Gaetano Immè

Gaetano Immè

martedì 6 marzo 2012

ANNUNZIATA , MICHELE SERRA E LA SINISTRA, ARROGANTI CORIFEI DELL’OMOSESSUALITA’ DI STATO

Sicuramente ritenendosi acuti, arguti, intelligenti e “ de sinistra” , la solita compagnia di giro della stessa sinistra ha scelto una arrogante e violenta Lucia Annunziata - un nome una garanzia – ed un “manzoniano bravo del pensiero unico” Michele Serra , per render noto, durante la trasmissione “ In ½ ora” la prima, che «I funerali di Lucio Dalla sono uno degli esempi più forti di quello che significa essere gay in Italia: vai in chiesa, ti concedono i funerali e ti seppelliscono con il rito cattolico, basta che non dici di essere gay. È il simbolo di quello che siamo, c'è il permissivismo purché ci si volti dall'altra parte» e scrivere su La Repubblica , il secondo, che Lucio Dalla rappresenta “amore che non osa dire il proprio nome” Una dura e spietata condanna per Lucio Dalla , peraltro già morto, ed ovviamente – va così di moda da quelle parti! – per la Chiesa, una medaglia d’oro – così credevano gli incauti ! – da appendere sul petto della sinistra. Subito, seppure non richiesto, ne ha approfittato un quasi ormai desaparecido Franco Grillini per rimettersi per qualche secondo al centro del palco da gay pride con un suo : «ha ragione Annunziata quando denuncia l'ipocrisia della Chiesa cattolica dicendo che se Dalla fosse stato gay dichiarato non gli avrebbero fatto i funerali in chiesa». Un canagliesco e vile assalto ideologico, pretestuosamente anticattolico ed assolutamente irriguardoso ed irrispettoso della persona defunta, della sua privacy. della sua coscienza, dove la Annunziata s’inventa di sana pianta un volgare ricatto ( non altrimenti interpreto il suo “ ti concedono i funerali….se non dici di essere gay…) mentre Michele Serra corre ad occupare una inesistente cattedra etica ergendosi a “fustigatore” di una imbarazzata chiesa bolognese, con l'imbarazzo totalmente inventato .

