è colpa dell’imputato — almeno in questo caso — se lo Stato brucia la sua pretesa punitiva in un meccanismo perverso, gestito da funzionari che non sanno fare bene il loro lavoro perché sanno che ai loro errori non consegue alcuna sanzione, anche perché tutti i termini decadenziali sono previsti solo per l’esercizio del diritto di difesa, ma non per l’attività giudiziaria in sé (se non in rare eccezioni). L’equità, tanto cara a questo Governo, fra accusa e difesa, vorrebbe che siano stabilite delle decadenze processuali anche per i Magistrati (con le conseguenti responsabilità personali in caso di loro violazione), in modo da far muovere di più i giudici con conseguente diminuzione dei reati prescritti. Soprattutto, il cittadino otterrebbe giustizia in tempi processuali umani. Passando invece all’altra domanda della Lucia Annunziata, e cioè se secondo il ministro esistano nel nostro sistema giudiziario le cosiddette “toghe rosse”, beh, il ministro ha risposto laconicamente che lei essendo avvocato ha sempre visto una contrapposizione tra accusa e difesa. In altre parole, il ministro ci ha voluto dire che di toghe rosse non ne ha mai visto. Diciamo che è una risposta che lascia davvero basiti. Forse il Ministro stava parlando di un altro Paese. Lo stesso orientamento politico di Magistratura Democratica e dell’Associazione Nazionale Magistrati è ben evidente ed è ben chiara da non lasciar dubbi. Se aggiungiamo il fatto che molti magistrati — oggi sulla cresta della notorietà — hanno apertamente dichiarato le loro simpatie politiche senza alcuna conseguenza disciplinare, la conclusione mi pare ovvia . Non dico assolutamente che sia giusto fare di tutta l’erba un fascio, ma è chiaro che se confrontiamo i processi a carico di politici del centrosinistra con i processi a carico di esponenti del centrodestra ( non solo Berlusconi, quindi) e se mettiamo a raffronto il numero dei processi che dal 1994 ad oggi sono stati orditi a carico del solo Berlusconi con quanti di essi si sono conclusi senza alcuna condanna per lo stesso Berlusconi, beh! occorre essere ciechi, sordi, muti e faziosi da morire per non coltivare più di qualche dubbio! Questo Blog apprezza il fatto che il ministro Severino ha voluto dare delle risposte “ politiche” che tentano in un qual modo di non provocare i magistrati. Il problema che il Ministro Severino mi ha posto, dopo quella trasmissione ,è che le risposte che ha dato e le politiche che ha proposto non solo scontentano la nostra costituzione, non solo diminuiscono la democrazia ma soprattutto se ne strafregano delle aspettative di un popolo che non ne può più di una giustizia da terzo mondo e di un corpo giudiziario privo di responsabilità.

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MANI PULITE , MANI SPORCHE O COSCIENZA LURIDA ?


Mi sono chiesto varie volte come e perché fosse finìta Mani pulite . Forse perché Antonio Di Pietro si dimise dalla Magistratura addì 6 Dicembre 1994, “ dopo” avere emesso il 22 Novembre 1994 a carico del Premier Silvio Berlusconi la famosa “ comunicazione giudiziaria “ nella quale si ipotizzavano a carico del Premier i reati di corruzione della GdF ma “ prima che si tenesse presso la Procura della Repubblica di Milano l'interrogatorio dello stesso Premier , che era originariamente previsto per il 26 novembre. ? E’ vero che il neogoverno Berlusconi I ordinò sul Magistrato Di Pietro una ispezione ministeriale e che Di Pietro si disse sempre condizionato dall’ispezione – se non addirittura ricattato – talché si dimise dalla Magistratura ma solo dopo averne saputo la chiusura, e però intanto continuò a spiegare al mondo intero che lui non aveva niente da nascondere. Di Pietro da nascondere aveva invece un sacco di cose (le trovate tutte tutte nero su bianco nella sentenza del Tribunale di Brescia n.65/1997 del 29.1.1997, dove si spiega che certi suoi comportamenti gli avrebbero fruttato perlomeno dei provvedimenti disciplinari) e dall’altra perché le sue ambizioni politiche erano delineate da un pezzo.

Senza un certo clima da “ Cavalleria rusticana “, poi, il P.M. Di Pietro valeva poco: o niente e lo dimostra quando accadde al Pool dopo il suo abbandono. Alcuni Pm di Milano, cito il Dr. Paolo Ielo ed il Dr. Elio Ramondini, tentarono di riesumare, di concludere procedimenti che erano stati le basi portanti di Mani pulite: ma che erano rimasti un po’ trascurati in quella fase preliminare, indubbiamente dominata , sia processualmente che mediaticamente, dagli interrogatori di Di Pietro. Ma in realtà la montagna ( resa mediatica ) aveva partorito un sorcetto, solo il processo-vetrina a Sergio Cusani e il processo Enimont che ne era il clone: due processi semplici perché fondati essenzialmente su confessioni degli interessati ( vedi Cusani, ad esempio). I P.M. Ramondini e Ielo ebbero il compito di orizzontarsi fra le montagne di faldoni di cui soltanto Di Pietro conosceva una logica, qualora ci fosse.Il P.M. Ielo, per esempio, perdette mesi e mesi di tempo e di lavoro per riordinare le carte dei filoni Pci e quei pochi processi che in quella direzione si sono conclusi, si devono alla sua caparbietà.

Ma inutile girarci intorno:il Pool puntava solo su Berlusconi. Prima c’era Di Pietro che martellava, mentre agli altri pm, come dirà Francesco Greco, «competeva un lavoro di ricostruzione successivo agli interrogatori… ma la situazione si è modificata nel corso del 1994 fu lo stesso Di Pietro a dire che non arrivava più acqua al suo mulino. La fonte di quell’acqua era, che Dio li perdoni, semplicemente il carcere, inflitto agli indagati o minacciato agli inquisiti , era la paura delle manette che stimolava quella che venivano gabbate per “collaborazioni” quando invece erano delle “ prezzolate e convenute delazioni”. Ecco cos’ era cambiato e che , furbo, Di Pietro ne aveva già odorato il sottile refolo. Era il carcere, coi suoi effetti, che era venuto a mancare durante quel cambio di stagione. Oggi la Triade de Il fatto - Barbacetto , Gomez e Travaglio - nel loro «Mani pulite», appena ridipinto a nuovo , tentano di mascherare questa fondamentale ed incancellabile verità. Fin dai primi interrogatori i magistrati si trovano davanti persone che presto o tardi finiscono per confessare. Tradotto in italiano significa che confessavano perché erano sbattuti in galera o perché erano minacciati dalle tintinnanti manette del Di Pietro . Confessavano perché quell’evento – Mani Pulite – consentì e permise un’ordalia medioevale giustizialista, con un uso spropositato delle manette.

La tecnica di quel Pool era semplice e diabolica: ogni volta venivano  ipotizzati reati i più gravi possibile, così da giustificare ogni volta l’uso della carcerazione preventiva che sconfinava nella tortura fisica. Il Pool ricorreva a queste bassezze inquisitorie anche davanti a semplici violazioni di tipo amministrativo, come era e come resta il finanziamento illecito dei partiti. Per comprendere bene la portata di quest’ordalia , credo sia sufficiente constatare quante delle persone poi condannate per mani Pulite ( i condannati, recitano le statistiche, furono- dati ISTAT- 1248 ) a pene del tutto marginali, cioè a pene inferiori ai due anni che venivano poi anche sospese con la condizionale, avessero invece scontato la carcerazione preventiva. Sempre i dati ISTAT mi dicono quasi tutti. Non qualcosa, ma molto non mi torna. Ma se il rilievo penale mosso dal Magistrato già inquadrava un reato secondario e marginale punibile con una pena di due anni per quale motivo ricorrere massicciamente all’uso indiscriminato della carcerazione preventiva? Dio santo, ma che ci sta a fare un Magistrato se non a valutare proprie queste evenienze e possibilità?. Di Pietro ne era maestro nella presunzione di reati incredibili e nello sbattere dietro le sbarre un indagato – ance, ripeto, per semplici reati amministrativi - perché tanto, per derubricare un reato, c’era sempre tempo. Come ha dimostrato Cagliari.