Il cantautore, per la verità, non ha mai ostentato la sua omosessualità né la sua fede, peraltro ben note entrambe: come capita a molte persone , siano omosessuali o eterosessuali, cattoliche o atei, agnostici o buddisti, grasse o magre, bianche o nere. Dalla ha sempre tenuto la sua ‘privacy’ lontana dai riflettori, dalle sceneggiate televisive, dalle ridicole adunate dei “ sedicenti diversi” che cercano la loro legittimazione nel puro e disgustoso esibizionismo corporale anziché in quello intellettuale, com’era suo sacrosanto diritto. Questi due falsi censori, questi due Catoni d’accatto, tra l'altro, neanche lontantamente potevano immaginare che Lucio Dalla abbia voluto mantenere riservata la sua vita solo per una sua libera scelta. A costoro non è neanche lontanamente passato per la mente come Dalla non avesse  mai fatto comunella gay con alcuno, non si fosse  mai esibito sui carri del Gay Pride godendo delle acclamazioni entusiastiche di Repubblica, non fosse insomma un miliziano dell’ideologia gay,  di quella stessa ideologia secondo la quale solo i gay possono godere liberamente della propria sessualità, poiché essa ideologia depreca e condanna, per una sempre presunta omofobia,  ogni altra sensibilità sessuale. Lucio Dalla era semplicemente un uomo libero che ha vissuto sessualità e fede come ha potuto , come ha voluto e come ha creduto. E se non ha mai voluto mettere sulla pubblica piazza le sue esperienze amorose ed affettive, con quale diritto, mi chiedo,  viene ora a farlo la Signora Annunziata? Che ne sa la Annunziata di come Dalla , nella sua coscienza, abbia  vissuto la sua affettività e la sua fede? Con quale diritto la Annunziata ed il Serra si permettono di spiattellare in pubblico cosa segrete, personali ed intime di un morto? La “consapevole e rispettosa libertà personale e sociale” caratteristica del cantautore bolognese non è piaciuta  né all’Annunziata, né,tanto meno, a Franco Grillini , a Michele Serra ed al P.D. , di cui essi rappresentano autorevoli colonne portanti. Per costoro Dalla non doveva essere libero di essere omosessuale senza sbandierarlo ai quattro venti, senza travestirsi da ridicola zoccola e sfilare sculettando per Piazza Grande, senza salire su qualche carro allegorico dove frotte di travestiti esibiscono culi e tette – e non certo cervelli ed anime – come fosse la loro unica ragione di vita. Né tanto meno doveva coltivare una fede religiosa , cristiana o quale che fosse. Spero che abbiate ben afferrato  : nel  Paese  vagheggiato dalla Annunziata, dal Srrra, dal Grillini e dalla sinistra italiana e dunque  “guidato  da gente de sinistra” Lucio Dalla avrebbe dovuto proclamare urbi et orbi , magari anche dal palco di Sanremo, le sue tendenze omosessuali anche nei minimi particolari e la Chiesa avrebbe dovuto far sentire, durante la cerimonia funebre, «canzoni con un esplicito riferimento alla questione gay», tradotto in italiano corrente: " canzoni per froci".. Insomma per questi grandi pensatori “ de sinistra” Lucio Dalla , più che un artista , era un fenomeno da baraccone, doveva starsene ben rinchiuso nel recinto dei froci evidenti , avendo diritto di non essere chiamato frocio in pubblico ma solo se si fosse attenuto alle regole che lo Stato “ de sinistra ” aveva organizzato per i froci. I gulag dei froci , i campi di rieducazione per i froci , le Lubianka per i froci. Dio santo che miseria morale, che squallore, che schifo! Non ce l’ho con la Annunziata né con Grillini,né tanto meno con un falso Catone perché, si sa,  ogni botte da il vino che ha , ma penso con terrore e con disgusto che gente del genere ha anche occupato la Presidenza della RAI pubblica.

Che cos’è dunque tutto questo se non un puro, semplice, inequivocabile e inestinguibile odio della “ libertà personalee della ‘civiltà liberale’? In nome di una truffaldina condanna dell’ipocrisia ,  ma nell’esclusivo interesse del peggiore regime del pensiero unico , si vorrebbe imporre la possibilità per tutti di ficcare lo sguardo nelle alcove altrui; non si riconosce alla Chiesa il diritto e la libertà di fede e di pensiero, si vuole imporre a tutti l’elemento che più caratterizza ogni “regime” da Stato etico, una sindrome intellettualmente totalitaria : la equiparazione tra colpa, peccato e reato. Il mondo che vorrebbero dunque Annunziata, Grillini , Michele Serra , il P.D. e la sinistra accodata si deve poggiare, in fatto di sesso, su norme indiscutibili per tutti , scuole, chiese, club, circoli culturali, Rotary Club, Grande Oriente e alla Gran Loggia d’Italia, Festival di Sanremo. In tutti i luoghi di lavoro, di svago e di ritrovo, dalle balere ai teatri, dalle canoniche alle federazioni sindacali, dalle scuole ai luoghi di culto, i froci hanno l’obbligo di dichiarare di esserlo, devono essere tesserati come froci, devono vivere negli  appositi recinti, secondo regole preconfezionate da papà Stato e devono obbedire agli Ayatollah dell’etica di Stato: all’ Arcigay, alla Giordano Bruno Company ed a quanti altri pretendono, in base al nulla che sono ( come Michele Serra ) di dettare le norme che riguardano la sfera dei rapporti sessuali, i limiti della libertà delle chiese, le frontiere della tolleranza.