Nei paesi civili si va in galera dopo una condanna, non prima. E si attende il processo con la prospettiva di doverci finire semmai in galera e non di uscirne. Ecco cosa dice il P.M. Francesco Greco: «Dopo le dimissioni di Di Pietro cominciammo a lavorare prevalentemente su documenti e con altre tecniche, quali intercettazioni telefoniche ed ambientali, in precedenza trascurate in quanto non necessarie». Non necessarie ? Certo, lor signori mettevano in carcere , che bisogno c’era di perder tempo a cercar prove quando dietro le sbarre ed usando questa specie di tortura era facile facile far confessare qualsiasi cosa, pur di uscire da quell’inferno?

Nell’indagare sulla metà , diciamo, oscura dell’italiano medio, Di Pietro preconizzava ed organizzava se stesso: nella patria da record mondiale delle seconde case, lui, era giunto ad averne cinque; forse sei; nel regno degli abusi edilizi, diciamo così, aveva avuto i suoi bei problemi; nel Paese che adora le automobili lui pretendeva per se stesso la Mercedes dell’amichetto e una più sobria Lancia per la moglie; nel Paese dei corrotti costrinse Pacini Battaglia a fare assegnare alla sua compagna, l’avvocato Mazzoleni, tutte le pratiche di incidenti automobilistici di una nota Compagnia di assicurazione; in Italia , paese di furbi, di ladruncoli, di papponi - non solo di naviganti e di poeti - sarebbe diventato lo scroccone per antonomasia , un soggetto truffaldino che riuscirà, incredibile a dirsi, ad incassare personalmente ’intero finanziamento pubblico che era dovuto invece ad un partito politico. Ci vuole anche una certa predisposizione a delinquere bene, non è certo da tutti. E poi, si sa, lui Magistrato e poliziotto è stato e, lo sanno tutti, anche fuori dalla Sicilia, che “ per conoscere una buona stoffa ci vuole un buon mercante”

Ma in quegli anni , nel 1994 intendo, l’italiano medio , diciamo moderato, tutto questo riusciva a percepirlo a mala pena. Nell’ estate di quell’anno Antonio Di Pietro era ancora “il Giudice “ che arrestava i corrotti, per un mondo migliore, come Padre Virginio Rotondi. Non è esagerato né ridicolo rammentare come Di Pietro, sempre in quegli anni, avesse usurpato nel cuore degli italiani il posto di Sant’Antonio da Padova. E la grande stampa assecondava alla grande questa menzogna colossale , perché, invece, Di Pietro era il braccio armato della violenza inquisitoria di una Procura che aveva lo scopo di trucidare il pentapartito non quello che gli si attribuiva di moralizzare la politica italiana. Che fosse purtroppo proprio così lo dimostrano tutti i fatti che oggi inquinano il Paese, nel quale la sceneggiata della corruzione e del ladrocinio viene ripetuta ogni giorno, un film che ha cambiato gli attori e le comparse, ma non certo la sua sostanza .
Ma siccome e per fortuna le cose cambiano , così pian piano anche l’italiano medio ha cominciato a riflettere su Mani Pulite . L’aria è cambiata , tanto che lo stesso Francesco Saverio Borrelli, Capo di quel Pool, ammetterà, anni dopo:« che l’aria cambiò più o meno in coincidenza con l’indagine sulla Guardia di finanza ( ricordo che la GdF fu coinvolta in scandali pazzeschi essa stessa , con finanzieri che indagavano ed arrestavano colleghi, etc) … finché si trattò di colpire l’alta politica e i suoi rappresentanti, i grandi personaggi dei partiti che cominciavano a stare sullo stomaco a tutti, non ci furono grandi reazioni contrarie. Anzi. Ma quando, con l’indagine sulla Guardia di finanza, si andò oltre, apparve chiaro che il problema della corruzione in Italia non riguardava solo la politica, ma larghe fasce della società, insomma che investiva gli alti livelli proprio in quanto partiva dal basso. A quel punto il cittadino medio ebbe la sensazione che questi moralisti della Procura di Milano volessero davvero passare lo straccio bagnato su tutta la facciata del paese, sulla coscienza civile di tutti gli italiani. Parlo del cittadino medio, che vive spesso di piccoli espedienti, amicizie, raccomandazioni, mancette per poter campare e rimediare all’inefficienza della pubblica amministrazione. A quel punto, ho l’impressione che la gente abbia cominciato a dire: adesso basta, avete fatto il vostro lavoro, ci avete liberato dalla piovra della vecchia classe politica che ci succhiava il sangue, ma adesso lasciateci campare in pace. Quando abbiamo toccato la Guardia di finanza, a parte le reazioni ovvie del mondo politico, anche una parte di imprenditori si è sentita toccata troppo da vicino da quest’ansia di pulizia che veniva dalla Procura… Ci si stufa delle guerre, figuriamoci di Tangentopoli». dirà anche Piercamillo Davigo:«Le vicende che mi hanno più impressionato non sono state quelle delle grandi tangenti… Sono le piccole vicende a deprimermi. Mi sono capitati due o tre processi dove centinaia di persone hanno pagato somme di qualche milione per non fare il servizio militare. Parliamo di centinaia di persone, non di qualcuna. Questo vuol dire, in primo luogo, che io pago non solo per non fare il servizio militare, ma anche perché altri lo facciano al mio posto… È la stessa cosa, in grande, del non rispettare la fila. In secondo luogo, manca una percezione della gravità del comportamento tenuto. Eppure tutti i giovani venivano da buone famiglie che li finanziavano, perché a diciannove anni non si hanno dei milioni cash nel portafogli. Questo la dice molto lunga sulla diffusione di certi comportamenti e sulla valutazione che di essi viene data nel complesso della società». Scriverà poi anche Enzo Carra, ex portavoce democristiano (oggi all’Udc) che proprio Davigo aveva fatto condannare: «Mani pulite fu in ultima analisi un piccolo squarcio nei nostri vizi pubblici e privati; poteva essere una grande occasione per metterli sotto accusa, questi vizi, insieme ai corrotti e ai corruttori. È stata una grande occasione mancata per cambiare le regole e i comportamenti nella nostra società… Con un’eccezionale prova dell’italianissima arte di arrangiarsi il cammino è ripreso come prima, o quasi… Invece di cambiare sistema si è cambiato discorso».