Ho assistito a tanti funerali in Chiesa di famosi omosessuali dichiarati o non dichiarati per cui non credo affatto che se Dalla fosse stato un «gay dichiarato» la Chiesa non gli avrebbero concesso le esequie a San Petronio . A Michele Serra, che mistifica e sproloquia di un “imbarazzo della Chiesa bolognese” per i funerali di Lucio Dalla -colpevole di non essere un “ frocio orgoglioso e dichiarato”-ricordo che tanto non è vero quello che lui sostiene , come spesso gli accade, che ai funerali di in San Petronio c’era pure - né poteva essere altrimenti - il suo compagno di una vita , c’era anche il suo confessore spirituale , entrambi vicini, ciascun nel dolore della perdita di Lucio, uno per amore terreno l’altro per dedizione spirituale. Tutti, per Cristo, siamo peccatori, ma un peccatore non è un reo, non solo non commette un reato ma, per la Chiesa che fa il suo compito evangelico è proprio il peccatore " la pecorella smarrita  " alla quale dedicare la propria opera in modo particolare. Concetti di democratica e rispettosa laica libertà questi, assolutamente inarrivabili per Michele Serra, per Lucia Annunziata e per la compagnia di giro “ de sinistra”. E da laico liberale rispettoso delle altrui libertà, difendo anche la libertà della Chiesa di ospitare nella ‘casa del suo Signore’ chi vuole, così come mi guarderei bene dall’interferire con le decisioni, per esempio, del “ Club dei bridgisti “ di stabilire determinati criteri di ammissione per gli aspiranti suoi soci. Se i criteri della Chiesa e del Club dei bridgisti mi ripugnano, mi terrò lontano da entrambi ma non pretenderò , con l’arroganza e la boria dei dittatori, che l’una o l’altro si lascino dettare da me quel che debbono fare, pensare e tollerare o non tollerare.

Nella sinistra del nostro paese, non c’è occasione che non riappaia la sua idra staliniana , dittatoriale, antiliberale, dalle settecento teste: la sua idolatria verso lo Stato totalitario, leviatano, etico. Nel quale, ben inteso, solo loro, solo la sinistra, è autorizzata a dettare i comandamenti. L’inganno sta nella premessa, che è sempre la stessa : che «tutte le opinioni vanno rispettate quando non ledono i diritti e la libertà degli altri» . Dove , beninteso, solo “ la sinistra” si riserva il diritto di stabilire sovranamente quando le sue libertà vengono calpestate. Annunziata, Serra, Grillini e compagnia di giro, non mi risulta che Lucio Dalla sia stato cacciato da una Chiesa , non lo fu da vivo, non lo è certo stato da morto. Fin quando, almeno, non sono arrivati loro, ciurma di petulanti, fastidiosi ed indisponenti puritani e di arroganti miliziani di una falsa laicità di stampo fascista , a costruire menzogne (Serra) e ricatti (Annunziata) per diffamare un morto e una dottrina religiosa della quale sanno poco o niente, come si usa fare  nei peggiori bar della  periferia romana a proposito dell’ultimo derby Roma - Lazio e come fanno delle brave guardie carcerarie o Vopos del totalitarismo del pensiero unico, quali essi sono.


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ECCO IL PIFFERO CHE ANDAVA PER SUONARE E CHE FU SUONATO”: FRANCESCO MERLO , IL CATANESE ARROGANTE

QUESTO ARTICOLO E' STATO TRATTO DA ANALOGO ARTICOLO SCRITTO DA GIANNI PARDO SU SVARIATI GIORNALI ONLINE. IL PROPRIETARIO DI QUESTO BLOG SI SCUSA CON AUTORE E PUBBLICO PER L'INCRESCIOSO EPISODIO (postato sabato 10 marzo 2012, ore 14,30. 
Con insopportabile boria e con arrogante ignoranza , Francesco Merlo, nel suo “piccolissimo” , ha tentato , su Repubblica del 4 marzo, di scrivere un intero articolo sulla parola “quid” ( traduzione dal latino “che cosa?”) .Dopo un’attenta ed esilarante lettura del suo articolo , se fino a ieri avevo solo il sospetto oggi ho la certezza . che Merlo non abbia contezza di quanto egli sia superficiale , direi quasi un clandestino impancato . Se chi legge quel suo articolo ha studiato anche solo un po’ di “ latinorum” , pur senza mai eccellervi, come questo Blog, c’è da rimanere basiti dagli errori . Ma c’è da compatirlo, il Merlo parlante, il quale abituato di scrivere su Repubblica sa di parlare ad un popolo di seguaci indottrinati ed ammaestrati , gente facile da soddisfare con battute stantie, idiote e apodittiche purché ad effetto e purché indirizzate sempre contro il solito “nano di Arcore” e simili avanzi freddi di piatti. Così, certo di parlare solo agli adepti republicones il Merlo irrompe con veemenza sull’ideale ring, come fosse Mohamed Alì, per poi farsi ridicolmente abbattere dalla prima schermaglia dal un pisquano qualsiasi. Una figura di……Fede! Scrive il Merlo: “Con un guizzo linguistico malandrino che voleva solo ridimensionare il proprio delfino Alfano – «gli manca il quid» – Berlusconi ha implicitamente ammesso di aver perduto anche il suo di quid, che è stato plusvalore in economia e carisma in politica, benché molto spesso sia stato, quid unicum in Occidente, lontanissimo dal quid iuris dello Stato di Diritto”.


Da andare a nascondersi! Merlo scrive dimostra di non conoscere le parole che usa .Perché parlare di “quid”, intendendo “qualcosa”, è una pura castroneria : perché, vedete, in latino “qualcosa” si dice “aliquid”. Vero che, involgarendosi le due lingue, è invalso l’uso di usare l’espressione “un quid”, nel senso di “un qualcosa”: ma almeno non bisogna mai accoppiare quid a iuris, perché. in “quid iuris” quid è pronome interrogativo e allora è corretto scrivere “quid iuris?” ma è sbagliato scrivere “quid iuris”. “Quid?” del resto richiede sempre il punto interrogativo, salvo casi marginali. “Quid iuris?” significa letteralmente “che cosa [si può dire] del (in) diritto?” e si può tradurre più compiutamente così: “che cosa se ne può dire in diritto?”. Ecco il contesto in cui si può usare quell’espressione: Un piccolo esempio per chiarire meglio. Vendo un litro di acqua di rubinetto spacciandola per acqua che toglie ogni malattia per diecimila euro. Questo è il fatto, su cui non ci sono dubbi. E dunque possiamo dire che il “quid de facto?” è bello che risolto. Ma come va qualificato quello stesso fatto in diritto? “Quid iuris”´? E’ una truffa o una circonvenzione d’incapace?. Ecco l’uso corretto di “quid iuris?”. Torno all’esempio: se il raggiro è sostenibile, siamo davanti ad una truffa, se invece non lo è siamo davanti ad una circonvenzione di incapace.

Così, per sfruttare come spesso Repubblica ha fatto negli ultimi diciotto anni, la incapacità giuridica ed intellettuale dei suoi adepti/ lettori, il Merlo scrive . “Berlusconi ha implicitamente ammesso di aver perduto anche il suo di quid, che è stato plusvalore in economia e carisma in politica, benché molto spesso sia stato, quid unicum in Occidente, lontanissimo dal qual è la norma, ovvero il principio di diritto, applicabile al caso? dello Stato di Diritto”. E che vuol dire? Merlo! Merlo! Scrivere cose senza senso! Ma uno che non conosce il senso della parola che intende commentare, ci fa solo pena . Ma Merlo, nella sua schizofrenia acuta , non si accontenta delle castronerie rifilate , ma si espone ancora di più. Si permette di irridere senza conoscerne le capacità scrivendo: “E così il quid, monosillabo ad alta densità, che a Berlusconi arriva forse dal latino goliardico dei papelli e del proforma...” Ad “ alta densità”? E che vuol dire? Bohhhhhh!!!! Un’arroganza da vergogna!