Perché dunque Mani Pulite è finita se la corruzione è una metastasi che ha invaso ormai tutto il corpo del Paese ? La risposta è molto semplice: è finita perché chi doveva trarne giovamento lo ha ottenuto. La classe politica italiana si è liberata dei partiti che comandavano da sempre il Paese e questo le permetteva di sperare di avere praterie di consenso e di potere davanti a sé. Il PCI di Occhetto ha avuto dal Pool quello che al Pool aveva richiesto , dal Piazza Navona in poi: di essere salvato dal massacro dei partiti politici nemici , con i quali condivideva la corruzione senza mai riuscire a perforare la resistenza di Craxi di consentire al PCI di entrare nella stanza dei bottoni. Di Pietro ha avuto il massimo della vita: la sua carriera da Magistrato era ormai compromessa ( vedere sopra), doveva assolutamente sottrarsi al giudizio del CSM, la cui imminente decisione a lui sfavorevole avrebbe certamente indotto il Tribunale di Brescia a condannarlo per tutti i reati indicati nelle inchieste sopra ricordate. Dunque un ottimo scambio: salvare il PCI ( anno 1994 ) , condannare alla caduta il Governo Berlusconi I con accuse false ( Berlusconi fu assolto in quel processo sulle Tangenti alla GdF con formula piana solo nel 2001, dopo lunghissimi sette anni durante i quali la sua inchiesta consentì di far governare dal 1994 fino al 2001 chi ne 1994 aveva clamorosamente perso le elezioni politiche popolari) , lasciare la Magistratura sottraendosi dunque al giudizio del CSM, incassare una ricca pensione baby ( alle dimissioni aveva solo quarantaquattro anni e godeva del sistema retributivo) contro le quali in Senato urla e aspettare con estrema calma il 1996, anno in cui decise di scendere in politica. E quando chissà per quale motivo D’Alema gli regalò il seggio elettorale più sicuro in Italia con il PCI: quello del Mugello, dove Antonio Di Pietro sconfisse, con numeri bulgari, un disperato e coraggioso Giuliano Ferrara. Convenne a quasi tutti quei PM di quel Pool, da Borrelli a Davigo a Colombo, chi Senatore , sempre dei DS, chi superpensionato famoso, che hanno vissuto e goduto in conferenze, articoli, interviste, comparsate televisive, libri, etc come eroi. E’ stato un successo per tutti insomma. Meno che per l’Italia, presa per i fondelli da questi quattro banditi da valico.

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FACCIAMOCI ANCORA DEL MALE!!!!