All’ articolista catanese mi piace molto ricordare che Berlusconi è classe 36 mentre l’esimio è classe ’51 e dunque Berlusconi, per laurearsi in Legge, doveva per forza provenire dal Liceo classico e dunque conoscere il latino. Offendere dunque chi non può replicare – nel caso Berlusconi – è da vigliacchetti infami, dire di una persona che la sua cultura è fatta da lettura di papelli qualifica la persona che offende un assente per quella che è: siamo vicini al puro “nanismo morale”, anche senza articolo 18 . E’ piuttosto per Merlo che mi sorge qualche dubbio, visto che l’esimio è classe ’51 e che dunque la sua università è degli anni 69/70 quando, grazie alla cultura del popolo, chiunque poteva prendersi qualunque laurea, anche senza provenire dal Liceo Classico e dunque senza conoscere il latino. Insomma Merlo sul latino vuol dare lezione ma non ne ha alcun titolo ed anzi strafalcioneggia alla grande . Scrive . “E’ davvero un vecchio sciamano questo Berlusconi che inaspettatamente ripropone, nel triste fine carriera, il suo antico e solo talento, quell’istintivo quid di artista dell’avanspettacolo che gli permette di sintetizzare inconsapevolmente l’Italia in un solo pronome indefinito”. Purtroppo per lui, quid non è per niente pronome indefinito, ma interrogativo. .E’ forse la sua  arroganza e la sua ignoranza nel latino che sono  veramente  in..definite e che gli han dato alla testa!

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SPARTA ED ATENE. PIANGONO ENTRAMBE MA LA DIFFERENZA C’E’ E SI VEDE!

Il Partito politico che è chiamato oggi “ Partito Democratico “ nasce, facendo una sintesi storica stringata , da una serie di fusioni fra diverse forze politiche di vecchia data, che erano presenti nel panorama politico della storia repubblicana italiana. Impressiona la continua modificazione del partito storico della sinistra, passato dal glorioso PCI, al PDS, al DS, al PD in un arco di tempo non lungo ma di soli diciotto anni. Nato come fusione politica tra comunisti del PCI con la sinistra dossettiana della DC , quello che oggi è il P.D. è né più né meno che il figlio- naturale o artificiale - – legittimo o illegittimo – nato dall’unione fra due categorie politiche fra di loro del tutto opposte: vecchi comunisti anticlericali togliattiani da una parte e vecchi democristiani dossettiani e cattolici dall’altra. Nel panorama della così detta Seconda Repubblica , accade che tutta una serie di corruzioni e di scandali investano questa creatura politica . Una modesta cronaca : la scandalosa gestione della Regione Campania e del Comune di Napoli, l’intimidazione contro la libertà di stampa di D’Alema contro Forattini, il non chiarito scandalo Unipol con Consorte e Fassino e D’Alema che tentano di comprare una Banca, un Sindaco di Bologna ladro, la famigerata trattativa Stato- Mafia avvenuta tutta all’interno della sinistra , lo scandalo Penati, lo scandalo della sanità pugliese , lo scandalo Tedesco, lo scandalo Lusi, fino ad arrivare addirittura ad uno scandaloso “ voto di scambio” nelle primarie di Palermo, sulle quali speriamo si accendano i riflettori della Magistratura. Non si tratta di fare di conto sul numero degli scandali , si tratta però di capire le ragioni per le quali se Sparta piange ( alludo alla coalizione del centrodestra) certo Atene non credo che rida . E se Sparta ed Atene piangono entrambe , allora la scenografia dell’attuale governo tecnico cambia molto.

Le motivazioni di Sparta e di Atene , per spiegare la loro perdita di credibilità ed il rispettivo grado di disdoro, peraltro non certo eguale fra di loro, sono storiche e diverse. E’ vero che Atene centrodestra è un partito nato di impeto, nel 1994, su iniziativa spontanea di Silvio Berlusconi, un partito che vedeva alle sue spalle ancora il fumo dei bombardamenti sotto i quali un giustizialismo strabico aveva seppellito buona parte della classe politica italiana . Svariate cellule vagavano nell’etere politico, orfane di un progetto unificante, in cerca di u n collante , come frammenti di ferro in cerca di una calamita. Così è nata Forza Italia , con la premura di nascere, come fosse un settimino, fatto nascere forzatamente. Ovvio che più che “ scegliere” le persone , Forza Italia dovesse raccattare quello che restava ancora vivo dopo quel bombardamento. Così Forza Italia accolse anche l’inaccoglibile, gente che il Parlamento avrebbe dovuto vederlo nelle sole visite guidate , insomma siamo tutti consapevoli dei rischi che si corrono in tal senso quando non si ha una storia politica alle spalle che ha prodotto la relativa classe politica dirigente. E’ dunque quasi logico e consequenziale che grumi di corruzione o di speculazione attaccassero il corpo del centrodestra, i casi sono svariati anche ad Atene , anche senza fare nomi e cognomi.

Ma a Sparta centrosinistra i grumi sono non solo più numerosi ma anche molto più dolorosi. E’ vero infatti che , al contrario di Atene centrodestra , Sparta abbia potuto contare sui favoritismi giudiziari di Mani Pulite, perché quel bombardamento giudiziario salvò incredibilmente Botteghe Oscure ed i suoi uomini, mentre rase al suolo il PSI e la DC di destra. Basato dunque l’attuale P.D. su un ceppo dirigenziale ( nomi noti, li ometto per brevità) che era stato già salvato dagli evidenti reati penali quando la DC regalò al PCI la amnistia per i finanziamenti esteri dall’Unione sovietica, gruppo dirigente che aveva praticato la ordinaria corruttela tangentizia come tutti gli altri partiti politici , ceppo dirigenziale per giunta salvato da una giusta condanna penale con pratiche anch’esse corruttive ( non fa né scandalo né notizia che Di Pietro e Colombo abbiano goduto della carriera politica come corrispettivo del salvataggio del PCI ) come stupirsi dunque se oggi l’attuale P.D. è ridotto ad essere il partito politico maggiormente inquisito per reati di corruzione e di voti di scambio?

Atene centrodestra a questo punto , dopo diciotto anni di esperienza, avrà finalmente compreso come selezionare uomini e dirigenti, espellendo mele marce , approfittatori di ogni risma, personaggi di uno squallore unico, gente che pensa solo ai loro affari, pronta a vendersi per trenta denari ed anche per meno. Come si dice in Spagna” ti dico il peccato, ometto i peccatori”, ma i nomi ed i cognomi sono a tutti molto ben noti e scolpiti nella mente. La Segreteria politica avrà a massima cura nella scelta dei quadri e, anche l’elettorato, avrà cura di scegliere , nel caso si ritorni alle preferenze, persone oneste e non maneggioni ante litteram.

Sparta centrosinistra invece è vittima dei suoi stessi imbrogli: ha imbrogliato per salvarsi dalle fucilazioni del Pool di Mani pulite credendo che si trattasse solamente di una riedizione dell’amnistia precedentemente regalata al PCI dalla consociata Democrazia Cristiana. Invece il secondo imbroglio lungi dal produrre assai improbabili catarsi neanche richieste od invocate , ha generato una supponente ed arrogante boria sotto la quale Sparta ha continuato ad accatastare, come fosse un tappeto, tutta la mondezza corruttiva di casa sua. I risultati sono questi. Non è credibile né pensabile che basti estirpare le metastasi che hanno ormai corroso tutta Sparta per immunizzare il centrosinistra.

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A PROPOSITO DI TAV

Sulla questione Tav regnano confusione, disinformazione, e spesso anche bugie. Colpa anche dei media, che al caso si sono interessati in ritardo e con superficialità, lasciando buon gioco alla propaganda, che oggi sul web fa la parte del leone. Persino tanti politici e opinionisti dimostrano di avere le idee molto confuse, quando ad esempio invece de “il Tav” (Treno ad Alta velocità), utilizzano erroneamente “la Tav”.La Tav, per la cronaca, esiste, ma è la società per azioni del gruppo FS che si occupa di progettare le linee ferroviarie ad alta velocità. Proviamo a fare chiarezza, rispondendo agli slogan con numeri e dati.