Della serie morettina di “ facciamoci del male”, anzi per arricchirla , ecco una novità fresca fresca . Pare che in Italia , il Ministro Severino, ipse dixit, ci sia bisogno di un nuovo tipo di reato penale: la corruzione fra privati. Andiamo proprio a gonfie vele! Siamo sempre alle solite. Questa è l’Italia , cambiare non si può! C’è un problema? Una bella legge ed il problema è risolto. Mancano posti di lavoro? Una bella Legge che dica “ da domani ci sono cinque posti per ragionieri…” ed il problema è risolto. Calano gli ordinativi dell’estero del prosciutto San Daniele? Niente paura, una bella Legge dove si dica, per esempio, “ dal 1 febbraio ’12 il volume d’affari della San Daniele Prosciuttifico SpA deve aumentare del 20%...” ed il problemino è bello che risolto. Vi chiederete: chi paga ? Chi paga quei cinque Ragionieri, chi paga l’aumento della produzione del prosciutto se quelle aziende non vendono sul mercato? E chi deve pagare, secondo voi? Lo Stato, cioè noi stessi. Come? Spremendo ancora di più i soliti noti che già pagano le imposte, perché gli evasori quello stesso Stato non li sa stanare. Per me è come vedere il figlio di un amico che ha strappato la faccia al padre. Così questo Stato dalla Legge facile mi sembra figlio di quello Stato centralizzato, sovietico, quello dell’economia pianificata, quello dei piani quinquennali, proprio spiccicato a lui. Talis pater talis filius.

Ma ritorniamo nel merito del nuovo reato di corruzione tra privati. Non ci bastava la figura del “ pubblico ufficiale” nel settore , appunto, pubblico con tutte le cause per corruzione che dovrebbero ( avrebbero dovuto ) togliere .la voglia al classico funzionario di farsi dare o promettere la sua bella mazzetta per agevolare il corruttore. Figurarsi. Non appena ce lo sussurra questa grandiosa Europa dei burocrati e subito noi siam pronti alle armi: sfornare l’ennesino reato penale, quello d “ corruzione fra privati”. Ma non bastavano per caso il già esistente diritto civile e quello commerciale? , per i casi più gravi, il già esistente Diritto Fallimentare? Non sono sufficienti i classici reati : che so, il reato di “ truffa”, quello di “ appropriazione indebita”, la così detta “ azione sociale di responsabilità” nel caso s tratti di una società, eccetera? Nossignore. Allora ben riparati e protetti dietro l’alibi moralistico , ingannatore e farisaico di “combattere la corruzione “ , che ci riguarda solo se è pubblica fra l’altro , si amplia il penalmente rilevante ai rapporti tra privati. Il godimento vero di chi è favorevole a simili scempiaggini , di chi ne gode più compiutamente rispetto ad un rapporto sessuale , consiste nel vedere perseguito un obiettivo morale con la sanzione penale. Insomma siccome è peccato ma non reato un accordo fra privati, io lo tramuto in reato e così ho trasformato il peccato in reato. Per la gioia ed il godimento corporale delle troppe beghine e dei tanti bacchettoni d’Italia .

Il Ministro Severino vorrebbe dunque fare entrare in azienda i P.M. per tutelare non so bene quale supremo bene giuridico. Con l’obbligatorietà del’azione penale, senza la necessità di alcuna denuncia di parte, altra lenzuolata di procedimenti penali in arrivo sul primo binoario dei nostri malandati Tribunali. Impossibile pensare di non perseguire un reato semplicemente perché non ne abbiamo i mezzi, ma chi è colpa del suo mal, piange se stesso.Tra il Ministro Severino e l’ineffabile Lucia Annunziata il concerto in “ Mezz’ora” è stato adatto al palato dei moralisti d’accatto di casa nostra. Giù a farsi vedere giustizialisti e moralisti come oggi è di moda . chi se ne fotte poi di affrontare il vero dramma del Paese , cioè la cronica incapacità della giustizia civile di dare soddisfazione alle più elementari e legittime pretese. Sotto dunque con le novelle ipotesi di corruzione tra privati nelle aule civili, chi se ne sbatte che non riusciamo ad andare a sentenza per un credito di dieci euro. Questo blog ha sempre combattuto contro quell’ignobile vigliaccheria che rappresenta il classico “ i problemi sono bel altri”! Ma a tutto c’è un limite.