Il Tav è un’opera inutile. L'intera direttrice ribattezzata "Transpadana", quella che va da Lione a Torino, e di qui verso Milano e Trieste è stata ricompresa dall’Unione Europea tra i 14 progetti prioritari decisi ad Essen, nel 1996, poi ripresi al Vertice di Cardiff del giugno 1998, e ribaditi ancora dalla Commissione Europea nel Libro Bianco sulla politica dei trasporti del settembre 2001.È inoltre una delle tratte essenziali del cosiddetto “Corridoio 5”, il grande asse ferroviario e autostradale che l'Ue intende realizzare per collegare Lisbona a Kiev. Obiettivo: una grande rete continentale per il trasporto di uomini e merci considerata strategica per lo sviluppo dell'Europa. L'Italia, anche attraverso la Torino - Lione, assume un ruolo di primo livello nel processo di sviluppo Est-Ovest.

Il Tav è stato deciso senza il consenso della popolazione. Basterebbe dire che l’opera è stata pianificata negli ultimi vent’anni da organi politici di entrambi gli schieramenti eletti su base rappresentativa e democratica a livello europeo, nazionale, regionale e perfino provinciale per controbattere a questa accusa. Sostenere che “la Valle” sia No-Tav è essa stessa un’enormità. I sindaci di Susa e di Chiomonte, due comuni della valle tra i più coinvolti dal progetto, sono ad esempio pro-tav. Così come tutti i comuni medio - grandi della cosiddetta “gronda”, il tratto che si realizzerà in pianura. Gran parte delle perplessità sul territorio sono legate non al merito dell’opera, quanto alle compensazioni pattuite.

La politica non ha dialogato. Il confronto tra Governo e amministrazioni locali non è mai mancato, ma da oltre un quinquennio è divenuto particolarmente serrato. Nel 2006, infatti, l’esecutivo ha dato vita a due tavoli sul progetto Tav: uno più prettamente politico, il Tavolo Istituzionale di Palazzo Chigi, l’altro tecnico, ovvero l’Osservatorio per la linea Torino- Lione, al quale prendono parte i rappresentanti tecnici di tutte le parti interessate. Nel solo triennio iniziale, il tavolo del confronto si è riunito 111 volte. Tra il 2006 e il 2008, nel corso di 70 riunioni, sono stati affrontati temi cruciali come la capacità della linea storica, cui il Tav andrà a sovrapporsi; ma anche la domanda di traffico di merci e persone sull’arco alpino e lo sviluppo del nodo trasportistico della città di Torino.Sul tavolo sono state poste e valutate attentamente anche le possibili alternative di tracciato in Val di Susa. I risultati sono stati diffusi per argomento in sette distinte pubblicazioni ufficiali, realizzate attraverso oltre 300 audizioni e l’intervento di una sessantina di esperti a livello internazionale.

Ci saranno espropri di terreni. Vero, ma non di terreni edificati. E a norma di legge saranno compensati i loro proprietari sulla base del valore catastale. Senza considerare che la ricerca pretestuosa della controversia legale è proprio una delle principali armi di “lotta” scelte dai No-Tav, che recentemente hanno lanciato una campagna di acquisti dei terreni sui quali si sarebbero poi svolti i sondaggi o aperti i cantieri, in modo da poter ostacolare l’avanzata dei lavori attraverso ricorsi in sede civile o amministrativa.

Il Tav causerà un disastro ambientale: falde acquifere distrutte e dispersione di amianto e uranio. Il progetto prevede un preciso piano di riqualificazione ambientale di tutte le aree soggette a lavori. Inoltre i carotaggi hanno rilevato che la collocazione delle falde acquifere è troppo superficiale per collidere con la zona dei lavori, che si svolgeranno a profondità maggiori.Sulla presenza di amianto e uranio, poi, sono eloquenti le conclusioni firmate nel 2006 dal professor Pietro Rossi, presidente dell’Accademia delle Scienze di Torino, e dal professor Forese Carlo Wezel, presidente della Società Geologica Italiana. “In Valle di Susa – scrivono i due scienziati - il detrito contenente amianto è valutato in un volume inferiore a 300mila metri cubi. Le eventuali variazioni in più o in meno rispetto al volume previsto diventano un problema di bilancio economico, ma non di salute pubblica”. La conclusione? “I dati geologici a disposizione consentono di concludere che nella Valle di Susa non esiste un rischio prevedibile per la salute pubblica che possa derivare dalla presenza di quantità eccessive né di amianto né di uranio”.Il vero problema del Tav, così come osservavano quasi sei anni or sono anche Rossi e Wezel per l’ambito del loro studio, è un altro: la disinformazione. “Su questo terreno si auspica una più incisiva azione delle amministrazioni locali a tutti i livelli, dalla Regione ai comuni interessati, e dei mass media”.E forse è arrivato il momento che tutti comincino a fare la loro parte.

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A PROPOSITO DI STATI DI DIRITTO

I marò italiani detenuti a Kochi, accusati di aver ucciso due pescatori indiani (nel corso di un'azione anti-pirateria), attendono ancora una risposta dalla magistratura locale. L’Italia chiede di trasferire il caso alla nostra magistratura, gli indiani rimandano la risposta. Un ricorso presentato dai legali italiani all’Alta Corte locale avrebbe dovuto essere accolto (o respinto) il 23 febbraio.Poi si è deciso di rinviare la decisione a martedì, poi giovedì, infine ieri. E ieri l’Alta Corte, sentite le ragioni delle due parti (i marò e lo Stato del Kerala) ha ancora deciso per un rinvio al prossimo martedì, 6 marzo. Cioè il giorno dopo la scadenza del fermo di polizia dei due militari. La seduta di ieri, durata oltre due ore, è stata praticamente un monologo dell'avvocato a sostegno della tesi italiana, Suahil Dutt, che ha schivato le obiezioni formali del giudice P.S. Gopinath al ricorso, e si è quindi lanciato in una vera e propria lezione di diritto internazionale e marittimo. Senza interruzioni da parte degli avvocati a difesa delle ragioni dello Stato del Kerala, Dutt ha sviluppato la sua argomentazione prima definendo il concetto di acque territoriali che non possono superare le 12 miglia nautiche, e quindi spiegando perché nell'incidente che coinvolge la Enrica Lexie ed i marò l'Italia ha il diritto di rivendicare il processo. Sia in base alla testimonianza dell'equipaggio del peschereccio indiano secondo cui l'incidente è avvenuto a 33 miglia nautiche dalla costa, sia nella correzione della Procura indiana che parla di 22,5, il concetto di acque territoriali può essere escluso. Il legale ha indicato che esistono trattati firmati da India e Italia riguardanti la soluzione degli incidenti nelle acque internazionali ed ha poi cercato di smontare l'argomento principale della polizia locale assicurando che non è applicabile l'ipotesi di estensione della territorialità contemplato dal Codice penale indiano quando sono coinvolti aerei o navi nazionali. Dunque non dovrebbero esserci dubbi: i militari italiani tornino in Italia. Martedì vedremo quale sarà la decisione del magistrato. Parallelamente, continua anche la diatriba sulla perizia balistica, da cui sono stati parzialmente esclusi gli esperti italiani. Su questo punto sta ancora negoziando il sottosegretario agli Esteri Staffan De Mistura, il quale ieri dichiarava: “Ci sono indicazioni che vanno nella direzione giusta per quanto riguarda la presenza di esperti italiani alla perizia balistica”.De Mistura ha spiegato che il suo linguaggio improntato alla prudenza è dovuto al fatto che “già in passato ci erano state date assicurazioni che sono cadute alle verifica dei fatti”.

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Roma martedì 6 marzo 2012

Gaetano Immè

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