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IL VANGOLO SECONDO IL FATTO

Ancora a proposito del ventesimo anniversario di Mani Pulite! “ I tre de “ Il Fatto Quotidiano” , da non confondere con i” I tre dell’Ave Maria “Barbacetto, Gomez e Travaglio, con un tempismo di rara precisione ( ma loro sono dei puri, non ci hanno fatto caso alla coincidenza, ci mancherebbe altro!) hanno sfornato dal loro consueto “ backofen “ ( forno ) il libro numero…….(boh!!!) su Mani Pulite. Statene certi, costoro dicono la verità lì sta scritta sola la verità, niente altro che la verità. Garantito anche dalla prefazione di Pierluigi Davigo. Chi è, chiedete, P.L. Davigo? Un P.M. del Pool di Mani Pulite, collega di Di Pietro, persona stimabilissima e colendissima, assolutamente disinteressata a santificare dunque Mani Pulite, ci mancherebbe altro! Davigo era uno di quelli che sosteneva che quelli del PSI, della DC, del PRI, del PSDI “ non potevano non sapere “ mentre quelli del PCI di Via delle Botteghe Oscure “ potevano benissimo non sapere” ( mica erano appunto democristiani o socialisti o repubblicani o socialdemocratici !) a chi fosse destinato un miliarduccio in contanti portato da tale Primo Greganti nella sede storica del PCI , forse per usarne le banconote come carta igienica per i bagni. Non risulta che tutte quelle banconote siano uscite da quella storica sede. Ma forse sono finite nella cloaca !!!!!!!. Fosse per questo blog ,manderei quei P.M. a scandagliare la cloaca. Mah!!!! Una sola cosa chiedo ancora all’On. Massimo D’Alema: ma perché non ci dice per quale motivo Antonio Di Pietro fu da lui candidato nel collegio senatoriale ‘sicuro’ del Mugello appena si dimise dalla Magistratura per sfuggire al giudizio del CSM?

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PROFUMO …….D’ITALIA

Protesto violentemente contro chi va sostenendo – come alcuni visitatori di questo blog - che Profumo, è stato liquidato dalla Banca Unicredit con 40 milioni per non aver fatto un beneamato tubo. Non è assolutamente vero. In verità Profumo è stato liquidato con 40 milioni per svariati meriti ai quali sommariamente accenno:

1. ha portato Unicredit ad un passo da un clamoroso fallimento; per aver giocato per mesi con i derivati che hanno creato la bolla speculativa, pietra miliare della crisi globale che stiamo vivendo;

2. per essersi immensamente esposto con crediti elevati verso troppe aziende con bilanci critici in luogo di quelle con i conti a posto;

3.per essersi riempito (obbligato da qualcuno?) di titoli di Stato italiani (assieme ad Intesa, ma in misura maggiore);

4.per essersi riempito di una decina di miliardi di titoli greci;

5.per essersi espanso oltre il lecito all’estero con investimenti non sempre rispondenti ad economie di scala.

6.per aver portato il titolo Unicredit in Borsa, dal 1998 anno di nascita del gruppo, dai 6 euro di allora a 0,68 (valore di gennaio 2012 ante raggruppamento azioni), con una entusiasmante performance negativa del 90%!

Insomma, ci vuole una bella dose di faccia tosta, amici di questo blog, a sostenere che il Manager genovese non ha fatto nulla! Perbacco se ne ha fatte di cos!

A dire la verità a me pare che Profumo ne ha fatte di cose ben più di Tanzi, stessa direzione di Calisto nostro e , se volgiamo, anche ben più gravi di quelle del parmense col debole per i bilanci truccati,ù.

Ma siccome l’Italia è un Paese che sconta la Legge del contrappasso, per cui avendo appeso a capo in giù Mussolini e la Petacci con una ordalia primordiale e bestiale, dove dunque trovi in Parlamento un D’Alema ma anche un Paolo Napolitano al Quirinale , vedrai che il Manager genovese per tutte le perle che ha fatto invece di essere cacciato via a calci nel didietro,sarà premiato ( eccola l’Italia come la Sicilia di fine ottocento quando il Principe di Salina cazzeggiava con il famoso “ promoveatur ut amoveatur” ) e magari ce lo ritroveremo a contendere a qualcuno la carica di Premier , con la sua bella tessera del PD in mostra !.Il Cavaliere del Lavoro Alessandro Profumo, distruttore di ricchezza, magari futuro Premier. Vale ancora la pena fidarsi di questo Paese?

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LA COERENZA DI REPUBBLICA

Alcuni giorni fa, mi sono imbattuto nell’ineffabile Repubblica. Da qualche tempo hanno un chiodo fisso e ci parlano in tutte le salse della “diseguaglianza” in Italia. E pensate un po’ chi ti vanno a sentire per illustrare ben bene il loro scenario “allarme disuguaglianza, il gap tra ricchi e poveri ora ci spinge in recessione”? Alessandro Profumo l’ex ad di Unicredit uscito dalla banca con una liquidazione di 40 milioni di euro e con uno strascico giudiziario da 250 milioni di euro per presunta evasione fiscale a cui avrebbe contribuito. Vedi sopra. Ma siccome al peggio non c’è mai fine sapete cosa dice il “ genovese paraculo” a proposito della disuguaglianza a Repubblica ( e a chi, senno?)? Dice che “é l’evasione la prima causa delle ingiustizie”.Riassunto delle puntate precedenti: un banchiere che si è accaparrato una liquidazione stratosferica da 40 milioni di Euro e che è accusato di evasione fiscale, viene spacciato da Repubblica come prezioso testimonial contro le diseguaglianze. Che presa per i fondelli!!!

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SCRICCHIOLII SINISTRI DAL COLLE DEL QUIRINALE

A qualcuno non sono proprio piaciute le parole pronunciate l'altro giorno dal Presidente Napolitano di fronte ai membri del Consiglio Superiore della Magistratura.Cosa avrebbe detto di tanto grave il Capo dello Stato? Ha pronunciato parole normali (per rispetto non voglio usare il termine "scontate"), frasi di una logicità disarmante; eppure qualcuno non l'ha presa bene. La parte dell'intervento del Presidente che meno è piaciuto così testualmente recitava: «Peraltro a disorientare i cittadini contribuiscono – come da tempo rilevo – alcune tipologie di condotta che innescano periodicamente spirali polemiche e acuiscono molteplici tensioni. Mi riferisco in particolare alle esternazioni esorbitanti i criteri di misura, correttezza espositiva e riserbo; all'inserimento nei provvedimenti giudiziari di riferimenti non necessari ai fini della motivazione e che spesso coinvolgono terzi estranei; all'assunzione quando inopportuna di incarichi politici e alla riassunzione di funzioni giudiziarie dopo averli svolti o essersi dichiarati disposti a svolgerli. Condotte del genere possono incidere sulla immagine di terzietà che deve assistere ciascun magistrato con riguardo al concreto esercizio delle sue funzioni, come regola deontologica che va osservata in ogni comportamento per evitare – come ha ricordato la Corte costituzionale nella sentenza n. 224 del 2009 – che possa fondatamente dubitarsi della indipendenza e imparzialità di chi giudica o indaga».

Per sintetizzare, con linguaggio comune, secondo Napolitano, alcuni magistrati non dovrebbero esagerare nell'esposizione mediatica e nell'esternare continuamente ai quattro venti, non dovrebbero inserire nei provvedimenti che adottano elementi non necessari alla motivazione degli stessi (soprattutto sei questi riguardano 'terzi estranei'), ed infine sarebbe più opportuno che detti magistrati non riprendano la loro attività giurisdizionale dopo aver svolto, 'o essersi dichiarati disposti a svolgerli', incarichi politici.

non è che Napolitano sia contestato, perché lo è sempre stato. La notizia è che finalmente la notizia esce sui giornali e in televisione. Ma Re Giorgio , lo sappiamo, da buon comunista , non digerisce critiche , vuole solo imporre le sue agli altri. Dunque stizzito e colpito sul vivo da quel sardo, sardonico e scarnificante “ Napolitano, sei il Presidente dei Banchieri, non il nostro Presidente!”, replica risentito “ Non sono il Presidente dei Banchieri come qualcuno vagheggia”. Se si tratti di, a scelta:

voce dal sen fuggita, oppure

coda di paglia da sforbiciare, oppure

excusatio non petita accusatio manifesta

ditelo voi.

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Roma martedì 21 febbraio ’12
Gaetano Immè

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